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Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

Messaggi del 06/09/2017

Marra: il mio prete di strada senza paura

Post n°13954 pubblicato il 06 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

VENEZIA. All’origine doveva essere un documentario sui preti di strada L’equilibrio (Giornate degli Autori-Selezione ufficiale) di Vincenzo Marra, film drammatico di denuncia sociale ma anche spirituale, in sala con Warner il 21 settembre. “Ho iniziato a battere la periferia della mia terra con grande meticolosità, metro su metro. La scelta è caduta su quella parte di territorio campano chiamato ‘Terra dei fuochi’ e sui sacerdoti che lì vivono e operano. La realtà ha superato e di molto l’immaginazione, mi sono trovato nell’impossibilità di realizzare il documentario date le condizioni ambientali, ho toccato con mano situazioni impossibili da riprendere con la telecamera, era pericoloso”.

Così sulla base del materiale raccolto è nato L’equilibrio che vede protagonista Giuseppe/Mimmo Borrelli, già missionario in Africa, un sacerdote che da una diocesi romana si fa trasferire in un piccolo paese napoletano. Prende il posto di don Antonio/Roberto Del Gaudio, parroco dal grande carisma, amato e rispettato dai fedeli, perché combatte contro il traffico di rifiuti tossici interrati. Una volta insediatosi, don Giuseppe si scontrerà con la dura realtà del quartiere. E per salvare una madre e la sua bambina abusata sarà pronto a subire le conseguenze senza paura.
Due diversi modi di intendere il sacerdozio si confrontano in quella ‘Terra dei fuochi’. “Don Giuseppe e don Antonio richiamano in fondo i nostri due ultimi Papi. Il primo è un uomo che non riesce a ‘chiudere gli occhi’, non ha paura, la sua luce è la fede e i principi in cui ha sempre creduto - spiega Marra - Conosce dubbi e tentazioni, ma pur di aiutare il prossimo non si fa mettere in crisi. Tuttavia questo atteggiamento di don Giuseppe non va interpretato come il tentativo di cambiare il mondo, non c’è in campo una questione ideologica”.

Don Antonio, che comunque è impegnato nella denuncia delle discariche abusive e dei traffici di rifiuti tossici, “è un sacerdote che privilegia il culto, che tiene alla sua comunità che frequenta la chiesa ed è costretto a fare dei compromessi con la propria coscienza, con la realtà che vive. Ma il suo comportamento non è deprecabile, perché dovrebbe svolgere ruolo e funzioni di chi è assente in quei territori?”.
Il film s’interroga, attraverso questo scontro spirituale, quale sia la scelta giusta in un territorio abbandonato. Soprattutto, come sottolinea il regista, don Giuseppe, dimostra di non avere paura, di essere pronto a subire le conseguenze delle sue scelte. “Oggi viviamo bloccati dalla paura: paura del futuro, del giudizio conformista, di esprimere il dissenso, di denunciare situazioni molto più grandi di noi non sapendo chi poi ci aiuterà”.

Il film è interpretato da attori professionisti e non che sono stati impegnati per due/tre mesi prima delle riprese, ignari della sceneggiatura, in una ‘palestra’ dove hanno sperimentato situazioni simili a quelle che i loro personaggi vivono. “Non voglio che prima di questi esercizi gli interpreti, leggendo il mio copione dettagliato, perdano la loro autenticità e individualità”.

Il titolo? “E’ una provocazione che rimanda alla trattativa Stato-mafia perché mi chiedo quale sia il prezzo che in questi anni il nostro paese, noi tutti abbiamo pagato da quando è avvenuta”.

L’equilibrio, che utilizza solo piani sequenza, non offre soluzioni o certezze, ma apre al dubbio e alla discussione. Anche se Marra con questo film che “è anche un viaggio spirituale, un percorso intimo che riguarda la vita e la morte” non nasconde con chi si sente in sintonia. 

 
 
 

Dall’India all’America: la vera storia dello chef Vikas Khanna

Post n°13953 pubblicato il 06 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

VENEZIA - Racconta l’incredibile storia dello chef Vikas Khanna il documentario Buried Seeds di Andrei Severny, proiettato in una serata speciale alla Villa degli Autori durante il Festival di Venezia. Un film che racconta il viaggio di un immigrato, di tutti gli immigrati, in lotta per realizzare il proprio sogno. Un lieto fine che sa un po’ di celebrazione del sogno americano, ma che mostra anche come resilienza e capacità di perseguire caparbiamente le proprie passioni possano essere armi vincenti. Un viaggio attraverso la disabilità, la povertà e la discriminazione, in un percorso che è quello dei tanti che ogni giorno vedono nell’America il posto in cui dar vita a un futuro diverso. Una storia che è anche quella del regista, che vive negli Stati Uniti ma è di origini russe e negli anni ha visto il suo paese collassare e trasformarsi fino a togliere ogni libertà: “New York è fatta di tante storie come quella di Vikas o la mia, è un magnete che attrae le energie creative da tutto il mondo, dove si va per creare o trarre ispirazione. Le passioni che sono dietro a queste vite sono la grandezza della città. Credo che questo sia un momento storico in cui è importante parlare di queste storie, proprio mentre in America la questione dell’immigrazione è messa in discussione e i media sono pieni di storie di sfiducia e di odio tra nazioni, nazionalità e gruppi sociali”. 

Oggi vera star televisiva, insignito della prestigiosa stella Michelin e considerato uno dei migliori cuochi indiani, la vita di Vikas Khanna non è certo iniziata in discesa. Nato ad Amritsar, una città nel nord dell'India al confine con il Pakistan, con una malformazione ai piedi, ha dovuto subito imparare a lottare contro il mondo per restare in piedi. Nella cucina della nonna che gli insegna a cucinare ha trovato rifugio, mentre le cucine del tempio dorato dello Sikh di Amritsar, dove migliaia di persone vengono alimentate gratuitamente, gli offrono una lezione di altruismo che sfrutterà poi nella vita. Nel 1984, ancora piccolo, è testimone del primo evento forte della sua esistenza: il massacro di Sikh, una vera carneficina dove oltre tremila persone oggetto di incredibili violenze vennero uccise, e lo stesso tempio d’oro venne distrutto. Anni più tardi di ritrova immigrato a New York, dove prova a dar vita al proprio sogno di diventare uno chef. Non ha niente se non la sua passione per i fornelli e si arrabatta cercando di trovare la sua strada. Al lavoro in un ristorante vicino alle torri gemelle, durante l'11 settembre aiuta a servire cibo gratuito in strada per salvare le squadre e le vittime. Negli anni riesce ad affermarsi come uno dei migliori chef indiani nella città, finché la vera svolta arriva quando lo chef britannico Gordon Ramsay, venuto a conoscenza della sua storia, lo invita ad un episodio in prima serata del suo spettacolo televisivo di cucina. Da quel momento la sua vita cambia radicalmente e, come nel migliore dei sogni americani, riesce ad aprire il suo ristorante e ricevere l’agognata stella Michelin. 

 “Provano a seppellirci ma dimenticano che siamo semi”, recita il poema greco di Dinos Christianopoulos da cui trae ispirazione il titolo del documentario che il regista si augura diventi d’ispirazione per tutti: “Spero che questo film spinga gli spettatori a guardare le proprie vite e propri sogni in una nuova luce, a non arrendersi di fronte alle avversità, ad agire, a portare avanti la propria passione. I semi sono dentro ciascuno di noi e, nonostante la distruzione, anzi proprio attraverso la sofferenza, cresceranno forti”. 

 
 
 

Dal Giappone un giallo pieno di bugie

Post n°13952 pubblicato il 06 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

VENEZIA - Un giallo processuale dove non si capisce mai se l'accusato dice la verità o mente è il raffinato The Third Murder del maestro giapponese Kore-Eda Hirokazu, che a Venezia ha vinto l'Osella d'oro per la regia con Maborosi nel 1995. Un giallo quasi all'americana se non fosse che al regista - che ci ha deliziato con titoli come Little Sister, Ritratto di famiglia con tempesta e Father and Son - non interessa sapere cosa è accaduto di notte in riva al fiume dove un imprenditore ha perso la vita ma mostrare la relazione, molto personale, che si stabilisce tra un avvocato rampante (la pop star Masaharu Fukuyama, 21 milioni di dischi venduti) e un l'uomo accusato dell'omicidio. Si chiama Misumi (Kôji Yakusho) e ha già scontato trent'anni per un altro omicidio, lavorava nella fabbrica della vittima ed in più è reo confesso. Sembra insomma che non ci sia molto da fare, ma l'avvocato Shigemori accetta comunque la causa sperando di poterlo salvare dalla pena di morte a cui è destinato. Man mano che si approfondisce il caso vengono fuori altri aspetti della vicenda che coinvolgono la famiglia della vittima, sua moglie e soprattutto la figlia adolescente, claudicante come la figlia dello stesso Misumi. "Volevo rappresentare in modo appropriato il lavoro dell'avvocato - spiega il regista e sceneggiatore giapponese - Quando ho parlato con i consulenti legali, mi hanno detto: 'Il tribunale non è il luogo in cui si stabilisce la verità'. Allora mi sono detto: se le cose stanno così, voglio fare un film su una vicenda legale in cui la verità non viene rivelata". Di solito, aggiunge Kore-Eda Hirokazu, "in un film alla fine si arriva alla verità, ma qui solo la sentenza del processo si chiude, mentre i personaggi non vedono la verità. Ciò significa che nella nostra società c'è un sistema imperfetto che non può reggersi a meno che le persone non giudichino altre persone senza conoscere appunto la verità". Il film, in concorso a Venezia 74, ha le musiche dell'italiano Ludovico Einaudi.

 
 
 

Cinema in carcere con 'Altri Sguardi'

Post n°13951 pubblicato il 06 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

VENEZIA - E' stata presentata oggi all'Italian Pavilion, alla 74.ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica la prima edizione della rassegna cinematografica Altri Sguardi ideata e promossa da Ilaria Spada, Raffaella Mangini e Clementina Montezemolo con Laura Delli Colli e realizzata al carcere di Rebibbia a Roma.    

I film selezionati sono La ragazza del mondo di Marco Danieli, L’ora legale di Ficarra e Picone, Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi, Lasciati andare di Francesco Amato, Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, che affrontano temi come la ricerca dell’identità, l’importanza della legalità sulle ‘scorciatoie’ di comodo,  l’amicizia, i sogni da realizzare, l’importanza di non dimenticare i sentimenti, il rispetto dei più anziani. Per la sezione femminile ci sarà invece La pazza gioia di Virzì, come evento speciale richiesto dal direttore del carcere per raccontare il disagio femminile. 

Tra le iniziative di found raising che l’Associazione Mètide intende promuovere d’intesa con la struttura penitenziaria di Rebibbia, c’è lo sportello per attività di counseling di gruppo e individuale, rivolto al personale di polizia penitenziaria, agli educatori e al personale amministrativo, che revede almeno un anno d’incontri di gruppo, l’effettiva efficacia dell’attività proposta sarà misurata attraverso test psicologici. Altri Sguardi è promossa da un gruppo di donne che tramite la loro associazione, intendono dare visibilità, attraverso il cinema e i media, anche a un progetto di charity con l’intento di dar vita a una riflessione sul reale per chi vive in uno straniamento che inevitabilmente allontana del mondo esterno. “Lavorare con il cinema in carcere – dice Delli Colli, giornalista e coordinatrice artistica del progetto - consente di aprire certamente una possibilità in più di dialogo, di empatia e di riflessione in uno scambio che ha in sè una valenza di ricostruzione evidente nel rapporto tra carcere e società. Come sempre il cinema, supportato dall’intervento dei suoi autori e protagonisti è una chiave di lettura ma anche un ottima possibilità per aprire un dialogo con il mondo esterno, in vista di un reinserimento o di una formazione anche solo a un miglior vissuto della socialità”. 

“Penso che quest’occasione possa offrire a chi passa la vita in carcere uno scorcio importante su un mondo fantastico e allo stesso tempo su una realtà che solo il cinema e l'arte in generale hanno il potere di rappresentare – dice  Clementina Montezemolo, psicoterapeuta e consulente scientifica –È poi importante l'ascolto empatico e attento che il progetto prevede, qualcosa che manca a chi lavora all'interno di una realtà difficile come quella del carcere”.    

L’attrice Ilaria Spada è presidente e dell'associazione Mètide: “Abbiamo scelto il cinema come strumento di incontro, uno sguardo diverso per loro su di noi e per noi su di loro. Il carcere deve essere soprattutto rieducazione e questo è un modo per abbattere i muri che li tagliano fuori dalla società. Saranno impegnati intellettualmente così come lo sono manualmente con alcuni laboratori di arte, e sarà proprio uno di questi a generare il premio che consegneremo al vincitore”. 

Raffaella Mangini Cofondatrice e amministratore di Métide è impegnata professionalmente nei rapporti con aziende e istituzioni per la Cairo Communication, il gruppo editoriale di cui fa parte l'emittente tv La 7. “La direttrice attuale del carcere è arrivata in un momento particolare e di grande tensione – spiega – perché da poco c’è stata un’evasione, creando parecchi disordini a livello di rapporti all’interno del carcere. Con queste iniziative speriamo di poter creare un altro tipo di evasione”.    

 
 
 

I decreti attuativi della nuova Legge cinema

Post n°13950 pubblicato il 06 Settembre 2017 da Ladridicinema

VENEZIA. Dopo l'affollato incontro con il ministro Franceschini sulla nuova Cinecittà, l'Italian Pavilion ha ospitato un full immersion, coordinata dal critico Gianni Canova, ricca di dati e slides sulla produzione cinematografica 2016 e sui decreti attuativi della nuova Legge Cinema, che sono stati illustrati da Nicola Borrelli direttore generale Cinema-MiBACT.
In sintesi la produzione di lungometraggi italiani nel 2016 ha raggiunto un nuovo record: 223 film realizzati, con un aumento del 20,54% rispetto al 2015.  Tuttavia sui 223 titoli, solo poco più dei due terzi sono “ammissibili ai benefici di legge”, ossia opere per le quali viene effettuato regolarmente il procedimento di riconoscimento della nazionalità italiana con la presentazione della denuncia di inizio lavorazione (DIL) e con il conseguente accesso agli schemi di sostegno.
Se nel 2015 queste opere erano il 76% del totale, nel 2016 la percentuale è scesa al 73%.
Il numero di film che hanno richiesto il visto censura senza aver prima attivato le procedure per la DIL è arrivato a 58. Si nota che il fenomeno di “miniaturizzazione” della produzione italiana si manifesta anche tra le opere che hanno effettuato il regolare percorso amministrativo, ossia i 165 film “ammissibili”.

Per le 155 opere di iniziativa italiana (i film 100% nazionali e le coproduzioni maggioritarie) del 2016, il costo totale è addirittura identico a quello delle 135 opere del 2015: 275 milioni €. Ad aumentare, infatti, è stato soprattutto il numero di film che rientrano nella fascia di budget più basso, inferiore a 200mila €, che conta 30 titoli rispetto ai 17 del 2015, mentre diminuiscono, seppur di poco, quelli nella fascia più alta, sopra il 3,5 milioni €, da 29 a 27. 
Il costo medio complessivo dei film d’iniziativa italiana prodotti nel 2016 cala a 1,8 milioni € rispetto ai 2 milioni € dello scorso anno.
Il dato che si riferisce, invece, al sostegno pubblico nel suo complesso mostra il progressivo aumento dei sostegni indiretti, i tax credit, e una diminuzione dei sostegni diretti, da 105 a 94 milioni. Quanto alla quota di cinema italiano presente presente nel box office, essa si colloca al 16% nei primi mesi del 2017, in netto calo rispetto al 2016 (29%) e al 2015 (20%).

Con legge 220/2016 “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo”, si apre un nuovo scenario per il settore. Il sistema è basato principalmente sull’adozione di meccanismi automatici per l’assegnazione dei sostegni finanziari che premino la qualità artistica e culturale, la professionalità e la capacità di incontrare la domanda delle diverse tipologie di pubblico.
Per la redazione dei 21 decreti e delle 3 deleghe al governo previste dalla legge, il MiBACT ha condotto un accurato processo di consultazione con le associazioni di categoria, con le rappresentanze sindacali e ha interpellato il Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo per esprimere pareri sulle bozze dei decreti.

Sono 21 i decreti attuativi della nuova legge, di cui 16 approvati, 3 in via di definizione e 2 in preparazione. Questo l’elenco: Incompatibilità membri e funzionamento del Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo (CSCA); Modalità di gestione Fondo cinema e audiovisivo;  Nomina CSCA; Riparto del Fondo fra tipologie di contributi; Criteri di nazionalità italiana; Parametri e requisiti per destinazione di un’opera AV prioritariamente al pubblico delle sale cinematografiche; Individuazione casi di esclusione opere dai benefici di legge; Criteri per la programmazione qualificata delle sale e dei film d’essai; Contributi automatici; Contributi selettivi; Contributi attività promozione cinematografica e AV; Regole sul deposito opere presso Cineteca nazionale e costituzione rete delle cineteche; Credito di imposta imprese produzione cinematografica e AV; Crediti d’imposta; Credito d’imposta industrie tecniche di post-produzione; Credito d’imposta imprese di produzione videogiochi; Piano straordinario circuito sale; Piano straordinario digitalizzazione patrimonio cinematografico e audiovisivo; Funzionamento Registro pubblico delle opere cinematografiche e AV; Indirizzi e parametri generali per la gestione fondi da parte delle Film Commission; Istituzione sezione speciale del Fondi di garanzia PMI; Valorizzazione sale cinematografiche storiche.

 
 
 

Jim Carrey: "Jerry Lewis, il mio mito assoluto"

Post n°13949 pubblicato il 06 Settembre 2017 da Ladridicinema
 
Tag: news

VENEZIA - Orfano di quel "mito assoluto" che è stato per lui Jerry Lewis, Jim Carrey lo imita e gli rende omaggio in conferenza stampa. "Un genio che ha avuto una grande influenza su di me. Avevamo un collegamento telepatico - racconta - ad un certo punto dicevo 'stanno trasmettendo Jerry in tv', accendevo il televisore ed era vero, lui era lì, incredibile". 

L'interprete canadese, 55 anni, è al Lido con il documentario Jim & Andy di Chris Smith, fuori concorso. Un documento-verità che nel raccontare il backstage di Man on the moon, il film del 1999 diretto da Milos Forman sulla vita e la storia artistica del comico irriverente, sopra le righe Andy Kaufman (morto prematuramente di cancro) e del suo bizzoso irascibile alter ego Tony Clifton, entrambi interpretati da Jim Carrey, finisce per diventare una "meditazione sul concetto di verità, successo, sogni, arte". Sottotitolo del documentario, molto apprezzato e ancora senza distribuzione italiana, è The Great Beyond - The Story of Jim Carrey & Andy Kaufman With a Very Special, Contractually Obliged Mention of Tony Clifton

Carrey, apparso in ottima forma dopo anni di depressioni, si commuove parlando del padre Percy morto troppo presto per vedere i suoi successi: accadde tre settimane dopo l'uscita del blockbuster The Mask (1994), che incassò cifre iperboliche, e Carrey infilò nella sua bara un assegno da 10 mila dollari quasi a riscattarlo dei fallimenti. 

"Questo film - dice l'attore parlando di Jim & Andy - è gratificante per me, è bello che non mi si veda solo come una persona che fa smorfie, come una maschera ma si capisca il mio lavoro, l'alto livello di impegno. Tutti i miei film hanno un significato, tutti gli aspetti anche quelli più ridicoli del mio lavoro hanno un significato spirituale per me, persino in Scemo & più scemo". 

 
 
 

Gatta Cenerentola, è miracolo napoletano da ansa

Post n°13948 pubblicato il 06 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

A Orizzonti il bel film d'animazione low budget

(ANSA) - VENEZIA, 5 SET - Nella sezione Orizzonti a Venezia è la giornata di un piccolo miracolo napoletano di animazione, e non solo, 'Gatta Cenerentola', a firma di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone. Una rilettura post-moderna-digitale-3D e versione noir della favola, prima orale e poi trascritta nel XVII secolo da Giambattista Basile. Il film, in sala con Videa dal 14/9 in circa 85 copie, è stato presentato al Lido alla presenza dei registi, produttori (Luciano Stella e Maria Carolina Terzi) e voci: Alessandro Gassmann (Primo Gemito), Massimiliano Gallo (Salvatore Lo Giusto) e Maria Pia Calzone (Angelica Carannante). "Da napoletani abbiamo cercato solo di non portare al Lido un concetto stereotipato della nostra città, ma di raccontarla con la giusta autoironia. Napoli è una città barbara e nobilissima, cenere e luce proprio come la si vede nel film".
    Il miracolo del film è la creatività estetica e la capacità produttiva della Mad Factory, che ha usato un budget da appena 1,2 milioni.

 
 
 

Dunkirk

Post n°13947 pubblicato il 06 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Dunkirk è l’ultima fatica cinematografica del pluripremiato regista britannico Christopher Nolan. Il film narra le vicende accadute nei giorni che vanno dal 27 maggio al 4 giugno 1940, ovvero la complicata ritirata delle truppe britanniche e francesi a Dunkirk, tenute sotto scacco dall'avanzata delle truppe tedesche.
Un film originale per come è narrato, ovvero sotto tre punti di vista: dal molo, dal mare e dal cielo. Tre punti di vista che si legano nel finale in quanto non cambiano solo i luoghi e i personaggi, ma anche e soprattutto il tempo. Difficile non sottolineare la mano magistrale di Nolan.
Uno spettacolo a livello visivo (siamo nell'azione senza usare il 3d), nessun virtuosismo inutile, nessun abuso degli effetti, ogni elemento è al posto giusto e raccontato nel modo più reale possibile. Se a questo aggiungi la colonna sonora di Zimmer, la fotografia magistrale e un cast stellare in un film corale dove le parole sono poche ma contano le immagini e gli sguardi, capiamo di essere di fronte a l'ennesimo grande film del regista inglese.
Un film dove ha sicuramente usato un pò di propaganda (soprattutto nel finale), ma non siamo di fronte alla propaganda spicciola dei film di guerra americani, con le azioni eroistiche spiattellate e finto buonismo. Nolan è crudo nel raccontare i fatti sottolineando quella che è la natura dell'uomo senza alcuna censura

 
 
 

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