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Venezia 2017, chi vincerà il Leone d’oro? Stasera la premiazione, diretta su Rai Movie

Post n°13976 pubblicato il 09 Settembre 2017 da Ladridicinema
 

Chi vincerà il Leone d'oro a Venezia 2017?

Appuntamento stasera con la premiazione di Venezia 2017. Chi non avrà la fortuna di essere nella sala Grande del Lido per la serata condotta dal padrino Alessandro Borghi, potrà sintonizzarsi a partire dalle 18.45 per la diretta tv su Rai Movie e in streaming su Rai Play (http://www.raiplay.it/dirette/venezia74). Chi vincerà il Leone d'oro a Venezia 2017? In realtà i veri trionfatori ci sono già stati: Robert Redford e Jane Fonda, che con la loro classe tranquilla e consapevole sono giunti in laguna a ritirare un doveroso premio alla carriera. Eleganti, semplici, saggi, con quell’eterno profumo di New Hollywood anni Settanta, i ruoli interpretati mai scontati e anche scomodi, la capacità di reinventarsi: due figure esemplari di un modo di essere attori e divi ormai fuori corso. Però, appunto, il loro premio l’hanno già ricevuto a questo Venezia 74: oggi invece tocca al Leone d’oro, che sarà assegnato dalla giuria presieduta da Annette Bening. Una giuria con cinque donne su nove membri (tra cui anche l’italiana Jasmine Trinca) che giudica un concorso nel quale c’è, e non è un bel dato, una sola regista donna su ventuno candidati (Vivian Qu, con ben poche speranze di ben figurare). [caption id="attachment_818181" align="alignleft" width="740"]Chi vincerà il Leone d'oro a Venezia 2017? La giuria presieduta da Annette Bening, con il presidente della Biennale Paolo Baratta e il direttore del festival Alberto Barbera.[/caption] Una bussola affidabile per individuare i favoriti di Venezia 2017 è Ciak in mostra, la rivista del festival, che aggrega i voti delle principali testate italiane. In pole position c’è un terzetto: la dark comedy di Martin McDonagh, Three Billboards Outside Ebbing: Missouri, trattatello antropologico sulla provincia americana, media 4,44 (su 5, dunque altissima); il fantasy intriso di storia vera (la Guerra fredda) The Shape of Water di Guillermo del Toro (“un elogio della marginalità tra romanticismo e Guerra fredda”, Paolo Mereghetti sul Corriere), media 4,05; il fluviale documentario dell’87enne Frederick Wiseman, Ex Libris: New York Public Library, media 4 e i complimenti anche dei critici internazionali (“se fosse il suo ultimo film, non potrei pensare a un migliore canto del cigno”, Jordan Hoffman sul Guardian). Sarebbe interessante un premio a Wiseman, il nostro preferito, anche a conferma della sempre maggiore centralità del cinema documentario, già capace di issarsi al Leone d’oro a Venezia 70, quando venne assegnato a Sacro G.R.A. di Gianfranco Rosi. Va detto però che Wiseman è già stato insignito di un Leone alla carriera nel 2014 e che, probabilmente, anche per ragioni diplomatiche – che però potrebbero interessare poco alla giuria –, la mostra, dopo il premio l’anno scorso all’ostico e minoritario filippino Lav Diaz, ha bisogno di un nome più popolare e spendibile per confermare la sua posizione tra i grandi festival internazionali. Tra i tre, quindi, il più appetibile è certo il sontuoso spettacolo hollywoodiano di Guillermo del Toro, ben scritto, ben recitato, ricco di cinefilia e latore di un positivo e politicamente corretto messaggio sulla diversità. All’inseguimento del terzetto di testa di Venezia 2017 ci sono Foxtrot dell’israeliano Samuel Maoz, che però a Venezia ha già vinto, e due leoni sembrerebbero francamente troppi; il francese La villa di Robert Guédiguian, cantore coerente e sensibile del suo microcosmo marsigliese che offre però sempre una nitida immagine del macrocosmo che gli ruota intorno; e The Third Murder di Kore-Eda Hirokazu, maestro del cinema giapponese in attesa di consacrazione che ha portato un raffinato film d’autore con implicazioni alla Rashomon in cadenze di courtroom drama. Poi ci sono le possibili sorpresemother! di Darren Aronofsky, che ha fatto imbufalire i critici italiani (media 1,94), ma che è piaciuto molto più agli addetti ai lavori di lingua inglese (estasiato Peter Bradshaw del Guardian), e quindi la giuria internazionale potrebbe apprezzarlo; e il sensuale gioco sul filo della memoria di Abdellatif Kechiche, Mektoub, My Love: Canto Uno, che ha fatto storcere la bocca ai cinefili nostrani (sia Mereghetti che Morreale su la Repubblica citano Tinto Brass per la propensione a voyeristiche inquadrature ad altezza glutei), ma Le Monde sottolinea “l’intreccio entusiasmante di spirito mistico e affamata carnalità” di un autore che resta pur sempre un riconosciuto maestro del cinema contemporaneo. Sembrano invece fuori dai giochi Suburbicon di George Clooney, estenuato gioco alla fratelli Coen ahimè senza i Coen, l'ingegnoso ma solo sulla carta Downsizing di Alexander Payne, il magniloquente, pretenzioso documentario sullo stato del mondo Human Flow di Ai Weiwei. Le speranze degli italiani a Venezia 2017? Qui si è applaudito molto al gioco sbrigliato e felicemente citazionista dei Manetti Bros., Ammore e malavita(media voto 3,67): ma sarà il caso di smorzare gli entusiasmi se il film per Variety è “una commedia autoindulgente piena di tipici stereotipi napoletani”. Lo stesso va detto per The Leisure Seeker di Paolo Virzì, molto applaudito in Italia, ma stroncato senza appello da Jay Weissberg su Variety, “un ritratto anodino degli Stati Uniti, l’equivalente al contrario di quei film fatti da americani e ambientati in Italia”. Insomma, è improbabile che il Leone d’oro di Venezia 2017 finisca in mani italiane. Ma ci sono speranze nei premi collaterali, le coppe Volpi per i migliori attori, soprattutto. Tra gli uomini, infatti, in pole position metteremmo il Donald Sutherland di The Leisure Seeker, grande attore che è stato appena insignito anche di un Oscar onorario, attore americano ma almeno diretto da un italiano; altro candidato interessante, Ethan Hawke, nel complesso e sfaccettato ruolo del cappellano pieno di rimorsi di First Reformed di Paul Schrader. Tra le donne, in prima fila Frances McDormand per Three Billboards e Sally Hawkins per The Shape of Water, seguite dalla Helen Mirren di The Leisure Seeker e Charlotte Rampling nel suo one woman showdell’altro titolo italiano Hannah di Andrea Pallaoro. Ricordiamo che il regolamento del festival prevede l’assegnazione di un solo premio per film, dunque anche questi riconoscimenti dipenderanno molto dal candidato cui si vorrà destinare il Leone d'oro. In un palmarès che potrebbe parlare soprattutto americano, probabile che i Leoni d’argento (Gran premio della Giuria o regia), vadano a film più tradizionalmente “d’autore”, e in tal senso vediamo favorito il giapponese Kore-Eda Hirokazu. Per concludere il gioco, quindi, ecco le nostre previsioni, certi di essere smentiti. Leone d'Oro per il miglior filmThe Shape of Water, Guillermo del Toro Leone d’Argento - Gran Premio della GiuriaThe Third Murder di Kore-Eda Hirokazu (o Wiseman) Leone d’Argento – Premio per la migliore regia: Abdellatif Kechiche Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Donald Sutherland, The Leisure Seeker Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Frances McDormand, Three BillboardsPremio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice: Charlie Plummer, Lean on Pete Premio per la migliore sceneggiatura: Paul Schrader, First Reformed Premio Speciale della GiuriaEx Libris di Frederick Wiseman (o Kore-Eda Hirokazu).
 
 
 

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