Creato da Ladridicinema il 15/05/2007
Blog di cinema, cultura e comunicazione
 

 

 
 

La torre nera senza rivali: vince facilmente il weekend

Post n°13938 pubblicato il 17 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

La torre nera vince facilmente il weekend con un incasso complessivo di circa 700mila euro, un dato buono per il periodo ma oggettivamente non molto esaltante. Continua invece su buoni ritmi la marcia di Annabelle 2: Creation, che arriva a 2 milioni di euro e si conferma miglior titolo di questo loffio inizio di stagione. 
Scarso successo per Monolith, che viene superato sia da Spider-Man: Homecoming, che ha raggiunto e superato quota 8 milioni di euro, sia da Diario di una schiappa - Portatemi a casa!, che si attesta sui 150mila euro complessivi. 
In coda saluti finali per Prima di domaniUSS Indianapolis e Transformers - L'ultimo cavaliere, che chiude la sua corsa italiana con 4,8 milioni di euro, peggior dato di sempre per la saga.
L'unica uscita di questa settimana ferragostana é Atomica bionda, che non dovrebbe faticare troppo per ottenere la prima posizione, visto il deserto che la circonda. 

 
 
 

Film nelle sale da giovedi scorso

Post n°13937 pubblicato il 12 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

 
 
 

Dunkirk e l’abisso: una flebile speranza agli avamposti della disumanità da auralcrave

Post n°13936 pubblicato il 08 Agosto 2017 da Ladridicinema
 


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Silenzio. Cinque soldati visti di spalle, le uniformi logore, avanzare barcollando allontanandosi dall’osservatore in una strada deserta. Un unico rumore: quello di fogli colorati che fluttuano cadendo dall’alto, in un turbine al rallentatore, mentre tutt’intorno lo scenario somiglia sempre più all’apocalisse. Un soldato raccoglie uno dei fogli caduti sul selciato e lo apre. È un volantino, con tinte nere e rosso sangue e caratteri aggressivi, inviato da un mandante senza volto. “Dunkirk. Vi abbiamo circondati.”

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È così che ha inizio Dunkirk, la discesa nell’abisso firmata Christopher Nolan. Comincia nel silenzio, ed è nel silenzio che mostra i suoi artigli più affilati. Perché la guerra è da sempre il luogo più lontano dove l’essere umano può arrivare, e nella guerra l’uomo scopre gli estremi più pericolosi delle emozioni possibili. Passeggiando lungo un confine pericoloso, dalla quale spesso non si torna più indietro. E in quel silenzio da avamposto dell’umanità e della disumanità, il male piomba dal cielo ed esplode così vicino al punto di vista della cinepresa. Il silenzio amplifica. Ed è l’alleato migliore di Hans Zimmer, che nel silenzio fa emergere la sua colonna sonora più asciutta, acida e corrosiva come un liquido che sgorga dai motori dei bombardieri.

È uno dei meriti principali dell’incursione di Christopher Nolan nel cinema di guerra: quella di farti cadere nel vivo della battaglia. Di farti entrare dritto negli aerei, nelle navi attaccate, nelle spiagge ormai diventate un bersaglio costante. Di farti sentire fratello di sangue coi protagonisti, anche tu in quella trappola per topi che la punta all’estremo Nord della Francia era diventata nel 1940. Sotto il mirino del nemico. E il nemico – altra scelta stilistica forte di Nolan – un volto non ce l’ha. Nessuna identità. Il nemico è solo una valanga senza fine di granate e piombo che cade dal cielo. La disumanità all’ultimo stadio.

 

 

Con questa tensione, con l’amore per i silenzi, la claustrofobia delle stive delle navi che affondano e lo stremo dei soldati costretti a contendersi il posto della sopravvivenza, Dunkirk trascina lo spettatore nell’orrore della guerra come solo i migliori film di genere sanno fare. Potranno anche esserci i detrattori (si facciano avanti e ci dicano le loro ragioni), ma questa resterà in ogni caso una delle prove più riuscite di Nolan regista e di Zimmer compositore. Un attraversamento pericolante nell’avamposto dell’umanità, per andare a osservare la speranza e il modo come anche lì può ancora esistere. Le vicende raccontate nel film sono quelle accadute realmente circa il miracolo di Dunkirk (ve le abbiamo raccontate qui) e la resa estetica è forte. Guardatela con fiducia e non abbiate paura di restarne atterriti.

 
 
 

Ecco da dove arrivano le fake news sul Venezuela da antidiplomatico

Post n°13935 pubblicato il 08 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

Ecco da dove arrivano le fake news sul Venezuela
 
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti finanzia media e giornalisti stranieri in funzione dei suoi piani d'intervento

da Mision Verdad
 

Organi di governo come il Dipartimento di Stato, il Dipartimento della Difesa, la USAID e la NED finanziano lo «sviluppo dei media» in oltre 70 paesi, specificamente organizzazioni non governative straniere (ONG), associazioni di giornalisti, mezzi d’informazione e spazi accademici di giornalismo. 

 

Le corporation e i governi vogliono che l’esercizio della propaganda sia coperto con l’estetica e linguaggi apparentemente neutrali con elementi di rapidità e reattività, così il ricevitore dell’informazione può giudicare come ragionevole la viralizzazione del messaggio senza valutare l’interesse o l’intenzione che c’è dietro i dati forniti, lasciando come unico fattore di mediazione tra la ‘verità’ e il suo consumo le proprie emozioni e i sentimenti. 

 

Dollari per un difficile contesto operativo 

 

L’obiettivo di finanziare la destabilizzazione per favorire un contesto di guerra non convenzionale è portato avanti dal Dipartimento di Stato, come dimostra il Congressional Budget Justification o CBJ, presentazione annuale che l’organizzazione tiene davanti al Congresso degli Stati Uniti sulle operazioni che realizza all’estero.

 

Finanziando i mezzi di comunicazione venezuelani, gli Stati Uniti rafforzano una delle armi più potenti contro il chavismo. Mark Weisbrot, economista del Center for Economic and Policy Research, un think thank di Washington, ha affermato che «in un certo numero di paesi, tra cui Venezuela e Bolivia, l’USAID sta operando come un’agenzia coinvolta in operazioni segrete, come la CIA, piuttosto che un’agenzia per lo sviluppo», i nomi delle organizzazioni straniere che ricevono fondi non vengono rivelati in quanto segreti di Stato, esattamente come nel caso della CIA. 

 

Nei casi in cui vengono richieste informazioni sulle organizzazioni beneficiarie, l’USAID risponde che non può «confermare o negare l’esistenza di documenti».

 

Canali incrociati, finanziamento efficiente e diretto

 

Tra il 2007 e il 2009, il Dipartimento di Stato ha versato almeno 4 milioni di dollari (US$4MM) a giornalisti in Bolivia, Nicaragua e Venezuela attraverso la Fondazione Panamericana per lo Sviluppo (PADF) con sede a Washington, creata dal Dipartimento di Stato nel 1962 e affiliata all’OSA. 

 

Secondo il giornalista Jeremy Bigwood questo importo è stato destinato al finanziamento dei migliori mezzi di comunicazione venezuelani e al reclutamento di giovani giornalisti. I risultati di Bigwood si evincono da un documento del Dipartimento di Stato denominato ‘requisiti’ che attualmente non è disponibile online, dove vengono nominate le ONG Espacio Público e Instituto Prensa y Sociedad.

 

Un rapporto pubblicato nel maggio del 2014 dal think thank europeo di centrodestra FRIDE (rimosso dal sito web poco dopo la pubblicazione) ha rivelato il finanziamento statunitense al giornalismo venezuelano, dal 2002 gli Stati Uniti hanno investito tra 3 e 6 milioni di dollari ogni anno in «piccoli progetti con partiti politici e ONG». 

 

Secondo un rapporto ancora non completato dall’USAID, il finanziamento alle ONG, partiti e media venezuelani è calato dai 14 milioni del 2009 ai 5 del 2016. Questo importo rappresenta poco più della metà di quanto investito negli ultimi 15 anni. Quei fondi, che sicuramente sono stati dilapidati dall’opposizione, sono stati concentrati sull’attacco mediatico, che ha generato i maggiori risultati.

 

Menzogne potenziate e ampliate

 

Uno degli obiettivi nel 2016, secondo il CBJ, è stato potenziare « i media indipendenti, liberi e professionali». Durante quest’anno (2016) e il precedente è stato notevole l’emergere di nuovi media digitali così come il rafforzamento di altri già esistenti il cui dispiegamento nelle reti sociali continua a essere massiccio e crescente. Media come EL Pitazo, Caraota Digital, Efecto Cocuyo ed El Estimulo, tutti che in misura maggiore o minore, cercano di accreditarsi come «media indipendenti». 

 

Il Dipartimento di Stato afferma che le sue attività in Venezuela «non di parte», cercano di promuovere i valori della democrazia rappresentativa e i diritti umani, oltre a migliorare l’accesso del pubblico all’informazione.

 

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

Fonte: http://misionverdad.com/

 
 
 

Box office in ripresa, ottima partenza per Annabelle 2

Post n°13934 pubblicato il 08 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

In lentissima ripresa rispetto ai dati a dir poco disastrosi delle ultime settimane, Annabelle 2: Creation chiude il box office del weekend con un'ottima partenza, confermando l'uscita - seppur lenta - da un inizio stagione decisamente sotto le aspettative. L'horror di David F. Sandberg guadagna quasi un milione di euro in quattro giorni di programmazione, confermandosi l'uscita migliore del periodo con 930 mila euro. 
Nonostante i risultati siano comunque sotto le aspettative di stagione e rispetto a questo stesso periodo del 2016, con il primo fine settimana di agosto che ha segnato un introito complessivo delle sale intorno ai 2 milioni e duecento mila euro (contro i due milioni e seicento mila dell'anno passato), l'attesa è adesso per l'uscita ufficiale in sala di Atomica bionda (guarda la video recensione) con Charlize Theron, il 17 agosto, e per La torre nera, in arrivo giovedì 10 agosto. I due titoli, secondo le analisi, dovrebbero riportare al cinema tanto di quel pubblico che in queste ultime settimane ha abbandonato le sale, complice il caldo torrido e la scarsità di uscite di rilievo. 
Anche Spiderman: Homecoming (guarda la video recensione) chiude il weekend con un buon risultato, al secondo posto della classifica con un incasso complessivo di 228 mila euro, e raggiunge i sette milioni e 700 mila euro totali dall'uscita in sala. 
In linea con la scorsa settimana, The War - Il pianeta delle scimmie (guarda la video recensione), si aggiudica il terzo posto con 208 mila euro. Il terzo capitolo della saga chiude staccando di quasi centomila euro Prima di domani, il teen movie quarto nella classifica del weekend di poco sopra USS indianapolis, entrambi in discesa rispetto alle prime due settimane d'uscita. 
L'anteprima estiva di Atomica bionda fa guadagnare all'agente Lorraine Broughton il sesto posto in classifica con 98 mila euro, con un incasso che mantiene le aspettative in attesa della distribuzione ufficiale. Alla settima posizione - di un altro fiacco weekend - troviamo Transformers - L'ultimo cavaliere (guarda la video recensione) con 39 mila euro. I robot alieni dal pianeta Cybertron superano di soli 9 mila euro il fenomenale Baby Boss, che rientra in classifica forte dei sette milioni guadagnati dall'uscita in sala. In coda 2:22 - Il destino è già scritto e il cartone animato russo Savva, cui bastano 25 mila euro d'incasso totale per guadagnare la decima posizione.
Ieri su MYmovies.it 410.973 visitatori: +163,47% vs Comingsoon.it  - Fonte Audiweb - dati della giornata di domenica 6 agosto 2017. 

 
 
 

IL MONDO DE IL TRONO DI SPADE, IL LIBRO CHE RIVELA SEGRETI E MISTERI DEI SETTE REGNI da justnerd

Post n°13933 pubblicato il 05 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

  
“Il mondo de Il trono di spade – Eroi, guerrieri e simboli dei Sette Regni”, è un dettagliato manuale che ci accompagna alla scoperta di segreti, dettagli, personaggi, storie e legami dell’universo fantasy creato da Gerorge R.R. Martin

Alzi la mano chi riesce, senza alcuna esitazione, a districarsi tra personaggi, casate, eventi, successioni a trono, regioni e continenti che caratterizzano l’universo fantasy di Game of Thrones creato da George R.R. Martin.

La show TV HBO, nonostante sia giunto alla sua settima stagione, pur semplificando e rendendo “visibili” gli accadimenti narrati nella serie di romanzi Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, non sempre ha aiutato tutti ad avere una visione completa e dettagliata di tutto quello che la saga racconta e descrive.

 

Cosa rappresenta il metalupo per gli Stark e perché la simbologia animale è così presente? Chi sono veramente gli Immacolati e chi li ha ispirati? E la piramide di Meereen? Cosa è stato cambiato nella trasposizione della saga in serie TV?

A tutto questo e a tanto altro ancora, la risposta la fornisce il libro di Chiara Poli, giornalista e collaboratrice delle reti Fox, Il mondo de Il trono di spade – Eroi, guerrieri e simboli dei Sette Regni, un manuale che esplora a fondo i Sette Regni, ne sviscera gli avvenimenti, ricerca e ricostruisce leggi non scritte, descrive i retroscena narrativi e racconta la storia dei personaggi più amati.

Un mondo fantasy ma legato anche a realtà storiche

L’autrice rintraccia persino le insospettabili fonti storiche e letterarie (dalla Guerra dei Cent’anni alla Divina Commedia) perché, parafrasando il buon vecchio George R. R. Martin: “Tutte le idee sono cheap, è l’esecuzione che conta”.

La lotta per la supremazia, lo scontro fra l’intelligenza e la forza, fra l’ambizione e la giustizia; la passione, a volte d’amore, più spesso per il potere. E poi ancora duelli, alleanze e improvvisi voltafaccia, intrighi di cortigiane e consiglieri, e la minaccia che aleggia dall’inizio: “L’inverno sta arrivando”.

Tutto questo e molto di più è Il Trono di Spade, la saga fantasy che ha conquistato milioni di lettori e telespettatori in tutto il mondo. Ogni dettaglio ha un significato preciso, a partire dai simboli delle casate e dalla suggestione di colori e numeri ricorrenti, dai riferimenti letterari, storici e iconografici, da Omero alla Divina Commedia, da Tolkien alla Guerra dei Cent’anni.

Ogni personaggio è grande e fragile, memorabile perché dietro le sue azioni si nascondono sempre motivazioni profonde. Quale tarlo rode Petyr Baelish? Quale forza spinge Daenerys Targaryen? Perché Jaime Lannister aiuta il fratello Tyrion? Chi ha davvero diritto a rivendicare il trono?

Chiara Poli, esperta di linguaggi narrativi e televisivi, ci accompagna in un viaggio nei Sette Regni alla scoperta degli intrecci, delle fonti, delle leggi non scritte e delle leggende che animano Westeros. Mette a confronto romanzi e serie tv, svelando i retroscena della trasposizione, della scelta del cast e delle ambientazioni. Un viaggio intrigante e ricco di curiosità, perché un universo complesso come quello creato da George R.R. Martin poggia su meccanismi sottili e perfetti, affascinanti quanto la saga stessa.

Il mondo de Il trono di spade – Eroi, guerrieri e simboli dei Sette Regni, 264 pagine con copertina rigida (disponibile su Amazon a 12,67 euro) è soprattutto un viaggio che, regalando al lettore una pausa dai ritmi incalzanti della serie TV, oppure troppo riflessivi legati alla lettura dell’intera saga letteraria, permette di conoscere gli aspetti fondamentali e anche più particolari della genesi del mondo fantastico che tanti lettori e spettatori ha rapito e continua a rapire.

 
 
 

“Trono di spade”, cosa succederà nel prossimo capitolo? da liberiamo.it

Post n°13932 pubblicato il 05 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

 

Il prossimo capitolo de “Il trono di spade” si intitolerà “Venti d’inverno”. Ancora non è uscito ma i fan hanno già iniziato a chiacchierare di possibili teorie …

MILANO – Sul “Trono di spade” la questione del suo adattamento televisivo è piuttosto controversa visto che ormai lo show sembra essere più in avanti rispetto alla stesura dei libri. Per alcuni fan la questione è molto sentita visto che in molti non sono amanti delle anticipazioni ma i due media sono talmente tanto divergenti che a questo punto si sta ripercorrendo più o meno la stessa storia. Ora come ora, George Martin sta per pubblicare e ultimare “Venti dell’Inverno” sempre appartenente alla saga de “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”. Bustle ha deciso di raccogliere tutto quello che potrebbe succedere nel prossimo capitolo de “Il Trono di Spade”.

Jon Snow sarà un fantasma

Jon Snow è stato accoltellato dai suoi compagni, sanguinando sulla neve e mormorando poco dopo la parola “fantasma”. Il fantasma potrebbe essere una sorta di doppio di Jon che nel prologo di Una danza coi draghi abbiamo visto un warg selvaggio impossessarsi del suo lupo nel momento in cui lui è morto. Quando Melisandre sta fissando il suo fuoco, vede anche qualcuno che cambia dall’uomo al lupo. Che forse Jon si trasformi in un lupo per qualche istante? Per quanto ne sappiamo potrebbe anche essere plausibile ma sappiamo anche che rimanere troppo a lungo in un corpo animale può cominciare a danneggiare la propria umanità.

LEGGI ANCHE: Le saghe fantasy da leggere in attesa del nuovo capitolo de “Il Trono di Spade

Shireen sarà sacrificata per riportare in vita Jon

Nella serie televisiva, Melisandre brucia Shireen per far sciogliere la neve e riportare Jon in vita. Ma nei libri, Melisandre ha generalmente bisogno del sangue del re per fare la sua magia e Shireen è l’unica reale al momento. Quindi se vuole resuscitare Jon potrebbe usare lei soddisfando anche la profezia di Azor Ahai di “svegliare i draghi di pietra”. Jon è, senza saperlo, un Targaryen e Shireen ha una malattia che trasforma tutti in pietra.

Qualcosa di brutto potrebbe succedere al piccolo Robert Arryn

Martin ha affermato che Venti d’Inverno sarà caratterizzato da un controverso capitolo su Sansa. Molte persone pensano che ciò significhi che Ditocorto potrebbe unirsi proprio a lei. Secondo altri, invece, il maledetto e piccolo Robert potrebbe essere dato a Lyn Corbray, un cavaliere pericoloso che, in apparenza, ama i suoi giovani ragazzi.

Tyrion dormirà con la propria figlia

Non abbiamo nessuna prova che Tyrion abbia anche una figlia, ma la moglie del marinaio di Braavos si adatta a quella che potrebbe essere l’età di una sua papabile figlia. D’altronde si chiama Lanna che richiama “Lannister”. Giovane Lanna è una prostituta e quindi è possibile che un playboy come Tyrion possa aver dormito con la sua figlia segreta. L’altra teoria è che, invece, possa essere Penny sua figlia; nana e molto più giovane, quindi ancora più plausibile.

Howland Reed finalmente apparirà

Ha lasciato i suoi figli, Jojen e Meera, correre oltre il Muro per aiutare Bran per sfruttare i propri poteri psichici. Ma ancora non si è presentato per aiutare i suoi figli e quelli di Ned. I fan pensano che Howland potrebbe finalmente mostrarsi in Venti d’inverno e potrebbe avere anche un ruolo piuttosto importante visto che è l’unico che conosce la verità sui genitori di Jon Snow.

Draghi nella Cittadella?

Qualcosa sta per arrivare alla Cittadella. Una teoria suggerisce che Euron Greyjoy ha dato agli uomini senza volto un uovo di drago in cambio dell’omicidio di suo fratello, Balon. Euron aveva un uomo di drago e, quindi, forse l’uomo senza volto è lì per scoprire come aprire il suo uovo di drago, usando un libro della sezione limitata della cittadella?

Cersei perderà il resto dei suoi figli

Cersei ha già fatto esplodere in aria un bel po’ di persone nello show televisivo. Ma nei libri il piccolo Tommen è ancora re, Myrcella è ancora a Dorne e Cersei non è ancora diventata una regina completamente folle. Ma sappiamo tutti che a Cersei è stato profetizzato che avrebbe perso tutti e tre i suoi figli e che sarà il suo fratello più piccolo ad ucciderla. Cersei è qualche minuto più vecchia di Jaimi quindi.. potrebbe essere lui ad ucciderla?

Sansa sposerà un Targaryen

La gente continua a cercare di sposarla – persino Tyrion c’è riuscito anche se per breve tempo. E’ stata fidanzata con Joffrey Baratheon e Willas Tyrell, sposata con Tyrion Lannister e ora è nuovamente impegnata con Harry Hardying. A causa di tutto ciò, alcuni fan pensano che Sansa sarà finalmente sposata con Aegon Targaryen. O, forse, Jon Snow/Targaryen che è in realtà suo cugino e non suo fratello.

Potremmo scoprire come mai le stagioni sono sballate

Se non l’avete notato, le stagioni ne Il trono di spade sono un po’ strane. L’inverno e l’estate possono durare fino a un decennio e il cambio stagione avviene a caso. Perché? Questo, al momento, è ancora un mistero ma George R.R. Martin ha promesso che una ragione c’è e ce lo farà sapere. Ci sono molte teorie sulle stagioni; da un asse planetario sconnesso fino ad un antico scontro tra i camminatori bianchi e i draghi. Ma forse dovremo aspettare ancora prima di scoprirlo.

 
 
 

La Ribellione di Robert e la caduta dei Targaryen: Cosa accadde davvero? da tele-film.org

Post n°13931 pubblicato il 05 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

 

 

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La ribellione di (re) Robert è stata più volte citata in Game of Thrones come il punto di non ritorno di una nuova era di Westeros. L’ascesa al potere di Robert Baratheon ha infatti segnato il destino di molti, non soltanto quello dei Targaryen, che persero il trono e qualsiasi ricchezza (fisica o mentale) avessero potuto vantare fino a quel momento. Danaerys esclusa, naturalmente.

Ma ci sono tanti eventi che hanno segnato la ribellione di Robert Baratheon. Nella serie tv quello più spesso citato è la Battaglia del Tridente, in cui perse la vita il primogenito del re folle Aerys II, il principe Rhaegar, erede al trono dei Sette Regni. Non è tuttavia l’unica battaglia che merita di essere ricordata nelle travagliate vicende che hanno portato alla quasi completa estinzione dei Taragaryen. Così come Robert Baratheon, Eddard Stark e il principe Rhaegar non ne furono gli unici protagonisti.

LA RIBELLIONE DI ROBERT BARATHEON: PROTAGONISTI E FAZIONI

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Come molti (giustamente) sapranno, la ribellione che portò al regno di Robert Baratheon iniziò al Torneo di Harrnehal. In quell’occasione il principe Rhaegar vinse, sconfiggendo Ser Barristan Selmy (che probabilmente ricorderete come capo della Guardia Reale di Robert Baratheon e, successivamente, consigliere di Danaerys). Era usanza che il vincitore incoronasse una queen of love and beauty, sua moglie o promessa sposa. Incoronare qualcun’altra era motivo di grande scandalo, che indubbiamente scaturì dalla decisione di Rhaegar di posare in grembo a Lyanna Stark una corona di rose blu, invece che donarlo alla moglie Elia Martell.

Al torneo erano altresì presenti gli altri fratelli Stark – Brandon, il fratello maggiore, seguito da Eddard, Lyanna e Benjen. Jon Arryn (marito di Lysa Arryn) e Howland Reed (padre di Meera e Jojen Reed) erano presenti. Mace Tyrell (il padre di Loras e Margaery) era lì, proprio come Robert Baratheon, Arthur Dayne e sua sorella Ashara (per la quale l’allota celibe Eddard Stark provava più di una semplice simpatia) ed il fratello della regina, Oberyn Martell. Per la prima volta da tantissimo tempo anche il re Aerys II aveva lasciato Approdo del Re per partecipare all’evento, benchè sua sorella-moglie Rhaella fosse rimasta alla fortezza con il figlio Viserys.

Malgrado l’evento in sè resti famoso per lo scandalo causato dalla scelta di Rhaegar di incoronare Lyanna e non sua moglie – ricordato da Ned come il momento in cui “tutti i sorrisi si spensero”, si trattò inoltre di un campo di battaglia preparatorio della guerra che sarebbe seguita. In un modo o nell’altro, tutti i giocatori erano lì, tutti quelli che avrebbero combattuto e sarebbero morti per difendere l’Usurpatore o il Re Folle guardarono con i propri occhi l’inizio della fine. Da un lato i lealisti e sostenitori dei Targaryen: i Tyrell, i Martell (che appoggiarono Aerys in seguito alle minacce di quest’ultimo nei confronti di Elia e dei suoi figli) e i Tarly; dall’altro i tre lord Robert Baratheon, Ned Stark e Jon Arryn con l’appoggio delle casate Tully e Lannister (alla fine).

DALLA PRESA DI GULLTOWN ALLA BATTAGLIA DI ASHFORD

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Differentemente da quello che si possa pensare, il pericolo rappresentato all’inizio da Robert Baratheon all’allora sovrano Aegon II era minimo. Poco dopo il torneo di Harrenhal Lyanna fu rapita dal principe Rhaegar. Brandon Stark era in viaggio verso Delta delle Acque per sposare Catelyn Tully. Saputo del rapimento di sua sorella, arrivò ad Approdo del Re e, senza sapere che Rhaegar non fosse lì, lo minacciò pubblicamente fuori dalle mura. Il re fece arrestare Brandon e suo padre, Rickon, che nel frattempo aveva raggiunto la capitale con duecento dei suoi uomini. Padre e figlio vennero torturati e uccisi, votando così Eddard alla causa dell’amico Robert Baratheon contro il re folle. 

Ultimo ad unirsi al triumvirato che avrebbe deposto Aerys II fu Jon Arryn. Al momento della morte di Rickon e Brandon Stark, il Lord di Nido d’Aquila rifiutò di giustiziare Robert e Eddard, come invece gli venne ordinato dal re, e di spedire le loro teste ad Approdo del Re. Fu così che Jon Arryn chiamo i propri vessilli a raccolta per ribellarsi. La città di Gulltown, tuttavia, si oppose. Mentre Ned Stark tornava al nord per raccogliere il proprio esercito, Robert Baratheon e Jon Arryn conquistarono la città e consolidarono il potere della propria fazione nella Valle.

Seguirono le battaglie di Summerhall e Ashford. Nella prima, proprio come accaduto nella Valle, Robert Baratheon sconfisse in un unico giorno tre dei propri alfieri che rifiutarono di ribellarsi ai Taragaryen. Lo fece sulle rovine di Summerhall, residenza estiva dei Targaryen, che bruciò  il giorno in cui la regina Rhaella, in quello stesso luogo, diede alla luce il principe Rhaegar (una nascita di buon austipicio, eh?). La battaglia di Ashford, invece, vide scontrarsi le forze di Robert – che aveva, nel frattempo lasciato Capo Tempesta al fratello Stannis – e quelle dei Tyrell, guidate da Randyl Tarly (padre di Sam). Tyrion si riferì alla battaglia come “inconclusiva” anche se è evidente che i Tyrell trionfarono, in questo caso.

LA FINE DI RHAEGAR E LA PROMESSA ALLA TORRE DELLA GIOIA

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La parte finale della ribellione di Robert è anche quella più nota. In seguito alla Battaglia delle Campane a Stoney Sept, le forze del principe Rhaegar e quelle di Robert si scontrarono al tumultuoso passo del Tridente. Dalla morte di Rhaegar il passo è chiamato Guado dei Rubini, in ricordo dei rubini che caddero dall’armatura del principe durante lo scontro. La battaglia è nota anche per l’assenza di Walder Frey, che arrivò solo a scontro concluso – guadagnandosi il soprannome di Ritardatario. Malgrado la guerra potesse definirsi conclusa già allora, il re Folle non si arrese.

Fu allora che Tywin Lannister, Mano del Re, si fece aprire con l’inganno le porte della città e saccheggiò Approdo del Re. Fu tuttavia Jamie ad uccidere il re Folle con un unico secco gesto della sua spada, tagliandogli la gola. Il re, infatti, minacciava di bruciare la città e, dopo aver ucciso uno dei tre coinvolti nel suo piano con l’Altofuoco, Jamie diede la caccia anche agli altri due. Fu così che si guadagnò il suo soprannome di Kingslayer.

È tuttavia la Torre della Gioia ad essere l’incognita più interessante della ribellione che rese Robert Re dei Sette Regni. Dopo aver aiutato a porre fire all’assedio di Capo Tempesta da parte dell’esercito dei Tyrell, Ned Stark, in compagnia di Howland Reed e altri quattro compagni, viaggiò fino alla Torre della Gioia (così chiamata dal principe Rhaegar) e si scontrò con Arthur Dayne e altri due membri della Guardia Reale, restando l’unico superstite insieme ad Howland Reed. Fu lì che Ned trovò la sorella morente e lì che lei gli strappò una promessa in una stanza che odorava di “rose e sangue”.

In seguito Ned viaggiò fino a Starfall per riconsegnare alla sorella di Arthur Dayne, Ashara, la sua spada. La sorella del cavaliere si buttò giù da una torre, incapace di sopportare il dolore della perdita. Molti hanno presupposto inizialmente che fosse lei la madre del bastardo di Ned, Jon Snow, e che si sia suicidata perchè incapace di sopportare che il padre di suo figlio avesse ucciso suo fratello. Ma, ammettiamolo, la teoria dell’amore di Lyanna e Rhaegar è molto più avvincente, non è vero?

 L’EREDITÀ DELLA RIBELLIONE CHE POSE FINE AI 300 ANNI DI REGNO DEI TARGARYEN

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La ribellione che spodestò il Re Folle, uccise anche il suo primogenito, principe Rhaegar; uccise sua moglie Elia Martell, violentata da Sandor Clegane, e i suoi due figli, la principessa Rhaenyra e il principe Aegon; uccise lady Lyanna Stark, che morì dando alla luce Jon Snow; uccise la Spada del Mattino, Sir Arthur Dayne; uccise lord Stark, Rickon Stark di Winterfell, ed il suo primogenito, Brandon; uccise molti Lord e molti guerrieri. Come recitarono i pensieri di Barristan Selmy nei libri, ‘Rhaegar amava la sua lady Lyanna, e migliaia morirono per questo’.

Il capitolo della ribellione di Robert resta tra gli elementi maggiormente affascinanti dell’universo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e, per estensione, di Game of Thrones. Speriamo che, dopo questo articolo, vi sentiate un pò degli esperti – o, quantomeno, dei fan davvero tanto, tanto informati a riguardo.

 
 
 

Le bugie di Roberto Saviano sulla Siria da controinformazione

Post n°13930 pubblicato il 05 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

C’è chi, come Roberto Saviano, proprio non ce la fa a non parlare delle cose che non conosce. Dopo aver completamente ignorato la notizia del giorno – il sequestro della nave Iuventa, dell’ong Jugend Rettet – lo scrittore-tuttologo si è avventurato in improbabili lezioni di geopolitica e storia contemporanea del Medio Oriente sulla sua pagina Facebook.
Scopriamo che secondo Saviano, infatti, «la primavera araba siriana contro il regime di Assad del 2010 era laica e democratica» e che «Al-Nusra è stata fondata successivamente, nel 2012, e non è collegata ai ragazzi e alle ragazze che chiedevano la fine del regime di Assad e l’avvento della democrazia in Siria».

 

Oltre alla solita, imbarazzante, retorica e superficialità di queste affermazioni – «i ragazzi e le ragazze?» – registriamo le solite menzogne e bugie dello scrittore contro il governo di Damasco.
Innanzitutto, l’insurrezione in Siria è datata marzo 2011 e non 2010 come erroneamente scrive Roberto Saviano. Come sottolinea il prof. Massimo Campanini nel suo saggio Storia del Medio Oriente Contemporaneo (il Mulino), infatti, quella siriana del 2011 «era un’insurrezione vasta e ramificata, ispirata dalle analoghe sollevazioni avvenute nei mesi precedenti in Tunisia ed Egitto e iniziata nella città meridionale di Dara’a».

Secondo aspetto, è del tutto fuorviante e sbagliato asserire che la rivolta era «laica e democratica». Come hanno ampiamente dimostrato numerose inchieste indipendente e, non ultimo, il lavoro certosino del professor Tim Anderson nel suo La Sporca Guerra Contro la Siria (Zambon), l’infiltrazione jihadista nelle proteste siriane era nota sin dall’inizio. Alla fine del febbraio 2011 «vi furono manifestazioni contro il governo e a favore del governo, ed emerse un genuino movimento di riforma politica che da anni manifestava contro la corruzione e il monopolio del Partito Ba’ath».

Tuttavia, quelle proteste pacifiche e perfettamente comprensibili, sfociarono quasi immediatamente nella violenza da parte dei Fratelli Musulmani e di altri gruppi salafiti e radicali – che approfondiremo nei capitoli seguenti. Da Dara’a, l’insurrezione islamista dilagò in tutto il Paese. L’esercito siriano veniva accusato di sparare sui manifestanti ma questa versione è stata smentita da numerosi testimoni e filmati. Cecchini appostati appostati sui tetti avevano il compito di sparare sulla folla – soldati compresi.

«Ho visto fin dall’inizio dimostranti armati in quelle manifestazioni. Hanno aperto il fuoco per primi contro la polizia. Molto spesso la violenza delle forze di sicurezza avviene in risposta alla brutale violenza degli insorti armati» – affermava lo scomparso padre Frans Van der Lugt nel gennaio 2012. «I terroristi si sono infiltrati nel movimento di protesta civile – sottolineava il prof. Prof Michel Chossudovsky in un articolo pubblicato su GlobalResearch – A Dama, alla fine di luglio, sono stati incendiati il Palazzo della Giustizia e la Banca.

Questa è una rivolta contro lo stato secolarista. Il suo fine ultimo è la destabilizzazione politica. Uomini armati sono coinvolti in atti terroristici contro l’esercito siriano e i civili. Quelli che sostengono il governo sono oggetto di minacce e intimidazioni. A Karak, un villaggio vicino a Dara’a, i salafiti costrinsero gli abitanti a partecipare alle proteste anti-governative e a rimuovere le foto del presidente Assad dalle loro case. I testimoni hanno raccontato che un giovane musulmano che si è rifiutato di obbedire è stato trovato impiccato nella sua veranda la mattina seguente». La verità è che buona parte della popolazione, anche chi non appoggiava il governo, voleva delle riforme, non la distruzione dello stato laico o, peggior ancora, l’instaurazione di un califfato.

Lo ha ammesso persino il cantante simbolo della «rivoluzione» in una recente intervista rilascia a GQ. Il suo nome è Abdul Rahman Farhood e divenne famoso nel 2011 con il nome di Ibrahim Qashoush nei giorni delle prime proteste contro il governo Assad grazie alla canzone «Yalla Erhal Ya Bashar», diventata un vero e proprio inno delle protste anti-governative.

Per alcuni anni i media occidentali, basandosi sulla versione dei ribelli e di Al Jaazera, raccontarono che Farhood fosse stato «brutalmente sgozzato e buttato nel fiume dagli uomini di Assad». In quell’intervista lo stesso cantante, non certo un simpatizzante del regime, ammise che «la protesta non-violenta degli inizi era stata sostituita da quella degli affiliati di al Qaida e da Jabhat al-Nusra».

Fonte: Oltre la Linea

 
 
 

Venezuela: il lato oscuro (occultato dal mainstream) di Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma

Post n°13929 pubblicato il 05 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

Venezuela: il lato oscuro (occultato dal mainstream) di Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma
 

di Fabrizio Verde
 

Il Tribunale Supremo di Giustizia della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha revocato gli arresti domiciliari e decretato il ritorno in carcere degli oppositori Leopoldo López e Antonio Ledezma, colpevoli di «non aver adempiuto alle condizioni imposte affinché si mantenessero gli arresti domiciliari».

 

Due tribunali di controllo a Caracas, hanno disposto la revoca delle misure di tensione alternativa concesse a entrambi dopo aver accertato il non rispetto delle condizioni imposte dalla giustizia per l'ottenimento degli arresti domiciliari.

 

 

Inoltre, secondo informazioni dell'intelligence venezuelana, entrambi gli oppositori avevano un piano di fuga «per il quale e con l'urgenza del caso si sono immediatamente attivati i procedimenti corrispondenti».

 

Invece, a leggere i soliti noti della stampa mainstream che ha ormai varcato il confine della post-verità per sfociare nell’imbecillità, si tratterebbe di arresti arbitrari operati da un ‘regime’ sempre più repressivo. 

 

Un altro aspetto costantemente ben occultato da una fitta cortina fumogena finto diritto-umanista è la vocazione violenta e golpista dei due personaggi in questione. Andiamo quindi a vedere chi sono Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma. 

 

Profilo di Antonio Ledezma  

 

José Antonio Ledezma Diaz è nato a San Juan de los Morros, nello Stato di Guárico, il 1° gennaio 1955. Avvocato di professione, La sua carriera politica è iniziata nel partito Acción Democrática (AD), organizzazione partecipante al cosiddetto Patto di Punto Fijo, accordo bipartitico che ha governato il Venezuela nel quarantennio 1958-1998.

 

La Procura Generale del Venezuela ordinò il suo arresto per la partecipazione a un tentativo di golpe contro il presidente Maduro. L’allora presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, rivelò che Ledezma e Julio Borges (attuale presidente dell’Assemblea Nazionale controllata dall’opposizione), misero a punto un piano volto a generare caos nel paese. Piano che includeva il bombardamento di alcuni palazzi governativi e la sede dell’emittente teleSUR.

 

Nel 1992, da Governatore del Distretto Federale di Caracas, nominato dall’allora presidente Carlos Andres Perez, Ledezma caratterizzò la sua gestione per la repressione brutale delle proteste sociali, inarticolate contro studenti e giornalisti. 

 

In seguito è stato accusato per le irregolarità compiute in qualità di sindaco del Municipio Libertador (1996-2000). Anche queste gestione si caratterizzò per una forte repressione condotta contro i venditori ambulanti, e i pensionati che reclamavano un’adeguata pensione di vecchiaia. 

 

Nel 2000 viene sconfitto nella contesa elettorale da Freddy Bernal (candidato della Rivoluzione) per la riconferma alla carica di sindaco. Non riconosce i risultati. 

 

Arriviamo quindi al 2002 quando Ledezma sostiene il colpo di Stato ordito contro il presidente Chavez  e partecipa attivamente alla serrata del settore petrolifero diretta ad affamare il popolo per giungere al rovesciamento del Comandante Chavez. 

 

Ancora golpismo nel 2004, quando lo troviamo a coordinare il cosiddetto ‘Plan Guarimba’. Viene accusato di aver incitato i militanti del suo partito Alianza al Bravo Pueblo ad appiccare le fiamme alla sede del partito Movimento V Republica a Caracas.

Di nuovo sindaco, questa volta dell’area metropolitana di Caracas, appena eletto licenzia 2.252 lavoratori e congela il salario dei pensionati. 

 

Fino a giungere al 2014 quando partecipa attivamente al piano golpista ‘La Salida’, dove persero la vita 43 venezuelani innocenti e si produssero oltre 100 feriti. Viene segnalato tra i promotori del progettato assassinio di Leopoldo Lopez al fine di provocare una forte reazione per rovesciare il governo. 

 

Profilo di Leopoldo Lopez

 

Attuale Coordinatore Nazionale dell’organizzazione d’opposizione «Voluntad Popular», si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s’impegna per la costruzione di un’alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».

 

Leopoldo Lopez è il rampollo di una potente e ricca famiglia venezuelana. Suo zio è stato ministro durante il mandato di Eleazar López Contreras, presidente che esiliò politici e persone comuni solo per il sospetto che avessero simpatie comuniste o anarchiche. 

 

Suo padre è stato accusato di frode e riciclaggio di denaro, secondo un’investigazione dell’Interpol, per lo spostamento di decine di migliaia di dollari verso Singapore. 

 

Sua madre è stata vicepresidente del gruppo Cisneros, uno dei principali finanziatori e sostenitori, attraverso la catena Venevision, del colpo di Stato nel 2002. Rimase coinvolta in uno scandalo per conflitto di interessi, quando emersero trasferimenti di fondi pubblici a favore di suo figlio, allorquando ricopriva un ruolo manageriale nella compagnia petrolifera statale PDVSA. 

 

Leopoldo Lopez ha studiato presso la Kennedy School of Government, dell’Università di Harvard, sito che è di particolare interesse per la Central Intelligence Agency (CIA).

 

Mentre in precedenza ha studiato presso il Kenyon College, nello stato dell’Ohio, dove la CIA ha inserito alcuni suoi elementi tra gli insegnanti, il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.

 

Una volta fatto ritorno in Venezuela si è legato all’International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano statunitense, che gli ha concesso tutto il suo supporto strategico e finanziario.

 

A questo proposito, dal 2002 ha condotto frequenti viaggi presso la sede dell’IRI a Washington per sostenere incontri con funzionari del governo di George W. Bush.

 

L’11 aprile del 2002 si trovava in testa alla marcia dell’opposizione golpista diretta al Palacio de Miraflores, che provocò la morte di decine di persone, oltre al sequestro del presidente Hugo Chávez.

 

Una volta terminato il suo mandato come sindaco di Chacao, è stato interdetto dalla Corte dei Conti del Venezuela a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.

 

Lopez è stato uno dei padrini politici di Lorent Saleh, meglio conosciuto come simpatizzante neonazista venezuelano, che con l'aiuto dei militari colombiani ed esponenti dell’opposizione pianificava di realizzare atti terroristici in Venezuela con cecchini, bombe, e la creazione di un gruppo paramilitare.

Fonte: teleSUR

 
 
 

Ancora Fake News sul Venezuela del Televideo RAI da cambiailmondo

Post n°13928 pubblicato il 05 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

https://cambiailmondo.org/2017/08/05/ancora-fake-news-sul-venezuela-del-televideo-rai/

di Attilio Folliero (da Caracas – testimonianza del 04/08/2017)

Oggi, il Televideo RAI ha pubblicato una notizia totalmente falsa sul Venezuela. Ultim’ora delle 22:15 del 4 agosto 2017, il Televideo della RAI scrive che a Caracas c’è altissima tensione dopo l’insediamento dell’Assemblea Costituente. E prosegue: “La Guardia Nazionale Bolivariana ha lanciato gas lacrimogeni contro un gruppo di oppositori che ha organizzato una imponente manifestazione davanti al Parlamento”.

Più avanti, continua: “Tutta l’area è blindata e le forze di sicurezza impediscono la protesta“.

Innanzitutto, all’autore della nota mi viene da chiedere: “La manifestazione c’è stata o non c’è stata? E’ stata dispersa dal lancio dei lacrimogeni della “Guardia Nazionale Bolivariana” o l’area era blindata?” Chi ha scritto la nota, prima di tutto dovrebbe essere più chiaro: non può fare una affermazione e subito dopo, nella stesa nota, fare un’altra affermazione che smentisce la prima!

La stessa notizia, o meglio la stessa “fake news” è ribadita da Televideo nella parte dedicata agli esteri (pagina 150 e seguenti). Nella pagina 151, pubblicata alle 23:40, quindi una ora e 25 minuti dopo l’Ultim’ora si riporta, testuali parole: “All’esterno, imponente manifestazione degli oppositori“.

Io ero davanti al Parlamento venezuelano nel momento dell’insediamento della Costituente e nelle ore successive e posso testimoniare che le affermazioni di Televideo sono totalmente infondate; non c’è stata nessuna manifestazione dell’opposizione davanti al parlamento.

Una manifestazione degli oppositori c’è stata, ma nella zona dei quartieri ricchi, nell’est di Caracas, che non ha avuto nessun effetto sul resto della città.

Nel video dell’Agenzia AVN, l’installazione della Costituente all’interno del Parlamento ed immagini delle manifestazioni popolari all’esterno. Non si vedono disordini
 
Le immagini di Telesur trasmesse in diretta dalla Piazza Bolivar di Caracas

Si tratta di una notizia falsa, anzi una triplice falsità: prima di tutto nel centro di Caracas, all’ovest e nella gran parte della città non c’era tensione, ma era tutto tranquillo; davanti al Parlamento c’era tantissima gente allegra, tutti sostenitori della Costituente e non c’era nessuna manifestazione imponente degli oppositori; e per finire, non c’è stata nessuna repressione e nessun lancio di bombe lacrimogene come afferma Televideo, per la semplice ragione che non c’erano manifestazioni di opposizione né imponenti, né microscopiche davanti al Parlamento.

Durante gran parte del giorno sono stato a “passeggiare” con mia moglie nel centro di Caracas. Abbiamo assistito all’ingresso dei deputati eletti alla Costituente ed alla imponente partecipazione popolare che ha accompagnato gli eletti; poi abbiamo continuato la passeggiata fino alla Piazza Diego Ibarra, a meno di cento metri dal Parlamento, dove abbiamo visto il recente inaugurato “Parco acquatico” per il diletto dei bambini (ho postato anche un video in youtube); abbiamo mangiato pure un gelato in una gelateria italiana e siamo passati nuovamente dal Parlamento, che si trova ad un angolo della centralissima Piazza Bolivar.

Quindi sono stato nelle vicinanze del Parlamento prima, durante e dopo l’insediamento dell’Assemblea Costituente e posso asserire senza timore di essere smentito da nessun giornalista o funzionario di Televideo RAI che non c’è stata nessuna manifestazione di opposizione e meno che meno lancio di bombe lacrimogene.

Il parlamento venezuelano circondato da una folla di sostenitori della Costituente

 

Conati di violenza, comunque con una partecipazione sempre più ridotta da parte degli oppositori, ci sono stati nell’est di Caracas, come accennato sopra. L’opposizione è sempre più spaccata ed una parte consistente ha deciso di abbandonare le manifestazioni violente di questi ultimi mesi per partecipare alle elezioni.

Il Venezuela viene accusato di essere una dittatura, ma è una strana dittatura dove si vota molto spesso (22 o 23 elezioni negli ultimi 18 anni) e l’opposizione vince anche: ha vinto le ultime elezioni parlamentari del 2015, vinse un referendum costituzionale, ha eletto governatori, sindaci, consiglieri regionali, comunali.

Il 30 luglio si è votato per la Costituente; quando, fra qualche mese, termineranno i lavori ci sarà un referendum per l’approvazione definitiva della nuova costituzione; poi si dovranno eleggere tutti i poteri. Il Presidente della Repubblica al momento di attivare la Costituente ha rimesso il mandato a disposizione. In ogni caso l’elezione del Presidente è prevista per l’autunno del 2018.

Intanto quest’anno ci sarà l’elezione dei governatori degli stati e lunedì saranno presentati i candidati. Molti partiti di opposizione hanno deciso di abbandonare la via della violenza e partecipare ai vari processi elettorali che ci saranno nei prossimi mesi.

Anche le grandi imprese sembrano decise ad abbandonare la guerra economica, uno dei fattori che ha inciso sulla scarsità di beni nel mercato venezuelano, accanto alla crisi economica generale, alla caduta del prezzo del petrolio ed altri. Molte imprese hanno prima ridotto e poi sospeso totalmente l’attività produttiva o distributiva per incrementare la scarsità di beni nel mercato ed alimentare il malessere della popolazione verso il governo; i grandi media privati hanno avuto il compito di diffondere l’idea che la causa della scarsità era da attribuire all’inefficienza del governo.

La multinazionale Colgate, per esempio, poche ore fa ha annunciato che riattiva la produzione dei suoi prodotti, in particolare del dentifricio, prodotto che negli ultimi mesi era introvabile in Venezuela.

Quindi la situazione del Venezuela sta decisamente cambiando, nel senso che si sta riducendo il clima di violenza e settori dell’opposizione hanno deciso di partecipare alle elezioni, cercando di conquistare il potere per la via elettorale. A quanto pare alcuni media, come la RAI non hanno capito che c’è una nuova situazione in Venezuela. Per esempio, nell’Ambasciata spagnola, o meglio nella residenza dell’Ambasciatore spagnolo in Venezuela, con la mediazione dell’ex capo del Governo spagnolo Zapatero, è stata portata avanti una trattativa, rimasta segreta fino a ieri, fra governo e MUD, ossia l’opposizione, o parte dell’opposizione. Con questa trattativa l’opposizione o parte dell’opposizione alla fine è stata convinta a partecipare alle elezioni, abbandonando la violenza. L’esistenza di questa negoziazione è stata rivelata ieri (3 agosto) dal giornalista Kico Bautista.

Il 3 di agosto l’ambasciata spagnola di Caracas è stata oggetto di un attentato con bombe molotov. Chi c’è dietro questo attentato? Qualcuno che non era d’accordo con queste trattative?

Ricapitolando la situazione in Venezuela sta cambiando ed a quanto pare alcuni media, come la RAI, non si sono ancora resi conto di questo cambiamento in atto e continuano ad attaccare il Venezuela con notizie false, come questa di una imponente manifestazione dell’opposizione davanti al Parlamento.

La RAI, come tanti altri media italiani, è impegnata da anni a manipolare le informazioni riguardanti il Venezuela. Tra le tante fake news della RAI, ricordo che qualche anno fa, nella puntata di “Italia chiama Italia” trasmessa da RAI International il 5 di ottobre del 2011 e dedicata interamente alla violenza in Venezuela, intitolata appunto “Venezuela violento”, la conduttrice di quel programma, Benedetta Rinaldi, parlò di seimila omicidi al giorno solo a Caracas! Chiunque, facendo un semplice calcolo matematico, poteva rendersi conto che si trattava di una bugia bella grossa, di un tentativo di manipolare e disinformare, di un tentativo di screditare il Venezuela. Se in una città di 3 milioni di abitanti, come Caracas o Roma, ci fossero 6.000 omicidi al giorno la città rimarrebbe senza popolazione dopo meno di un anno e mezzo. E’ semplice matematica!

 
 
 

Perché la prima stagione di Westworld è un capolavoro da halloseries

Post n°13927 pubblicato il 02 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

http://hallofseries.com/westworld/perche-westworld-e-un-capolavoro/

Nell’ottobre scorso “Westworld” ha fatto la sua comparsa sugli schermi italiani dopo una breve, ma intensa, campagna pubblicitaria che annunciava l’arrivo di questa Serie Tv un po’ western e un po’ di fantascienza, con il faccione di Anthony Hopkins a svettare implacabile su tutto e tutti nel chiaro tentativo di fungere da garanzia di qualità assoluta.

Devo dire che l’approccio è stato quantomeno colmo di sospetto, dato che il “fantawestern” (un genere che solo gli americani potevano inventarsi) ha partorito negli anni un filotto di obbrobri di incalcolabile portata come “Cowboy vs. Aliens”, “Jonah Hex” o “Il West del Futuro”, tuttavia non avevo calcolato che questi prodotti facevano tutti parte del mondo cinematografico e che quando si entra nell’area della serialità, come per magia, tutto cambia.

Il titolo ideato da Jonathan Nolan ha abbattuto nell’arco di una manciata di scene tutti i pregiudizi possibili e immaginabili, confermando che la qualità di cui sopra era stata predicata con cognizione di causa e issandosi di diritto a candidata principale per diventare la sorpresa del 2016.

È passato un po’ di tempo, probabilmente il giusto per lasciar attecchire i pensieri e lasciare alle idee il tempo di svilupparsi appieno, ma ora non ci si può più esimere dal raccontarvi perché secondo noi di Hall of Series la prima stagione di “Westworld” (in attesa di una seconda che si preannuncia epocale) si può indiscutibilmente definire un capolavoro!

Non occorre neanche dirvi che in questo articolo sono presenti degli SPOILER vero? Per carità, nulla di epocale, però vi consiglio di sgattaiolare altrove se proprio non volete essere contaminati in alcun modo.

Maeve Millay e Clementine Pennyfeather

Innanzitutto il tema, potentissimo ed alienante come solo una visione di Michael Crichton può essere.

L’idea che possa esistere un parco a tema popolato da androidi con sembianze umane disposti a guidare i visitatori in avventure epiche, a fargli dimenticare le pressioni del mondo esterno e a mostrargli tutte le bellezze della natura selvaggia, oltre ovviamente a farsi picchiare, stuprare o ammazzare, è una genialata colossale molto ben mascherata da americanata squallida.

Si perché è molto facile abbandonarsi alle considerazioni spicce e vedere marciume commerciale in ogni dove, specie nelle produzioni ad alto budget, però a volte è bene anche essere obiettivi e riconoscere la brillantezza che c’è nel concepire un luogo immaginario in cui letteralmente tutto è concessodove l’avveniristico e il pionieristico si fondono e gli uomini possono sfogare i loro istinti primordiali prima annichiliti e poi esaltati da un progresso arrivato talmente lontano da essere in grado di nascondere la propria grandezza e mascherarsi da elemento epico.

Epico, avete letto bene.

La civiltà statunitense non possiede delle vere e proprie radici antiche (o meglio, le possiede eccome, ma se le mostrasse bisognerebbe tirare in ballo anche uno dei più grandi genocidi della storia e allo Zio Sam non piacerebbe questo elemento), perciò si rifugia da sempre nel vecchio West e nelle imprese di questi uomini risoluti alla conquista delle terre selvagge per ritrovare la propria essenza e ripassare i contorni della propria storia, esattamente come un greco farebbe con l’Atene di Pericle, un romano con l’epoca imperiale e via discorrendo.

“Westworld” mette in contatto i secoli e sospende le regole della morale, costituendo una sorta di microcosmo secolarizzato a disposizione di chiunque abbia abbastanza fegato per abitarlo che è anche il teatro della meravigliosa trama messa a punto da Nolan e Lisa Joy.

Robert Ford

Al centro di tutto c’è Robert Ford, capo e ideatore del parco stesso, che negli anni ha perfezionato sempre di più la sua creatura introducendo residenti via via più complessi, veritieri e perfetti per rispondere alle richieste di un pubblico autorizzato a smembrarli pezzo per pezzo o peggio nel caso del misterioso Uomo in Nero.

A prescindere da cosa può far loro anche la più perversa delle menti umane, gli androidi tornano sempre il giorno dopo, con la memoria resettata e il sorriso se possibile ancora più splendente di prima, pronti a intrattenere gli ospiti a seconda che la loro programmazione preveda di farsi sbattere come la maitresse Maeve, di tentare una rapina nei panni del temibile Hector Escaton o semplicemente di farsi ammazzare come il povero Teddy Flood, perennemente innamorato di Dolores Abernathy la quale, ahilei, è semplicemente destinata a soffrire.

Lo stesso spettacolo, 24 al giorno, 7 giorni alla settimana e per tutto l’anno, con giusto qualche modifica narrativa qui e là per introdurre storie più avvincenti o personaggi nuovi.

Cosa succederebbe però, se di colpo alcuni residenti riuscissero a ricordare e il loro ruolo non si riducesse più solo alla recita, ma fossero in grado di improvvisare? I file cancellati diverrebbero traumi, si inizierebbe piano piano ad uscire dagli schemi prestabiliti, nascerebbero delle ambizioni, si stuferebbero di incassare e basta…praticamente diverrebbero umani.

Con l’installazione dell’aggiornamento denominato “le ricordanze”, Ford mette consapevolmente in moto un meccanismo che porterà alla ribellione delle macchine da lui stesso create, con conseguenze di portata sempre più distruttiva a partire dai primi, lentissimi episodi fino ad arrivare agli ultimi, potenti e primordialmente intensi quant’altri mai.

Finalmente l’essere umano, come al solito il peggiore fra gli esseri viventi, paga tutti i suoi sbagli e quella che sembrerebbe essere la sua fine viene applaudita dal pubblico che, nonostante faccia parte della stessa razza, tifa istintivamente per gli oppressi e gli sfortunati dimenticandosi di essere fatto della stessa, marcia pasta dei cattivi.

Ci rendiamo conto di quanto sia devastante questo messaggio e di quanto siano stati maledettamente bravi a metterlo in scena?

L'uomo in nero

Chiunque abbia collaborato alla realizzazione di “Westworld” ha fatto un lavoro egregio.

Nolan e Joy sono stati immensi e coraggiosi nel puntare su un concept così rischioso, nelle migliorie che hanno apportato e nella maniacale attenzione a ogni microscopico dettaglio. Chapeau.

Ottimi voti anche agli effetti speciali, che erano pressoché fondamentali e non hanno mai annoiato, anzi, hanno esaltato le scene il più possibile (che è poi il compito che dovrebbero sempre avere, ma che raramente riescono a portare a termine al meglio come in questo caso).

I costumi sono eccellenti sia per quanto concerne abbigliamenti sobri e molto western come quello del bastardone raffigurato qui sopra sia negli elaboratissimi corpetti delle prostitute da saloon, passando per gli abiti sporchi, rozzi e bellissimi degli sceriffi, dei bifolchi, delle massaie e di qualsivoglia bipede si possa scorgere in questo capolavoro. Nessuno escluso.

E poi c’è il cast. Mamma mia che cast.

Hopkins è Hopkins, non è neanche il caso di perdere tempo a dirvi quanto sia immenso. Ed Harrisha passato la vita a fare il cattivo riuscendo a non essere mai banale o ripetitivo, ma questo livello recitativo forse non l’aveva mai raggiunto. Jeffrey Wright conferma la sua ascesa nel tutt’altro che banale ruolo di Bernard, una figura complicata che ne racchiude una ancora più complicata, che il nativo di Washington ha gestito egregiamente. Thandie Newton diventa sempre più bella ogni giorno che passa ed è credibile tanto nei panni di sciacquetta quanto in quelli della cibernetica leader rivoluzionaria. Ottime figure anche per James Marsden ed Evan Rachel Wood, che incrementano la loro performance man mano che i loro personaggi prendono vita.

Insomma, la prima stagione di Westworld è praticamente priva di difetti e si presta ad essere guardata, riguardata e vissuta dalla prima all’ultima inquadratura fino all’arrivo della prossima, per essere pronti al ritorno dei residenti che si preannuncia mirabolante fin da ora.
 
 
 

TOLKIEN: DOME KARUKOSKI ALLA REGIA DEL FILM BIOGRAFICO da movieplayer

Post n°13926 pubblicato il 02 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

24 luglio 2017  Sul grande schermo si racconteranno gli eventi che hanno ispirato la creazione dei romanzi ambientati nella Terra di Mezzo.

Il film biografico Tolkien, dedicato alla vita dello scrittore J.R.R. Tolkien, sarà diretto da Dome Karukoski.

La produzione sarà invece curata da Chernin Entertainment per conto della Fox Searchlight.

La sceneggiatura è stata scritta da David Gleeson e Stephen Beresford e sullo schermo si racconterà la gioventù del famoso autore mentre trova amiciza, amore e l'ispirazione artistica grazie all'incontro con alcuni studenti, che vengono emarginati, a scuola.
Gli eventi saranno ambientati prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, evento che rischia di distruggere il legame tra i giovani.
La situazione ispirerà poi Tolkien a scrivere i suoi romanzi ambientati nella Terra di Mezzo.

 
 
 

Ser­gio Cam­ma­rie­re: «La can­zo­ne d’au­to­re vive solo se ri­pro­po­sta in modo sem­pre nuo­vo» da sicilianpost

Post n°13925 pubblicato il 02 Agosto 2017 da Ladridicinema
 
Tag: musica, news

24/​07/​2017 - 

Il can­tau­to­re ca­la­bre­se si esi­bi­rà in con­cer­to con Gino Pao­li e Da­ni­lo Rea a Zaf­fe­ra­na Et­nea il 5 ago­sto: «In­sie­me ri­per­cor­re­re­mo i bra­ni di gran­di can­tau­to­ri come Ten­co, Lau­zi ed En­dri­go. I miei pro­get­ti fu­tu­ri? En­tro la fine del­l’an­no pub­bli­che­rò il mio pri­mo di­sco di pia­no solo»

Sergio Cammariere 
foto Manuela Kalì

«Per il fi­lo­so­fo René Gue­non La gran­de tria­de non è al­tro che il tem­po, il pas­sa­to, il pre­sen­te e il fu­tu­ro, ma an­che, in un’am­bien­ta­zio­ne più teo­lo­gi­ca la tria­de del­lo spi­ri­to san­to. Per me con­di­vi­de­re il pal­co con que­sti due gran­di ar­ti­sti ha un si­gni­fi­ca­to del tut­to par­ti­co­la­re, per­ché si crea­no dei mo­men­ti dav­ve­ro ma­gi­ci». Quan­do par­la del­la sua col­la­bo­ra­zio­ne con Gino Pao­li e Da­ni­lo Rea, Ser­gio Cam­ma­rie­re non na­scon­de l’en­tu­sia­smo per un pro­get­to che vede in­ter­se­car­si la gran­de can­zo­ne d’au­to­re con il jazz, due del­le sue gran­di pas­sio­ni. In ef­fet­ti il con­cer­to che li ve­drà as­sie­me sul pal­co­sce­ni­co del­l’An­fi­tea­tro Co­mu­na­le di Zaf­fe­ra­na Et­nea sa­ba­to 5 ago­sto (ore 21) si pre­fi­gu­ra come un even­to uni­co, in cui i tre mu­si­ci­sti ri­per­cor­re­ran­no le tap­pe sa­lien­ti del can­tau­to­ra­to ita­lia­no: da Bin­di a Ten­co, da Ser­gio En­dri­go a Lau­zi pas­san­do per Her­bert Pa­ga­ni. Ad af­fian­ca­re Ser­gio Cam­ma­rie­re sarà inol­tre la band for­ma­ta da Ame­deo Aria­no (bat­te­ria), Luca Bul­ga­rel­li (con­trab­bas­so), Bru­no Mar­coz­zi (per­cus­sio­ni) e Da­nie­le Tit­ta­rel­li (sax).

Par­lia­mo di que­sto nuo­vo pro­get­to: cosa si­gni­fi­ca per lei con­di­vi­de­re il pal­co con Gino Pao­li e Da­ni­lo Rea?
«È puro di­ver­ti­men­to. L’ap­proc­cio è mol­to jaz­zi­sti­co: non ab­bia­mo mai fat­to una pro­va, ci li­mi­tia­mo a sce­glie­re nei ca­me­ri­ni i pez­zi che ab­bia­mo vo­glia di suo­na­re. In al­cu­ni casi non de­ci­dia­mo nem­me­no le to­na­li­tà. Del re­sto ho a che fare con due gran­di mu­si­ci­sti: lo sti­le pia­ni­sti­co di Da­ni­lo è in­con­fon­di­bi­le, Gino Pao­li in­ve­ce è il ca­po­sti­pi­te, il più gran­de can­tau­to­re ita­lia­no. Gran par­te del suo re­per­to­rio ha ispi­ra­to noi can­tau­to­ri di un’al­tra ge­ne­ra­zio­ne».

Ser­gio Cam­ma­rie­re, Gino Pao­li e Da­ni­lo Rea

Nel 1993 lei can­ta­va «Can­tau­to­re pic­co­li­no con­fron­ta­to a Pao­li Gino». Com’è nato quel bra­no?
«È sta­to un di­ver­tis­se­ment. Ri­cor­do che un po­me­rig­gio Ro­ber­to Kun­stler – can­tau­to­re col qua­le con­di­vi­do il mio per­cor­so ar­ti­sti­co da ven­ti­cin­que anni – tirò fuo­ri un fo­gliet­to in cui elen­ca­va can­tau­to­ri ita­lia­ni come Bru­no Lau­zi, Ser­gio En­dri­go e Um­ber­to Bin­di, mol­ti dei qua­li era­no miei ami­ci, so­prat­tut­to Lau­zi. Gino Pao­li al­l’e­po­ca van­ta­va già una car­rie­ra tren­ten­na­le ed era al­l’a­pi­ce del suo suc­ces­so, per cui era nor­ma­le che io al con­fron­to mi de­fi­nis­si un can­tau­to­re pic­co­li­no».

Che rap­por­to ave­va­te al­l’e­po­ca?
«Ho co­no­sciu­to Gino al pre­mio Ten­co in oc­ca­sio­ne di un omag­gio a Ser­gio En­dri­go, che al­lo­ra era an­co­ra vi­ven­te. Era un mo­men­to fe­li­ce per la can­zo­ne d’au­to­re ita­lia­na. Poi lo in­con­trai nuo­va­men­te sul pal­co nel 2006, quan­do dopo la scom­par­sa di Ser­gio fum­mo in­vi­ta­ti en­tram­bi a pren­de­re par­te a un con­cer­to-tri­bu­to or­ga­niz­za­to da Ser­gio Bar­dot­ti. In quel­la oc­ca­sio­ne lui can­tò tre bra­ni, e io feci lo stes­so. Tra que­sti pez­zi c’e­ra una can­zo­ne scrit­ta da En­dri­go as­sie­me a Vi­ni­cius de Mo­raes che ho in­ci­so nel mio ul­ti­mo al­bum».

Il suo nuo­vo di­sco con­tie­ne an­che un ine­di­to scrit­to a quat­tro mani pro­prio con Gino Pao­li. Com’è nata Cy­ra­no? E come si re­la­zio­na al re­sto del suo nuo­vo di­sco, Io?
«Da tem­po ave­vo il de­si­de­rio di la­vo­ra­re a un pez­zo as­sie­me a lui. Gli man­dai al­cu­ni pro­vi­ni stru­men­ta­li e lui ne scel­se uno, su cui poi scris­se il te­sto. La sto­ria di Cy­ra­no de Ber­ge­rac la co­no­scia­mo tut­ti, in que­sto sen­so la can­zo­ne è una spe­cie di con­fron­to tra pa­dre e fi­glio. È un bra­no cui ten­go mol­to, con­te­stua­liz­za­to in un di­sco im­por­tan­te al­l’in­ter­no del qua­le ri­per­cor­ro i miei suc­ces­si in una nuo­va ve­ste, sup­por­ta­to dal­la mia band e dal­l’or­che­stra che con­fe­ri­sce al tut­to un co­lo­re par­ti­co­la­re».

 

 

Come sta la can­zo­ne d’au­to­re oggi?
«Cre­do che ogni espe­rien­za sia ba­sa­ta sul­l’a­scol­to del pros­si­mo, sia nel­la vita sia in mu­si­ca. Du­ran­te l’a­do­le­scen­za mi pia­ce­va mol­tis­si­mo ascol­ta­re Fa­bri­zio De An­dré, Fran­ce­sco Guc­ci­ni, Fran­ce­sco De Gre­go­ri. La mia ge­ne­ra­zio­ne suo­na­va le loro can­zo­ni con le chi­tar­re a scuo­la ed era­va­mo per­va­si da que­sti en­de­ca­sil­la­bi me­ra­vi­glio­si. Pro­ba­bil­men­te i gio­va­ni di oggi, in que­sto sen­so, han­no meno ri­fe­ri­men­ti».

Cosa si può fare per far fron­te a que­sta man­can­za?
«Cre­do che la can­zo­ne d’au­to­re ri­man­ga viva solo se ri­let­ta e ri­scrit­ta in ogni mo­men­to. Mi spie­go me­glio: du­ran­te i miei con­cer­ti suo­nia­mo sem­pre le stes­se can­zo­ni, ma le ap­proc­cia­mo sem­pre in ma­nie­ra di­ver­sa. È come se l’ar­ran­gia­men­to na­sces­se nel mo­men­to in cui ese­guia­mo il pez­zo, solo così un bra­no può di­ven­ta­re dav­ve­ro un ever­green».

Sergio Cammariere 
foto Manuela Kalì

L’i­dea è quin­di quel­la di trat­ta­re le can­zo­ni come fos­se­ro de­gli stan­dard jazz?
«In un cer­to sen­so sì. Del re­sto que­sta è an­che la nuo­va ten­den­za che c’è a New York: oggi an­che i gran­di jaz­zi­sti pre­fe­ri­sco­no suo­na­re le can­zo­ni dei can­tau­to­ri al po­sto de­gli stan­dard di Cole Por­ter, Tony Ben­nett o Frank Si­na­tra. Her­bie Han­cock, che è sem­pre sta­to uno spe­ri­men­ta­to­re, sta la­vo­ran­do mol­to in que­sta di­re­zio­ne e pro­po­ne spes­so bra­ni di can­tau­to­ri, an­che più gio­va­ni di me».

Ha no­mi­na­to Her­bie Han­cock. Chi sono i suoi ri­fe­ri­men­ti jaz­zi­sti­ci?
«Sono mol­ti, an­che se non tut­ti noti. Ad esem­pio Um­ber­to Ce­sa­ri, un pia­ni­sta ita­lia­no mol­to at­ti­vo ne­gli anni ’50 che ebbi modo di co­no­sce­re alla fine del mil­len­nio. Tra i miei ascol­ti pre­fe­ri­ti poi ci sono Mi­les Da­vis, John Col­tra­ne e Bill Evans».

E Kei­th Jar­rett? Com’è nata l’i­dea di in­ci­de­re My Song?
«Ama­vo mol­to il di­sco che in­ci­se con Jan Gar­ba­reck e mi era ve­nu­ta vo­glia di fare una ver­sio­ne solo pia­no, che di­ven­ne l’in­tro di tut­ti i miei con­cer­ti nel 2003. Die­ci anni dopo la in­ci­si nel mio di­sco Can­tau­to­re pic­co­li­no».

Ol­tre al jazz nel­la sua mu­si­ca fan­no ca­po­li­no tan­te al­tre in­fluen­ze, come quel­le la­ti­noa­me­ri­ca­ne. Come le con­ci­lia con la tra­di­zio­ne can­tau­to­ra­le ita­lia­na?
«Tra l’88 e l’89 ho avu­to la for­tu­na di vi­ve­re una par­te del­la mia vita a Rio De Ja­nei­ro, dove ho avu­to modo d’in­con­tra­re tan­ti mu­si­ci­sti e as­sor­bi­re quel­le vi­bra­zio­ni. Ho sem­pre ama­to la bos­sa nova, che con­ti­nuo a can­ta­re, ad esem­pio nel nuo­vo di­sco ab­bia­mo in­ci­so Con te o sen­za te as­sie­me a Chia­ra Ci­vel­lo. In ge­ne­ra­le, co­mun­que, sono sem­pre aper­to a nuo­ve cul­tu­re: i miei viag­gi, da Cuba al­l’A­fri­ca, mi han­no sem­pre ispi­ra­to».

 

 

An­che la Si­ci­lia rien­tra tra que­sti luo­ghi d’i­spi­ra­zio­ne?
«In Si­ci­lia ven­go tut­ti gli anni e ci tor­no sem­pre vo­len­tie­ri per­ché pen­so che sia una ter­ra mol­to bel­la. Mi sono fer­ma­to mol­to tem­po alle Eo­lie, va­gan­do da iso­let­ta a iso­let­ta, sono fon­ti d’i­spi­ra­zio­ne mi­to­lo­gi­ca».

A pro­po­si­to di miti, pos­sia­mo dire che que­sti sia­no una co­stan­te nel­la sua pro­du­zio­ne ar­ti­sti­ca?
«Sen­za dub­bio. Dal­la pace del mare lon­ta­no, che è di­ve­nu­ta una del­le can­zo­ni ma­ni­fe­sto del­la mia col­la­bo­ra­zio­ne con Ro­ber­to Kun­stler, vie­ne dal­la sto­ria mi­to­lo­gi­ca di Itti e Se­nia rac­con­ta­ta ne “I fi­gli del mare”, una poe­sia scrit­ta a ini­zio no­ve­cen­to dal fi­lo­so­fo go­ri­zia­no Car­lo Mi­chel­staed­ter. Il bra­no è una sor­ta di “tra­du­zio­ne” del te­sto poe­ti­co».

Che pro­get­ti ha in can­tie­re per il fu­tu­ro?
«En­tro la fine del­l’an­no usci­rà il mio pri­mo di­sco di pia­no solo, una scom­mes­sa che ave­vo in men­te da tem­po e che in qual­che modo era già sta­ta an­ti­ci­pa­ta da un bra­no, Sila, con­te­nu­to nel mio ul­ti­mo al­bum. Al­l’in­ter­no ci sa­ran­no com­po­si­zio­ni che ave­vo rea­liz­za­to per il ci­ne­ma e al­tri ine­di­ti».

 

 
 
 

74. Mostra del Cinema di Venezia, dalla realtà virtuale alle star in arrivo: il programma completo da ciak

Post n°13924 pubblicato il 02 Agosto 2017 da Ladridicinema
 

image: http://www.ciakmagazine.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-27-alle-12.07.43.png

74. Mostra del Cinema di Venezia, dalla realtà virtuale alle star in arrivo: il programma completo


Il concorso pullula di grandi nomi, con i nuovi film di Clooney (Suburbicon), Guillermo Del Toro (The Shape of Water), Darren Aronofsky (Mother), Alexander Payne (Downsizing). Ma la novità principale dell’edizione è il Venice Virtual Reality, nuovo concorso dedicato alla realtà virtuale“che probabilmente non sarà il futuro del cinema”, ha detto Alberto Barbera, “ma s’imporrà visti i grandi investimenti che l’industria culturale sta facendo in questo settore. È un ambito di ricerca interessante e frequentato da moltissimi cineasti che, pur continuando a fare cinema in senso tradizionale, sono curiosi di sperimentare le sue nuove potenzialità”: come Laurie Anderson e Tsai Ming-liang. I film di VR saranno “di tre tipologie diverse: una all’interno di un teatro più o meno tradizionale, con sedie girevoli visore Gear Samsung per i cortometraggi. Poi ci saranno 5 postazioni stand up in cui la gente, utilizzando la tecnologia Vibe, potrà vedere prodotti più elaborati, e infine una modalità ancora più complessa e interattiva, 6 installazioni nelle quali lo spettatore è costretto ad interagire con quanto i creatori hanno predisposto per lui”.

La 74. edizione è particolarmente ricca di cinema italiano: “Quest’anno i film italiani sono tanti e la qualità molto alta”, dice Barbera. “I grandi autori, da Sorrentino a Garrone, da Bellocchio a Moretti, sono ancora al lavoro”, ha proseguito il direttore. “Ma quest’anno oltre a Virzì ci sono tanti esordi interessanti che escono dagli schemi abituali. Per noi, quasi una “nouvelle vague” del cinema italiano.

Tra i titoli italiani vedremo il nuovo film di Paolo Virzì, The Leisure Seeker, Brutti e cattivi di Cosimo Gomez con Claudio Santamaria, Marco D’Amore, Sara Serraiocco. Gatta Cenerentola animazione Alessandro Rak, La vita in comune di Edoardo Winspeare, Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini, Hannah di Andrea Pallaoro, Una famiglia di Sebastiano Riso.

Non mancano gli scandali annunciati: il documentario Caniba sulla vera vicenda di cronaca di un giapponese che uccise e mangiò la fidanzata belga, e che racconta in prima persona quei fatti agghiaccianti, e Brawl in Cell Block 99“due ore di violenza allo stato puro, un film di genere puro”. 

74. MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: TUTTI I FILM IN PROGRAMMA

– Human Flow di Ai Weiwei

– Mother! di Darren Aronofsky

– Suburbicon di George Clooney

– The Shape of Water di Guillermo Del Toro

– L’insulte di Ziad Doueri

– La Villa di Robert Guediguian

– Lean On Pete di Andrew Haigh

– Mektoub, My Love: Canto Uno di Kechiche

– The Third Murder di Hirokazu Koreeda

– Jusqu’a La Garde di Xavier Legrand

– Ammore e Malavita dei Manetti Brothers

– Foxtrot di Samuel Maoz

– Three Billboard Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

– Hannah di Andrea Pallaoro

– Downsizing di Alexander Payne

– Jia Nian Hua di Vivian QU

– Una famiglia di Sebastiano Riso

– First Reformed di Paul Schrader

– Sweet Country di Warwick Thornton

– The Leisure Seeker di Paolo Virzì

– Ex Libris – The New York Public Library di Frederick Wiseman

ORIZZONTI

– Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli

– Disappearance di Ali Asgari

– Espèces Menacées di Gilles Bourdos

– Les Bienheureux di Sofia Djama

– The Rape of Recy Taylor di Nancy Buirsky

– Caniba di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel

– Marvin di Anne Fontaine

– Invisible di Pablo Giorgelli

– Brutti e cattivi di Cosimo Gomez

– The Cousin di Tzahi Grad

– The Testament di Amichai Greenberg

– La Nuit Ou J’ai Nagé di Damien Manivel e Igarashi Kohei

– No Date, No Signature di Vahid Jalilvand

– Los versos del olvido di Alireza Khatami

– Krieg di Rick Ostermann

– West of Sunshine di Jason Raftopoulos

– Gatta Cenerentola di Alessandro Rak

– Under the Tree di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson

– La vita comune di Edoardo Winspeare

FUORI CONCORSO (fiction)

– Casa d’altri di Gianni Amelio (cortometraggio)

– Thriller in 3D di John Landis e Michael Jackson

– Our Souls at Night di Ritesh Batra

– Il signor Rotpeter di Antonietta De Lillo

– Vittoria e Abdul di Stephen Frears

– La Mélodie di Rachid Hami

– Outrage Coda di Takeshi Kitano (film di chiusura)

– Loving Pablo di Fernando Léon de Aranoa

– Zama

– La Fidèle di Michael R. Roskam

– Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini

– Brawl in Cell Block 99 di Craig Zahler

– Diva! di Francesco Patierno

FUORI CONCORSO (documentari)

– Cuba and the Cameraman di Jon Alpert

– My Generation di David Batty

– Piazza Vittorio di Abel Ferrara

The Devil and Father Amorth di William Friedkin

This Is Congo di Daniel McCabe

Wormwood (serie Netflix) di Errol Morris

CINEMA nel GIARDINO

– Suburra – La serie (primi due episodi)

– Manuel di Dario Albertini

– Controfigura di Ra Di Martino

– Woodshock di Kate e Laura Mulleavy

– Tuers di Francois Troukens e Jean-Francois Hensgens

– Nato a Casal Di Principe di Bruno Oliviero

PROIEZIONI SPECIALI

– La lunga strada del ritorno di Alessandro Blasetti

– Barbiana ’65 – La lezione di Don Milani di Alessandro G.A. D’Alessandro

– Lievito madre – Le ragazze del secolo scorso


Read more at http://www.ciakmagazine.it/74-mostra-del-cinema-venezia-dalla-realta-virtuale-alle-star-arrivo-programma-completo/#UuJaFIBT065LE1xl.99

 
 
 

Si chiude la stagione cinematografica, La bella e la bestia è primo con 20,4 milioni

Post n°13923 pubblicato il 31 Luglio 2017 da Ladridicinema
 

Con il weekend appena trascorso (facilmente vinto da Spider-Man: Homecoming) (guarda la video recensione) si è chiusa ufficialmente la stagione cinematografica 2016/2017, che purtroppo ha fatto segnare clamorosi passi indietro rispetto a quella precedente che, come peraltro sospettavamo, è stata la classica "eccezione alla regola". Tre i trend di quest'anno: scarsi incassi generalizzati, débâcle assoluta del cinema italiano, strategie promozionali di dubbia efficacia. Quanto agli incassi vince La bella e la bestia (guarda la video recensione) con 20,4 milioni, una cifra che l'anno scorso avrebbe portato il film Disney solo al quinto posto. Disney occupa anche il secondo posto con Alla ricerca di Dory, con 15,1 milioni, mentre completa il podio Animali fantastici e dove trovarli di Warner che supera di un soffio Cinquanta sfumature di nero (14,8 milioni contro 14,6). Disney piazza altri due film in top ten: Oceania, sesto con 14,3 milioni e Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar (guarda la video recensione), nono con 12,3 e unico film "recente" in classifica. Warner ha altri due film in top ten (Inferno e Suicide Squad), così come Universal (Fast & Furious 8 e Pets - Vita da animali). Da notare la classifica cortissima con nove film per soli 3 milioni di euro. 
Disastro Italia: per la prima volta da sempre il nostro paese non porta alcun film in top ten, visto che il migliore, L'ora legale con Ficarra & Picone, si ferma a 10,8 milioni di euro, cifra insufficiente per scalzare Suicide Squaddal decimo posto con 12 milioni esatti. Delude anche Siani, che porta a casa 10 milioni con Mister Felicità. Scomparsi i "cinepanettoni", mancano all'appello anche i film "medi" ma di grande qualità come Lo chiamavano Jeeg RobotVeloce come il vento o La pazza gioia. Assente un "fenomeno" come Perfetti sconosciuti e ovviamente non si può chiedere a Zalone di fare un film all'anno...
Ultima chiosa per il famigerato Cinema2Day che, partito con le miglior intenzioni, ha finito per ritorcersi contro gli esercenti che hanno visto i pienoni solo durante l'iniziativa e mai dopo la fine della stessa. Da dimenticare poi l'estate italiana, dove (altro record negativo) giusto la settimana scorsa non ci sono state nemmeno nuove uscite visti gli incassi ridicoli portati a casa dai film attualmente in distribuzione. Insomma, peggio di così non si poteva fare, non resta che aspettare la nuova stagione, che peraltro impiegherà un bel po' a "carburare" visto che i primi grossi film (Cattivissimo me 3 (guarda la video recensione), DunkirkCars 3 e tutti i ritardatari americani, in uscita solo da fine agosto in poi). L'estate italiana non è una stagione per cinefili... 

 
 
 
 
 

Box Office, Spider-Man vince il weekend

Post n°13921 pubblicato il 26 Luglio 2017 da Ladridicinema
 

Spider-Man: Homecoming (guarda la video recensione) vince il weekend con più di mezzo milione di euro, cifra che porta il suo totale a 6,3 milioni di euro davanti a The War - Il pianeta delle scimmie (guarda la video recensione) che passa a quota 2 milioni complessivi. Tra le new entry vanno discretamente Prima di domani, che chiude a oltre 300mila euro e USS Indianapolis, staccato di pochissimo. 
Briciole per tutti gli altri film in classifica: se la cava ancora decentemente Transformers - L'ultimo cavaliere (guarda la video recensione), mentre finiscono sotto i 100mila euro Wish UponBlack Butterfly2.22 - Il destino è già scritto (guarda la video recensione) e la coppia di blockbuster La mummia (guarda la video recensione) e Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar (guarda la video recensione), unico film uscito nell'ultimo trimestre capace di entrare nella top ten annuale. È più di un mese che nessun film italiano riesce ad entrare in classifica, un altro record negativo che si aggiunge all'assenza di titoli nostrani nella top ten assoluta, evento mai visto nella storia del cinema italiano. L'unico film in uscita questa settimana e che chiuderà quindi la stagione 2016/2017 è Crazy Night - Festa col morto (nomen omen, verrebbe da dire), con Scarlett Johansson, che in America si è rivelato un flop. Il box office dovrebbe restare quiescente fino alla fine di agosto, quando arriveranno in sala, con enorme ritardo rispetto al resto del mondo Cattivissimo me 3 e Dunkirk, visto che sarà difficile che i vari Annabelle 2: CreationLa torre neraCasa Casinò e Monolith siano in grado di generare incassi rilevanti. 

 
 
 

Film nelle sale da oggi

Post n°13920 pubblicato il 20 Luglio 2017 da Ladridicinema
 

 
 
 
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