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Creato da Pars1fal il 14/12/2005

Cinerama

Live free or die

 

 

Il triangolo di Garrone, tra "Psicho" e realtà

Post n°134 pubblicato il 15 Febbraio 2006 da Pars1fal
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"L'imbalsamatore", Italia 2002, di Matteo Garrone, con Ernesto Mahieux, Valerio Foglia, Elisabetta Rocchetti.

Peppino Profeta, un cinquantenne tassidermista, incontra il giovane Valerio e lo assume come aiutante nel suo laboratorio. L'incontro con Deborah renderà instabile il precario equilibrio tra i due.

Ispirato da un fatto vero accaduto a Roma, "il nanetto della stazione Termini", il film, già dal titolo, mi aveva fatto immaginare atmosfere alla Hitchcock, in particolar modo riferite a "Psicho". Senza la presunzione di paragonare le due opere, alcuni elementi sono ricorrenti. Il titolo, dicevo, rimanda a Norman Bates, anch'esso tassidermista, ed alle sue vertiginose ossessioni di natura sessuale. Facile così rivederlo in Peppino, ai problemi dovuti alla sua bassa statura, all'ambiguità repressa del suo essere, al mal'affare che si ripropone come una spada di damocle sulla sua testa. Se la storia procede, passando dal mare alla nebbia grigia di Cremona, pesante fardello di un mistero che non si vuole svelare, il finale inverte i ruoli, vediamo l'auto affondare, lentamente, ma al suo interno, questa volta, c'è Norman.

Le musiche della banda Osiris accentuano queste mie sensazioni, presenti nei momenti culminanti e presenti nel loro essere assente, come fossero un preludio alla tempesta. Il film si basa molto su concetti sfumati, appena accennati ma molto affilati. Intuiamo un rapporto omosessuale tra Peppino e Valerio, ma non abbiamo la certezza (sinceramente neanche alla fine) se questo sia realmente avvenuto. Tutto ciò contribuisce ancora maggiormente ad aumentare l'isolamento del pubblico, che non si identifica ma che vaga alla ricerca di un senso tra delirio e senso di colpa. Se l'interpretazione di Mahieux è eccellente, nella sua inquietudine e nel suo morboso attaccamente ad un rapporto "border line", Foglia e la Rocchetti, pessimi, ci ricordano che siamo di fronte ad un film italiano, ad una provincialità che molti registi italiani faticano a togliersi di torno, nonostante, come in questo caso, le qualità siano enormi.

 
 
 

Il teatro al cinema

Post n°128 pubblicato il 13 Febbraio 2006 da Pars1fal
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"The Libertine", Gb 2005, di Laurence Dunmore, con Johnny Depp, John Malkovich, Samantha Morton.

Carlo II vorrebbe che fosse ciò che Shakspeare è stato per la regina Elisabetta, il conte di Rochester vivrà irreparabilmente secondo se stesso.

"The Libertine" si apre con un avvertimento, "non vi piacerò". Ma si sa, la testardaggine è d'obbligo e allora si inizia a "scavare", anche se, devo ammettere, molti/e over 50 hanno lasciato la sala alla fine del primo tempo. Forse (certamente) per troppa volgarità? la volgarità è talmente abusata che sembra futile e sciocco pensare che possa accompagnarsi all'arte? Le oscenità fungono da spessore superficiale ma l'arte davvero non è pura e casta, "Amadeus"(1984) ne è stato un celebre esempio cinematografico. I poeti sono veggenti, sono i cantori della realtà che ci circonda. John Wilmot, come una regale spugna, assorbiva la decadenza del regno di Carlo II, facendosi specchio della depravazione, immolandosi al suo cospetto, suddito integerrimo. Non fu lui o la sua arte ad essere osannata, ma il suo alcolismo, la sua codardia, la sua fama di conquistatore. Della sua malattia poco interessa a Londra, ma la sua vita dissipata è il capolavoro sublime per la massa corrotta dal vizio.

La regia di Dunmore ci trasporta in un cinema "di recitazione", dove dialoghi e movimenti sono di possente natura (nonostante il doppiaggio...), dove la notte sovrasta la luce, fioca come le candele del palcoscenico. Le inquadrature sono lievemente instabili mentre i primi piani sono dosati in maniera adeguata, senza annoiare. Ho apprezzato molto l'uso della sfocatura, sia in movimento sia tra personaggi in primo e in secondo piano, a manifestare il centro dell'attenzione. Johnny Depp, nonostante un inizio da "macchietta" acquista spessore "atto" dopo "atto", donandoci un'altra interpretazione emotivamente coinvolgente. Ma è l'interpretazione nello specifico ad essere protagonista della pellicola, indistintamente dagli attori, come se davvero il teatro avesse traslato il suo stile nella celluloide, plasmando la nostra visione verso un tagliente piacere irrequieto.

Alcune curiosità: la censura ha ritardato notevolmente l'uscita del film, terminato nel 2004. Alcune scene sono state eliminate o addolcite, un bacio sfuggente tra Depp e Malkovich, la passione tra il conte e la sua attrice "fatale".



 
 
 

Edipo nella tela del ragno

Post n°125 pubblicato il 09 Febbraio 2006 da Pars1fal
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"Spider", Gb, Fr, Canada 2002, di David Cronenberg, con Ralph Fiennes, Miranda Richardson, Gabriel Byrne.

Dennis, soprannominato "Spider", vede il padre uccidere sua madre preferendole una prostituta. Questo evento segnerà profondamente la sua psiche.

In questo viaggio temporale (e non solo) tra la Londra degli anni '60 e quella degli anni '80, Cronenberg ci accompagna nei meandri più oscuri della psiche umana, nel profondo ed intenso cammino del ricordo e della memoria. Spider, appena uscito dal manicomio, va ad alloggiare in una pensione, struttura per il reinserimento nella società. Con se porta la sua valigia, ovvero l'unica eredità tangibile del suo passato. Il suo obiettivo, vagando nei luoghi della sua infanzia, è capire cosa lo abbia gettato nel baratro della pazzia, dopo la morte della madre che così tanto amava e si prendeva cura di lui. Ricostruire il puzzle correndo il rischio che i pezzi possano non coincidere, annidiando i suoi pensieri in un improponibile diario. Un vetro frantumato è la sottile distanza che lo separa dallo sprofondare, vittima di un complesso edipico che lentamente stringe la sua morsa. Come quando era piccolo, a poco a poco ricrea il suo habitat, la ragnatela che lo imprigiona donandogli consapevolezza, nonostante sia come una mosca in attesa di essere divorata dal ragno della sua malattia. "Spider" è un film altamente soggettivo, lo spettatore viene spinto ad immedesimarsi con il personaggio principale, ed insieme a lui rivive e scopre ogni tassello sepolto dalla sua mente, senza godere di favoritismi.

La regia di Cronenberg è impeccabile quanto morbosa, ogni scena è studiata nel minimo particolare, rafforzando il senso di inquietudine e di smarrimento angosciante che percorre la trama. A questo proposito, molto importante ed incisiva riguardo alla drammaticità è la fotografia di Peter Suschitzky. Ralph Fiennes, che nello stesso anno ha girato "Red Dragon", e Miranda Richardson offrono al pubblico interpretazioni di alto profilo emotivo.


a history of violence


 
 
 

Non rubare...se non è strettamente necessario...

Post n°116 pubblicato il 05 Febbraio 2006 da Pars1fal
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"Dick & Jane, operazione furto", "Fun with Dick & Jane", Usa 2005, di Dean Parisot, con Jim Carrey, Tea Leoni, Alec Baldwin

Dick e Jane conducono una vita adagiata, con auto di lusso, una bella casa e una jakuzi in costruzione. Ma la vita è piena di sorprese, anche quando credi di essere in procinto di agguantare l'apice del successo.

Non una commedia memorabile ma ottima per una serata in compagnia. Se la trama è la regia perdono di mordente, ecco pronto, come sempre, il talento di Jim Carrey a risollevare la situazione. Ulteriori commenti su di lui mi sembrano inutili, mi piacerebbe però rivederlo protagonista di film del calibro in "The Truman show" (1998) e "Man on the moon" (1999). Tea Leoni si dimostra una buona spalla, anche se abbastanza sacrificata, mentre Alec Baldwin, ancora "boss" dopo "Elisabethtown" (2005), è poco convincente e molto ripetitivo. Da morire il travestimento per una delle rapine della coppia: Jim vestito da Cher e Tea da Sonny Bono (vedi foto).

 
 
 

Buon fine settimana!

Post n°115 pubblicato il 04 Febbraio 2006 da Pars1fal
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Vi auguro di passare uno stupendo ed intenso fine settimana!!! Se volete divertirvi vi lascio questo giochino...

Il mostro.
Indovina chi sono i tre attori che compongono il viso del mostro.

SOLUZIONE DEL GIOCO:
fronte: David Strathairn - Good Night & good luck
occhi: Joaquin Phoenix - Quando l'amore brucia l'anima
bocca: Philip Seymour Hoffman - Truman Capote

complimenti a: duffogrup

classifica aggiornata:
davide19581 - 40 pt
duffogrup - 30 pt
bagigia_72 - 10 pt

buona domenica


 
 
 

Alcune riflessioni su "Munich"...

Post n°114 pubblicato il 04 Febbraio 2006 da Pars1fal
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Come era prevedibile data l'importanza e la delicatezza del tema toccato, il film di Spielberg ha generato reazioni differenti nelle aree del globo in cui è stato proiettato. Giudicato "profondamente antisionista", di essere "storicamente improbabile" ma anche "un immenso capolavoro", la pellicola ha raggiunto il suo scopo di comunicare emozioni, seppur contrastanti. Da qui la scelta del regista di non adottare l'usuale sovraesposizione mediatica, precedente all'uscita, per permettere al film di essere pienamente protagonista esclusivamente durante la proiezione. Spielberg, accusato di fare "lo struzzo", definisce il suo film come "una preghiera per la pace contro l'intransigenza", vera colpevole della sconfitta della ragione, considerandosi molto soddisfatto in quanto il film non demonizza né la parte israeliana né quella palestinese. Per far ciò bisogna rischiare, ed il rischio maggiore è l'eccessivo buonismo del "politicamente corretto", difetto maggiore del film rispetto ai "fatti storici". Risulta però difficile pensare ad una diversa alternativa per riuscire nell'intento di trasmettere l'importante ed irrinunciabile messaggio dell'inutilità universale della vendetta.

leggi alcune critiche:
il foglio
Mereghetti
Charles Krauthammer

post collegati:
il film
Golda Meir


 
 
 

River & Kurt, nel ricordo di Michael Stipe

Post n°113 pubblicato il 04 Febbraio 2006 da Pars1fal
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da "Monster" (1994) dei "R.E.M.", "Let me in"...

Yeah, all the stars drip down like butter,
promises are sweet
we old out our pans, lift our hands to catch them
we eat them up, drink them up, up, up, up
hey, let me in
hey, let me in
I only wish that I could hear you whisper down,
mr fisherman, to a less peculiar ground
he gathered up his loved ones and he brought them all around
to say, goodbay, nice try
hey, let me in
hey, let me in
I had a mind to try to stop you. Let me in, let me in
I've got tar on my feet and I can't see
all the birds look down and laugh at me
clumsy, crawling out of my skin
hey, let me in, yeah, yeah, yeah
hey, let me in, yeah, yeah, yeah
hey, let me in...

Carissimo amico di Michael Stipe, di Johnny Depp (straordinaria la loro somiglianza) e di Flea dei "Red Hot Chili Peppers" (a lui è dedicata "Trascending" nell'album "One Hot Minute" (1995), River Phoenix muore il 31 ottobre 1993 all'età di 23 anni.

 
 
 

Da avvocatessa ad infermiera, una nuova Calista.

Post n°112 pubblicato il 03 Febbraio 2006 da Pars1fal
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Si lo ammetto, arrivati all'ultima puntata di "Ally McBeal" io ero tra quelli che una lacrimuccia l'hanno versata, un pò perchè terminava un'altra "serie" televisiva tra quelle che ho più apprezzato, un pò perchè mi chiedevo che fine avrebbe fatto Calista Flockhart. La compagna di Harrison Ford si lancia così in "Fragile", un film dal filone decisamente diverso dalle atmosfere comico-grottesce del suo studio legale, interpretando Amy, un'infermiera appena trasferitasi da Londra. Al terzo piano di un inquietante ospedale, piano dell'edificio chiuso da trent'anni, pare aggirarsi una misteriosa presenza definita dai bambini "la ragazza meccanica". Se la trama non è chi mi attiri molto, devo dire che il trailer mi ha davvero incuriosito. Appuntamento in sala, dunque, per scoprire questo thriller-horror made in Spain.

 
 
 

OSCAR 2006: TROVA L'ERRORE

Post n°110 pubblicato il 03 Febbraio 2006 da Pars1fal
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Un nuovo gioco, trova l'errore:

Philippe Seymour Hoffman - Truman capote
Terrence Howard - Hustle & Flow
Heath Ledger - I segreti di Brokeback mountain
Joaquin Phoenix - Quando l'amore brucia l'anima
David Strathairn - Good night & good luck

Trovato?

No, non è un gioco ma l'ennesimo errore dell'Accademy. Nella lista manca Johnny Depp, misteriosamente ignorato dopo l'ennesima e straordinaria prova interpretativa ne "La fabbrica di cioccolato". Ai posteri l'ardua sentenza. Non mi resta che fare il tifo per Joaquin Phoenix, ma, con l'aria che tira, "Brokeback mountain" (mai titolo più evocativo...) farà incetta di statuette...

 
 
 

FILM IN USCITA FEBBRAIO 2006

Post n°109 pubblicato il 31 Gennaio 2006 da Pars1fal
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Ecco alcune delle uscite di febbraio:

3 febbraio
La cura del gorilla - commedia
Battaglia nel cielo - drammatico, erotico
The door in the floor - drammatico
Fragile - thriller, horror
Orgoglio e pregiudizio - drammatico
Per sesso o per amore? - commedia, drammatico
Persona non grata - drammatico

10 febbraio
Cacciatore di teste - drammatico
In un altro paese - documentario
 The libertine - drammatico, commedia, erotico
North Country - Storia di Josey - drammatico
Le tre sepolture - drammatico
Underworld - Evolution - fantastico

17 febbraio
Casanova - commedia
The best man - commedia
Jarhead - drammatico
Quando l'amore brucia l'anima - Walk the line - dramma

24 febbraio
Aeon Flux - azione fantascienza
  Hostel- horror
Mater natura - commedia
Syriana - thriller

N.B. le date posso differire da sala a sala.

 
 
 

Marisa Tomei.

Post n°108 pubblicato il 31 Gennaio 2006 da Pars1fal
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nata a New York (Usa) il 4 dicembre 1964.

Può un premio oscar rientrare nella categoria degli illustri sconosciuti? Marisa Tomei, oscar come attrice non protagonista nel 1992 per "Mio cugino Vincenzo" con Joe Pesci, non è riuscita nel "salto di qualità" ed rimasta nel limbo delle "quasi celebrità" ovviamente a livello intenazionale. Tra i suoi film: "Oscar, un fidanzato per due figlie" (1991) con Sylvester Stallone; "Qualcuno d'amare" (1993), primo ruolo da protagonista; "Cronisti d'assalto" (1994) di Ron Howard; "The watcher" (2000); "What women want" (200); "Terapia d'urto" (2003); "Alfie" (2004). Da poco in "sala" con "Factotum", insieme a Matt Dillon.

 
 
 

Per saperne di più...

Post n°107 pubblicato il 31 Gennaio 2006 da Pars1fal
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"La vendetta di Golda". Ieri sera Giovanni Minoli ha dedicato "La storia siamo noi" ai tragici fatti di Monaco 1972, intrecciando le immagini di "Munich" a testimonianze ad alcuni dei veri protagonisti di quegli accadimenti. Vi consiglio di rimediare la registrazione per capire meglio quando e dove il romanzo, la cinematografia sovrastano la storia, in modo tale che i messaggi del regista possano poi risultare più chiari, avendo un'idea più completa, riguardo al film.

(nella foto: Golda Meir, primo ministro laburista israeliano dal 1969 al 1974, in visita ad un Kibbutz)

 
 
 

Operazione "Ira di Dio".

Post n°106 pubblicato il 30 Gennaio 2006 da Pars1fal
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"Munich", Usa 2005, di Steven Spielberg, con Eric Bana, Daniel Craig, Mathieu Kassovitz, Hans Zischler.

1972. Il gruppo terroristico "Settembre nero" si introduce nel villaggio olimpico di Monaco, uccidendo 11 atleti israeliani. Golda Meir ed il Mossad incaricano gruppi di uomini di eliminare segretamente i mandanti dell'attentato. Scatta l'operazione israeliana "ira di Dio".

La trama del film è incentrata sugli avvenimenti successivi alla strage dei terroristi palestinesi alle olimpiadi di Monaco, nel 1972. Precisamente, attraverso il punto di vista del protagonista, Avner (un eccellente Eric Bana), agente incaricato di guidare la spedizione punitiva in europa. Ma gli aspetti più rilevanti di questo film, tecnicamente e stilisticamente ai livelli di "Schindler's list" (1993), sono i messaggi che Spielberg, regista di religione ebraica, comunica attraverso la sua opera.

Non si schiera Spielberg, o meglio sceglie una terza strada, una strada che non porti alla vendetta ma che comunichi la tolleranza reciproca come unica soluzione al vivere ancora tra le macerie di una guerra infinita. Si oppone all'estremismo dei due schieramenti, non accettando l'idea che la sopravvivenza dell'uno dipenda dall'annientamento dell'altro. Percorriamo il suo pensiero attraverso gli eventi e le azioni dei protagonisti. Il loro dolore aumenta incessabilmente, ed i flashback dell'attentato riemergono costantemente per ricordarlo, quando l'espressione "per sconfiggerli non possiamo più essere tolleranti ma dobbiamo diventare come loro" non è più sopportabile. Oltre all'insensatezza delle vendetta come soluzione, Spielberg ritorna su un concetto a lui molto caro: l'importanza della casa, o meglio la patria, della famiglia e del proprio territorio. Ed è come se ci fosse lui, in quella New York multietnica dove "si può spezzare il pane come se si fosse a Gerusalemme", affermando che sia casa dove si hanno i propri affetti, dove si può vivere con amore reciproco. E come Avner, Spielberg ha scelto la lontananza dal sangue di quel mondo, ma forse non è anche questa una sorta di sconfitta?

Nonostante la lunghezza (160 minuti) il film non annoia ma anzi stimola la sensibilità e la voglia di conoscenza di ognuno, non mollando mai l'attenzione della sala.

Per saperne di più: Giovanni Minoli questa sera su Rai Tre alle 23:40, per "La storia siamo noi": "La vendetta di Golda".

Alcune curiosità: il film si sarebbe dovuto chiamare "Vengeance", dal libro che ha ispirato la sceneggiatura del giornalista canadese George Jonas.

 
 
 

Delitto senza castigo.

Post n°105 pubblicato il 27 Gennaio 2006 da Pars1fal
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"Match Point", Usa/GB 2005, scritto e diretto da Woody Allen, con Scarlett Johansonn, Jonathan Rhys-Meyers, Emily Mortimer, Matthew Goode.

Ex tennista professionista, Chris Wilton inizia a lavorare come istruttore in un club esclusivo. Il fidanzamento con la figlia di un ricco magnate gli aprirà le porte del successo finanziario.

Non basta avere talento se non si ha fortuna. Questa frase può riassumere il filone colmo di cinismo e di pessimismo cosmico che percorre tutta la nuova opera di Woody Allen. Partito da una condizione sociale non vantaggiosa, Chris riesce a diventare un professionista del tennis, fino a quando decide di ritirarsi. Il film parte da questa premessa, significativa in quanto testimone della sua voglia di arrampicarsi fino alle vette del successo. Se la trama del film appare talvolta banale e scontata, sulla falsa riga del celebre romanzo di Dostoevskij "Delitto e castigo", l'intreccio è ben strutturato e degno della fama del regista americano, seppur lasciando alcune perplessità.

Di fronte agli affari, l'amore e la passione passano in secondo piano. Chris, guidato dal suo egoismo, lascia che gli eventi lo travolgano, mettendo al primo posto il suo interesse, considerando gli altri solamente dei "danni collaterali". Gli è d'aiuto l'apparente aria da bravo ragazzo, sotto cui nasconde l'irrefrenabile "tragedia" di cui è colmo il suo animo, a cui ha votato la sua esistenza. Non c'è giustizia tra gli uomini ed essi stessi avrebbero fatto meglio a non nascere; citando Sofocle, si abbatte su di noi la vita nella sua più cruda realtà.

Nella rappresentazione della sua infinita fortuna, il livello del film si abbassa, con battute e scene da commedia che lasciando lo spettatore interdetto (in particolar modo mi riferisco all'interrogatorio e ai due investigatori). Tra le molte sequenze in cui spicca il talento del regista, mi piace ricordare il metaforico rimbalzo della palla da tennis iniziale e della fede nuziale, emblematico nel finale. Un film che merita assolutamente di essere visto ma che nonostante la passionalità degli eventi lascia abbastanza freddi, non si raggiungendo, insomma, un alto livello di coinvolgimento dello spettatore.

Nel complesso buone le interpretazioni dei due protagonisti, con Rhys-Meyers candidato ad essere un nuovo sex-simbol e Scarlett Johansonn, ancora una volta impeccabile, a nuova icona della donna fatale.

 
 
 

Per amore di Mathilda.

Post n°104 pubblicato il 27 Gennaio 2006 da Pars1fal
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ITALIA UNO ore 21:00
"Léon", Francia 1994, di Luc Besson, con Jean Reno, Natalie Portman, Gary Oldman.

Léon è un killer professionista. Quando i suoi vicini vengono uccisi da un poliziotto corrotto, si prende cura della loro figlia, scampata al massacro.

Uno dei film di Besson più apprezzatti sia dal pubblico che dalla critica. Una storia drammatica ma con momenti di tenero romanticismo, arricchita dall'appassionante interpretazione dei tre protagonisti. In primo luogo da un superlativo Jean Reno (Léon), nei panni scomodi dell'antieroe, forse nella sua prova recitativa migliore. Molto tenera Natalie Portman (Mathilda), all'epoca esordiente a soli 13 anni, s'affeziona a Léon, innamorandosi di quella figura imponente e protettiva. Gary Oldman ci offre, dopo "Dracula" (1992), un altro "cattivo" autentico, palesemente malato e schizofrenico, pronto a tutto per ottenere e realizzare i propri scopi criminali. Una nota speciale merita la stupenda colonna sonora di Eric Sierra.

 
 
 

Ewen Bremner.

Post n°103 pubblicato il 27 Gennaio 2006 da Pars1fal
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nato a Edimbrugo (Scozia) il 1 gennaio 1970.

Ecco un altro viso "particolare", in molti lo ricorderete sicuramente per la parte di Spud in "Trainspotting" (1996). Mi dispiace ma non posso fermare le risate quando lo vedo, anche se magari interpreta personaggi seriosi o comunque non ironici. Tra i suoi film: "Dredd, la legge sono io" (1995); "The snatch, lo strappo" (2000); "Pearl Harbor" (2001); "Black hack down" (2001); "Il giro del mondo in 80 giorni" (2004); "Alien vs Predator" (2004); "Match Point" (2005). Mitico!

 
 
 

Judge Reinhold.

Post n°102 pubblicato il 26 Gennaio 2006 da Pars1fal
Foto di Pars1fal

nato a Wilmington, Delaware (Usa) il 21 maggio 1957.

Judge Reinhold è uno di quegli attori che mi provocano simpatia solo a guardarlo. In più, il fatto d'aver partecipato alla serie di tre film di "Beverly Hills Cop" (1984, 1987, 1994) con Eddie Murphy, tra i film che ricordo con più simpatia della mia infanzia, mi fa provare ancora più affetto nei suoi confronti. Nei tre episodi interpretava il giovane detective William "Billy" Rosewood. Tra i suoi film: "Fuori di testa" (1982) con Sean Penn; "Per favore ammazzatemi mia moglie" (1986) con Danny de Vito; "Viceversa" (1988); "Assalto a Tombstone" (1992); "Santa Clause" (1994); "Beethoven 3" (2000).

 
 
 

Ritrovate Sean Mullen!

Post n°101 pubblicato il 26 Gennaio 2006 da Pars1fal
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RAI TRE ore 21:00
"Ransom, il riscatto", "Ransom", Usa 1996, di Ron Haward, con Mel Gibson, Rene Russo, Brawley Nolte.

Il figlio del riccho imprenditore Tom Mullen viene rapito. L'intervento dell'FBI, non lo convince; in preda ad una forte crisi emotiva, decide di impegnarsi personalmente.

Nessuna grande pretesa per questo remake di un film del 1955, che, nonostante tutto, rimane un thriller godibile, soprattutto retto da una regia solida come quella di Ron Haward e dalla personalità granitica di Mel Gibson. Scontro tra l'universo roseo della ricchezza americana e la situazione sociale dei rapinatori, sull'onda di un denaro che sembra essere la soluzione a tutti i problemi. Molti stereotipi per un film che comunque garantisce momenti di alta tensione.

Alcune curiosità: il ruolo di Mel Gibson doveva essere interpretato da Harrison Ford; il piccolo Sean è, nella realtà, figlio dell'attore Nick Nolte.

 
 
 

Ricordare per costruire.

Post n°99 pubblicato il 25 Gennaio 2006 da Pars1fal
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RAI UNO ore 21:00
"Il pianista", "The pianist", Francia/GB 2002, di Roman Polanski, con Adrien Brody, Daniel Caltagirone.

Wladyslaw Szpilzmann è un pianista dalle eccellenti doti. Durante l'invasione nazista, cercherà di sfuggire alle deportazioni nei lager nascondendosi all'interno del ghetto.

Il 27 gennaio è la "Giornata della memoria", in ricordo delle innocenti vittime dell'olocausto. Potrei dire molte parole, abusare di ciò che provo, ma l'unica considerazione che mi sento di fare è concentrare l'attenzione sul verbo "ricordare". Senza essere cinici, sappiamo che questo non è abbastanza, ma sicuramente il primo passo per la costruzione di una coscenza civile.

Il 10 febbraio è la data che l'Italia dedica ai martiri delle foibe. Molto poco sappiamo di quegli avvenimenti, giorno dopo giorno si ricostruiscono nuove storie, nuovi volti, nuove sofferenze. Per anni nei nostri libri di storia non c'è stata traccia di questo eccidio, nella convinzione, di pochi, che esistano morti di serie A e morti di serie B.

Quante stragi ancora ignoriamo? Di quante non verremo mai a conoscenza? Un dovere però ci appartiene, far seguire al verbo "ricordare" il verbo "costruire", costruire un'umanità sempre migliore, partecipando tutti attivamente. Questa penso sia la risposta più giusta, ed il cinema un adeguato strumento.

 
 
 

Christopher "Chris" Penn.

Post n°98 pubblicato il 25 Gennaio 2006 da Pars1fal
Foto di Pars1fal

10 giugno 1962 - 23 gennaio 2006

fratello dell'attore Sean Penn.

Le più sentite condoglianze.

leggi l'articolo.

"Eddie il bello" ci mancherai!


desidero ringraziare davide19581