Creato da: je_est_un_autre il 04/11/2008
Date la colpa alla mia insonnia

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L'ha presa male

Post n°305 pubblicato il 24 Giugno 2017 da je_est_un_autre

Insomma alla fine il sindaco non l'ha presa bene.
Ho fatto il mio Nastro e lui era lì in prima fila. Come mi ero proposto, ho iniziato parlando della rotondina e del riccio, ma lui l'ha presa proprio malino. Lo vedevo che s'incassava sempre di più nella sua poltroncina, non credo abbia seguito molto quello che ho detto dopo. Il mio era solo un buffetto sulla guancia, un'osservazione quasi di costume per cominciare con leggerezza ma niente, lui l'ha proprio presa così così, non benissimo, diciamo. La sua rivoluzionaria rotondina, segno di grande innovazione in materia di codice della strada, era stata sbeffeggiata e lui non ci ha visto più. Quanto a me, già lavoravo poco, al paesello mio, da adesso mi sa che non ci lavorerò proprio più. Pazienza, me ne farò una ragione.

Certo che è sempre più difficile, ridere, a questo mondo.

 
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I Dialoghi Impossibili: Io & Arturo (XXI)

Post n°304 pubblicato il 12 Giugno 2017 da je_est_un_autre
Foto di je_est_un_autre

ARTURO: Cos'è, prima minacci di chiudere il blog poi pubblichi un dialogo con me?

IO: Un po' mi è passata. E poi non scrivevo un Dialogo con te da un anno e mezzo. Magari uno va a pensare che non ne avrei più scritti.

ARTURO: Immagino il dramma. Saranno scattate petizioni e richieste con migliaia di firme, immagino.

IO: No, in effetti no.

ARTURO: Ma guarda.

IO: Però in questi giorni ti guardavo, sotto l'albicocco, e avrei voluto essere te.

ARTURO: Non so perchè ma la cosa mi fa un po' senso.

IO: Si deve stare bene, là sotto. Vedo che ti sistemi sempre sotto le frasche che sono a lato dell'albicocco.

ARTURO: Te lo dico subito, in due non ci si sta.

IO: Mi hai fatto passare qualche brutta settimana con quella spondilite che avevi, sai?

ARTURO: La schiena a pezzi era la mia, però.

IO: Non so come fai, ma sembri non pensarci. Ti metti le cose dietro le spalle e riparti.

ARTURO: Io non ho spalle. I gatti non hanno spalle.

IO: Insomma, oggi ti ammiro.

ARTURO: Che cavolo sta succedendo, qui?

IO: Ora vado su. Gli impegni così umani, troppo umani mi chiamano.

ARTURO: Meno male.

IO: Se più tardi mi viene da rimirarti, magari vengo giù e mi posiziono dalle parti del melograno.

ARTURO: Non sei obbligato.

IO: Ci vediamo dopo, proprio qui, nel muto orto solingo...

ARTURO: ...Ma santapace.

 


 
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Giusto per sapere

Post n°303 pubblicato il 08 Giugno 2017 da je_est_un_autre

...ma qualcuno ci capisce qualcosa coi cambiamenti in messaggeria e gestione profilo?

 

 
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Ti faccio un nastro/3

Post n°302 pubblicato il 04 Giugno 2017 da je_est_un_autre

Deve essere un segno distintivo di ogni generazione, rivendicare con forza la superiorità della musica che si è ascoltata, e ci vuole una bella faccia tosta per mettersi a combattere con chi sullo stendardo esibisce, chessò, i Rolling Stones o i Led Zeppelin. Ma d'altra parte è così, è una guerra in cui gli altri hanno sempre torto.
E infatti noi abbiamo ragione.
Noi che abbiamo ascoltato i Joy Division e i Tuxedomoon, gli Wire e i Bauhaus, i Cure e i Jam lo possiamo dire: abbiamo ascoltato la musica migliore del mondo. E io credo che quegli anni siano stati irripetibili anche perchè nell'ingenuità e in una certa esaltazione dell'adolescenza e della prima giovinezza pensavamo davvero che quella musica distorta e dolorosa, epica e corrosiva segnasse perfettamente il tuo tempo che era davvero il tuo, fino in fondo, e forse potevi arrivare a pensare che - anche se erano ormai perdute le illusioni rivoluzionarie delle generazioni precedenti - ecco, potevi arrivare a pensare che quelle note avrebbero potuto cambiare la vita, perchè sicuramente stavano cambiando la tua, di vita.
E' solo un momento, si sa. Poi succede che si cambia: d'un tratto cambiano le priorità, le necessità quotidiane ti portano altrove, e si sa che a trent'anni il rock comincia un po' a rompere le palle e così tutto si ridimensiona. Succede così, come quando si invecchia. C'è un  mattino che ti alzi e ti scopri un capello bianco, una ruga. Sei diverso.
Però se ci pensi, a quegli anni là, a certi movimentati ritorni da locali di Cà di Sola o di Nonantola, ad alcuni concerti da pelle d'oca, se pensi a quegli anni che sanno di Martini bianco e di birra e di locali impregnati di fumo, se pensi alla prima volta in cui ascoltasti Pornography dei Cure, ecco, se ripensi a tutto questo, capisci che ne valeva la pena, e forse ti senti anche un po' un privilegiato.

Ed è vero che una cosa che riempiva con tanta forza le tue giornate un bel giorno si sgonfiò, persa fra mille altre cose e passioni e urgenze e cambiamenti, ma è stato bello rituffarmi col pensiero a quei giorni, vissuti con un'intensità forse mai più toccata dopo di allora, ed è il privilegio e il rischio della gioventù.
Ecco, adesso ormai ci siamo, speriamo vada bene.
Vi farò sapere.
Magari vi faccio un nastro.

 
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Il riccio

Post n°301 pubblicato il 14 Maggio 2017 da je_est_un_autre

C'è una rotonda assurda, nel paese dove vivo. E' una novità apportata dalla giunta comunale subentrata qualche anno fa (la prima di destra in settant'anni di amministrazioni: tra l'altro - come forse qui ho già raccontato - c'è da aggiungere che in quell'occasione mi ero candidato come consigliere con la sinistra per la prima volta nella mia vita ed ecco che cosa è successo, la più breve carriera politica della storia); appena insediatasi la giunta cattocatechista ha fatto due cose: levare di mezzo l'unico festival rock gratuito in Italia (non sia mai che si possa fare qualcosa di bello, ogni tanto) e, secondo, installare la rotondina. Questa rotondina è nel mezzo di un incrocetto piccolino, mai segnalatosi per chissà quali incidenti e non certo di estrema pericolosità, ma tant'è, l'hanno voluta mettere.
E' segnalata, prima dell'incrocio, da quattro segnali di dare la precedenza, uno per ogni strada. Cioè lì la precedenza la devono dare tutti. Se si arriva contemporaneamente in quattro, in via teorica ci si può mettere lì e aspettare ore, giorni, settimane. Fermi.
Un giorno tanto per dire mi sono fermato e da sinistra è arrivata un'automobile guidata da una signora. Io fermo, lei ferma. Un po' per timore, un po' per cortesia, nessuno si decideva, stavo per scendere a fare due chiacchiere.
Ormai questa rotondina dipinta di rosso e calpestabile (nel senso che ormai solo i più ligi e i forestieri le girano attorno, gli altri l'attraversano come nulla fosse) è diventata una specie di barzelletta, e qui tutti le hanno affibbiato un nomignolo, i più perfidi l'hanno chiamata "il foruncolo", i più sensuali "il capezzolo", e così via.
Ieri sera la stavo attraversando come sempre quando da destra è sbucato un riccio. Trotterellava in fretta, forse aveva un appuntamento. Io ho inchiodato (stavo andando pianissimo), lui mi ha visto e si è bloccato anche lui, probabilmente un po' spaventato. Ha girato la testina verso di me e mi è sembrato che con quegli occhietti mi interrogasse con l'aria severa, perplesso anche lui sulle precedenze da dare. Come esponente della specie umana non ho potuto fare altro che vergognarmi, abbassando la testa e facendolo passare per primo.
Lui è andato per le sue faccende e io sono ripartito. 
Anche i ricci ce lo stanno dicendo, non sappiamo neanche costruire una rotonda come si deve.

E comunque secondo me resta un foruncolo.

 
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