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Post n°46 pubblicato il 19 Settembre 2008 da circolosalvemini

I FIGLI DEI FIORI E I FIGLI DI EBAY

Al tempo dei figli dei fiori si faceva sesso e nel farlo ci si amava, anche se solo per poche ore. Così l’amore, di tutti i tipi e in tutte le salse, divenne l’emblema politico della prima generazione di rebeldes. Adesso su Yourporntube.com, un sito di video a luci rosse, ragazzine di buna famiglia si spogliano davanti ai telefonini degli amici. Da Parigi a New York, da Roma a Nuova Delhi, lo striptease e una nuova mania che dilaga tra gli adolescenti. C’è chi si avventura persino nell’hard, come quella coppia di quindicenni indiani che ha filmato l’atto sessuale nel bagno della scuola: il video è poi stato messo in vendita da un loro compagno su Baaezee.com, di proprietà di eBay. E poi dicono che i ragazzi di oggi non raccolgono la rivoluzione sessuale di ieri! Ma la moderna rivoluzione sessuale non conosce la parola amore, scoppiata tra esibizionismo e denaro. Studentesse francesi si prostituiscono per mantenersi agli studi, universitarie inglesi ballano seminude sulle ginocchia di ricchi uomini d’affari nei locali esclusivi di Londra. Annoiate borghesi si trasformano in prostitute d’alto rango nei bordelli di Barcellona e scrivono best seller sulle loro esperienze sessuali. Dietro la mercificazione del sesso da parte degli adolescenti c’è una società voyeurista, accecata da una propaganda che vuole l’immagine farsi realtà. E’ un mondo parallelo, virtuale, in cui il sesso tra i partecipanti è filmato in tempo reale, attraverso una mediazione dell’immagine che finisce per sfocare tutto, anche e soprattutto i sentimenti. Provare emozioni non basta più, bisogna filmarle e farle vedere al mondo intero, altrimenti non esistono. E’ questa la triste realtà dell’era mediatica, dove la reality Tv alza quotidianamente la posta in gioco; ultimo prodotto della pornoindustria: i video delle casalinghe annoiate che fanno sesso con pornoattori. Per reggere la concorrenza bisogna spingersi sempre più in là degli altri. La rivoluzione sessuale degli hippies avveniva sullo sfondo delle atrocità della guerra nel Vietnam. L’incitamento ad amarsi e a non uccidere nasceva dal bisogno di pace di un Occidente che ancora si leccava le ferite della Seconda guerra mondiale. La rivoluzione sessuale degli adolescenti di oggi ha come sottofondo politico la guerra in Iraq, ma il parallelo si ferma qui ed è puramente casuale. A guidarla è una generazione che non cerca la pace, che forse neppure è cosciente di ciò che avviene nel mondo: una generazione concentrata solo a fare soldi; e il sesso è un modo come un altro per raggiungere questo obiettivo. E’ come se mancasse il principio del sogno, del raggiungimento di una meta, è come se tutto ciò che è a contatto diretto con l’epidermide diventa scontato e banale, se non passa dal gioco dello spettacolarizzazione e della perdita della verginità dei sensi. I meravigliosi sensi perduti nel coro virtuale di chi non ha candele da spegnere allo scoccare del tempo, perché improvvisamente si trova cresciuto senza la paura e l’eccitazione del limite, la gloria della conquista dell’anelito. Ma che razza di società stiamo creando?

Giuseppe Racco*

* Giuseppe Racco è una delle più autorevoli voci della locride, referente dell'intera locride del PSI prima e del nuovo PSI poi, ha infine aderito al partito democratico ricevendo la seconda tessera della Calabria. Siamo onorati di poterlo ospitare nel nostro Blog

La Redazione

 
 
 

Post N° 45

Post n°45 pubblicato il 14 Ottobre 2007 da circolosalvemini
Foto di circolosalvemini

IL partito democratico nella zona Jonica tra delusioni e speranze.

    Viandante la strada non c’è. La strada si fa camminando !!”

Di Ilario Ammendolia

A volte la vita è strana e dopo tanto girovagare, tante marce forzate, ti accorgi di essere ancora al punto di partenza. L’antipolitica non è nuova in Italia, ricordo gli anni dell’università quando i giovani di destra gridavano nei cortei “basta con i bordelli, vogliamo i colonnelli !!”

“Bordelli” stava per partiti, per politica, per impegno culturale, sociale e civile. “ Colonnelli” il comando di pochi contro una “massa” che veniva considerata indegna di esercitare la democrazia. Quei giovani che non erano né pochi, né stupidi e, nella stragrande maggioranza, in perfetta buona fede , contrapponevano “l’ordine” militare al “disordine  democratico” nella convinzione che la democrazia fosse parolaia ed inconcludente. Ovviamente, non era vero ! I paesi che dovettero  subire le varie dittature dei colonnelli e consimili, avrebbero conosciuto momenti tragici, bui , tristi e drammatici, mentre l’ Italia , pur con mille problemi, andò integrandosi con i paesi democratici dell’Europa Occidentale.  Oggi ritorna ! Ritorna..l’antipolitica nelle piazze sia pure non invocando i colonnelli ma applaudendo un comico, molto bravo, ma solo quando riesce a farci ridere. Non è colpa del destino se il qualunquismo riprende vigore e lena ma della politica che vivacchia, molto spesso, senza dignità, senza coraggio, senza la grinta necessaria nell’aggredire i problemi della gente.  Tuttavia affinché l’antipolitica si sviluppi occorre che si crei un humus fertile e questo è rappresentato dai privilegi che , molto spesso, i politici si attribuiscono indispettendo l’elettorato di riferimento. Una politica che parla e non decide  crea l’humus in cui cresce e si irrobustisce la demagogia dell’antipolitica che si ingrossa sino a diventare un fiume in piena, carico di rabbia, odio  e rancore, che minaccia di straripare creando alla nostra democrazia danni non meno gravi di quelli provocati da  una politica di corto respiro. Nella nostra zona l’antipolitica già serpeggia racchiusa in una sorda ostilità verso i politici, in una progressiva assenza da ogni momento di aggregazione autenticamente democratico. A ben guardare Grillo, da noi, sarebbe un moderato in quanto da molti anni politica e politici  godono di molta meno stima che a Bologna o in altre parte d’Italia …e, spesso, giustamente….perchè quando la politica si trasforma in casta, la gente- che pur è disposta a perdonare altre  lobby ben più potenti e voraci- non perdona i politici che perdendo la fiducia perdono la legittimità e la stima.

Per non essere ipocrita chiarisco subito: non è che le altre caste siano migliori !!!

Fate un po’ voi i conti:

Quanti sono i figli di magistrati iscritti nelle liste dei disoccupati ?

Quanti sono i figli di primari ospedalieri o dei professori universitari che fanno gli operatori ecologici o i braccianti agricoli ?

Quanti i figli di rettori universitari a lavorare nelle catene di montaggio ?

Praticamente nessuno, se ci fosse qualcuno sarebbe degno del premio “Nobel” ! Le caste più sono potenti più si garantiscono. Afferma Umberto EcoTutto è business anche la religione, la filosofia, la malattia e persino la sofferenza, si pensi alle boutique per sadomasochisti”.

La stessa ndrangheta ambisce di entrare in casta ed in tal senso stabilisce alleanze che le permettono il salto di qualità e la conquista della rispettabilità. Potrei continuare ma sarebbe inutile!

Anche i metodi disinvolti di gestire la cosa pubblica non appartengono solo alla “casta” dei politici,-( e certo questo non può rappresentare  alcun alibi)-  i concorsi di accesso all’università sembra che avessero un tariffario redatto da austeri professori universitari, ed a quanto si dice le cose  non vanno molto meglio in altri concorsi e selezioni : notai, magistrati, ufficiali , funzionari dello Stato ecc.

La società tende ad organizzarsi in caste, lobby e per gli esclusi di”rango”  c’è sempre la cosca .

I valori inautentici,diffusi nella nostra società, la bramosia di fasto, la vanità un tempo patrimonio pressocchè esclusivo dei ricchi, l’ingordigia di potere stimolano ad una progressiva secessione di ogni “famiglia” dal resto della comunità, scatenando l’istinto hobbesiano “homo homini lupus” che si trova latente in tutti noi.

Questa premessa serve per dire che la società ha un grande bisogno di Politica, anche se , spesso, ne è inconsapevole. Nei momenti di crisi si aprono varchi insperati ai demagoghi di turno, e da questi passano Giannini dell’Uomo Qualunque, Berlusconi (anche se rappresenta tutta altra cosa rispetto a tante grigie comparse), Di Pietro, Grillo ecc.. Con loro…passa la demagogia ma non passa la Politica e si aggravano tutti i problemi.

Così noi, di volta in volta, affidiamo a qualcuno il compito di risolvere i problemi per noi e quando questi restano irrisolti ci ritiriamo nel privato consentendo il passaggio ai più incapaci.

Questo è vero in Italia ma è soprattutto vero nella zona Jonica !

La nostra zona ha già in sé un pericoloso tasso di disgregazione e di individualismo ed è drammatica l’assenza d’una Politica che sappia parlare all’intera società, che sappia proporre un progetto di società da costruire, che non cerchi la propria legittimità nel tasso di veleno con cui si rivolge agli altri, che sappia dimostrare quello che sa fare e non quello che altri non sanno o non hanno saputo realizzare. Una politica che si misuri e tenti di risolvere i problemi e la smetta di imitare, anche nella nostra zona, gli sconclusionati , infiniti ed oziosi dibattiti televisivi senza costrutto .

Ho partecipato all’assemblea dei sindaci  sulla sanità nella zona Jonica del 14 settembre scorso. Debbo confessare che mi hanno un po’ sorpreso i canti di gloria che si sono levati dalla stampa . Quella del 14 settembre è stata, pur con qualche eccezione, la tipica confusa riunione meridionale, demagogica ed inconcludente, finalizzata a gabbare lo santo e far passare la festa. Siccome abbiamo sempre bisogno d’un nemico fisico, ecco i commissari dell’asl, esposti alla pubblica gogna.

Non ho alcuna simpatia per le gestioni commissariali, e nessun rapporto con gli attuali amministratori dell’asl.  Anzi… nel documento che ho presentato e che rivendico con forza come un singolare e deciso tentativo di spostare il dibattito dalla inutile demagogia campanilistica, ai problemi reali della sanità presenti su tutto il territorio jonico, ho parlato, senza mezzi termini e senza alcun calcolo, della necessità di superare la gestione straordinaria che non ha dato, né poteva dare, alcun risultato. Altra cosa è servirsi dei commissari per costruire una gogna che serva da paravento ai problemi che non una certa politica non ha saputo e non sa affrontare e risolvere.

La sanità continuerà ad andare male, e noi continueremo a parlare facendo perdere ai cittadini ogni fiducia nella capacità della politica di risolvere i problemi.

Da questa semplice constatazione nasce la necessità di avviare al più presto possibile una profonda riflessione sulla Politica e sulle Istituzioni.. Nasce la necessità che la Politica, abbia una vista lunga,  capace di guardare oltre la prossima scadenza elettorale e che sappia riprendere il proprio posto anche nelle nostre comunità!.

Vi sono nella nostra zona interessanti,, anche se rari, fermenti democratici, , ma manca lo strumento che sappia diventare l’intellettuale collettivo, capace di unire intelligenze, bisogni, passioni e, perché no, ambizioni legittime, guidandoli ad un laico tentativo di aggregare la società e di farla progredire.

A ben guardare nella zona Jonica da anni non esistono più i partiti,: Forza Italia  si limita a captare le onde diffuse dalla televisione, ma anche le forze della Sinistra hanno vita grama e non sempre dignitosa. Io non ho più l’età dei sogni, eppure il partito democratico potrebbe oggettivamente rappresentare l’unica vera  novità , anche  e  soprattutto nella zona Jonica . Potrebbe costituire un saldo punto di riferimento di cui sentiamo un grande bisogno. Il partito democratico ci consentirà di non rinnegare la nostra storia individuale ma nello stesso tempo di non dover essere sempre e stancamente ex o post. Non voglio ritrovarmi più con qualcuno in quanto ex comunista , ex socialista o post democristiano ma per quello che insieme sapremo  e vorremo fare per costruire una società democratica più evoluta di quanto oggi non sia. Praticare insieme  una politica che sia affanno e gioia, passione e trasgressione, capacità di impegnarsi sino allo stremo delle proprie forze per poi fermasi, tirare un sospiro, e guardare la volta stellata prima di riprendere il cammino.

Il risultato non è scontato ma mi piace concludere con le parole del poeta Antonio Machedo: “ Caminante non haj camino se hace camino al andar”. Viandante la strada non c’è ! La strada si fa camminando ! Mi piace aggiungere : camminando insieme ed“a testa alta” !!!

 

da la Riviera del 14.10.07

 
 
 

No alla chiusura della struttura

Post n°44 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da circolosalvemini
Foto di circolosalvemini

La Giunta Comunale di Caulonia si è mobilitata, deliberando contro la soppressione dei corsi di laurea a Locri, dipendenti dall’Università di Messina. «La nostra zona, già deprivata sotto molteplici aspetti – ha dichiarato Francesco Cagliuso, assessore cauloniese alla pubblica istruzione, - a cominciare dalle infrastrutture, dai servizi e dagli investimenti seri da parte dei Governi che si sono succeduti, ora la si vuole privare anche della possibilità di contare su un centro di formazione culturale universitario – ha proseguito il politico – con conseguenti gravi disagi per i nostri studenti che si vedranno costretti a viaggiare, ad andare sempre più lontano se vogliono studiare ed elevare le loro cognizioni e capacità professionali ».

gi.ca.

da Calabria Ora del 05.06.07

 
 
 

PEDEMONTANA, AVANTI TUTTA

Post n°43 pubblicato il 26 Settembre 2007 da circolosalvemini
Foto di circolosalvemini

Oltre al progetto di carattere ambientale e paesaggistico, da realizzare attraverso il recupero di edifici rurali esistenti e delle seconde case, arricchendole di servizi integrativi in grado di diversificare l’offerta attualmente presente e innalzando la qualità complessiva delle strutture, l’Amministrazione Comunale di Caulonia, per bocca del sindaco Ammendolia, ha reso noto che Caulonia «intende perseguire un modello di sviluppo economico e sociale autenticamente di qualità facendo della propria identità storica la sua prima risorsa». Di tale identità una componente determinante è certamente il centro storico,  nonchè le sue risorse territoriali, ambientali  e culturali», ha precisato il primo cittadino, asserendo che l’obiettivo prioritario del progetto è quello di sviluppare attività in grado di garantire la salvaguardia e la “manutenzione” dell’ingente patrimonio ambientale, storico e umano del territorio cauloniese e contemporaneamente di offrire le necessarie opportunità di lavoro ai residenti che, altrimenti, sono destinati progressivamente a spostarsi verso aree che offrono pro- spettive economiche e sociali più favorevoli. A riguardo, Ilario Ammendolia, ha rilanciato l’idea, proposta alcuni mesi fa ai suoi colleghi della Locrdide, di potenziare la rete del trasporto pubblico, con particolare riferimento alle accessibilità dei centri minori, avviando il grande progetto della strada “Pedemontana” che, secondo quanto ha dichiarato «è in corso di programmazione ». Tant’è che ha continuato dicendo che «questo collegamento si rende necessario per migliorare  l’accessibilità ai centri interni, che allo  stato sono collegati con un sistema stradale a “pettine”, accorciando le distanze esistenti tra la zona costiera e quella collinare-montana e  tra gli stessi centri urbani interni, non solo in termini fisici ma soprattutto in relazione ad una migliore organizzazione delle relazioni economiche». Secondo il prof. Ammendolia, quindi, realizzare la pedemontana e sviluppare specifici progetti incentrati, soprattutto, sull’uso di tecnologie informatiche tipo quelle utilizzate dai Gis (Geographic Information Sistem) con il conseguente inserimento delle informazioni sulla rete internet risulta basilare per il territorio della Locride. Il sindaco cauloniese ha infine reso noto che verrà profuso un impegno notevole per la dislocazione di servizi sanitari essenziali, nell’alto jonico reggino, e di essere pienamente d’accordo con la sua collega di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta e di altri centri limitrofi, nel promuovere azioni politiche mirate a tale scopo.

Giuseppe Cavallo

da Calabria Ora del 25.06.07

 
 
 

In Grillo stat virtus

Post n°42 pubblicato il 23 Settembre 2007 da circolosalvemini
Foto di circolosalvemini

Il rammarico più grande è aprire “la Repubblica” e scoprire che un giornalista della portata di Eugenio Scalari, che tanto stimo e condivido, definisce Beppe Grillo un barbaro, un populista per le iniziative antipolitiche che ha assunto in questi giorni. Il rammarico è sentire le dichiarazioni di D’Alema e Fassino che vedono nelle posizioni del comico genovese un preludio a situazioni dittatoriali, perché solo i buoni partiti sarebbero i garanti della democrazia. Il rammarico è ascoltare alcuni italiani che, trascinati dall’onda lunga di alcuni media, considerano le parole di Grillo nient’altro che un’accozzaglia di becero e rozzo qualunquismo. Il termine “qualunquismo” sta ad indicare l’atteggiamento di chi considera una situazione, una persona, simile all’altra, appunto la qualunque, e, allo stesso tempo, denota un modo di valutare la realtà senza un minimo di analisi critica, con un profondo senso di rassegnazione. L’accezione “populista” designa la tendenza di taluni attori politici all’uso di un linguaggio poco ortodosso ed aggressivo che demonizza le elite ed esalta il popolo; spesso questa definizione viene usata per catalogare una grande varietà di regimi difficili da classificare in maniera più precisa ma nei quali è possibile ritrovare qualche elemento in comune, quali la retorica nazionalista ed antimperialista rivolgendosi alle masse attraverso un potere carismatico e del tutto personale del leader. Un altro significato di populismo (ma neanche questo tenta di dare al termine una definizione precisa) è quello che lo rende un “contenitore” per movimenti politici di svariato tipo (di destra come di sinistra, reazionari e progressisti, e via dicendo) che abbiano però in comune alcuni elementi per quanto riguarda la retorica utilizzata. Per esempio, essi (vedi Lega) attaccano le oligarchie politiche ed economiche ed esaltano le virtù naturali del popolo  (anch’esso mai definito con precisione, e forse indefinibile), quali la saggezza, l’operosità e la pazienza. Il populismo guadagna perciò consensi nei momenti di crisi della fiducia nella "classe politica". Populista, per gli effetti invadenti sulle masse, potrebbe essere anche il libro “La Casta”, scritto da Rizzo e Stella. Insomma, tutto ciò che configura ripetitività di concetti banali ed evidenti nella realtà sono affetti da questa patologia, definita anche demagogia. Siamo dunque demagoghi e banali quando sosteniamo che fumare fa male, che l’aria è inquinata, che i politici godono di privilegi disumani; che lo diciamo a fare ? E’ così e basta. Il punto è che dietro ogni affermazione esiste una persona con proprie caratteristiche, con una probabile coscienza o incoscienza, con uno spirito diverso da chi quella stessa affermazione usa. Ora, il fatto che Beppe Grillo gridi a squarciagola, al limite dell’infarto, che in Italia, spesso, i meritevoli finiscano col friggere patatine e i somari col sedere nei posti dirigenziali o in Parlamento o che molti signori accovacciati negli scranni di Montecitorio convivano con  pendenze penali, appare agli occhi di Scalfari, e di quanti di destra o di sinistra lo seguono nel suo ragionamento, un comportamento populista e denigratore; mandare a quel paese certa gente sarebbe quanto di più misero esiste, senza peraltro avviare il problema verso una risoluzione. Ebbene, se il ragionamento lo si figura da una visione leggermente diversa, il comico Grillo altro non è che un personaggio “popolare” e non populista, che gode di consenso per la sua storia di artista, che grida al mondo, lui che lo può fare, semplicemente la propria indignazione contro una cosca di privilegiati che a pensar bene, come da lui stesso detto, non sono altro che i nostri dipendenti politici. E’ chiaro che lo scandalo è evidente quando si toccano corde così delicate, che in molti pensano, ma che in pochi hanno il coraggio di affrontare. Grillo lo può fare, è affermato, è un superbenestante e si autoerge a megafono di una parte della società stanca di sopportare la schiavitù moderna. Che male c’è ? La piazza bolognese che lo ha acclamato, ha assunto i connotati di un boia che brama per mettere al palo i suoi governanti, non c’è che dire; ma quanti italiani desiderano in coscienza rendere  questo paese una “democrazia normale”? Di sicuro il populismo di Grillo si ridurrebbe e di molto, di fronte al populismo acefalo dei bisogni indotti dalle caste delle multinazionali, cui altre caste, di pochi eletti mestieranti della società, mandano segnali pilateschi con occhi di riguardo e di buon vicinato. E se si fosse aperta una guerra tra elite di onesti ed elite di manigoldi? E se la politica rappresentasse soltanto un’amministrazione neutrale di un paese e non un comitato di affari allargato a tutto, veramente tutto, il mondo civile? E se un giorno destra e sinistra rappresentassero, dopo secoli di splendide ideologie, soltanto forze politiche che si distinguono sui metodi di attuazione di un programma? Forse tutto ciò potrebbe apparire un avvilimento del significato che diamo ai massimi sistemi. O forse, perché no, un piccolo passo in avanti verso la gestione più sobria e meno ridicola del potere, che sempre più si confonde allegramente dietro bandiere di ogni sorta, sciogliendo nell’acido grigio la fantasia della diversità dei colori e delle idee. Un mondo diviso tra onesti e disonesti che possono riconoscersi e distinguersi. Decideremo noi, alla fine, da che parte stare.

GIUSEPPE RACCO

da la Riviera del 23.09.07


 
 
 
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