surfista d'anime
una zingara del pensiero..nomade delle passioni

Inutilmente-Neve- Ancor più dell'ossigeno che sta all'ottavo posto del sistema periodico e di un nucleo composto da 8 protoni,8 neutroni ,solo perchè mi piace l'8(sdraiato)
RRWI...
nella vita degli zingari c'è un momento,che segue l'orgoglio per l'ampiezza sterminata dei territori "camminati"... un senso come di vuoto che ci prende una sera con l'odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne............poi Maui Na Ka Noi...
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Post n°883 pubblicato il 20 Maggio 2013 da claudia.sogno
“Tacita vita, aprirsi senza fine, sete di spazio che non toglie spazio allo spazio che il cerchio delle cose restringe, forma non circoscritta, senza contorni quasi e solo interna, stranamente tenera e che da sé fino all’orlo s’illumina: conosci cosa che somigli a questa?” R.M.Rilke Da “La coppa di rose” Il salto dalla bellezza manifesta all’ineffabile tremendo del sublime mi farà soffrire di avere in sorte celle templari come occhi chiodi luccicanti da usare sognando nella raccolta delle offerte guarire nella parola ed attraverso la piaga stessa innamorarmi “per tutta l’eternità, più un giorno”
Riaprire il buco – di commiato - sulla terra in sofferenza mescolando l’impronta all’orma del fermento lo sguardo sudato di spavento sempre a repentaglio Nell’orecchio non protetto ad ogni vibrazione apre le gambe l’anima tracima come a partorire lascia entrare nel corpo della mente -a doppio cieco- un grido cristiano d’Amore oltre se stessa
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in orazione ricomponi la cavità scalza della solitudine della conca dei suoni a sera nella stanza dove arrivano i rumori nella liberazione del riparo la gravità dei piedi al cuore orizzontale si frange nella quotidiana profezia che conta la vicinanza percorribile a guadare. i dintorni della verità -tenendo la corda appesa a un cielo che singhiozza condiviso sulle labbra ancora umide di miele- si sciolgono mentre schiocca nella bocca soffre l’aria che esce fino a nascere in un altro fiato suono primitivo vergine come i rumori dell’infanzia il profilo notturno appare e piove ammorbidendo briciole di pane secche dalle ore lunghe del giorno
Resto lì. e so di essere. chissà dove |
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Se solo segui con la mia mano il fiore puoi sentire gli stami sul finire. Per sostenersi in Vita ?*non c’è più niente da fare..*! Domandavi tutto il possibile Per vivere o morire il miele? Eri così verde ..da confonderti nel fogliame! Quando mi hai detto che era l’ora Di diffondere i tuoi semi, lontana Dalla pianta madre Si sono fatti polpa i tuoi occhi neri Deiscenti. troppo acerbe le mie mani, chiuse nel tuo sapore, per il vento- valve saldate ancora insieme per racchiuderti- *Non c’è più niente da fare* Se solo segui con la mano il fiore Puoi sentire le gemme lacrimare Salire le preghiere per la via degli opposti Angeli Regale a ritornare a casa, senza spada Così il doppio nascondersi di Dio Incrollabile. Rimane. come Corona la Sua voce ha condotto lontano il disegno le mani quel Fiore l’ll coraggio goccia a goccia da chokhmà a malkhù nei campi di Luce. i semi. nel grembo il miele -tua morfina- fino a toccare con la cima il cielo l’Amore come aiutare un fiore a morire. Nelle mie mani Madre.
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Post n°880 pubblicato il 15 Maggio 2013 da claudia.sogno
Essenza rara nominare l’incantesimo -Il niente tra l’ombra di una mano lo stormo dentro gli occhi di una runa- per incontrare un altro cuore il buio fuggito nel midollo della notte
Indifesa davanti allo stupore Sorrido. non mi vedi lacrimare É un refolo nel petto che t’avverte un battito sospeso tra i colori
C’è un passo che lento gli somiglia come un odore solo senza corpo incede il suono, s’inchina. dentro brilla nell’involucro di creta a terra. Prega il Nome che avanza vicinissimo a dove ritrovarti si rivela così potente da partorire luce un’ombra in una lingua segreta ad ogni altra sotto la superficie della forma per tornare all’Anima e svanire Assai più grande
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Ti ho regalato sempre cose Da possedere. Come quel tronco così grande dove lo scalpello girava forte a scavare fino in fondo, contenere ghirlande brillanti. grovigli di sorrisi il tuo stupore quando ti voltavi all’albero e non erano viole del pensiero!
Ho imparato a fare lontano un suono non sobbalzare al tremito delle mani, a partire dai bordi della ciotola, vibrare per un viaggio lungo, poco a poco dove s’incurva, oltre i muri, per le strade udirlo fino al fiume e ancora. Nel profondo mi sono preparata a sparire dalle stanze risalire l’aria, gli alberi, con le punte della dita sopra l’acqua lentamente dentro il palmo verso il buio che trascina l’eco nella luce levigata : per il dono di domani ho imparato a fiorire come felce negli occhi crescere il segreto: invisibile cosa s’innalza in suono -strada fra tutte- si propaga come una preghiera l’eco Tuo senza voce canta del figlio fatto della mia sostanza che ogni notte mi stringe mentre dormo le mani inconsapevoli di mamma Un’immagine si volta e vive Quasi non accadesse altro. Solo così noi sappiamo |
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Post n°878 pubblicato il 05 Maggio 2013 da claudia.sogno
Respiro la formula del sangue, prime vocali senza congedo, come toccare gli alberi un cieco la corteccia a sentire luce Lui canta all'indietro Il colore della Voce di là della volontà seduce, ponte all'invisibile fissarlo, ripeterlo.
ti accolgo ininterrotta nel moto d'animale intonazione flesse corde prima del segnale cantillazione - una sola voce- vaga sull'immagine cercando un luogo come la superficie il suono dappertutto -vocale muta- ho scelto l'odore dove finiva il canto arrivando "da lontano" le mani giunte invito per le labbra un trillo tra due tekiah e trenta suoni al timbroblu immortale
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Post n°875 pubblicato il 02 Maggio 2013 da claudia.sogno
"E lo sognavo, e lo sogno, Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo un'onda dietro l'altra si frange sulla riva, - Tarkovskij -
Si elide lentamente nelle forme cicliche del rito l'ansia che sa il termine di tutto battendo di un solo passo l'uomo -mundus immaginalis lieve parete - al volto tuo con quali occhi e mani posso avvicinarmi -lama gemella di bellezza-? Faccia a terra con le parole. lotto aspettando entri. la felicità pietra luminosa che si muove ancora nel giordano infinito. sotto la neve fruga il pane tra gli steli il nome (è) sveglio si posa sulla sera lei sogna riversa vita in completa nudità dimentica di una ferita polare. senza cura
per non svegliarla
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Vibrava nell'aria fuori le mura
Si sono visti alla fonte -così le toccò le vertebre
aman aman- senza un filo di vento tra i fiati e pelle d'uovo i fiori di jacaranda alla finestre salivano come una canzone a quel punto del mondo che sobbalza una parola che fa scappare lo star male capace di colpire la notte un nido negli occhi a manciate di luce
Nove mesi. Ancora mi prende su ogni sera come i cuccioli al collo. mi immobilizza raccolta. Si muove come un salice cieco fa buchi d'amore alla stanza mentre attutisce il sonno prepara una nascita nell'ora che più pesa sulla terra posando le impronte feconda la notte
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Lo scalpiccio di zoccoli come un sestante al risveglio che sa dove ti trovi nel caos Ventisei respiri al minuto l'infinito stretto in un poco- in un niente hai superato la memoria dilatando ciglia percorso una parabola scambiando sopravvivenze nel nodo alla gola ti ho riconosciuta dentro quel pozzo di calore con le gambe a penzoloni intrisa di luce tre volte nata prima d'iniziare il giorno con un altro cuore Nuda- in presenza di me stessa nella luce dritta la Tua voce scendeva la montagna cercando una preghiera da parte a parte l'io nel corpo (al corpo) assomigliavi a tutto tra il centro della mente e il tempo che mancava a quello spazio nella luce addolorata mi sei venuta incontro nell'angolo di sete colmando l'illusione che morire è generare un atto magico un voto di conoscenza che ci attende nell'ora inesistente nel viso più nascosto siam per mano dove la parola viene a dirci che Ritorna e Forza antica -la donna che hai nel volto- se ci passi sopra le dita la notte Rimane
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Un'ombra Un ordine del cielo Verso la Matrice. Taceva Vinto ogni altro legame. Danzò gridando di dolore
Verrà il primo giorno degli Azzimi quindicesimo di Nisan nell'anima di chi possiede la Grazia quiescente al centro un Sole bianco di maggio, d'incontri, di conciliazione Liberando il sottile dallo spesso Soffiando dove vuole- divino suono primigenio Tu che scuoti seguendo l'acqua, i petali penetrando le montagne nel quinto plenilunio tra le mani dilatando delle cose l'espansione Dio! Solleva anche la mia testa Il battito complice che annulla il peso affidami .. la sua voce, lieve nella Pasqua delle Rose
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