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« From: SamanthaFrom: Ly »

From: Holly

Post n°7 pubblicato il 18 Marzo 2007 da LiuItalia
 

Holly risponde a Sam, Ly e Tess il 15/12/03

Bene, care. Ho già iniziato un libro proprio su questi argomenti: il comportamento umano nelle varie sfumature della vita, ad esempio, imparare a guardare da un’altra angolatura la ragione o conseguenze dei sentimenti che infastidiscono, come la solitudine, la sofferenza, l’autolesionismo… Mi chiedo, perché certe persone sopportano meglio delle altre, il dolore o la sofferenza? Credo che la sofferenza è la risposta al nostro stato interiore, parte da dentro, dalla nostra capacità di controllare il desiderio interiore di soffrire. E’ molto spirituale. Se non esiste il dolore spirituale, non esiste nemmeno quello fisico. E’ difficile, in certe circostanze, sapere generare nel proprio interiore, la calma e freddezza, ma non impossibile. E’ un apprendistato di auto disciplina.

Soffriamo con la stessa intensità con cui siamo capaci di nutrire la rabbia, l’odio. In verità, siamo noi i responsabili dell’intensità delle nostre sofferenze, ad esempio: se stai passando per una strada e una malata di mente ti guarda in faccia e ti dice “sei una donna brutta”, così per dire. Forse, tu persino ridi e scapi via senza dare molta importanza; ma se invece, entri in un negozio e la commessa ti guarda in faccia e ti dice la stessa frase, la tua reazione sicuramente non sarà la stessa. L’odio cresce dentro e viene la voglia di darle uno schiaffo o al minimo, rispondere all’altezza, vero? Bene, chi ha misurato l’intensità della rabbia? Il nostro interiore, la nostra mente. Se volessi, tu potresti reagire della stessa forma che hai fatto con quella pazza, no? E’ tutto una questione di disciplina mentale, di esercitare l’arte di dominare il desiderio interiore di soffrire.(…)

A proposito di quello che mi hai detto, Ly, della tua lentezza nell’imparare a perdonare, il percorso più semplice è vedere questa possibilità con l’ottica della sensatezza umana, poi la più grave insensatezza che l’uomo possa commettere è quella di fare del male al prossimo, invece di aiutarlo a vivere meglio. Non prendere la freccia che ti ha colpito per usare come scusa. Qui subentra la saggezza. Sono pochi che se rendono conto del fatto che il “bene” rende molto di più che il “male” e questo fatto dev’essere assolutamente la base di qualsiasi etica o comportamento individuale o sociale. L’uomo tende a muoversi in direzione a un miglioramento progressivo, giusto? Questo lo obbliga a usare un certo livello della ragione, perché non tutti sono capaci di individuare il meglio per se stessi. La ragione consiste proprio nell’individuare la reale conseguenza nel fare il bene o il male. Il perdono fa parte del bene e il bene porta, indubbiamente, a una serenità. Per restare più sereno nella vita, c’è bisogno di aumentare l’autoconoscimento e sapere controllare con efficacia i nostri sentimenti negativi, perché essi non siano più produttivo di quelli negativi. Non è un’impresa così difficile, mette nella tua mente. Siamo noi a complicare tutto. Ti faccio un esempio banale, per spiegarmi meglio; vedi la cosa da questo punto di vista: tu stai passando sotto una finestra, cade un vaso nella tua testa. Tu non sai se è caduto per caso o se qualcuno ha buttato apposta. Se il fatto è successo per caso, andrà tutto bene, niente rabbia, anche se ti fa male; se, invece, è stato qualcuno a buttarti addosso di proposito, scatena tutto quel processo che ti ho parlato prima, sulla rabbia, sofferenza, rancori. Vedendo la cosa dal punto razionale, sembrerebbe una cosa illogica, vero? Invece no.

Oscurando il punto di partenza del vaso, riuscirai a concedere il perdono, oppure non sarebbe neanche il caso, giacché non hai nutrito nessun rancore, capisce? Quindi, è come ho parlato prima, sei tu a misurare il grado di sofferenza interiore e a decidere se deve torturarti, imprecare, arrabbiarsi per un fatto che potresti avere sotto controllo, oppure niente di tutto questo e continuare con la stessa tranquillità di prima dell’accaduto. Sono cose che hanno bisogno di molta razionalità, di tanto autoconoscimento e concentrazione interiore per accettare. Perciò, molte volte abbiamo il bisogno di un orientamento per parte degli psicologi o psicoterapeuti, perché avere questa consapevolezza non sempre è possibile da soli, a dipendere delle circostanze e degli errori commessi nel percorso della vita.

Io, particolarmente, non ho mai avuto l’opportunità di andare da un annalista, soprattutto a causa del mio carattere chiuso e della mia timidezza, però, ho cercato di compensarmi, leggendo molti libri sul comportamento umano, e tante chicche che passo a voi sono frutto della mia facilità d’immagazzinare nella mente questo tipo di lettura.

Già che ci stiamo analizzando mutuamente, tanto, la seduta è gratis, vorrei fare un commento rispetto quel paragrafo che hai lasciato scappare nella tua ultima e-mail, Ly: “ Sai Holly, molte volte facciamo un gran sforzo per immedesimare un modello dettato dagli altri ma che in realtà, non corrisponde alle nostre esigenze, vogliamo fare quello che gli altri aspettano di noi e quando non riusciamo starci dentro, quella sagoma si diventa più un’aggressione che un’accettazione, oppure, se ci riusciamo, continuiamo a portare una condotta che non ci appartiene più, ma che insistiamo a non alterarla per gradire ad altri, non a te stessa.” Quello che ti devo dire, forse i tuoi annalisti ti hanno già detto, ma quando è detto da una comune mortale come me, e per di più, che ha avuto la stessa educazione che hai avuto anche tu, può darsi che riesca meglio aiutarti a disciogliere dei nodi mentali acquisiti nell’infanzia, e che possono essere associati a certi comportamenti nell’età adulta. Sempre sull’autostima. Penso che siamo stati allevate soltanto con l’educazione e cure essenziali alla nostra sopravvivenza, ma non mi ricordo di aver ricevuto, da bambina, nessun incoraggiamento che mi permettesse sviluppare una buona autostima. Avevamo l’approvazione dei nostri genitori, solo quando obbedivamo e eseguivamo i compiti dettati da loro; mai un complimento per quello che noi adempievamo per iniziativa propria, nessun applauso agli aspetti originali di nostra personalità, nessun gesto d’affetto per aver fatto qualcosa in autonomia e questo riflette inevitabilmente, nella nostra vita da adulta, perché avvertiamo qualcosa che ci manca, non soltanto nelle nostre esigenze autentiche, ma anche nella nostra capacità individuale. Come conseguenza, tendiamo a sviluppare quello che gli psicologi chiamano di “essere falso”, con lo scopo di ottenere l’approvazione e accettazione per parti degli altri. Ed è esattamente quello che, inconsciamente, hai espresso nelle poche parole dichiaratesi. Pure io, ho sofferto molto nella mia giovane età, soprattutto all’università; allora avevo poca stima di me stessa, mi sentiva indegna di qualsiasi elogio per parte di miei professori. Per quanto mi sforzasse ad accettare con naturalità i complimenti, non riuscivo far corrispondere alla mia realtà, suonava falso ai miei orecchi, perché non meritevole, capisce? Abbiamo ricevuto la stessa educazione, ma ognuna di noi ha reagito di modo differente, con capacità di superare, diversa una dell’altra. Ho avuto bisogno di tuffarmi nella lettura, perché non ho avuto nessuno per disporre come consulente. A causa del mio carattere introverso, non ho mai avuto il coraggio di aprirmi davanti a uno psicologo. Soltanto pochi anni fa, ho potuto contare con la mia totale libertà. Oggi mi ritengo molto centrata e sicura di me stessa, cosa che solo poco tempo fa, consideravo un’impresa quasi impossibile, poiché, dalle imposizioni interiorizzate e dalle attese rigide che ci furono imposte, è veramente molto difficile sovrapporre l’essere autentico all’essere falso che man mano abbiamo creato, facendoci passare agli altri, quel che in realtà non siamo per niente. Finché non hai la consapevolezza di che stai diventando qualcuno che non corrisponde al tuo essere originale, avrai sempre il bisogno di correre alla ricerca di approvazioni, di esigere degli altri l’attenzione per il tuo “essere falso”, di obbedire e far competizione con il tuo prossimo, anche se tutto questo entra in contrasto con le tue reali esigenze, anche se ti aggredisca, come hai detto. E’ difficile? Forse sì, ma è questo che il tuo annalista ti dirà per aiutarti a scoprire te stessa, a prescindere dall’accettazione dagli altri nei tuoi confronti.

Anche tu, Samantha, tiene duro con quelli mascalzoni, non aver paura di esigere i tuoi diritti.

Riguardo quello che hai detto, Ly, che ti trovi troppo sola, anche di questo ho tante esperienze da passare, poiché ho vissuto la stessa situazione quando sono venuta a vivere fuori di Milano, con Danny. All’inizio è stato molto difficile per me, ma sai Ly, questo è un altro processo d’apprendistato. Dal momento in cui ti concentri nei vantaggi che potrai tirare di questa situazioni, anziché negli svantaggi, vedrai che hai tanto da guadagnare. E’ quella cosa sulla solitudine. C’è una grande differenza nello stare dentro di un mondo e di aver il mondo dentro di te, è tutto una questione di percezione reale della distanza. A volte quell’apparente isolamento può essere un buon motivo di aggregazione, di far muovere l’energia forte che i membri della famiglia possono produrre, generando l’emozione, invece di disperdere come accade quando se vive in mezzo alla gente, perché quando sei insieme a tante persone, hai la tendenza a simulare, far finta di…, far pensare che…, sai, e questo dispersa energie ed emozioni, invece di concentrarla. Parlo basata nelle mie esperienze. Ho imparato molto da Danny su questa cosa. All’inizio, avevo questo bisogno di “mostrare al mondo”, “far vedere che sono”…, ma come diceva Danny, la serenità è volatile, cioè, basta che tu stia bene dentro del tuo nucleo e la verità si espande, e gli amici veri si avvicinano, perché gli amici veri sono pochi. Quelli "finti" sono tanti e possono “danneggiare” una coppia. Certo che è bello, ogni tanto trovarci, ridere insieme, ma con persone che contano veramente, con quelle che non ti mettono in condizione di dover raccontare solo il bello ma che tu senta la libertà di dire anche “sono giù di morale”, “le cose vanno male”, senza dover vedere quel sorrisetto soddisfatto nell’angolino della bocca di quello “amico”, capisce?

Le persone con cui tu puoi essere trasparente, sono poche in questo mondo e a volte, è meglio incrementare un buon rapporto dentro dell’ambito familiare che stancarti gratuitamente.

Oggi, con i mezzi veloci di comunicazione, la distanza conta poco e gli amici, anche se lontani, sembrano i tuoi vicini di casa, non è vero? Non so se mi sono spiegata bene, perché, non sempre le esperienze vissute da qualcuno sono valide per gli altri, è valido però, trasmetterle perché, comunque, sono nuove finestre che potranno essere aperte.

Bene, ho parlato troppo. Rispondetemi.

Baci, Holly

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