Community
 
red67ag
   
 
Creato da red67ag il 01/07/2011

Il lavoro

Nell'era della globalizzazione

 

 

MOGHERINI, LA FACCIA MIGLIORE DEL VUOTO ITALIANO

Post n°850 pubblicato il 31 Agosto 2014 da red67ag

Come pre­ve­di­bile, la mini­stra degli esteri ita­liana Fede­rica Moghe­rini è l’Alto rap­pre­sen­tante per la «Poli­tica Estera e di Sicu­rezza Comune», ancora la sigla Mrs Pesc, per­ché non può, come da Trat­tati, essere chia­mata mini­stro degli esteri dell’Unione euro­pea. Così sulla bar­chetta di carta dell’Ue che affonda, come iro­ni­ca­mente pro­pone la coper­tina dell’Eco­no­mist, con un Dra­ghi intento a but­tare fuori acqua, Hol­lande impet­tito sulla prua, Mer­kel che naviga come se nulla fosse e il “nostro” Renzi con un gelato in mano, adesso sale il pesante far­dello di una sirena muta e ammic­cante pro­messe, vero sim­bolo dell’inesistente poli­tica estera euro­pea. Non c’è che dire, la per­sona giu­sta al posto giusto.

L’eventuale sua nomina sarebbe stata «delu­dente», scri­veva il Finan­cial Times, che spe­rava in un «pezzo da novanta» di alto pro­filo inter­na­zio­nale — come chie­deva anche Ber­lino — di fronte ai ricor­renti nazio­na­li­smi euro­pei per le ten­sioni eco­no­mi­che tra i vari governi Ue, e soprat­tutto rispetto al vor­tice inter­na­zio­nale delle guerra aperte in Medio Oriente, nel Medi­ter­ra­neo, e alla fron­tiera con la Rus­sia in Ucraina. Invece arriva Mogherini.

Siamo esterrefatti, perché i silenzi e le reticenze italiane si aggiungeranno alla pratica dell’Ue

Abbiamo infatti lun­ga­mente atteso, in que­sti sei mesi, una diver­sità del governo Renzi e della Far­ne­sina sulle crisi aperte nel mondo, dopo le tante «guerre uma­ni­ta­rie» alle quali l’Italia ha par­te­ci­pato che hanno aggra­vato san­gui­no­sa­mente quelle crisi.

Non è arri­vato nulla.

Nes­suna con­danna del governo israe­liano per le stragi di civili a Gaza, ma tanta com­pren­sione per il «diritto alla difesa» — con i mas­sa­cri? -, dimen­ti­cando che Israele occupa mili­tar­mente i ter­ri­tori pale­sti­nesi e le Riso­lu­zioni delle Nazioni unite che da 47 anni gli impon­gono di riti­rarsi, e invece Israele allarga le colo­nie, boi­cotta l’impossibile ormai Stato di Pale­stina e non vuole nes­suna pace. Ora chi aiu­terà i dispe­rati di Gaza tra mace­rie e cimi­teri? Inol­tre la Far­ne­sina ha taciuto sulla richie­sta di sospen­dere in Ita­lia le eser­ci­ta­zioni mili­tari con i cac­cia­bom­bar­dieri israe­liani, insieme alla revi­sione del Trat­tato mili­tare che ci lega ad Israele; e tace sulla richie­sta dell’Anp, uni­ta­ria Fatah-Hamas, di ade­rire al Tri­bu­nale penale dell’Onu.

Zero asso­luto poi sulla san­gui­nosa guerra in Siria, oltre alla dispo­ni­bi­lità a far appro­dare sulle nostre coste l’arsenale chi­mico di Assad poi distrutto – e que­sto gra­zie all’intermediazione del «nemico» Putin che ha impe­dito che l’Occidente e Obama si impe­la­gas­sero ulte­rior­mente nella guerra che hanno ali­men­tato. Invece l’Italia avrebbe dovuto chia­rire se fa ancora parte della coa­li­zione scel­le­rata degli «Amici della Siria» (dalla Gran Bre­ta­gna all’Arabia sau­dita) che ha finan­ziato e rifor­nito di armi gli insorti, fino a favo­rire diret­ta­mente e indi­ret­ta­mente la cre­scita mili­tare del fronte jiha­di­sta e qaedista.

Per il disa­stro in Iraq, dove lo Stato isla­mico avanza come deriva dei san­tuari con­qui­stati in Libia e in Siria, il governo ita­liano tele­co­man­dato e sto­rico mer­cante d’armi, si è limi­tato a mostrare per l’ennesima volta il suo stra­bi­smo: aiuti uma­ni­tari e nuovi arma­menti, sta­volta ai kurdi (anche al «ter­ro­ri­sta» Pkk il cui lea­der Oca­lan giace nelle galere dell’atlantica Tur­chia anche per merito dell’Italia?), per­ché com­bat­tano al posto dell’Occidente per «sal­vare le mino­ranze», stor­nando cari­chi di fer­ra­glia che avrebbe dovuto essere distrutta da tempo e rici­clando arse­nali che potreb­bero essere prova di for­ni­ture ille­gali ita­liane, con­tro le san­zioni Onu, agli insorti libici anti-raìs.

La Libia è diven­tata intanto peg­gio della Soma­lia, gra­zie alla guerra della Nato gui­data ad ogni costo dal prode euro­peo Nico­las Sar­kozy che, si sco­pre ora, voleva disfarsi del testi­mone Ghed­dafi che aveva finan­ziato la sua cam­pa­gna pre­si­den­ziale. Dopo il delitto occi­den­tale ce ne laviamo le mani e peg­gio sia per i pro­fu­ghi che ora, con il Fron­tex Plus (sem­bra il nome di una medi­cina ma è un muro di con­te­ni­mento che fa temere un’altra Kater Y Rades 1997) ver­ranno tenuti alla larga e rele­gati a rima­nere in Libia o tor­nar­sene a casa loro, nella tra­ge­dia della mise­ria e delle guerre della grande Africa dell’interno. Abban­do­nando la giu­sta pro­po­sta della Marina di una mis­sione solo di soc­corso sotto egida Onu. E que­sto per far con­tenta l’ala più di destra del governo di cen­tro di Mat­teo Renzi.

Ma l’evidenza peg­giore è quella dell’Ucraina, con la Moghe­rini che tele­co­man­data ripete le dichia­ra­zioni dell’Alleanza atlan­tica e non ha detto finora una parola sulla guerra feroce che è stata sca­te­nata peri­co­lo­sa­mente ai con­fini della Russia.

Che fine hanno fatto le pro­messe di inda­gare sul ruolo della destra neo­fa­sci­sta e para­mi­li­tare su piazza Maj­dan, sull’uccisione del repor­ter ita­liano Andrea Roc­chelli e sulla strage di Odessa che ha inne­scato la guerra civile?
Tutto è pronto anche qui per ripro­porre il «modello Kosovo». A pro­po­sito, ecco un altro silen­zio: la mini­stra Moghe­rini non ha pro­fe­rito parola sui risul­tati di que­sti giorni della com­mis­sione d’inchiesta della mis­sione Ue Eulex, che ha inda­gato due anni dopo le denunce dal rap­porto di Dick Marty del Con­si­glio d’Europa e le richie­ste di Carla Del Ponte, sugli orrori e sui cri­mini di guerra com­messi in Kosovo dalle mili­zie Uck alleate della Nato, pro­prio durante l’occupazione delle truppe atlan­ti­che dopo i raid «uma­ni­tari» che hanno inven­tato il nuovo Stato indi­pen­dente del Kosovo. Una inda­gine euro­pea agghiac­ciante che con­ferma i mas­sa­cri e la puli­zia etnica con­tro serbi e rom. Il silen­zio è rumo­ro­sis­simo, per­ché emerge la con­ni­venza nelle stragi dei lea­der della Nato. Reste­ranno impu­nite o no? Che dice la Mogherini?

Non tutto, certo, è respon­sa­bi­lità dell’Italia. Oggi sarà eletto anche il pre­si­dente della Com­mis­sione, dopo il pate­tico e ine­si­stente Van Rom­puy, tocca al pre­mier polacco Tusk, lea­der del paese che gli Stati uniti vogliono riar­mare in fun­zione anti-russa e che è desti­nato a pesare molto più della mini­stra degli esteri italiana.

Il fatto è che Mr Pesc è un acro­nimo che serve a dire che l’Europa ancora non può dichia­rare di avere una poli­tica estera indi­pen­dente. Del resto l’Ue non ha una poli­tica eco­no­mica comune, spac­cata com’è sul ter­reno della dila­ce­rante crisi eco­no­mica, né tan­to­meno una poli­tica di difesa europea.

Ma soprat­tutto per­ché c’è l’Alleanza atlan­tica che la fa “meglio” e al posto dell’Unione euro­pea, che resta un simu­la­cro rap­pre­sen­tato solo da una moneta. Quella Nato che si avvia a diven­tare Trat­tato tran­sa­tlan­tico anche eco­no­mico e che intanto gesti­sce l’ideologia del mili­ta­ri­smo uma­ni­ta­rio, attizza guerre e poi soc­corre, cura e accre­sce i bud­get mili­tari dei paesi alleati a danno delle spese sociali (vedi gli F-35), mili­ta­rizza con basi, scudi anti­mis­sile e nuovi sistemi d’arma il ter­ri­to­rio del vec­chio con­ti­nente e dei nuovi stati alleati dell’est, pas­sati dal Patto di Var­sa­via diret­ta­mente alle mis­sioni nei con­flitti glo­bali a guida Usa.

In poche parole, la Nato sur­roga la poli­tica estera dell’Unione euro­pea. E ora Moghe­rini, Mrs Pesc, dopo il nulla rap­pre­sen­tato dalla bri­tan­nica Cathe­rine Aston, ci mette la fac­cia del vuoto italiano.

Tomaso Di Francesco il manifesto

 
 
 

SCUOLA, IL FUMOSO PACCHETTO GIANNINI E LA LEGGENDA DELLE SUPPLENZE DA ABOLIRE

Post n°849 pubblicato il 30 Agosto 2014 da red67ag

Si avvi­cina l’inizio di un nuovo anno sco­la­stico e, come è di rito, i media e il mini­stero all’Istruzione si pre­pa­rano a sfor­nare com­menti e bat­tute, di colore e di con­te­nuto, sulla scuola. E que­sto dopo che a mezza estate un sot­to­se­gre­ta­rio aveva but­tato lì la pro­po­sta di aumen­tare le ore di lezione dei docenti senza toc­care un con­tratto bloc­cato da quasi un decen­nio, pro­po­sta poi semiritirata.

Le novità della nuova sta­gione scuola autunno-inverno 2014–2015, almeno a parole, ricor­dano molto quelle degli ultimi anni a que­sta parte.

Si parla di merito come toc­ca­sana per tutto e tutti, come sem­pre senza spie­gare cosa è e chi lo valuta. Di scuole più auto­nome: ancora di più Pri­vate? Di nuovi pro­grammi sco­la­stici: ecco, que­sta non manca mai. E poi, novità, di supe­ra­mento del pre­ca­riato con una strada veloce per l’eliminazione delle sup­plenze. Domanda: quale? L’abolizione?

Ecco con­fe­zio­nato il famoso e fumoso pacchetto-scuola 2014–2015, già rin­viato a data da desti­narsi. Una lita­nia ormai stan­tia. Il mini­stro Ste­fa­nia Gian­nini decide il look per le dichia­ra­zioni di ini­zio anno sco­la­stico. «Biso­gna supe­rare defi­ni­ti­va­mente il sistema delle sup­plenze», ha dichia­rato. «I sup­plenti non saranno eli­mi­nati fisi­ca­mente», ha iro­niz­zato. Come? «Lo vedrete nelle pros­sime set­ti­mane», ha aggiunto il ministro.

Inte­res­sante, que­sta fac­cenda delle sup­plenze. Anche per­ché da ormai un lustro i nostri alunni e i nostri stu­denti, quando manca una docente, per malat­tia, sono smem­brati in varie aule e classi. Senza che le loro fami­glie ne siano pie­na­mente con­sa­pe­voli. E que­sto, natu­ral­mente, avviene solo per rispar­miare. Insomma, gli stu­denti, in caso di docente malata, ven­gono solo «tenuti a bada». E la lezione, spesso e volen­tieri, salta. Anche per­ché quando ti trovi in un’aula con 35 o 40 bam­bini invece di 24, l’unica cosa che può fare un docente è spe­rare che non si fac­ciano male: per­ché la colpa è sua.

Sba­gliato, c’è un’altra cosa che deve fare: spe­rare che non venga un ter­re­moto o ci sia un incen­dio, per­ché in que­sto caso, anche se non è certo il docente a voler sop­pri­mere le sup­plenze, se non i sup­plenti, la colpa di even­tuali danni agli stu­denti è a sca­pito dell’adulto più vicino a loro, cioè del docente. Anche se magari tanti docenti que­sto pic­colo par­ti­co­lare non lo sanno.

Lo Stato non mette a norma le aule, lo Stato non paga le sup­plenze e i sup­plenti, lo Stato ammassa decine di bam­bini in uno spa­zio non con­sono e senza che siano man­te­nute le minime norme di sicu­rezza in caso di emer­genza (e non solo), ma l’eventuale colpa è del docente. Biso­gna ricor­dare al mini­stro Gian­nini, quando fa iro­nia sulla scuola e sulle sup­plenze, che i docenti ita­liani non hanno alcuna voglia di ridere e di fare iro­nia. Biso­gna che il mini­stro si metta in testa che, se è vero, come dice, che non si vogliono «sop­pri­mere» i sup­plenti, da anni, però, sono già state sop­presse le supplenze.E que­sto, per risparmiare.

Biso­gna che il mini­stro sap­pia, e con lei tutto il governo Renzi, che sulla scuola le tre carte sono state mesco­late da almeno vent’anni e, quello che ogni annun­cio riguardo alla scuola ha pro­dotto fino ad ora, è solo il pro­gres­sivo e rac­ca­pric­ciante taglio ai fondi e al per­so­nale. Al punto che si sta sfio­rando l’ingestibilità di tutta la com­plessa mac­china della scuola pub­blica.
Occorre che Renzi e il suo mini­stro all’Istruzione e il suo governo si aspet­tino solo la «rot­ta­ma­zione» non solo di una parte dei poli­tici, ma anche di tutte le poli­ti­che sco­la­sti­che messe in atto in que­sti ultimi decenni dai governi di cen­tro­de­stra e cen­tro­si­ni­stra in per­fetta e sospetta continuità.

I docenti ita­liani non vogliono più parole nuove. Basta. Sono stan­chi di essere presi in giro. Chie­dono più soldi e più per­so­nale per la scuola pub­blica. Chie­dono un sala­rio in linea con quello dei docenti euro­pei. Chie­dono scuole a norma. Chie­dono a Renzi di non riman­giarsi i paro­loni che aveva speso sulla scuola, poco prima e poco dopo il suo inse­dia­mento a primo ministro.

Tutto il resto sono chiac­chiere e distin­tivi da ini­zio anno scolastico.

Giuseppe Caliceti il manifesto

 
 
 

I MILLE GIORNI DI RENZI

Post n°848 pubblicato il 29 Agosto 2014 da red67ag

  

 

imageMen­tre il nostro pre­si­dente del con­si­glio pensa alle slide dei pros­simi mille giorni ci sono ita­liane e ita­liani che aspet­tano di capire dove siano finite le slide dei primi cento. Aspet­tano rispo­ste, a dire il vero, da almeno tre Governi: quello di Monti, quello di Letta, e quello di Renzi, dopo i gua­sti che agli ita­liani e all’Italia hanno gene­rato le poli­ti­che neo libe­ri­ste degli ese­cu­tivi di cen­tro­de­stra di Ber­lu­sconi (e dei suoi ministri).

I primi che atten­dono di essere nomi­nati — magari anche solo in un tweet del nostro pre­mier — sono gli eso­dati, nuova figura sociale gene­rata dalla mano­vra For­nero che non aveva pre­vi­sto tran­si­zioni, com­pen­sa­zioni o tutele per chi lasciava in mezzo a un guado. Il governo Monti ha usato le pen­sioni come un ban­co­mat per sedare i mer­cati e ras­si­cu­rare la tec­no­cra­zia Euro­pea. E ci ha con­se­gnato, con rara lun­gi­mi­ranza, la più alta età pen­sio­na­bile d’Europa in con­tem­po­ra­nea alla più alta disoc­cu­pa­zione gio­va­nile della sto­ria del nostro paese. In mille giorni non ci sono state parole per gli eso­dati — che si gene­re­ranno almeno sino al 2022 — fino ad oggi sono stati spesi quasi 12 miliardi per sei sal­va­guar­die che non hanno risolto il patto di cit­ta­di­nanza vio­lato con que­ste cit­ta­dine e cit­ta­dini. Tutto ciò a fronte di quasi 90 miliardi di risparmi, cer­ti­fi­cati dall’Istituto sta­ti­stico dell’Inps, che la mano­vra For­nero garan­tirà in dieci anni rispetto ai 22 miliardi pre­vi­sti al varo della riforma. Que­sti ultra-risparmi devono tor­nare alle pen­sioni e ai pen­sio­nati. Come mai nes­sun mini­stro ne parla? Mistero. Solo una nuova riforma che can­celli le abnor­mità della mano­vra For­nero, abbas­sando l’età pen­sio­na­bile e distin­guen­dola in base ai lavori svolti nel arco della vita lavo­ra­tiva (e al loro impatto psi­co­fi­sico sulle per­sone) potrà riscri­vere un nuovo patto sociale che can­celli la ferita degli eso­dati, risolva l’ingiustizia delle pen­sioni d’oro e fac­cia ripar­tire un turn-over bloc­cato che per ora pena­lizza innan­zi­tutto i giovani.

A dire il vero di que­sto aveva par­lato la mini­stra Madia, annun­ciando solen­ne­mente la crea­zione di quat­tro­mila posti per i più gio­vani: si è riman­giata tutto, e pre­ci­pi­to­sa­mente, quando si è sco­perto che non c’era nes­suna coper­tura e che la riforma della Pub­blica Ammi­ni­stra­zione la devono pagare i lavo­ra­tori. A fianco degli eso­dati — infatti — ci sono gli “errori” rico­no­sciuti e irri­solti del per­so­nale della scuola di quota96 bloc­cato al lavoro da una riforma che si è scor­data di quando fini­sce l’anno sco­la­stico e l’insensatezza, in con­flitto con le norme di sicu­rezza, di fer­ro­vieri che dovreb­bero stare alla guida di treni anche ad alta velo­cità fino a 67 anni. Si tratta di solu­zioni di errori a basso costo: meri­te­reb­bero decreti d’urgenza che il governo Renzi pro­mette e rin­via dalla sua nascita come i suoi predecessori.

Il governo Renzi ha toc­cato il tema delle pen­sioni, di recente, non per pro­porre più equità, ma per ven­ti­lare mal­de­stra­mente tra son­daggi e asti­celle (intorno a fer­ra­go­sto, con un con­certo di dichia­ra­zioni cal­co­late e irre­spon­sa­bili) addi­rit­tura l’ipotesi di un pre­lievo su tutte le pen­sioni sopra i due­mila euro lordi. Di fronte a un pre­an­nun­cio semi insur­re­zio­nale che teneva insieme un fronte del No che andava dalla Cgil a Forza Ita­lia le asti­celle sono state (per ora) ripo­ste. Intanto — in mille giorni — non ho sen­tito parole né visto tweet, e nem­meno assi­stito a gavet­toni ghiac­ciati in favore dei lavo­ra­tori dell’Alcoa che dal 31 dicem­bre fini­scono in mezzo a una strada, con la loro fab­brica defi­ni­ti­va­mente chiusa, e che da giorni se ne stanno in tenda davanti ai can­celli, ma non certo per fare cam­peggi estivi. E nulla ho sen­tito, dai loquaci mini­stri, anche su quello spa­ven­toso buco nero che è diven­tato — per noi — l’impianto side­rur­gico più grande d’Europa, quello di Taranto e la side­rur­gia Ita­liana da Terni a Piom­bino. Aspet­tano solu­zioni indu­striali da tempo oltre 150 crisi crisi azien­dali al mini­stero dello svi­luppo eco­no­mico a par­tire da Ter­mini Ime­rese a cui ser­vi­rebbe la cer­tezza di un nuovo pro­dut­tore di auto oltre la dia­spora dal Ita­lia della Fiat-Chrysler e molte di più sono in attesa sui tavoli delle regioni.

Tutto que­sto avrebbe biso­gno di poli­ti­che che favo­ri­scano il rein­se­dia­mento indu­striale, fer­mino la sven­dita e la fuga delle atti­vità mani­fat­tu­riere dall’Italia e sem­bra innan­zi­tutto man­care su que­sto ter­reno una visione che vada oltre i 140 carat­teri delle bat­tute da Social media. Man­cano soprat­tutto inter­lo­cu­tori cre­di­bili: die­tro e oltre il pre­mier nulla si muove. Ogni tanto, nel governo dei “carini” qual­cuno azzarda una dichia­ra­zione su que­sti temi aperti, suscita un vespaio, e subito viene com­mis­sa­riato dal solito Mat­teo che dice: “Mi occupo di tutto io!”. Però poi, anche per limiti umani, non ci riesce.

Durante tutta l’estate, in regioni già disa­giate — cito ad esem­pio la Sar­de­gna e la Basi­li­cata — si dif­fon­dono le anti­ci­pa­zioni dei tagli con cui dovreb­bero essere chiusi decine di “pic­coli tri­bu­nali” che poi tanto pic­coli non sono, se per rag­giun­gere quelli nuovi devi viag­giare quat­tro ore. Non ci sono soldi per nulla, non si pro­getta nulla, sotto la ver­ni­cia­tura del nuovo i mille giorni rischiano di rega­larci la rie­di­zione del già visto.

Infine aspet­tano i disoc­cu­pati, gli sco­rag­giati e i sot­to­pa­gati oltre 7 milioni di sfrut­tati e ricat­tati dalla (e nella) crisi a cui si pro­pone un altra volta la stan­tia ricetta della sva­lu­ta­zione della pro­prio lavoro attra­verso l’aumento della pre­ca­rietà. I gior­nali del coro hanno ini­ziato a decan­tare come un pic­colo Eden il modello spa­gnolo. L’ultima ver­sione del decreto Poletti, l’attacco ai con­tratti di lavoro e l’immancabile uso pro­pa­gan­di­stico della can­cel­la­zione dell’18, già muti­lato dal governo Monti, viene ora masche­rato attra­verso l’idea — a dir poco biz­zarra — che la can­cel­la­zione dello Sta­tuto dei lavo­ra­tori sarebbe un grande salto di pro­gresso (per chi?). Quando i mini­stri delle grandi riforme sono più pru­denti, invece, dicono che lo Sta­tuto deve essere riscritto: però non ci dicono come, non ci spie­gano, quali diritti si deb­bano rico­struire e quali nuovi affer­mare, come si può ridurre una pre­ca­rietà che è ora­mai distru­zione di lavoro e ric­chezza. Ser­vono meno di mille giorni per can­cel­lare le qua­ranta forme di di con­tratto più o meno pre­ca­rie e per varare un piano per il lavoro che sia il nostro New Deal : e non c’è trac­cia del’annunciato “con­tratto unico” che avrebbe dovuto sosti­tuirle. Si vuole invece aggiun­gerne una nuova, l’assunzione con pos­si­bi­lità di licen­ziare per tre anni, che (per ora) lan­gue al Senato. Ma non si doveva cam­biare verso? L’autunno se sarà caldo o freddo lo deci­de­ranno molti di que­sti sog­getti e sog­get­ti­vità oggi spesso rimossi. Sono tanti,non con­tano nulla,ma guai a sot­to­va­lu­tarli ammo­niva Luciano Gal­lino pochi giorni fa noi non li lasce­remo soli.

Giorgio Airaudo - il manifesto

 
 
 

FERMARE L'ECATOMBE

Post n°847 pubblicato il 28 Agosto 2014 da red67ag

Giorno dopo giorno si sgrana, a ritmo sem­pre più intenso, il tra­gico rosa­rio delle vit­time del disor­dine mon­diale e del proi­bi­zio­ni­smo euro­peo.
Secondo l’agenzia Onu per i rifu­giati Unhcr, ben 1.889 sono le per­sone scom­parse nel Medi­ter­ra­neo negli ultimi sette mesi, 1.600 delle quali negli ultimi tre.

Un periodo tra­gico, segnato dall’escalation di caos, con­flitti san­gui­nosi, vio­lenze, per­se­cu­zioni con­tro mino­ranze - in Siria, Iraq, Libia, Sud Sudan, in paesi del Corno d’Africa come in altre regioni - sic­ché il 2014 rischia d’essere l’anno record per eca­tombe di migranti for­zati. Tra i quali cre­scente è il numero di bam­bini, donne, gestanti: fami­glie intere che per­lo­più cer­cano di sfug­gire alla «terza guerra mon­diale per epi­sodi» (volendo citare Ber­go­glio), della quale l’Occidente, e con esso l’Europa, ha buona parte di respon­sa­bi­lità, dirette o indirette.

Impu­tare ai soli «traf­fi­canti» la colpa delle stragi in mare è una delle stra­te­gie diver­sive con cui auto­rità ed élite poli­ti­che, ita­liane ed euro­pee, col soste­gno di molti media, cer­cano di occul­tare i pro­pri misfatti. In realtà, come non ci stan­chiamo di riba­dire, qual­siasi sistema proi­bi­zio­ni­sta è desti­nato a pro­durre e incre­men­tare il traf­fico clan­de­stino del bene inter­detto: vale per le merci come per gli esseri umani. Dun­que, l’esistenza di filiere cri­mi­nali non è causa delle stragi di migranti e rifu­giati, bensì epi­fe­no­meno del proi­bi­zio­ni­smo stesso. E per­ciò l’unica poli­tica rea­li­stica sarebbe garan­tire a migranti e rifu­giati il diritto di fuga e la libera cir­co­la­zione, non­ché un’accoglienza digni­tosa e la libertà di sce­gliere se sta­bi­lirsi in paesi euro­pei diversi da quello di «approdo».

Il sistema costi­tuito da fron­tiere sem­pre più blin­date, gli «accordi bila­te­rali», la chiu­sura di canali d’ingresso legali, le poli­ti­che che pro­du­cono vio­la­zione di diritti fon­da­men­tali, mal­trat­ta­mento e respin­gi­mento di pro­fu­ghi e migranti val­gono non già a «sco­rag­giare gli arrivi», come recita il luogo comune, bensì a ren­dere sem­pre più rischiosi gli esodi, quindi a incre­men­tare l’ecatombe medi­ter­ra­nea non­ché a ren­dere un inferno la vita di chi rie­sce ad approdare.

L’Italia non si è mai dotata di un sistema di acco­glienza strut­tu­rato e digni­toso, pre­fe­rendo rin­cor­rere l’«emergenza», così da poterne fare ogni volta ragione di allarmismo.

Uno sce­na­rio ancor più dram­ma­tico si pro­fi­le­rebbe se - come insi­ste Alfano, col «vivo apprez­za­mento» di Napo­li­tano - fosse abban­do­nata tra breve la mis­sione Mare Nostrum che, nono­stante ambi­guità, ha sal­vato un gran numero di vite umane. O se essa fosse non già supe­rata da dispo­si­tivi uma­ni­tari più effi­caci, bensì ridi­men­sio­nata in favore di Fron­tex Plus, che potrà suben­trarle, almeno in alcune aree di pattugliamento.

Più accet­ta­bile ci sem­bra la pro­po­sta della stessa Marina Mili­tare, non dis­si­mile da quella dell’Unhcr: fare di Mare Nostrum una mis­sione mul­ti­na­zio­nale a guida ita­liana e sotto l’egida dell’Onu.

Intanto la misura più urgente, cal­deg­giata anche da Laura Bol­drini, sarebbe l’apertura di cor­ri­doi uma­ni­tari, mediante pre­sidi inter­na­zio­nali in paesi di tran­sito e di mag­giore afflusso di pro­fu­ghi, sotto la tutela di agen­zie dell’Ue, non­ché dell’Unhcr e di orga­niz­za­zioni umanitarie.

Così che chi è costretto ad abban­do­nare il paese di nascita e/o di resi­denza a causa di con­flitti, per­se­cu­zioni, cata­strofi ambien­tali ed eco­no­mi­che, possa far subito richie­sta di pro­te­zione inter­na­zio­nale, per poi rag­giun­gere, in modo sicuro e legale, i diversi paesi euro­pei, ove per­fe­zio­nare la procedura.

Per quanto il caos e la vio­lenza che domi­nano in alcuni dei paesi di tran­sito abi­tuale, in pri­mis la Libia, ren­dano più dif­fi­cile que­sta pro­spet­tiva, essa non è irrea­liz­za­bile. Tut­ta­via, qual­siasi pro­po­sta per il supe­ra­mento del para­digma proi­bi­zio­ni­sta esi­ge­rebbe l’accordo fra i diversi Stati dell’Ue e una poli­tica comune per l’immigrazione e l’asilo.

È dub­bio che que­ste con­di­zioni pos­sano rea­liz­zarsi a breve, in un’Europa che è in preda a una crisi non solo eco­no­mica, ma anche, e forse più, poli­tica, morale e ideo­lo­gica. Ciò mal­grado, abbiamo il dovere d’insistere, se vogliamo diser­tare dalla guerra con­dotta con­tro i nuovi dan­nati della terra.

Annamaria Rivera  il manifesto 28/08/2014

 
 
 

SOTTO LA CAPPA DEL NUOVO POTERE

Post n°846 pubblicato il 27 Agosto 2014 da red67ag

Siamo pro­prio sicuri che lo stato (deso­lante) dell’informazione poli­tica in Ita­lia rien­tri nella nor­ma­lità, che asse­gna alla «strut­tura mate­riale dell’ideologia» la fun­zione di pro­teg­gere e con­so­li­dare l’esta­blishment? Fosse così, non ci ras­se­gne­remmo, ma nem­meno avremmo la per­ce­zione di una situa­zione patologica.

In tutti i paesi del mondo, sotto qual­siasi regime, la «grande stampa» aiuta il potere. Rico­no­scerlo non implica equi­pa­rare sistemi tota­li­tari e plu­ra­li­stici. Né igno­rare la rile­vanza dei diritti di libertà e l’importanza della fun­zione svolta, nei sistemi plu­ra­li­stici, dalla stampa indi­pen­dente e di oppo­si­zione. Resta che ovun­que tra stampa e potere inter­cor­rono rap­porti di mutuo soc­corso. Che il mondo dell’informazione è dap­per­tutto con­ti­guo ai luo­ghi del potere eco­no­mico e poli­tico. Che spesso il con­fine tra infor­ma­zione e pro­pa­ganda è labile e di dif­fi­cile demar­ca­zione. Ma c’è un ma.

O un limite, se si pre­fe­ri­sce. Di norma la coo­pe­ra­zione tra stampa e potere non impe­di­sce agli organi di infor­ma­zione di ope­rare anche come fat­tori costi­tu­tivi dell’opinione pub­blica e suoi por­ta­voce. Né pre­clude alla grande stampa una fun­zione di con­trollo e di sti­molo – talora di denun­cia – nei con­fronti delle altre istanze del potere. Si pensi, per esem­pio, al gior­na­li­smo d’inchiesta, ancora vivo in Ger­ma­nia e nel mondo anglo­sas­sone, e non appan­nag­gio delle testate di opposizione.

Coo­pe­ra­zione e cri­tica: in que­sto bino­mio con­trad­dit­to­rio si con­densa la rela­zione tra­di­zio­nale tra stampa e potere in demo­cra­zia. Il che vale a pre­ser­vare una qual­che fun­zione terza dell’informazione anche in tempi di pen­siero unico impe­rante. Accade lo stesso oggi in Ita­lia? Si può dire che anche nel nostro paese le mag­giori testate della carta stam­pata e del gior­na­li­smo tele­vi­sivo pub­blico e pri­vato man­ten­gono un equi­li­brio tra pros­si­mità e alte­rità al potere che per­metta loro di assol­vere almeno in parte il com­pito di infor­mare senza troppo deformare?

Deci­sa­mente no. Da tempo – almeno dall’inizio dell’infausta sta­gione delle lar­ghe intese, più pro­ba­bil­mente da quando la crisi eco­no­mica imper­versa – la stampa ita­liana (fatte le debite ecce­zioni) ha cam­biato regi­stro. Se ancora all’epoca della rissa bipo­lare tra cen­tro­si­ni­stra e destra era pos­si­bile imbat­tersi in qual­che ana­lisi spre­giu­di­cata e cogliere fram­menti di verità tra le righe di com­menti o reso­conti (pur­ché, benin­teso, non si trat­tasse della santa alleanza con gli Stati uniti e delle guerre sca­te­nate nel nome della demo­cra­zia e dei diritti umani), oggi regna invece un’asfissiante con­cor­dia. Intorno ai feticci della gover­nance neo­li­be­rale – le “riforme” in pri­mis, evo­cate osses­si­va­mente come una pana­cea per tutti i mali. Intorno alle figure che la incar­nano – dal capo dello Stato al pre­si­dente del Con­si­glio in carica, pas­sando per il pre­si­dente della Bce. Intorno alle poli­ti­che per mezzo delle quali viene com­pien­dosi la meta­mor­fosi ame­ri­ca­ni­sta della società, il suo rapido regre­dire verso assetti post­de­mo­cra­tici, auto­ri­tari e oligarchici.

Docu­men­tarlo sarebbe sin troppo age­vole. Basti un banale espe­ri­mento. L’attuale pre­mier si è accre­di­tato come l’uomo del cam­bia­mento e, appunto, delle riforme. È un ruolo che sta a pen­nello a un yup­pie della poli­tica, venuto su col logo del rot­ta­ma­tore. Ma que­sta è una scelta d’immagine, è la sua auto­rap­pre­sen­ta­zione. Non dovrebbe costi­tuire il con­te­nuto dell’informazione, la quale avrebbe invece il dovere di entrare nel merito delle sedi­centi riforme, parola magica che da vent’anni desi­gna i misfatti dei governi nel nome del risa­na­mento. Bene, pro­vate a vedere che suc­cede in pro­po­sito, se mai un gior­na­li­sta, inter­vi­stando Renzi o com­men­tan­done le debor­danti dichia­ra­zioni in schietto stile nien­ta­li­sta, si prende la briga di discu­tere il cri­te­rio in base al quale un prov­ve­di­mento può defi­nirsi “riforma” e si distin­gue da un altro che non ne è degno.

Riforme erano dette anche quelle del fasci­smo, che di cose ne cam­biò effet­ti­va­mente molte e in pro­fon­dità. Non sarebbe allora il caso di costrin­gere chi governa a uscire dalla pro­pa­ganda e a dichia­rare i pro­pri reali inten­di­menti? Non sarebbe un gesto di rispetto verso let­tori e tele­spet­ta­tori incal­zarlo, far­gli pre­senti i costi sociali delle sue deci­sioni oltre che i loro van­tati bene­fici? Non sarebbe que­sta un’elementare clau­sola di dignità per chi, facendo il gior­na­li­sta, non dovrebbe accet­tare di degra­darsi a veli­naro, a supino ampli­fi­ca­tore della voce del padrone di turno?

Ma, parole magi­che a parte, il discorso ha una por­tata ben più vasta. E i pos­si­bili esempi si sprecano.

È mai pos­si­bile che nes­suno trovi da ridire quando un mem­bro del governo o del Pd recita la gia­cu­la­to­ria del «40 per cento degli ita­liani che ci chie­dono le riforme»? È decente fin­gere di non ricor­dare che in mag­gio si votò per le euro­pee con la fon­data paura della marea fasci­sta, e che a nes­sun elet­tore ita­liano venne in mente allora di con­ce­dere al governo cam­biali in bianco per sfa­sciare la Costi­tu­zione, fare nuo­va­mente cassa con le pen­sioni o stra­vol­gere lo stato giu­ri­dico del pub­blico impiego?

Un caso para­dig­ma­tico è l’evasione fiscale. Gior­nali e tele­gior­nali ne par­lano, ine­vi­ta­bil­mente, quando la Corte dei conti o l’Agenzia delle entrate dirama le solite scan­da­lose cifre che non hanno eguali al mondo. Per la cro­naca siamo poco sotto i 190 miliardi di euro sot­tratti ogni anno alle finanze pub­bli­che. Visto che i numeri hanno una loro ogget­ti­vità, il dato dovrebbe domi­nare la pagina eco­no­mica. All’opinione pub­blica – ammesso che in Ita­lia ne esi­sta ancora una – sarebbe dove­roso spie­gare quali nessi sus­si­stono tra que­sto gigan­te­sco ammanco e la dram­ma­tica fame di risorse nei bilanci delle pub­bli­che ammi­ni­stra­zioni e delle fami­glie dei lavo­ra­tori dipen­denti. Si dovrebbe chia­rire come non sia casuale che, van­tando que­sto record, l’Italia sia anche in cima alle clas­si­fi­che del debito pub­blico, della disoc­cu­pa­zione e della pres­sione fiscale sul lavoro. Niente di niente, invece. Il tema è tabù. I cit­ta­dini deb­bono restare inerti sotto il bom­bar­da­mento della nar­ra­zione uffi­ciale della crisi.
E così via esem­pli­fi­cando. Nel Medi­ter­ra­neo si con­suma ogni giorno la strage dei migranti.

C’è mai qual­cuno che, com­men­tando gli spro­po­siti di un mini­stro o del leghi­sta di turno, ram­menti che i migranti non chie­dono bene­vo­lenza: eser­ci­tano un diritto invio­la­bile? Che a quanti di loro fug­gono da guerre e per­se­cu­zioni nes­suno può legit­ti­ma­mente rifiu­tare asilo? E che gli Stati che non li accol­gono vio­lano norme fon­da­men­tali del diritto inter­na­zio­nale? Quanto al ter­ro­ri­smo, largo alle stru­men­ta­liz­za­zioni di chi blocca sul nascere ogni discus­sione al riguardo. Non sia mai che ci si inter­ro­ghi sulle respon­sa­bi­lità occi­den­tali nella cata­strofe medio­rien­tale. E che, di ter­ro­ri­sta in ter­ro­ri­sta, a qual­cuno venga in mente di chie­dere conto anche a Neta­nyahu. Fran­ca­mente dispiace che la recente pole­mica tra Grillo e il Tg1 sia stata liqui­data anche a sini­stra come l’ennesima aggres­sione di un ener­gu­meno. I modi offen­dono, ma la sostanza resta e meri­te­rebbe ben altra considerazione.

Sotto la cappa del potere finan­zia­rio trans­na­zio­nale, ammi­ni­strato dalla tecno-burocrazia euro­pea e dai suoi pro­con­soli nostrani, il gior­na­li­smo ita­liano ha per­lo­più mutato pelle, accon­cian­dosi alla fun­zione assai poco ono­re­vole del por­ta­voce zelante. Che divulga e accre­dita le verità dispen­sate dall’alto, e con ciò impe­di­sce la for­ma­zione di un’opinione pub­blica docu­men­tata e cri­tica. E non si creda che il rife­ri­mento al qua­dro dei poteri domi­nanti atte­sti un nesso cogente. Non vi è alcuna neces­sità in tale con­nes­sione, né vi opera una forza incoer­ci­bile. Sono in gioco, al con­tra­rio, la libera scelta di cia­scuno e la sua respon­sa­bi­lità intel­let­tuale e morale. La pato­lo­gia di un gior­na­li­smo asser­vito è parte inte­grante della più grave que­stione all’ordine del giorno, quella del pro­li­fe­rare delle caste e della cor­ru­zione in esse dilagante.

Alberto Burgio  il manifesto

 
 
 
Successivi »
 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: red67ag
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 59
Prov: MI
 

 

 

 

 

 

 

 

 

AREA PERSONALE

 

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 27
 

ULTIME VISITE AL BLOG

StregaM0rgausered67agtonino1801gratiasalavidatutti_nick_del_mondokraphenvendettadon.francobaretusinablumannaroDiaspro25lost4mostofitallyeahimperatoreincachristie_malrymisteropagano
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom