Creato da Yaris167 il 19/10/2006

Counselling di Yaris

Relazione, crescita, sviluppo del potenziale più autentico

 

 

L'incognita dello Spirito...

Post n°1249 pubblicato il 05 Febbraio 2017 da Yaris167

L'essere umano si definisce tale per il fatto che possiede una coscienza, ma questa coscienza compare veramente solo quando si risveglia in lui la sensibilità ai concetti di collettività e di universalità. 

Questa facoltà gli permette di entrare nell'anima e nel cuore degli altri a tal punto che quando gli capita di farli soffrire, prova egli stesso il dolore che infligge loro. Egli comprende che tutto ciò che fa agli altri, sia il bene che il male, è a sé stesso che lo fa.

Certo, apparentemente ogni essere è isolato, separato dagli altri; ma la realtà è che una parte di noi stessi è legata alla collettività e vive in tutte le creature, in tutto il cosmo.

Se in voi questa coscienza collettiva è risvegliata, sentirete, nelle relazioni con gli altri, che i vostri pensieri, i vostri sentimenti, le vostre parole, i vostri atti, tutto ritorna a voi come un'eco, poiché il vostro essere, che si estende in tutto l'Universo, è divenuto un'entità collettiva.

Ed è questa, veramente, la fratellanza. 





Non so se chiamerei quanto espresso da AIvanhov fratellanza, so di certo che esiste un sentire di coscienza che può accomunare e creare unità ma, allo stesso tempo,  credere o non credere ad una verità assoluta può persino risultare fuorviante

Non esiste alcuna dottrina, che sia religiosa o meno e per quanto rigorosamente sperimentata,  che possa confermarci nella verità... l'intelligenza, cioè la capacità di andare oltre l'apparente manifestazione del mondo, supera l'attività intellettuale stessa...

e resta un'incognita...

Yaris



Viviamo in un mondo che ci disorienta con la sua complessità. Vogliamo comprendere ciò che vediamo attorno a noi e chiederci: Qual è la natura dell'universo? Qual è il nostro posto in esso? Da che cosa ha avuto origine l'universo e da dove veniamo noi? [...] quand'anche ci fosse una sola teoria unificata possibile, essa sarebbe solo un insieme di regole e di equazioni. Che cos'è che infonde vita nelle equazioni e che costruisce un universo che possa essere descritto da esse? L'approccio consueto della scienza, consistente nel costruire un modello matematico, non può rispondere alle domande del perché dovrebbe esserci un universo reale descrivibile da quel modello. Perché l'universo si dà la pena di esistere? [...] Se però perverremo a scoprire una teoria completa, essa dovrebbe essere col tempo comprensibile a tutti nei suoi principi generali, e non solo a pochi scienziati. Noi tutti – filosofi, scienziati e gente comune – dovremmo allora essere in grado di partecipare alla discussione del problema del perché noi e l'universo esistiamo. Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda, decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremmo la mente di Dio.



(Stephen Hawking)

 
 
 

Non c'è Scienza senza Coscienza

“Me ne vado in cerca di un grande forse.” 
François Rabelais.



 La formazione accademica, le svariate metodologie analitiche, si esauriscono molto spesso in astrazioni senza il supporto di risposte concrete. Ciò che spesso si fa è costruire modelli in grado di rappresentare la realtà e il comportamento degli agenti in una serie di situazioni “tipiche”.

Lo stesso atto comunicativo è una sorta di rappresentazione, il tentativo di raffigurare qualcosa per parteciparlo ad altri e per far sì che gli aspetti della realtà osservata, sia trasferibile e comprensibile dalle persone che devono/possono in qualche misura intervenire su quella realtà.

Il risultato? Nel dibattito contemporaneo, si tende a ricondurre il problema della comunicazione ad uno schema interpretativo bimodale che fa riferimento a due paradigmi:
L'informazione che si vorrebbe trasmettere e il linguaggio utilizzato per tessere relazioni..
 
Il primo paradigma, nel riguardare la diffusione che vorrebbe realizzare crea le dimensioni di funzionamento e di controllo del processo: ciò che non dovrebbe essere detto perché non tutto è informazione e ciò che deve assolutamente essere detto per fare informazione: Tutto è lecito ma non tutto edifica! 

Il secondo paradigma, quello relazionale, rappresenta l'elemento di influenza vera e propria nelle dinamiche di costruzione e di ricostruzione di una relazione, che ciascuno fa all’interno dell’atto comunicativo. La relazione, conseguentemente,  può essere ricondotta a due tipologie: quella SIMMETRICA, che si fonda sulla percezione di uguaglianza nei rapporti e quella COMPLEMENTARE che si fonda sulla percezione di una differenza.

La Scienza (intesa come operazione del pensiero) in tal senso, non può aggiungere altro, se non la personale interpretazione, al modello comunicativo di informazione  né può pretendere di dire nulla sulla co-scienza e sull'inten-zionalità di quella informazione che resta comunque nascosta e non analizzabile in entrambi i paradigmi...


Proviamo a rifletterci?
Yaris










Ogni verità attraversa tre stadi: prima viene ridicolizzata, poi violentemente contrastata, quindi accettata come evidente.

 Arthur Schopenhauer




 
 
 

Siamo abruzzesi, siamo figli dei lupi…

Post n°1247 pubblicato il 20 Gennaio 2017 da Yaris167
 

V’a nella nostra lingua, tutta, in sé stessa, semplicità ed efficacia, una parola consacrata dalla intenzione degli onesti a designare molte cose buone, molte cose necessarie: e la parola Forza. Epperò, s’è detto e si dice il forte Abruzzo. V’a nella nostra lingua, tutta, in sé stessa, comprensiva eleganza, una parola che vale a comprendere definendole, tutte le bellezze, tutte le nobiltà è la parola Gentilezza. Epperò, dopo aver visto e conosciuto l’Abruzzo, dico io: Abruzzo Forte e Gentile. Epperò, dopo aver visto e conosciuto l’Abruzzo, ho detto e ripeto io: Abruzzo Forte e Gentile.”

Primo Levi







Dopo ore trascorse davanti al televisore a sentire rimbalzare la rabbia per un Abruzzo devastato dal un ulteriore calamità, la slavina di Rigopiano,  che ha piegato una Regione già compromessa e devastata, le parole di Rossella Tirimacco suonano esse stesse come una sfida all'implacabilità della Natura: 

Quanto sta avvenendo nella nostra terra, ha il sapore amaro di una beffa della Natura, la quale ha deciso di “temprarci” più del dovuto. In realtà la terra non ha colpe, semplicemente “vive” e, in quanto essere vivente “respira” e si “muove”, esattamente come l’essere umano. 




Sono parole, perché ancora di parole desidero dire,  che spiazzano forse più delle tante dette per  inneggiare al passato, per lanciare accuse e fare sciacallaggio politico e mediatico sulle  inerzie...la Responsabilità è altra cosa.

Ma è sempre nel silenzio che si compiono "i miracoli" di chi, in quel silenzio, si è messo in viaggio, in condizioni proibitive per arrivare lassù nella speranza di salvare vite...




Solo qualche giorno fa Rossella Tirimacco aveva scritto, cosa volesse dire NASCERE IN UNA ZONA SISMICA: 

Non avrei voluto scrivere nulla su questa tragedia, perché come avevo già espresso tempo fa, cercare le colpe, politicizzare le tragedie, o peggio, farne sciacallaggio mediatico per ottenere visibilità in maniera velata o palese, lo trovo semplicemente vergognoso! In certi casi sarebbe meglio tacere, ma dopo tutto quello che sto leggendo, ho voluto dire la mia, che è la testimonianza di chi il terremoto lo ha vissuto sin dall’infanzia, ed è per questo che provo una profonda nausea di tutto questo teatrino, dove ognuno dice la sua senza cognizione di causa..







Oggi alla notizia del ritrovamento delle 8 persone all'Hotel "Rigopiano",  spazzato via da una slavina di immense proporzioni, alla commozione e al pianto per il coraggio e la tenacia di quegli Uomini, ancora le parole di Rossella Tirimacco prendo in prestito e faccio mie...



Video Ansa



Siamo abruzzesi, siamo figli dei lupi… riusciremo a rialzarci, supereremo anche questa. La forza e il coraggio dei lupi scorrono nelle nostre vene, quanto sta avvenendo se non ci uccide ci rende più forti e capaci di non dimenticare in futuro la “politica degli assenti"





...per quel sangue materno e abruzzese che mi scorre nelle vene

Yaris


 
 
 

Quanto contano le parole…?

Post n°1246 pubblicato il 16 Gennaio 2017 da Yaris167
 

Mi sono imbattuta recentemente in due video che hanno attirato la mia attenzione. Il primo riguardava i discorsi del Presidente Obama. Discorsi che dal punto di vista tecnico potrei definire emozionali e, quindi, miranti a colpire il “cuore” del popolo americano. Ho letto che si preparava lui stesso i discorsi e poi andava “a braccio” e, se il risultato è stato ciò che ha lasciato alle sue spalle, direi che se la sua politica ha mostrato inevitabili “defiance” altrettanto non si può dire rispetto a ciò che ha saputo suscitare tra la gente…. 

L’altro video, riguarda la premiazione di Matthew McConaughey winning Best Actor 2014, per il film Dallas Buyers Club, diretto da Jean-Marc Vallée con protagonisti Matthew McConaughey e Jared Leto. La forza delle parole pronunciate, l’emozione non controllata, gli occhi lucidi nel ringraziare la sua famiglia (madre, moglie, figli e anche il padre in cielo) esprimono qualcosa di cui, noi italiani Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigatori (così è scritto sul Palazzo della Civiltà Italiana dell’EUR a Roma” stiamo perdendo il senso: la credibilità.

A partire dal pensiero di Aristotele, la percezione della maggioranza delle persone indica la credibilità come una qualità della persona. Mi perdoni Aristotele, l’ardire, ma non penso sia del tutto esatto. L’autorevolezza del parlare e la credibilità scaturiscono dalla relazione con l’interlocutore, sia esso pubblico sia privato e in ciò che suscita in termini di coinvolgimento, condivisione, emozione, voglia di agire, senso di appartenenza, comune sentire...

Fuori da un tale contesto, la comunicazione diviene manieristica e tiepida, e al massimo può suscitare un sorriso ironico o di cortesia. Motivo per cui può lasciare un seguito o, all’opposto, restare ciò che sono....Parole.

Yaris

 

Le parole non sono fiato, evanescenza, convenzione. Le parole sono "cose". Niente esiste se non ha nome, perché siamo noi a far esistere il mondo.
Roberto Vecchioni

 
 
 

L'ineffabile coscienza di esistere

Post n°1245 pubblicato il 11 Gennaio 2017 da Yaris167
 

Ciò che la natura richiede al melo è che produca mele e al pero che produca pere.
Da me la natura vuole che io sia semplicemente un uomo,
 ma un uomo cosciente di ciò che è.
Carl Gustav Jung






E' nel silenzio che prende spazio il fluire delle emozioni e, sempre nel silenzio, si abbandonano i pensieri. E' nel silenzio si fa strada quella voce interiore che, a volte rimprovera come un grillo parlante e altre volte pulisce i filtri di una percezione disattenta.

Ma è quando si lascia andare anche quella voce, quando il suo suono perde sia il fascino dell'incanto che aggancia verso facili entusiasmi sia  un presunto rigore logico che, attraverso i pensieri, si trasforma nel suo esatto contrario, occludendo la mente, che si fa esperienza della coscienza e può emergere quel sentire unico che dona la comprensione: il Sentire di Coscienza...

Di questo "sentire" non abbiamo che rari sprazzi, spesso confusi con l'insight, l'Eureka! delle intuizioni. In realtà sono esperienze più profonde di coscienza pura che possono aprirsi regalando la  consapevolezza di esistere:  *La spinta trasmutativa dell'individuo che attacca certezze e relazioni, beni e progetti, dando avvio a una nuova e diversa evoluzione esistenziale.


Yaris


 
 
 
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Punto focale è l'individuo, non il problema.
Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare,
ma di aiutare l'individuo a crescere
perché possa affrontare sia il problema attuale,
sia quelli successivi in maniera più integrata.


 

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Percorso formativo per la crescita individuale e relazionale.

Il corso Persone Efficaci si prefigge di sviluppare o migliorare la sensibilità e le competenze necessarie per affrontare con successo i complessi e molteplici aspetti della relazione tra persone: la qualità del rapporto, le competenze interpersonali e le abilità comunicative in ogni ambito.
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