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Una lettera da un mondo vegano

Post n°147 pubblicato il 23 Gennaio 2011 da Jndiah
 

Cari amici e compagni attivisti,

in un momento in cui la maggior parte delle organizzazioni per i diritti degli animali sono attive a promuovere, difendere e premiare i prodotti di origine animale e i metodi di sfruttamento "umanitari", vi scrivo da parte di tre individui beneficiari di tale pietà.

 

Per l'industria, essi sono noti come unità di produzione numero 6, numero 35 e numero 67.595. Per il consumatore "compassionevole", essi sono noti come etichette che ti fanno sentire bene: "Latte biologico", "carne di vitello rosa", "uova in libertà". Per i difensori del benessere degli animali, essi sono noti come "alternative umanitarie". Invece tra loro sono noti come madre, figlio, sorella e amico. Per loro stessi, essi sono semplicemente ciò che per te e per me siamo per noi stessi: un mondo auto-consapevole d’esperienze soggettive, sensazioni, paure, ricordi - qualcuno con assoluta certezza che la sua vita è degna di essere vissuta.

# 6 è madre per la prima volta. E' frenetica. Il suo cucciolo è assente. Cammina disperatamente su e giù per la stalla, piangendo e chiamando il suo cucciolo perduto, temendo il peggio, confermando le sue paure. Lei è una delle migliaia di femmine indifese nate in un allevamento biologico verde di produzione di latte. Lei trascorrerà tutta la sua breve vita soffrendo per la perdita di un cucciolo dopo l’altro. Sarà munta instancabilmente attraverso ripetuti cicli di gravidanza e perdite. La sua unica esperienza della maternità sarà la peggiore perdita per una madre. Al picco della sua vita, il suo corpo cederà, il suo spirito si romperà, la sua "produzione" di latte andrà in declino, e verrà inviata a un orribile massacro, insieme ad altre madri appena sconfitte, e "usate" come a lei stessa.

Lei è il volto del latte biologico.

 

# 35 è un cucciolo con due giorni di vita. Il suo cordone ombelicale è ancora attaccato, la sua pelle è ancora viscosa con i fluidi del parto, i suoi occhi vedono sfuocato, le sue gambe, tremano. Sta piangendo pieno di dolore perchè non trova sua madre. Nessuno risponde. Vivrà tutta la sua breve vita come un orfano, la sua unica esperienza di amore materno sarà quella che desidera, la sua unica esperienza di connessione emotiva, sarà quella di assenza. Presto, la memoria di sua madre, il suo volto, la sua voce, il suo odore, andranno persi, ma l'anelito doloroso per il suo calore sarà ancora lì. A quattro mesi di età, lui e altri orfani come lui saranno rinchiusi in un camion e trasportati per la loro uccisione. Mentre verrà trascinato nella stanza del massacro, sarà ancora alla ricerca di sua madre, avendo un bisogno disperato della sua presenza protettiva, in particolare in quello scuro momento in cui sarà terrorizzato e avendo bisogno di lei più che mai in mezzo alle terribili visioni, suoni e odori di morte intorno a lui e, nella sua disperazione, nel suo desiderio di un pizzico di consolazione e di protezione, lui, come molti vitelli neonati, provano a succhiare le dita dei loro macellatori.

Lui è il volto del vitello "rosa", stiamo incoraggiando i "leader responsabili di ristoranti" a utilizzarlo

cucciolo di mucca di 2 mesi

# 67.595 è una delle 80.000 galline in un centro di “uova in libertà" gestiti da una famiglia. Lei non ha mai visto il sole né sentito l'erba sotto i piedi, non ha mai incontrato sua madre. I suoi occhi le bruciano a causa dei fumi di ammoniaca, il suo corpo è coperto di piume ferite e abrasioni, le sue ossa sono fragili a causa della costante produzione di uova, il suo becco tagliato trema di dolore. E’ esaurita, esausta e sconfitta. Dopo una vita di degrado sociale, psicologico, emotivo e fisico, lei affronta il problema beccando obiettivi inesistenti. Ha due anni e la sua vita è finita. La sua produzione di uova si è ridotta, e sarà eliminata con il modo più economico possibile - significa morire in una camera a gas insieme alle altre 80.000 galline della sua comunità. Ciò richiederà tre giorni lavorativi per completare il compito. Per due lunghi giorni, dovrà ascoltare i suoni e respirare gli odori delle sue sorelle mentre vengono uccise nelle camere a gas appena fuori da dove si trova ora. Il terzo giorno sarà il suo turno. La prenderanno per le gambe e la porteranno via per la prima volta nella sua vita e, come ciascuna delle 80.000 galline "usate", come ciascuna delle 50 miliardi di vittime annuali del nostro appetito, lei lotterà per continuare a vivere, e non accetterà alcuna spiegazione o giustificazione per essere derubata della sua unica e patetica vita.

E' il volto delle “uova in libertà", stiamo incoraggiando le scuole, le ditte e i consumatori a utilizzarle.

gallina in batteria

Questi sono i "beneficiari" delle "pratiche umanitarie degli allevamenti" che noi, i difensori degli animali, stiamo sviluppando, promuovendo e premiando pubblicamente, incoraggiando i consumatori "compassionevoli" ad acquistare i prodotti di cui sappiamo che non sono altro che miseria. Pratiche "umanitarie" che, se qualsiasi di noi fosse costretto a sopportare, nessuno le sentirebbe come "umanitarie".

 

Noi, attivisti, sappiamo che non esiste nulla di simile ad un allevamento compassionevole, etico o responsabile in alcuna scala. Sappiamo che l'unica alternativa umanitaria ed etica è una vita vegana.

Perché siamo così in pochi e in poche a dire la verità? Perché stiamo descrivendo prodotti "estensivi" come "umanitari" quando si sa l'orrore che tali pratiche infliggono alle loro vittime? Perché stiamo mentendo alla società, e a noi stessi, sapendo che l’allevamento "compassionevole" non è altro che un mito, un sistema di commercializzazione, una etichetta fuorviante? Perché molti di noi stiamo togliendo la vita ad animali, incoraggiando il consumo di carne, uova, latte, solo quando il nostro dovere è di lottare per la loro vita come se fosse la nostra? Perché stiamo promuovendo la pratica di mangiare animali quando sappiamo che è brutale, imperdonabile e completamente inutile? Perché stiamo premiando i consumatori che richiedono ogni volta più prodotti di origine animale se vogliamo cercare di eliminare quella situazione? Perché stiamo rafforzando e ricompensando le ipotesi speciste di questo mondo, quando il nostro lavoro, il nostro unico lavoro, come educatori/trici vegan e attivisti, è quello di mettere in discussione e far cambiare quelle ipotesi offrendo un nuovo modello di pensiero sugli animali non umani, un nuovo modello di interagire con loro, un nuovo modo di vivere, un nuovo modo di esserci nel mondo?

Molti di noi giustificano il loro sostegno ai prodotti di origine animale "umanitari" e la loro ricerca di riforme di benessere dicendo che il mondo non è pronto per il cambiamento, che forse non diventerà mai vegano, che possiamo solo sperare di raggiungere, di questo passo, la diminuzione della sofferenza degli animali che sono condannati ora. Ma questo non è vero. Questo non è un dato di fatto. Si tratta di una paura - paura di agire, un fallimento della volontà, un atteggiamento di disfatta e, infine, una profezia che si auto-soddisfa.

 

La verità è che il mondo può cambiare. In realtà, il mondo è cambiato molte volte in passato, ed è cambiato in modi che sembravano impossibili in quel momento. La verità è che il mondo cambierà, ma solo se ci impegniamo a creare questo cambiamento. Rimarrà lo stesso se noi, gli auto-proclamati agenti di cambiamento, incoraggiamo a far in modo che le cose restino immutate. Cambierà se noi tutti diremo la verità sul fatto che non vi è un modo di allevamento compassionevole, la verità è che l'unica alternativa è vivere in maniera vegan, la verità è che gli allevamenti in qualsiasi scala sono un disastro etico ed ambientale, la verità è che gli animali sono esseri come te e come me, e hanno lo stesso diritto inerente alla vita e alla libertà come per te e per me. La verità è che vivere in maniera vegan non è uno "stile di vita", ma un imperativo morale.

 

Possiamo fare di meglio. Infatti, abbiamo l'obbligo a fare di meglio.

Vi invito a vedere quanto può essere raggiunto quando un piccolo gruppo di attivisti è dedicato ad offrire il proprio tempo e risorse in un’educazione vegana che sia coerente. Il nostro obiettivo finale – la liberazione animale - e il messaggio “diventa vegano” è centrale per ciascuna delle nostre comunicazioni, dalle risorse su Internet, al materiale stampato, annunci, proteste, cartelloni, eventi di sensibilizzazione, fino all’esplorazione della personalità degli animali da allevamento dettagliate nei singoli ritratti pubblicati nel blog Prairie.

Con dei fondi limitati, con un nucleo di educatori vegani formato interamente da volontari che sono determinati a dire tutta la verità sulla carne, sul latte e sulla produzione di uova, una piccola organizzazione di base come il Santuario Peaceful Prairie che ha costruito qualcosa che grandi e ricche organizzazioni non solo non sono riuscite a portare avanti, ma hanno costantemente cercato di distruggere in anni di anti-attivismo vegano: un vivace mondo vegano che cresce in mezzo a un mondo non vegano, un luogo in cui gli animali rifugiati sono considerati e rappresentati come gli esseri che giustamente sono, un luogo dove le persone residenti difendono instancabilmente niente meno che la liberazione totale, uno stato libero nel cuore di un mondo sovrastato da esseri umani, un luogo in cui i principi dell’abolizione sono applicati in parola, pensiero e di fatto. Un enclave vegano in cui la presenza ha già cambiato la geografia fisica, politica, psicologica e spirituale del mondo.

Vi invito a sperimentarlo voi stessi. Unitevi a noi nella nostra lotta per estendere la sua portata. Aiutateci perché non abbia confini.

 

Joanna Lucas
Santuario Peaceful Prairie

www.peacefulprairie.org/letter-it.html

 

Articolo originale: http://laverabestia.org/read_post.php?id=249&user=32

 

 

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Commenti al Post:
animalarm
animalarm il 24/01/11 alle 10:58 via WEB
grazie Simo,condivido,ma gli occhi la maggior parte della gente gli aprira'mai?
 
 
Jndiah
Jndiah il 25/01/11 alle 20:35 via WEB
Io lo spero, nn ho altro che la speranza...e l'insistenza... Jndiah
 
fulviomonti531959
fulviomonti531959 il 21/04/11 alle 06:58 via WEB
Infiniti auguri di buon compleanno!
 
roman.dransky
roman.dransky il 19/06/11 alle 23:49 via WEB
Ciao
a dicembre di quest' anno saranno ormai 10 anni che non mangio carne...
ma non penso sia questo il punto...
ne il punto credo possa essere che dovremmo diventare tutti vegetariani...
questa penso debba essere una specie di "scelta di vita" che non può essere per tutti...
o almeno io non ho questo tipo di pretesa
il problema penso che sia un problema di "produzione"
io non ho nulla da ridire su chi (esiste ancora persino in Italia) alleva il proprio bestiame, lo macella da se e poi alla fine se lo mangia...
oppure ancora non ho nulla da ridire verso chi si rivolge ad allevatori di fiducia da cui compra carne di sicura provenienza
ho qualcosa da ridire invece verso il meccanismo di produzione delle carni (che tu metti bene in luce nel tuo profilo), questo si
non ci vedo nulla di male se l' uomo (inteso come essere umano) alleva il suo bestiame, consentendogli di vivere una esistenza dignitosa, se lo fa nel rispetto di quegli stessi animali e perchè no, anche con amore, e se poi alla fine quegli stessi animali se li mangia...
beh, la trovo una cosa perfettamente naturale.
il punto è però che, come la scelta di esser vegetariani non può essere per tutti, nemmeno la carne puo essere per tutti i giorni...
è un problema di dieta
se allevassimo il bestiame lontano dalle forme intensive di oggi, così come abbiamo fatto per milleni, tutti potrebbero maggiare carne ma con meno frequenza, si tornerebbe, come era una volta, a fare di queste "pietanze" i piatti della festa e delle occasioni speciali, perchè non ce ne potrebbe essere con l' abbondanza che conosciamo oggi, perchè ci sarebbero cicli da rispettare
ma questo modo di trattare gli animali, il modo in cui vengono allevati e nutriti (non il fatto che vengano mangiati), questo si, ha del nazzismo.
tuttavia il problema è di carattere generale, economico e sociale
questo tipo di allevamento (quello industriale) riduce il numero di posti di lavoro, riduce la qualità della vità (sia degli animali che delle persone che di quegli animali si nutrono - vedi e.coli), avvelena e distrugge la terra, il mondo, l' uomo e il cuore dell' uomo.
ma forse, invece che prendercela gli uni con gli altri, quelli di destra con quelli di sinistra, i vegetariani con i non vegetariani, gli ambientalisti con i menefreghisti, e ancora via dicendo, forse, dico forse, dovremmo fermarci tutti un attimo, fare un respiro profondo, decidere di cambiare vita
serve condurre un' esistenza più semplice e minimalista, non si può continuare a cambiare un cellulare ogni sei mesi, non si può andare in giro tutti in auto, non si può tener sempre la luce accesa, non si può comprare i mobili all' ikea, non si può usare una lavastoviglie, non si può continuare ad alimentare con ogni nostro gesto (anche il più piccolo) l' allegra macchina assassina delle multinazionali, cambiare le cammicie come cambia la moda anche se sono ancora buone...
e non si può mangiare carne tutti i giorni!!!
abbassare tutto di un tono, questo si sarebbe utile, tornare a un' esistenza più semplice, questo si, come direbbe battiato, ci vuole un' altra vita.
consiglio un documentario che probabilmente avrai già visto, si chiama food inc. (a seguire il link per vederlo in streaming)
http://megavideo.com/?v=9Z8V0FVO
ciao
 
mysweetangie
mysweetangie il 24/06/11 alle 15:51 via WEB
è un vero peccato... scrivi tanto bene, sono interessanti gli argomenti che affronti.. sicuramente sarai impegnata con altre 3000 cose .. pero' sarebbe bello "ritrovarti" a scrivere qui!Bacio Tesoro
 
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Andate a vedere coi vostri occhi:

http://www.gondrano.it/desert/bile.htm

Una firma per fermare il massacro degli orsi squartati vivi:
  http://www.progettogaia.it/dirittianim/orsicinesi/orsi01.htm

 

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TELETHON ? NO GRAZIE.

http://www.ricercasenzaanimali.org/ric_telethon.htm

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E Ovviamente nn comprende solo telethon, ma parecchie associazioni X la ricerca.
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