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MUSSOLINI: UOMO DI FACCIATA?

Post n°37 pubblicato il 26 Aprile 2014 da associazione.ignis

PARTO DA QUESTE NOTIZIE PER INVIARE ALCUNE MIE CONSIDERAZIONI ( peraltro suffragate da troppi documenti e letture) su tutta la questione che in certo modo abbiamo vissuto. Presupposto ineludibile è questo: Durante tutto il ventennio Mussolini è stato soltanto una facciata. Il vero potere in Italia, quello che CONTA al momento opportuno, quello che agisce condizionando questo o quell'uomo politico a comportarsi in un certo modo è facilmente identificabile ma non è prevedibile, anche se prevedere certi comportamenti, date certe premesse, potrebbe essere facile. Durante il Ventennio, la DIARCHIA ,che non era quella che dicono ( Duce-Re) ma era Massoneria annidata al Quirinale e nell'Esercito+Marina (non in aviazione!) ed il VATICANO che agiva per le molte vie che noi conosciamo. Ovviamente di questa sua debolezza il Duce era a perfetta conoscenza ed agiva di conseguenza, cioè giostrando la partita con somma maestria, ma, TRATTANDOSI DI PERSONA ISOLATA ( non poteva contare che su pochissimi consiglieri reali), forse fra i gerarchi Bottai, che però era un fascista autentico e (molto sottilmente intransigente) e pochi altri che sapevano fiutare l'aria. Da questo punto di vista è essenziale il libro di Enzo Montagna e quello molto più importante dell'avv. Carlo Del Re, persona che ho avuto il piacere di conoscere all'inizio degli anni 60, "Fascismo tradito" che ho illustrato più volte su Accademia della Libertà you tube.  Stante questo il quadro generale, NON STUPISCE che Mussolini abbia giocato il tutto per tutto e che, appagato dall'essere riuscito a trascinare in GUERRA CONTRO L' INGHILTERRA un ruffiano di quest'ultima come casa Savoia, non abbia più avuto la capacità o la forza di reagire contro il tradimento continuato e palese di generali, ammiragli e teste di cazzo del codazzo. D'altronde, per imprigionare generali ed ammiragli ci vogliono forze reali che Mussolini NON aveva e d'altronde, come ben sappiamo ( ma ne ho avuto conferma nei miei anni giovanili) anche in RSI la maggioranza degli aderenti NON AVEVA CAPITO una minchia. La manifestazione più evidente è stata data il 24-25 luglio. Accusare Mussolini di ingenuità in questo caso è proprio questa una manifestazione di ingenuità politica, anche perché, come sempre accade, nessuno dice mai a se stesso...cosa avrei fatto io in quella situazione??? Mussolini aveva, ed era ottimamente funzionante, un sistema informativo tipologia GOSSIP, che è quella che ci permette di conoscere di tutto nel nostro paese. Anche nel caso della VISITA AL RE non ci sarebbe stata via di scampo. Se NON ci andava lui erano i generali del Re ad andarlo a cercare, Meglio giocare la carta da solo, e d'altronde la sprovvedutezza dei vertici del Partito Fascista è esemplare. Qui non si tratta di trovare giustificazioni: si tratta di avere la tempra morale di REAGIRE anche avendo torto. ( Esempio evidente la reazione del Partito Nazista e delle SS dopo l'attentato al Fuhrer.) Mentre sulla capacità dei generali felloni di agire con algida determinazione basta l'assassinio di Ettore Muti, l'unico ritenuto, a torto o a ragione, capace di coalizzare i fascisti contro lo psudo-governo Badoglio. Su questo argomento si può continuare a lungo, ma basti in questo caso quanto finora scritto, al fine di creare argomento di riflessione. L'altro NODO cruciale, cioè quanto avvenuto fra il 20 aprile 1945 ed il 2 maggio, ancorché diffuso di nebbie difficilmente dipanabili, anche grazie a congetture sparse ai 4 venti da chi per decenni era interessato solo o a nascondere o a gettare ipotesi a fini di lucro, è argomento di una prossima riflessione che può avere un senso solo se si parte dallo stesso presupposto...COSA AVREI FATTO IO IN QUELLE CONDIZIONI....( tenendo conto che si trattava di condizioni ineluttabili, come si sapeva da qualche anno, che il rischio di un assassinio era sempre presente, come dimostrato dall'assassinio di tanti fascisti, ma che UNA CONDANNA DEL DOPOGUERRA COME NEL CASO DEI TEDESCHI non ERA PREVISTA E LO SI SAPEVA...come dimostrato dal fatto che tutti i capi che non si sono fatti ammazzare gratuitamente a Dongo sono sopravvissuti, e personalmente ne conosciuti più d'uno). gv  

***

Alcune di queste affermazioni di Giorgio Vitali devono essere fermamente ribattute. Per due motivi: o l’autore dello scritto è male-informato (ne dubito!) o vuole sostenere una tesi dettata more solito da alcuni pregiudizi storici e politici.

Scrive Vitali: Durante tutto il ventennio Mussolini è stato soltanto una facciata. Subito dopo afferma: Il vero potere era in mano alla Massoneria e al Vaticano.

Senza dubbio buona parte del vero potere era in mano al Vaticano e alle parrocchie; ma Vitali dimentica di dire che i governi post-unitari (in parte filo-massonici) avevano messo il bavaglio al Vaticano, lo avevano ridotto al silenzio e che le forze politiche laiche e rivoluzionarie nate subito dopo la prima guerra mondiale si attendevano un governo che mettesse fine definitivamente all’influenza politica della Chiesa in Italia. Mussolini, quando ancora comandava e non era una maschera di se stesso, fece esattamente il contrario. Conquistato il potere anche con l’aiuto di queste forze, firmò con il papa un patto di conciliazione al punto da meritarsi l’epiteto di uomo della provvidenza, appellativo di cui il Duce non si è mai vergognato. In poche parole chi ha dato in Italia il potere alla Chiesa? Ma Lui, l’uomo della provvidenza, potere che la Chiesa ha esercitato e continua ad esercitare meglio di prima e senza soluzione di continuità. E questa è una delle verità riconosciuta da eminenti storici.

Veniamo al discorso sulla massoneria. Premesso che la massoneria degli anni venti non è quella accozzaglia di affaristi di oggi, non è stato proprio Mussolini a volerla mettere fuori legge nel 1924 su ordine perentorio della Compagnia di Gesù che mediava dietro le quinte tra Mussolini e Gasparri per la firma  dei Patti Lateranensi?  Eppure Mussolini sapeva molto bene (vi sono documenti che comprovano quel che dico) che almeno uno degli Ordini Massonici allora attivi in Italia era di dichiarata fede nazionalista e fascista. Era una massoneria  contraria al dominio imperiale inglese nel Mediterraneo che ostacolava i nostri piani di espansione in Africa. Ed era una massoneria in buona relazione con alcune logge massoniche americane. Nonostante tutto Mussolini mette L'INTERA  massoneria italiana fuori legge e costringe all’esilio o al silenzio fior di uomini che credevano sinceramente e fermamente in un fascismo laico e rivoluzionario libero dal giogo vaticano.

Quando Mussolini si accorse dell’errore – si, Mussolini si accorse di aver sbagliato mettendo fuori legge la massoneria e le scuole esoteriche perché tentò negli anni ’30 di mettersi in contatto con alcuni importanti esponenti della massoneria con l’intento di risvegliarla – ormai era troppo tardi. Nessuno si fidava più di lui e si profilava all’orizzonte quella deriva politica che avrebbe trascinato l’Italia in una guerra rovinosa.

Pertanto: Mussolini uomo di facciata? No, sino a quando fu laico, rivoluzionario, anticlericale e socialista. Si,  quando firmò i Patti Lateranensi e quando si lasciò guidare dai vari Federzoni, ammiragli e generali che tramavano dietro le quinte per rovesciare lui e tutta l'Italia. (tl)

 

 

 
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LA VIA INIZIATICA DELLA FRATELLANZA HERMETICA IN AMERICA LATINA

Post n°36 pubblicato il 06 Dicembre 2012 da associazione.ignis

Nel giugno del 2012, solstizio d’inverno, è stata rifondata in Brasile l’Accademia Latino-Americana della Fratellanza Hermetica fondata in Argentina nel 1928 da Manlio Magnani. Un alone di mistero circonda la figura di Manlio Magnani, nato a Parma nel 1881 e morto a San Paolo in Brasile nel 1943. Come mai? Perché? Manlio Magnani fu un maestro di ermetismo, dotato di grandi doti filosofiche e magiche che per qualità e realizzazioni lo pongono su un piano di parità con i maestri suoi contemporanei che vissero e operarono in Europa. Esperto di cabala e di magia, lo accompagneremo, nel corso di questa mia esposizione, nelle sue vicissitudini che dall’Italia, dove nacque e visse le sue prime esperienze iniziatiche, lo condussero fino in Brasile dove concluse la sua esistenza terrestre e dove lasciò al maestro Amedeo Armentano un legato spirituale di somma importanza, vivificato in questi ultimi mesi dai suoi eredi spirituali, con il risveglio in Brasile della Fraternidade Hermética entrata in sonno dopo la morte di Magnani e dei suoi ultimi discepoli.Le notizie che possediamo sulla vita di Manlio Magnani sono scarse e frammentarie per il periodo “italiano” che va dalla nascita al 1928, anno della partenza per l’Argentina. Sono più abbondanti per il periodo “sudamericano” che va dal 1928 alla morte.Era un ingegnere meccanico, specializzato nella progettazione dei sistemi di aria condizionata e climatizzazione. Sposò a Parma Irene Valenti da cui ebbe due figli: un maschio che lo seguì ventenne in Argentina e che morì appena vi giunse ed una femmina, di nome Cleofe, che visse fino alla morte nella casa paterna a Corniglio nelle vicinanze di Parma.A Parma il giovane Manlio fu iniziato alla massoneria di Rito Scozzese Antico Accettato, a Palermo all’Antico e Primitivo Rito Orientale di Memphis, lo stesso a cui era stato iniziato Arturo Reghini, il celebre filosofo pitagorico, nel 1902 e in cui raggiunse il grado di Grande Ispettore. Entrò nella Fratellanza Terapeutico-Magica di Myriam probabilmente ammessovi dallo stesso Ciro Formisano, visto che Magnani possedeva il Cordone, la Pragmatica Fondamentale ed i Riti nell’edizione originale di quegli anni, scritti ed oggetti che venivano consegnati ai soli affiliati riservatamente e dopo una regolare iniziazione.Amico di Arturo Reghini il cui incontro risale presumibilmente alla vigilia della prima guerra mondiale o forse al periodo stesso della guerra, dato che Magnani vi partecipò col grado di ufficiale d’artiglieria, lo stesso corpo in cui militò Reghini. Non possiamo nemmeno escludere, da alcune tracce presenti nei documenti dell’archivio storico di Amedeo Armentano e nella corrispondenza di Reghini, un’appartenenza di Magnani al Rito Filosofico Italiano e successivamente, subito dopo la guerra, un’iniziazione alla Scuola pitagorica il cui gruppo operativo soleva riunirsi nella Torre Talao in Calabria di proprietà di Armentano. Nell’anno 1924 Reghini assume la direzione della rivista “Atanor”, forma il comitato di redazione nel quale entrano a far parte Giuliano Kremmerz, Amedeo Armentano e Magnani e a lui chiede di scrivere il primo articolo intitolato “Il necessario ritorno”, compito che non poteva essere affidato al primo venuto, segno evidente di un rapporto strettissimo di stima, di amicizia e di fratellanza. In questo articolo Magnani, oltre a descrivere le linee d’azione della scuola pitagorica, mostra il suo grande valore di uomo, di iniziato e di maestro.Con un appropriato modo di esprimersi Magnani esamina le grandi speranze che si erano create nel mondo scientifico stanco di dipendere dai dogmi delle religioni e le cocenti delusioni che ne seguirono.La scienza – chiarisce Magnani – ha il pregio di non fermarsi di fronte al mistero e laddove le sue inquietanti domande non trovano risposte, si spinge in avanti fino ad auspicare “il ricordo di un sapere lontano e dimenticato”, attraverso l’uso di un metodo sperimentale che in Italia, fin dai tempi di Giordano Bruno, Campanella e Galilei era stato condannato e perseguito, col ferro e col fuoco, dalla Chiesa.In codesto procedere in cui la scienza pone l’uomo di fronte al dovere di ricordare, l’esoterista si trova perfettamente a suo agio, si colloca al passo con la scienza, ripudia le religioni intolleranti e dogmatiche che gli avevano chiuso le porte del mistero e non è più cieco e confuso “davanti ai segni manifesti della Grande Opera”.Esortando infine i lettori di “Atanor” e gli studiosi di esoterismo ad un approccio più fiducioso verso persone ed ambienti tradizionalmente indifferenti nei confronti della scienza occulta, Magnani conclude con un ricordo (platonicamente inteso) ed un augurio: “Come nella primavera crotonese schiere di eletti fuggivano il profanissimo volgo per chiedere l’iniziazione pitagorica, così nel prossimo avvenire gli eletti verranno in più grande numero a domandare il conforto della Sapienza Antica e Immortale”. In un appunto sulla via iniziatica scritto molti anni dopo in Brasile dice che la Vita Spirituale corrisponde a uno stato dello spirito. Nella terminologia sacra o iniziatica, Spirito è il Divino, cioè lo stato assoluto, l’Essere incondizionato fuori d’ogni relazione. L’uomo completo può assurgere a un contatto con il Divino, contatto di cui la sua coscienza può essere partecipe o no. Quando ne diviene partecipe l’uomo può ricevere la folgorante luce dell’iniziazione. Quando la sua coscienza non ne è partecipe, egli si trova, rispetto all’Illuminazione, in uno stato puramente potenziale. Per l’uomo che si trova in questa condizione sono utili letture, esempi, pratiche consigliate opportunamente da qualcuno che già abbia la Luce Iniziatica avendo compiuto il percorso iniziatico; specialmente se tali aiuti sopravvengono nei momenti in cui l’uomo è più prossimo a separarsi dal mondo o a comprendere la vanità e vacuità assolute di tutti i valori umani sia fisici, sociali, materiali, intellettuali, psichici, morali, sia quegli stessi essenziali della personalità costituenti il proprio Ego. Scritti nei quali sono contenuti esempi e pratiche ve ne sono molti, apparsi in tempi e luoghi diversi. Tutti sono identici nell’essenza, ma variano la forma espressiva, la modalità scelta per arrivare a toccare la parte più sottile del lettore, la veste coi colori del pensiero e del sentimento. Le variazioni in parola rispondono ad opportunità di adattamento a tempi, a luoghi, a razze e tipi umani differenti, anche a individui differenti. Seguendo l’esempio di Amedeo Armentano, che era partito per il Brasile nel 1924, e di altri valorosi esoteristi che avevano lasciato l’Italia più o meno nello stesso periodo, Magnani partì dal suo paese nel 1928. Ignoriamo le ragioni che lo spinsero a scegliere l’Argentina come prima tappa del suo viaggio; probabilmente qualche buona opportunità di lavoro, prospettatagli da amici e conoscenti che lo avevano preceduto nel viaggio, senza escludere la buona reputazione che le scuole iniziatiche e la stessa massoneria godevano in quel paese dell’America Latina e che lo facevano ben sperare per il suo futuro lavoro e per la sua speciale missione spirituale. A Buenos Aires era molto attiva una Loggia di rito egiziano fondata alla fine dell’800 da Giovambattista Pessina che in Italia era considerato uno dei progenitori del Rito Filosofico Italiano. Ma nell’ambiente esoterico argentino, specialmente in quello di origine italiana, era vivo anche il ricordo di Giuliano Kremmerz. Fra le tante storie e leggende fiorite intorno alla figura di Giuliano Kremmerz, quella del viaggio e della permanenza in America Latina è fra le più affascinanti. Sentiamo il dovere di riferirla per sommi capi, giacché quando parleremo del ruolo di Magnani nella Fratellanza Ermetica latino-americana saranno inevitabili gli accostamenti e i confronti con la Fratellanza di Myriam e quindi con il viaggio dell’ermetista napoletano in Argentina.Non sono molte le biografie di Kremmerz in circolazione. Una di queste è il fascicolo anonimo “Il mito del Kremmerz” scritto probabilmente da Alfonso del Guercio. Nel capitolo “La permanenza in America” si leggono le seguenti informazioni: “Prima di tutto risulta che il Kremmerz è rimasto in America, certamente in Argentina, almeno per un periodo di tempo di circa tre anni e precisamente dal maggio 1889 al marzo 1892. Ed è stato proprio nell’anno 1892 che deve essere avvenuto il ritorno in Italia, quando l’8 marzo di quell’anno la Commissione Direttiva del giornale “L’Operaio Italiano” di Buenos Aires prendeva atto delle dimissioni del Formisano con la seguente lettera: ”.Nella biografia del Kremmerz curata da Arduino Anglisani leggiamo invece che il Formisano “... aveva seguito una spedizione scientifica capitanata da un Principe, della quale facevano parte vari scienziati, nelle foreste del Mato Grosso”. Ebbene, chi non conosce lo stato brasiliano del Mato Grosso, al confine con la Bolivia e con il Perù, non può avere la più pallida idea di come potesse essere questa regione in quegli anni: una selva interminabile abitata da pochi indigeni misteriosi e inavvicinabili e dove era impossibile penetrarvi. E’ indubbio però che il Mato Grosso, come l’intero bacino amazzonico, conservava e conserva alcuni elementi fra i più interessanti di una cultura sciamanica antichissima e della magia naturale, quella magia, basata soprattutto sulla conoscenza ed uso delle erbe, di cui il Kremmerz avrebbe dato prova di essere maestro quando fonderà a Napoli la Fratellanza di Myriam. Non è azzardato quindi supporre che in quel breve soggiorno sudamericano Kremmerz abbia avuto contatti con qualche raggruppamento o qualche personalità locali e che abbia praticato la medicina ermetica, della quale, a partire dal 1896, con l’inizio della pubblicazione de “Il mondo secreto” si farà banditore nei circoli esoterici italiani.Un’altra ipotesi, certamente più audace ma che si basa su alcuni elementi che ci cureremo di mettere in evidenza nel corso della nostra relazione, è che il Kremmerz, nel corso dei suoi viaggi sudamericani, abbia rinvenuto in Argentina o forse altrove una fonte o se si vuole un focolaio della tradizione ermetica, la quale prese in Italia, ad opera dello stesso Kremmerz, la direzione e applicazione note sotto il nome di Myriam e in Argentina, ad opera di Magnani, il nome di Fraternidad Hermética, e la denominazione comune di Schola Philosofica Hermetica Classica. Elementi che il mago di Portici avrebbe saggiamente integrato nella terapeutica magica dell’ “Ordine” partenopeo di carattere egizio di cui un rappresentante a Napoli era l’Avv. Giustiniano Lebano, risalente al principe Luigi d'Aquino Caramanico, al Principe Raimondo de Sangro e allo stesso Cagliostro. Ci piace ricordare che Raimondo di Sangro fu un cultore della lingua e della cultura degli Incas che come è noto fu un impero che si estese dal nord al sud dell’America Latina. Ma investigando attentamente nella letteratura colta interessata all’esoterismo si scoprirà che il principe di San Severo, Kremmerz, Magnani non furono i soli a dirigere i loro interessi e le loro ricerche sulle tradizioni misteriose dell’America Latina. Qualche tempo dopo essere giunto a Buenos Aires Magnani scrive una lettera ad Armentano, che da alcuni anni si era già stabilito a San Paolo, nella quale dice di volersi trasferire in Brasile per ragioni di lavoro e accenna alle cose che più interessano il nostro mondo spirituale dichiarando che sotto tale aspetto l’Argentina in generale e Buenos Aires in particolare presentano un curioso interesse. Certamente, sulla base dei documenti da noi esaminati, il Magnani si riferiva alla Fraternidade Hermética da lui fondata e nella quale aveva ammesso i primi validi fratelli.L’appello ad Armentano produsse il suo effetto, perchè Magnani decise di trasferirsi a San Paolo. In Brasile con il fraterno aiuto di Armentano Magnani diede un nuovo impulso alla Fratellanza Ermetica. Interessante l’ adesione dell’Avv. Giulio Romeo, persona bene introdotta nella società civile paulista e nella comunità italiana, cultore della tradizione ermetica e pitagorica. Il Romeo aveva visitato Magnani in Argentina per essere probabilmente iniziato alla Fratellanza Ermetica. In questo modo il sodalizio si consolidò e svolse alacremente i lavori rituali ininterrottamente per molti anni. Armentano continuava come sempre ad essere presente nella sua veste di “superiore incognito” e di “maestro occulto”. Il gruppo di Buenos Aires nel frattempo, diretto da Magnani in persona il quale dava ai fratelli argentini istruzioni epistolari, proseguiva nei lavori rituali senza interruzione mantenendo viva e attiva la catena. Nelle numerose lettere che egli scrisse e che sono ricche degli insegnamenti più diversi, spiccano soprattutto gli insegnamenti di carattere terapeutico dove il valore della tradizione ermetica emerge in tutta la possanza e virtù.Si serviva di una carta intestata come questa: “O la vita é un rito o non è nulla”, massima ripresa dalla rivista del Gruppo di UR che era stato creato a Roma da Reghini, Evola e Parise nel 1927, e si firmava con il nome iniziatico che gli era stata assegnato quando aveva assunto la guida della Fratellanza. Nel periodo argentino tradusse i riti in spagnolo e quando si trasferì in Brasile scrisse la maggior parte dei saggi i quali, unitamente alla copiosa corrispondenza, hanno fornito il materiale per la pubblicazione del libro “Supremo Vero” edito in Italia dall’Associazione Culturale IGNIS. Gli argomenti trattati da Magnani nei suoi saggi mirano interamente ad una conoscenza superiore, - ecco spiegato il titolo “Supremo Vero” che egli diede a questa raccolta -. Vanno dall’alchimia al pitagorismo, dallo spiritualismo antico alle manifestazioni più recenti dello stesso, dalla scienza alla politica alle religioni, viste queste ultime come la manifestazione di un sapere essoterico, dai misteri all’ermetismo rosacruciano fino alla civiltà e al mistero del nome di Roma considerato l’espressione più alta dello spirito occidentale. Sul mistero di Roma coincidevano gli interessi di uomini come Reghini, Armentano, Magnani e di tutti gli esponenti della Scuola Italica, i quali a fronte degli ostacoli presenti nei loro percorsi umani, e malgrado le apparenze che non devono trarre in inganno, si trovavano saldamenti uniti e affratellati nella venerazione del nome magico di ROMA. Magnani era “un Fuoco che dà vita a tutti gli esseri animati diretto dal volere degli uomini puri”. Era l’espressione umana di una forza sacra che può farsi risalire all’epoca della Grande Grecia Italica, come Kremmerz era l’incarnazione umana di un puro genio egiziano. Negli anni brasiliani consacrò la sua esistenza a scrivere i saggi riprodotti nel volume su citato mantenendo un tenore di vita pitagorico, fu prodigo di consigli e di istruzioni rituali per i fratelli e scrisse molte lettere con l’intento di migliorare il livello conoscitivo di ogni iscritto. Livello di per sé abbastanza alto ma che Magnani si curò di ampliare e di elevare consigliando e proponendo la lettura e lo studio di opere elencate in un “Indicatore Bibliografico” messo a punto da lui stesso nonché di una selezione di brani tratti da libri rari e di non facile consultazione, intitolata “Sulla tradizione occidentale e orientale”, libri diffusi negli ambienti esoterici più qualificati del suo tempo, come l’Ordine Martinista, il rito di Memphis e la Società Teosofica.La sua erudizione era sorprendente, aveva letto e studiato testi di alchimia e di astrologia per quell’epoca di difficile reperibilità e la sua conoscenza della kabala raggiunse altezze di sublime intensità e dottrina difficilmente riscontrabile in autori che passano per esperti di codesta difficile materia. Un esempio di questo dinamismo spirituale che fece di San Paolo negli anni ’30 un centro culturale da fare invidia alle stesse capitali europee lo troviamo in una lettera scritta da Giulio Romeo nel marzo 1933 nella quale oltre a citare autori di libri come il “Mondo Magico degli Heroi” di Cesare della Riviera, testo considerato da molti esoteristi estremamente importante, libri di Elifas Levi, Raimondo Lullo, Romanain Rolland, René Guénon e altri, giunge a paragonare Armentano, col quale si incontrava regolarmente, un maestro se non superiore sicuramente dello stesso livello di Giuliano Kremmerz. “Eppure – aggiunge Romeo in quella lettera - se lo vedessi, vive modestamente dando lezioni di piano al conservatorio drammatico-musicale e facendo ignorare a chicchessia che egli è un occultista e un grande maestro in occultismo! Mi prega anzi di non parlare di lui con nessuno, e dopo grandi sforzi mi permise di presentargli un giovane ed appassionato cultore di ermetismo di qui il dott. Dafne Ircitas Valle, un mio amico…”. Ciò conferma che lo stesso Magnani rispettava scrupolosamente la gerarchia e non parlava con nessuno del grande magistero spirituale di Amedeo Armentano. “L’educazione ermetica – scrive Magnani – ha per obiettivo preparare ed attingere dal principio-vita universale, ad arricchirsi di esso, sia per ristabilire la salute o l’equilibrio in sé stessi sia per poter aiutare a ristabilirlo in altri”. “Lo scopo di una educazione ermetica è preparare per l’esercizio cosciente di questa virtù. Lo svolgimento di essa educazione di solito comprende tre fasi:1.avviare alla possibilità di prendere contatto con gli aspetti più vicini allo stato umano del principio-vita, e a stabilire un rapporto armonico con le forze che già operano nello stesso senso;2.conoscere distintamente le forze e le entità salutari e acquistare il potere di utilizzarle;3.conoscenza integrale e assoluta del principio-vita. Stato di comunione con il medesimo.”.Basandoci sulle nostre esperienze che abbiamo acquisito nelle Accademie della Fratellanza Terapeutico Magica di Miriam in Italia e dopo un attento esame e studio delle due scuole, la kremmerziana e la latino-americana, pur avendo esse un’origine comune, e in comune la terapeutica-magica, si avvalgono di istruzioni e di riti in parte diversi tra loro, dove in Kremmerz è spiccata la componente cabalistico-rosicruciana e in Magnani la componente orfico-pitagorica. Ciò è bastato per farci rendere conto che la Fraternidade Hermética latino-americana prepara i discepoli verso uno sviluppo spirituale individuale e di gruppo la cui essenza e finalità non cambiano rispetto alle regole dettate dal Kremmerz nella sua celebre Pragmatica ma che in Magnani si arricchiscono di elementi certamente acquisiti in virtù del contatto e della collaborazione con i Maestri della Scuola Italica, come Armentano e Reghini, e ciò fa della Fraternidade Hermética un’organizzazione magico esoterica che non ha uguali né in Europa né nelle Americhe.Magnani possedeva una visione della morte degna di un maestro che aveva raggiunto il punto più eccelso dell’iniziazione misterica. Ne sono testimonianza gli scritti che egli dedicò a questo “mistero”, il suo testamento spirituale ed infine il necrologio che pronunciò sulla sua tomba Amedeo Armentano.Nel testamento affidato al suo maestro, oltre a lasciargli tutti i materiali e i documenti della Fratellanza scrisse: “Lascio la fisica esistenza serenamente, anzi con gioia. Non ho odii, nè rancori. Non ho rimorsi. Intesi l’esistenza umana come un campo di lotta, nel quale unico obiettivo e unica vittoria la liberazione, ossia il pieno, completo risveglio spirituale. Raggiunta questa meta, la terrena esistenza perde ogni attrattiva, diventa un peso che è dolce abbandonare. Ho concepito i miei scritti come una specie di testamento filosofico (…) e nel terminare lo scritto su "LA MORTE" mi sentivo pronto, molto pronto a lasciare il “mondano rumore”.Armentano, degnamente e solennemente lo ricordò, con un’orazione funebre, pronunciata nello stile degli antichi jerofanti con queste parole: “Bene, fratello Magnani; liberati dell' involucro che ancora pesa sul tuo spirito e segui il tuo cammino, afferrati ai raggi magnifici della stella che segue il Sole e dopo... Dopo il salto è breve, la luce dell'astro ardente dell'amore ti attrarrà e tu ti fonderai con la sua eternità luminosa.”. Era il 23 luglio 1943. ***Sotto gli occhi vigili e discreti di Amedeo Armentano la Fraternidade continuò a vivere nei fratelli che erano sopravvissuti a Magnani. Romeo era morto due anni prima di Magnani e i fratelli argentini mantennero per qualche tempo contatti epistolari. Poi venne il momento in cui anche il grande spirito di Armentano si liberò dalla prigione terrestre e la Fraternidade entrò in sonno tra le sicure pareti domestiche degli eredi del maestro calabrese.Dal 1943 sono trascorsi fino ad oggi quasi 70 anni. Finalmente gli dei hanno voluto che la Fraternidade tornasse a operare per merito soprattutto di una nipote del maestro Armentano, la qui presente signora Emirene, che oltre ad avere ricevuto in eredità gli archivi del nonno, da anni lavora silenziosamente e disciplinatamente sugli insegnamenti ermetici e pitagorici lasciati da Manlio Magnani. I numi tutelari e i maestri hanno permesso qualcosa di più e di meglio: che la Fraternità tornasse attiva e operativa attraverso la fondazione di una Accademia che abbiamo chiamato, com’era giusto, Accademia latino americana. Il nostro lavoro spirituale si basa esclusivamente sugli insegnamenti terapeutico-magici del maestro Kremmerz e del maestro Magnani opportunamente integrate secondo le istruzioni lasciate da Magnani in persona. L’Accademia ha già dato inizio a un programma editoriale di traduzione in portoghese e pubblicazione dell’Opera Omnia di Kremmerz cui seguirà la traduzione e pubblicazione dei saggi di Magnani. Qualche scritto sarà pubblicato nella pagina del sito della Fratellanza a lui dedicata.L’iniziazione ermetica che permette l’integrazione dell’essere al servizio di una fratellanza terapeutica è un lungo viaggio dell’uomo verso la palingenesi e si compie attraverso la puntuale esecuzione di un corpo rituale pro salute populi.I nostri fratelli brasiliani, in una corrente di amore e di solidarietà, sanno che la rinuncia a qualsiasi egoismo e tornaconto personale e a qualsiasi forma di edonismo é la condizione essenziale per la riuscita del nostro lavoro e per alleviare le sofferenze di quanti si rivolgono alla nostra Accademia in cerca di aiuto. Forti delle esperienze del passato e determinati a non commettere alcuni degli errori che furono commessi soprattutto in Italia dove la Fratellanza di Myriam è nata e si è sviluppata agli inizi del ‘900, procederemo con la stessa accortezza che ebbero i nostri maestri che hanno trasmesso a noi il mandato di agire con cuore puro e senza distaccarsi dalle finalità che erano state fissate fin dal 1909 dalla Pragmatica Fondamentale.Concludo citando alcune frasi di una celebre circolare del Kremmerz del 1914. Egli scrisse che la Myriam avrebbe avuto: “la forma più' semplice e più' elementare possibile. Un centro di pochissimi elementi fattivi, una diramazione (ROSA) di una catena progressiva di anime oranti. Scopo: primo, unico, solo scopo la realizzazione benefica nella vita pratica e sociale delle teorie esposte nel "Mondo Segreto", medicina delle infermità' fisiche e delle infermità morali: realizzazioni di una fratellanza laica ed esclusivo uso di tutti gli aderenti.”.

 
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INTERVISTA ERETICAMENTE: Massoneria, Paganesimo, Pitagorismo

Post n°35 pubblicato il 05 Febbraio 2012 da associazione.ignis

 intervista a cura di Steno Lamonica



1)      Lei è il massimo studioso mondiale del Libero Muratore Arturo Reghini, Pagano e Pitagorico. Egli dimostrò con i Suoi inconfutabili studi l’origine Italico-Pitagorica della Massoneria negando che la culla della medesima fosse cristiano-giudaica. Evidenziò anche la decadenza della Massoneria storpiata da innesti inaccettabili. Il Cristianesimo, tramite il peggior volto del Fascismo ormai prostituitosi allo Stato Pontificio, e la stessa Massoneria hanno, a nostro parere, contrastato l’Insigne Maestro. Forse aveva ragione il Massone Renè  Guenon quando affermava che “Non è vero che la Massoneria è nata nel 1717: è morta .”? E vista l’attuale Massoneria Guenon non si sbagliava.

R. Ho l’onore di aver scritto “Il figlio del Sole” una biografia di Arturo Reghini. Era necessario che la scrivessi, non solo perché un’opera come questa mancava nella bibliografia italiana, ma perché occorreva ristabilire alcune verità storiche e spirituali che erano state ignorate da altri scrittori dell’ area tradizionalista, in parte per la scarsità di documenti, in parte per gravi pregiudizi.
Non v’è alcun dubbio che la decadenza di un’istituzione iniziatica come la massoneria è dovuta in primo luogo alle pesanti infiltrazioni gesuitiche e giudaiche, certamente datate e aventi la finalità di impedire il risorgere in occidente della tradizione italica e pitagorica e con essa della romanità intesa nel senso lato di civiltà pagana e di civiltà italiana.
Se siamo d’accordo sul fatto che la massoneria era già ai tempi di Reghini un’istituzione infiltrata da nemici della via iniziatica e adulterata negli stessi rituali si spiegano gli attacchi di cui fu bersaglio Reghini dentro e fuori l’istituzione massonica.
Chiesa e massoneria hanno sempre agito in parallelo con la tacita intesa di non nuocersi. Quando la massoneria fu messa fuori legge a soffrirne non furono tanto i massoni che furono posti in sonno e si risvegliarono nel 1946, quanto le fratellanze iniziatiche che operavano dentro e fuori la massoneria e i cui capi furono quasi tutti costretti all’esilio o a subire un odioso ostracismo. La persecuzione, ingiustificata, che soffrì una società terapeutica sgradita alla chiesa è un esempio di quanto dico.
I tentativi fatti da Reghini di compiere la “grande opera” di decontaminazione furono quasi tutti sabotati non solo perché si era capito che a Reghini e  ai membri della Scuola Italica l’operazione sarebbe stata possibile data la statura morale e spirituale di quegli uomini, ma che se avesse preso forma, i disegni che erano in corso di elaborazione nei sacri palazzi e nei grandi orienti (soprattutto all’estero) in funzione anti-italiana  sarebbero andati in fumo.
Gli storici, fatti salvi alcuni rari ed isolati casi, tardano ad ammettere che l’Italia è stata sacrificata sull’altare del clerico-fascismo e che Mussolini in persona si è reso responsabile di questo autentico crimine.
Reghini, e insieme a lui altri personaggi, avendo dimostrato questa verità con prove inconfutabili, fu fortemente combattuto da tutte le parti e  da tutte le direzioni e impedito di portare a compimento il lavoro che avrebbe permesso all’Italia e agli italiani di ritrovare l’antica gloria e grandezza. 
Per avere una idea corretta di cosa sia la massoneria occorre studiarne i rituali e prendere con le pinze ciò che ne scrivono amici ed avversari in libri e giornali. Si scoprirà che non è stata mai un’associazione monolitica. Nel mondo moderno che soffre di protagonismo e di esibizionismo, il gusto della novità e del “far da se” ha preso un carattere morboso al quale non sfugge nessuno.
Nel consigliare il ritorno alle origini e quindi ai misteri mediterranei Reghini voleva anche dire che attraverso la comparazione tra ciò che era e ciò che è diventato oggi l’esoterismo si può avere un’idea abbastanza precisa della realtà e dello stato di corruzione dell’uomo moderno.
I comportamenti degli affiliati riflettono e nello stesso tempo determinano questa realtà. In poche parole l’essersi allontanati (per non dire di peggio) dalla pratica e dallo spirito “religioso” dei misteri ha portato l’uomo al disordine civile, morale, spirituale, politico, in conclusione all’egoismo e al caos.
continua su:

 
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Adozione forzata

Post n°34 pubblicato il 02 Gennaio 2012 da associazione.ignis

Sono tornato oggi dal Brasile con tanto sole nella mente e nel cuore. Ad attendermi era una Milano stanca, grigia e oscurata dal nulla, non quello metafiso, ma il nulla fisico.

Ho negli occhi il sorriso e il calore di centinaia di bambini incontrati in un asilo povero che ha bisogno dell'aiuto di noi italiani "ricchi".

Io e gli amici di un'associazione che non nomino per riservatezza aiuteremo questi bambini e daremo loro una speranza di vivere.

Essi vivranno non solo perchè rceveranno il senso della nostra solidarietà, ma perchè sono bambini sorridenti, con tanto sole e tanta allegria nei loro sguardi.

Ho ancora in borsa il quotidiano comprato a San Paolo prima di partire e leggo la notizia che ha sconvolto quel giornalista che l'ha riferita e sconvolge anche me.

Altri bambini, di un paese europeo, soffrono la fame ed i genitori saranno costretti a darli in adozione. Sono i bambini greci, di una nazione sconvolta e martoriata non da un atroce destino ma dalla ferocia e dall'odio degli uomini. Dieetro l'usura infatti non possono che esserci ferocia ed odio, ferocia ed odio che si abbattono contro la nazione che ha dato al mondo la filosofia e la scienza.

Per aiutare questi bambini non basterà la solidarietà di noi italiani sotto pressione dello stesso mostro tentacolare, non basterà la volontà di mamme sterili in cerca di una famiglia, no, per aiutare questi bambini occorre pensare ad altro.

Occorre guardare negli occhi di quei bimbi e leggere in essi la tristezza, quella tristezza che viene dalla sfiducia, dalla perdita annunciata della famiglia e della patria.

Li potremo aiutare, ma come? Correndo per un'adozione forzata? Li potremo aiutare solo se decideremo una volta per tutte di tagliare la testa del mostro che succhia il sangue del popolo ellenico e che sta riducendo in coma il popolo italiano.

Svegliatevi! Svagliamoci! Il tempo stringe.

 
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Auguri all'Italia

Post n°33 pubblicato il 30 Dicembre 2011 da associazione.ignis

Auguri all'Italia, martoriata dagli usurai.

Gli dei la proteggano e illuminino gli ultimi veri italiani a trovare una via di salvezza.

Il Flauto

 
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