Creato da associazione.ignis il 24/09/2006
storia e attualità

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Luglio 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

Ultime visite al Blog

uqamidviivaconcetta.malacarianapoleone.tg.canzanodoppiaEsteve1927s.a_1ciao.2001delbonodavidestefanolancianesenumistrosisycostanzoalek.azraelyekibud1968
 

Ultimi commenti

Progetto "CENTRUM HERMETICUM KREMMERZIANUM...
Inviato da: Mamo_Rosar_Amru
il 24/04/2012 alle 16:44
 
UN SALUTO A PRESTO, GENNARO
Inviato da: fronteverde
il 14/02/2011 alle 21:25
 
Grazie per avermi segnalato questo post molto...
Inviato da: fronteverde
il 08/01/2011 alle 00:12
 
un saluto!! a presto gennaro
Inviato da: fronteverde
il 21/09/2010 alle 22:12
 
ATTENZIONE A NON FARE ERRORI DI PROSPETTIVA. NOI SAPPIAMO...
Inviato da: georgius1
il 27/06/2010 alle 22:01
 
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

« XX SETTEMBREOmaggio al pensiero dei ... »

Le basi spirituali dell’unità politica della nazione italiana

Post n°29 pubblicato il 07 Gennaio 2011 da associazione.ignis

Il Risorgimento italiano fu un movimento politico e spirituale col fine dichiarato di conquistare l’Unità politica e spirituale dell’Italia. L’unità geografica, politica e territoriale fu realmente ottenuta e proclamata  nel 1861, completata nel 1918 e nel corrente anno 2011 se ne celebra il 150° anniversario.

Ma l’unità spirituale si può dire raggiunta come quella politica?

Per poter rispondere a questa domanda bisognerebbe per prima  cosa conoscere le basi spirituali  su cui avrebbe dovuto poggiare l’unità politica della nazione italiana.

Individuate queste fondamenta, scoprire se le forze politiche hanno operato con fede e convinzione all’edificazione dell’edificio nazionale e se in quest’opera hanno incontrato forze che ne hanno ostacolato il cammino e concludere quindi dicendo se l’impresa è stata portata a compimento oppure no.

In verità noi sappiamo già in partenza che l’unità spirituale in Italia non è stata raggiunta, prima di tutto per il fatto che la religione dominante era ed è legata a forze politiche nazionali ed internazionali che si opposero fermamente all’unità nazionale.

Secondo una visione tradizionale e romana sarebbe ed è impossibile compiere un’impresa di grande importanza come quella dell’unità politica dellap atria, senza il sostegno (in alcuni casi: senza la consacrazione) delle forze civili e spirituali in questa impresa impegnate.

Il fatto che un avvenimento come il Risorgimento si sia sviluppato con l’abbattimento finale dello Stato Pontificio ma non della religione da questo incarnato dimostra semplicemente una cosa: che clero e gerarchia religiosa erano e sono un corpo estraneo all’Italia e che l’avversione che hanno sempre nutrito verso l’unità nazionale e imperiale ne confermano l’estraneità.

Abbattuto lo Stato Pontificio il Risorgimento avrebbe dovuto estirpare da Roma il Papa e la sua corte, come aveva abbattuto il Borbone e gli Asburgo,cosa che non fece; decisione che col tempo si dimostrò errata e gravida di conseguenze per il futuro della nazione italiana che stava per nascere.

I padri della patria furono nemici del Vaticano e anticlericali giurati, alcuni in maniera accentuata e guerriera come Garibaldi, altri in forma più sottile e filosofica come Mazzini; non riuscirono tuttavia nell’impresa più disperata che era nei propositi primari delle sette risorgimentali: liberare Roma dalla presenza ingombrante del Vaticano. In ciò,gli spiriti più acuti videro un’incompiutezza fatale, una sorta di rivoluzione mancata, senza cioè quella resa dei conti necessaria per restituire all’Italiala libertà di coscienza e di religione, oltre la libertà politica, che aveva fatto grande il paganesimo.

Non ci occuperemo delle vicende politiche e militari del Risorgimento che saranno oggetto della maggior parte degli studiosi chiamati alle celebrazioni di quest’anno, ma intendiamo soffermarci sulla parte spirituale (come, per esempio il mito di Roma) che per evidenti motivi di compromessi con il potere clericale tutti eviteranno di affrontare.

Ci faremo aiutare in questa non facile ricostruzione storica da alcuni scritti che Arturo Reghini (1878-1946), l’unico filosofo che a nostro avviso ha individuato e descritto le basi spirituali del Risorgimento, ha dedicato all’argomento.

Fin dai tempi più remoti, seguiti alla caduta e alla disgregazione dell’Impero Romano, qualunque aspirazione per una ricomposizione territoriale dell’impero, avversata ferocemente dal cristianesimo, assunse quasi un carattere occulto ed esoterico e si trasformò, col passare dei secoli, in un sogno unitario con alla base la penisola italica.

Le forze che si erano imposte nella guida degli stati e dei regni in tutta l’Europa temevano soprattutto il risorgere della potenza di Roma e il risveglio del mito di Roma pagana e affidarono alla chiesa di Cristo laf unzione di gendarme anti-romano e anti-imperiale.

Non abbiamo bisogno di fare citazioni ed esempi perché i maggiori storici europei sono concordi su quest’affermazione. Vediamo comunque cosa scrive a questo riguardo Arturo Reghini:

“… ci sembra naturale l'ammettereche falliti i tentativi di vivificazione della religione pagana, dopo ladistruzione violenta dei santuariiiniziatici, dopo le persecuzioni e gli incendii di Alessandria, questi iniziatipagani, di fronte all'inarginabile dilagare della follia della croce ed allainstaurazione dell'era volgare, abbiano dovuto adottare una di queste due lineedi azione, le quali del resto non si escludono a vicenda in modo assoluto: 

1)ritirarsi ed avvolgersi in sempre più perfetto mistero, in modo affatto analogoa quello tenuto oggi dai centri iniziatici orientali di fronte alla invasioneoccidentale, sebbene questa non sia animata contro tali centri dall'odiodeliberato e feroce che negli sterpieretici percosse nei modi che tutti conoscono; 

2)mascherarsi sotto veste cristiana, infiltrandosi nella Chiesa stessa, inserendonella dottrina elementi esoterici e perpetuando al coperto la tradizioneintegrale. In ogni caso ed in tali circostanze è evidente che gli iniziatipagani debbono prima di tutto essersi preoccupati di assicurare ad ogni costola continuità della tradizione,mantenendo puro ed integro il deposito della scienza sacra, piena e coscientela sua comprensione, vivo seppure segreto il centro.

Sappiamo bene che ai profanisembrerà inverosimile che questa possibilità teorica di sopravvivenza eperpetuazione di un centro iniziatico pagano abbia potuto avere pratica attuazione, senza soffrireinterruzioni, per la durata di quindici secoli. Una tale continuità diesistenza nel più perfetto mistero potrà sembrare inoltre completamenteinutile, condannata dalla necessitàstessa del segreto ad una assoluta inazione, ed equivalente insomma ad unainesistenza di fatto. Ma a chi abbia una qualche idea o nozione dei modi e dellivello di azione e delle possibilità a disposizione della gerarchia iniziaticanon può apparire inverosimile che un centro iniziatico mantenga inalterata lacontinuità della sua esistenza, anche fisicamente, sia pure nelle condizioni piùsfavorevoli, per lo spazio di quindici secoli. Per questa e per altre ragioni,quindi, noi riteniamo tutt’altro che impossibile ed inverosimile che un centroiniziatico pagano sia sopravvissuto allosfacelo dell'impero ed alla distruzione della civiltà antica, mantenendosi sinoa noi con una continuità anche fisica di trasmissione."(1)

Reghini pertanto era certo dell’esistenza di un centro iniziatico pagano occulto che non si era mai arreso allo sfacelo politico e spirituale dell’Italia.

Partiamo da questa considerazione per vedere se alla base dei moti risorgimentali italiani ci possano essere stati degli uomini e dei movimenti consapevoli anch’essi di quest’esistenza ed in caso affermativo in che modo si siano adoperati a favore dell’unificazione della patria.

La figura che per prima si impone alla nostra attenzione è quella di Giuseppe Garibaldi. Garibaldi però va visto e studiato in modo un po’  diverso da quello convenzionale che l’oleografia e la retorica risorgimentali ci hanno tramandato, che se da un lato hanno colpito l’immaginazione di molti ragazzi, dall’altro hanno offerto ai nemici dell’unità nazionale armi polemiche e spunti ironici.

L’impresa di Garibaldi fu qualcosa di miracoloso e solo il suo amore viscerale per l’Italia gli permise di ingoiare gli amari bocconi del compromesso con la monarchia sabauda e con le forze della conservazione piemontese.

Garibaldi sembra il prodotto umano e spirituale di una grande opera palingenetica e lo stesso Reghini ne ha esaltato le qualità semi-divine quando ha ricordato le voci arcane del grande eroe. Era egli l’uomo capace di soggiogare gli altri con la potenza della voce e con la forza dello sguardo.

L’iniziazione di Garibaldi all’antico rito primitivo non va presa come una stravaganza o come il desiderio dell’uomo di compiacere gli affiliati alle logge massoniche che numerosi affluivano nel suo esercito, ma come l’evidenza stessa inconfondibile e sicura della visione spirituale di questo capo e della piena consapevolezza della sua missione universale. Missione universale che si riassumeva nel sacro motto di Roma o morte.

Singolare e affascinante questa presenza di Garibaldi nel rito primitivo su cui lo stesso Reghini mantenne la riservatezza in ossequio a quella regola del silenzio intesa a tutelare l’azione sottile che il centro aveva esercitato sull’azione di Garibaldi e che avrebbe ancora potuto manifestarsi all’epoca di Reghini, quando la storia italiana sembrava aver ripreso quel vigore romano tenuto nel passato dai combattenti delle guerre di indipendenza fino alla prima guerra mondiale.

Una preziosa testimonianza sul rispetto di Garibaldi verso gli dei nazionali è conservata nell’archivio storico del Rito Filosofico Italiano.Subito dopo la proclamazione della Repubblica Romana, il senatore Giuseppe Garibaldi, ritiratosi in una località segreta dell’Urbe con pochi fedelissimi tra cui Quirico Filopanti, il senatore che aveva redatto la costituzione della Repubblica, volle rendere onore al genio del senato romano onde propiziarsene la protezione nelle imminenti battaglie contro il papa e contro l’Austria.

Nello stesso motto sacro Roma o morte si riconobbe Giuseppe Mazzini, un gigante dello spirito.

La sua fede Mazzini l’aveva dettagliatamente fissata nei numerosi scritti dedicati all’unità della patria.Ed egli l’aveva anche sintetizzata nella formula “Pro Ecclesia Sancta Dei et Republica Romanorum” che doveva vivere nel Supremo Consiglio Universale dei credenti, mentre i rapporti civilid ovevano essere  regolati dal Gran Codice Sociale dettato dalla costituente repubblicana. Straordinaria visione del futuro dell’Italia che avrebbe dato al mondo la più avanzata e moderna legislazione sociale, in superamento agli odi di classe del capitalismo e del marxismo.

Questo motto “Pro Ecclesia Sancta Dei et Republica Romanorum” scritto l’8 maggio 1854 da Giuseppe Mazzini nell’album di persona intima, veniva così spiegato ad un amico che gli domandava che cosa con quel motto intendesse precisamente significare:

“Fratello, voi mi chiedetecommento al motto ch’io scelsi per l’album. Guardate un po’ attentamenteattraverso quanto ho scritto e tentato nella mia povera vita, e l’avrete. Romae il Mondo: la trasformazione religiosache il Mondo aspetta ed avrà; e Roma, la città sacra, la città della sintesiunificatrice, la città chiamata fatalmente , dal simbolo della antica fede chetiene fra le sue mura, a guardar di fronte al problema religioso, iniziatricefutura di questa trasformazione: la Chiesa santa di Dio, non del Papa o diCristo o d’altro interprete costituitoed irrevocabile della Legge divina, cioè l’associazione di tutti i credenti inDio, nella sua legge d’educazione, nella rivoluzione continua per tempo espazio di questa legge attraverso l’umanità guidata liberamente dal genio edalla virtù, nell’immortalità della vita, nella santità della terra, come gradonella immensa scala dei mondi, nell’armonizzazione della coscienza individualecolla tradizione, non settaria, ma universale: Roma libera e centrodell’Italia, proclamatrice, in nome del Mondo e per mezzo d’un conciliod’Intelletti virtuosi d’Europa e d’America, dell’Era della nuova fede: è questoil senso delle parole scritte qui sopra. L’avvenire ne darà il commentomigliore”.(2)

Venendo ai tempi d’oggi ed alle celebrazioni che si terranno sull’unità d’Italia ribadiamo che è nell’universalità romana, da non confondere né con l’universalismo massonico, né con l’internazionalismo giudaico-cristiano che occorre cercare le basi spirituali dell’unità nazionale.

Ed è a questa universalità che occorre conformare le leggi della comunità europea e sottrarle totalmente all’influenza e all’arbitrio della globalizzazione e del nuovo ordine mondiale, frutti perversi del materialismo e dell’egoismo economico fieramente combattuti da Garibaldi con le armi e da Mazzini con l’intelletto.

Quale Europa potrà esserci infatti se i capi delle nazioni e i parlamenti dei popoli non si decideranno di riconoscere in Roma, nella Roma sacra vaticinata da Mazzini, il vero faro della futura grande nazione europea? Ed è fatale che ciò avvenga perché altrimenti tutti i tentativi, ancorché nobili ed onesti, di unificare l’Europa saranno destinati a fallire.



(1) Arturo Reghini – Della tradizione occidentale – UR, 1927, riprodotto in “Imperialismopagano e Scuola Italica” www.associazioneignis.it

(2) Fascicolo conservato nell’Archivio storico del RFI.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
La URL per il Trackback di questo messaggio è:
http://blog.libero.it/Culturanazionale/trackback.php?msg=9722602

I blog che hanno inviato un Trackback a questo messaggio:
 
Nessun Trackback
 
Commenti al Post:
fronteverde
fronteverde il 08/01/11 alle 00:12 via WEB
Grazie per avermi segnalato questo post molto interessante. a presto gennaro
(Rispondi)
 
Gli Ospiti sono gli utenti non iscritti alla Community di Libero.