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Progetto "CENTRUM HERMETICUM KREMMERZIANUM...
Inviato da: Mamo_Rosar_Amru
il 24/04/2012 alle 16:44
 
UN SALUTO A PRESTO, GENNARO
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Grazie per avermi segnalato questo post molto...
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un saluto!! a presto gennaro
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ATTENZIONE A NON FARE ERRORI DI PROSPETTIVA. NOI SAPPIAMO...
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Mamo_Rosar_Amru
Mamo_Rosar_Amru il 24/04/12 alle 16:44 via WEB
Progetto "CENTRUM HERMETICUM KREMMERZIANUM MEDIOLANI" Scrive il Maestro Kremmerz (I Tarocchi-Portici, Febbraio 1905): "In Natura esiste, tra le forme, un legame indissoluto come tra tutte le sostanze. Questo concetto unitario del macrocosmo, unità universale, non è un saggio di difficile interpetrazione dell'idea manifestativa della non separazione delle cose. La visione del Universo è relativa, ma dovunque e comunque ar­monica e di immagini legate e mai indipendenti. Prego i lettori intelligenti di seguirmi in questa esposizione delle prime concezioni semplici che con l'artificio e la misura della parola scritta è tanto dif­ficile di concretare, e di tener conto che non io de­sidero di divenire astruso, ma che gli elementi semplici delle concezioni ermetiche son tanto sottili che la materialità verbale ne guasta e altera il tessito — e le idee chiare a cui ho fatto appello dal primo mo­mento possono solo con precisione presiedere alla investigazione, per fare intendere le fondamentali e precise linee della Magia ... nella sua es­senza primitiva, lontana da quell'oscuro ebraismo cabalistico] che fu origine di errori interpetrativi e di superstizioni dispregevoli. Questa unità nella Natura esiste per impossibilità di separazione. Eppure tutte le unità di forma e di sostanza, tutte le specie naturali, sono unità per le stesse solo perché istintivamente tendono alla separazione. Un esempio: l'uomo. L'egoismo ne conserva l'u­nità. Un istinto rudimentale dell'egoismo deve esistere in ogni specie dei tre regni naturali della convenzionale classifica scolastica. Le forme di cristallizzazione, le torme delle fioriture nei vegetali, le forme somatiche degli animali sono istinti dell'egoismo separatore a cui tendono, senza riuscire, tutti gli individui e tutte le unità. Il Caos, nel secreto cabalistico, esclude l'idea della combinazione chimica e accentua l'idea della se­parazione, come istinto, approssimandosi al miscuglio. Se al Caos fosse stato preposto il principio femminile che esiste e presiede alle forme nell'Universo, non vi sarebbero state forme — perché ciò che presiede alla fusione delle sostanze di natura separata è prin­cipio femminile a cui si dette nome Amore negli esseri a forma umana. L'odio è principio separativo, l'egoi­smo nel momento della sua ribellione al mondo. Malgrado ogni ribellione v'è un legame che non si rompe tra la volontà che non cede e il resto della Natura. La individualità è un'apparenza. Il SEPARANDO è l'enigma della magia dei grandi maghi ed è la sola finalità assoluta. Una pianta in un prato e un cane che corre nella via che confina e si allontana dal prato sono cose separate apparentemente. Nel momento che guardiamo noi dimentichiamo che cane e pianta respirano la stessa aria e toccano la stessa terra. Noi stessi che osserviamo tocchiamo la stessa terra e respiriamo l'aria stessa e dimentichiamo di essere parte congiunta e continua della visione esteriore. Chi ci può dire se la visione stessa non sia un semplice prodotto di queste continuità? E che questa ci da il senso illusi­vo della separazione nostra dalle cose viste? ". Il Separando può essere realizzato a vari livelli; il livello di base è quel Separando di Controllo che Kremmerz così descrive nel IX dei Dialoghi sull'Ermetismo: " L'autore alchimico che si fece chiamare Rupescissa, nei suoi manoscritti, esprime, a modo suo e del tempo in cui scriveva: - se la umana ampolla che pare di una sola vessica costitituita non si separa in doppia vessichetta, onde una sia judice dell'altra, non potrai credere che la Pietra (Rupe) sia in vista del pellegrino-. Non esiste integrazione dei poteri occulti dell'uomo e nell'uomo senza questo SEPARANDO DI CONTROLLO. Rinunziare? Ma noi non rinunziamo a niente, le rinunzie sono mistiche, l'Ermetismo Magico fa tesoro di tutto, anche delle asinerie scientifiche. La neutralità è di regola in ogni esame ponderato delle cose, ma nelle pratiche psichiche o ermetiche o magiche è assolutamente indispensabile". Vi sono varie vie per approfondire il Separando a partire da quello di controllo Nella monografia "La Triplice Via" (riportata in Introduzione alla Magia v. I) il kremmerziano Abraxa (Ercole Quadrelli) scrive: " Ti è palese il compito primo di nostra Arte: devi strapparti alla natura umida di cui sei sostanziato e rigenerarti nella forza solare, sì che da essa sii fatto un "essere che è", un centro che, svincolato dalle condizioni delle nature sublunari, respira. La sete, la febbre, la brama incessante ed oscura verso l'esistenza devi spossarla: in ciò conosci la condizione per passar al di là della legge degli uomini. Ma cotesta operazione (come "mortificazione"e "putrefazione" la troverai nomata negli Ermetisti) si può eseguire per vie differenti. Conoscile, ma sappi anche che esse non sono egualmente eccellenti, rispetto al compito ultimo. Cogli ciò che ciascuna di esse sa dare, sì che, per composizione, tu possa venire al senso del magistero perfetto. 1) Vi è un primo INDIRIZZO, che chiamerò SPERIMENTALE. Qui lo sviluppo ha un carattere discontinuo: sì tratta di trasformazioni della coscienza da uno stato ad un altro, senza una connessione intrinseca fra i due. L'io, semplicemente, è portato dall'uno all'altro: è un istantaneo identificarsi o destarsi in questo o in quello, senza il concorso di una iniziativa diretta, propriamente individuale, e di una vera, attiva preparazione. Come in una esperienza chimica si conoscono sì gli elementi e le condizioni affinchè si produca una certa combinazione, ma il risultato si presenta come una cosa nuova, una sostanza nuova, senza che tu colga un intimo rapporto di generazione nell'accadere, del pari vi sono metodi altrettanto precisi, ma che conservano un carattere analogo quanto agli stati che producono. In questa categoria puoi far rientrare la tecnica basantesi sull'azione di particolari sostanze presso determinate attitudini dell'anima; come pure alcune pratiche di hatha-yoga, efficaci nel presupposto di certe predisposizioni fisio-psichiche. Puoi farvi rientrare anche esperienze suscitate, per determinati scopi, direttamente, da chi abbia un congruo potere e, infine, una serie di fenomeni in apparenza spontanei, l' istantaneo sprigionarsi, lampeggiando o imponendosi, di modi estranormali di sensazione o di autopercezione nella coscienza. Anche in queste due possibilità, difatti, si mantiene una discontinuità ed un'istantaneità travolgente degli stati di coscienza. "Prima questo, poi questo". Il lato negativo di una simile via risiede nel fatto che le realizzazioni cui essa può portarti hanno generalmente un carattere di eccezione. Non apprensione e balenamento, sebbene possesso effettivo e permanente qui richiederebbero un potere della tecnica, tale da mortificare completamente, o trasformare, l'ente naturale: altrimenti ti ritroverai al punto di prima, quando l'influsso sia cessato, perchè il senso di te ha conservato la sua abitudine a identificarsi a quell'ente. Quando invece tutto fosse tolto via, è chiaro che, se sussisti, il nuovo stato sarà la tua stessa rigenerata coscienza. Dico: "se sussisti"; ma sii prudente, poichè sono molte le possibilità, se soltanto per questa via tendi al compimento totale, che il tuo salto sia troppo corto: e se non sarai passato completamente "di là", aspre lotte avrai a combattere, disponendo di uno strumento minorato. Il lato positivo di questa via viene dal fatto, che la discontinuità fra il modo normale ed i modi iniziatici della coscienza non può mai essere rimossa per intero. Sono, questi, risvegli, illuminazioni, evidenze di una novità tale, che manca ogni possibilità di adeguata prefigurazione. Vi sarà un approssimarsi, un tendere ad essi, ma la trasformazione, la presenza, sarà sempre un salto. D'altra parte, solamente da questa "presenza" resta infuso in te un potere trascendente di comprensione e di azione, senza di cui ogni tuo sforzo sarebbe vano. L'occhio tuo resterebbe a cercare dentro se stesso, chiuso nella tenebra, la volontà tua resterebbe vincolata, lottante, ottusa, ignara della chiarità liberata, della levità possente delle essenze superiori.Così nella nostra via tu troverai anche elementi del metodo "sperimentale", che però vanno integrati con una iniziativa individuale trasformativa, sì che gli stati trascendenti possano venire assimilati e l'essere tuo tutto portarsi in essi; e in essi tu non sarai perduto, agito e " rapito ", ma attivo, affermativo, presente. 2) La seconda direzione rappresenta ciò che, presupponendo una opportuna integrazione iniziatica, l'ESPERIENZA MISTICA può fornire o propiziare. E' un metodo, che agisce essenzialmente con l'anima e col sentimento. Per comprenderlo, come qui va compreso, sappi che il segreto dell'avviamento sta nel creare in te un esser due. Devi distaccare - prima immaginandolo e poi realizzandolo- un principio superiore, che si metta di faccia a tutto ciò che abitualmente sei - vita istintiva, pensiero, sentimento- che lo controlli contempli e misuri in chiaro sapere, momento per momento. Sarete in due: te dinanzi "l'altro" e conoscerai il significato dèi "dialoghi interiori", l'interiore comandare ed obbedire, l'interiore chiedere ed ottenere consiglio, quali te li danno figuratamente molti mistici cristiani e islamici, quali si riflettono anche nella forma di molti testi indù, compilati per l'appunto in forma di dialoghi, le cui persone effettivamente non sono persone, ma dal discepolo desto vengono realizzate come due parti della sua stessa anima. L'opera consiste, in definitiva, in un "capovolgimento": farai dell'altro il "me", e del "me" l'altro. A seconda che la persona si accentri nell'uno o nell'altro dei due principi, avrai la Via Secca o la Via Umida, il metodo magico o il metodo mistico. Nel mistico la mente crea un « altro », che però resta « altro » (il Maestro, il « Cristo » da imitare, quando non anche la stessa immagine della Divinità). L'io non vi si trasforma; resta invece nella parte femminile fatta di desiderio di bisogno di sete e come anima tende a Lui in uno slancio di rinuncia, di amore, di adorazione, di dedizione completa. Sui juris non esse, morire completamente alla propria volontà, darsi a Dio con interna umiltà e povertà, consacrandogli ogni atto con pura fede, nulla volendo per sé, in una sofferenza ed in un amore indicibile, ecco che cosa richiede la « mortificazione » da chi abbia prescelto la « Via Umida », non possedendo la forza di un distacco attivo, ma anelando all'Eterno con il centro di sé nelle « Acque », nell'«anima », in ciò stesso, dunque, che va spossato. Ma questa via ha molte imperfezioni. Anzitutto la difficoltà a trascendere il dualismo proprio all'amore (nell'unione propria all'amore l'amato e l'amante comunicano sì, ma restano anche distinti) nell'identità che è legge di ogni vera realizzazione iniziatica. Così anche ai vertici della teologia mistica cristiana (che batte appunto questa via) vedrai sussistere un dualismo, il quale raramente dà luogo alla vera trasformazione secondo sostanza nell'« altro», onde la dualità si riveli, insieme alle corrispondenti personificazioni divine, la parvenza di una data fase del processo. Il rapporto di desiderio e di amore è poi negativo e dipendente, ha carattere di bisogno - e capovolgerlo nell'orientamento puramente affermativo, centrale, sufficiente, delle nature solari, richiede un salto di qualità e un ardire, a cui la natura della precedente mortificazione crea, nel mistico, una seria pregiudiziale. Per via della disposizione, da cui si parte, che non è un attivo attrarre e determinare, ma attesa, desiderio, impulso, accade inoltre che gli stati trascendenti appaiano come rivelazione: tu non resti integrato in essi, ma passivo e sradicato, sotto la loro percuotente potenza di miracolo. «In mezzo allo stupore nasce un atto: è l'azione della grazia. Signore, non sono degno! » dice Ruysbroek. « Entrerai nella Luce, ma non toccherai la Fiamma »- tu leggi ne "La Luce sul Sentiero". Sia da te, come mistico, anche realizzato lo « stato di unione ». Esso ti trasporterà, ti assorbirà; sboccando nella Luce universa sarai subitamente questa Luce stessa. Con lo spegnersi soddisfacendosi della brama per Dio, il tuo centro annegherà, e codesto annegamento ti parrà il Bene supremo ed il termine ultimo. L'«estasi» la nostra via la conosce invece soltanto come una prova da attraversare e come un «solvente» - null'affatto come il termine ultimo. Non è di un «uscire» da noi che si tratta (estasi = uscire), ma di un rientrare, di un riprender possesso della «sede del Centro». La Luce mistica rappresenta per noi le «Acque Superiori», nelle quali il tuo essere non deve venir meno, ma invece ridestarsi. Il lato positivo di questa via sta nella parte che essa lascia , in ogni modo all'iniziativa individuale. Bada poi che il mistico, sia nel credere alla realtà oggettiva distinta personale dell'ideale del suo principio superiore (Gesù Cristo da imitare, per esempio, o Dio stesso), sia nel non riferire a se l'azione rigenerante (l'« azione della grazia »), mette inconsapevolmente in opera alcune leggi generali della prassi trascendente. Vogliono, tali leggi, che una immagine « agisca » precisamente quando non sia pensata ma presentata figuratamente e fissata contemplativamente nell'immaginazione, ed amata come se fosse una realtà vera, distinta dal contemplatore; e vogliono che la brama per il compiacimento del progredire nella Via, sia uccisa, che il tuo essere interiore si erga in silenzio, per una forza impersonale calma ed occulta, e non sotto il desiderio di crescere, che paralizzerebbe la crescenza stessa e varrebbe soltanto ad indurirti per un inevitabile rafforzarsi del vincolo dell'Io. Sono puri dettagli di tecnica, questi, che non hanno nulla di morale né di religioso né di sentimentale, per quanto il mistico li viva invece appunto sotto questo aspetto illusorio e mitologico. Per esempio nell'« imitazione del Cristo » vale una serie di immagini, che agiscono suscitando forze sottili atte a produrre una « mortificazione » dapprima, poi una «resurrezione », anche se il Cristo non fosse mai esistito. Tieni presente infine che per l'uomo di oggi la Via Regia stessa, all'inizio di solito parte dal principio umido, anche se dopo quest'acqua debba esser resa arida e secca. Alla Via, in effetto, conduce spesso una fame dello spirito, un bisogno dispotico dell'essere tuo tutto. E' il "grido rauco e inarticolato della natura umida" da cui un « logos di luce » - secondo il "Pimandro" - trae un « fuoco puro sottile penetrante verso l'alto ». Così puoi comprendere, come forme intermedie fra la Via secca e la Via umida, speciali metodi che si basano su di una esasperazione sino all'autoeccesso di energie della natura inferiore. E' la via sacrificale, l'estatismo violento ed orgiastico dionisiaco ed anche la via dei Tantrici. Te ne sarà detto in seguito. 3) Nella VIA MAGICA, secca o solare, creerai non inconsapevolmente e passivamente come fa il mistico, ma consapevolmente e volitivamente, una dualità nell'essere tuo; ti porterai quindi direttamente nella parte superiore, t’identificherai con quel principio superiore e sussistente a cui invece il mistico tende identificato con la sua parte inferiore, in un rapporto di bisogno e di abbandono. Lentamente, ma sempre più, fortificherai cotesto « altro », che sei tu stesso, gli creerai supremazia, finché sappia tenere sotto di sè tutte le potenze della parte naturale e disporre interamente di esse. Ti si impone così una disciplina di fermezza e di distacco, fino a che sia creato un equilibrio, la qualità di una vita padrona di sé, libera rispetto a sé, detersa dall'istintività, dall'appetito oscuro dell'essere naturale nella carne come nella mente. Solo allora potrai eventualmente usare con frutto, come ausiliaria, qualche « acqua corrosiva », espressione alchemica per i metodi violenti (sostanze tossiche e sesso, sospensione del respiro, etc.); attaccando la compagine naturale, esse daranno al nucleo fisso ed atto già costituito una possibilità di espandersi, di più energicamente irrompere - ma se tale nucleo invece non fosse già costituito, esse per dissoluzione ti condurrebbero non sopra, ma sotto la condizione da cui sei partito. La disciplina affermativa si integra con trasformazioni provocate con qualche metodo diretto, sulle quali però tutto l'essere pronto, duttile, si riafferma digerisce e si fa digerire e sale intero, nulla lasciando indietro. I salti saranno ritmi più rapidi in cui tu qui devi essere capace di trasformare il tuo lento ritmo di essere incarnato, al modo stesso di un nuotatore che colga la corsa di un'onda, l'assuma e si faccia portare da essa; ma dove giunge, egli stesso giunge, e a sé si ricongiunge, restando affermativo, fermo, centrale. La natura solare ed aurea in te allora potrà rompere l'equilibrio ed essere più forte: l'altro - il tuo io, i tuoi sensi, la tua mente - sarà sotto di te. E potrai anche sospenderli: renderli inerti, neutralizzati, fissati: è il Silenzio, « l'estinzione della mania», il dissiparsi della nebbia. Allora nel tuo occhio rischiarato, lampeggerà la visione ciclica, integrale: vedrai la tua essenza trascendentale, il destino degli esseri e delle cose tutte e il regno di « coloro che sono». Concepirai il modo dell'atto allo stato libero, del moto immateriale agente fuori di ogni spazio o corpo con una rapidità creativa senza tempo. Si amalgamerà il centro in te con la natura universa non diveniente e da essa ritrarrà una virtù divina che si traduce in poteri miracolosi. Potrai volgerti allora alla conoscenza dei Nomi ed alle nozze con le « Lettere ». Sarai iniziato.." Nelle ACCADEMIE MIRIAMICHE, la via è essenzialmente la seconda (umida, lunare, isiaca) in cui, ermeticamente parlando, "il Re diventa Regina": l'opus magicum è per lo più limitato alla cura degli infermi e si attribuisce l'effetto curativo alle entità invocate, alla forza complessiva della catena e al Capitolo Operante che guida la catena stessa. Non è però una via "mistica" nel senso religioso e limitante del termine, perchè vi agisce quell' "opportuna integrazione iniziatica" cui fa cenno la monografia di Abraxa e che permette ad un certo punto un mutamento di polarità, in cui "la Regina diventa Re" e l'adepto passa a quell'ambito Osirideo, che segue essenzialmente la terza via (secca, solare, magica in senso vasto). Per esemplificare, un tipico rituale di mutamento della polarità è il cosiddetto Rituale del Senza Nascita, resosi famoso soprattutto negli ambienti della Golden Dawn e dell'O.T.O. Esso infatti inizia in forma lunare: "Te io invoco, Senza-Nascita. Te, che creasti la Terra ei Cieli. Te, che creasti la Notte e il Giorno. Te, che creasti le Tenebre e la Luce. Tu sei Osorronophris, che nessun uomo ha mai visto. Tu sei Iabas Tu sei Iapos: Tu hai distinto fra il giusto e l'ingiusto. Tu hai fatto il femminile e il maschile.Tu producesti il Seme e il Frutto.Tu disponesti che gli Uomini si amino gli uni con gli altri e che si odino gli uni con gli altri. Io sono Ankh-af-na-Khons(u) il tuo Profeta, cui Tu affidasti i Tuoi Misteri, le Cerimonie di Khem. Tu producesti l'Umido e l'Asciutto e tutto ciò che nutre ogni Vita creata." Termina però in forma solare, sugellata dal cambio del nome: "Io sono Colui che odia che il male sia fatto nel Mondo! Io sono Colui che lampeggia e tuona. Io sono Colui da cui proviene il Flusso della Vita sulla Terra. Io sono Colui la cui bocca sempre fiammeggia. Io sono Colui che genera e si manifesta nella Luce. Io sono la Grazia del Mondo. Il Cuore Cinto da un Serpente è il mio Nome". Di passata, il nome iniziale Ankh-af-na-Khons(u)=La Mia Vita è in Khons(u) tradisce la precedente pratica dei Rituali di Khons (il Deus Lunus egizio) che tanta importanza hanno nella pratica miriamica. Ritornando a quel che diceva Abraxa, la via solare o osiridea richiede il pieno sviluppo di quel Separando di Controllo, che non solo permette la Neutralità Ermetica a cui Kremmerz fa costante riferimento nelle sue opere, ma contiene "in nuce" ogni forma più spinta di Separando. Fino a che punto ci si può spingere? Trascurando certe distinzioni un po' "accademiche", come quella tra separando lunare, mercuriale e solare, ricorderemo che Kremmerz afferma "Iniziare vuol dire cominciare. Initium, principio. NESSUNO DA' LA FINE. Perché l’arcano è di natura tale che chi più lo ha intravisto da vicino non può comunicarlo. Può conferirlo nei limiti dei poteri, darlo intero no. (Ai Discepoli della Grande Arte, Nizza, 1 giugno 1917). Dunque "Nessuno dà la fine" e cioè non si può limitare l'estensione dello sviluppo spirituale; il che esclude una ripartizione sistematica e definitiva dello sviluppo stesso. Un praticante osirideo non ha in realtà bisogno di altro che della pratica del separando di controllo e dei suoi naturali approfondimenti. Se è bastevole di ciò, perfino l'aiuto di un maestro esterno gli diventa superfluo, il separando stesso indicandogli l'ulteriore strada da percorrere. Ma molti praticanti hanno dificoltà a mantenere costantemente il separando di controllo ed ecco allora il maestro osirideo che fornisce loro antidoti a ostacoli specifici. Nello scegliere l'antidoto ha completa possibilità : "potendo servirsi di il maestro di tutti i manoscritti dell'ordine, che può mettere a disposizione dell'allievo secondo la sua capacità e la sua intellettualità" (Regulamenta del Grande Oriente Egizio). Al di là del separando di controllo, non esiste dunque, in ambito osirideo, alcuna pratica ufficiale (cioè obbligatoria per tutti) , tutte le altre avendo il mero valore di antidoti ad hoc e ad personam. Se il maestro non è limitato nella sua scelta, il discepolo dal canto suo non ha alcun interesse a far collezione di rituali che a lui non servano e, se per caso ne ricevesse dal maestro in gran numero, avrebbe ben poco di cui gloriarsi, ciò testimoniando soltanto un gran numero di ostacoli personali. Il CHKM è un progetto aperto a tutti i praticanti kremmerziani -in particolare dell'area milanese- di "temperamento" osirideo ed ai miriamici giunti a praticare il Rito Esteriore Egizio (conclusivo del fascicolo D della Miriam) che è un tipico rituale del "Portale", preparatorio dello stadio "la Regina diventa Re" di passaggio al regime osirideo. A grandi linee, il CHKM si propone di: - Creare una catena osiridea in cui i vari aderenti abbiano ciascuno Sole e Luna in equilibrio e perciò una catena diversa da quelle miriamiche, ove un Capitolo Operante agisce da Sole nei confronti dei praticanti dei cerchi più esterni (Luna). - Avviare una ricerca storico-filologica sulla ritualità kremmerziana, tuttora manchevole. Un frammentario abbozzo fu tentato, su Internet, nel forum "Gruppo di UR". Tale ricerca è da intendersi non avente finalità divulgative, ma a beneficio di tutti i praticanti seri dell'area kremmerziana. Coloro che fossro seriamente interessati possono scrivere al seguente indirizzo e-mail: g_kremmerz@yahoo.it
 

 
fronteverde
fronteverde il 14/02/11 alle 21:25 via WEB
UN SALUTO A PRESTO, GENNARO
 

 
fronteverde
fronteverde il 08/01/11 alle 00:12 via WEB
Grazie per avermi segnalato questo post molto interessante. a presto gennaro
 

 
fronteverde
fronteverde il 21/09/10 alle 22:12 via WEB
un saluto!! a presto gennaro
 

 
georgius1
georgius1 il 27/06/10 alle 22:01 via WEB
ATTENZIONE A NON FARE ERRORI DI PROSPETTIVA. NOI SAPPIAMO DA MOLTO TEMPO QUALI SONO LE MANOVRE DELLA RAZZA FINANZIARIA, CHE AGISCE SOLO IN PREVISIONE DI UN DOMINIO. QUESTO DOMINIO SI ESERCITA FISICAMENTE SU UN TERRITORIO, IN CONSEGUENZA DI OPERAZIONI A TAL FINE MESSE IN ATTO. MA QUESTA è SOLO UNA VARIANTE DEL SISTEMA "PRECEDENTE" CHE CONSISTEVA, SIC ET SIMPLICITER, NELL'INVADERE MANU MILITARI UN TERRITORIO. QUELLO CHE GLI USA STANNO FACENDO IN PAESI CONSIERATI "COLONIALI" O COLONIZZABILI. CON LA GRECIA NON LO POSSONO FARE, PERCHè SI TRATTA DI UNIONE EUROPEA, ED ALLORA ADOTTANO QUESTO SISTEMA, DATA ANCHE LA GRANDE VALENZA STRATEGICA DI QUEL PAESE. QUI, PERTANTO, SIAMO AL PUNTO. POICHè UNO STATO, PER POVERO CHE SIA, RESTA SEMPRE SOVRANO ED HA ALL'INTERNO,sempre, FORZE POTENTI NON CONTROLLABILI( a meno che un nuovo gruppo di colonnelli....ma gli è già andata male il Turchia, attenzione!! )
 

 
comunitanazionale
comunitanazionale il 26/05/10 alle 21:51 via WEB
Un saluto a presto CM
 

 
georgius1
georgius1 il 01/05/10 alle 16:24 via WEB
IL FANATISMO RELIGIOSO SI è PRESENTATO ALLE SOGLIE DELLA STORIA SOLTANTO CON L'INSERIMENTO, FORSE DA COLUI CHE CHIAMANO PAOLO DI TARSO, DELL'EBRAISMO NELLA SUA FORMA PIù SQUALLIDA. Va tenuto presente che l'ebraismo NON era la pratica religiosa più diffusa nella Palestina ove i filosofi alessandrini neoplatonici hanno pensato di situare la vicenda terrestre di un certo Gesù, di loro creazione. La Palestina del primo secolo dell'Impero di Roma, istituzionalizzato da Ottaviano Augusto, era una terra ellenizzata ove si praticavano moltissimi culti. La stretta vicinanza con l'Egitto garantiva, peraltro, il passaggio di culti mesopotamici, mithraici, pitagorici, misterici e soprattutto centroasiatici ( indiani. IGNORARE queste elementari realtà è da squilibrati.Pertanto, la pressione del fondamentalismo cristiano/ebraico, che si esprime anche oggi con le sette millenariste abbarbicate negli USA, è quella che nei secoli ha portato a stragi e genocidi in nome di un ipotetico Iddio che somiglia molto al dio Baal.
 

 
associazione.ignis
associazione.ignis il 10/11/09 alle 09:45 via WEB
Segnalazione interessante: http://www.altrogiornale.org/email.php?news.5500
 

 
M_Infandus
M_Infandus il 09/10/09 alle 17:59 via WEB
Sul sito http://esoterismografico.blogspot.com/ sono stati recentemente pubblicati questi due interessanti interventi su Arturo Reghini: Pitagorismo - Arturo Reghini La memoria della figura di Arturo Reghini e la conoscenza della sua opera sono state per oltre mezzo secolo appannaggio di un ristrettissimo numero di persone che, in maniera quasi catacombale, le hanno mantenute vive a dispetto della cortina di silenzio stesa intorno a questo pensatore da parte della cultura ufficiale. Le cause di tale silenzio sono da rinvenirsi non solo nella difficoltà stessa dell’opera reghiniana, ma, soprattutto, in una vera e propria censura messa in atto nei riguardi di un personaggio scomodo, portatore di tematiche ancora più scomode. Ha pesato poi, nel determinare l’oscuramento della figura di Reghini, il suo collocarsi sullo sfondo di eventi storici di inizio secolo che pochissimi avevano interesse a ricordare e a comprendere. Negli ultimi anni, forse anche per effetto dei mutamenti in campo politico e sociale che hanno toccato il nostro Paese, certe barriere che impedivano di affrontare la trattazione di temi storici imbarazzanti e controversi in forma accessibile a un più vasto pubblico sembrano lentamente venir meno. Anche figura di Reghini ha beneficiato di questa tendenza: sono recentemente apparsi nuovi ed importanti studi che gettano luce sulla complessa personalità dell’autore e sulla sua opera, e un editorialista del “Corriere della Sera” come Geminello Alvi vi ha dedicato un articolo sul grande quotidiano nazionale. Arturo Reghini fu sotto ogni aspetto un uomo controcorrente. Massone, si impegnò fino allo stremo nel tentativo di richiamare la massoneria italiana alle sue radici iniziatiche ed esoteriche, in un periodo in cui essa vedeva ancora i propri orizzonti teorici ristretti ed ingombrati dall’anacronistica adesione ideologica della maggior parte dei suoi appartenenti e dirigenti a versioni divulgative del positivismo filosofico tardo-ottocentesco. Il perdurante predominio al suo interno di riferimenti teorici così obsoleti e inadeguati impedì alla massoneria italiana del primo novecento di difendersi con efficacia dagli attacchi che dall’esterno le venivano portati, sul piano culturale, dall’allora dominante filosofia neoidealistica di Croce e Gentile e, sul piano politico, dai movimenti e dai partiti di massa che si richiamavano alle ideologie socialiste, comuniste, fasciste ed al riaffermantesi cattolicesimo politico. Impregnato del mito tradizionale di Roma imperiale, che tanto contribuì a nutrire, anche attraverso la forte influenza che egli esercitò con alcune tematiche su Julius Evola, Arturo Reghini pagò a carissimo prezzo le illusioni che aveva inizialmente riposto nelle capacità rigenerative del fascismo e del suo capo nel campo politico e sociale, tanto da essere costretto dal regime fascista a un forzato isolamento, spesso tramutatosi in vera e propria persecuzione. Dal punto di vista strettamente iniziatico ed esoterico, Reghini rilanciò, con forza e serietà, l’interpretazione delle forme iniziatiche massoniche come continuazione, in un quadro di riferimenti simbolici legato alle iniziazioni di mestiere, degli antichi misteri del mondo classico greco-romano. Egli arrivò a sostenere la trasmissione ininterrotta in Italia di un’antichissima sapienza pitagorica, che si sarebbe segretamente perpetuata dalla più remota antichità fino all’epoca contemporanea attraverso Virgilio, Dante ed alcune grandi figure del Rinascimento come Campanella. La parte più interessante e profonda dei suoi studi, per molti versi ancora da scoprire e da approfondire, concerne il simbolismo matematico e geometrico di derivazione pitagorica, di cui Reghini, insieme al suo corrispondente René Guénon, fu il maggior interprete contemporaneo. Guénon, che collaborò alle riviste reghiniane Atanòr e Ignis, riservò sempre un’attenzione particolare per le opere del Nostro, che spesso recensì in modo altamente elogiativo. Dal canto suo Reghini tradusse in italiano e curò la pubblicazione del libro di Guénon “Il re del mondo”. Questo convegno si propone di far conoscere la figura di Arturo Reghini ad un pubblico più vasto, e al contempo di dare nuovo e maggior impulso agli studi su questo grande ed attualissimo seguace contemporaneo di Pitagora. Piero Vitellaro Zuccarello **************** Tradizione Pitagorica Massonica-Reghini “ I numeri sacri nella tradizione pitagorica massonica “ espongono con chiarezza esemplare il suo pensiero e rappresentano, nonostante la concisione, la più “alta” trattazione in materia scritta finora in Italia. L’inizio è folgorante e va dritto in medias res: «la Massoneria ha per fine il perfezionamento dell’uomo», del singolo uomo e non già quello dell’umanità nel suo insieme. È questa la “Grande Opera”, del tutto affine a quella che si propone l’Arte Regia ermetica. Secondo invece la concezione massonica profana e meno antica, il lavoro del perfezionamento va attuato sopra la collettività umana, è la umanità ossia la società che bisogna trasformare e perfezionare; e in questo modo all’ascesi spirituale del singolo si sostituisce la politica collettiva. I lavori massonici acquistano in tal modo uno scopo ed un carattere prevalentemente sociali, se non unicamente sociali; ed il fine vero e proprio della massoneria, cioè il perfezionamento dell’individuo, viene posto in seconda linea, se non addirittura trascurato, dimenticato ed ignorato. La prima alterazione appare in Francia. Il fermento degli spiriti in cotesto periodo, il movimento dell’Enciclopedia, si ripercuotono nella Massoneria che si diffonde largamente e rapidamente: ed accade così per la prima volta che l’interesse dell’Ordine si dirige e si concentra nelle questioni politiche e sociali. Affermare che la rivoluzione francese sia stata opera della Massoneria ci sembra per lo meno esagerato; è invece innegabile che la Massoneria subì in Francia, e sarebbe stato difficile che ciò non avvenisse, l’influenza del grande movimento profano che condusse alla rivoluzione e culminò poi nell’impero. La Massoneria francese divenne e rimase anche in seguito una massoneria colorata politicamente ed interessata nelle questioni politiche e sociali, e si formò quella che da taluni è considerata come la tradizione massonica, sebbene sia tutt’al più la tradizione massonica francese, ben distinta dall’antica tradizione. Questa deviazione e questa persuasione è la causa prima, sebbene non la sola, del contrasto che è poi sorto tra la massoneria anglosassone e la massoneria francese; anche in Italia essa è stata la sorgente dei dissensi massonici di questi ultimi cinquanta anni e della conseguente disunione e debolezza di fronte agli attacchi ed alla persecuzione fascista e gesuitica. L’influenza massonica francese si affermò, dopo la rivoluzione e durante l’impero, anche in Italia. La massoneria francese e quella italiana ebbero durante tutto lo scorso secolo intimi rapporti, ed assunsero insieme talora atteggiamento rivoluzionario, repubblicano ed anche materialista e positivista seguendo la voga filosofica del tempo». Il tema, indubbiamente centrale nella sua visione massonica, fu dal Reghini ripreso ed ampliato nel coevo scritto, sollecitatogli dal Parise pressoché in limine vitæ, sul rituale dell’Apprendista libero muratore: «Importa rilevare come nessun rituale massonico abbia mai detto che la massoneria ha per scopo il progresso universale; la massoneria esisteva molto prima che in Occidente si diffondesse la credenza nel progresso universale. Tutti i rituali massonici, antichi e moderni, italiani e stranieri, affermano concordemente, a cominciare dalle Costituzioni originali e fondamentali dell’Anderson (1723), che il fine della massoneria è il perfezionamento dell’uomo, e soltanto in tempi recenti (e più progrediti!) degli sconsigliati e dei profani hanno potuto assimilare e confondere questo fine con il concetto e la credenza nel progresso universale, identificazione assurda che rende ridicolo l’asserito scopo della massoneria . Col tempo e col progresso l’antica definizione dello scopo della massoneria ha subito per incomprensione delle alterazioni, ed i rituali moderni presentano delle varianti apparentemente lievi e sostanzialmente profonde, affermando che lo scopo della massoneria è il perfezionamento degli uomini (confuso con il perfezionamento del singolo), e poi che esso è il perfezionamento dell’umanità (dimenticando quello del singolo) ed in fine che esso è il perfezionamento della collettività umana ossia della società. Sono tutte definizioni cronologicamente posteriori, che risentono delle successive idee e finalità profane, sebbene verbalmente la differenza dall’antica definizione iniziatica sia lieve e passi inavvertita. Soltanto dimenticando il carattere iniziatico della massoneria è possibile disconoscere che il fine della massoneria consiste nella perfezione del singolo, da ottenersi mediante il rito, ossia detto in linguaggio massonico, nella squadratura della pietra grezza e nella sua trasmutazione in pietra cubica della maestria seguendo le regole dell’Arte». Alcuni decenni prima che Baylot pervenisse a formulare la sua teoria della “via sostituita” Reghini aveva già istituito, e con maggior precisione, il discrimine tra la massoneria iniziatica e tradizionale e le massonerie “moderniste” e pseudo-iniziatiche. Dopo questa premessa, e lasciate da banda una volta per tutte le concezioni profane della massoneria, l’esposizione reghiniana s’inoltrava nell’esame delle dottrine e dei simboli delle tradizioni pitagorica ed ermetica, senza alcuna concessione a fonti e ad interpretazioni diverse da quelle classiche. La disamina condotta in parallelo tra pitagorismo e massoneria evidenziava in modo limpido «il carattere pitagorico, puro ed arcaico di tre simboli fondamentali della massoneria: il Delta luminoso, la stella fiammeggiante e la Tavola tripartita». A sua volta, «il significato simbolico dei numeri sacri “noti ai soli liberi muratori” coincide con la filosofia pitagorica». Infine, altri elementi di carattere pitagorico potevano essere indicati nel mistero, nel silenzio e nella disciplina imposti al novizio, nel legame fraterno simboleggiato dal nastro ondulato. Tutto ciò induceva alla conclusione che «la massoneria con la sua iniziazione cerimoniale si presenta come una continuazione nei tempi moderni dei misteri classici, affidata ad una corporazione di mestiere specializzata nell’architettura sacra». Benché numerose questioni rimanessero (e tuttora siano) aperte - l’origine del simbolismo e dei rituali, i passaggi dell’eventuale trasmissione dai misteri antichi, l’epoca di acquisizione della leggenda di Hiram e delle tematiche legate al Tempio di Salomone, l’eventuale connessione degli aspetti giovannei con i movimenti ereticali del Medioevo - «il simbolismo numerico e geometrico della massoneria è quello pitagorico e siccome è esente da ogni colorazione cristiana può darsi che la fusione del simbolismo di mestiere e del simbolismo pitagorico risalga ad un periodo qualunque post-pitagorico, e certamente non si tratta di innovazione recente ma di caratteristica assai antica». Lo scopo dell’iniziazione era indicato nella palingenesi o trasformazione in senso spirituale dell’uomo, comune al percorso muratorio come a quello ermetico-alchemico ed a quello pitagorico: «Anche il pitagoreismo ha per scopo essenziale questa grande opera di edificazione spirituale che designa col termine di palingenesi. Anche nel pitagoreismo si incontra la difficoltà del mistero e del segreto, aggravata dalla scarsezza degli scritti e documenti pitagorici pervenuti sino a noi. La dottrina pitagorica della palingenesi afferma dunque che l’uomo vivente di vita corporea ha la possibilità di nascere alla vita spirituale prima della morte del corpo, afferma la possibilità di una seconda nascita ad una vita nuova senza attendere che sia terminata la vita umana». L’approccio di Reghini alla massoneria come organizzazione iniziatica tradizionale da rivitalizzare e da ricondurre alla sua vera natura attraverso il collegamento con una sapienza esoterica veicolata da espressioni élitarie della cultura occidentale risultava fin troppo ostico sia per i gruppi dirigenti massonici maturati nei primi due decenni del XX secolo, imbevuti di positivismo attinto per lo più di seconda e di terza mano, ed avvezzi, sulla scia dei loro predecessori in epoca risorgimentale e post-risorgimentale (mi riferisco alle grandi maestranze succedutesi dal 1860 e fino all’epoca di Lemmi e di Nathan), a considerare l’Ordine muratorio come un succedaneo di formazione partitica o interpartitica con aspirazioni egemonicopedagogiche nei confronti della società civile, sia per i gruppuscoli marginali fideisticamente incapsulati nelle trivialità della sub-cultura occultistica. Il rigoroso discorso riformatore – nel senso molto peculiare di una restaurazione o di un ritorno alle origini – di Reghini non poteva, quindi, trovar ricezione né presso i mediocri politicanti alla guida delle organizzazioni massoniche ormai avviate senza possibilità di ritorno su quella che Jean Baylot una trentina d’anni fa felicemente chiamò, come si è ricordato, “via sostituita” né tra i patetici sectatores dello pseudo-esoterismo occultistico allignanti al loro interno, ossia tra i due estremi tipologici entro i quali si modellava e si differenziava, pur con molteplici varianti, la configurazione del “massone medio impegnato”: figura in ogni caso superiore a quella, probabilmente più frequente e suscettibile d’ibridazione con la prima, del massone a vocazione soltanto affaristico-clientelare, solidaristico-assistenziale, dopolavoristica, conviviale ovvero “carrieristica”, e cioè avida di titoli altisonanti, di sciarpe colorate, di collari e di grembiuli carichi di orpelli da far valere in un vanitoso ed insulso cursus honorum, il più delle volte compensatorio rispetto ad una squallida od insignificante collocazione nella vita “profana” ed in ogni caso fine a se stesso. La cruda e radicale critica reghiniana a concezioni ed a pratiche siffatte svuotava praticamente d’ogni significato e d’ogni positiva valenza la massoneria così com’era o come appariva (per esempio, agli occhi di un Croce o di un Salvemini) e, più ancora, delegittimava in radice ed in modo assolutamente esplicito gerarchie associative fondate su valori diversi da quelli spirituali, assumendo così rispetto ad esse una funzione sostanzialmente eversiva. La critica di Reghini si estendeva anche ai sistemi rituali ad “alti gradi”, dei quali faceva rilevare l’origine recente ed il carattere superfetatorio: «Come è noto, negli ultimi due secoli sono sorti in Massoneria gli alti gradi ed i differenti riti che li praticano. Storicamente la massoneria esisteva prima che sorgessero i riti professanti gli alti gradi. Tutti i riti ad alti gradi, in Italia e fuori, spenti od ancora oggi viventi, poggiano sopra la base comune dei primi tre gradi di apprendista, compagno e maestro. La massoneria si riassume nei primi tre gradi, e dal punto di vista tradizionale del simbolismo iniziatico i rituali dei primi tre gradi presentano un interesse senza confronto superiore a quello presentato dai rituali di tutti gli alti gradi dei varii riti; il che non significa che questi siano sempre privi di ogni valore. Comunque per comprendere la Massoneria, ritualmente e tradizionalmente parlando, è superflua la considerazione dei rituali degli alti gradi e basta quella dei primi tre gradi massonici odierni». Questa dichiarazione di semi-inutilità in senso iniziatico e tradizionale dei sistemi rituali ad alti gradi era tanto più significativa in quanto proveniente da un uomo che ne era tra i più profondi conoscitori e che era pervenuto ai vertici sia del Rito di Memphis e Misraim sia del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Non desta alcuna meraviglia, pertanto, che scarsissima fortuna incontrò la riproposizione della critica reghiniana una volta caduto il fascismo e ricostituitasi la massoneria, i cui dirigenti scelsero di ricalcare gli sperimentati percorsi su quella che agli occhi del Reghini poteva apparire soltanto come una “via sostituita”. Né può sorprendere, per conseguenza, che personaggi formatisi in prossimità di Reghini e sopravvissutigli per non pochi anni, quali Galliano Tavolacci e Giulio Parise, ben scarsamente poterono operare per assicurare continuità e sviluppo alle premesse da lui tracciate, nonostante che il Tavolacci in particolare fosse pervenuto a ricoprire la massima carica del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Entrambi, e con loro pochi personaggi meno noti, dovettero limitarsi a trasmettere all’interno di cerchie molto ristrette ed attraverso rapporti personalizzati – per dirla in termini cari a Reghini: «da fiamma a fiamma» - la visione di cui erano portatori, senza reale possibilità di incidere in modo significativo sulla massoneria come organizzazione relativamente di massa e sulla sua ormai acquisita fisionomia ideologica e pratica: fisionomia, dopo il 1945 comunque costretta a confrontarsi con un mondo e con una società profondamente mutati rispetto all’epoca prefascista. La massoneria italiana “ufficiale”, dal canto suo, per i motivi fin qui considerati non dimostrò alcun interesse a riportare in luce un personaggio così scomodo, benché si trattasse, in definitiva, del più lucido ed agguerrito “intellettuale organico” che avesse avuto a disposizione, tra la folla di semplici “compagni di strada” – da Carducci a Bovio, da Pascoli a Quasimodo, da Antonio Labriola a Pettazzoni, per citare soltanto alcuni tra i nomi più significativi nel campo della cultura “profana” – che, per brevi o per lunghi periodi, pure ne avevano infoltito e nobilitato i ranghi ovvero, più di rado, avevano combattuto in suo nome questa o quella battaglia. Un tentativo di indirizzare il Grande Oriente d’Italia diversamente, e secondo vedute almeno in parte affini a quelle di Reghini, fu attuato tra la fine degli anni ’50 ed i primi anni ’60, tra la brevissima gran maestranza di Giorgio Tron ed il primo triennio sotto la guida di Giordano Gamberini. Non per caso ne furono protagonisti, tra gli altri, alcuni discepoli di Galliano Tavolacci e di Giulio Parise. La morte prematura di Tron e la particolare deriva seguita da Gamberini nei due successivi trienni alla guida del Grande Oriente d’Italia vanificarono il suddetto tentativo, portando per contro alle note vicende della gestione di Lino Salvini ed a quelle successive e più recenti. Si trattò di un’azione di vertice, promossa dal concorso di alcuni ristrettissimi gruppi iniziatici, cui accennò brevemente alcuni anni fa, per la parte a lui nota, Augusto Comba in un suo saggio e della quale con tutta probabilità quella odierna è la prima esplicita menzione in una sede pubblica. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia… NATALE MARIO DI LUCA
 

 
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aumania_12 il 29/08/09 alle 20:12 via WEB
 
 
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