Ma'pe iabbuescape from me |
.FLICKR.BOADICEAFAIRY/ BONEA POESIA
E' fatto di pietre il mio Sud
di terribili uomini in lotta contro la roccia dei millenni.
Le donne aspettano la sera
i figli che fuggono di casa,
intorno al focolare.
Le figlie dietro i vetri spiano nella strada
il venditore di percalla
sognando futuri di Penelopi.
Sono uno di loro
uno dei bruciati cafoni,
ma venate non ho mani
come foglie di tabacco;
piedi non ho ampi come pale
e duri come zoccoli di mulo
né dal cuore purissimo
so trarre canzoni da lanciare
col fiore in bocca sui balconi.
FIORE
E qui, se mai verrai, l’estate
quietamente si sfanno gli obelischi
e cattedrali come sortilegi
consumano in esilii avventurosi.
Prossimi alle scogliere noi
parleremo del Sud, dell’Europa,
dell’uggia e del campo di tabacco
che avanza in bilico tra noi e il mondo.
il Salento in poesia. Ieri e oggi.
(in foto, il menhir di Carpignano)
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mai i miei sogni?
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Dal blog di Kuda
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se ti possiedo di rado,
chiedo scusa al tutto,
se non posso essere ovunque. Chiedo scusa a tutti,
se non posso essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo, niente mi giustifica, perché io stessa mi sono d'ostacolo.
Non avermene, lingua,
se prendo in prestito parole patetiche, e poi fatico,
per farle sembrare
leggere

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
[photo by Demarquet]
img: © Geoffroy Demarquet
questa volta
voglio
nascere albero
sentire la terra
sotto
toccare
il cielo
LE CITTÀ INVISIBILI , FABY
Bauci
Dopo aver marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato.
I sottili trampoli che s'alzano dal
suolo a gran distanza l'uno dall'altro e si perdono sopra le nubi
sostengono la città. Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si
mostrano di rado: hanno già tutto l'occorrente lassù e preferiscono non
scendere. Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe
da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un'ombra
traforata e angolosa che si disegna sul fogliame. Tre ipotesi si dànno
sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la rispettino al punto
d'evitare ogni contatto; che la amino com'era prima di loro e con
cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in
rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica,
contemplando affascinati la propria assenza.da: Le Città Invisibili di Italo Calvino












Inviato da: tuttiscrittori
il 02/10/2009 alle 19:29
Inviato da: lightdew
il 21/08/2009 alle 09:17
Inviato da: O_RenIshii_II
il 27/07/2009 alle 11:42
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il 21/07/2009 alle 18:07
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il 20/07/2009 alle 18:28