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Un blog creato da sinemoiaquai il 04/03/2006

Ma'pe iabbu

escape from me

 
 

FIORE

E qui, se mai verrai, l’estate
quietamente si sfanno gli obelischi
e cattedrali come sortilegi
consumano in esilii avventurosi.
Prossimi alle scogliere noi
parleremo del Sud, dell’Europa,
dell’uggia e del campo di tabacco
che avanza in bilico tra noi e il mondo.

il Salento in poesia. Ieri e oggi.

(in foto, il menhir di Carpignano)

 

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ANOTHER BRICK IN THE WALL

•••••••••••••••▼The Wall▼•••••••••••••• ┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬ ┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴ ┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬ ┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴┬┴© 
 

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IL MIO PROFILO SU TECHNORATI

MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE.BODINI


 

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LÀ È VISSUTO UN POPOLO DI FORMICHE

In quella terra, sulle colline strappate al bosco, al demanio, al feudo baronale, un piccolo popolo è riuscito a fare quel ke avrebbe spaventato un popolo di giganti



 
Non accusarmi, anima,
se ti possiedo di rado,

chiedo scusa al tutto,

se non posso essere ovunque. Chiedo scusa a tutti,

se non posso essere ognuno e ognuna.

So che finché vivo, niente mi giustifica, perché io stessa mi sono d'ostacolo.
Non avermene, lingua,

se prendo in prestito parole patetiche, e poi fatico,

per farle sembrare

leggere
 

MASSIMILIANO aNTONUCCI

 


Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.

 
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d'acqua. E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia, immobile, con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto, assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato. Chiedo scusa all'albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo. Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte. Verità, non prestarmi troppa attenzione. Serietà, sii magnanima con me. Sopporta, mistero dell'esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico. Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado. Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque. Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna. So che finchè vivo niente mi giustifica, perché io stessa mi sono d'ostacolo. Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche, E poi fatico per farle sembrare leggere. Wislawa Szymborska, Sotto una piccola stella.
 [photo by Demarquet] img: © Geoffroy Demarquet
 

questa volta
voglio
nascere albero
sentire la terra
sotto
toccare
il cielo

 

INCATENATA ALLA LUNA



 

LE CITTÀ INVISIBILI , FABY

Bauci

Dopo aver marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato. I sottili trampoli che s'alzano dal suolo a gran distanza l'uno dall'altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città. Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l'occorrente lassù e preferiscono non scendere. Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un'ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame. Tre ipotesi si dànno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la rispettino al punto d'evitare ogni contatto; che la amino com'era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza.

da: Le Città Invisibili di Italo Calvino