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PERLE DI SAGGEZZA

Ci vogliono il tuo nemico e il tuo amiico insieme per colpirti al cuore, il primo per calunniarti, il secondo per venirtelo a dire. (Marrk Twain)

Colui che sorride quando le cose vanno male, ha già trovato qualcuno a cui dare la colpa. (Arthur Block)

 

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Pubblico volentiri i commenti di coloro che vorranno scriverli, i commenti arricchiscono i post di contentenuti. Su richiesta per chi lo desidera non apparirà  il nome, ma sarà visualizzato uno pseudonimo da voi indicato.

 
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Referendum su privatizzazione acqua

Post n°41 pubblicato il 18 Maggio 2011 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

Messaggio importante!!!! Referendum su privatizzazione acqua

Ciao a tutti,  

confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.

Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.

'E arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.

Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre  riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.

Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM... perchè il Governo non farà passare gli spot ne' in Rai ne' a Mediaset.

Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum

lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i

cittadini italiani:

Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E' necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone

Il referendum non sarà  pubblicizzato in TV.

I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno.      QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti. Passaparola!

 
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Buone feste e sereno 2011

Post n°40 pubblicato il 18 Dicembre 2010 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

BUONE FESTE E UN SERENO 2011 DA DIOGENE




 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT PRIMA PARTE

Post n°39 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009

Dopo molti mesi di ricerche sono riuscito a mettere insieme la storia dei 37 giorni di lotta alla Fiat nel 1980, se vogliamo la racconto anche in modo un po' critico, in quanto quel periodo l'ho vissuto in prima persona  lavoravo come operaio alla Fiat ero R.S.A e componente del consiglio di fabbrica della Fiat Mirafiori, il movimento operaio ed il sindacato da quella vicenda ha subito una sonora batosta al punto che ci vollero un po' di anni prima che il sindacato si riprendesse da quella sconfitta , buona lettura "la storia ci aiuta a capire meglio il presente ed il futuro"

Alcune citazioni sono tratte dal libro "Con Marx alle porte" a cura delle Nuove Edizioni Internazionali"

1980: i 37 giorni della FIAT.

Cronologia della  lotta che da settembre a ottobre 1980 oppose i lavoratori FIAT alla direzione aziendale. 

Lunedì 1 Settembre 1980

Riaprono dopo le ferie gli stabilimenti FIAT IVECO, Acciaio grandi nastri, parte di Lingotto, la parte di Rivalla dove si fa la Delta, l'Autobianchi di Desio. Termini Imerese lavora già del 25 Agosto. Nel solo mese di Luglio, la FIAT ha portato avanti un programma di licenziamenti selezionati, a pioggia, che ha colpito almeno 2.000 lavoratori.

Si riunisce a Roma la commissione Barattieri, instaurata dal ministro Bisaglia per elaborare il piano di settore per l'automobile.

Martedì' 2 Settembre

Riaprono tutti gli stabilimenti siderurgici FIAT. A Rivalta, sulla linea della Delta, aumento improvviso, non contrattato, dei carichi di lavoro. I lavoratori rispondono con due fermate di mezz'ora.

La FLM e CGIL-CISL-UIL si incontrano a livello regionale. Dalla riunione emerge che 47 aziende, per lo più metalmeccaniche, hanno chiesto per Settembre/Ottobre la Cassa integrazione per oltre 13.000 addetti.

Mercoledì 3 Settembre

Torino è attraversata da una grande manifestazione dei lavoratori della Indesit. In testa al corteo, le donne. la Indesit sono minacciati 12.000 posti di lavoro.

I sindacati torinesi si incontrano con gli amministratori comunali e regionali. Dalla riunione esce una richiesta alla FIAT di investire, per reggere lo scontro con le grandi case automobilistiche mondiali. I sindacati si dichiarano disponibili alla mobilità interna, al blocco del turn over e al prepensionamento. Si richiede un rapido intervento del governo per la definizione del piano di settore, finalizzato a evitare i licenziamenti.

Intervenendo a Bologna al festival dell'L'Unità, il sindaco di Torino Novelli rivendica al Comune di non essere più una dépendance della famiglia Agnelli.

Giovedì 4 Settembre

Riaprono tutti gli stabilimenti FIAT-auto. A Cassino si chiede un immediato aumento dei ritmi, non rispettando la decisione di Luglio, che per ritoccare i ritmi ci sarebbe voluta, alla riapertura, una specifica trattativa.

La dirigenza FIAT si fa ricevere da Cossiga, La Malfa, Foschi, De Michelis. Illustra un lungo documento, di cui per ora non si sa nulla. Nel pomeriggio Cesare Annibaldi, responsabile delle relazioni industriali della FIAT, incontra Galli, Mattina, Bentivogli, Veronese, Sabattini e Morese.

Ad Ariccia, convegno della CGIL sugli impiegati. Nella relazione di Paolo Franco, autocritica per lo scarso impegno del sindacato nei loro confronti. Il sindacato deve promuovere l'affermazione di figure professionali più ricche "di competenza, di spazio, di potere" e pagate meglio. Ci deve essere una maggiore differenziazione salariale, che premi la professionalità.

Venerdì 5 Settembre

Cesare Annibaldi annuncia che l'esigenza, per la FIAT, sarebbe quella di licenziare 24.000 dipendenti (di cui 2.000 impiegati). Comunque è possibile evitarlo ponendo in Cassa integrazione a zero ore, per 18 mesi dal 1° Ottobre, questi lavoratori.

La FLM dirama una nota in cui ribadisce di essere contraria "in queste condizioni" alla mobilità esterna, perché essa significherebbe solo una mascheratura dei licenziamenti. E' invece favorevole - conferma - a mobilità interna, blocco del turn over, prepensionamenti, corsi di formazione per un riequilibrio anche qualitativo degli organici.

Viene giudicata inopportuna la dichiarazione pubblica di Cesare Del Piano (segretario confederale CISL) che si è dichiarato favorevole alla riduzione dell'orario di lavoro.

Benvenuto, segretario generale della UIL, si dichiara favorevole anche alla mobilità interaziendale "purché da posto a posto".

A Cassino, per la questione dei ritmi, sciopero alla Verniciatura. La FIAT mette "in libertà" 3.200 operai.

Comune, provincia e regione incontrano la delegazione FIAT e dichiarano la propria soddisfazione nel sentire che l'azienda vuole mantenere/recuperare mi ruolo di primo piano tra i produttori mondiali. Lamentano che non vengano fornite indicazioni sulla strategia e sui programmi del gruppo.

Sabato 6 Febbraio

Pio Galli dichiara che la FLM non è pregiudizialmente contro la mobilità esterna. Ma - aggiunge - la crisi dell'auto finirà nell'82; in quel momento la FIAT dovrà ripartire a pieno ritmo, non ridimensionata.

Alla segreteria CGIL-CISL-UIL emergono posizioni divergenti in merito al documento da presentare alla prossima consultazione di quadri sindacali (la nuova EUR). I dissensi sarebbero sullo 0,50 per cento, sull'orario di lavoro e sulla FIAT.

Benvenuto dichiara che il sindacato deve fare un salto da una cultura di opposizione a una cultura di governo.

Lunedì 8 Settembre

Riapre la Framtek di Settimo.Scatta la Cassa integrazione fino al 30 Settembre, due giorni a settimana, per 74.000 lavoratori FIAT.

All'Unione industriali di Torino cominciano gli incontri tra le delegazioni FIAT e FLM. La FIAT lamenta grossi stock e la FLM ritiene non attendibili i dati forniti. La FIAT afferma di dover porre in Cassa integrazione per 15 mesi, a zero ore, 24.000 lavoratori, metà dei quali non potranno rientrare in fabbrica.

Claudio Sabattini, segretario nazionale FLM, rilancia la proposta già resa nota dal sindacato, aggiungendo che la Cassa integrazione dovrà essere a rotazione.

A Napoli la polizia carica un corteo di 2.000 disoccupati.

Al ministero del Bilancio, a Roma, incontro dei sindacati con il ministro La Malfa per analizzare i termini della crisi economica. Non emerge una linea di accordo su come affrontarla.

Il presidente della Confindustria, Merloni, si incontra con Agnelli, Orlando, Mandelli, Mattei e altri mèmbri del direttivo dell'organizzazione padronale. Affermano che è necessario adottare misure impopolari per allontanare conseguenze negative più ampie. Dicono: licenziare oggi, per avere più posti di lavoro domani.

Martedì 9 Settembre

Al direttivo dell'Unione industriali del Piemonte, Pininfarina afferma che la scelta per la FIAT può essere solo la mobilità "senza distinzioni di comodo tra interna e esterna".

Al consiglio comunale di Torino la DC propone la creazione di una commissione regionale per la mobilità esterna e un gruppo di lavoro a livello comunale per il reperimento di posti di lavoro.

La Malfa incontra i dirigenti della Confindustria, che chiedono al governo di intervenire con un progetto di riforma della scala mobile.

 
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I 37 giorni II* PARTE

Post n°38 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

I 37 giorni

Mercoledì' 10 Settembre, primo giorno

Rottura delle trattative a Torino. Annibaldi annuncia che in giornata, al massimo domani, saranno aperte le procedure per 12/15.000 licenziamenti.

A Rivalta, al secondo turno, gli operai - già in sciopero per i ritmi - bloccano la fabbrica e fanno un corteo fino alla Indesit inneggiando a Danzica.

Alla Lancia di Chivasso il Consiglio di fabbrica proclama il blocco e il presidio dei cancelli.

A Mirafiori gli operai delle Carrozzerie, dopo la mensa, scendono in sciopero e bloccano i cancelli.

All'esecutivo della UIL, Raggerò Ravenna dichiara che è impossibile la difesa dello status quo nell'occupazione.

Incontrandosi con un redattore della Repubblica, Pierre Carniti afferma che l'apparato sindacale è conservatore, burocratico, quindi tende a esortare alle lotte frontali. Invece la strada è quella di gestire lo 0,50 per cento perché questo permetterà di gestire una parte, sia pur piccola, dell'economia.

Giovedì 11 Settembre, secondo giorno

Tre ore di sciopero proclamate dalla FLM. con assemblea.

A Lingotto passa la proposta di prolungare lo sciopero fino alla fine del turno e di andare in corteo a Mirafiori. Il "nazionale" Regazzi non è d'accordo e tenta maldestramente una contro-assemblea che naufraga sul nascere. A Mirafiori ci va un grosso corteo. Il secondo turno mantiene la forma di lotta delle 8 ore di sciopero.

A Rivalta, scioperi di 3 ore con assemblee nei settori; corteo in Meccanica, partecipazione eccezionale specie nella Verniciatura (oltre il 90 per cento partecipa al corteo).

A Mirafiori, primo turno, si decide lo sciopero di 8 ore. Assemblea alla porta 5. Parlano quelli di Mirafiori e parlano quelli di Lingotto. Angelo Caforio, dei 61 licenziati, lancia un appello a tutte le fabbriche italiane per l'immediata unità della lotta contro un attacco che non è solo alla classe operaia FIAT ma a tutta la classe operaia italiana. Secondo turno. Presse. Si lavora mezz'ora, poi tutti in sciopero. L'eccezionale partecipazione femminile dice già che le donne saranno tra le protagoniste assolute di questa lotta. Un grande corteo. E qui appare Carlo Marx. Al termine del corteo, quando si vanno a presidiare i cancelli, Marx sarà appeso a una porta. Si riprodurrà, si moltiplicherà, riapparirà in piccoli quadri e in giganteschi teloni. Fino alla fine, Marx sarà alle porte con la classe operaia in lotta.

Foschi incontra la FLM e poi la delegazione FIAT.

L'Unione industriali piemontese "scopre" che nell'area di Torino sono 15/16.000 i posti di lavoro vacanti.

Dalla Lombardia arriva la notizia che sono scese in lotta l'Autobianchi di Desio e la OM a Milano e a Broscia. Da Mantova, l'annuncio di un grande corteo a Suzzara. Da Termoli, che la FIAT si è fermata per tutto il giorno. Cosi' a Cassino e Termini Imerese. Ferma a Modena la FIAT trattori.

Per la direzione del PCI Chiaromonte afferma che è accettabile la mobilità, purché sotto controllo sindacale e indirizzata alla difesa del lavoro.

Al festival bolognese dell'Unità, Lama dichiara che le proposte del sindacato consentivano un alleggerimento di manodopera superiore a quello chiesto dalla FIAT.

Il sindaco Novelli si dice convinto che esistono tutte le condizioni per trovare una via d'uscita.

Venerdì 12 Settembre, terzo giorno

Quattro ore di sciopero proclamate dalla FLM. con manifestazione davanti alla prefettura.

Lingotto. Si decide subito, all'entrata, per le 8 ore. Alcuni lavoratori restano a discutere in fabbrica con pochi gruppi che non vorrebbero scioperare: un forte dibattito, per convincerli della portata dello scontro. Il secondo turno andrà in corteo alla RAI: si chiede la diffusione, su reti nazionali e locale, di un appello allo sciopero generale nazionale Si articolano questi punti: no ai licenziamenti, no alla mobilità, no alla cassa integrazione, correttezza dell'informazione, a Torino le trattative. La RAI si lmpegna a diffondere il testo dell'appello. Ma non lo farà.

La sera, un buon numero di lavoratori si trova spontaneamente ai cancelli. Minacciosa uscita in gruppo, alle 23 di un folto gruppo, inquadrato, di capi.

A Mirafiori, primo turno, organizzazione del corteo per la manifestazione di piazza castello: tutti chiedono trattativa a Torino. Secondo turno, la Carrozzeria continua con le modali tà di sciopero del giorno precedente. Alle Presse un grosso corteo interno spazza i crumiri. Ci si unisce alle Meccaniche e si va in giro per il quartiere a popolarizzare i contenuti della lotta

A Chivasso i lavoratori della Lancia bloccano l'autostrada Rivalta: 4 ore di sciopero e grandi cortei. Materferro: anche qui, dopo lo sciopero, picchetti nella notte.

Notizie da fuori: a Crescenzago ha scioperato la Magneti Marelli al 98 per cento- A sesto ha scioperato l'Ercole Marelli, che non è FIAT. AII'Alfa Romeo di Arese il CdF ha votato un ordine del giorno di solidarietà. Continuano le mobilitazioni e le assemblee a Desio, a Suzzara, a Brescia.

 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT III° PARTE

Post n°37 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
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Foschi incontra separatamente FLM e FIAT

Ottaviano Del Turco dichiara che la mobilità esterna va bene, ma solo da posto a posto. Il cardinale Ballestrero, presidente della CEl e arcivescovo di Torino redige un messaggio in cui auspica una soluzione positiva della vertenza,

Dirigenti del PCI incontrano dirigenti della FLM e testimoniano l'appoggio del partito alle richieste della federazione dei metalmeccanici. A Pisa, l'assemblea nazionale degli studenti medi della FGCI lamenta l'ancora insufficiente mobilitazione attorno alla FIAT.

Sabato 13 Settembre, quarto giorno

Incontro dei quadri FIAT del PCI con Pajetta. Pajetta dichiara che la mobilità da posto a posto è accettabile. Per quel che riguarda le forme di lotta, bisogna esprimere la massima forza, partecipazione, autodisciplina. Il PCI deve essere, con questo orientamento, alla testa delle lotte.

Agostino Marianetti incontra Giorgio Bocca e - tra l'altro - gli dice di essere per l'autoregolamentazione dello sciopero.

Enzo Mattina dichiara che si può anche decidere la mobilità esterna, ma solo tra 9-10 mesi, verificata la situazione del mercato del lavoro. Questa posizione -ritiene - dovrebbe far superare le incomprensioni tra FLM e confederazioni.

Domenica 14 Settembre, quinto giorno

Berlinguer, chiudendo il festival dell'Unità a Bologna, si dichiara favorevole al ritorno della trattativa a Torino, alla trasmissione delle trattative per radio e TV. Comunque la FIAT non ha il ruolo centrale, nel suo discorso: solo 134 righe sulle 1.500 di trascrizione sull'Unità.

Lunedì' 15 Settembre, sesto giorno

C'è la Cassa integrazione a Mirafiori, Rivalta (esclusa la Delta), Lancia di Chivasso, Lingotto (per 1.800), Carrozzerie, Presse, Costruzioni stampi. Lancia San Paolo, ecc.

A Lingotto, primo turno, alcuni propongono di andare all'articolazione della lotta. L'assemblea riconferma invece le 8 ore.

Corteo interno, blocco dei cancelli. L'assemblea del secondo turno riconferma lo sciopero a oltranza. Vota cinque punti: 1. Ritiro immediato dei licenziamenti; 2. No alla mobilità esterna; 3. No alla Cassa integrazione a O ore; 4. Trattative a Torino; 5. Sciopero generale nazionale.

Corteo che va alla Stampa e ne ottiene la pubblicazione. La sera, nuova sortita organizzata dei capi.

Manifestazione esterna alla Lancia di Chivasso, con mantenimento dei presidi ai cancelli. Tre ore di fermata alla Delta di Rivalta. Blocco di Fonderie e Fucine alla Teksid. Fermate alla Meccanica 3 di Mirafiori, dove non c'è Cassa integrazione.

La Pininfarina annuncia che chiederà la mobilità esterna per 500 operai eccedenti, un quinto della manodopera.

A Pisa la Motofides (FIAT al 60 per cento) minaccia 200 licenziamenti su 1.000 dipendenti.

Dopo i nuovi incontri separati con FLM e FIAT, il ministro Foschi dichiara che ci sono possibilità di riassorbimento della manodopera espulsa dalla FIAT.

Benvenuto protesta: macché Danzica! Qui ci vuole più trasparenza nelle pratiche sindacali; qui ci vogliono i referendum tra i lavoratori!

Virginio Gallo, segretario generale Trasporti della CGIL, annuncia che la FIAT ha fatto sbarcare, a Livorno, 10.000 auto provenienti da Spagna e Brasile e prevede di farne arrivare altre 15.000 nei prossimi giorni.

Martedì 16 Settembre, settimo giorno

Continua la Cassa integrazione. Rientrano però al lavoro alle Carrozzerie di Mirafiori la 127, la Lancia di Borgo San Paolo, 500 operai della Diesel alla Meccanica di Rivalla.

A Lingotto continua l'oltranza. Corteo nel quartiere fino a corso Marconi. Al secando turno, corteo interno che invita i capi a uscire. Poi blocco della stazione ferroviaria: breve discussione con i pendolari, molti dei quali hanno già scioperato nel corso della mattina. Perciò si decide di far passare i convogli, dopo un breve comizio. I lavoratori, dal treno, ripartono salutando a pugno chiuso. La sera, durante il picchettaggio, un lavoratore è ferito a freddo da un capo, uscito furtivamente dallo stabilimento. Quando arriva la polizia, vorrebbe arrestare alcuni picchettanti; poi però se ne va senza effettuare fermi.

A Rivalla, alle 8,15 la dirczione mette senza lavoro i dipendenti "causa la mancanza di rifornimenti da Lingotto". In Verniciatura e Montaggio parte lo sciopero, fino al termine del turno.

Alla Lancia di Chivasso, blocco totale delle merci. Tremila in assemblea. La lotta è diretta da un comitato misto di delegati e operai. Iniziative e comunicati sono adottati in comune dal CdF e da questo comitato di sciopero.

A corso Marconi, sede degli uffici centrali FIAT, dove la FLM ha proclamato uno sciopero per tutta la giornata, folto picchetto fin dalle 4 del mattino. Molti dei picchettanti sono lavoratori in Cassa integrazione.

A Mirafiori ['esecutivo del CdF si pronuncia per un indurimento della lotta. In Carozzeria gli operai della 127 bloccano per otto ore, con manifestazione e presidio ai cancelli.

Corteo interno alle Presse.

Lancia di borgo San Paolo: 4 ore di sciopero con assemblea. Ma l'assemblea decide di prolungare l'astensione dal lavoro fino al termine del turno. Anche a Villar Perosa i 400 dipendenti bloccano in maniera totale.

Attivo regionale della FLM in via Porpora. Si afferma che non importa dove si svolgono le trattative, purché siano trasparenti e chiare ai lavoratori. Opposizione della V Lega Mirafiori.

La FIAT annuncia l'accordo con la Peugeot: insieme produrranno "un motore rivoluzionario, per i modelli di bassa cilindrata a consumi ridottissimi".

Alla vigilia della riunione del governo. La Malfa si pronuncia decisamente contro l'accordo Alfa-Nissan. La FLM organizza una delegazione operai a Roma per sostenere Massaccesi. Il gruppo socialista alla Camera annuncia che sta lavorando a un'iniziativa per la realizzazione di una agenzia del lavoro, per consentire la mobilità esterna.

Mercoledì 17 Settembre, ottavo giorno

Giornata di mobilitazione, con manifestazioni di zona presenti i segretari della FLM, Parla Pio Galli. Enorme la partecipazione, moltissimi giovani e donne. Gai promette lo scopero nazionale dei metalmeccanici e che, quando ci sarà l'ipotesi di accordo i dirigenti sindacali verranno a Torino per sottoporla a verifica Se i lavoratori, la rifiuteranno, non si firmerà. Molti striscioni e cartelli comunque, reclamano ancora la trattativa pubblica a Torino.

Davanti alla Indesit, presenti anche i lavoratori di Rivalta

Darla Bentivogli. Tende soprattutto ad appoggiare chi vorrebbe la lotta articolata che - sostenuta qui dal CdF - trova tantissime resistenze nella base che vuole l'oltranza.

Mattina parla in piazza Crispi.

A Ivrea la manifestazione degli operai dell'Olivetti davanti all'Unione industriali.

Altre iniziative alla Pininfarina, Ipra, ecc.

Sa Desio arriva la notizia che I'Autobianchi ha deciso il blocco degli stock.

Pomeriggio. Assemblee in quasi tutte le situazioni. Rivalta, Mirafiori Meccaniche e Presse passano all'articolazione (un'ora di lavoro all'inizio e alla fine del turno).

A Lingotto comincia a circolare l'ideadi un comitato di sciopero Si decide anche di fare un documento da portare, il giorno dopo, alla riunione dei quadri sindacali al cinema Massimo, documento in cui si richiede la riunione di tutti i CdF FIAT per unificare l'iniziativa e le forme di lotta; la riunione, qualora la segreteria provinciale non la convocasse, potrebbe essere fatta a Lingotto o alla porta 5 di Mirafiori.

Alla Regione ['assessore del Lavoro, Alasia, tiene una conferenza-stampa: non c'è spazio sul mercato del lavoro torinese - dice - per un'estesa mobilità.

Il dirigente della Confindustria, Merloni, dichiara che la mobilità esterna è indispensabile e che ci vuole l'agenzia del lavoro.

Al direttivo della CGIL, Lama afferma che la consultazione dei lavoratori non dev'essere lasciata alla spontaneità ne alla genericità.

Giovedì 18 Settembre, nono giorno

A Mirafiori Carrozzerie continua lo sciopero di 8 ore e cosi' a Lingotto e alla Lancia di Chivasso, dove prosegue il presidio ai cancelli. Manifestazione di oltre 5.000 all'Unione industriali, anche con gli operai della Materferro.

Al pomeriggio sì mantengono le stesse forme di lotta che al mattino. Nuovo corteo di Lingotto all'Unione industriali. Tentativo del collettivo dell'Autonomia di dirottare la manifestazione alla stazione centrale di Porta Nuova; non riesce. Concitato dibattito, davanti all'Unione industriali, tra operai della

FLM e membri del collettivo. Parecchi operai se ne vanno.

A Lingotto, nella giornata, arrivano alcuni delegati di Rivalla che fanno pressione perché si articoli la lotta.

Riunione di quadri sindacali al cinema Massimo. Viene letta la richiesta di Lingotto per una riunione di tutti i CdF FIAT, sabato.

La FLM V Lega denuncia una rappresaglia padronale: un lavoratore è stato licenziato, accusato di aver percosso un suo compagno di lavoro.

La FLM nazionale proclama lo sciopero dei metalmeccanici per il 25. In Piemonte lo sciopero sarà generale di tutte le categorie.

Aprendo il Comitato centrale della UIL, Benvenuto auspica il voto segreto, il referendum tra i lavoratori, un meccanismo di "codecisione" alla tedesca per aprire la strada della partecipazione operaia alle imprese.

Il ministro Foschi annuncia di aver elaborato un piano per la soluzione della vertenza.

Venerdì 19 Settembre, decimo giorno

A Mirafiori assemblee con i rappresentanti degli enti locali, al primo e secondo turno. Continuano alle Carrozzerie le 8 ore di sciopero. 6 a Meccaniche e Presse. Grande partecipazione ache di cittadini non operai, alle assemblee. Il sindaco Novelli afferma che se la FIAT manterrà i licenziamenti, il prossimo incontro con lui sarà dentro la fabbrica. Interviene Antonio Gil, operaio della SEAT, membro delle Comisiones obreras e militante della Liga comunista revolucionaria, la sezione spagnola della Quarta internazionale. Porta 1'appoggio della classe operaia SEAT e sottolinea il carattere unito della lotta operaia, che deve tradursi in concrete azioni comuni.

Un altro militante della LCR spagnola della SEAT, Deosda do Toledano, interviene a Lingotto in un'assemblea con gli enti locali e le forze politiche. Tra gli altri intervengono Ferrara per il PCI, Caiazza per DP e Caforio per la LCR. Quando prende la parola un esponente democristiano, è subissato da fischi e slogan Alla testa della contestazione, le donne e settori di base del PCI.

Operai di Lingotto si recano quindi negli altri stabilimenti per invitare rappresentanti delle diverse fabbriche al loro CdF, che si terrà domani. Da Termini giunge la notizia che è stata bloccata la produzione della Panda e che è in atto un presidio ai cancelli.

Foschi annuncia che se la FIAT licenzia si dimetterà. Si discute sulla sua bozza che però resta segreta. La FLM, dopo la riunione, ne nega addirittura l'esistenza. Torino, sera. Assemblea generale dei quadri operai della LCR. Antonio Gil informa che, alla proposta delle Comisiones obreras di inviare una folta delegazione, il sindacato italiano ha risposto: "Non occorre. Vi informeremo noi quando tutto sarà finito".

 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT IV° PARTE

Post n°36 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
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Sabato 20 Settembre, undicesimo giorno
Lingotto Consiglio di fabbrica aperto alla partecipazione di altre situazioni. Introduzione e replica rituali, di un esponente della segreteria provinciale FLM. Dibattito molto vivo tra chi vuole andare all'articolazione e chi pone invece l'esigenza di un ulteriore inasprimento della lotta con l'occupazione delle fabbriche Alcuni interventi pongono il problema dell'insufficiente strategia della FLM e l'esigenza della riduzione di orario a Parità di paga. Intervengono anche rappresentanti della Motori Avio, dell'IVECO e di Rivalla. 11 CdF si conclude con un documento che mantiene la proposta delle 8 ore per lunedì mattina ma rimette ulteriori decisioni al Consiglione di Mirafiori convocato per il pomeriggio.

Cossiga autorizza la firma dell'accordo Alfa-Nissan.

Domenica 21 Settembre, dodicesimo giorno

Alla Lancia di Chivasso prosegue il blocco totale dei cancelli. Il comitato di lotta riceve Toledano e Gii della SEAT e Góte Kilden, dell'esecutivo sindacale della Volvo-camion di Gòteborg, membro della sezione svedese della Quarta Internazionale. La discussione, molto fraterna e ben approfondita, viene trasmessa attraverso gli altoparlanti a circa cinquecento operai e alle loro famiglie che stanno attendendo lo spettacolo organizzato per solidarietà da un gruppo di animazione

Intervista di Luciano Lama all'Unità: La FIAT - afferma - vuole colpire il potere del sindacato. Lo sciopero generale appare necessario. Le contestazioni e le polemiche di Luglio sono un esperienza traumatica da cui trarre insegnamenti. Tutta la strategia sindacale sarà sottoposta al giudizio della base.

Lunedì 22 Settembre, tredicesimo giorno

Prosegue la Cassa integrazione con le stesse modalità del lunedì precedente.

 Lingotto 8 ore di sciopero su entrambi i turni. Sotto la pioggia dopo il primo turno, corteo che fa uscire gli impiegati dalla filiale di corso Bramante. Breve comizio agli impiegati da parte di una giovane operaia. Poi si va alla Framtek di via Genova invitando ad una assemblea. Ma il CdF preferisce mantenere le forme di lotta articolate.

Alla Teksid scioperi a scacchiera bloccano la produzione di tutto il gruppo.

A Rivalta la FIAT dichiara senza lavoro la Delta, in Verniciatura e Lastroferratura. Il Montaggio sciopera dalle 8 alle 11 il primo turno e dalle 16,45 in poi il secondo.

Alla Lancia di Chivasso, nonostante la Cassa integrazione continua il presidio dei cancelli.

Alla IVECO, 3 ore di sciopero alla SOT e alla Ricambi Al secondo turno, un corteo blocca il lungostura Lazio.

Al cinema Smeraldo, prima riunione del Consiglione di Mirafiori, con oltre un migliaio di delegati e aperto alle altre situazioni. Discussione interlocutoria: molti interventi sottolineano la necessità di un adeguamento generale ai livelli più alti della lotta e di andare verso l'occupazione delle fabbriche. Viene presentato un documento finale che istituisce una commissione (che comincia a discutere dell'organizzazione dell'occupazione) e che prevede "forme estreme di lotta".

Foschi riceve i presidenti delle amministrazioni torinesi e della regione Novelli, Maccari ed Enrietti. Poi Lama, Camiti e Benvenuto che hanno appena incontrato Galli, Bentivogli e Mattina. Cossiga riceve l'amministratore delegato della FIAT Cesare Romiti.

 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT V° PARTE

Post n°35 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

Martedì' 23 Settembre, quattordicesimo giorno

Cassa integrazione con le modalità del martedì precedente.Lingotto. Al primo turno l'assemblea conferma l'oltranza.

Numeroso corteo alla stazione di Porta Nuova, con volantinaggio ai treni e lettura di un comunicato sindacale dagli altoparlanti deila stazione. Poi delegazione in regione dove si chiede il rinvio di bollette della luce, del gas, del telefono e un intervento degli enti locali per ottenere un rinvio e una dilazione del pagamento degli affitti. Al secondo turno, corteo che giunge ai confini di Nichelino con speakeraggi che chiedono la solidarietà della popolazione. Volantinaggio ai negozi.

A Mirafiori il picchetto sbarra l'accesso alla fabbrica di impiegati e dirigenti. In Carrozzeria gli operai della 127 si riuniscono in assemblea e decidono lo sciopero fino alla fine del turno. Alla Materferro tre ore di sciopero e blocco di corso Orbassano. A Porosa fermata totale. Alla Lancia di borgo San Paolo, sciopero di 8 ore. A Rivalla, 4 ore di sciopero alla Delta in Verniciatura e al Montaggio. 60 operai della Lastroferratura sono dichiarati senza lavoro. Lavorano invece gli impiegati. Alla Lancia di Chivasso, dove prosegue il blocco dei cancelli, gli operai partecipano al consiglio comunale. Alla Teksid due ore di sciopero alle Fonderie e alle Fucine, 4 a Crescentino. AII'IVECO due ore di sciopero ai telai, 3 a Spa Stura; nel pomeriggio corteo alla RAI.

La FIAT annuncia il raddoppio del capitale sociale: "Con questo - si dichiara - la famiglia Agnelli smentisce nei fatti presunti disimpegni della FIAT",

Al direttivo CGIL-CISL-UIL proposte differenziate sulle funzioni del sindacato nella crisi. Dissensi anche sullo 0,50 per cento. Tutti però sono per un "ancoramento alla linea dell'EUR".

Mercoledì 24 Settembre, quindicesimo giorno

Assemblea con le forze politiche sulla pista a Mirafiori. A un certo punto arriva anche un numeroso corteo da Lingotto.

Un delegato della Carrozzeria, Liberato Morcia, dice no alla mediazione Foschi per la Cassa integrazjone a 0 ore per tremesi. Così Marchesane, del CdF Lingotto. Poi tocca ai politici e spesso è contestazione. L'esponente della DC (Garocchio) non riesce a parlare. Fischi e slogan quando interviene Cicchitto, che appare decisamente un esponente del PSI al governo e non tanto la sinistra di quel partito. In Marco Boato non si riconosce Lotta Continua ma il Partito Radicale, di cui è deputato: contestato duramente anche lui. E siccome se ne esce con un: "Ma è questa la vostra democrazia?" la dose di fischi aumenta. Seguiti invece con interesse gli interventi per il PCI (Minucci), per il PdUP (Castellina), per DP (Calamida), per la LCR (Caforio). Stessa scena, più o meno, il pomeriggio. Solo Boato rettifica: "Fischiate pure; questa è democrazia" e anche per lui c'è qualche applauso. I lavoratori IVECO vanno alla Stampa, bloccano via Roma, reclamano una corretta informazione.

Organizzata dall'intercategoriale donne di Torino, manifestazione, la sera, a Rivalta. Si sentono operatrici sindacali e operaie sulla condizione femminile, sulla donna in fabbrica, sulla famiglia e sulle istituzioni, su come organizzare le donne per la manifestazione di sciopero, domani. Si decide lo striscione "A casa non si torna". Spettacolo, con Franca Rame.

Nel corso della giornata, sempre a Rivalta, ci sono stati vari cortei, fino alla vicina Indesit e picchettaggi che hanno sbarrato l'entrata impiegati.

Il direttivo delle confederazioni decide per il 2 Ottobre lo sciopero generale nazionale di 4 ore.

La sera, il telegiornale accusa: tortissimo assenteismo all'Alfa-sud. Punte del 40 per cento a casa. Un telegramma della direzione alla FLM. La FLM stigmatizza gli assenteisti.

Giovedì 25 Settembre, sedicesimo giorno

Sciopero generale nazionale dei metalmeccanici, generale di tutte le categorie in Piemonte.

Centomila manifestanti a Torino. Le donne della FLM, del l'Intercategoriale, del movimento femminista hanno una vivacissima presenza. Estremamente combattive le lavoratrici della linea CIPAS, cioè delle mense aziendali. Ampia partecipazione dei giovani ma ancora debole quella del settore studentesco.

Mattina, anche se spesso interrotto da slogan per lo sciopero generale intercategoriale, per le 35 ore, per l'occupazione delle fabbriche può concludere senza eccessiva difficoltà. Forti i fischi, più forti slogan quando prende la parola Carniti. Le mani si alzano per chiedere che lo sciopero generale sia di 8 ore.

 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT VI° PARTE

Post n°34 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

A Napoli manifestazione del Centro-Sud.

Parlano Pio Galli e un delegato di Mirafiori. Anche qui grossa partecipazione, caratterizzata dalla forte presenza dei disoccupati.

Sempre a Torino, al cinema Smeraldo, riunione del Consiglione di Mirafiori aperto alle altre situazioni. Molto accesa la discussione. Più interventi sottolineano che la proposta Foschi non può essere un punto di riferimento; che così com'è la trattativa è un bluff. Si tratta di far pesare la forza operaia: viene fori riproposta l'occupazione delle fabbriche. Morese tenta di dimostrare che non c'è contraddizione tra la proposta Foschi e la Cassa integrazione a rotazione. Sabattini determina col suo intervento l'esito dell'assemblea, teorizzando che il rifiuto della mediazione Foschi porterebbe il sindacato all'isolamento: è necessario che, se rottura ci deve essere, sia la F IAT a operarla.

Viene cosi' votato a maggioranza un documento che vede nella proposta di Foschi - contestata dalla maggior parte degli interventi - una base accettabile di discussione e che riconferma "forme di lotta estreme" nel caso che la FIAT non accetti la mediazione (a proposito di Danzica, di trattativa pubblica e di comportamenti trasparenti: non solo questa mozione non sarà mai pubblicata ma è praticamente impossibile ritrovarne il testo integrale).

Sull'Unità appare un appello di operai della Lancia di Chivasso per il coinvolgimento di tutti i giovani nella lotta. Sarà sottoscritto da altri CdF e avrà l'adesione di FGCI, FGSI, PdUP, DP, MLS, GIOC (giovani cattolici), LCR. La stesura finale {vedi appendice} sarà frutto di un utile dibattito soprattutto tra i rappresentanti della FGCI e quelli della LCR.

A Roma, conferenza-stampa della FIAT. Annibaldi e Romiti affermano: chiedendo la mobilità esterna, chiediamo solo l'applicazione del contratto (vedi in appendice l'art. 4); se la FLM non ci sta, licenziamo.

Agnelli va da Cossiga. Qualche ora prima, è partita una lettera di Agnelli ai dipendenti, per dimostrare la bontà della mobilità esterna

La commissione Lavoro della Camera in una mozione approva come base di accordo la proposta Foschi. Votano a favore anche Boato (PR) e Gianni (PdUP).

Venerdì'26 Settembre, diciassettesimo giorno

A Lingotto si cominciano a raccogliere i nominativi degli operai disposti a far parte del servizio di vigilanza nel caso di occupazione della fabbrica, A Rivalla numerosi cortei percorrono lo stabilimento. Uno si reca alla palazzina e ne fa uscire gli impiegati che escono tra due file di operai che lanciano fischi, applausi ironici, anche qualche sputo,

All'IVECO assemblea di treore al secondo turno. Passa in maggioranza la proposta che se Mirafiori occuperà occuperà anche l'IVECO. Numerose prese di posizione a favore della riduzione dell'orario.

Berlinguer parla a migliala di lavoratori a Mirafiori, a Rivalta, e a Lingotto, alla Lancia. Al delegato Norcia, che gli chiede che cosa farà il PCI se la fabbrica sarà occupata, risponde che vi sarà il totale appoggio alle decisioni degli operai, con la mobilitazione e il sostegno di tutti gli organismi di partito.

In serata. Piccoli polemizza violentemente con le dichiarazioni di Berlinguer. Carniti le denuncia come un tentativo di scavalcare il sindacato.

Alla FIAT di Firenze, un commando di Prima linea lancia volantini e attacca uno striscione. L'episodio sarà fortemente strumentalizzato.

Sulla Repubblica Enzo Mattina invita l'Alfasud a licenziare di più gli assenteisti.

De Michelis firma la lettera che autorizza ta costituzione dell'ARNA (l'Alfa/Nissan).

Sabato 27 Settembre, diciottesimo giorno

A Lingotto si riunisce con Giatti il CdF. All'ordine del giorno è la discussione sull'occupazione. La relazione e alcuni interventi propongono una versione piuttosto rigida, che limita molto una vasta partecipazione operaia. Dopo una discussione sulle implicazioni politiche e tecniche viene proposto un comitato diviso in commissioni politica, di vigilanza e per i contatti con la stampa. Opposizione (di minoranza) a questa proposta; al di là dei compiti, tecnici, il comitato potrebbe diventare la vera direzione dell'occupazione. Questa opposizione non è presa in considerazione; ma in realtà nei giorni successivi sarà proprio il comitato ad assumere l'esclusiva direzione a Lingotto.

Alle 15, sul decretone, cade il governo Cossiga.

Alle 17, la FIAT annuncia la sospensione, per 3 mesi, dei licenziamenti. Romiti parla di ricorso alla Cassa integrazione.

CGIL, CISL, UILM e FLM ritirano lo sciopero generale.

All'Alfasud sono licenziati per assenteismo 22 operai e 3 impiegati. La FLM minaccia di ritirare la copertura al CdF.

Domenica 28 Settembre, diciannovesimo giorno

In via Porpora, riunione dell'apparato torinese della FLM. Si discute la nuova situazione. C'è preoccupazione per l'insidiosità della manovra FIAT: si teme che il fronte di solidarietà si disgreghi. Parecchi propongono l'articolazione della lotta. Si decide di andare alle assemblee e di scrivere un testo di risposta alla lettera di Agnelli agli operai.

Lunedì 29 Settembre, ventesimo giorno

Cassa integrazione con le stesse modalità degli altri lunedì.

 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT VII° PARTE

Post n°33 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

A Lingotto, all'assemblea del primo turno, spaccatura tra CdF, che propone di mantenere l'oltranza, e settori dell'assemblea che sono per l'articolazione. Si decide infine di mantenere le 8 ore fino a mercoledì, quando nelle altre situazioni ci sarà il rientro dalla Cassa integrazione e si potrà quindi decidere una forma di lotta unitaria. Confermata l'oltranza al secondo turno e corteo interno. Sciopero di 8 ore alla Delta di Rivalta. La FIAT mette a senza lavoro i pochi che non scioperano.

A Mirafiori, 8 ore di sciopero alla 127 e agli Enti centrali.

Alla Teksid, bloccate per 8 ore Fonderie. Fucine e Crescentino. Si lavora invece ad Avigliana e a Carmagnola.

Alla Lancia di Chivasso prosegue il presidio ai cancelli.

Alla Lancia di Borgo San Paolo, sciopero fino a fine turno.

All'IVECO, dove si lavora ai Telai e alla Ricambi, treore di sciopero articolato.

La FIAT afferma che solo a Termini Imerese, oggi, la produzione è quasi regolare. A Desio il pretore Rambolà condanna i picchetti all'Autobianchi, reclama la fine del blocco degli stock. Condanna anche "mandanti e istigatori". Minaccia l'intervento della forza pubblica.

L'ufficio personale Alfasud annuncia che i licenziamenti per assenteismo dovrebbero diventare 500. Guarino, segretario regionale FLM, dice che gli va bene purché quei lavoratori siano rimpiazzati da nuovi assunti, Incontro informale di Sabattini, Morese e Veronese a Torino con la FIAT. Decisione di riprendere l'indomani ma nel frattempo la FIAT non dovrà annunciare la Cassa integrazione.

Martedì 30 Settembre, ventunesimo giorno

Cassa integrazione con la stessa modalità dei martedì precedenti.

Arriva la comunicazione che la FIAT pone in Cassa integrazione a O ore 22.884 lavoratori fino alla fine dell'anno. In alcune situazioni già se ne appendono gli elenchi. Vengono consegnate le lettere o un tagliandino provvisorio.

Lingotto, primo turno: un grosso corteo recupera le difficoltà del giorno precedente. Quando arriva la notizia della Cassa integrazione si decide di aspettare le decisioni del Consiglione che si deve riunire al teatro Nuovo. Sul secondo turno si sciopererà 8 ore. Una riunione conferma il comitato già eletto. Ha inizio il presidio.

La riunione del Consiglione era stata ritardata per l'arrivo delle comunicazioni di Cassa integrazione. Si decide l'immediato presidio di tutti i cancelli e si reclama lo sciopero generale (anche la mozione di questo Consiglione è irreperibile).

Mirafiori, Carrozzerie: assemblee dentro ai cancelli, quindi inizio del presidio. Alle Presse e alle Meccaniche il presidio comincia al secondo turno.

A Rivalta erano proclamate 4 ore di sciopero. Se ne fanno 8. Cortei con gli operai che sventolano le lettere di sospensione.

Inizio dei presidi.

Alla Lancia di Chivasso il presidio prosegue.

Alle Lancia di Borgo San Paolo e Verrone, sciopero di 8 ore.

Villar Porosa e Acciai scioperano per 2 ore.

All'IVECO, 3 ore di sciopero per reparto al primo turno, con il presidio ai cancelli. La partecipazione è però modesta.

Nel pomeriggio i presidi coinvolgono anche FIAT-Avio e Energia.

A Desio, la FIAT ritira il direttore affermando che gli operai hanno estromesso tutti gli altri dirigenti.

Chiaromonte, per il PCI, difende la proposta Foschi "già accettata dalla FLM".

La segreteria della CGIL-CISL-UIL annuncia che se la FIAT intende di fatto espellere migliaia di lavoratori si andrà allo sciopero generale.

Mercoledì' 1 Ottobre, ventiduesimo giorno

A Mirafiori anche le Meccaniche e le Presse adottano le 8 ore di sciopero, con presidio. Assemblee di chiarificazione sulla situazione si tengono alle Carrozzerie. Parla Gialli. Al fungo delle Meccaniche il relatore è Balli.

A Rivalla si entra, si bloccano tutte le linee e poi tutti ai cancelli. Un lavoratore che minaccia di lanciarsi da un'autogru se non gli sarà revocata la Cassa integrazione viene convinto dagli altri, dopo ore, a desistere. Assemblea con De Alessandri.

Al Centro ricerche di Orbassano inizio del blocco con presidio.

In tutte le situazioni si tengono assemblee, la determinazione operaia di non cedere è fortissima. I presidi sono ovunque molto folti.

Corteo all'IVECO al centro tecnico DEL. In seguito a questo corteo, peraltro pacifico, la FIAT invierà due lettere di licenziamento.

Assemblea a Mirafiori: Angelo Caforio denuncia il carattere di rappresaglia della lista di Cassa integrazione e lo dimostra - rispondendo più tardi a domande dei giornalisti - con il caso della Verniciatura dove, su 5 delegati della Finizione 127, uno è stato licenziato e quattro sono in Cassa integrazione; e con l'esempio della cellula LCR Mirafiori, messa in Cassa integrazione al 70 per cento.

Annibaldi minaccia, perché gli operai attuano i presidi: la FIAT si rivolgerà alla magistratura! Presso Bari il pretore di Modugno annulla però il ricorso della FIAT contro i 49 delegati, che erano accusati per il blocco delle merci.

Gli enti locali incontrano la FIAT chiedendo il ritiro del provvedimento unilaterale. Il presidente della regione, Enrietti, definisce il ruolo degli amministratori come quello di "mediatori istituzionali".

L'Avanti! se la prende con il PCI "perché è stato trionfalista".

Giovedì' 2 Ottobre, ventitreesimo giorno

Arriva alla porta 5 di Mirafiori il pullman dell'ATM, affittato a prezzo politico per farne il centro di coordinamento. Un grande Marx viene dipinto e affisso davanti alla palazzina. Assemblea con Bentivogli e Serafino.

A Lingotto viene organizzata, nel piazzale interno delle Carrozzerie, la mensa popolare a prezzo politico.

All'IVECO l'assemblea decide 7 ore di sciopero, 1 di lavoro e presidio, che durerà fino all'ultimo giorno.

Continuano, dappertutto, i presidi. Mattina parla a Rivalta e Galli a Chivasso. Galli, Mattina e Bentivogli chiedono i criteri con cui sono state compilate le liste. Affermano che le forme di lotta devono consentire di resistere il più a lungo possibile.

Assemblee e presidi anche alla Teksid. Dalla Materferro, corteo per borgo San Paolo.

Arrivano notizie di blocchi e cortei da Termini lmerese, Sulmona, Firenze, Vado Ligure.

Esce sui quotidiani la pubblicità antisciopero della FIAT.

I tipografi del Corriere della Sera impongono che ugual spazio, in una pagina a fronte, sia dato a una contropubblicità sindacale.

La FIAT fa un esposto alla procura perché valuti i contenuti delle disposizioni sindacali in materia di presidi.

L'Unione industriali denuncia, in una lettera agli associati, il comportamento illecito dei sindacati.

Per la prima volta, un gruppo di capi - tra cui il direttore - tenta lo sfondamento di un picchetto, alla Teksid di Carmagnola. Sono messi in fuga.

Alle Frattocchie, seminario del PCI sull'organizzazione sui luoghi di lavoro. Assenti giustificati i lavoratori FIAT. La relazione afferma che il PCI ha 1.140 sezioni operaie e 3.300 cellule in fabbrica.

Venerdì 3 Ottobre, ventiquattresimo giorno

Continuano i presidi, numerosi, davanti alle fabbriche. Radio lotta, notiziario registrato e trasmesso da auto con trombe, da oggi, al centro di coordinamento FLM Mirafiori-Rivalta-Lingotto, annuncia che al Centro ricerche di Orbassano continua il presidio dello stabilimento.

Alla Materferro, mentre proseguono il blocco, i lavoratori del primo turno organizzano una manifestazione nel quartiere di borgo San Paolo. La FLM organizza un presidio in via Garibaldi e a porta Palazzo, per spiegare alla popolazione la lotta dei lavoratori FIAT.

Lucio Magri, per la direzione del PdUP, incontra i lavoratori davanti ad alcuni stabilimenti.

Le direzioni di Chivasso e Cassino vengono ritirate dalla FIAT. A Termini Imerese viene denunciato il CdF. I direttori di tutti gli stabilimenti denunciano con nomi e cognomi i partecipanti ai presidi.

Fine delle trattative separate Foschi-FIAT e Foschi-sindacato. Di nuovo tutti attorno allo stesso tavolo.

La commissione Barattieri consegna a Bisaglia il piano auto: prevede l'esigenza di nuovi modelli, il decongestionamento del Nord a vantaggio di uno sviluppo nel Sud, la mobilità interna e quella esterna e la riduzione dell'assenteismo.

 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT VIII° PARTE

Post n°32 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

Sabato 4 Ottobre, venticinquesimo giorno

In tutti gli stabilimenti prosegue il presidio ai cancelli. Al centro di coordinamento FLM della porta 5 arrivano messaggi di solidarietà (tra gli altri quelli del nuovi sindacato Solidarnosc della FIAT polacca, di 8.000 delegati delle Comisiones obreras di Catalogna, della CGT e della CFT francesi e della Federazione sindacale europea). A Bruxelles e Waterloo i lavoratori belgi della FIAT scioperano per solidarietà e bloccano le vetture che Agnelli ha richiamato sul mercato italiano.

In via Garibaldi e a porta Palazzo proseguono i presidi di informazione della città sulla lotta dei lavoratori FIAT. Anche a

Orbassano presidio di informazione, al supermercato Conti. Presidi molto numerosi all'IVECO.

A Lingotto, la sera, proiezione del film "Bronte" con la partecipazione di centinaia di abitanti del quartiere.

A Chivasso, riunione del CdF con una delegazione comunale che si impegna a sottoporre alla Giunta una proposta per ridurre del 50 per cento il prezzo della refezione scolastica e dei nidi, per la gratuità della prescuola e del doposcuola, per dilazionare di 3 mesi il pagamento dei riscaldamenti, per stanziare un'altro fondo di solidarietà con i lavoratori in lotta, l'ATM e lo IACP si dichiarano disposti a confrontarsi con il sindacato per il rinvio delle bollette; l'ENEL e la SIP dichiarano che non possono decidere su scala torinese, che serve un'autorizzazione centrale da Roma. Grande partecipazione di operai e cittadini alle discussioni che si tengono per tutto il giorno alla porta 5.

II coordinamento donne FLM, l'Intercategoriale CGIL-CISL-UIL, l'UDI, il Collettivo giuridico e il Bollettino donne cominciano la distribuzione di un appello firmato da Camilla Ravera, Camilla Cederna, Bianca Guidetti Serra, Natalia Aspesi, Lisa Foa, Franca Rame, Giovanna Marini, ecc. contro l'espulsione delle donne dalla fabbrica. Gli studenti del D'Azeglio e dell'ITIS Grugliasco convocano per lunedì alla Camera del lavoro un'assemblea di tutti i comitati studenteschi per organizzare la solidarietà.

La FLM torinese chiede ai quotidiani di pubblicare gratuitamente degli annunci pubblicitari per rispondere alla pubblicità di Agnelli.

Pajetta incontra gli operai del PCI allo Smeraldo. Dichiara che non andrà ai presidi "per impedire altre strumentalizzazioni".

Vittorio Merloni dichiara all'Espresso di volere una seconda Repubblica "di tipo inglese" (cioè col re? Mah!),

All'Alfasud la FLM chiede una più severa regolamentazione del sistema di visite fiscali.

Domenica 5 Ottobre, ventiseiesimo giorno

Presidi davanti ai cancelli; in più parti, spettacoli.

A Volvara una squadracela fascista tenta una provocazione contro il picchetto. E' sventata dagli operai, appoggiati anche da numerosi lavoratori fatti giungere da Rivalta.

La FIAT fa affiggere comunicati che diffidano i lavoratori dall'entrare, lunedì, negli stabilimenti.

La FLM da l'indicazione di entrare, all'alba, nei piazzali ma di tenere le assemblee senza varcare le porte delle officine.

A Desio la FIAT insiste con il pretore perché faccia togliere i presidi all'Autobianchi. Notizie di assemblea aperta all'OM di Broscia e di blocco alla Lancia-IVECO di Bolzano.

Ai picchetti, visite da parte di una folta delegazione del PCI di Alessandria; arriva anche Signorile del PSI; Sanlorenzo e Pugno vanno a Lingotto.

Sempre a Lingotto, dove vengono preparati cartelli a mano che saranno appesi ai tram, le guardie limitano l'accesso mensa popolare che si trova all'interno dello stabilimento.

Allo stadio comunale, manifestazione degli operai delle Carrozzerie di Mirafiori durante Juventus-Bologna, con positive reazioni del pubblico. Dagli altoparlanti, Monzeglio della FLM legge un comunicato.

Nella notte, rafforzamento di tutti i presidi.

Lunedì' 6 Ottobre, ventisettesimo giorno

Giornata di lotta dei lavoratori FIAT con ingresso nei piazzali dei lavoratori posti in Cassa integrazione. Gli stabilimenti FIAT sono fermi in tutta Italia. A Sulmona entrano anche nei reparti i 75 messi in Cassa integrazione.

A Mirafiori 20.000 lavoratori si affollano alla porta 5: c'è Io sciopero di quattro ore dei metalmeccanici e molte sono le delegazioni di altre fabbriche. Aloia ribadisce le posizioni della FLM sulla trattativa. Novelli dichiara di non voler essere il sindaco di chi vuole licenziare. Si legge il testo delle donne diffuso da sabato. Dopo il comizio, i dipendenti della CIPAS e delle altre mense (numerosissime le donne) danno vita ad un corteo attorno a Mirafiori, per la loro vertenza aziendale.

Al pullman, prima riunione di donne, operaie e delegate, per organizzarsi e decidere iniziative.

A Lingotto sono 5.000 lavoratori quelli che partecipano all'assemblea del primo turno. Si allestisce una nuova mensa sul piazzale antistante la Carrozzeria; verrà fornita di prodotti agricoli dalle cooperative. Al secondo turno assemblea più ridotta, con Regazzi, e gestione più rigida: viene negata la parola ad alcuni lavoratori. A sera, proiezione del film "Trevico/Torino".

Molte iniziative e picchetti sempre più folti alla Lancia di Chivasso, a Rivalta, all'IVECO che ora porta lo sciopero a 8 ore mentre il resto del comprensorio mantiene l'articolazione.

Alla Teksid di Carmagnola la FIAT sospende 8 dei lavoratori aggrediti dai capi. In Camera del lavoro i comitati studenteschi decidono di convocare per il prossimo sabato una manifestazione nazionale dei giovani, a Torino. Appello di FGCI, FGSI, AGLI, PdUP, DP e LCR. Si parteciperà anche allo sciopero generale e si invierà una delegazione di giovani, operai e studenti, a Roma.

La federazione nazionale CGIL-CISL-UIL dichiara per venerdì 10 lo sciopero generale di 4 ore (1 per servizi e scuola) e lancia una sottoscrizione volontaria di 5.000 lire a lavoratore, in sostegno della lotta FIAT.

Martedì 7 Ottobre, ventottesimo giorno

Prosecuzione di tutti i presidi.

A Lingotto la Eurest (mense) sospende alcuni lavoratori, senza Cassa integrazione, proporzionalmente al numero dei sospesi FIAT.

Alla Ventana vengono scoperti a lavorare alcuni impiegati della Lancia di Chivasso.

II coordinamento capi, ribattezzatesi "Comitato centrale del coordinamento quadri e capi intermedi", emette un comunicato "a nome di 18.000 quadri FIAT", attaccando i sindacati.

Solidarietà con la lotta FIAT di alcuni docenti del Politecnico di Torino.

Notizie al pullman della porta 5: l'IVECO-OM di Broscia comunica che presidia da una settimana e che ieri hanno fatto una assemblea di 3.000 operai. Primi dati della sottoscrizione, diffusi da Radio lotta: 4 milioni raccolti al pullman, 100 milioni stanziati dalla regione, 50 ciascuno da comune e provincia, 10 milioni e mezzo dagli amministratori del PCI. Si distribuisce il latte offerto da una cooperativa. Dal Belgio perviene la notizia che i lavoratori della FIAT continuano a bloccare 2.300 vetture chiamate in Italia.

Raggiunto raccordo per la vertenza Indesit.

Presidi sindacali alle sedi industriali della Lombardia.

Forlani incontra Lama, Camiti e Benvenuto. Poi Agnelli.

Riprende la trattativa a Roma.

Patto di alleanza tra Craxi e Longo.

Mercoledì 8 Ottobre, ventinovesimo giorno

Una e mezza di notte, Mirafiori. Cominciano a concentrarsi folti gruppi di capi. Ronde di picchettanti li tengono lontani.

A quasi un chilometro dallo stabilimento, vicino al Centro sportivo FIAT, si forma un grosso concentramento. Verso le 330 BW una cinquantina di capi tenta di forzare alla porta O, non molto Si sorvegliata e a cancello aperto. Improwisamente la guardia apre anche il secondo cancello, i capi fanno irruzione, i picchettanti sono travolti ed alcuni feriti. Pochi minuti dopo nuovo assalto questa volta alla porta 11: scontro durissimo, diversi operai feriti ma riescono a respingere l'assalto. Altro concentramento alla 1, dove d'improvviso viene aperto anche un cancello di ingresso alla pista di collaudo. Ma è subito coperto dal folto picchetto. Vola qualche sasso, i capi fuggono. In pochi secondi, via sgombra e resta lì un pullman, vuoto: l'azienda aveva evidentemente predisposto la ritirata.

Quasi alla stessa ora, a Rivalta. Capi ed elementi estranei alla fabbrica (secondo la denuncia della VI Lega) attaccano a colpi di lanciarazzi, protetti da un'improvvisa e certo non casuale interruzione della luce e delle comunicazioni telefoniche tra le porte. E' la porta 3: quando i capi fanno irruzione, alcuni picchettanti restano feriti. Quando arrivano i pullman con gli operai del primo turno, si illuminano le officine della Lastroferratura per far credere che lì si lavora. Tre cortei entrano nello stabilimento e si concentrano davanti al reparto; dopo una lunga trattativa i capi, che hanno nel frattempo consultato la direzione, escono, scortati da un cordone di operai. Nessuna violenza, solo qualche sputo.

Fuori ai cancelli, c'è la polizia.

A Lingotto, all'arrivo del primo turno, alcuni capi cercano di convincere gruppi di lavoratori, specie impiegati, a unirsi a loro per sfondare. Ma alcuni picchettanti intervengono, si formano capannelli in cui si spiega che cosa è successo a Mirafiori e Rivalta e i motivi della lotta. L'azione dei capi fallisce.

La FIAT mette a senza lavoro la Teksid di Avigliana.

II coordinamento capi emette un comunicato in cui si afferma di essere tornati "alle condizioni di ieri, in cui il terrorismo dettava legge in fabbrica e fuori".

La FIAT respinge i figli delle donne in Cassa integrazione dall'asilo-nido.

Delia Guevara, sorella del "Che", porta ai cancelli la solidarietà della resistenza argentina.

Radio lotta annuncia che la sottoscrizione ha raggiunto i 700 milioni. Seconda riunione, molto più affollata, di donne alla porta 5. Discussione sul ruolo della donna in fabbrica, nella famiglia, nella società. In via Porpora, coordinamento nazionale delle delegate FLM.

Al teatro Nuovo, riunione degli esecutivi dei CdF che presto si allarga fino ad essere il Consiglione; la relazione di Pio Galli riferisce sulle trattative e ripropone il ritorno alla lotta articolata. I presenti non sono d'accordo e lo scontro si fa molto duro.

II documento finale viene modificato per ben tre volte, prima di essere approvato. E vengono riconfermate le forme di lotta in corso.

All'Alfasud si dimette il Consiglio di fabbrica.

Giovedì 9 Ottobre, trentesimo giorno

Mirafiori, verso le 4 del mattino. Nuovo concentramento di capi segnalato a Stupinigi; li hanno visti operai che vanno a Rivalta per i picchetti. I capi riescono a travolgere il picchetto alla 31, ferendo alcuni picchettanti.

Rivalta, cambio turno: circa 600 tra capi ed impiegati, in fila per tre, danno vita a una manifestazione silenziosa fino alla palazzina. Contrasti tra i lavoratori in sciopero, tra chi propone un'immediata contromanifestazione per sciogliere i capi e chi dice di lasciar fare.

Alle 22, i capi vogliono uscire, in macchina, dalla porta 23.

Lunghe trattative tra polizia e FLM, alla fine i capi escono tra due file di lavoratori, che li insultano e percuotono le auto.

Lancia di Chivasso, 5.30: un gruppo di carabinieri staziona davanti allo stabilimento per agevolare l'ingresso dei dirigenti.

Comunicato della FLM rivolto a quei capi che non condividono la linea dello scontro frontale: si dissocino dalle provocazioni. L'Unità titola in prima pagina: "Hanno provato (con scarso successo) a contrapporre i 'capi' agli operai".

A Mirafiori e a Lingotto manifestazione di donne con Franca Rame, come già a Rivalta. Interventi molto duri contro i licenziamenti, con quel che vorrebbero dire per le donne e più in generale per l'insieme della classe operaia. Oltre ali'Intercategoriale donne CGIL-CISL-UIL e al movimento di Torino, che hanno organizzato le scadenze, sono presenti anche operaie e delegate della CIPAS, dell'Autobianchi di Desio e della Borlotti di Milano.

Alla 5, nel pomeriggio, spettacolo con Ivan Della Mea. Altro spettacolo a Rivalta. Sempre alla porta 5, dibattito FLM-consigli di fabbnca-sindacalisti dei giornalisti: gli operai chiedono una battaglia per ottenere dalla RAI-TV venti minuti al giorno autogestiti dai lavoratori in lotta. Un altro spettacolo a Lingotto e uno anche alla Lancia di Chivasso, con il collettivo Koinè, Radio lotta annuncia che il PdUP ha versato 5 milioni e il PSI 50

 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT IX° PARTE

Post n°31 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

Benvenuto fa un giro per i picchetti e verifica una forte diffidenza nei riguardi delle confederazioni.

A Venezia, nella riunione dei parlamentari socialisti d'Europa, Bettino Craxi afferma che è "per rinnovare il regime politico'. L'uscita di Merloni sulla seconda Repubblica, insomma fa qualche passo avanti.

A Tokio si firma raccordo Alfa/Nissan.

Il CIPI (comitato interministeriale per il coordinamento della politica industriale) rinvia l'esame del piano auto per vizio procedurale: non è stato fatto valutare al ministro per il Mezzogiorno.

Venerdì 10 Ottobre, trentunesimo giorno

Sciopero generale nazionale di tutte le categorie. La manifestazione a Torino si fa alla 5 di Mirafiori per rafforzare la centralità della lotta alla FIAT. Oltre 40.000 persone si raccolgono per l'occasione: numerose le delegazioni di altre fabbriche le lavoratrici. i giovani. I pensionati distribuiscono un volantino di solidarietà con la lotta FIAT.

Apre gli interventi Falcone, del CdF delle Carrozzerie Mirafiori. Benvenuto deve caricare molto le tinte del suo discorso di fronte a una piazza attenta che non gli consentirebbe sgarri. Tra l'altro afferma che nessuna ipotesi di Cassa integrazione è accettabile, se restano le liste discriminatorie. Riporta il colloquio con un operaio alla cui domanda, su come va a finire aveva risposto : "Le strade sono due: o molliamo noi o molla la FIAT"; e l'operaio aveva ribattuto: "No, compagno Benvenuto: o molla la FIAT o la FIAT molla". Parla anche Antonio Gil, delle Comisiones obreras della SEAT di Barcellona ritornato a Torino in una delegazione ufficiale; spiega l'identità della lotta nei due complessi auto. Interviene, leggendo un lungo appello con molte firme, una docente universitaria.

Nel pomeriggio, a Mirafiori, un cordone di polizia protegge l'uscita dei capi, infiltratisi nello stabilimento, alta porta 14.

La FIAT annuncia che a Cassino si è costituito un comitato "contro il blocco dei cancelli" e che esso ha inoltrato ai carabinieri un esposto. Alla FIAT-Allis di Lecce gli operai avevano avuto il permesso di entrare in mensa a fare l'assemblea, perché pioveva; ora vengono denunciati per "comportamento sconfacente". Nuove denunce a Torino contro gli operai aggrediti dai capi, alla Teksid di Crescentino e a Rivalta. Conferenza-stampa di Annibaldi: la FIAT non vuole penalizzare i sindacalisti con le sospensioni e non è vero che le liste prefigurano quelle di mobilità esterna. Non è vero che colpiscano in particolare le donne.

Sabato 11 Ottobre, trentaduesimo giorno

Giornata di manifestazione nazionale dei giovani in appoggio alla lotta FIAT. Da piazza San Carlo, verso le 9, si muove un corteo di circa 25.000 giovani. Quando sfila davanti al Lingotto, entusiastica accoglienza del picchetto. Dopo il lungo percorso, arriva alla porta 5. Comizio con un delegato di Mirafiori, una studentessa che riporta i contenuti su cui è stata indetta la manifestazione, una compagna dell'lntercategoriale donne CGIL-CISL-UIL che mette in relazione l'attacco contro il lavoro delle donne con quello sull'aborto. Conclude Garavini, con un intervento che concede molto a una fraseologia demagogicamente rivoluzionaria. Al termine, Ivan Della Mea canta "O cara moglie", una canzone sui 61 e "Bandiera rossa", con tutti in coro. Nel pomeriggio, festa popolare ancora con Della Mea e altri gruppi. Vari spettacoli un po' dappertutto. Benvenuto ha diversi incontri ai picchetti. Radio lotta annuncia che Psichiatria democratica ha sottoscritto un milione. Anche il sindacato dei lavoratori della PS annuncia un contributo. Il vescovo di Ivrea, mons. Bettazzi, aderisce alla sottoscrizione dei sindacati e il cardinale Ballestrero invita a intervenire a favore delle famiglie dei lavoratori "con ogni tipo di contributo".

Assemblea delle donne del PCI a Torino, con impegni per un maggior coinvolgimento delle donne non operaie della città.

Domenica 12 Ottobre, trentatreesimo giorno

Continuano i picchetti in tutte le situazioni.

La Stampa afferma che ieri capi e clandestini hanno prodotto 85 auto. La V Lega smentisce.

Lettera aperta della FLM ai capi, con richiesta di poter oartecipare all'assemblea convocata dal coordinamento capi e intermedi per il giorno 14.

A Mirafiori un capo reparto muore; colto da collasso mentre cerca di scavalcare.

Radio lotta annuncia che solo al pullman sono stati raggiunti 45 milioni di sottoscrizione; la cifra complessiva sta andando verso i due miliardi.

Lunedì 13 Ottobre, trentaquattresimo giorno

Continuano i picchetti in tutte le situazioni.

Gemellaggio davanti ai cancelli degli stabilimenti con compagni che arrivano inviati dai CdF di altre città e regioni: lombardi e toscani a Mirafiori, emiliani a Rivalta, liguri e di Novara alla Lancia.

Lavoratori della CIPAS denunciano che un gruppetto di dirigenti ha scassinato e fatto man bassa nella dispensa della mensa aziendale nella Carrozzeria Mirafiori.

Mirafiori, pomeriggio, porta 23: polizia e carabinieri bloccano le strade adiacenti, isolano la zona. Intimano al picchetto di sgomberare l'ingresso. I lavoratori, in numero insufficiente e impossibilitati a ricevere rinforzi, non possono opporsi. Escono così 5-6 pullman aziendali con le tendine calate; non è possibile capire quanti nè chi sono gli occupanti.

A Lingotto, in serata, il picchetto di via Passo Suole prende posizione perché si organizzi una contropresenza al teatro Nuovo, dove i capi si sono dati convegno per domani. Vanno a fare questa proposta (lanciata, nel frattempo, da un volantino della LCR) al cancello Carrozzerie, dove però trovano una secca opposizione di un operatore sindacale che sostiene che la manifestazione dei capi sarà un fallimento, che al massimo saranno 1.500 e che comunque andare al Nuovo significherebbe lo scontro fisico. Alcuni elementi estremisti danno una mano all'operatore, alzando il tiro ("o si occupa il Nuovo o non vale la pena di far niente") e facilitano l'operazione di pompieraggio.

II coordinamento capi fa sapere alla FLM che la sua presenza non è gradita e che i rappresentanti sindacali non saranno fatti parlare nè entrare.

I capi si mobilitano anche a Sulmona e a Termoli, dove occupano il consiglio comunale.

Riunioni separate a Roma di CGIL, CISL e UIL. Poi riunione congiunta, le tre confederazioni più la FLM e il coordinamento FIAT. I dirigenti spingono perché si passi all'articolazione ma la risposta del coordinamento è negativa.

Forlani incontra Lama, Camiti, Benvenuto e poi Foschi.

La procura emette 300 comunicazioni giudiziarie contro operai e delegati attivi ai picchetti.

1.218 capi e intermedi presentano alla procura, e per conoscenza al prefetto, alla FLM e agli enti locali, un esposto contro "la violenza dei picchetti" e richiedono ufficialmente che si faccia un referendum per vedere quanti vogliono ritornare al lavoro.

La proposta di Benvenuto ha trovato così un interlocutore.

La F IAT annuncia la produzione clandestina di altre 62 auto.

Martedì' 14 Ottobre, trentacinquesimo giorno

Mirafiori, porta 5. Manifestazione dei lavoratori delle mense.

Il procuratore capo Bruno Coccia e il sostituto procuratore

Bruno Tinti emettono un'ordinanza alla PS di Torino e ai Cc della cintura perché garantiscano gli accessi alla FIAT.

Il primo dei 300 denunciati per i picchetti è rinviato a giudizio.

Sei licenziati a Rivalta, accusati di essersi opposti all'aggressione dei capi.

Assemblea, al teatro Nuovo, del coordinamento capi. Il vicesindaco socialista Biffi Gentili subissato da un mare di fischi e urla. Non può parlare.

Fuori c'è molta gente. La giornata sarà pagata e la FIAT ha intimato loro di venire. La maggioranza però sta a vedere. E vede che non c'è contromanifestazione sindacale. C'è invece l'organizzazione del corteo. Cosi' si accodano.

I capi sono stati fatti affluire da tutta Italia. In realtà non sono più di 10-12.000 (questa anche la prima cifra ufficiale, della prefettura). Il corteo ha un carattere decisamente reazionario e antioperaio.

Gruppi di operai e delegati sono però per la strada. In piazza Castello gridano slogan contro la manifestazione silenziosa che si snoda verso via Garibaldi. Scioperanti anche davanti al comune: verso i capi, in numero enormemente superiore, volano monetine. Forte tensione, perché gli operai bloccano la porta. E infine i capi, tanti e tanti di più, arrotolano gli striscioni e se ne vanno. Lasciano a terra i cartelli e gli operai li prendono: riverniciati e con scritte più decenti, potranno essere riutilizzati, a partire dalla manifestazione delle donne prevista per sabato: sono belli e robusti, soldi non ce ne sono più: perché lasciarli sprecati?

La questura afferma che i capi erano 40.000. Questo diventerà il numero ufficiale, anche se moltiplica per 3 o per 4 la realtà.

Radio lotta emette i suoi due ultimi comunicati: tra l'altro annuncia un'assemblea, per le 21, al cinema Agnelli, convocata dai consigli circoscrizionali Mirafiori Sud, Nord e Basso Lingotto. Sottoscrizione di 300.000 lire di un gruppo di carabinieri e poliziotti di presidio a Torino.

Nel pomeriggio, incontro FIAT-sindacati.

Alle 22,30 la segreteria della CGIL-CISL-UIL e la FLM vanno "all'accertamento dell'ipotesi conclusiva". Tre ore di corteo di 12.000 capi sembrano valere di più, per Lama-Carniti-Benvenuto, di 35 giorni di lotta di oltre 100.000 operai e di milioni di lavoratori scesi in piazza al loro fianco in tutta Italia.

Mercoledì 15 Ottobre, trentaseiesimo giorno

Già nella notte si è diffusa la notizia dell'ipotesi di accordo.

All'alba l'apparato del PCI è mobilitato ai cancelli per convincere i suoi militanti che bisogna accettarla. Arriva un volantino della federazione torinese del PCI, che va in questo senso. Ma gli operai del PCI si rifiutano di distribuirlo; lo fanno, molto parzialmente, quelli dell'apparato della federazione.

I picchetti diventano enormi, perché si è diffusa la voce dell'ingiunzione della magistratura e si prevede un intervento della polizia. Giunge anche la notizia che alla Lancia di Verrone, protetti dai carabinieri, cento capi hanno travolto il presidio.

Duro fronteggiamento, alle 4 del mattino, davanti alla porta 6 di Mirafiori. Una 127 rossa della V Lega percorre i viali diffondendo questo messaggio: "Qui Radio lotta. Invitiamo alla calma e a non forzare i picchetti. Discutiamo".

Alle 7, quattro blindati sbucano a tutta velocità da corso Unione sovietica e si dirigono alla porta 13. Ne scendono una ventina di carabinieri con fucili e lacrimogeni innestati. Dopo due minuti di teso fronteggiamento, risalgono sui blindati e vanno a fare la stessa scena intimidatoria alla 14.

Davanti a tutti i cancelli discussioni, assemblee volanti.

Il GR2 annuncia l'arrivo a Torino dei dirigenti sindacali per riferire al Consiglione l'ipotesi di accordo.

Pomeriggio. Cinema Smeraldo, riunione del Consiglione. La sala è affollatissima di delegati, operatori sindacali, operai di tutte le situazioni. Primi slogan: "Da Torino al Meridione/non vogliamo nessun bidone" e "E' ora, è ora di cambiare/ la segreteria se ne deve andare".

La riunione comincia in ritardo. Il primo ad arrivare è Lama.

Qualche applauso ma soprattutto "Lama, Camiti, Benvenuto/il posto di lavoro non va svenduto",

Ed è cosi' per tutta la riunione: interventi, proteste, slogan, fischi.

Mattina, con molta difficoltà riesce a concludere l'intervento introduttivo. Tutta la direzione sindacale è schierata per l'accettazione dell'ipotesi. Dicono che è l'espressione dei rapporti di forza, che negli ultimi giorni si sono evidenziate spaccature tra i lavoratori, che si deve andare immediatamente alla verifica delle assemblee senza passare per i Consigli.

Anche i dirigenti tradizionalmente più a sinistra sono contestati. Molti non se la sentono neppure di intervenire perché tutto il Consiglio è contro, tranne un paio di interventi. Anche un operatore sindacale, d'altra parte, si schiera con i delegati i cui interventi sono molti duri e applauditissimi. Denunciano, nell'ipotesi di accordo, la svendita della lotta e dei suoi contenuti, i pericoli di creare spaccature questa volta si insanabili tra i lavoratori. Attaccano le responsabilità dei dirigenti durante tutta la conduzione della vertenza, il cedimento alle pressioni della FIAT, del governo, dei mass media e infine alla manifestazione dei capi. Esigono che il Consiglio vada alle assemblee solo dopo aver votato una posizione.

Ma l'assemblea non si chiude affatto. I delegati restano. Rocco Papandrea, delegato di Mirafiori, propone una mozione che rifiuta l'ipotesi di accordo. Circa mezz'ora di interventi, poi la mozione passa praticamente all'unanimità (uno o due contrari, una decina di astenuti). Dopo circa 10 ore il Consiglio ha dunque potuto esprimere la sua posizione; no all'ipotesi di accordo.

Giovedì 16 Ottobre, trentasettesimo e ultimo giorno

Si tengono le assemblee per l'ipotesi di accordo. Segue a queste note di cronaca la ricostruzione complessiva del voto. Lama alle Carrozzerie, Benvenuto alle Presse e Carniti alle Meccaniche. Tutti e tre a Mirafiori. Tensione ovunque altissima.

La maggioranza degli interventi è contro l'accordo. Sporadici quelli del tipo: "L'accordo non ci piace ma dobbiamo gestirlo". Molto fischiati. Una parte degli operai se ne va prima della votazione. Arrivano invece, in forze, proprio quando si vota, capi, intermedi e impiegati crumiri. La scena è dappertutto quasi la stessa: gli operai che assistevano all'assemblea sono attorno all'oratore, quando si alzano le mani per il si non le vedono, perché sono lontane, tutto intorno e perché ci sono gli ombrelli che nascondono la visuale. In realtà, quando vedono tutte le mani di chi sta vicino al palco alzarsi per il no sono convinti di aver vinto.

Per questo la rabbia, lo sgomento, la convinzione di essere stati imbrogliati al momento della proclamazione del risultato per il Sì.

Per questo la reazione rabbiosa di alcuni, particolarmente accesa alle Meccaniche, dove volano sassi verso l'auto in cui si è rapidamente ritirato Camiti.

Al secondo turno, tensione ancora più alta perché gli operai sanno come è andata al primo. Sanno anche che sono stati i capi e i crumiri a rovesciare il risultato. Cosi in molti casi si organizzano (per esempio, a Lingotto) per non farli partecipare al voto. Si propone, altrove, di alzare il tesserino, per fare la conta separata dei tesserini gialli (operai) e di quelli di diverso colore. Con queste precauzioni, in ogni modo, si ha la possibilità di verificare che la maggioranza netta degli operai è contro l'accordo. (Il giorno dopo verrà replicate anche il voto della Meccanica Mirafiori del primo turno e, poiché questa volta voteranno solo gli operai, l'ipotesi di accordo sarà respinta).

Dopo la conclusione delle assemblee si formano alcuni cortei (da Lingotto e da Mirafiori) che confluiscono alla porta 5. Una proposta di fare subito un'assemblea per decidere come organizzarsi viene fatta saltare da un settore estremista che sull'esasperazione del momento, riesce ad organizzare un corteo che vuole andare alla RAI. Qualcuno, poco dopo, sfascia anche una macchina della RAI, una telecamera e ferisce l'operatore

 
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1980 I 37 GIORNI ALLA FIAT X° PARTE

Post n°30 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
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Arrivano in forze.
Approfittando della stupida provocazione, polizia e carabinieri e la carica è evitata per un pelo. I delegati delle varie situazioni, gli operatori della V Lega. giunti proprio allora, e un certo numero di operai riprendono il controllo della situazione, fanno dei cordoni e concordano un percorso di corteo con la polizia: si arriva così a Lingotto, spiegando per strada ai cittadini che l'accordo è stato respinto dalle assemblee al secondo turno.

Sera. Un comunicato CGIL-CISL-UIL annuncia che l'accordo si ritiene approvato.

Sempre in serata, riunione in via Porpora dell'apparato torinese della FLM. L'apparato decide di far proprio il comunicato dei confederali. Viene indicata l'esigenza di fare assemblee e di recuperare il rapporto con i Consigli di fabbrica. Nella notte si tolgono i presidi. Solo alla porta 3 di Mirafiori a a Chivasso restano, fino all'alba, i picchetti.

Al ministero del Lavoro di Roma i dirigenti Fiat stanno per essere ricevuti dal ministro Foschi.

Sono le 16,30 dell'11 settembre 1980. Alla sede torinese di Cgil-Cisl-Uil tre commessi dell'Unione industriali consegnano altrettante raccomandate a mano; sono l'annuncio da parte della Fiat di 14.496 licenziamenti.

È l'atto di apertura della vertenza sindacale più dura e determinante dalla fine della Seconda guerra mondiale, in Italia. L'esito di quello scontro di classe pesa ancora in modo notevole sui rapporti di forza tra lavoratori e padronato, ancora oggi e in tutti i settori della classe lavoratrice. Per capire lo sviluppo e le conseguenze, è necessario indagare sul contesto storico dello scontro.

 
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IL TERRORISMO

Post n°29 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

IL TERRORISMO

In questa situazione la combattività dei lavoratori comincia ad incrinarsi, calano le ore di sciopero e soprattutto la partecipazione attiva dei lavoratori a manifestazioni ed assemblee. Il movimento dei lavoratori è disorientato ma non ancora battuto. Se sul piano sindacale i lavoratori vedono restringersi gli sbocchi, la situazione non è migliore a livello politico; la direzione del Pci, sulla base della teoria del Compromesso storico di Berlinguer, si astiene sulla fiducia al governo monocolore Dc nel 1977 e poi entra nella maggioranza capeggiata dalla Dc nel 1978 (periodo dell'Unità nazionale). La direzione del Psi finisce per imitare quella del Pci.
 I gruppetti settari dell'estrema sinistra sono completamente frastornati ed incapaci di rappresentare un'alternativa credibile. Molti dei loro dirigenti andranno in cerca di un posto di funzionario o di parlamentare nel Pci o nel Psi. La loro esigua base fra i lavoratori comincia a ritirarsi dall'attività politica; alcuni fanno la scelta disperata e criminale del terrorismo. Il terrorismo che si sviluppa in Italia alla fine degli anni '70 è il risultato della delusione delle speranze di cambiamento dopo un decennio di lotte e dopo che le vittorie elettorali della sinistra nel 1975 e nel 1976 sono rimaste senza risultati di cambiamento.

 
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LE PRIME SCARAMUCCE

Post n°28 pubblicato il 19 Agosto 2010 da diogene1_2009
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LE PRIME SCARAMUCCE
La lotta per il contratto del 1979 rappresenta il tentativo della Fiat di saggiare la consistenza del nemico. Sulla vertenza contrattuale del 1979, infatti, l'azienda si impunta; 100 ore di sciopero non piegano la resistenza padronale. L'azienda può permetterselo (tanto gli autoparchi sono stracolmi) ed è confortata ad insistere grazie alla partecipazione agli scioperi non elevata e passiva da parte dei lavoratori.

Oltre ai fattori di carattere generale prima esposti, pesa sui lavoratori della Fiat l'atteggiamento dei vertici sindacali; le direzioni di Cgil-Cisl-Uil hanno imposto una piattaforma rivendicativa non condivisa dalla maggioranza delle assemblee di fabbrica. Ad appesantire l'atmosfera di pessimismo fra i lavoratori e a rendere più arrogante il padronato contribuisce anche la sconfitta elettorale del Pci nel giugno 1979, la prima dal 1948; per la direzione del Pci sono i primi frutti amari della politica dell'Unità nazionale.

Quando l'azienda porta lo scontro più a fondo e decide la messa in libertà di migliaia di operai, la risposta della direzione dell'Flm (sindacato metalmeccanici) è demoralizzante per i lavoratori: continuare gli scioperi articolati, ma cercando di garantire scorte di materiale in tutte le sezioni! In altre parole scioperare cercando di minimizzare i danni recati alla controparte. Molti delegati cominciano a ribellarsi all'indirizzo che viene dai vertici sindacali.

Allo stabilimento di Lingotto, dove è maggiore la concentrazione di giovani neo-assunti, per primi franano gli argini della mediazione sindacale; gruppi di centinaia di operai si riversano per la città di Torino, improvvisando blocchi stradali e occupazioni simboliche della Rai, de La Stampa e della stazione ferroviaria. A Lingotto la produzione è bloccata a oltranza. Dopo sette giorni i vertici sindacali firmano un accordo con i padroni dell'azienda che lascia ai lavoratori molto amaro in bocca: varie conquiste del 1969 vengono rinnegate.

Con la vertenza contrattuale conclusasi nel luglio del 1979 gli Agnelli e i loro galoppini hanno riportato una vittoria solo parziale, ma hanno saputo molto sulla consistenza dell'avversario: la direzione sindacale è più disposta a mediare che a lottare, mentre la combattività dei lavoratori, sotto la rassegnazione apparente, può riaccendersi rapidamente.

 I 61 licenziamenti

 Da questo punto di vista va interpretata la decisione, nel novembre del 1979, di licenziare 61 lavoratori,  a luglio; i 61 vengono licenziati con motivazioni generiche, ma facendo filtrare sottobanco l'idea di un possibile loro collegamento con il terrorismo.

La  direzione del sindacato, nel propagandare lo sciopero, pone l'accento sulla lotta contro il terrorismo  e i licenziamenti. Lo sciopero fallisce. Subito la segreteria confederale convoca un'assemblea al Palasport con gli operai Fiat.

Alla richiesta di intensificare la lotta sindacale, la segreteria di Cigl-Cisl-Uil risponde che il nemico sono il terrorismo e la violenza.

 La diffidenza tra operai e vertici sindacali si approfondisce. All'inizio del 1980 gli iscritti al sindacato alla Fiat scendono al 25 per cento circa. Ad incoraggiare di fatto il distacco dalla base da parte dei vertici sindacali, concorrono anche membri della direzione del Pci come Giorgio Amendola. Amendola, in un suo discorso divenuto famoso in quel periodo, richiama i dirigenti sindacali all'applicazione della "linea dell'Eur" e condanna quelli che gli operai hanno sempre considerato come una loro conquista: i Consigli di Fabbrica. Amendola critica il "sindacato dei Consigli" e ne chiede il superamento. Il terreno per l'attacco decisivo da parte della Fiat è ormai pronto. Ai primi del maggio 1980 l'azienda torinese mette in cassa integrazione 78.000 operai per sette venerdì consecutivi; la direzione sindacale reagisce solo verbalmente. Il primo luglio Umberto Agnelli, allora amministratore delegato, davanti all'assemblea degli azionisti ribadisce il proposito di licenziare 15.000 lavoratori.

 Lo scontro dei 35 giorni

 Primo settembre 1980, lunedì: la Fiat riapre i cancelli dopo le ferie, ma torna al lavoro solo metà dei dipendenti; gli altri rimangono in cassa integrazione per due giorni. Il vertice sindacale sta a guardare e la paura per il posto avanza tra i lavoratori.

 8 settembre, lunedì: riprende il negoziato tra Fiat e sindacato. La direzione Fiat insiste per 12-15.000 licenziamenti e 24.000 da cassa integrare a zero ore e senza rotazione, il giorno successivo l'annuncio formale dei licenziamenti. La direzione del sindacato indice 3 ore di sciopero nel gruppo Fiat a partire dalle otto del giorno successivo.

 11 settembre, giovedì: lo sciopero parte subito alle sei in quasi tutti i reparti del gruppo. Rivalta è bloccata e la Lancia di Chivasso è bloccata con i cancelli presidiati. Da Mirafiori e dal Lingotto escono cortei enormi; in testa al corteo di Mirafiori il ritratto di Karl Marx.

 12 settembre, venerdì: la produzione è bloccata in tutti gli stabilimenti.

 15 settembre, lunedì: la direzione dell'Flm accetta di parlare di "mobilità esterna", cioè, più semplicemente, di licenziamenti. Mentre i lavoratori si preparano a moltiplicare l'intensità della lotta, c'è già chi, nella direzione del sindacato, comincia a trattare la resa.

 17 settembre, mercoledì: sciopero provinciale dei metalmeccanici; manifestazioni imponenti; in testa alle mobilitazioni, oltre ai Consiglio di fabbrica (Cdf) i giovani e le donne recentemente assunti.

 25 settembre, giovedì: sciopero generale dei metalmeccanici e sciopero generale del Piemonte. I lavoratori chiedono lo sciopero generale nazionale di 8 ore. Uno degli slogan più diffusi è: "Danzica, Stettino, lo stesso sarà a Torino!". Quando la manifestazione si chiude, migliaia di lavoratori e studenti da varie parti d'Italia devono ancora entrare in piazza San Carlo. Su pressione della base, le segreterie sindacali accettano che si passi all'occupazione qualora non vengano ritirati i licenziamenti. La risposta dei lavoratori sta superando le previsioni della Fiat, che lo stesso giorno invia a tutti i dipendenti una lettera in cui spiega perché il sindacato avrebbe torto.

 26 settembre, venerdì: Enrico Berlinguer, segretario del Pci, visita gli stabilimenti e parla a migliaia di lavoratori. Alla sera si tiene una grande manifestazione del Pci; Berlinguer esprime il pieno appoggio del Pci per sconfiggere la posizione del padronato Fiat. L'entusiasmo dei lavoratori è all'apice. Sette anni più tardi, alla trasmissione televisiva Mixer, un protagonista di quei giorni dichiarerà: "Ci rendevamo conto che sul piano strettamente sindacale non c'era sbocco. L'unica possibilità era una svolta politica generale, un governo delle sinistre che desse il potere ai lavoratori e lo togliesse agli Agnelli". Per tutti gli operai è chiaro che solo il Pci può guidare questo cambiamento.

 27 settembre, sabato: cade il governo Cossiga. La direzione della Fiat, "per spirito di responsabilità" rinvia i licenziamenti sino a fine anno, ma conferma la decisione di cassaintegrare migliaia di lavoratori (senza più specificare quanti) in tempi rapidi. I padroni sono spaventati dalla decisione dei lavoratori e fanno una ritirata tattica. Qui invece la direzione del movimento dei lavoratori denuncia tutti i suoi limiti; mentre la direzione del Psi è ormai al governo, le direzioni nazionali del sindacato e del Pci non sembrano cercare la vittoria, bensì una mediazione. Come il padrone si ritira, cominciano a far ritirare anche i lavoratori. Infatti, in questa nuova situazione, le direzioni di Cgil-Cisl-Uil si affrettano a revocare lo sciopero generale. La direzione del Pci, dal canto suo, esce con un manifesto che titola: "Vittoria operaia; caduto il governo; ritirati i licenziamenti".

 29 settembre, lunedì: in tutti gli stabilimenti del gruppo le assemblee decidono la continuazione della mobilitazione, ma serpeggia l'incertezza e il disorientamento. I vertici sindacali hanno ripreso le trattative con la Fiat a Roma in presenza del ministro del Lavoro, Foschi.

 30 settembre, martedì: il padronato coglie la palla al balzo e, insieme alla busta paga, consegna ad oltre 23.000 lavoratori la lettera che annuncia la cassa integrazione a zero ore per tre mesi. La cassa integrazione colpisce i delegati Flm, i lavoratori più combattivi, i giovani e le donne. Poi ci sono gli invalidi e gli handicappati. È un provvedimento antisindacale che tenta di dividere i lavoratori; si fa sapere chi è direttamente nel mirino del padronato e chi invece no.

 Il consiglione di Mirafiori che riunisce i delegati di tutti gli stabilimenti decreta il blocco dei cancelli e delle merci e chiede lo sciopero generale nazionale.

 Primo ottobre, mercoledì: si fanno le assemblee, il dibattito fa prevalere la combattività sulle perplessità e i timori che cominciavano a manifestarsi. Si organizzano ufficialmente i presidii ai cancelli.

 La Fiat avvia una campagna pubblicitaria sulla vertenza con intere pagine a pagamento sui giornali. La Fiat sostiene che i cassa integrati non sono destinati a perdere il posto.

 2 ottobre, giovedì: alla porta 5 di Mirafiori viene dipinto su di un grande drappo rosso il ritratto di Marx. In pochi giorni il ritratto di Marx compare ai presidii di tutti gli stabilimenti del gruppo.

 3 ottobre, venerdì: continuano i presidii, molto nutriti anche di notte. Arrivano telegrammi di solidarietà dei lavoratori della Volvo, della Seat, dei lavoratori polacchi e cileni.

 La Fiat ritira i dirigenti da Rivalta e Cassino. I lavoratori della Fiat di Bruxelles e Waterloo bloccano l'invio a Torino di 2.300 vetture. Continua il blocco delle merci a Desio in Lombardia. Davanti ai cancelli partecipano al blocco delegazioni dei Cdf di varie parti d'Italia.

 5 ottobre, domenica: Lama, Carniti e Benvenuto si incontrano con Romiti a Roma alla presenza del ministro Foschi. Il ministro autorizza la cassa integrazione per un mese a partire da lunedì.

 Alla sera Annibaldi, portavoce della Fiat, minaccia rappresaglie per chi, non autorizzato, entrerà in fabbrica.

 6 ottobre, lunedì: ai presidii arrivano migliaia di lavoratori, c'è tensione. Iniziano le assemblee alle porte, si invitano i lavoratori ad entrare senza timbrare i cartellini. Gli operai entrano in fabbrica senza timbrare. Un altro tentativo del padronato per dividere i lavoratori non è riuscito. Quella mattina si tiene a Mirafiori la più numerosa manifestazione operaia nella storia della Fiat.

 7 ottobre, martedì: i presidii proseguono con alta presenza di lavoratori. La Fiat comincia l'opera di aggregazione e pressione sui capi, si parla di lettere inviate direttamente alle case dei singoli capi. Il padrone ha trovato un punto debole nello schieramento dei lavoratori. Un comunicato di un sedicente Coordinamento quadri intermedi, capeggiato dal repubblicano Arisio, denuncia una situazione di violenza a causa dei presidii.

 9 ottobre, giovedì: alcune persone in due automobili cercano di sfondare i cancelli di Mirafiori. Tra loro sono riconosciuti noti picchiatori fascisti. Alcuni feriti fra gli operai. A Chivasso i carbinieri stazionano davanti ai cancelli per consentire l'entrata dei dirigenti, che peraltro nessuno ostacola. A Rivalta nel pomeriggio sfila un corteo di capi e impiegati.

 12 ottobre, domenica: la Fiat sparge la voce, tramite la stampa "indipendente", che alcune 127 sarebbero state prodotte a Mirafiori.

 14 ottobre, martedì: al Teatro Nuovo si raduna la destra di Torino attorno al Coordinamento quadri intermedi. Parte un corteo che si ingrossa lungo la strada per la partecipazione di molti negozianti (lo sciopero ha fatto calare le vendite). La Tv alla sera parla di 20.000 persone in corteo. Sulla stampa "indipendente" i partecipanti nel giro di due giorni diventano 30-35.000. Passerà alla storia come il corteo dei 40.000.

 Gli operai sono pronti ad un'immediata contromanifestazione. Ma dai vertici sindacali arriva solo il silenzio; si parla anche di un vero e proprio veto. Il governo ingiunge alla procura di Torino la rimozione dei presidii. Nella notte arrivano foltissime delegazioni, in massa quella milanese.

 15 ottobre, mercoledì: i carabinieri davanti ai presidii sono riluttanti ad intervenire. Centinaia di capi e impiegati cercano di entrare, ma i presidii, affollatissimi, tengono. Il vertice sindacale, a Roma, cede. La sostanza dell'accordo è questa: rimane la cassa integrazione a zero ore per i 23.000 senza rotazione. I delegati riuniti al cinema Smeraldo respingono l'ipotesi d'accordo.

 16 ottobre, giovedì: si tengono le assemblee con l'intervento diretto dei vertici nazionali del sindacato. L'accordo non piace praticamente a nessuno tra gli operai. Ma gli operai si sentono traditi dai dirigenti e abbandonati al loro destino. La paura per il posto si ridesta. C'è la sensazione che ormai sia tutto deciso e che ogni resistenza sia inutile. Carniti e Benvenuto vengono malmenati dagli operai. Le assemblee, pur con la partecipazione dei crumiri (capi e impiegati) hanno un esito incerto; la direzione di Cgil-Cisl-Uil decide che "nell'insieme si registra una maggioranza favorevole all'accordo".

 In proposito il 18 ottobre, il Cdf della Fiat Lingotto diffonde un documento sull'accordo molto esplicito. Ne riportiamo alcuni passi: "Sull'accordo Fiat... il giudizio è estremamente negativo sia per quanto riguarda il metodo e sia per quanto riguarda il merito. In particolare sulla mancata rotazione della cassa integrazione e sulla mobilità esterna... La scelta del non confronto con i consigli, arrivando all'accusa di non rappresentatività, degli stessi, la scelta di andare direttamente alle assemblee dei lavoratori, strumentalizzandole, rappresenta la chiara volontà di accantonare il sindacato del controllo operaio in fabbrica...

 "La conclusione di questo accordo è legata più ad orientamenti politici derivanti dall'impostazione seguita dalla federazione Cgil-Cisl-Uil, che a reali rapporti di forza esistenti in fabbrica: infatti la scelta politica che la maggioranza del gruppo dirigente sindacale ha fatto è quella di voler cambiare la natura di questo sindacato. In sostanza l'attuale gruppo dirigente del sindacato ha di fatto accettato che per uscire dalla crisi si deve privilegiare la competitività del prodotto basata sull'aumento dello sfruttamento dei lavoratori. La stessa causerà un restringimento della base produttiva creando una polmonatura di manodopera da utilizzare nei momenti di oscillazione del mercato..." (approvato all'unanimità).

Conclusioni

 L'ambiente negli stabilimenti Fiat dopo l'accordo è quello di una resa totale da parte della classe lavoratrice alla repressione padronale; gli spostamenti dei delegati sono limitati; è vietata la diffusione di giornali e materiale sindacale; è proibito agli operai riunirsi in più di 3, anche durante le pause. Gli scioperi indetti alla Fiat di Torino saranno fino ad oggi un fallimento. La sconfitta dell'80 alla Fiat è una tappa negativa per tutto il movimento deilavoratori italiani. Ricordo di operai che messi in cassa integrazione si sono ammalati di depressione grave, famiglie sfasciate,qualche operaio si è anche suicidato, molti operai sono tornati al paese d'origine pur di sopravvivere e mantenere decorosamente la famiglia.

Dall'80 all'88 i disoccupati sono quasi raddoppiati, mentre nello stesso periodo il Pil italiano è cresciuto del 16 per cento e i profitti delle società quotate in Borsa sono aumentati dell'800 per cento. Grosso modo quello che è passato alla Fiat è passato in tutti i luoghi di lavoro in Italia.

Vorrei ricordare che dal 43 al 45 furono gli operai a difendere dai Tedeschi gli stabilimenti Fiat a Torino , finita la guerra torno' al comando Vittorio Valletta che molti lo ricordano per la dura repressione nei confronti degli operai sindacalizzati che venivano confinati in un reparto soprannominato reparto confino o stella rossa il lavoro di questi operai consisteva nel radrizzare chiodi arruginiti che tanto poi venivano buttati via  senza vedere e parlare con nessuno durante il turno di lavoro, pena il licenziamento, all'epoca c'erano le commissioni interne e oltre ai sindacati storici c'era anche un sindacato sopranominato sindacato giallo molto sensibile alle esigenze della Fiat, non a caso il padre dello Statuto dei lavoratori Gino Giugni nello Statuto dei lavoratori fece inserire un articolo che vieta ai datori di lavoro di costituire sindacati di comodo, sempre in quegli anni nel 61 ci fu' la rivolta degli operai della Fiat in Piazza Statuto in quanto un sindacato aveva firmato da solo il contratto dei metalmeccanici, che era molto penalizzante per i lavoratori, le lotte del 68 e 69 cambiarono un po' le cose all'interno dei luoghi di lavoro. A metà degli anni 70 arriva al comando della Fiat Cesare Romiti che aveva l'obbiettivo di distruggere il movimento sindacale, e vero che nell'80 il sindacato ebbe una dura sconfitta, ma guarite le ferite e ritornato a essere un punto di riferimento importante  per i lavoratori. Oggi al comando della Fiat c'e Marchionne a lui dei contratti non importa nulla, ed il sindacato gli stà stretto.

 
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OBAMA VUOLE USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA CON MISURE CONCRETE, BERLUSCONI FA SOLO ANNUNCI

Post n°12 pubblicato il 26 Marzo 2009 da diogene1_2009
Foto di diogene1_2009

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama sta lavorando sodo per fare uscire dalla crisi economica l'America, mentre Berlusconi dice solo di volere fare uscire l'Italia dalla crisi, qui sta la differenza; mentre il Presidente degli USA sta adottando tutte le misure per evitare il tracollo economico, il Presidente del Consiglio Italiano vuole curare la crisi con annunci clamorosi, e pannicelli caldi, per esempio piano casa, Tremonti bond, e prestiti annunciati alle banche e alle industrie, ma per ora solo annunciati. Le statistiche dicono che quattro famiglie su dieci in Italia non c'è la fanno più ad arrivare a fine mese, l'aumento delle richieste del quinto dello stipendio ha una crescita esponenziale, quindi significa che molte famiglie sono praticamente indebitate, sia con le finanziarie sia con la cessione del quinto dello stipendio. questo significa che molte famiglie si trovano ingabbiate nella rete delle rate non è un gioco di parole ma una triste realtà.

Berlusconi a continua a dire che gli Italiani dovrebbero spendere di più, ma se i soldi non li hanno come fanno a spendere, chi non ha la casa di proprietà ma abita in un alloggio affittato, metà dello stipendio se lo assorbe l' affitto, poi c'è luce gas telefono e con quello che rimane fa la spesa per mangiare rigorosamente al discaunt.  La disoccupazione aumenta insieme alla cassa integrazione e alla mobilità anche perché in questo periodo di crisi ci sono alcune aziende che ne approfittano per  de-localizzare  portando la produzione in quei paesi dove il costo del lavoro è molto basso (paesi dell'est) creando altri licenziamenti, ci  sono le banche che hanno chiuso i rubinetti dei prestiti alle piccole e medie imprese, queste piccole aziende sono quasi al collasso per colpa della politica che stanno facendo le banche, che comunque hanno sempre lavorato e continuano a lavorare con i soldi degli altri difficilmente le banche lavorano con i propri soldi.

Perché non prova Berlusconi a dire ai petrolieri che il petrolio è sceso a cinquanta dollari al barile quindi potrebbero abbassare benissimo il costo dei carburanti visto che molte merci viaggiano su gomma, potrebbero diminuire i costi del trasporto delle merci, ma i petrolieri invece sono velocissimi ad aumentare i carburanti appena il petrolio sale di un dollaro al barile.

Perché non prova Berlusconi a far ripartire l'occupazione cominciando dall'ammodernamento delle infrastrutture strade, autostrade, ferrovie visto che sono malridotte: un esempio per tutti l'autostrada Salerno Reggio Calabria, il Ponte di Messina sarà forse importante ma se le infrastrutture per arrivarci sono fatiscenti è una cattedrale nel deserto.

Perché non prova ha dare un salario ai disoccupati che hanno perso il posto di lavoro, aumentare le pensioni sociali anziché ridurre gli anziani pensionati alla fame, trovare la formula per dare una indennità alle casalinghe visto che lavorano almeno sedici ore al giorno, dato che la maggior parte di quelli che hanno perso il lavoro sono donne, in questo modo anche le famiglie monoreddito potrebbero arrivare quasi alla fine del mese.

Caro presidente Berlusconi le soluzioni per uscire dalla crisi ci sarebbero basterebbe cominciare a fare qualcosa non solo fare annunci su giornali e televisioni, illudendo chi lo ascolta molta gente continua a vivere nella disperazione di tutti i giorni e Lei fa solo annunci di buoni propositi ma di concreto fino a oggi non sta facendo gran che.

 

 
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