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        <title>Deandreando</title>
        <description>La dimensione religiosa nelle canzoni di Fabrizio De Andrč, Ettore Cannas</description>
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        <category>Arte e Cultura</category>
        <category>Libri e Giornali</category>
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            <title>Naguib Mahfouz</title>
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            <description>&lt;p&gt;&lt;img title=&quot;Naguib Mahfouz&quot; src=&quot;http://www.hauspublishing.com/pictures/prod_main61.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;156&quot; height=&quot;234&quot; /&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 17:20:05 +0200</pubDate>
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            <title>Beniamino Cannas al processo Rostagno</title>
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            <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Egregio Direttore (Giornale di Sicilia), con riferimento agli articoli da Voi pubblicati concernenti le deposizioni del &lt;em&gt;testimone&lt;/em&gt; (non imputato) luogotenente Beniamino Cannas, afferenti al processo Rostagno, a firma del giornalista Gianfranco Criscenti,vorrei poter esprimere qualche riflessione. Nel fare ci&amp;ograve;, essendo fratello del sottufficiale in questione, consapevole di poter apparire uno scrivente di parte, voglio preliminarmente circoscrivere il perimetro comunicativo all&amp;rsquo;interno del quale intendo muovermi.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;A prova del fatto che ci&amp;ograve; che scriver&amp;ograve; non sar&amp;agrave; strumentale (n&amp;eacute; a difesa n&amp;eacute; contro qualcuno, semmai, a favore o contro qualcosa), virgoletter&amp;ograve;, omettendo di citare me stesso, ci&amp;ograve; che si trova in un capitoletto dedicato al linguaggio nella duplice polarit&amp;agrave; di parola e scrittura, nel saggio, &lt;em&gt;La dimensione religiosa nelle canzoni di Fabrizio De Andr&amp;eacute;&lt;/em&gt; (Segno, 2006), cos&amp;igrave; da dare la possibilit&amp;agrave; di distinguere i miei pensieri pregressi, virgolettati, da quelli opportunamente formulati, sottolineati.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;ldquo;Ogni atto linguistico ha un duplice e inseparabile aspetto: l&amp;rsquo;esigenza di manifestare un&amp;rsquo;emozione, sentimento, pensiero e la necessit&amp;agrave; di riuscire a farci intendere dal nostro interlocutore. Pu&amp;ograve; succedere allora che parole[&amp;hellip;] che percepiamo come insufficienti, imperfette ad esprimere la realt&amp;agrave; cui si riferiscono&amp;rdquo;, &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;risultino&lt;/span&gt; &amp;ldquo;tuttavia in grado, nell&amp;rsquo;assenza di ponderazione, di emettere categorici giudizi. Si generano, cos&amp;igrave;, classificazioni semplificate, stereotipi, nel tentativo di rendere pi&amp;ugrave; semplici le cose[&amp;hellip;]. Da qui la necessit&amp;agrave; di definire gli usi che facciamo delle parole. R.M.Pirsig, nel suo famoso romanzo, &lt;em&gt;Lo zen e l&amp;rsquo;arte della manutenzione&lt;/em&gt;&amp;hellip; afferma che il giudizio &amp;egrave; minacciato da una trappola, la trappola della logica s&amp;igrave;-no, e Massimo Baldini, in uno studio specifico, compone un elenco costituito da 12 errori da evitare. Anche qui troviamo la grossolana applicazione della logica a due valori che &amp;egrave; come dire se un avvenimento non &amp;egrave; nero allora &amp;egrave; bianco, senza possibilit&amp;agrave; di sfumature. Particolarmente attiva &amp;egrave; la trappola rappresentata dall&amp;rsquo;impropria estrapolazione&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 35.45pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;Dopo questa generale e sintetica premessa sul&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;linguaggio&lt;/span&gt; &amp;ldquo;Vorrei introdurmi alla parola scritta, compiendo una piccola digressione: cosa c&amp;rsquo;&amp;egrave;, da un punto di vista fenomenologico, prima della parola? La risposta immediata &amp;egrave; niente. O, per meglio dire, il silenzio, l&amp;rsquo;assenza del suono, la pagina vuota. Allora il silenzio &amp;egrave; lo scenario a partire dal quale la parola prende forma? Ma cosa vuol dire silenzio? Vi sono culture, filosofie e religioni che vedono il silenzio carico di Altro messaggio, non sinonimo di niente! Dio crea con la parola, essa &amp;egrave; ordinatrice, causa ed effetto&amp;hellip; Il silenzio, come tutta la creazione, &amp;egrave; toccato da quella parola divenendone custode anch&amp;rsquo;esso. La parola degli uomini in quanto espressione di s&amp;eacute; &amp;egrave; imprecisa, precaria, epifania del nostro limite. La parola scritta, all&amp;rsquo;interno di questo quadro, sembra denunciare proprio lo scarto, la minima somiglianza e massima differenza, che intercorre fra le due parole, Divina e umana. Essa tenta di impegnarsi di pi&amp;ugrave;, di penetrare di pi&amp;ugrave;, di immergersi in quel silenzio per riportare in superficie frammenti di verit&amp;agrave; fondale. La parola, se autentica, genuina, se ha consapevolezza di s&amp;eacute;, ha la responsabilit&amp;agrave; di ci&amp;ograve; che produce e delle modificazioni che genera. Cos&amp;igrave; il Silenzio pu&amp;ograve; essere rispettato, profanato o svelato. Scrivere vuol dire essere disposti a riflettere di pi&amp;ugrave;, obbligati ad esprimere con determinazione e chiarezza i propri pensieri, e ci&amp;ograve; comporta una maggiore coscienza di s&amp;eacute; [...]. Secondo Barthes, la scrittura&amp;rdquo; &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;mentre parla dell&amp;rsquo;oggetto,&lt;/span&gt; &amp;ldquo;ci parla del suo autore, &lt;em&gt;dalla parola scritta potrei risalire alla mano, alla nervatura&lt;/em&gt;&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 35.45pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;Stando alle parole di Roland Barthes, mi chiedo e le chiedo, una scrittura insinuante, ammiccante, che suggerisce senza esplicitare, che indica conclusioni senza analisi, che si schiera senza conoscere, di che autore ci parla? Una scrittura che esprime costernazione per qualche avvenimento non ricordato, accaduto pi&amp;ugrave; di vent&amp;rsquo;anni fa, senza spendere una parola sui processi intrinseci della memoria medesima (avrebbe scoperto che di straordinario &amp;egrave; il ricordo e non il suo contrario) pu&amp;ograve; essere ritenuta una scrittura imparziale, obiettiva ed equidistante? La scrittura che ricerca il vero, atto di solenne liturgia, pu&amp;ograve; essere sommaria e approssimativa? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 35.45pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;Personalmente ritengo che l&amp;rsquo;umana e legittima aspirazione di trovare i colpevoli di un delitto, non debba mai cedere alla facile e diabolica deriva di accontentarsi d&amp;rsquo;indicare improbabili corresponsabili. Ringraziandola per il tempo dedicato alla lettura della presente, le auguro buone cose.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 35.45pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;Ettore Cannas&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 24 Apr 2011 20:29:51 +0200</pubDate>
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            <title>AMARE FAVOLE DI MIGRANTI di Enrico Pau  La Nuova Sardegna</title>
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            <description>&lt;p&gt;Amare favole di migranti&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;metadata&quot;&gt;08 febbraio 2011 &amp;mdash;           &amp;nbsp; pagina 34          &amp;nbsp; sezione: Spettacolo&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;strong&gt;CAGLIARI. &lt;/strong&gt; C&amp;rsquo;&amp;egrave; una frontiera che non si attraversa,  perch&amp;eacute; non ci sono strade, barriere,      guardie in divisa che  controllano i documenti. E&amp;rsquo; una frontiera sterminata, liquida, feroce  come a volte &amp;egrave; feroce      il Mediterraneo quando d&amp;rsquo;un tratto cambia  d&amp;rsquo;umore, e le sue onde spazzano tutto, sommergono la speranza e i sogni.       Sotto quella frontiera liquida giacciono i corpi dei tanti  migranti, le cifre parlano di 15566 persone, che hanno percorso      il  deserto fuggendo dalle loro terre, sperando di trovare un mondo  migliore, lavoro e dignit&amp;agrave;, incontrando invece la      morte. Gli altri,  i sopravvissuti, hanno varcato quel confine per vivere clandestini  dentro se stessi, dentro grandi citt&amp;agrave;      europee, in una solitudine  priva di affetti e relazioni, ombre che si affacciano alla nostra vita  ma che non vediamo, ombre      nascoste al giorno.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&amp;laquo;Nascosto al  giorno&amp;raquo; &amp;egrave; il titolo esemplare di un bel romanzo di Ettore Cannas       pubblicato da Tilig&amp;ugrave; e illustrato da Mario Soddu che si presenta domani  alle 18,30 al Man&amp;agrave; Man&amp;agrave; di piazza      Savoia. E&amp;rsquo; un romanzo necessario  perch&amp;eacute; fa quello che pochi romanzi contemporanei sanno fare, racconta un  mondo      sconosciuto, la vita di uno di questi migranti, una di  queste ombre che vengono da lontano, a volte con storie affascinanti       e spesso dolorose, al termine di viaggi che hanno i contorni di un  incubo. Li chiamano esseri umani, ma in realt&amp;agrave; l&amp;rsquo;occidente      ne ha  fatto oggetti, rotelle di una macchina mostruosa e crudele dello  sfruttamento.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;La qualit&amp;agrave; pi&amp;ugrave;      straordinaria e forse unica di  questo romanzo &amp;egrave; tutta nella capacit&amp;agrave; di tenere insieme con coerenza  registri      differenti. La scrittura di Cannas riesce a passare dai  toni della favola a quelli della tragedia per ritornare nel bellissimo       finale alla favola. La favola che ha come sfondo il deserto, un  villaggio remoto del sud del Marocco, abitato da figure di      una  mitologia semplice che popola la sabbia di figure magiche, le streghe, i  misteriosi ginn, e di animali e insetti che a      volte diventano  fantastici. &amp;laquo;Nascosto al giorno&amp;raquo; descrive la vita quotidiana di un  pastorello di capre, la storia      comincia con Kurdin, il  protagonista, bambino. La sua immaginazione &amp;egrave; capace di riempire la  natura di segni che il      ragazzino interpreta come segnali della  presenza di Dio. Un Dio che nella cultura islamica &amp;egrave; lontano e  minaccioso,      ma &amp;egrave; sempre presente dentro la natura, nella sua  vastit&amp;agrave;, nei suoi segnali, e nel suo mistero. Un dio che noi       occidentali violentatori e consumatori degli spazi naturali ormai  abbiamo smarrito e rinnegato per sempre. Kurdin diventa      grande.  Anche lui &amp;egrave; costretto dalla povert&amp;agrave; a lasciare il Marocco, compiendo  quel viaggio che milioni di africani      hanno compiuto e che parte dal  deserto per attraversare un altro deserto, il mare, per arrivare a  quelle citt&amp;agrave; sterminate      e piene di luci, un altro deserto a ben  guardare, e rinchiudersi dentro quelle &amp;ldquo;pareti della solitudine&amp;rdquo; come le       chiamava Tahar Ben Jelloun in un suo bellissimo romanzo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Cannas con singolare maestria riesce a tenere insieme tante      linee  narrative differenti all&amp;rsquo;interno di un romanzo che ha la lucidit&amp;agrave; del  romanzo sociale, la forza del dramma,      ma ha anche la qualit&amp;agrave;  sensuale di una dolcissima storia d&amp;rsquo;amore. Cannas disegna un&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;  dolente      e ha creato un personaggio vero, Kurdin, che ha una voce  epica, alta. Il suo &amp;egrave; una sorta di reportage poetico dentro      la  sofferenza umana, dentro l&amp;rsquo;umiliazione e il degrado che ancora oggi sono  la linfa, amara, delle relazioni fra gli      esseri umani dominate dai  riti spietati di una societ&amp;agrave;, la nostra, che consuma tutto rapidamente.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;Vite nascoste      al giorno che altrimenti rimarrebbero nell&amp;rsquo;ombra,  che nessuno vorrebbe raccontare altrimenti, perch&amp;eacute; non ci riguardano,       sono le vite degli altri, voci che ogni tanto si affacciano alla  nostra di vita con le loro domande che spesso rimangono domande       vuote, dialoghi spezzati, ombre che non hanno corpo. La narrazione &amp;egrave;  asciutta e rapida, a tratti si fa lirica: ha il      calore della sabbia  del deserto, il profumo del vento, i colori del mare, la nostalgia  disperata della propria terra.&lt;br /&gt; - &lt;em class=&quot;author&quot;&gt; Enrico Pau&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 29 Mar 2011 21:20:28 +0200</pubDate>
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            <title>Laos 2003</title>
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            <pubDate>Sun, 16 May 2010 14:56:31 +0200</pubDate>
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            <title>IL CARABINIERE   12-08</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Jul 2009 13:30:00 +0200</pubDate>
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            <title>AVVENIRE Recensione di  A. PEDRINELLI Agorą  24 .5. 2009</title>
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            <pubDate>Thu, 11 Jun 2009 17:57:44 +0200</pubDate>
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            <title>AVVENIRE Recensione di  A. PEDRINELLI</title>
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            <pubDate>Wed, 04 Mar 2009 16:07:13 +0200</pubDate>
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            <title>L'Espresso recensione 2008</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Jan 2009 20:25:34 +0200</pubDate>
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            <title>Il Buscadero 2007, recensione di Guido Giazzi</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Jan 2009 20:23:17 +0200</pubDate>
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            <title>Avvenire 09 04 08, recensione di A. Pedrinelli</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Jan 2009 20:21:40 +0200</pubDate>
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            <title>Il giornale di Sardegna</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Jan 2009 19:45:35 +0200</pubDate>
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            <title>La Stampa recensione 2006</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Jan 2009 19:42:36 +0200</pubDate>
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            <title>La Nuova Sardegna 2006, recensione di Enrico Pau</title>
            <link>http://blog.libero.it/Deandreando/6311367.html</link>
            <description>&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/Deandreando/getmedia.php?%20re.jgmmiJwugJw%7De%7C%60-%3F673113%27%3E9a18%25%3Aaiademo%2FdnpcpgdnealA%3E%2723%27z%05kgonmghom-%3FX&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;</description>
        <category>RECENSIONI</category>
            <pubDate>Thu, 15 Jan 2009 19:41:28 +0200</pubDate>
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            <title>ll cielo di Fabrizio</title>
            <link>http://blog.libero.it/Deandreando/6061736.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Fede e sentimento &lt;br /&gt; religioso del cantautore genovese: un'intervista alla prima &lt;br /&gt; moglie&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Ettore Cannas&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;em&gt;I&lt;/em&gt;&lt;em&gt;l titolo di questa &lt;br /&gt; contaminazione del pensiero che mi accingo a compiere, come fedele &lt;br /&gt; riproposizione dei fatti, dovrebbe essere il seguente: Tano mi ha chiesto &lt;br /&gt; di scrivere qualcosa su Fabrizio De Andr&amp;egrave;. Ma potrebbe ancora continuare &lt;br /&gt; cos&amp;igrave;: mi sono rifiutato pi&amp;ugrave; volte per&amp;ograve;, come in un antico canto popolare, &lt;br /&gt; a reiterati rifiuti reiterati inviti. Non nascondo che la decisione di &lt;br /&gt; scrivere sia stata dettata, almeno in parte, dalla possibilit&amp;agrave; di chiarire &lt;br /&gt; (a Tano) in modo formale, canonico, (lo scrivere pu&amp;ograve; essere talvolta atto &lt;br /&gt; di solenne liturgia) il motivo del mio rifiuto. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cercher&amp;ograve; di essere &lt;br /&gt; breve! Sono d'accordo con le culture, filosofie e religioni che vedono il &lt;br /&gt; silenzio carico di &quot;Altro&quot; messaggio. Altro che sinonimo di niente! Dio &lt;br /&gt; crea con la parola; essa &amp;egrave; ordinatrice, causa ed effetto... il silenzio, &lt;br /&gt; come tutta la creazione, &amp;egrave; toccato da quella parola divenendone custode &lt;br /&gt; (anch'esso). La parola degli uomini, in quanto partecipazione di s&amp;eacute;, &amp;egrave; &lt;br /&gt; imprecisa, precaria, epifania del proprio limite. (Vi risparmio il &lt;br /&gt; discorsetto sulla Grazia, restiamo sul piano umano-naturale).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La parola &lt;br /&gt; scritta, all'interno di questo quadro, sembra denunciare proprio lo &lt;br /&gt; scarto, la &quot;minima somiglianza e massima differenza&quot; tra le due parole &lt;br /&gt; (Divina e umana). Essa tenta di impegnarsi di pi&amp;ugrave;, di penetrare di pi&amp;ugrave;, di &lt;br /&gt; immergersi in quel silenzio per riportare in superficie frammenti di &lt;br /&gt; fondale Verit&amp;agrave;. La parola se autentica, genuina, se ha consapevolezza di &lt;br /&gt; s&amp;eacute;, ha la responsabilit&amp;agrave; di ci&amp;ograve; che produce e delle modificazioni che &lt;br /&gt; genera. Cos&amp;igrave; il silenzio pu&amp;ograve; essere rispettato o offeso, profanato o &lt;br /&gt; svelato. Ora, non avendo nell'immediato cose importanti da dire, e non &lt;br /&gt; volendo impegnarmi pi&amp;ugrave; di tanto nell'ascolto di quel silenzio dal quale le &lt;br /&gt; parole (se sono vere) provengono, avevo detto: &quot;No!&quot; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma... &quot; l'amore &lt;br /&gt; ha l'amore come solo argomento&quot;, misteriosa propensione dell'uomo ad &lt;br /&gt; affezionarsi e legarsi con tutto ci&amp;ograve; e con chi ha toccato il nostro cuore. &lt;br /&gt; Questa misteriosa propensione ha costituito uno dei motivi che mi hanno &lt;br /&gt; indotto a scegliere quale argomento della mia tesi, (in teologia) &quot;La &lt;br /&gt; ricerca di Fede, il senso religioso, in Fabrizio De Andr&amp;egrave;&quot;. Sono sicuro &lt;br /&gt; che &amp;egrave; per la stessa misteriosa propensione che Tano mi ha chiesto di &lt;br /&gt; anticipare qualcosa del mio lavoro. Tuttavia, l'unico stralcio che ritengo &lt;br /&gt; si possa anticipare in quanto leggero e immediato ma soprattutto perch&amp;eacute; &lt;br /&gt; isolabile dal contesto, in quanto organicamente autonomo, &amp;egrave; la breve &lt;br /&gt; chiacchierata che ho fatto con la Signora Enrica Rignon, prima moglie di &lt;br /&gt; Fabrizio De Andr&amp;egrave;.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mi scusi, io telefono[...] avrei &lt;br /&gt; preparato una sorta d'intervista, alcune domande.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&quot;No guardi... &lt;br /&gt; un'intervista! Non ho grandi rivelazioni da fare. Tutto quello che posso &lt;br /&gt; dire, di Fabrizio, &amp;egrave; ci&amp;ograve; che lui mi diceva&quot;. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Inizia a parlare &lt;br /&gt; ed io non la interrompo. Mi pare di cogliere un certo suo disagio alle &lt;br /&gt; domande come se queste avessero potuto condurla su un altro campo. Un &lt;br /&gt; campo diviso da un filo invisibile, impalpabile confine, aldil&amp;agrave; del quale &lt;br /&gt; non &amp;egrave; lecito sporgersi. Aldil&amp;agrave; del quale, forse, non &amp;egrave; rispettoso o &amp;egrave; &lt;br /&gt; perfino arbitrario rispondere su questioni che non riguardano direttamente &lt;br /&gt; le nostre persone.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&quot;Dovrebbe rispondere lui alle sue domande&quot; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma erano domande che avrei voluto fare a lei non a lui. &lt;br /&gt; (Tace).&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&quot;Con Fabrizio parlavamo di religione, di Dio quando eravamo &lt;br /&gt; ragazzi e non era ateo. Noi ci siamo sposati in chiesa e nostro figlio &amp;egrave; &lt;br /&gt; stato battezzato. Se fosse stato ateo, lui avrebbe rifiutato tutto &lt;br /&gt; questo&quot;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ho letto sul Corriere della sera una sua intervista &lt;br /&gt; sull'argomento: ho avuto l'impressione che alcune necessarie premesse, &lt;br /&gt; forse per la necessaria brevit&amp;agrave; della sintesi giornalistica, fossero &lt;br /&gt; sacrificate.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&quot;Ho deciso io di rilasciare quell'intervista. Dicevano &lt;br /&gt; che Fabrizio era ateo e quindi non capivano la decisione di celebrare la &lt;br /&gt; funzione in chiesa. Allora mi sono arrabbiata e ho deciso di parlare. &lt;br /&gt; Fabrizio non era ateo. Era piuttosto allergico al potere costituito, ma a &lt;br /&gt; tutti i poteri... Ma quello che posso dire io lo dicono gi&amp;agrave; le sue &lt;br /&gt; canzoni: Si chiamava Ges&amp;ugrave;, Pregiera in gennaio, La ballata del Mich&amp;egrave; - sa &lt;br /&gt; perch&amp;eacute; l'ha scritta? l'ha scritta per un suo amico suicida, che non era &lt;br /&gt; stato ammesso alla celebrazione in chiesa. Privato dei sacramenti. Questo &lt;br /&gt; aveva fatto soffrire moltissimo Fabrizio. Lui diceva:- S&amp;igrave;, il suicidio &amp;egrave; &lt;br /&gt; sbagliato, perch&amp;eacute; la vita &amp;egrave; un bene prezioso, ma voi che fate, lo &lt;br /&gt; rifiutate? non lo ammettete in chiesa?. Se fosse stato ateo, non sarebbe &lt;br /&gt; rimasto cos&amp;igrave; male. Non si sarebbe posto tutte queste domande.Poi ci siamo &lt;br /&gt; lasciati, ma ci siamo voluti sempre un bene enorme, per&amp;ograve; non so quale sia &lt;br /&gt; stata l'evoluzione del suo pensiero. Si! Era polemico con l'istituzione, &lt;br /&gt; forse un po' per le sue esperienze... (lascia cadere) ma c'erano delle &lt;br /&gt; persone (rappresentanti di quell'istituzione?) che lui stimava. Ogni tanto &lt;br /&gt; andava a parlare con uno... Certo per lui Cristo era un uomo, non diceva &lt;br /&gt; ch'era Dio ma che successivamente era divenuto Dio... Ecco, questo &amp;egrave; tutto &lt;br /&gt; quello che posso dire, le domande le avrebbe dovute rivolgere a &lt;br /&gt; lui.&quot;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Secondo me, ed &amp;egrave; una delle premesse della mia ricerca, spesso &lt;br /&gt; si usa impropriamente l'espressione ateismo, e di conseguenza erroneamente &lt;br /&gt; si definisce qualcuno ateo: ateo non &amp;egrave; affatto chi, come Fabrizio De Andr&amp;egrave;, &amp;egrave; critico verso l'istituzione e sensibile alla ricerca di un'altro &lt;br /&gt; linguaggio religioso...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&quot;Magari lei ha una grande fede. Anche a me &lt;br /&gt; piacerebbe avere una grande fede, invece ho dei dubbi! Ma non mi sento per &lt;br /&gt; questo atea. Come me, Fabrizio non riusciva a dare delle risposte &lt;br /&gt; assolute, per&amp;ograve; non credo che questo voglia dire essere atei. Per me &lt;br /&gt; l'ateismo &amp;egrave; un'altra cosa, &amp;egrave; uno che non si &amp;egrave; mai posto il problema di Do, &lt;br /&gt; e di conseguenza si comporta in un certo modo. Fabrizio era di una &lt;br /&gt; grandissima generosit&amp;agrave;. Mi dispiace non poterla aiutare di pi&amp;ugrave;. Ma lei, &lt;br /&gt; sono sicura, ha capito.&quot; &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vorrei chiudere questa mia incursione &lt;br /&gt; ritornando alla misteriosa propensione, all'amore, che ha l'amore come &lt;br /&gt; solo argomento, e vorrei farlo con una domanda. Mi sono chiesto: cos'&amp;egrave; che &lt;br /&gt; mi ha fatto amare, ci ha fatto amare, quella persona? Quella voce? &lt;br /&gt; Parafrasando un'affermazione di Wittgenstein, di De Andr&amp;egrave; credo si possa &lt;br /&gt; affermare che l'interesse per ci&amp;ograve; che dice apra ad un interesse maggiore &lt;br /&gt; costituito dalla voce, dal come lo dice, che &amp;egrave; poi tutto ci&amp;ograve; he non &lt;br /&gt; dice... Noi cosa abbiamo colto di quel silenzio?&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 08 Dec 2008 17:23:12 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/Deandreando/6061736.html</guid>
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            <title>il vento degli ultimi</title>
            <link>http://blog.libero.it/Deandreando/6061682.html</link>
            <description>&lt;p&gt;di Ettore Cannas&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;L'undici gennaio del 1999 era una giornata di vento. Di quei venti, che se non li conosci, non vale la pena parlarne.&lt;br /&gt;La voce alla radio mi da un pugno allo stomaco. Scatta il verde, e da dietro &amp;egrave; un coro di clacson... &lt;em&gt;non sanno di essere vento&lt;/em&gt;? Un uomo si avvicina al finestrino della mia auto, vuol vendermi la sua mercanzia: alberelli profumati, calze, fazzolettini... &quot;Di dove sei?&quot; domando con un groppo alla gola. &quot;Serbo&quot;, risponde guardandomi. Khorakhan&amp;egrave;, penso inforcando gli occhiali da sole.&lt;br /&gt;Qualche anno dopo, imbarcatomi nell'avventura di studiare i testi di De Andr&amp;egrave;, per quelle strane e misteriose associazioni della mente, ho rivisto quel volto, fra le pieghe dei miei pensieri e le parole della canzone. . .&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Khorakhan&amp;egrave;&lt;/em&gt; (traduzione: A forza di essere vento)&lt;br /&gt;Il titolo ci fornisce precise indicazioni, in grado di orientarci, sulla chiave d'interpretazione d'adottare. &lt;em&gt;Khorakhan&amp;eacute;&lt;/em&gt; &amp;egrave;, nello specifico, il nome di una trib&amp;ugrave; Rom di provenienza serbo-montenegrina.&lt;br /&gt;&quot;Il cuore rallenta la testa cammina / in quel pozzo di piscio e cemento / a quel campo strappato dal vento / a forza di essere vento / porto il nome di tutti i battesimi&quot; .&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ruah&lt;/em&gt; in ebraico (&lt;em&gt;pneuma&lt;/em&gt; in greco), pu&amp;ograve; indicare sia lo spirito, soffio vitale: &quot;Soffi&amp;ograve; nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente&quot; (Gen 2,7 b), che il vento. &lt;em&gt;Lo spirito di Dio&lt;/em&gt;, la Bibbia di Gerusalemme traduce vento di Dio, aleggiava sulle acque (cfr Gen 1,2b). &lt;br /&gt;Quest'ultimo, nel mistero della propria origine (da dove viene il vento? dove va?), diviene il simbolo, l'immagine del Mysterion, dal quale tutte le cose provengono. Si sentono gli effetti della presenza di Dio, pur non potendone contemplare l'essenza, come il sibilo del vento. De Andr&amp;egrave;, almeno stando al testo, sembra conoscere e giocare con il duplice significato del termine in questione. Cos&amp;igrave;, analogamente a quel che accade a Mos&amp;egrave; (Es 33,23b) al quale &amp;egrave; concesso, il testo non lo dice ma dal contesto si pu&amp;ograve; supporre che ci&amp;ograve; sia accaduto per un breve lasso di tempo, di vedere le spalle di Jhwh, Maria, solo per un momento potr&amp;agrave; vedere il colore del vento (&lt;em&gt;Il sogno di Maria&lt;/em&gt; in La buona novella). Qui il vento, alito creativo, misteriosa e inarrestabile forza che tutto muove e trascina... &amp;egrave;, nel suo significato orizzontale, libert&amp;agrave; di movimento ed erranza, superamento di limiti ma anche assenza di quiete e di dimora. Energia (rovinosa?) che plasticamente esprime la precariet&amp;agrave; della vita.&lt;br /&gt;Ma &amp;egrave; proprio nel riconoscimento, immersione e assunzione, di tale precariet&amp;agrave; che l'uomo riconosce il suo simile. Egli &amp;egrave; un viaggiatore, per definizione, quindi, senza posto, itinerante. Nomade in questo limitato luogo, senza casa, perch&amp;eacute; altrove sa di avere una casa.&lt;br /&gt;&quot;. ..qualche rom si &amp;egrave; fermato italiano&quot;: questa condizione propria degli zingari, di questi parla la canzone, permette loro di &quot;saper leggere il libro del mondo&quot;. Saper leggere significa risalire dalla scrittura al suo autore, saper distinguere l'essenziale dal marginale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit&amp;agrave; (Rom 1,20). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avviene in questo modo il riscatto degli emarginati. &quot;...finch&amp;eacute; un uomo ti incontra e non si riconosce / e ogni terra si accende e si arrende la pace&quot; . Il non riconoscimento del nomade, del rom, qui non &amp;egrave; semplicemente rifiuto o legittima non condivisione di uno stile di vita, ma incapacit&amp;agrave; a comprendere la sua simbolica antropologia. Come se si fosse sopra un piano inclinato, dal misconoscimento o rifiuto di una determinata concezione di vita, si passa al disconoscimento dell'uomo, dell'esistente, del valore assoluto che &amp;egrave; la vita. Quando ci&amp;ograve; accade, l'odio vince l'amore e la pace &amp;egrave; sconfitta e cos&amp;igrave; &quot;i soldati prendevano tutti / e tutti buttavano via&quot;. Con altre parole viene ancora una volta ricordato, bench&amp;eacute; ne manchi un esplicito contatto, il messaggio evangelico dell'amore.&lt;br /&gt;&quot;. ..anche oggi si va a caritare / e se questo vuol dire rubare / questo filo di pane tra miseria e sfortuna [...] lo pu&amp;ograve; dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca / il punto di vista di Dio&quot;. Infine, in una vertigine di megalomania (a giustificazione dell'indice puntato sulle diversit&amp;agrave;), questi altri, i sedentari, come novelli profeti esprimono giudizi di condanna sicuri di saper tradurre il pensiero di Dio.&lt;br /&gt;&quot;Chi fa la carit&amp;agrave; al povero fa un prestito al signore che gli ripagher&amp;agrave; la buona azione&quot; (Pr 19,17).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che un breve cenno sul pensiero del nostro Autore, sulla marginalit&amp;agrave;, non possa non attraversare quella via che a percorrerla &lt;em&gt;ti sembra di andar lontano...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Via del Campo&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior / dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior&quot;.&lt;br /&gt;Pi&amp;ugrave; indelebile dei moderni evidenziatori questa duplice ripetizione, nello stile vicina ai &lt;em&gt;mashal&lt;/em&gt; biblici, vuol marcare incidere e sottolineare, affinch&amp;eacute; non venga mai rimossa dalle nostre menti, una problematica certamente centrale negli scritti dell'autore. Invitati a guardare da una prospettiva ribaltata, che fa dei diamanti-preziosi oggetti inutili e del letame-scarto la condizione favorevole alla vita (dei fiori), questi versi conclusivi, attraverso un'immagine immediata, condensano uno dei fili conduttori del messaggio neotestamentario.&lt;br /&gt;Ancor pi&amp;ugrave; che singoli richiami o contatti &amp;egrave; qui sintetizzata la logica Evangelica che vede negli afflitti, sofferenti, ultimi, (a prescindere dalla loro appartenenza di classe) interlocutori di particolare riguardo. I possibili riferimenti biblici, vetero e neo testamentari, incentrati sul tema in questione, sono tanti e tali da rendere difficoltosa una loro scelta. Nella difficolt&amp;agrave;, allora, pi&amp;ugrave; che Jawhe attento agli &lt;em&gt;anawim&lt;/em&gt;, o Ges&amp;ugrave; alle prostitute, pubblicani, lebbrosi, (impuri) indemoniati, ladri... qualche citazione su Ges&amp;ugrave;-ultimo: &quot;diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia&quot; (Lc 2,7a); &quot;Natana&amp;egrave;le esclam&amp;ograve;: Da Nazaret pu&amp;ograve; mai venire qualcosa di buono?&quot; (Gv 1,46).&lt;br /&gt;Il senso di ci&amp;ograve; viene ripreso e parafrasato dal poeta libanese Kahlil Gibran: &quot;E inoltre proveniva da Nazareth, citt&amp;agrave; maledetta dai nostri profeti, letamaio dei Gentili, da cui non uscir&amp;agrave; mai nulla di buono&quot;. Il ribaltamento del senso comune diventa paradosso: da ci&amp;ograve; che si riteneva non potesse nascere nulla di buono nasce la salvezza. &quot;La pietra che i costruttori hanno scartata &amp;egrave; diventata testata d'angolo; dal Signore &amp;egrave; stato fatto questo ed &amp;egrave; mirabile agli occhi nostri?&quot; (Mt 21,42; Sal 118, 22-23 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proviamo adesso a formulare qualche considerazione, a ripercorrere, con rinnovato senso critico derivante dalla conoscenza e valutazione degli elementi fin qui trattati, l'impervia strada che dalle parole scritte si pensa, e si spera, si possa risalire alla mano, al suo movimento essenziale-esistenziale, attraverso il quale il cuore, di cui &lt;em&gt;detti&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;fatti&lt;/em&gt; sono emanazione, cerca di esprimersi.&lt;br /&gt;Attraverso un accostamento &quot;blasfemo&quot; &amp;egrave; possibile apprezzare che il tema della marginalit&amp;agrave; &amp;egrave; il filo rosso dell'opera deandreiana...&lt;br /&gt;1) Nell'insegnamento sul puro ed impuro si afferma che &quot;Ci&amp;ograve; che esce dall'uomo [...] contamina l'uomo&quot; poich&amp;eacute; &quot;dal cuore dell'uomo escono le cattive intenzioni&quot; (Mc 7,20-21). L'accento &amp;egrave; palesemente posto sul cuore dell'uomo.&lt;br /&gt;2) &quot;E diceva loro:- il sabato &amp;egrave; stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!&quot; (Mc 2,27). Viene affermato, ricordato, il rapporto privilegiato che Dio ha con l'uomo motivo e fine della creazione.&lt;br /&gt;3) Infine un breve dialogo si pone come parafrasi di una sorta di fotografia nella quale Ges&amp;ugrave; &amp;egrave; immortalato a pasto con dei peccatori:&lt;br /&gt;&quot;- come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori? - Avendo udito questo, Ges&amp;ugrave; disse loro: - Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori-&quot; (Mc 2,16b-17).&lt;br /&gt;La risposta di Ges&amp;ugrave;, sintetizzando i due passi precedenti, mentre ricorda la centralit&amp;agrave; dell'uomo (e del suo cuore pi&amp;ugrave; dei precetti), referente privilegiato dell'amore di Dio, manifesta la sua particolare e amorevole attenzione verso i bisognosi, i malati, le pecore smarrite. &amp;Egrave; evidente che Ges&amp;ugrave; con i peccatori, attraverso la condivisione del pasto, celebra la liturgia della conversione del loro cuore.&lt;br /&gt;Ora, omettendo di citare specifici testi, poich&amp;eacute; ci&amp;ograve; comporterebbe il rischio di dover riferire se non le parole sicuramente il senso della maggior parte delle canzoni, si impone all'evidenza che l'aspetto fondamentale della fede religiosa di Fabrizio De Andr&amp;egrave; si sviluppa, aldil&amp;agrave; di una mirata, puntiforme e consapevole, riflessione attraverso il triplice movimento schematizzato. Di esso volendo essere telegrafici ne stilizziamo i passaggi:&lt;br /&gt;1) La persona, nella sua integralit&amp;agrave;, &amp;egrave; posta (da Dio? Non dimentichiamo che De Andr&amp;egrave; ammettendo per s&amp;eacute;, in modo esplicito e per iscritto, la virt&amp;ugrave; della Speranza, riconferma e convalida con un'attestazione extra opera quanto emerge nella stessa) al centro del creato.&lt;br /&gt;2) Egli deve essere, perci&amp;ograve;, ragione e misura del nostro agire.&lt;br /&gt;3) Ne consegue che le &lt;em&gt;Bocche di rosa&lt;/em&gt;, i perdenti e reietti, ovverosia l'umanit&amp;agrave; rappresentata dal Cantautore, diventa, cos&amp;igrave; come avviene (dando come scontate le debite distanze e differenze) per i pubblicani e i peccatori, &lt;em&gt;l'altro tempio&lt;/em&gt; nel quale e con il quale celebrare la liturgia del comandamento nuovo: &quot;che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati&quot; (Gv 15,12).&lt;br /&gt;A conclusione di questo nostro viaggio, tentativo di comprendere, fra parole e silenzi, il pensiero religioso del nostro autore, riteniamo di poter affermare che la novit&amp;agrave; del linguaggio religioso deandreiano &amp;egrave; rappresentato dal proposito di pervenire all'originariet&amp;agrave;-essenzialit&amp;agrave; del messaggio evangelico. Cos&amp;igrave;, paradossalmente, per De Andr&amp;egrave; stare &lt;em&gt;ereticamente&lt;/em&gt; fuori (dai sistemi) costituisce sia una sorta di naturale propensione, sia una scelta operativa tale da tentare, sperare, di essere autenticamente dentro. Dentro il messaggio primigenio e genuino, per quanto semplif&amp;igrave;cato e stilizzato, del Cristo; dove, tuttavia, il messaggio centrale &amp;egrave; opzione e attenzione a favore dei &lt;em&gt;Christi...&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 08 Dec 2008 17:16:02 +0200</pubDate>
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