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NOVITA' DA GOBEKLI TEPE

Post n°1395 pubblicato il 26 Aprile 2017 da diegobaratono

DA: "ansa.it"

Una cometa colpì Terra 13.000 
anni fa, lo conferma una stele
Decimati uomini e animali, 
innescata una mini-era glaciale
Redazione ANSA  24 aprile 201718:02

ANSA/Ansa 


Tredicimila anni fa i frammenti di 

una cometa colpirono la Terra 

causando un vero e proprio 

cataclisma che provocò la perdita 

di molte vite umane, determinò 

la scomparsa di grandi specie 

animali e diede inizio ad una 

mini era glaciale lunga più 

di un millennio. A confermarlo 

sarebbero le incisioni dell'antica 

'stele dell'avvoltoio' conservata 

nel Sud della Turchia, nel sito 

archeologico di Gobekli Tepe, 

che probabilmente era proprio 

un antichissimo osservatorio 

astronomico per lo studio di 

comete e meteore. A dare questa

interpretazione sono i 

ricercatori dell'università scozzese di 

Edimburgo, nell'articolo 

pubblicato sulla rivista 

Mediterranean Archaeology and 

Archaeometry.

La stele riporta incise delle 

figure animali che secondo 

gli esperti potrebbero essere 

interpretate come simboli 

astronomici: grazie ad un 

software speciale, si è infatti 

scoperto che la loro posizione 

reciproca ricalca esattamente 

quella delle stelle che illuminavano 

la volta celeste nel 10.950 a.C.. 

Una data non casuale, che 

corrisponde a quella di un 

importante evento 'registrato' 

nei ghiacci della Groenlandia e

 probabilmente provocato 

dalla rottura di una cometa

 gigante all'interno del Sistema 

solare.

La stele dell'avvoltoio 

potrebbe essere intesa dunque 

come un libro di storia ante litteram, 

in cui vennero riportati gli effetti

 catastrofici dell'impatto: 

la figura umana decapitata 

presente nei bassorilievi, 

in particolare, potrebbe 

indicare l'enorme perdita di 

vite conseguente all'evento.

Per millenni queste incisioni vennero 

conservate con cura e tenute 

in grande considerazione dagli 

abitanti della regione: anche questo 

potrebbe indicare che 

narravano qualcosa di molto 

importante di cui non si 

voleva perdere memoria. 

Altri simboli scolpiti sulla pietra 

sembrano indicare che in 

quell'epoca remota si registrò 

anche un cambiamento 

dell'inclinazione dell'asse 

di rotazione della Terra e 

che Gobekli Tepe era un 

osservatorio per comete e meteore.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 
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POSSIBILE?

Post n°1394 pubblicato il 20 Aprile 2017 da diegobaratono

DA: "lastampa.it"


Civiltà aliena sta schermando una stella per succhiarne energia?


Occhi puntati su una stella che gli astronomi chiamano KIC 8462852.

Per coglierne minime oscillazioni luminose la scrutano dallo spazio satelliti cacciatori di esopianeti come “Kepler” della Nasa e telescopi al suolo che guardano il cielo in luce visibile e nell’infrarosso. KIC 8462852 è anche tra iprimi enigmi in lista di attesa dei futuri telescopi spaziali “James Webb”, il successore di “Hubble”, e TESS (successore di “Kepler”). Noi, che abbiamo una memoria allergica alle targhe, la chiameremo “stella di Dyson”. Altri, con la stessa allergia, la chiamano “Tabby’s Star” in quanto Tabby è uno dei primi astronomi che l’hanno studiata. Il primo nome mi sembra preferibile al secondo per un buon motivo. Venerando (93 anni) ed eminente fisico teorico, Freeman Dyson da sempre è convinto che esista vita intelligente extraterrestre. Poiché è capace di coraggiosa fantasia, Dyson ha provato a immaginare il comportamento di una civiltà aliena molto avanzata. Ne concluse che questa civiltà, essendo improbabile la migrazione da un sistema stellare a un altro, prima o poi si sarebbe scontrata con una grave crisi energetica e l’avrebbe risolta cercando di catturare tutta o quasi l’energia della sua stella avvolgendola con sottilissime pellicole riflettenti. Completata l’impresa, l’intero sistema planetario si sarebbe trovato confinato in una sfera di specchi – la cosiddetta“sfera di Dyson” – e la stella ad osservatori esterni sarebbe sembrata affievolirsi fino quasi a spegnersi.  Bene:KIC 8462852 mostra variazioni di luminosità capricciose ma sempre al ribasso,come se gli abitanti di un suo pianeta stessero costruendole intorno una “sferadi Dyson”. La luce che ci arriva diminuisce dello 0,34 per cento all’anno, nei quattro anni di osservazioni di “Kepler” ha perso il 2-3 per cento e nell’ultimo secolo il 19%.  Della “stella di Dyson” si è occupato nel 2015 e nel 2016 l’autorevole “Astrophysical Journal” e ora gli astronomi sono in attesa spasmodica di nuovi dati. Così unastella anonima di magnitudine 12, a 1480 anni luce da noi nella costellazione del Cigno, un po’ più grande e massiccia del Sole ma meno brillante, di colore bianco-giallo, è diventata famosa. I ricercatori del programma SETI, Search for Extra Terrestrial Intelligence, la stanno studiando amorevolmente. Nei dintorni c’è una stella nana rossa: il pianeta sede della civiltà che sta realizzando la“sfera di Dyson” potrebbe anche essere suo. Se trovassimo davvero una civiltà extraterrestre, sarebbe la più grande scoperta di tutti i tempi. E’ probabile, per una logica di tipo statistico e per il “principio copernicano” (nessuno è speciale) che ciò accadrà. Ma non domani mattina. Se ci vorranno decenni, secoli o millenni, oggi non è dato sapere. Il miglior modo per non provare disillusioni è non illudersi. Intanto, aspettando il grande giorno, è bene leggere “Alieni. C’è qualcuno là fuori?”, una raccolta di 19 saggi sulla ricerca di vita nell’universo curata da Jim Al-Khalili (foto) e pubblicata da Bollati Boringhieri (140 pagine, 22 euro). E’ un libro pieno di informazioni curiose e ragionamenti seduttivi. La regola è: non essere provinciali nell’immaginare i pianeti di altre stelle e i loro eventuali abitanti. Anil Seth, docente di neuroscienze cognitive alla University of Sussex, pensa che gli extraterrestri potrebbero somigliare a polpi come l’Octopus vulgaris: basterebbero alcuni passi nel giusto verso dell’evoluzione e questo mollusco cefalopode potrebbe diventare un alieno geniale.  L’Octopus ha otto arti prensili dotati di ventose. Meglio di due mani con pollice contrapposto. Ha tre cuori. Meglio di uno solo, che se si ferma addio. Vive fino a 200 metri di profondità. Ha occhi che se la cavano bene con pochissima luce e “vede” anche con la pelle, che lo mimetizza prendendo il colore dell’ambiente. Si difende sparando un inchiostro che spiazza l’avversario più dei lacrimogeni lanciati dalla polizia. Ha mezzo miliardo di neuroni, sei volte più di un topo. D’accordo, noi ne abbiamo 90 miliardi, 180 volte di più. Ma il polpo ha un cervello distribuito in gran parte del corpo: i suoi 8 tentacoli sono arti intelligenti, semiautonomi, agiscono quasi come animali indipendenti. Con il suo cervello diffuso, il polpo sa scovare oggetti nascosti, utilizza oggetti naturali come strumenti, impara per imitazione da altri polpi come risolvere problemi. Nelle ventose ha l’organo del gusto, un modo per assaggiare la preda già mentre la cattura. Forse possiede persino una vaga consapevolezzadi sé in quanto l’intelligenza diffusa permette a ogni tentacolo di “guardare” dall’esterno l’azione degli altri tentacoli. Il suo genoma – ha scritto su “Nature” il neurobiologo Roderik Clifton – è così strano che sembra fatto conun DNA alieno. Non intelligenti e tuttavia formidabili nella capacità di sopravvivenza sono i batteri estremofili, indifferenti al caldo al freddo, all’acido e al salato, al secco e all’umido, alle radiazioni e alla mancanza di ossigeno. Sono probabilmente la forma di vita più diffusa sulla Terra, eppure ne sappiamo pochissimo. Paul Davis, fisico e cosmologo dell’Università dell’Arizona, vede in essi i migliori candidati al titolo di creatura aliena, forse anche capace di viaggiare a bordo di meteoriti.  Rimane il fatto imbarazzante che ancora non sappiamo come sia comparsa la vita sulla Terra, figuriamoci su altri pianeti. Una nuova linea di ricerca punta sulla meccanica quantistica: la vita è chimica, ma sotto la chimica c’è la fisica e il livello più profondo della fisica è quantizzato. E’ così che dobbiamo rivisitare la vecchia idea del“brodo primordiale” sostiene Johnjoe McFadden, professore di genetica molecolare alla University of Surrey. LUCA, che non è l’evangelista ma la sigla di Last Universal Common Ancestor, ultimo antenato universale comune, sarebbe uscito da un tiepido bagno quantico, levatrice l’indeterminazione del principio di Heisenberg. La sfida più importante lanciata dalla ricerca di esseri extraterrestri è alla nostra fantasia. Dobbiamo sforzarci di non essere provinciali nel concepire la vita e domandarci prima di tutto che cosa stiamo veramente cercando. Molti pensano che sia un errore andare a caccia di qualcosa di “vivente” nel senso tradizionale: la vita biologica è fragile, una vita biologica evoluta dovrebbe dare origine a macchine autoriproducentesi, e sono queste macchine che dovremmo immaginare come nostri interlocutori. Altri ancora pensano che una vita evoluta non abbia interesse alla comunicazione con altre creature, o che saggiamente non voglia entrare in contatto per evitare di disturbarne la nicchia ecologica. Alla Nasa e nella redazione di “Science” sono meno prudenti. E’ almeno dal 2005 che si parla dei geyser di Enceladus, satellite di Saturno, di un suo ipotetico oceano sub-glaciale e, con un salto ardito, di eventuali forme di vita nell’ambiente marino dove una temperatura moderata potrebbe creare condizioni adatte alla loro comparsa. Crepe nello strato ghiacciato con fuoriuscita di vapori e gas (foto) osservate nell’ottobre 2015 dalla sonda Nasa-Esa “Cassini”, hanno rinforzato queste supposizioni. E l’ultimo numero di “Science” ha pubblicato un articolo di Hunter Waite e colleghi che annuncia la scoperta di idrogeno molecolare, una “firma” della presenza di acqua e di processi idrotermali. Questi processi sarebbero una potenziale fonte di energia per organismi simili a quelli scoperti nelle “fumarole” degli abissi terrestri, dove si è sviluppata una vita che trae energia dalla scissione di composti dello zolfo. L’osservazione delle molecole di idrogeno è stata possibile grazie al Neutral Mass Spectrometer a bordo di “Cassini”, che ha analizzato i gas contenuti nei pennacchi dei geyser. L’abbondanza dell’idrogeno, relativamente alta, favorisce la formazione di metano a partire dall’anidride carbonica disciolta nel presunto oceano di Enceladus. Il quale, scoperto da William Herschel nel 1789, tra 67 satelliti di Saturno è il sesto per dimensioni, ha un diametro di 500 chilometri e una temperatura di -200 °C, e ora spicca sulle prime pagine dei giornali come un Eldorado della vita. Sempre alla spasmodica ricerca di visibilità, la Nasa ha dato ampio rilievo alla (ri)scoperta dell’acqua tiepida su Encelado, suffragata dall’osservazione dell’idrogeno molecolare. Quotidiani e tv di tutto il mondo,manco a dirlo, si sono accodati, anche mobilitando firme scientifiche importanti. Dalla fantascienza alla scienza fantasiosa il passo è stato breve. Torniamo al libro curato da Al-Khailili. Nel 1961 il radioastronomo Frank Drake ideò una formula per calcolare un numero di civiltà aliene ragionevolmente attendibile.La debolezza della formula era che alcuni suoi parametri all’epoca erano ignoti. Non si sapeva, per esempio, quanto frequenti fossero i sistemi planetari né quanto potesse durare una civiltà evoluta. Oggi è certo che i pianeti sovrabbondano: sono miliardi. Resta ignota la durata di una civiltà biologica, ma si ritiene che talvolta dovrebbe sviluppare macchine intelligenti senza limiti di età. Il nuovo passo è l’”equazione di Seager”. Sara Seager è astrofisica e planetologa, insegna al MIT e la rivista “Time” l’ha inserita tra le 25 persone più influenti nelle scienze dello spazio. Per non cercare a caso– ragiona la Seager – sarebbe utile stimare il numero di pianeti con segni di vita rilevabili nella loro atmosfera sotto forma di gas di origine certamente biologica con i futuri telescopi orbitanti “James Webb” (JWST) e “TESS”. Al termine di calcoli minuziosi, nel saggio scritto per il libro “Alieni” Sara Seager conclude: “il numero di pianeti in possesso di segni rilevabili dellavita è: N = 4 x 0,5 x 0,5 = 1. Il TESS e il JWST potrebbero consentirci di rilevare la presenza di ‘una’ forma di vita, quella presente nel nostro minuscolo angolino della Via Lattea. E’ il mio modo per dire che dovremmo essere molto fortunati per osservare delle biofirme sotto forma di gas nel decennio a venire.” Purché quella unica forma di vita calcolata da Sara Seager non sia quella che già conosciamo fin troppo bene.

 
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INCONTRIAMOCI A PISA

Post n°1389 pubblicato il 12 Aprile 2017 da diegobaratono

DA: "djedmedu.wordpress.com"


“Egitto e Vicino Oriente Antichi. Tra passato e futuro”: gli orientalisti italiani s’incontrano a Pisa

prova sito

.

All’ombra della Torre pendente, si prospetta un evento da non perdere. A Pisa (Polo Carmignani, Aula 2 – Piazza dei Cavalieri 8), il 5 e 6 giugno, si riuniranno tutti i principali studiosi italiani della macroarea dell’Egitto e del Vicino Oriente antichi per discutere del passato e, soprattutto, del futuro dell’Orientalistica del nostro Paese. In un ambito che, per divisioni geografiche e cronologiche, comprende mondi spesso molto distanti, si è finalmente capito l’importanza del dialogo e della condivisione delle esperienze per arrivare a scopi comuni e a un miglioramento della ricerca. Tutto questo grazie alla spinta catalizzatrice del Comitato organizzativo (Prof. Marilina Betrò, Dr. Gianluca Miniaci, Prof. Stefano De Martino, Prof. Frances Pinnock) e dell’Università di Pisa, ateneo dalle gloriose tradizioni nel settore (solo per fare un esempio – per niente casuale! – proprio qui, nel 1826, fu istituita la prima cattedra di Egittologia al mondo con Ippolito Rosellini).

Tra l’apertura di Edda Bresciani e Paolo Matthiae e la chiusura di Mario Liverani (immagino siano superflue le presentazioni), una due-giorni fitta d’interessanti interventi vedrà il confronto tra grandi nomi delle diverse discipline orientalistiche e giovani studiosi formatisi in Italia e all’estero. Non a caso, la formula adottata sarà innovativa perché, accanto alle presentazioni di famosi relatori invitati a rappresentare l’Anatolistica (Clelia Mora e Stefano De Martino), l’Archeologia del Vicino Oriente (Stefania Mazzoni), l’Assiriologia (Francesco Pomponio), l’Egittologia (Patrizia Piacentini), la Semitistica (Riccardo Contini) e la Storia del Vicino Oriente antico (Lucio Milano), brevi sessioni tematiche lasceranno il tempo per un dibattito condiviso anche con il pubblico. Infatti, dal 15 maggio, sarà possibile scaricare i testi degli interventi (link) così da approfondire i diversi temi trattati e da partecipare attivamente al Convegno con interventi, domande, discussioni.

Questo spirito di apertura e partecipazione si rispecchia anche nella presenza di studenti e dottorandi dell’Università di Pisa (tra cui ho il piacere di figurare per la gestione del sito web e dei social) nell’organizzazione dell’evento. Come detto, tutti – addetti ai lavori e semplici appassionati – possono partecipare gratuitamente al Convegno, ma è necessaria la registrazione, entro il 15 maggio, tramite il seguente link:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-egitto-e-vicino-oriente-antichi-tra-passato-e-futuro-33113747109

Invece, chi non sarà presente di persona, oltre al mio blog, potrà seguire aggiornamenti live e, probabilmente, la diretta streaming sui social network ufficiali: la pagina Facebook (Egittologia UniPi) e il profilo Twitter (@evoa2017).

.

Per maggiori info: 

evoa.pisa@gmail.com, http://egittologia.cfs.unipi.it/it/convegno-di-orientalistica/


Il programma di “Egitto e Vicino Oriente antichi: Tra passato e futuro”:


programma1

 
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SPECIALE A.M.E.R.I.C.A.: "DELLA MISERICORDIA DI DIO E' PIENA LA TERRA"

Post n°1388 pubblicato il 04 Aprile 2017 da diegobaratono

FINALMENTE! E' STATO PUBBLICATO DALL'ISTITUTO GEOGRAFICO MILITARE ITALIANO IL NOSTRO ULTIMO IMPORTANTE STUDIO (DI CLAUDIO PIANI E DEL SOTTOSCRITTO)  INERENTE ALLA SCOPERTA DEL NUOVO MONDO. DA OGGI IN AVANTI "MOLTE COSE" NON SI POTRANNO PIU' DIRE CON "LEGGEREZZA" SULLA VICENDA "SCOPERTA DEL NUOVO MONDO". QUI LA SINOSSI ED IL LINK AL SITO: 



DA: "igmi.org"
L’UniversoMaggio - Giugno 2016 nº 3 ANNO XCVI 

Speciale AMERICA«Della misericordia di Dio è piena la Terra»
L’agnizione del Nuovo Mondo
DIEGO BARATONO - CLAUDIO PIANI

La massa critica di dati, documenti e vere scoperte raggiunta in questo studio in fieri, consente la rilettura rigorosamente scientifica di parte degli accadimenti storici caratterizzanti la scoperta del Nuovo Mondo. La ricostruzione sequenziale di alcune vicende storiche mai considerate in precedenza, ma di sostanziale importanza nell’orizzonte straordinario ed affascinante della scoperta/battesimo del Nuovo Mondo, si fonda esclusivamente su documenti che, forse per la prima volta in assoluto, sono qui pubblicati. Non solo: forse per la prima volta sono compresi per quanto effettivamente valgono e dimostrano. Si parte dal ‘Canone Mariano’, che informa sia il dipinto del Ghirlandaio nella Cappella Vespucci, sia la strepitosa carta stampata a Saint Dié-des-Vosges la domenica del 25 aprile 1507 da Martin Waldseemüller e Matthias Ringmann. Si passa poi dalla Firenze medicea dei Vespucci, dove codici fino ad oggi mai decifrati aprono la mente su panorami di profonda devozione mariana ed abbracciano, in qualche modo investendolo, l’immaginario collettivo di un periodo storico unico ed irripetibile. Si giunge infine alla notevole decodifica dell’acronimo A.M.E.R.I.C.A., nome con cui si è battezzata, dopo il ritrovamento, la magnifica ed incontaminata terra del nuovo Eden. Mediante la rilettura del pregnante significato che la misericordia divina, profonda e pervasiva indicazione allegorico-iconica, assume in questo periodo, si è riusciti ad individuare, all’interno dei profili di alcune mappae-mundi medievali, potenti messaggi medianti gli stessi significati allegorico-iconici. È tutto questo che ci ha permesso, oltre ad entrare in una realtà pensante antica, ma nondimeno ancora viva e pulsante, d’intraprendere un dirompente percorso d’indagine e di ricerca in ambito storico-cartografico, che fino ad oggi nessuno aveva mai tentato. I risultati raggiunti, tutti rigorosamente documentati, sono d’indiscutibile valore storico e scientifico ed in grado, finalmente, di far luce sull’avvenimento più importante della Storia della nostra Civiltà.

 
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ROTOLI DI QUMRAN: RIVELATI SETTE DEI SEGRETI CHE ANCORA CUSTODISCONO

Post n°1387 pubblicato il 04 Aprile 2017 da diegobaratono

DA: "livescience.com"


RIVELATI SETTE SEGRETI ANCORA CUSTODITI DAI ROTOLI DI QUMRAN:


 

 
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