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SCOPERTO A TEBE IL SARCOFAGO DI UN SINDACO DELLA XXV DINASTIA

Post n°1296 pubblicato il 26 Agosto 2016 da diegobaratono

DA: "djedmedu.wordpress.com"



Scoperto sarcofago di un sindaco di Tebe della XXV dinastia
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Source: MSA

Come di consueto, con l’avvicinarsi della fine dell’estate, tornano attive le missione archeologiche in Egitto e fioccano notizie di scoperte. Così, partiamo con quella effettuata dai membri del South Asasif Conservation Project che, sotto la direzione di Elena Pischikova, lavorano allo studio, alla pulizia e al restauro di tombe già note ma mai pubblicate in modo appropriato nella necropoli di el-Asasif Sud, a Tebe Ovest. Nella TT391 (già segnalata da Champollion e Rosellini), la sepoltura di Karabasken – Quarto Profeta di Amon e Sindaco di Tebe sotto il faraone Shabaka (715-705; XXV dinastia) – , durante lo scavo della sala cultuale più interna, è venuta alla luce una rampa discendente di 9 metri che porta alla camera sepolcrale. Qui si trova un sarcofago di granito rosa (altezza 241, larghezza 163, lunghezza 306 cm) senza iscrizioni né raffigurazioni. Il pesante coperchio reca tracce di almeno due tentativi di apertura in antichità, mentre l’interno si presentava allagato al momento della scoperta. Ora si aspetta uno scavo più approfondito per verificare la presenza di frammenti lignei o del corpo del defunto.

https://southasasif.wordpress.com/2016/08/25/the-discovery-of-the-burial-chamber-and-sarcophagus-of-the-mayor-of-thebes-and-forth-priest-of-amun-karabasken-tt-391-25th-dynasty/

Per maggiori nformazioni sulla tomba: http://www.southasasif.com/Karabasken-Entrance.html

 
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STONEHENGE: TROVATO UN SITO GEMELLO DI 4500 ANNI FA

 

CON TECNOLOGIA "STELLARE" SCOPERTE LE TRACCE DI UN CODICE MIXTECO SCONOSCIUTO

Post n°1294 pubblicato il 19 Agosto 2016 da diegobaratono

DA: "classicult.it"

UN NUOVO CODICE PRECOLOMBIANO DAL RETRO DEL CODICE SELDEN

18 Agosto 2016

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Un nuovo codice precolombiano sarebbe emerso, grazie all’imaging iperspettrale, dietro uno strato di gesso e malta sulretro del Codice Selden. La scoperta è stata presentata sul Journal of Archaeological Science: Reports. Già dagli anni cinquanta si sospettava che il codice fosse in realtà un palinsesto, e furono effettuati test invasivi che scoprirono una vaga immagine che poteva accennare a un codice nascosto.

Il Codice Selden è uno dei cinque manoscritti a essere sopravvissuti per i Mixtechi (attuale regione di Oaxaca in Messico), ed è collocato presso la Biblioteca Bodleiana ad Oxford. I codici costituiscono una delle forme più importanti di manufatti per l’area, sebbene purtroppo molto rari: ne sono sopravvissuti meno di venti per il Messico precolombiano e per il primo periodo coloniale.

Finora non si erano utilizzati altri metodi non invasivi per esaminare il manufatto: le pitture organiche utilizzate assorbono i raggi X, escludendo così quella tecnologia. Dopo quattro o cinque anni di tentativi, gli studiosi sono riusciti a rivelare numerose immagini senza danneggiare il reperto, molto vulnerabile. Quanto ritrovato non coinciderebbe con quanto negli altri manoscritti Mixtechi, e la scoperta potrebbe rivelarsi inestimabile per la nostra valutazione dei resti archeologici del Messico meridionale.

Un individuo in particolare comparirebbe con frequenza, ed è rappresentato con una corda contorta e un pugnale di selce. Sarebbe presente pure in altri codici, il Codice Bodley (nella collezione Bodleiana) e il Codice Zouche-Nuttall (nel British Museum). Ulteriori analisi si renderebbero però necessarie per una conferma.

La tecnica dell’imaging iperspettrale fu in origine utilizzata dagli astrofisici per studiare il colore delle stelle, ma è ora utilizzato dai ricercatori per rivelare immagini e testi nascosti e identificare sostanze e pigmenti sconosciuti.

Lo studio “Using hyperspectral imaging to reveal a hidden precolonial Mesoamerican codex”, di Ludo Snijders, Tim Zaman, David Howell, è stato pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports.

Link: Journal of Archaeological Science: ReportsEurekAlert! viaElsevier.

Particolare dal Codice Selden, da Wikipedia (Madman2001 –Codex Selden. Codex Selden, pg 07, panel 3. Lord 2 Flower (who is carrying Lady Six Monkey on his back) and Lord 3 Crocodile meet Lord 6 Lizard and Lord 2 Crocodile, who threaten them by speaking “flint knife” words), Pubblico Dominio.

 
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MAYA: CODICE DI DRESDA VERSO UNA NUOVA INTERPRETAZIONE

Post n°1293 pubblicato il 18 Agosto 2016 da diegobaratono

DA: "classicult.it"



UNA NUOVA INTERPRETAZIONE DELLA TAVOLA DI VENERE

16  Agosto 2016

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Il Codice di Dresda proviene da Chichén Itzá e data all’undicesimo o dodicesimo secolo, rappresentando uno dei più celebri codici Maya e il più antico ad esserci pervenuto. La Tavola di Venere è da oltre 120 anni oggetto di studio, e pur rimanendo impressionante per molti versi, la si è finora considerata come un mezzo a disposizione soprattutto degli astrologi.

In nuovo studio pubblicato sul Journal of Astronomy in Culture, il prof. Geraldo Aldana sostiene che la Tavola di Venere rappresenti un’importante scoperta scientifica dell’epoca, nel campo della matematica e dell’astronomia. Lo studio ha carattere multidisciplinare e attraverso un’analisi dei geroglifici Maya, dell’archeologia e dell’astronomia, presenta una nuova interpretazione della Tavola. Questa, che traccerebbe le fasi osservabili del secondo pianeta, presenterebbe una “correzione” del calendario in uso presso i Maya e relativo al pianeta stesso. Si tratterebbe di un principio simile a quello dell’anno bisestile del calendario gregoriano, ma i Maya lo scoprirono nel primo secolo a. C.?

Gli archeologi e altri studiosi hanno affermato che le osservazioni nella Tavola di Venere sono corrette, ma di carattere attinente soprattutto la numerologia. Se si guarda a queste come a registrazioni di carattere storico, e se si parte dal presupposto che le osservazioni astronomiche furono effettuate nell’area per millenni, il punto di vista cambia. Queste registrazioni sarebbero state poi a disposizione dei posteri che notarono dei pattern. D’altra parte, l’astronomia occidentale nascerebbe anche su basi molto simili. Questo, secondo Aldana, lo si può verificare a Copán, in Honduras.

E similmente a quanto avvenne in Occidente – con Copernico che si relazionò all’universo eliocentrico mentre trovava delle predizioni corrette per la Pasqua – anche qui a Chichén Itzá, Venere avrebbe avuto un’utilità concreta nello stabilire i cicli dei rituali.

L’innovazione – il prof. Geraldo Aldana parla ora di “riscoprire la scoperta” – sarebbe il risultato probabile di uno sviluppo avutosi presso Chichén Itzá, sotto il celebre sovrano K’ak’ U Pakal K’awiil. Aldana. Aldana non avrebbe un nome per l’autore dell’innovazione, ma quello di un’importante e autorevole figura dell’epoca. Tornando al precedente paragone, è come sapere chi era il papa che aveva dato incarico a Copernico, ma non conoscere il nome di quest’ultimo.

Lo studio “Discovering Discovery: Chich’en Itza, the Dresden Codex Venus Table and 10th Century Mayan Astronomical Innovation”, di Geraldo Aldana y V., è stato pubblicato sul Journal of Astronomy in Culture.

Link: Journal of Astronomy in CultureEurekAlert! via University of California – Santa Barbara.

Il Codice di Dresda in mostra, foto di PictureTaken, daWikipediaCC BY-SA 3.0.

 
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DIMOSTRAZIONI ARCHEOASTRONOMICHE

Post n°1292 pubblicato il 18 Agosto 2016 da diegobaratono

DA: "classicult.it"


DIMOSTRAZIONI ARCHEOASTRONOMICHE NEI CERCHI DI PIETRA DELLA SCOZIA

17 Agosto 2016

Le pietre erette di Stenness. Credit: Copyright Douglas Scott.Le pietre erette di Stenness. Credit: Copyright Douglas Scott.

Una ricerca, svolta da ricercatori dell’Università di Adelaide e pubblicata sul Journal of Archaeological Science: Reports, per la prima volta prova da un punto di vista statistico che i grandi monumenti in pietra della Gran Bretagna furono costruiti specificamente per essere in linea coi movimenti del sole e della luna, 5.000 anni fa.

La dott.ssa Gail Higginbottom. Credit: University of AdelaideLa dott.ssa Gail Higginbottom. Credit: University of Adelaide


La dott.ssa Gail Higginbottom spiega che nessuno prima avevadeterminato da un punto di vista statistico che un cerchio di pietra fossestato costruito tenendo a mente i fenomeni astronomici. Si trattava solo di unasupposizione.



In particolare, i ricercatori hanno preso in esame i cerchi in pietra scozzesi dai siti di Callanish sull’isola di Lewis e di Stenness sull’isola di Orkney (nell’arcipelago delle Orcadi). Entrambi precedono Stonehenge di 500 anni circa. I ricercatori hanno quindi utilizzato tecnologie 2D e 3D per produrre test quantitativi sull’allineamento delle pietre erette.


Si è così scoperta una grande concentrazione di allineamenti verso il sole e la luna in diversi momenti dei loro cicli. Le pietre non sarebbero tuttavia semplicemente connesse con i due astri, ma si sarebbe rilevata una complessa relazione tra allineamento delle pietre, panorama circostante e orizzonte, in relazione ai movimenti solari e lunari.


La dott.ssa Higginbottom spiega che scelsero i luoghi sulla base del sole e della luna, e in particolare al momento del loro levarsi e del loro tramontare, ad esempio quando la luna è al suo punto più settentrionale all’orizzonte, ogni 18,6 anni. Queste popolazioni scelsero di erigere i loro monumenti in maniera molto precisa rispetto al loro panorama e furono necessari tremendi sforzi per farlo.


Lo studio “Origins of Standing Stone Astronomy in Britain: New quantitative techniques for the study of archaeoastronomy”, di Gail Higginbottom e Roger Clay, è stato pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports.


Link: Journal of Archaeological Science: ReportsEurekAlert!via University of Adelaide.

 
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