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PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE: LA CAMPAGNA DELLA CANTINA "SETTESOLI"

Post n°1302 pubblicato il 30 Settembre 2016 da diegobaratono

D29
SET
DA: "cronachedigusto.it"

500 mila euro per il Parco Archeologico di Selinunte: parte la campagna di Settesoli

on 29 Settembre 2016.  - L'iniziativa


(Uno dei tempo del Parco Archeologico di Selinunte e Vito Varvaro, presidente di Settesoli)

Un progetto ambizioso e di cui vi avevamo parlato in anteprima (leggi qui)

Cantine Settesoli, il vigneto più grande d'Europa (6.000 ettari), ha deciso di agire a sostegno del Parco Archeologico più grande d'Europa (310 ettari), il Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa, un'eredità di inestimabile valore che ha bisogno di salvaguardia continua.
Vito Varvaro, presidente di Cantine Settesoli, afferma: "Cantine Settesoli, una cooperativa vinicola che dà lavoro al 70% delle famiglie di Menfi sa che il gioco di squadra è fondamentale per vincere. Unirsi, fare sistema è l'unico modo per riuscire a tutelare l'immenso patrimonio artistico italiano e per incrementare lo sviluppo economico, turistico e culturale del territorio e della comunità."

L'obiettivo che Cantine Settesoli e l'Assessorato Regionale Beni Culturali ed identità siciliana, si sono prefissi è ambizioso: raccogliere 500 mila euro per sostenere in maniera efficace e duratura una delle meraviglie del nostro Paese.
Oltre alla donazione di 20 mila euro fatta direttamente dalla Cantina, che ha dato il via al progetto, le attività di fundraising che coinvolgono i consumatori sono molteplici: già da subito, sugli scaffali della Gdo, per ogni bottiglia Settesoli venduta, verranno devoluti 10 centesimi al Parco.
Inoltre è nato il sito web settesolisostieneselinunte.it su cui sarà possibile acquistare la Confezione Speciale da 2 bottiglie che devolve 1 euro al Parco, è stato aperto inoltre un Iban dedicato su cui fare donazioni su con credito d'imposta del 65% (Art. Bonus).

A sostegno di tutte le attività una campagna marketing importante e strutturata, che fa da colonna vertebrale all'intero progetto. Vari e visivamente impattanti i materiali che la compongono, a partire dal logo, che sviscera la natura del progetto già dal primo colpo d'occhio.
Inoltre la comunicazione in Store (nazionali e regionali): collarino esplicativo sulle bottiglie, volantini, totem per le donazioni, shelftalker e basette sugli scaffali.
La campagna sarà supportata anche da un video emozionale che spiega il progetto nel dettaglio e da affissioni, pubblicità sul web e sui social network e verranno inoltre attivate importanti partnership con stampa, banche e associazioni.
C.d.G.

 
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RISCALDAMENTO GLOBALE: CORSI E RICORSI STORICI

Post n°1301 pubblicato il 29 Settembre 2016 da diegobaratono

DA: "classicult.it" 

PER LE IMMAGINI:


PASSAGGIO A NORD OVEST LIBERO DAI GHIACCI 8 MILA ANNI FA
SEPTEMBER 28, 2016 

Ricerca italo-danese pubblicata su Nature Scientific Report

PASSAGGIO A NORD-OVEST

LIBERO DAI GHIACCI 8MILA ANNI FA



Analisi su carota di ghiaccio della Groenlandia rivela la storia del ghiaccio marino artico. Obiettivo migliorare le proiezioni climatiche future


VENEZIA –  Nelle estati di 8mila anni fa, quando la temperatura del pianeta era circa due gradi superiore all’attuale, il passaggio a Nord-Ovest era sgombro dal ghiaccio marino. La scoperta è frutto dell’analisi di campioni di ghiaccio estratti in Groenlandia, attraverso i quali è stato possibile stimare l’estensione della calotta artica nel corso degli ultimi 10mila anni. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, è stata condotta da scienziati dell’Università Ca’ Foscari Venezia, del Consiglio nazionale delle ricerche e delNiels Bohr Institute di Copenhagen.


Si tratta della prima ricostruzione attendibile della storia del ghiaccio marino artico, osservato grazie ai satelliti solo a partire dal 1970. Il risultato è stato reso possibile grazie a un’intuizione degli scienziati: tracce di bromo trovate nei ghiacci della Groenlandia indicano la quantità di ghiaccio marino formatosi in inverno a centinaia di chilometri di distanza dal luogo del carotaggio.

 «Nella stagione primaverile una reazione chimica innesca il rilascio in atmosfera di grandi quantità di bromo naturalmente presente nel ghiaccio marino – spiega Andrea Spolaor, glaciologo del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica di Ca’ Foscari -. Il vento lo trasporta e con la neve si deposita sulla crosta ghiacciata della Groenlandia, spessa chilometri. Nei nostri laboratori di Venezia siamo in grado di misurare la quantità di bromo immagazzinata nei millenni negli strati delle carote di ghiaccio estratte nel continente e stimare così la quantità di ghiaccio marino stagionale».

 La scoperta apre la strada sia ad analisi che possono ricostruire 120mila anni di storia di calotta artica, sia al perfezionamento delle proiezioni climatiche future, calcolate finora senza dati precisi sul ghiaccio marino, la cui estensione influisce sulla riflessione delle radiazioni solari, correnti marine, habitat, ma anche, ai nostri giorni, sulle rotte commerciali tra Europa e Nord America.

«Il riscaldamento globale potrebbe portarci a condizioni climatiche già verificatesi sul pianeta 8-10mila anni fa, con un Oceano Artico più caldo di 2-3 gradi e privo di ghiaccio in estate. Resta da capire quando raggiungeremo queste condizioni, oggi innescate dai gas serra – commenta Carlo Barbante, co-autore della ricerca, direttore dell’Istituto per le dinamiche dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) e professore all’Università Ca’ Foscari Venezia –. L’aver scoperto un metodo per ricostruire la storia del ghiaccio marino potrà aiutarci a comprendere meglio le sue interazioni con il clima futuro, con implicazioni rilevanti per l’ambiente e l’economia».

 _____

L’articolo: Canadian Arctic sea ice reconstructed from bromine in the Greenland NEEM ice core

pubblicato su http://www.nature.com/articles/srep33925

Andrea Spolaor, Paul Vallelonga, Clara Turetta, Niccolò Maffezzoli, Giulio Cozzi, Jacopo Gabrieli, Carlo Barbante, Kumiko Goto-Azuma, Alfonso Saiz-Lopez, Carlos A. Cuevas, Dorthe Dahl-Jensen

Testo e immagini da Ufficio Comunicazione Università Ca’ Foscari Venezia

 
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NUOVA SCOPERTA AD ELIOPOLI

Post n°1300 pubblicato il 28 Settembre 2016 da diegobaratono

DA: "djedmedu.wordpress.com"


Eliopoli, scoperti altri blocchi di un tempio di Ramesse II
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Source: MSA

Da Eliopoli arrivano ulteriori conferme della presenza di un secondo tempio di Ramesse II (1279-1213). Infatti, dopo quelli scoperti lo scorso maggio nel sito di Matariya, la missione egiziano-tedesca, diretta daAyman Ashmawi e Dietrich Raue, ha individuato altri blocchi iscritti attribuibili al faraone della XIX dinastia, presentato qui con la rara variante “Paramessu” (il nome originario di Ramesse I). I frammenti farebbero parte della decorazione delle stanze più interne dell’edificio che si trova 450 metri a ovest dell’obelisco di Sesostri I.

 
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SAN MARINO: XVII SIMPOSIO MONDIALE DI ARCHEOLOGIA

Post n°1299 pubblicato il 23 Settembre 2016 da diegobaratono

PER CHI FOSSE INTERESSATO SI COMUNICA CHE ANCHE QUEST'ANNO SI TERRA' IL CONSUETO SIMPOSIO MONDIALE DI ARCHEOLOGIA IN QUEL DI SAN MARINO, ED ANCHE QUEST'ANNO AVRO' L'ONORE D'ESSERE TRA I RELATORI DELL'EVENTO. PRESENTERO' UNO STUDIO SUL NOTEVOLE SITO DI ABYDOS (L'ARTICOLO COMPARIRA' SUL PROSSIMO NUMERO DELLA RIVISTA "ARCHEO MISTERI MAGAZINE" IN EDICOLA AD OTTOBRE). MI PIACEREBBE POTERVI INCONTRARE COME SEMPRE NUMEROSI TRA IL PUBBLICO. ECCO LE PRIME INFORMAZIONI:

15/10 17° Simposio mondiale 

sulle origini perdute 

della civiltà e gli 

anacronismi storico-archeologici

Sul tema "Contraddizioni 

accademiche e nuovi 

approcci al passato" 

coordinamento di 

Roberto Pinotti.

Hotel Quercia Antica, 

Via della Capannaccia - 

Città di San Marino 

Orario: mattino ore 09.00 - 13.00 

pomeriggio ore 15.00 - 19.00 

sera ore 21.00 - 24.00 

Ingresso: € 10.00 

Info: tel. 335 6954574


 
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GIAPPONE: TROVATO UN AMO DA PESCA RISALENTE A CIRCA 23.000 ANNI FA

Post n°1298 pubblicato il 19 Settembre 2016 da diegobaratono

DA: "theguardian.com"

PER LE IMMAGINI VEDERE LINK

Japan

 

World's oldest fish-hooks found on Okinawa, Japan

Hooks, approximately 23,000 years old, were made fromthe shells of sea snails and found in Sakitari cave on island

 The fish-hooks show the developmentof fishing technology at an earlier stage than previously thought. Photograph: National Academy of Sciences

Kate Lyons

Sunday 18 September2016 18.43 BSTLast modified on Sunday 18September 201622.00 BST

 

Theworld’s oldest fish-hooks, approximately 23,000 years old, have been found in acave on Okinawa Islandoff the coast of Japan.

Researchers say the fish-hooks, made from the shells of sea snails and found in theSakitari cave, show the development of fishing technology at an earlier stagethan previously thought and more widespread than previously known.

Humans are believed to have moved offshore to Okinawaand its sister islands about 50,000 years ago, but much of the history of theiradaptation to life there and the evolution of maritime technology is unknown.

Researchers,from a range of Japanese institutes and universities, have been excavatingthree areas of the Sakitari cave, a limestone structure on the southern coastof Okinawa, since 2009 and have publishedtheir findings in the PNAS journal.

It was previously believed resources were too scarce on the island for it to have supported life for long periods of time. But the excavation of the cave foundevidence of eels, frogs, fish, birds and small mammals, which had been charred,suggesting consumption by humans, in various layers of rock.

Researchers believe this and the other findings of their excavation indicates the islandhas been nearly continuously occupied since 35,000 years ago. As well as the fish-hooks and remains of animals, researchers also found human remains,seashell beads, as well as something they believe might have been a grindstone.

The discovery of the charred remains of the crab is also significant, say the researchers, in that it provides evidence of seasonal eating habits. The size of the crab remains indicate they were captured in the autumn when they were larger and were migrating downstream for reproduction, which is “also the season when they are the most delicious”.

 
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