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Creato da SilenzioDelMare il 31/10/2010

Due Piume Del Falco

Frammenti di vita, storie, racconti e poesie

 

 

Nel profondo del mio animo...

Post n°11 pubblicato il 08 Aprile 2012 da SilenzioDelMare

 

Nel profondo del mio animo, da tanto tempo ormai, ho scoperto una forza immensa.
E' grazie a lei se oggi sono ancora qui, nonostante tutto quello che è stato, e ancora aspetto la primavera per stordirmi del profumo e del bianco dei boschi di acacie in fiore.

Però, anche se lo scorrere lento del tempo ha pian piano impolverato perfino i dolori più devastanti, niente e nessuno mi potrà mai restituire il tuo amore. La brutalità con cui mi è stato rubato ancora adesso sconvolge, però io, dopo quel che ho visto e vissuto non temo più niente.

Tu però, che sei stata cresciuta a pane e odio insensato, tu sei piccola e fragile, come lo si è alla tua età. Un giorno anche tu capirai che a volte l'amore malato di una madre può distruggere il mondo. Un giorno capirai, e allora sarà doloroso. Molto, purtroppo.
Di te non so più ormai da tempo, ma penso che per ora
sia meglio così; se non altro non ti sentirai in dovere di odiarmi ogni giorno. Dovrai farlo solo quando mi pensi, ma spero che accada di rado. Domani, quando il tempo ti avrà donato la capacità e la saggezza di rileggere il passato, se vorrai saprai comunque come e dove cercarmi. Quando eri innocente, prima di tutto quello che è stato, mi hai amato immensamente, come solo una figlia sa fare, e io, per adesso, voglio -pensare che il tempo si sia fermato ad allora.
Ho scritto a te, che sei la più piccola, ma ho scritto pensando ad entrambe. Se un giorno troverai queste parole, fa che tua sorella le possa leggere, almeno una volta.
Un bacio.

Papà

 
 
 

Quella sera...

Post n°10 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da SilenzioDelMare

Quella sera parlavo con una mia amica, sopravvissuta al suo cancro.
Ci conoscevamo soltanto da poche parole, ma percepii come un brivido sulla pelle la sua tristezza e il dolore di quella che fino ad allora era stata la sua vita, che le narrai quasi per filo e per segno, suscitando in lei un turbato smarrimento e una stupita incredulità.profilo
Così anche lei scoprì che il fato è una spirale avvolta da sempre su se stessa, che percorriamo infinite volte, quasi mai riscoprendo di essere già passati più volte per quello stesso punto.
Un giorno però, finalmente, impareremo a togliere le spine dal cuore una ad una, a guardare alla vita con la schiena non più curva, e a cercare la linea dell’orizzonte, lì dove il passato e il presente si confondono, e l’agonia dei tramonti ci dona la rinascita dei domani.
Allora saremo finalmente liberi, e niente potrà più farci del male. Allora stenderemo le ali al vento, e l’infinito ci sfiorerà la mente, l’animo e i sensi. Durerà solamente un istante: appena il tempo di percepire una lacrima che avrà pianto tutto il male del mondo. Poi finalmente non saremo più; non così come ora. Poi però saremo ancora, e saremo per sempre.


 
 
 

Notte...

Post n°8 pubblicato il 05 Novembre 2010 da SilenzioDelMare

Notte, notte di pensieri che fluttuano nell'aria, il mio passato e il mio presente, e il silenzio dell'oscurità. La vita a volte lascia una traccia impalpabile sulle distese di neve, e a volte conficca una pietra, a segnare le svolte del cammino. Credo che la mia vita stia collocando la pietra più importante dopo quella che segnerà la fine, e tutto questo accade in maniera dolorosa. Mille carte in disordine sul mio tavolo, scomposte e sovrapposte; mille cose da fare per stordirmi, mille cose che non riesco a fare perché sono stordito.
Avevo una famiglia una volta; avremmo potuto dipingere un quadretto, di quelli banali e scontati, e ora non c'è più niente, nemmeno la voce delle mie bambine. Ora ci sono solo ferite che cercherò di dimenticare, ma che so fin d'ora che non guariranno mai. Ora ho delle persone da odiare e da maledire; aspetterò la loro morte, ma so che questo non cambierà comunque niente. Una volta, da piccolo mi chiedevo perché quando si incollano i cocci rimane comunque un segno; mi chiedevo perché qualcosa che si rompe non può essere aggiustata. Poi sono cresciuto, la scuola mi ha spiegato perché la materia non si rinsalda, e la vita mi ha spiegato perché rimarranno comunque le crepe sul tuo animo. Anch'io recentemente ho riletto vecchie lettere d'amore. Vi ho trovato un'infinita dolcezza, una dolcezza che contrasta in maniera stridente con l'isterismo di certi suoi atteggiamenti di oggi. Vi ho trovato anche le tracce di quello che sarebbe poi successo; tracce flebili, ma percettibili; ma allora c'era l'amore che annebbiava la vista. Forse per questo difficilmente amerò ancora, difficilmente amerò senza che la mente analizzi, forse deturpandolo, ogni mio slancio. Ho paura adesso, ho paura di chiunque reclami un pezzetto della mia anima, di chiunque dia e pretenda in cambio amore. Ho imparato a dare e ricevere amicizia però, chissà se è stato perché, in fondo, questa è meno rischiosa dell'amore. Ho scoperto di saper dipingere i sogni con le mie parole, e ho trovato tante persone sole che vorrebbero sognare. Da quando ho alzato la testa ho incontrato chi mi ha amato, anche con estremo trasporto, altre che avrebbero voluto farlo, ma io in fondo sono sempre fuggito dalle une e dalle altre. Chissà se fra di esse c'era il vero amore della mia vita, e io non ho voluto accorgermene. Anche in questo la vita è stata beffarda; ha portato sulla mia strada chi mi ha amato con passione tale da farmi dubitare che il suo amore fosse vero, e ha portato sulla mia strada donne che mi hanno affascinato, ma che non mi hanno mai degnato di uno sguardo. Poi ha portato lei; lei che è lontana, molto lontana. Mi ha chiamato "vecchietto" la prima volta che ci siamo incontrati; è stata una pugnalata, o forse è stato un amaro aprire gli occhi sulla realtà. Io l'ho chiamata "bambina", perché i suoi trent'anni potrebbero benissimo essere scambiati per venticinque. Ho fatto l'amore con lei, e confesso che non è stata una cosa travolgente, anche se il suo corpo di giovane gazzella mi faceva impazzire. Ci siamo amati e ci siamo lasciati, però ci siamo sempre sentiti per telefono, facendo la felicità degli azionisti della TIM e provocando sane invidie in quelli della OMNITEL.
Sentivo questa storia come sbagliata, per tanti motivi, però lei ha caparbiamente insistito, io cercavo di allontanarmi, e lei con una parola o con una lacrima mi riprendeva. Non so se non riesco ad amarla più di tanto, oppure se più di così per ora non saprei amare. La rivedrò anche per questo: per capire.
E poi ho deciso che non vale la pena di ragionare troppo sui fatti della vita; basta voltarsi indietro per rendersene conto. Non chiederò più alla vita cambiali senza scadenza, mi accontenterò di quello che la vita mi darà, anche se questo dovesse essere l'amore di una sola notte. Vivere solo non mi ha mai spaventato, anzi, ho bisogno della mia solitudine; è solo assieme a lei che il mio animo stende le ali, e mi dona parole leggere e acuminate, con le quali dipingere un nuovo sogno, da donare al vento del domani .... a volte è una poesia, a volte è un racconto, a volte è una lettera spedita a me stesso, come questa, che domani copierò nella mia raccolta. Sarà un bel modo per chiudere per sempre quel libro; ho deciso che è tempo di cominciarne un altro.

 
 
 

L’amore non ha tempo

Post n°7 pubblicato il 01 Novembre 2010 da SilenzioDelMare

Ancora oggi non saprei dire perché mi fermai, forse fu per colpa del vento, o forse fu per colpa mia. Ricordo il lamento sussurrato e triste di un violino che si spandeva nell’aria, una melodia nostalgica. Non ho mai capito da dove potesse arrivare, e ricordo ancora la luce del tramonto che tingeva di tristezza le nubi. Mi fermai e senza motivo mi sedetti al suo fianco, in silenzio, a contemplare i colori del cielo che diventavano pian piano sempre più evanescenti. L’ultimo raggio sembrò resistere nell’aria per un attimo, come sospeso nel vuoto, e infine il sole tramontò lasciando un alone rossastro nella tiepida sera.
Fu allora che lei si voltò lentamente, mi guardò come se mi conoscesse da sempre, e cominciò a parlare in una lingua misteriosa. La sua voce era roca, e le sue parole suonavano come una nenia triste, un lamento che il vento portava con se, mentre il silenzio intorno era spezzato solo dal sussurro dell’acqua del fiume. Poi, con la stessa lentezza con la quale si era voltata, allungò pian piano la mano malferma e la posò sulla mia fronte. Le sue dita erano fredde e calde allo stesso tempo. Quando lei mi toccò una sensazione misteriosa mi prese, e rividi i mille istanti della mia vita che il tempo aveva cancellato. Erano ricordi confusi e sovrapposti, ma poi, lentamente, dal turbine delle sensazioni emerse come dalla nebbia della sera il suo ricordo. Aveva un nome misterioso e ammantato di sogno, che però non mi veniva in mente, non ancora. Mi guardai per un attimo intorno; la nebbia dei miei pensieri stava riempiendo la valle, mentre la luce tenue del tramonto si arrendeva alla notte senza luna.

Lei aveva allontanato pian piano la mano dalla mia fronte, e adesso premeva il palmo tremolante sul mio petto, all’altezza del cuore. Le sue parole misteriose e incomprensibili continuavano a fluire con tono monocorde, come una nenia lenta, quasi un pianto dell’anima. Io ero smarrito, e cercavo di capire, anche se adesso so che non c’era niente da capire, perché il fato a volte sceglie vie strane per compiersi. La guardavo, cercando di capire dalle rughe del suo volto quale fosse la sua età, ma la sua età era indefinibile; avrebbe potuto avere cento oppure mille anni. Adesso so che le sue parole misteriose appartenevano ad una lingua morta. Lei spingeva il palmo contro il mio petto lentamente, con la poca forza che la sua età le consentiva, e al terzo tocco io sentii risvegliarsi le mille emozioni vissute assieme ai ricordi che lei aveva risvegliato un attimo prima. Fu allora che assieme al suo volto emerse dalla nebbia dei ricordi anche il brivido che i suoi baci mi avevano donato. Ricordai quell’amore breve e intenso, la passione con cui mi aveva amato, i tremiti che seppi risvegliare sfiorandole il corpo con le labbra e baciandola col soffio del mio respiro caldo. Ricordai anche come avevo stupidamente sprecato quell’amore, forse per paura della sua magica bellezza, forse perché era semplicemente un amore troppo perfetto, ed io ero soltanto un uomo, un uomo con mille paure. La lasciai sola; ricordo che fuggii una mattina, senza un motivo, dopo averla amata un’ultima volta. Lei dormiva, ancora sazia d’amore; il lenzuolo copriva solo in parte il suo corpo, e il suo profumo intenso di donna aleggiava nell’aria. Me ne andai, e da allora non seppi far altro che fuggire. Ebbi parecchie avventure, conobbi donne dall’animo splendido e conobbi puttane, ma nessuna mi seppe interessare veramente.

Lo squarcio di un lampo nel cielo, lontano, interruppe all’improvviso il mio vagare nei ricordi e nelle emozioni del passato. Allora lei allontanò lentamente la sua mano una volta ancora, sfiorò le mie dita con le sue e fermò la sua voce per un istante. Da lontano arrivò, dapprima come brontolio nel vento, il sussurro del rombo del tuono, che diventò sempre più forte in un crescendo di esplosioni accompagnate da un improvviso vento caldo nel quale turbinavano le foglie rubate agli olmi che si stagliavano fino all’orizzonte. Il tuono si spense nella notte, e il vento si quietò pian piano, lasciando ricadere al suolo le foglie. Fu allora che lei mi guardò per l’ultima volta; mi guardò negli occhi, e disse le uniche parole che io seppi comprendere. Mi disse solo: “adesso vai”, poi si alzò e si allontanò con passo malfermo. Io ero ancora seduto, come inebetito; all’improvviso il vento sollevò ancora le foglie, e quando le lasciò cadere nuovamente lei non c’era più.

Era ormai notte fonda, e il canto dei grilli turbava il silenzio dell’oscurità. Mi alzai e ripresi la mia strada, e da allora ho cominciato a cercarla, per riannodare quel filo spezzato tanti anni fa. Chissà, forse anche a lei è comparso un antico sciamano senza tempo che le ha toccato la fronte, il cuore e le dita, e forse anche lei adesso mi sta cercando, perché l’amore non ha tempo.

Aveva un nome misterioso e ammantato di sogno, che alla fine mi tornò pian piano alla mente, si chiamava ..........

 

 
 
 

Nessuno ha colpa?

Post n°6 pubblicato il 01 Novembre 2010 da SilenzioDelMare

 

Diceva "non toccarmi", a chi l'ha portata via;
l'ho vista che tremava, con la maglietta in mano.
Volevo tirar dritto, affrettarmi per la via,
ma poi lei mi ha colpito, con uno sguardo strano.

Piangeva lentamente, come se fosse stanca,
aveva gli occhi neri, ma persi nel profondo.
Facevano impressione su quella faccia bianca,
sembravano aver visto tutto il male che c'è al mondo.

Diceva "non toccarmi", e digrignava i denti;
io subito ho pensato che si fosse drogata.
Non era tanto tardi, forse le dieci e venti,
poi da vicino ho visto: era quasi spogliata.

E poi ho visto i graffi, sul seno e sulle spalle.
Non era tanto buio, c'è luce nella via.
Allora l'ho intuito; no non racconto balle.
Allora l'ho capito, e chiamai la polizia.

E prima che arrivasse, è stata ancor più male.
Io l'ho coperta un poco, ma quasi lei gridava.
Molto probabilmente, lo scriva sul giornale,
quando l'hanno violentata c'era gente che passava.

Gente di queste parti, gente che avrà famiglia,
magari benestanti, è una via frequentata.
Nessuno che ha pensato: può succedere a mia figlia.
E' anche colpa loro, anche loro l'han stuprata.

E se lo prenderanno, farà un pò di galera,
ma dopo poco tempo tornerà in circolazione.
Chiamandola "puttana" si vanterà alla sera
assieme con gli amici, al bar della stazione.

Io spero che Dio pianga, lassù nel paradiso,
e che quella ragazza ritrovi il suo sorriso.
Chiedo che Dio ricordi, e scriva in un quaderno
il nome del bastardo, in lista per l'inferno.

Voglio che non perdoni, anche se lui si pente,
e assieme, nella lista, ci metta quella gente
che forse corre a messa, quando suonan le campane
ma l'ha lasciata sola, nemmeno fosse un cane.



 
 
 

Le farfalle di neve...

Post n°5 pubblicato il 31 Ottobre 2010 da SilenzioDelMare


Fu il volo di mille farfalle di neve
che scesero lente e avvolsero il mondo
donando il biancore al grigiore del tempo.

Fu il volo di un falco perduto nel cielo,
con le ali distese su un mare profondo,
le piume lucenti sfiorate dal vento.

Aveva due mazzi di fiori nel grembo
e il bacio silente di un raggio di luna
che l’accarezzò mentre, sola, piangeva.
Aveva vissuto, ma senza fortuna.

Per questo e per altro, spargeva nell’aria,
la sera, alla luce di un vecchio lampione,
profumo di rose, di glicini, viole,

e petali, attorno al suo vecchio cartone.

Però quella sera i ricordi lontani
tornarono a mordere i sensi nel fondo,
così se ne andò, e di lei restò solo
uno sguardo perduto sul buio del mondo.

 
 
 

Sogna per me

Post n°4 pubblicato il 31 Ottobre 2010 da SilenzioDelMare

 

 

Sogna per me, mi disse, ed io sognai,

di venti, maghi, fate e cavalieri, e poi di lei,

che venne silenziosa nella notte

e seppe amarmi, forse la portò il vento,

e fu goccia di pioggia nel deserto

ove crebbe uno stelo, senza fiore,

a cui nessuno volle dare un nome.

 

Io la baciai nel sogno, e me ne andai,

rubando quattro gocce di cristallo dai suoi occhi.

Lei pianse, ma poi trovò l’amore

sepolto in lui, forse da tanto tempo,

e fu rugiada al sole del mattino, a primavera,

e a volte ancora, muto,

di lei mi parla il vento della sera.

 
 
 

La coscienza di un amore

Post n°1 pubblicato il 31 Ottobre 2010 da SilenzioDelMare

La coscienza di un amore affiora piano, come melanconia sottile che ti coglie alla sera quando sei lontano e percepisci un filo di tristezza per il tuo essere solo. In quei momenti capisci l’importanza degli affetti, di tutti gli affetti, ma soprattutto dell’amore che ti lega a lei, e pensi ai mille dettagli che la vita ha sciupato col suo lento andare infido, come il vento che erode la pietra più dura senza fretta, ma inesorabilmente. Semplici cose senza importanza svanite nel lento mutare dei giorni; il conoscersi troppo che porta a parlare per sottili intese e poi, pian piano, a non parlarsi per niente.
A volte mi scuoto e penso ai giorni in cui eravamo felici senza saperlo, mentre ora sappiamo di non esserlo e inseguiamo la felicità perduta.
La felicità va al di là delle cose, dei fatti; la felicità è un filo di ragno che è stato tessuto insieme senza saperlo, e che senza sapere perché si è spezzato.
E’ l’incanto con cui si vive la vita e lo stare insieme, è il filtro magico che ci separa dai fatti oggettivi. La felicità è tutto ciò che il soffio del tempo ricopre di polvere spessa e impalpabile. La felicità è al di là di una barriera sottile, ma il saperlo costa uno sforzo enorme, che forse, pensi, farai domani; ma domani è diventato ieri non sai quante volte ormai, e mentre te ne rendi conto la guardi, così vicina e così lontana nello stesso tempo, e vorresti gridare di amarti, dall’alto della tua torre di sogni che lei con uno sbadiglio distratto fa crollare, così come quante altre volte? E così pensi che sarà per un’altra volta, e ti giri ascoltando il silenzio e sperando in un suo gesto che non verrà.
Amarsi può costare la fatica di un istante, amarsi è un sacrificio che va fatto per un attimo anche se sei stanca, perché quella parola, quel gesto, quell’istante rubato, avrà vinto per un giorno la maledizione del tempo.

 

 
 
 

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