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IN UN TERRITORIO FINITO CON RISORSE AMBIENTALI ED ENERGETICHE FINITE NON E' POSSIBILE UNA CRESCITA INFINITA ,E' UNO SPRECO INFINITO

 

CENA ETNICA 2006

 

 

La grossa, grassa torta della TAV in Val di Susa

Post n°122 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da eco90uboldo
 
Tag: TAV

Forse mai nella storia italiana un'opera pubblica è stata inutile in modo palese sin dall'inizio come la TAV in Val di Susa. Un'opera che costerà decine di miliardi di euro a carico dei contribuenti, su un un tratto già servito dalla Ferrovie e dall'autostrada, in previsioni di un incremento di trasporto merci che non ci sarà mai, ma che anzi diminuisce. La TAV finirà tra vent'anni, quando i responsabili di questa scelta sciagurata non ci saranno più. Lascerà un debito generazionale spaventoso che pagheremo con le tasse e una valle sconvolta per sempre. Un tunnel di 57 chilometri che modificherà la struttura del territorio, comprese le fonti d'acqua. I fondi della UE di cui si riempiono la bocca i politici serviranno solo per una mancetta alle imprese e alle sicure infiltrazioni mafiose. In un'Italia dove i treni dei pendolari sono carri bestiame e le stazioni sempre più fatiscenti, questa dissipazione di soldi pubblici, quattro volte il Ponte di Messina, grida vendetta. Ma, se la TAV non serve, anzi distrugge, allora a chi serve? Solo a chi prenderà i soldi e a chi glieli farà avere : politici e costruttori! Domani sarò in Val di Susa a sostenere i suoi abitanti. Sarà Dura!
Pubblico una lettera di Ambientevalsusa e del Movimento No Tav con le ragioni dei valsusini.
Scaricate e distribuite il volantino con il testo completo, dopo averlo letto nessuna persona sana di mente vorrà più lo scempio della TAV.

Leggo e pubblico dal Blog di Grillo,Mirko Giammella.

Commento personale i nostri politici locali ,e mi riferisco a quelli uboldesi,sostengono che chi manifesta e impedisce  i lavori della TAV lo fa andando contro interessi generali. Non avevo dubbi !

 
 
 

Aria Pesante a Modena

Post n°121 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da eco90uboldo
 

 
 
 

Il falò del mattone

Post n°119 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da eco90uboldo
 

La strategia per l'uscita dalla crisi è sempre la stessa: cementificare, cementificare, cementificare. I nuovi 100.000 alloggi in un'Italia già distrutta dal cemento sono un atto di demenza economica, prima ancora che ambientale. Chi guadagna dalla costruzione di immobili in un Paese che sta relegando i suoi spazi verdi sugli Appennini e sulle Alpi? Ovunque case vuote. Se passeggiate in una qualunque grande città vedrete, accanto a nuove costruzioni residenziali che devastano i centri e le periferie, interi palazzi, uffici, alloggi in vendita e in affitto. A che serve costruire ancora e ancora? Il Italia ci sono seconde, terze, quarte case in luoghi (prima) meravigliosi. Case vuote, affittate un mese all'anno, qualche volta neppure quello, dalle persiane chiuse. Edificate ovunque, sulle dune della Sardegna o sui prati dei paesi montani. Qual è il VERO valore economico di queste case?
Il costo ambientale della costruzione di una casa vuota è enorme. Costruire senza una reale necessità abitativa, per pura, e spesso solo presunta, speculazione è un delitto. Il territorio italiano è degli italiani non delle società immobiliari, delle banche che le finanziano con i nostri soldi e delle lobby di governo. Se queste ci guadagnano, i piccoli azionisti delle società immobiliari quotate in Borsa, come ad esempio Risanamento, perdono tutto. Risanamento è un nome spettacolare per un titolo che ha perso il 43,18% nel 2009 e in due anni è passato da 3,6 euro a 0,11. Il titolo vale 34 volte di meno del massimo raggiunto nel 2007. Un nome che sembra suggerito da Tremorti.
Risanamento è un grande gruppo che ha goduto della fiducia della politica e delle banche che gli hanno prestato soldi su soldi. I soldi dei loro clienti. Le stesse banche che negano un fido o un credito a una piccola impresa sono creditrici di una società che ha TRE miliardi di debito e che rischia il fallimento. Quali banche? Unicredit, MPS, IntesaSanPaolo, Banco Popolare.
Il fondatore di Risanamento si chiama Luigi Zunino. Una persona amata dalla politica, impegnata in aree considerate fondamentali per l'EXPO 2015. Responsabile del fallimento dell'area residenziale di Santa Giulia, del "risanamento" dell'ex Falck di Sesto San Giovanni. L'ultimo utile operativo di Risanamento risale al 2005. In Europa le società immobiliari hanno un debito medio pari al 50-65% del patrimonio. Risanamento nel 2008 è arrivata all'85%.
Le banche per non perdere il credito concesso in passato, e per il quale dovrebbero essere cacciati i loro vertici, intendono finanziare con altri 250 milioni di euro Risanamento. E così, milioni e miliardi di nostri risparmi finiscono in fumo. Nel grande falò del mattone. Dov'era la Consob in questi anni? Sapeva dell'esistenza di una società quotata in Borsa chiamata Risanamento? Cardia, dico a lei! La bolla immobiliare scoppierà anche in Italia, è solo questione di tempo, allacciate le cinture

 
 
 

TERMOVALORIZZATORI, "PER FARLI FUNZIONARE DOVREMMO DIVENTARE IMPORTATORI DI RIFIUTI"

Post n°118 pubblicato il 16 Gennaio 2010 da eco90uboldo
 

De Marco: "qual'è la ricaduta occupazionale e il volume d'affari che gli industriali vorrebbero drenare verso i nuovi inceneritori?"


Treviso – “Per dar da mangiare ai due inceneritori pensati da Unindustria bisognerebbe far arrivare nella Marca l'equivalente di un treno al giorno carico di rifiuti speciali”.

E' questa la stima fatta dall'assessore all’Ambiente, Ubaldo Fanton, e ripresa dal consigliere di Sinistra e Libertà, Luca De Marco (nella foto). Tanto servirebbe per colmare il gap tra le 500 mila tonnellate di scarti necessari ai termovalorizzatori e le appena 117 mila tonnellate, stando ai dati dell’Arpav, che la Marca ha prodotto nel 2007.

“Il fabbisogno di incenerimento dei rifiuti speciali è del tutto sovrastimato e la sostenibilità del progetto di Unindustria è affidata agli incentivi pubblici e all'attività di importazione dei rifiuti – spiega De Marco – l'interesse privato è chiaro, ma non si capisce quale sia l'interesse pubblico”. E se la produzione trevigiana di rifiuti speciali è così contenuta è perché circa 300 società già lavorano al riciclo degli scarti.

“Unindustria prende in considerazione il totale dei rifiuti prodotti, ma è come se considerasse che tutti gli altri impianti debbano abbandonare la loro attività – conclude – perciò abbiamo invitato l’assessore Fanton a quantificare anche la ricaduta occupazionale e il volume d'affari che gli industriali vorrebbero drenare verso i nuovi inceneritori”.

Mauro Favaro Da OGGI TREVISO Leggo e Pubblico.

Finalmente qualcuno inizia ad accorgersi di qualcosa anche se siamo veramente molto lontani , soprattutto dove non cè la presenza di inceneritori , dal capire che è solo un grande business che va contro gli interessi della collettività. Non riusciamo a capire che il problema dei rifiuti si risolve con la collaborazione di tutti i cittadini attraverso una sempre miglior raccolta differenziata e attraverso acquisti consapevoli che mirino alla riduzione dei rifiuti.Poi ci deve essere l'impegno politico che deve portare le aziende a realizzare imballaggi sempre meno voluminosi e più facili da gestire nelle mura domestiche.

Mirko Giammella

 
 
 

L'ultimo Natale del famoso microscopio

Post n°117 pubblicato il 07 Gennaio 2010 da eco90uboldo
 

Vi prego di leggere da questo link "L'ultimo Natale del famoso microscopio"

La situazione, è molto grave per usare un eufemismo.
Non commento il post sopra, ne prendo semplicemente atto.

5000 euro scarsi raccolti a favore della nanodiagnostics, in molti mesi, (quasi un anno) sono una cifra ridicola.
Non trovo altre parole: è RIDICOLO.
Se non siamo capaci della disciplina necessaria a sviluppare e sostenere economicamente un movimento contro la nocività tramite la ricerca (seria) non andiamo da nessuna parte.

Quante volte accidenti, QUANTE volte, abbiamo tutti potuto contare su Stefano Montanari e le sue conferenze?
Centinaia di volte? "solo" decine di volte?...
Se le polveri di un inceneritore sono state rilevate dentro alle biopsie di un tumore, lo si deve a Gatti&Montanari e a nessun altro; si tratta di rendersi conto di cosa si sta parlando e di quanto c'è in ballo.

Forse, amici della Rete no inc, è il momento di ricambiare, o non avremo una seconda possibilità: compriamo i libri (e facciamone regalo ai Sindaci inadempienti la legge), rinunciamo ad una pizza o un CD mettiamo da parte una moneta ogni volta che entriamo sul suo sito... E MANDIAMOGLI 10 EURO, 20 EURO, 50 EURO. Minimo.

Non so se ci rendiamo conto, ma tutto il peso economico del laboratorio a Modena è sulle spalle dalla famiglia Montanari e basta. Forse è ora di darsi una mossa: servono i FATTI non solo le belle idee e la consapevolezza di essere nel giusto (sostenendo la strategia zero rifiuti).
Solo con la solidarietà, astratta, non si va da nessuna parte...
Il laboratorio di Modena è un patrimonio del Paese, di tutti coloro che si oppongono ai VisigotiUnited, di destracentrosinistra&tirolesi (qualunque cosa significhino nel 2009, in Italia, quelle parole. All'estero non lo so, e adesso non mi importa).

Montanari ha il solo torto di non fare un banner gigante sul suo sito: servono donazioni. SERVONO-DONAZIONI. Servono donazioni. Adesso.

Visto che è troppo un gentiluomo per chiedere aiuto, allora è il momento che l'aiuto glielo diano gli AMICI. Se amici sono.

Bisogna mandare avanti il laboratorio a Modena.
Adesso.
Non domani o dopodomani...
Adesso.

«Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformate in azioni»
Ghandi

PS: Questo appello alla rete no inc è il solo modo che ho di continuare (continuare) ad aiutare la nanodiagnostics: una briciola di quanto Gatti e Montanari hanno aiutato tutto il movimento rifiuti zero, in fondo. Bene. Mano al portafoglio.
Adesso.

Come e dove mandarle, le indicazioni le trovate sul sito
www.stefanomontanari.net

 
 
 
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