Epifanie

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Messaggi del 02/08/2010

Joan Collins

Post n°289 pubblicato il 02 Agosto 2010 da a17540
 

(Londra, 23 maggio 1933)



Nel 1958 ottiene un'enorme successo in Missili in giardino, dove è coprotagonista nei panni del amante di Paul Newman.

 
 
 

Jane Fonda

Post n°290 pubblicato il 02 Agosto 2010 da a17540
 

(New York, 21 dicembre 1937)









Tra i suoi Film:
La caccia
(1966) di Arthur Penn, accanto a Marlon Brando
A piedi nudi nel parco (Barefoot in the Park), regia di Gene Saks (1967)
Barbarella, regia di Roger Vadim (1968)
Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horse, Don't They?), regia di Sydney Pollack (1969)
Una squillo per l'ispettore Klute, regia di Alan J. Pakula (1972)
Giulia (Julia), regia di Fred Zinnemann (1977)
Tornando a casa (Coming Home), regia di Hal Ashby (1978)
Sindrome cinese, regia di James Bridges (1979)
Il cavaliere elettrico (The Electric Horseman), regia di Sydney Pollack (1979)

 
 
 

Spring Dance

Post n°291 pubblicato il 02 Agosto 2010 da a17540
 

 
 
 

Ordet

Post n°292 pubblicato il 02 Agosto 2010 da a17540
 

Un film di Carl Theodor Dreyer. 1954





Probabilmente la Mostra veneziana del '55 la si ricorderà come la Mostra di Ordet. Da più di dieci anni taceva il regista de La passione di Giovanna d'Arco, del Vampiro e di Dies Irae; e se ne è ora venuto al Lido, modesto, quasi schivo, a presentare il suo ultimo film, desunto da un dramma dello scrittore danese Kay Munk, trucidato dai nazisti nel 1944. Questa origine teatrale la si ritrova sullo schermo; e un poco pesa, impone ritmi e architetture, rinuncia a risorse svariate, rende talvolta quasi monocroma una tavolozza che potenzialmente sarebbe invece assai ricca. Ma è come una mortificazione voluta: da una austerità sempre e tutta meditata, nobile e severa, talvolta persino caparbia. E tale austerità finisce per dare al film un suo arduo e nobilissimo stile, che è tutt'uno con la protesta di Dreyer: voi che siete cristiani, voi che dite di credere, siete dei credenti che non credono.
In un villaggio danese vive il vecchio Morten Borgen. La sua fede è robusta e serena, allietata dalla nuora e dalle nipotine, anche se il maggiore dei suoi tre figli, Mikel, abbia perduto la fede degli avi e del padre, e il secondogenito, Johannes, sia un povero mentecatto, che si crede una reincarnazione di Cristo. L'antagonista del vecchio Morten, nel villaggio, è il sarto Peter: rigido, tetro, puritano; e quando il terzogenito del Morten vorrebbe sposare l'unica figlia di Peter, il dissidio fra le due famiglie si acuisce. Ma tutto ciò, con quanto ne deriva e se ne intreccia, appartiene all'ambiente, alla tessitura teatrale del Munk, a una episodica di uno spento colorito e non sempre necessaria, specialmente in alcuni sviluppi e variazioni. La figura predominante è la più difficile: quella del mentecatto Johannes. Erra di giorno e di notte per i campi, predica e minaccia, annuncia o ricorda il Verbo, la divina Parola; e prima che il vero dramma si accenda, e crepiti, questa figura di Johannes è fin troppo definita e denuncia le incrinature teatrali del testo originario; parecchie apparizioni, necessarie e inevitabili, non poco risentono di un «esce in fondo a destra» o di un «entra dalla comune». Il vero dramma si delineerà quando la cognata di Johannes, la dolce Inger, la sposa di Mikel, morirà di parto. Allora Johannes, lentamente, quasi insensibilmente, si trasformerà. Non sarà più il povero mentecatto innocuo, l'esaltato predicatore a vuoto: diventerà come la coscienza di tutti, si ergerà difensore della fede, della fede vera, che concede anche i miracoli. Nessuno, in quella casa, crede che, con l'intensa fervida preghiera, si possa ottenere il miracolo della resurrezione di Inger. Lo crede invece una sua figlioletta, è sicura che lo zio Johannes resusciterà la mamma; e quella fede candida, quasi infantile, concederà a Johannes il potere di compiere l'incredibile, di richiamare in vita la dolce Inger.
Tema altissimo, dalle difficoltà molteplici e sempre maggiori, dà al film il fascino di quelle opere nelle quali l'impegno dell'artista quasi diventa lotta, contro una materia che non vorrebbe lasciarsi dominare, non solo, ma che forse avrebbe voluto non essere nemmeno affrontata. I segni di questa lotta qua e là si sentono, non tutto è essenziale e convincente, e uno strano errore si fa sopratutto palese, ed è il tono con il quale è trattato il non breve e non indispensabile episodio del parto di Inger. Crudo e crudele, insistito, tecnico, arido: un tono che molto contrasta con quelli delle altre pagine del film, molte delle quali sono davvero stupende, e sempre sorrette dalla intelligentissima fotografia di Henning Bendtsen. Ma fra tutte le pagine difficili la più difficile ha dato la riuscita migliore: dalla morte alla resurrezione di Singer lo schermo rivela vibrazioni sempre più alte, veramente incarna un atto di fede. «Poiché Johannes crede di poter compiere il miracolo, il miracolo si compie» sono parole dello stesso Dreyer. E qui il vecchio maestro ha forse dato di sé la prova più profonda e complessa; questo episodio ineffabilmente scandito è degno di una rigorosa antologia che un giorno sarà tratta dall'opera del regista danese, uno dei pochissimi artisti che abbia finora avuto lo schermo.
(1955)
di Mario Gromo - Da Film visti. Dai Lumière al Cinerama, Edizioni di Bianco e Nero, Roma, 1957

LINK:  Ordet 

 
 
 

DIES IRAE

Post n°293 pubblicato il 02 Agosto 2010 da a17540
 

Quel giorno sarà il giorno dell'ira,
in una scintilla il tempo finirà,
lo attestano Davide e la Sibilla.

Quanto grande sarà il terrore,
quando starà per giungere il Giudice
per vagliare severamente ogni cosa!

La tromba, diffondendo un suono prodigioso
per i sepolcri delle nazioni,
costringerà tutti davanti al trono.

Morte e natura resteranno attonite
quando la creatura risorgerà
per rispondere a Colui che giudica.

Sarà portato e aperto il libro
in cui è scritto tutto
ciò di cui il mondo dev'essere giudicato.

Quando dunque il Giudice si sarà assiso,
tutto quel che è nascosto verrà alla luce,
nessuna colpa resterà impunita.

Misero me, che cosa dirò allora,
quale difensore invocherò,
quando a stento il giusto stesso starà tranquillo?

O Re di tremenda maestà,
che salvi per grazia quelli che sono da salvare,
salva anche me, o fonte di pietà!

Ricordati, o Gesù pietoso,
che sono io la causa della tua via:
non perdermi in quel giorno.

Mentre mi cercavi ti sei seduto stanco,
per redimermi hai patito la croce:
tanta fatica non vada perduta.

O giusto giudice del castigo,
fammi la grazia del tuo perdono
prima del giorno del rendiconto.

Gemo come colui che è accusato:
il mio viso arrossisce per la colpa:
risparmia, Signore, colui che ti supplica.

Tu che hai assolto Maria
ed hai esaudito il ladrone,
hai dato anche a me motivo di sperare.

Le mie preghiere non sono degne,
ma Tu che sei buono, nella tua benevolenza,
fa' che io non sia arso dal fuoco eterno.

Fammi posto fra le pecore
e separami dai caproni,
collocandomi alla tua destra.

Dopo aver confutato i maledetti
e averli relegati nelle fiamme ardenti,
chiama me tra i benedetti.

Ti prego supplice e prostrato,
col cuore contrito come cenere,
prenditi cura del mio destino.

Lacrimoso quel giorno
in cui risorgerà tra le faville

per essere giudicato l'uomo reo.
A lui dunque perdona, o Dio.

Pietoso Signore Gesù,
dona loro la pace.

Amen.

Preghiera attribuita a Tommaso da Celano.
Ripresa da W. A. Mozart nel suo "Requiem"

 
 
 

Dies Irae

Post n°294 pubblicato il 02 Agosto 2010 da a17540
 

Un film di Carl Theodor Dreyer. 1943    
      

   
  

 
  
  
  
Questo film è una rivelazione.
Una vetta nella storia del cinema.
Un inno alla vita e alla libertà contro il fanatismo,
l'intolleranza, la cecità spirituale degli uomini.

LINK:  Dies Irae  

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: a17540
Data di creazione: 14/06/2010
 

AREA PERSONALE

 
 

Epifania, dal greco
επιφάνεια,
epifaneia, che significa
manifestazione.

 

LEE WILEY - THE MAN I LOVE



 

Un’epifania è un momento
speciale in cui un qualsiasi
oggetto della vita comune,

una persona, un episodio
diventa "rivelatore"
del vero significato
della vita a chi
ne percepisce il valore
simbolico.

 

KATE HUDSON - CINEMA ITALIANO




 


Lo stream of consciousness
o flusso di coscienza
è espressione di  quell'area della mente umana che sta al di là della comunicazione e che non è controllata razionalmente né logicamente ordinata.
Applicato in ambito artistico permette di travalicare le consuete strutture sintattiche e arriva a toccare il fondo oscuro e inconfessato dell'animo umano. 

L’esempio più celebre e valido in ambito letterario è forse il monologo di Molly Bloom con cui si chiude l’Ulisse di James Joyce.
Lo scopo dell'artista in questo caso non è quello di insegnare ma di presentare la realtà in tutti i suoi aspetti nel modo più impersonale ed oggettivo possibile e di lasciare al lettore la possibilità di comprenderla attraverso la sua personale percezione.

 
 

IMMA-NU-EL

"Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele" (Isaia)
Emanuele in ebraico è Imma-nu-El letteralmente "con noi Dio".
Il 6 gennaio la Chiesa commemora l'Epifania del Signore, ossia quando il Messia si è rivelato al mondo: quando "Dio è con noi".

 

BILLIE HOLIDAY - MY MAN



 

ELLA FITZGERALD - I LOVE PARIS



 

 

JUDY GARLAND - HAVE YOURSELF A MERRY LITTLE CHRI



 

JEAN ARTHUR CARY GRANT - ONLY ANGELS HAVE WINGS