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P.W.

Post n°323 pubblicato il 18 Ottobre 2014 da falcoman43

 w

 
 
 

1 ANNO

Post n°322 pubblicato il 11 Ottobre 2014 da falcoman43
Foto di falcoman43

Gli arti anteriori visti da tutti i lati, sono diritti e visti dal davanti, assolutamente paralleli tra loro. La spalla è robusta, inserita al tronco grazie ad una solida muscolatura. Gli arti posteriori sono forti, dotati di una valida muscolatura, fornendo un consistente impulso al movimento del pastore tedesco. I piedi sono chiusi e leggermente arcuati (maggiormente quelli anteriori rispetto i posteriori), La pianta del piede presenta dei cuscinetti di cute ispessita di colore scuro.

La coda deve essere folta, la parte superiore ricoperta da pelo scuro, più chiaro nella parte ventrale. La sua lunghezza è determinata dal numero di vertebre presenti (che variano da 18 sino 22), comunemente si attesta all'altezza del garretto. Lo sviluppo in lunghezza del pelo accresce progressivamente a partire dall'attaccatura al sacro sino alla sua estremità. La coda è sostenuta da una base ossea e da diversi fasci muscolari che garantiscono tutta una serie di movimenti. Grazie all'interpretazione delle varie posture o movenze è possibile realizzare lo stato emotivo del cane.

Un pastore tedesco di 1 anno

Il pelo del manto è semiduro, di lunghezza media, fitto, ben aderente con abbondante sottopelo; il colore è nero con focature rosso-bruno, brune fino al grigio; tuttavia la gamma cromatica ammessa può essere anche nero monocolore, grigio uniforme con focature più o meno più scure. Il colore bianco non è ammesso, tuttavia nel contesto di un manto dal colore regolare sono tollerate (ma non auspicabili) solo piccole aree di pelo chiaro (sterno, punta dei piedi).

Non sono ammessi accoppiamenti fra esemplari di diversa varietà di manto. Anche per quanto concerne le classi di esposizione i giudizi restano separati. La classe degli esemplari a pelo lungo è identificata con la lettera L (Langhaarig). Con il passare dei decenni le dimensioni sono leggermente aumentate rispetto allo standard di razza, oggigiorno l'altezza media al garrese per i maschi varia dai 62 ai 68 cm. e il peso va dai 30 ai 45 kg. In media per le femmine l'altezza al garrese misura tra 55 e 63 cm. a fronte di una mole compresa tra 22 e 36 kg. Occorre rimarcare tuttavia, che in questi ultimi decenni di selezione, misure e pesi del cane da pastore tedesco, sia maschio che femmina, tendenzialmente si sono attestati ai valori massimi.

 
 
 

PT

Post n°321 pubblicato il 11 Ottobre 2014 da falcoman43
Foto di falcoman43

Il pastore tedesco è un cane di taglia medio-grande, dalla struttura leggermente allungata, di buona robustezza e muscolatura. Il carattere è equilibrato, dai nervi saldi, sicuro di sé, di indole normalmente tranquilla con i familiari. È docile, ma altresì caratterizzato da buona combattività, tempra e coraggio, doti che lo rendono facilmente addestrabile a tutti gli impieghi, dalla guardia alla difesa, dalla pastorizia all'accompagnamento.


La testa vista dall'alto è cuneiforme, la fronte leggermente convessa, presenta un solco mediano appena accennato. Le rime labiali devono essere preferibilmente tese e di colore scuro. La forma degli occhi è a mandorla, il colore varia preferibilmente dallo scuro sino al marrone. Le orecchie sono di forma triangolare, erette, rivolte in avanti. La canna nasale è dritta col tartufo di colore nero.


La mascella e la mandibola sono robuste, dotate di buona muscolatura. La formula dentaria conta 42 denti e la chiusura degli incisivi deve essere a forbice. Il collo è forte e robusto, la linea dorsale che discende dal garrese sino alla groppa, deve essere solida e regolare, senza presentare alterazioni che possano disturbare il suo decorso.

 
 
 

continua

Post n°320 pubblicato il 05 Ottobre 2014 da falcoman43
Foto di falcoman43

L'elemento soggettivo

Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, il delitto di cui all'art. 544-ter c.p. si configura "come reato a dolo specifico, nel caso in cui la condotta lesiva dell'integrità e della vita dell'animale, che può consistere sia in un comportamento commissivo come omissivo, sia tenuta per crudeltà, e a dolo generico quando essa è tenuta, senza necessità" (Cass. n. 24734/2010). 
È chiaro che per ravvisarsi maltrattamento non è necessaria l'azione materiale di cagionare lesione ad un animale, ma sia sufficiente lasciarlo soffrire (per mancanza di cure, inedia, ecc.) attraverso condotte omissive consapevoli di tali inflizioni (Cass. n. 46291/2003). 
Aldilà del requisito della crudeltà, richiesto per il dolo specifico, riferibile agli atti concreti che infliggono gravi sofferenze fisiche senza giustificati motivi ma dietro la spinta di motivazioni futili o abbiette (Cass. n. 9668/1999; Cass. n. 601/1996), per integrare il reato di maltrattamento è sufficiente anche il dolo generico ricavabile dal secondo requisito soggettivo, ovvero la mancanza di necessità. Per cui, ai fini del reato di cui all'art. 544-ter c.p. può bastare la coscienza e la volontà di causare sofferenze agli animali e l'accettazione di esse (Trib. Pen. Torino 25.10.2006).

Le circostanze aggravanti

Il terzo comma dell'art. 544-ter introduce una speciale circostanza aggravante, la quale prevede, nel caso di morte dell'animale, in seguito alle condotte di maltrattamento disciplinate dal primo comma, che la pena nello stesso prevista sia aumentata della metà. 
Risulta chiaro come la morte dell'animale debba essere colposa e non dolosa: una conseguenza non voluta del maltrattamento da parte del soggetto agente; in caso contrario, si configurerebbe il reato di uccisione di animali ex art. 544-bis c.p.

Azioni e competenze

Il reato di cui all'art. 544-ter c.p. è perseguibile d'ufficio, pertanto, una volta che l'autorità giudiziaria è venuta conoscenza del fatto riconducibile in astratto a tale tipo di delitto, ha il dovere di procedere autonomamente, con le indagini, anche in assenza di altro impulso da parte di soggetti terzi eventualmente offesi.

La notizia di reato può provenire, su iniziativa e segnalazione, di qualsiasi soggetto, il quale può rivolgersi direttamente all'autorità (tramite denuncia presso qualunque ufficio di polizia giudiziaria: carabinieri, polizia di Stato, corpo forestale, ecc.), tenuta ad intervenire in ordine a un reato a danno degli animali, ovvero avvalendosi delle associazioni animaliste o di enti riconosciuti che, secondo l'art. 7 della l. n. 189/2004 perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla legge ai sensi dell'art. 91 c.p.p.

Per determinati soggetti che, vengano a conoscenza del reato, durante lo svolgimento delle proprie mansioni (come per esempio i veterinari, liberi professionisti o dipendenti delle aziende sanitarie locali), vige l'obbligo di denunciare il reato alle autorità. 
L'organo giudicante competente è il Tribunale penale in composizione monocratica.

 
 
 

reati

Post n°319 pubblicato il 05 Ottobre 2014 da falcoman43
Foto di falcoman43

Il reato di "maltrattamento di animali" è disciplinato dall'art. 544-ter c.p., che punisce "chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche" con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Introdotta dalla l. n. 189/2004 nell'ambito del nuovo Titolo IX Bis, rubricato "Dei delitti contro il sentimento per gli animali" e oggetto di modifiche ad opera della successiva l. n. 201/2010 che ne ha inasprite le pene, la fattispecie de qua si occupa dello stesso delitto precedentemente disciplinato dall'art. 727 c.p. (oggi rubricato "Abbandono di animali"), uscendo però dall'ambito della mera contravvenzione per assurgere a vero e proprio reato, nell'ottica di un riconoscimento sempre più accentuato, in armonia con la ratio della legislazione del 2004 e di quella successiva, di una soggettività dell'animale e della necessità della sua tutela.

Il secondo comma dell'articolo in esame punisce, inoltre, per la prima volta, l'ipotesi del c.d. "reato di doping a danno di animali", con l'intento di reprimere in particolar modo le scommesse clandestine e le competizioni tra animali, disponendo che le stesse pene previste dal primo comma, si applichino "a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate, ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi".

 

L'elemento oggettivo

Muovendosi nella nuova direzione della tutela dei sentimenti dell'uomo verso gli animali quali esseri viventi e non più del mero pregiudizio alla proprietà privata, l'art. 544-ter c.p. punisce chiunque si renda autore di "lesioni" o di "sevizie" ad un animale. 
La giurisprudenza ha chiarito che per integrare il reato non occorrono lesioni necessariamente fisiche, ma è sufficiente la sofferenza degli animali, poiché la norma mira a tutelarli quali esseri viventi in grado di percepire dolore, anche nel caso di lesioni di tipo ambientale e comportamentale (Cass. n. 46291/2003; Trib. Pen. Torino 25.10.2006). 
In merito alla sottoposizione a sevizie o a comportamenti, fatiche o lavori insopportabili per le caratteristiche etologiche dell'animale, assume valenza qualsiasi azione caratterizzata da un'evidente e conclamata incompatibilità con il comportamento della specie di riferimento come ricostruito dalle scienze naturali (Cass. n. 5979/2013).

 
 
 
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