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Un blog creato da achab1.0 il 25/06/2006

FALLO

cronache dal "fronte" della moda e del marketing e della mia "doppia" vita segreta

 
 

COSA FACCIO:

"Ebbene sì, inquino l'universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una felicità perfetta (ritoccata con photoshop)...Il vostro desiderio è l'investimento calcolato in miliardi di euro.
Nel mio mestiere nessuno vuole la vostra felicità, perchè la gente felice non consuma".
::26.900 lire Frédéric Beigbeder::
 

ULTIMI COMMENTI

Buon fine ann e buon anno nuovo da kepago
Inviato da: amandaclark82
il 30/12/2016 alle 16:08
 
sottoscrivo come avessi ventanni!
Inviato da: ilmiviso
il 22/12/2016 alle 10:59
 
tiè fort da mat!
Inviato da: mauropaterno
il 16/11/2016 alle 01:33
 
bellissimo post. Ciao da kepago
Inviato da: generazioneottanta
il 15/07/2016 alle 12:49
 
Problemi di gestione della rabbia? Non l'avrei mai...
Inviato da: makavelika
il 23/06/2016 alle 14:58
 
 

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IL LAVORO PIU' DIFFICILE DEL MONDO

Post n°1412 pubblicato il 15 Gennaio 2017 da achab1.0

Il mestiere più difficile del mondo è fare il bravo papà

 
 
 

SENZA FUTURO

Post n°1411 pubblicato il 10 Gennaio 2017 da achab1.0

Consigli per giovani samurai:
se state tramando per far secco il guru con cui avete litigato.
se state incontrando segretamente degli dei dell'olimpo perchè anche loro hanno subito angherie dal guru.
se state costruendo insieme a loro l'ultimatum al vostro capo del tipo "o lui o noi".
SE state facendo tutto questo in gran segreto, non mettete per sbaglio in copia il vostro capo nella mail di preparazione della riunione sull'argomento.

Ma potrei essere più suonato?

 
 
 

PAROLE SANTE

Post n°1410 pubblicato il 06 Gennaio 2017 da achab1.0

 

 

oggi il mio coach (quello che mi hanno dato sul lavore per evitare che mangiassi il cuore a qualcuno in ufficio) mi ha chiesto "C'è etica e morale nel gioco degli scacchi? E perchè allora la cerchi all'interno delle aziende?"

 
 
 

LA PRIMA CENA

Post n°1409 pubblicato il 04 Gennaio 2017 da achab1.0

 

mi sto proprio rammollendo.....
Stasera ho organizzato una cena con una nuova assunta e il suo nuovo team.
Devo almeno inventarmi una scusa per evadere presto....

 
 
 

PROPOSITI PER IL NUOVO ANNO

Post n°1408 pubblicato il 02 Gennaio 2017 da achab1.0

"hai parlato al fuoco? cosa ti ha detto?"
Un anno più bello del 2016 sarà difficile (anche se di incidenti ne sono successi...).
Per cui l'unico proposito professionale è di NON LAMENTARSI!!!!

 
 
 

TORNATO DAL FRONTE

Post n°1407 pubblicato il 01 Gennaio 2017 da achab1.0

Sono andate bene le vacanze in italia.
Mi sembra di essere tornato dalla campagna di Russia e domani a toca a mì...

consigli per giovani samurai: se avete deciso di vivere all'estero, restateci anche per natale. O andate al caldo. 

 
 
 

DRIVING HOME FOR CHRISTMAS

Post n°1406 pubblicato il 22 Dicembre 2016 da achab1.0

 


Questa volta mentre guidi verso casa, scrivi una lettera a te stesso giovane, una specie di istruzioni per l’uso della vita.
E la prima istruzione è che questa lettera servirà solo a te perchè i tuoi figli non necessariamente seguiranno le tue indicazioni.

Ma partiamo dalla fine: il casino succederà quando con I tuoi genitori si invertiranno I ruoli e diventeranno anche loro I tuoi bambini, però vecchi.
E lì è difficile.
Perchè le attenzioni che darai loro sono solo quelle che speri di ricevere quando toccherà a te.
Ma non necessariamente I tuoi figli onoreranno il loro turno.

E non c’è carriera o titolo sul biglietto da visita che valga il tempo rubato alla tua famiglia.

 

E sai che la carriera è marciapiede e persone.
Istinto. Non libri.
E paranoia per restare vivi.

Perchè c’è sempre un capo più capo di te.

Ma c’è anche sempre qualcuno che ha un lavoro più di merda del tuo.

Che l’amore si trasforma in qualcosa di molto più grande: fiducia, speranza, futuro, sogni.
E che invece il mondo è cattivo e lo diventerà sempre di più.

 

Che tutti abbiamo una droga.

A cui non si può sempre dire di no…..

Perchè da vicino nessuno è normale.

Che bisogna avere coraggio per avere paura.

 

Che sbagliare fa bene.

 

Che dopo I tuoi limiti, c’è sempre ancora spazio per spingersi oltre.
E che c’è sempre un momento in cui capisci che ne è valsa la pena.
Che le prime volte sono bellissime.
Anche se spesso il “prima” è più bello del “dopo”.

 

E se la mattina di natale, prima che la casa si svegli,
conti quello che hai “preso” e quello che hai perso,
e sei contento di quello che sei diventato,
allora non guardare il circo in tv stasera perchè fa venire l’ansia.

 

 

 

 
 
 

NON SI PREOCCUPI, NON TORNO

Post n°1405 pubblicato il 22 Dicembre 2016 da achab1.0

Pubblico questa lettera anche se non è necessariamente 100% corrispondente alla mia realtà.
Per me in olanda si sta da dio, e perchè io non tornerei indietro a meno che di andare a vivere davanti al mare in sicilia.
Però in questa lettera ci sono degli stati d'animo che in anni diversi o in nazioni diverse ho personalmente provato.

"Caro Ministro Poletti,
questa non è una lettera di protesta ma un invito, suo, personale, lo prenda in considerazione.

La invito a chiudere la sua vita in una valigia, 23 chili per la precisione. Ci metta dentro i suoi effetti personali, vestiti, foto di un paese assolato, speranze, competenze mischiate tra lo spazzolino e le scarpe da ginnastica.
Perché ci sarà da correre.
Venga pure da solo. Preghi non tanto di parlare un buon inglese, quello è vitale e lo diamo per scontato, a lei come a tutta la vostra classe politica, si auguri piuttosto di capire ogni venatura degli accenti inglesi che popolano il mondo: quello spigoloso dell'indiano a cui dovrà chiedere indicazioni in stazione, quello veloce degli autoctoni cresciuti senza doppiaggi anche in un paese non anglofono, quello dei madrelingua in azienda, americani, australiani, inglesi, i capi che la scruteranno dall'alto al basso solo per le sue idee e per la capacità di esprimerle, non certo per la sua cravatta o per come è stirata la sua giacca. Qui nessuno usa il ferro da stiro, tanto per dire, e l'essere brillanti non ha bisogno di essere inamidato.
Venga Ministro.
Nei primi giorni, quando fa buio provi a rientrare a casa con agilità, provi cosa significa il dover partire da zero. E quando dico zero intendo non sapere più fare la spesa perché i nomi sono tutti diversi e a comprare il burro con il sale ci si mette un attimo. Soprattutto se nemmeno si immagina l'esistenza del burro con il sale. Quando dico zero intendo nessuno che la aspetterà a casa, nessuno da chiamare se prenderà una storta sulle scale. Certo, urlando Help qualcuno la sentirà. Ma non si aspetti il calore italiano, caro Ministro, che se tutto il mondo è paese non tutti i paesi sono l'Italia e se le si dovesse fermare la macchina in una strada e se volesse chiamare un collega di lavoro, questo con il suo efficace pragmatismo le manderà un sms con l'indirizzo dell'autorimessa più vicina.
Poi chiami in Comune, prenoti un appuntamento, vada a registrarsi in un paese che la sta accettando nella misura in cui ce la farà da solo contro il mondo, compili carte, burocrazia, apra un conto in banca nel nuovo Paese, condivida con altri la casa, il piano, il bagno, a volte la stanza con la sporcizia, i turni per la cucina. E non osi lamentarsi con altri italiani perché all'inizio si sentirà dire 'È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?'.
Lei dice che i 100mila giovani che se ne sono andati non sono i migliori. È vero, ma siamo quelli che non si sono accontentati, quelli che non si arrendono, quelli che non tollerano di avere un futuro impacchettato nella nebbia, quelli che, anche se non saranno i migliori, erano troppo bravi a scuola, con troppe idee, troppo spavaldi, con troppa voglia di farcela. Così tanta da non sopportare un Ministro del lavoro che non capisce che se stiamo andando via è solo per questo: per il lavoro. E quando ci stupiamo che qui dopo tre contratti scatti il tempo indeterminato, i mutui abbiano interessi bassi e vengano concessi anche e soprattutto ai giovani e che sì, lavorando si possa ancora comprare una casa, ci sentiamo rispondere: 'È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?'
Un'ultima cosa Ministro. Tra tutti gli italiani che vivono in Olanda non ne ho ancora sentito uno che dica: 'Si sta meglio qui.' Tutti invece dicono: 'Se si potesse vivere una vita così anche in Italia torneremmo di corsa. Ma.'
Non so se il nostro Ma è in mano a lei Ma torneremo solo quando il coraggio e le competenze verranno viste come un valore aggiunto. Coraggio e competenze, non raccomandazioni e furbizia.
La aspetto ministro Poletti, anzi no, troppo facile avere qualche appiglio.
Si tuffi, è morbido. Sicuramente di più di certe sue affermazioni morbide solo perché inconsistenti.

Firmato: una dei 100mila giovani che se n'è andata dall'Italia, una di quelle che 'è meglio non avere tra i piedi' come ha dichiarato lei.
Una che ci mette la faccia e le idee. Senza poterle o doverle rettificare".

 
 
 

AREA 51 (di anni)

Post n°1404 pubblicato il 10 Dicembre 2016 da achab1.0

in attesa di scrivere la lettera a me stesso giovane, pubblico una bella di genere lavorativo di cui condivido diversi punti:

"In the future, when we turn 50, we will each be given a ticket to a time machine and, just once, we will be able to go back in time and talk to our 25-year-old selves.

Even then, time travel will be expensive and wreak havoc with frequent flyer programs. So there will only be one trip. So what if we could? What would we say? What advice would we give?

I often wish I could do this. Just once. So, just in case the time machine ever comes along, this is the career advice I would give my 25-year-old self.

1. A career is a marathon, not a sprint

Chill. When we are younger we tend to be impatient. As you get older you realise there is no real rush. Life, and the careers we pursue to fill it and pay the bills, needs to be approached on a long-term basis. If you sprint you will wear out or start to resent work that you previously enjoyed. Allow yourself time to breathe and grow. Things will come if you work hard and allow yourself time to get good at things. Always rushing only leaves you empty, and tired. It is fine to give yourself permission to take some time in the slow lane with the hat people. You will find yourself seeing things on the journey that you didn’t realise were there.

2. Most success comes from repetition, not new things

I remember hairdressing legend Stefan Ackerie telling me this in 2003. I had never really thought about it before. A few years later Malcolm Gladwell’s brilliant book Outliers was published, promoting the idea that you needed to spend 10,000 hours on something to become truly expert at it. This applied to the Beatles and their Hamburg gigs and Bill Gates who, through a series of fortuitous accidents, ended up spending more time than almost anyone else on a computer.

The lesson here is get good at things before you try to move to the next thing. Genuine expertise belongs to an elite few. They seldom have superpowers. They usually have endurance, patience and take a long-term view. They also love what they do. If your find that, don’t let it go.

3. If work was really so great all the rich people would have the jobs

It is well established that almost nobody laments on their death bed that they didn’t spend enough time at the office. This seems obvious. Yet still we let contrived circumstances and fairly trivial issues keep us from important events like school sport days and kids getting badges for picking up rubbish. I wish somebody had schooled me about these priorities at 25. I can remember every sport day and certificate presentation I missed. I can’t remember any of the reasons I missed them.

4. Deprioritise your career when your kids are young

If you have skills, commitment and passion, careers tend to take care of themselves. Over the long haul, it really doesn’t matter if you have a few years when your career is in canter mode while you prioritise young children. This should apply to men and women. I was watching some video of my kids when they were little last week and I realised, again, that the little people in that video don’t exist in that form anymore. They have grown into pride-worthy adults but the tiny people with wonder in their eyes were just passing through. If you miss that time meeting deadlines and finishing reports, you never get it back. Childhood is fleeting. When it is in its formative stages, you get one chance.

You can also miss the chance to learn. Children teach you a lot more than you teach them. They give you a second chance to see the world for the first time through their eyes. And you will be astounded what you miss in the clutter of life. Hold onto those times while you can. As the nun sang in The Sound of Music, you can’t keep a wave upon the sand. And you look kinda ridiculous trying.

5. In the workforce, always act like you are 35

A recruiter gave me this advice some years ago. It is quite inspired. What she meant was, when you are young in the workplace, don’t act as a novice. If you are smart and competent, step up and do whatever you are capable of doing in a mature way. Similarly, when you are an older worker, don’t act like it. Approach your day with youthful energy. To quote a famous Frank Sinatra song: “You’re 35 and it’s a very good year”.

6. Management is about people, not things

It is easy to fall into the trap of believing that all people are equal, behave the same every day and have a generic capacity to perform. Humans are simply not made like that. Business guru Jack Welch says the workforce consists of 20 per cent of people who are high performers, 10 per cent that you should get rid of and 70 per cent who do okay. The problem is the 70 per cent. Most managers want everyone in the 20 per cent. We need to be careful not to believe that the 70 per cent are underperformers. Sometimes we need to celebrate the competence of the masses not the superpowers of the elite. As managers, we are not managing things, we are empowering people and making the best use of whatever it is they bring to the table.

7. Genuinely listen to others

It is easy to fall into the trap of thinking we have all the answers as individuals. We don’t. As a group we are far more powerful. We need to learn to genuinely collaborate and really listen to the opinions of others. And we need to ask our own people first. So many managers and firms fall into the trap of asking external consultants for answers and then trying to implement the recommendations over the top of tried-and-true employees. In almost every case, our own people already know the answers. We need to avoid letting familiarity blind us to the talent sitting around us.

8. Never work for horrible bastards

Life is way too short to tolerate really bad bosses. If you find yourself working for one, unless you are desperate or starving, start looking for a new job. Immediately. Then sack the bad boss. By leaving.

9. Recognise that staff are people with finite emotional capacity

This is one I really wish I had known earlier. It is clear to me now that humans have a finite emotional capacity. If there is something challenging happening in their personal lives, they have limited capacity left to deal with issues at work. In nearly 100 per cent of cases I have dealt with of people suddenly under-performing at work, it has nothing to do with work. When good people have problems, managers and companies need to carry them. This should be a personal mission. If we learn to carry people when they most need it, we become a stronger community and we empower people in ways that we probably can’t imagine when we are young. A re-invigorated broken employee is a corporation’s most powerful force. They become a slightly better version of themselves without the need for a V energy drink.

10. Don’t just network with people your own age

Beware the whiz kid syndrome. Smart, young people have a habit of forming communities of other smart young people and feeding off each other’s energy. In the older world they are seen as “bright young things” that give confidence that the future is in good hands. Argghhhh. How many times have you heard that? Youth enclaves can actually be restrictive. Smart 20-somethings should make sure they network with older people too. In fact their networking should be about meeting useful mentors and career champions who can open doors and fast track careers. Similarly, older, successful people shouldn’t just sit in musty clubs talking about the 1970s. They should be proactively seeking out smart, young people who can shake them out of their comfort zone and open their eyes to new ideas.

11. Celebrate cultural differences in the workplace

One of the big mistakes we make in Australia is failing to adequately recognise the value of overseas experience and people from a variety of cultures. Diversity brings a richness to our workplaces that benefits all of us. Overseas experience is real experience. We should take every opportunity to inject new thinking into our workplaces. It is where the magic begins.

12. Take the time to understand what your business does

I love the story of President J F Kennedy’s visit to NASA during which he asked a cleaner what his job was. The cleaner replied that he sent rockets to the moon. All of us should feel part of what our organisations actually do. We should take the time to be part of the big picture and always feel connected with the true objectives of our workplace. Don’t wait for someone to tell you or lament that internal communication is crap. Find out for yourself.

13. Don’t put off working overseas

Geography is becoming less relevant. We are all citizens of the world. President Obama made the point during his University of Queensland speech that the world was becoming smaller and even the Pacific Ocean was now just a lake. If you get the chance to work overseas, and you aspire to do that, take it. There is never a right time. And we always regret the things we don’t do far more than the things we do.

14. Work in an office where you have friends

You will spend a lot of time at work. You should work with people you like. I used to be a bit sceptical about a question in employment engagement surveys asking people if they had a “best friend” at work. I realise now that work is much better if you are among friends. The happiest people are those who do things they are passionate about with people they really like. Further to that, if you find you have taken on a job you hate, ditch it quickly. Your career can survive a few well-intentioned detours and mistaken pathways.

15. Never sacrifice personal ethics for a work reason

Crucial to workplace happiness is value alignment. If you work somewhere that compromises your personal ethics and values, get out of there as quickly as you can. Good people will be unnerved by things that don’t feel right. If it doesn’t feel right, it probably isn’t. Bad things only manifest when good people don’t take a stand.

16. Recognise that failure is learning

As bizarre as it might sound, failing is not failure. Researchers recognise that failure is just part of a process to eliminate unsuccessful options. To misquote Woody from Toy Story, when we make a few mistakes, we are not failing, just falling - with style. Even fairy-tale princesses recognise that you need to kiss a lot of toads before you find a handsome prince. Thomas Edison articulated this best: “I have not failed. I have just found 10,000 ways that don’t work.” If we fear failure we tend to take a minimalist approach to our jobs and the opportunities around us. Takes some risks. Sometimes failing spectacularly is the best evidence that we are alive, human and serious about aspiring to the extraordinary. There is no value in being ordinary when you have the capacity to be remarkable.

Now, to get started on that time machine…"

 
 
 

CONTRO TUTTO E TUTTI

Post n°1403 pubblicato il 20 Novembre 2016 da achab1.0

Ogni Thanksgiving (o vicino alla data) tutta l'azienda vota per i migliori dell'anno.
E poi durante una crudelissima cena vengono annunciati i vincitori e premiati sul palco.
Il primo anno ho vinto Rookie of the Year, il secondo il mio dipartimento ha vinto come il maggiore miglioramento, e poi niente per 6 anni......
Molte medaglie d'argento, bronzo o merda, tanta merda. A seconda dell'anno.
La sera della cerimonia stringevo la mano sportivamente ai vincitori, poi scappavo a casa mentre tutti ballavano augurando il classico "catinenauncancarinbocaatuti".
Ma il giorno più triste era la mattina dopo, quando dovevo mandare la mail a tutto il team con il classico "abbiamo perso, ma per me siete i vincitori. perchè vi sieti fatti il culo tutto l'anno, tutti gli anni e avete messo sangue sudore e lacrime.".
Quest'anno per una serie di uniche congiunzioni astrali abbiamo vinto.

Consigli per giovani samurai: "delle volte vinci, molte volte perdi. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso".

 
 
 
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LA MIA DOPPIA VITA:

 

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