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Creato da Fabulinus il 27/12/2010

Zio Tony

Il Blog a favore dei Bambini

 

La scandalosa "Cei" assolve i vescovi:”Non sono tenuti a denunciare i pedofili”

Post n°179 pubblicato il 23 Maggio 2012 da Fabulinus

Una scandalosa decisione della Conferenza Episcopale Italiana, destinata a suscitare polemiche: "i vescovi non sono tenuti a denunciare i pedofili". I vescovi non sono pubblici ufficiali, pertanto possono tacere. Ma non solo: sono persino "esonerati dall'obbligo di deporre o esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero".
Ma davvero non essere pubblici ufficiali esonera dall'obbligo morale di denunciare eventuali casi di abusi su minori? Dopo i molteplici "scandali pedofilia" emersi in tutte le parti del mondo che hanno travolto il Vaticano in questi anni, ed in particolare nel 2010, credevamo e speravamo che su questo tema ci potesse essere maggiore severità da parte delle autorità ecclesiastiche, dopo che è emerso come in diversi casi alti prelati fossero a conoscenza dei comportamenti di alcuni sacerdoti ma non fossero intervenuti nemmeno per interrompere la situazione: invece sembra proprio che non sia cosi..
La Cei assolve i vescovi:”Non sono tenuti a denunciare i pedofili”.
Il diritto al silenzio su illeciti sessuali contro minori è stato sancito ieri dalla Cei nelle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori, appunto. La spiegazione è formale: per l’ordinamento italiano, il vescovo non è pubblico ufficiale né incaricato di pubblico servizio, quindi può tacere. Se la legge sostiene il punto di vista, diversa è la morale. «Nel caso in cui per gli illeciti in oggetto siano in atto indagini o sia aperto un procedimento penale secondo il diritto dello Stato – per la Cei – risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile». A far discutere sono pure i numeri. Tra 2000 e 2011 i casi di pedofilia che hanno riguardato il clero sono stati 135, secondo la stessa Cei. Solo 77 risultano alla magistratura. Per questi, 22 sono stati i condannati in primo grado, 17 in secondo, 21 quelli che hanno patteggiato, 12 i casi archiviati, 5 gli assolti. Insomma, il problema c’è, a volte si vede, spesso si tace. I vescovi sono inoltre «esonerati dall’obbligo di deporre o esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero».
Nel caso di indagini su casi di pedofilia per giudizi canonici, il vescovo «non può far riferimento ad atti o conclusioni definitive o non definitive del procedimento statale», ma deve valutare personalmente. Secondo il diritto, certo, ma quello canonico. Eventuali atti su processi canonici possono essere chiesti dall’autorità giudiziaria di Stato ma «non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o sequestro». La collaborazione è affidata, è il caso di dirlo, al buon cuore del vescovo, che però, si ribadisce, «tratterà i suoi sacerdoti come un padre e un fratello».
Questo significa che bisogna fare tutto in famiglia, in silenzio, senza troppo scalpore.
 «Nell’ordinamento italiano il vescovo – si legge nelle Linee guida, passate al vaglio preventivo della Congregazione della Fede -, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale nè di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti». Un passaggio ribadito in conferenza stampa da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che lo ha spiegato così: «Noi non possiamo chiedere a un vescovo di diventare un pubblico ufficiale. Ciò non significa che sia impedito a prendere l’iniziativa, anzi. Ma formalizzarlo avrebbe significato introdurre qualcosa che contrasta con l’ordinamento». «C’è la volontà assoluta di collaborare – ha comunque sottolineato il presule – che sta già nell’azione ordinaria». E che nel documento è sottolineata al capitolo II, paragrafo 5 quando si dice che «risulterà importante la cooperazione del vescovo con l’autorità civile, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile». Mons. Crociata ha poi rilevato una situazione particolare per la Chiesa italiana poichè, ha spiegato, «la vicinanza con la Congregazione per la Dottrina della Fede comporta un rapporto immediato» che «consente di tenere sotto controllo il territorio».
«La situazione – ha aggiunto – è obiettivamente governata in modo adeguato». Intanto, emergono anche dati precisi sul fenomeno pedofilia in Italia. Fino ad un anno fa, infatti, la Cei aveva parlato genericamente di un centinaio di casi. Ora, le cifre puntuali. I casi «emersi» e «segnalati all’ex Sant’Uffizio», dal 2000 ad oggi, sono stati 135. Di questi, per quanto riguarda il processo canonico, 53 sono state le condanne, quattro le assoluzioni e i restanti casi risultano in istruttoria. Per quanto riguarda invece il foro civile, dei 135 casi, 77 sono stati denunciati alla magistratura con 22 condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 patteggiamenti, cinque assoluzioni, 12 archiviazioni. Mons. Crociata ha quindi ricordato l’attenzione della Cei alla prevenzione e alla formazione del clero mentre ha assicurato che «il reinserimento non è un ritorno alla pastorale ordinaria: un prete che ha avuto questi problemi non torna ad avere possibilità di contatto con minori». «È importante – ha commentato – sentirsi tutti parte di uno sforzo collettivo per combattere la piaga della pedofilia che è enorme, si parla di decine di migliaia di pedofili in Italia». Ma la Chiesa non ha sottostimato il fenomeno? «Non credo – ha replicato con serenità il vescovo -, gli sforzi sono cresciuti in maniera proporzionata alla conoscenza che via, via è emersa».

 
 
 

A Torino un tragico giochino tra servizi antiabuso e parenti avvocati

Post n°178 pubblicato il 24 Aprile 2012 da Fabulinus


18/04/2012 - 14.58
In merito alle false accuse e a ciò che andrebbe cambiato per migliorare le cose, io aggiungerei un quarto punto: "è fatto obbligo di astensione, per gli operatori delle ASL e delle SS (Servizi sociali) o di coloro che lavorano nella pubblica amministrazione, a prendere in carico o a occuparsi di minori allorquando sono coinvolti interessi propri, o di parenti entro il quarto grado o conviventi...".
A Torino vi sono operatori di servizi antiabuso (associazioni spesate e finanziate dall´amministrazione, con tanto di impegni di spesa della Giunta Regionale) i cui mariti / mogli sono avvocati. Il tragico "giochino", di cui rimangono vittima i minori, è il seguente: l´operatore dell´ASL o delle SS si occupa del minore, l´operatore conferma e convalida gli abusi (generalmente in solitaria, senza altri operatori, con le solite relazioncine spedite alla procura o al tribunale dei minori, piene di condizionali e naturalmente senza prove documentali) e il parente dell´operatore (moglie/marito/convivente) assiste la madre del minore.
Se va bene, la questione penale, per il padre innocente, si risolve in due-tre anni; se va male, si protrae per molto più tempo, salvo poi constatare molto tempo dopo che non vi era stato abuso sessuale. Dei danni arrecati al minore, nel caso di falsi abusi, poi nessuno risponde. Non ne risponde l´ASL, non ne risponde la psicologa, non ne risponde il PM.
Ne risponde, ovvero ne soffre, il minore. E a quanto sembra, alcuni (GIUDICI COMPRESI, togati con ermellino) pensano che NON vi sia incompatibilità di funzioni, contrariamente a quanto indicato dall´art.6 del DM 28.11.2000 "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni", oltrechè dalla stessa Costituzione Italiana: "Il dipendente si astiene dal partecipare all´adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri ovvero: di suoi parenti entro il quarto grado o conviventi; di individui od organizzazioni con cui egli stesso o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito; di individui od organizzazioni di cui egli sia tutore, curatore, procuratore o agente; di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, società o stabilimenti di cui egli sia amministratore o gerente o dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza...".
Un TRAGICO GIOCHINO, davanti agli occhi degli operatori del foro di Torino, e una TRAGICA VERGOGNA torinese, patria un tempo di Santi sociali, e ora di intoccabili inquisitori!

 
 
 

ABBATTIAMO L'INDIFFERENZA SCONFIGGENDO L'IGNORANZA!!!!

Post n°176 pubblicato il 12 Aprile 2012 da Fabulinus

VENERDI’20 aprile h.21.00
A TORINO AL CENTRO D’ INCONTRO “VANCHIGLIETTA” IN CORSO BELGIO 91

La Dottoressa Rosalba Merola, Pedagogista Clinico, CTP ( consulente tecnico di parte) e l’avvocato Rosy Catroppa, In collaborazione con l’associazione “FABULINUS”, ci spiegheranno e aiuteranno a capire alcuni concetti riguardo l’abuso sessuale sui minori quali:
-dal punto di vista del bambino
-cosa rimane nella testa, nel cuore e nel corpo delle vittime

Abbiamo la possibilità di capire e scoprire cose che fino a ieri ci erano sconosciute. Approfittiamo di chi con serietà e professionalità, mette a disposizione il proprio tempo libero per sensibilizzare la comunità riguardo un tema così delicato e complicato come la Pedofilia, perché I BAMBINI SONO IL NOSTRO FUTURO, ed è nostro dovere cercare di capirli e tutelarli SEMPRE e ad ogni costo. Spendere un paio d’ore della nostra vita per scoprire come possiamo aiutare i nostri piccoli è nostro dovere!!!!
INTERVENITE NUMEROSI PER GRIDARE TUTTI INSIEME
NO ALLA PEDOFILIA!!!!!!

 
 
 

Sesso con l'allieva di 16 anni: arrestato insegnante

Post n°174 pubblicato il 15 Marzo 2012 da Fabulinus

 

Giovedì, 15 marzo 2012 - 10:22:00

Un insegnante di lettere all'Istituto per Periti aziendali e corrispondenti in lingue estere 'Ravizza' e istruttore di difesa personale in una palestra di arti marziali cittadina, e' stato arrestato dalla Guardia di Finanza per avere abusato sessualmente di una, studentessa non ancora sedicenne, cui doveva impartire lezioni private a casa propria. Diego Trigili, 41enne, che ha ammesso le sue responsabilita', e' agli arresti domiciliari con l'accusa di atti sessuali con minorenne e pornografia minorile.
 
"Con puntuale e ambigua incisivita' psicologica - spiegano al Comando provinciale delle Fiamme Gialle - aveva indotto la giovanissima a soddisfare le sue sempre piu' ardite e pressanti proposte indecenti, utilizzando anche i social network per mantenere assidui contatti a ogni ora del giorno e della notte".
 
Quello che si autodefiniva "il maestro dei maestri del sesso per ragazzine" vantando i propri atti con un amico, cui confidava che i favori della giovane "ben meritavano il rischio di finire in manette", ha avuto rapporti sessuali anche con un'altra studentessa, con cui ha girato, sempre a casa propria, video amatoriali dal contenuto definito "inequivocabile" dagli investigatori.

 
 
 

Ravenna/ Violenza nei bagni della scuola

Post n°173 pubblicato il 13 Marzo 2012 da Fabulinus

Lunedì, 12 marzo 2012 - 19:29:00

In orario di lezione era in un bagno della scuola insieme a un altro studente. E ha subìto un abuso sessuale. Almeno stando al racconto di una giovane di 16 anni che frequenta una scuola superiore di Faenza, in provincia di Ravenna. L'autore del presunto stupro è di un anno più grande. Dalla denuncia della vittima sono cominciati gli accertamenti sulla presunta violenza sessuale.

L'episodio risale al primo marzo quando il ragazzo, secondo quanto riferito dalla stampa locale, avrebbe invitato la giovane ad accarezzarlo. Lei si sarebbe rifiutata di farlo, e a quel punto lui le avrebbe impedito di uscire dal bagno. Poco dopo la ragazza avrebbe avvertito dell'accaduto un paio di insegnanti, i quali però le avrebbero consigliato di non riferire nulla. La giovane ha però rivelato tutto alla madre, che ha deciso di rivolgersi al locale Commissariato di polizia. Del caso è stata interessata sia la Procura dei Minorenni di Bologna, che ha già sentito la ragazza e altre persone, sia la Procura di Ravenna, che dovrà chiarire le cose. La dirigente dell'ufficio scolastico provinciale, ha già disposto verifiche nell'istituto.

La stessa scuola in passato era già stata al centro di uno scandalo giudiziario legato alle molestie subite per più di un anno a partire dal 2006 da una studentessa di 15 anni da parte di un suo professore cinquantenne: sms, atteggiamenti voluttuosi, gesti, sguardi e frasi non gradite a sfondo inequivocabilmente sessuale che nel gennaio 2008 erano costate all'uomo una condanna in primo grado quattro anni di carcere e al pagamento di provvisionali alla giovane e ai suoi genitori per un totale di 66 mila euro.

I legali del minorenne sostengono che il giovane è innocente: "Sia che si tratti di una sedicente vittima sia dell'accusato che si proclama innocente, bisogna preservare i minorenni da qualsiasi clamore".

 
 
 
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