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fernandez1983
   
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Alessandro Marcianò

 

Membro Coordinamento Cittadino Italia dei Valori Reggio Calabria, Delegato Italia dei Valori Congresso Nazionale, Membro della Presidenza del Forum del Quartiere di Gallico, inviato giornalistico e radiofonico, addetto stampa APD Gallicese, studente in Ingegneria delle Telecomunicazioni presso l'Università Mediterranea di Reggio Calabria, candidato all'Assemblea Costituente Nazionale alle Primarie 2007 del Partito Democratico con I Democratici per LETTA.

 

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La scuola del 2000..

Una nota disciplinare al giorno:

“L’alunno M. insiste nel dire di avermi visto ieri sera in un film di dubbio gusto.
Sconvolta e offesa chiedo l’immediata convocazione dei genitori e l’opportuna sanzione disciplinare da parte del dirigente scolastico.
Prof. G.”

Una giustificazione al giorno:

“Giustifico l’assenza del 24/05/98 per essermi fratturato il pomo d’adamo”

nota disciplinare

 

Santo subito!!!

 

 

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Io, reggino, tra 'buccazzari' e 'pricchi'

Post n°2064 pubblicato il 08 Settembre 2010 da fernandez1983

Tempo fa, chi non è nato e cresciuto a Reggio Calabria mi faceva pena.

Immagino capiti ad altri, nati e cresciuti in luoghi difficili. Chi si forma in un posto totalmente anormale sviluppa un orgoglio che deriva da capacità di sopravvivenza acuite e da un senso di inferiorità.

Bellezza naturale, violenza quotidiana e quella categoria dell'arte dialettica che a Sud si chiama 'sfottò' erano i pilastri della società. C'erano i difetti che era vietato avere perché la comunità li condannava, quelli e non altri. Non bisognava essere vigliacchi né 'pricchi' (tirchi) perché non era da uomini. Non bisognava essere 'favazza' (sbruffoni) né 'buccazzari', cioè parlare troppo e a vuoto, perché erano vizi da messinesi.

Erano codici severi, come tutti i i codici di strada.

Dopo la rivolta popolare nel 1970-1971 e una terrificante guerra di 'ndrangheta con circa 200 morti nei primi anni Ottanta, Reggio si è normalizzata. Nel suo modo anormalissimo, ovvio. Non si rivolta e non fa guerre. Basta qualche bomba - e chi deve intendere intende.

I più furbi entrano in fase con il sistema. Si prendono i clienti mafiosi, gli unici che pagano in una città dove il primo a non pagare è il Comune. Si iscrivono a una loggia dove si impara a conoscersi e a non pestarsi i piedi fra magistrati, professionisti, poliziotti e picciotti. Curano la vanità con dosi massicce di rispetto. In più, da qualche anno si sono messi al passo con la modernità, un tesoro imprevisto in una città che è in fondo all'Italia, dieci chilometri sotto l'ultimo traghetto per la Sicilia.

È stata questa l'intuizione di Giuseppe Scopelliti. L'ex sindaco è diventato idolo delle folle votanti perché si presentava a palazzo San Giorgio, sede del municipio, con la Vespa e gli zoccoli Pescura. Era strafottente, come un reggino deve essere, ma era anche moderno. Portava in via Marina i grandi artisti dell'italian variety e Mario Cipollini con il Giro d'Italia, Valeria Marini e Belén, oltre a 'digei' di ogni foggia e misura. Era il rito abbreviato verso l'up-to-date, che ha consentito agli amministratori pubblici di saltare problemi di strutture, di sanità, di disoccupazione e ai cittadini di comprare fuoristrada 4x4 su vasta scala con il credito al consumo.

Il conto, ai posteri perché, come si dice da noi, "'u cafè è pavatu".

Che si può aggiungere? La società civile, l'incapacità di indignarsi, le consorterie occulte, i coraggiosi che restano e fanno il loro lavoro seriamente. I maccheroni di casa e le olive schiacciate. Tutto già sentito e ripetuto mille volte.

Allora, ripetizione sia. Tempo fa, chi non è nato e cresciuto a Reggio mi faceva pena. Anche adesso.

Gianfrancesco Turano

 
 
 
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