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..del vecchio pazzo..
 

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Alessandro Marcianò

 

Membro Coordinamento Cittadino Italia dei Valori Reggio Calabria, Delegato Italia dei Valori Congresso Nazionale, Membro della Presidenza del Forum del Quartiere di Gallico, inviato giornalistico e radiofonico, addetto stampa APD Gallicese, studente in Ingegneria delle Telecomunicazioni presso l'Università Mediterranea di Reggio Calabria, candidato all'Assemblea Costituente Nazionale alle Primarie 2007 del Partito Democratico con I Democratici per LETTA.

 

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Questa è la Madonna delle Grazie,venerata da sempre dal popolo gallicese..

 
 

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La scuola del 2000..

Una nota disciplinare al giorno:

“L’alunno M. insiste nel dire di avermi visto ieri sera in un film di dubbio gusto.
Sconvolta e offesa chiedo l’immediata convocazione dei genitori e l’opportuna sanzione disciplinare da parte del dirigente scolastico.
Prof. G.”

Una giustificazione al giorno:

“Giustifico l’assenza del 24/05/98 per essermi fratturato il pomo d’adamo”

nota disciplinare

 

Santo subito!!!

 

 

Quando una sconfitta può trasformarsi in vittoria. Il saluto finale e il messaggio nascosto

Post n°2303 pubblicato il 26 Maggio 2012 da fernandez1983
 

 

Servirebbe fare una sola riflessione. Anzi due. Due riflessioni, per quella che può essere l’ultima pagina di quest’avventura, della mia vita raccontata sul blog. L’aspetto politico è stato trascurato in questi due anni, questo blog è nato per fare politica, e dal prossimo post si tornerà a fare solo politica. Si chiude, così, un ciclo, un ciclo che mi ha accompagnato per un anno e mezzo quasi due, che ha visto esporre le mie idee su tanti aspetti della vita. Post lungo, quindi, ma farò in modo da essere me stesso, per l’ultima volta, al di fuori della politica.

Quando una sconfitta deve bruciare? Immaginate che ciò che vado a scrivere lo stia pensando durante una passeggiata sulla spiaggia, solo, mani nelle sacchette, col rumore delle onde di sottofondo e nessuno a disturbarmi. Sono questi i momenti che mi piacciono di più, i momenti dove mi tuffo nelle mie riflessioni, dove cerco di capire dove e cosa ho sbagliato, dove e cosa ho fatto correttamente. Una sconfitta deve bruciare quando hai fatto di tutto affinché questa arrivasse. Altrimenti, se hai dato tutto te stesso, amen, hai vinto ugualmente, perché hai fatto di tutto per superare i tuoi limiti, e già questa è una vittoria. Aver lottato, aver combattuto, è da grandi. Ed io ce l’ho messa davvero tutta, mi sono spremuto come un limone, fino a cercare quella goccia che m’illudesse nella speranza. Mò non ne ho più. Stremato, alzo bandiera bianca, ma forse è meglio così. Effettivamente mi ero studiato anche questo per farmi conoscere, pazienza: già, anche questo. Che vuol dire? Apro una piccola parentesi, odio la letteratura italiana. Ma la odio di un profondo schifoso. Perché? Perché è roba da presuntuosi, da illusi. Non si può pretendere di capire una poesia di Leopardi o di chi altro se non si è stati Leopardi o Caio o Sempronio. I miei post, “10 minuti, tempo di un caffè”, avevano quasi tutti un messaggio nascosto. E nessuno di voi, neanche uno, ha mai capito qualcosa. Messaggio nascosto, ma non tanto, poiché un messaggio veniva trasmesso comunque. Dei due, chi leggeva ne capiva uno solo, detto in parole povere. Sfido io, se un domani qualcuno inserirà un mio post in un libro d’italiano cercando di spiegarlo, sarebbe più di un’offesa, sarebbe una ladroneria, un appropriarsi di ciò che non è suo.

Ad esempio, se io vi parlo di un calciatore, sempre infortunato, che prega affinché la carriera vada bene, forse vorrei interpretare la frase proprio così: il calciatore sono io, con “sempre infortunato” vorrei esprimere la sfortuna con le ragazze, e poi che prega affinché la carriera vada bene sta a significare che vada bene con la ragazza che sto inseguendo. Una bella percentuale delle volte, quello che ho scritto andava decifrato. E così è stato normale aver perso credibilità nel blog, visite e/o altro. Ho intercettato altro pubblico, che spero resti qui a commentare le varie vicende politiche. E se devo per forza completare la frase del calciatore, vi dico che forse è meglio sia andata proprio così. Perché ho sempre pregato affinché andasse tutto bene, fino a qualche giorno fa, quando ho chiesto un segnale definitivo, o dentro o fuori. E’ fuori, e per me non resta che accettare il verdetto. Questo è un messaggio che voglio dare a chi della Fede ne fa uso arbitrario: non sempre si può vincere, non sempre si può ottenere tutto ciò che si vuole. Essere grandi significa accettare anche la sconfitta, ed avere forza per affrontarla. Così come i momenti bui, ci sono per tutti. Solo che c’è chi se la prende col Signore per il male arrivato, c’è chi fa di quel male un punto di partenza, un punto di forza, una croce da portare. Troppo bello farla portare solo a Gesù Cristo quella croce, noi ci siamo abituati troppo male, croci non ne vogliamo portare. Chi ha le palle, prenda la sua croce e inizi a tacchiare. Essere giù per una sconfitta, oppure rialzarsi subito stupendo chi ti ha battuto: cosa sorprende di più? Rialzarsi. Perché rialzarsi è da grandi, essere giù è da deboli. E noi siamo abituati ad essere deboli, a scaricare colpe, a puntare il dito, e a piangerci addosso. No, non è questo il mio modo di pensare. Io ho lottato un anno e mezzo, e ne vado fiero. Ho vinto, anche se non ho ottenuto ciò che volevo. Ho vinto, perché ho provato in tutti i modi ad ottenere ciò che volevo. Ho vinto, perché non punto indici, ho vinto perché se ne dovessi trovare di colpe non ne scarico.

E così esco dal campo, mentre gli altri stanno continuando a giocare. Esco dal campo a testa bassa, la alzo solo un attimo, per raccogliere quei pochi applausi, ma orgoglioso di me stesso. Non siedo in panchina, prima tiro dritto negli spogliatoi, poi fuori dallo stadio. Lì dentro stanno continuando a giocare, io zoppico, ma sono già fuori dallo stadio. Lento lento, passo dopo passo. La mia carriera qui è finita, da domani proverò a trovare una nuova squadra, nella speranza che la nuova carriera sia più felice di tutte le precedenti.

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo"

 

 
 
 

Fernandez vs Beppe Grillo. E l'intervista al neosindaco di Parma......

Sto aspettando al varco Beppe Grillo. Parla troppo, offende troppo e, giustamente, parla poco del suo programma. Ce l’ha? Boh, e chi l’ha letto mai. Offende, li vuole tutti morti, ma lui resta fuori. Anni fa, qui stesso, pubblicai un post poi premiato dallo stesso staff di libero.it, che ha preso parte di ciò che ho scritto e lo ha inserito in un post ben più letto. La mia lamentela? Sempre la stessa, odio chi si fa promotore del detto: “Armiamoci e partite”. Voi partite, io sto qui, mi gratto la panza, e quando vince uno dei miei salgo sul carro dei vincitori, altrimenti continuo nella mia marcia di offesa. Mai ho sentito parole di proposte, letto qualcosa di alternativo su un problema. Ricordate il breve Governo Prodi prima di quest’xxxxxxxxx di Berlusconi? Bene, ci fu una legge, la Levi-Prodi, che fu mal interpretata. Ovviamente da chi? Ovvio, da lui, il Beppe nazionale. Scatenò l’inferno, dicendo che i blog, come questo e come i vostri, avrebbero chiuso nel giro di poco se non avessero pagato non so quale tassa. Avete mai avuto tale richiesta di pagamento? Risultano chiusi i vostri blog? Ricordo la mia battaglia solitaria, dato che tutti ascoltavano lui e non me, che intanto avevo interrogato l’allora ministro Gentiloni, il quale mi rispose entro la giornata spiegandomi quanto di assurdo c’era nelle parole del Grillo che, intanto, pubblicava sul suo blog il file della legge. “Ecco, leggete qui”, scriveva. Sticazzi, dico io, 61 pagine di pdf chi le sta a leggere? Neanch’io ho letto quelle pagine, ma attraverso lo strumento “trova” cercai nel testo le parole “blog”, “sito”, “blogger” e varianti varie, senza però trovarle. Adesso è la stessa cosa, io a Grillo non lo ascolto, uso lo strumento “trova”, nella speranza di trovare una proposta. E non l’ennesima offesa.

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo" 

ps: vado a cercare una foto sua sul web per inserirla qui e mi trovo come risultato:  

Beppe Grillo? Il MoVimento 5 Stelle lo scaricherà 

Sul blog in questione, l'intervista al nuovo sindaco di Parma che afferma: "No, guardi, non ha vinto Grillo. Ho vinto io. Lui ha seminato, ma poi il lavoro vero lo abbiamo fatto noi sul territorio. Grillo avrà meno importanza di prima. Non gli chiederò consigli su come si gestisce Parma, e non credo me li voglia dare. E poi, non condivido il termine grillino. Con questa espressione si tenta di ricondurre il nostro movimento agli schemi della politica personale, della solita politica dei Bersani e degli Alfano. Ma noi siamo un’altra cosa: cittadini che ascoltano altri cittadini e portano al governo le loro proposte". E ai giornalisti che gli chiedevano se Grillo abbia intenzione di tornare a Parma, Pizzarotti ieri ha risposto tagliando corto: "come visita di cortesia è probabile, come comizio non ne sentiamo la necessità perchè porta via tempo a quello che è il lavoro".

 
 
 

Spartiacque

Post n°2301 pubblicato il 21 Maggio 2012 da fernandez1983
 

 

Me l’avessero chiesto tempo fa, avrei pagato qualsiasi cifra per assistere ad un evento del genere. Forse solo in sogno potevo vedere ciò, in una lotta serrata contro il destino, fatta di novità continue, fasi di studio, attacchi, difese, momenti prossimi al ritiro seguiti da nuove speranze, dovute ad un cambio di marcia avversario. Quegli occhietti mi hanno stregato dal primo minuto, ridimensionando di fatto la mia vita. Mi hanno fatto sognare, mi hanno fatto stare attaccato al pc ore ed ore, mi hanno fatto emozionare come mai mi era accaduto. Non so se sia cambiato qualcosa, ma ho paura di si. Non è una sconfitta, le ho provate tutte, o quasi, e quel quasi sta a significare che al momento nel mio cervello tutte le proposte le ho sperimentate. Vederla addormentarsi, chiudere gli occhietti, è stato forse il momento più bello di questi mesi. Una specie di spartiacque, però. Già. Provate un po’ a mettere una coperta sul fuoco: se ben messa prende fuoco, ma se la metti in un altro modo il fuoco lo puoi anche spegnere, sottraendogli ossigeno. Sono come quel pesciolino che boccheggia, e dov’è che cado giù. Un po’ più giù della cima del precipizio, ho afferrato una pianta, ed è quella che mi sta sorreggendo. Quanto durerà? Che domanda stupida, la fine è vicina, se non viene qualcuno a salvarmi cado giù, e poi boh, il viaggio sarà lungo ma durerà pochi secondi, e saprò dei danni solo una volta arrivato in fondo al burrone. Il problema è che già sono ammaccato, e se vengono a prendermi non so quanto durerò ancora, non so quanto fuoco sia rimasto vivo sotto quella coperta. Forse non vale la pena farmi prendere, se deve fare luce, una candela va tenuta accesa, viva la fiamma, ballerina in tutto il suo calore, di bellezza accecante se stai a guardarla..  Se soffochi la sua fiamma, togli a quella dolce e calda ballerina la sua bellezza, il suo spirito divino.. A quel punto, la candela non farà più luce, e sarà buio, solo buio.. E il freddo rappresenta quella componente antecedente il buio, la notte, la fine.. E tu, pulce, sei stata la fiamma più bella che i miei occhi abbiano mai visto, la tua danza la più sensuale ed attraente, viva del calore di cui andavo bisogno, quel calore che ho sempre cercato e mai altrove trovato. Adesso chiudi gli occhietti, pulce, ed inizia a sognare. Come hai fatto quella volta, rannicchiata, chiusa come quel pugno che ha la dimensione del cuore..

Dolce notte pulce, dormi d’oro..

 

 
 
 

Io preferisco ricordarti così: buon compleanno, Papa Wojtyla..

Post n°2300 pubblicato il 18 Maggio 2012 da fernandez1983
 



Un Uomo venuto da molto lontano. 
Negli occhi il ricordo 
dei campi di grano. 
Il vento di Auschwitz portava nel cuore, 
e intanto Scriveva poesie d'amore. 
Amore, che nasce dal cuore dell'uomo, 
per ogni altro uomo. 
Un Uomo venuto da molto lontano. 
Stringeva il dolore 
ed un libro nella mano. 
Qualcuno ha sparato 
ed io quel giorno ho pianto: 
ma tutto il mondo Gli è rimasto accanto. 
Quel giorno, il mondo ha ritrovato il cuore, 
la verità non muore. 
UN UOMO CHE PARTE VESTITO DI BIANCO. 
PER MILLE PAESI NON SEMBRA MAI STANCO 
MA DENTRO I SUOI OCCHI UN DOLORE PROFONDO: 
VEDERE IL CAMMINO DIVERSO DEL MONDO, 
LA GUERRA E LA GENTE CHE CAMBIA IL SUO CUORE. 
LA VERITà CHE MUORE. 
"Và, dolce Grande Uomo và, 
và parla della Libertà." 
Và dove guerra , fame 
e povertà hanno ucciso anche la dignità. 
Và e ricorda a questo cuore mio... 
"Và e ricorda a questo cuore mio..." 
..Che Caino sono pure io. 
Dall'Est è arrivato il primo squillo di tromba: 
il mondo si ferma, 
c'è qualcosa che cambia! 
Un popolo grida: 
"Noi vogliamo DIO, 
la libertà è solo un dono Suo" 
Tu apri le braccia e 
incoraggi i Figli ad essere Fratelli. 
"Và, dolce Grande Uomo và.. 
Và, parla della Libertà." 
Và, dove l'uomo ha per sorella 
solo lebbra e mosche sulle labbra. 
Và,e ricorda a questo cuore mio, 
"Và e ricorda a questo cuore mio..." 
...Che Caino sono pure io.... 
...Che Caino sono pure io....

(Amedeo Minghi)

 
 
 

Trema..

Post n°2299 pubblicato il 14 Maggio 2012 da fernandez1983
 

La cosa buffa è stata che dopo quel forte terremoto, tutto si è calmato. Quale il messaggio lanciato dalla Terra? Riordiniamo le idee. La prima scossa sorprese tutti, poi ce ne fu una seconda, il giorno dopo, e poi ancora un’altra, un giorno dopo ancora. Troppo strano, ma tutto lasciava presagire un qualche cambiamento. E così fu. Un’altra, più forte ma non devastante, colpì quella città. Basta così? A dire il vero no, quel territorio che oramai era abituato alla sua tranquillità, dovette fare i conti con un’altra scossa più forte, più duratura, e la cosa curiosa fu che poi tutto si fermò. La vita tornò quella di prima, senza ulteriori vibrazioni. Strano, pensò qualcuno. In genere questi eventi non terminano così, dall’oggi al domani. Ma fatto sta fu così. Non ci fu paura, assolutamente, anzi, la città sembrava in festa. Strano, troppo strano.

 
 
 

Un sistema in crisi: non ci resta che pagare

Post n°2298 pubblicato il 24 Aprile 2012 da fernandez1983
 

Dopo diversi anni di malgoverno Berlusconi, adesso è arrivato un certo Mario Monti, fortemente voluto in passato da Bossi e adesso rinnegato dallo stesso Senatur. Mario Mario Monti, non ci resta che pagareMonti è stato chiamato quasi a salvare la patria, lui un tecnico, tecnici anche i ministri. Da fuori si può fare un ragionamento del tipo: “Beh, questi sono esperti del settore, se non loro chi? Quei mangiasoldi dei politici?”. Prendendo per buono questo ragionamento, andiamo a scoprire che Mario Monti è un’alta figura di una delle Facoltà più prestigiose italiane, la Bocconi. Da quando ha terminato l’incarico di Rettore, ruolo ricoperto dal 1989 al 1994, Monti è il presidente della prima università italiana: la Bocconi, secondo il Censis, stacca tutte le altre università statali per qualità di della facoltà di Economia, mentre risulta essere seconda per qualità di Giurisprudenza, staccata di poco dalla LUISS. Sta proprio qui il problema: se la più alta figura dell’università dove mandate i vostri figli non è capace di risollevare l’economia, non è capace a ridurre sostanzialmente lo spread, non è capace di tassare i più ricchi anzi aumenta il carico ai più deboli, cosa vuol dire?

Due cose:

  1. il buco che in questi anni destra e sinistra (anche se più destra, parliamoci chiaro) hanno creato non lo riescono a ridurre neanche i nomi più illustri del panorama economico italiano, data l’assurdità delle proporzioni (consiglio: prendere la valigia e di andare tutti quanti in Australia) 
  2. la figura più alta dell’università dove mandate i vostri figli non è capace, e quindi è inutile proprio che ci mandate i vostri figli, se questi sono i risultati (consiglio non c’è, non ci resta che piangere) 

Siamo all’assurdo, ma in cuor mio continuo la mia personale battaglia contro le accise sulla benzina. Paghiamo anche la prima accisa introdotta in Italia, quelle della guerra in Etiopia: guardate voi quanto son disgraziati i nostri politici, avranno deviato i soldi da qualche altra parte, ma mica ci hanno detto dove. E allora, visto che loro ci prendono per i fondelli, gradirei che almeno un leader di qualsiasi partito aprisse il dibattito in merito. Ma, a quanto pare, NESSUNO, né di destra né di sinistra, compresi quindi Vendola, Di Pietro e Bersani (vedete che non ce l’ho solo col Berlusca?) ha voglia di aprire il dibattito. Ognuno si fa i fatti suoi. E a noi? Non ci resta che piangere. Anzi, non ci resta che pagare.

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo" 

 
 
 

Preso in giro, deriso perché credente. Si, è capitato proprio a me..

Post n°2297 pubblicato il 20 Aprile 2012 da fernandez1983
 

Assurdo. Essere presi in giro, derisi anche dai presenti che non ti difendono solo perché credi in Dio. E’ questa la moda del 2000, sentirsi superiori a degli inferiori solo perché questi credono. E’ capitato proprio a me, Alessandro “Estiqaatzi” Marcianò, autore di questo blog. E chissà a quanti sarà capitato. Beh, per quel che mi riguarda posso solo raccontare la mia incresciosa vicenda. Non vi nascondo che quella sera sono tornato a casa che tremavo dalla rabbia, dalla delusione. Per giunta l’ambiente non doveva permettere una roba del genere, visto che era l’ambiente del mio stesso partito e per giunta davanti una chiesa. Ci ero entrato pochi minuti prima, sia chi mi conosce sia chi non mi conosce non sa che ogni tanto sento il desiderio di entrare anche pochi minuti in chiesa. Sono cose mie, che non confido a nessuno, anche se nessuno potrebbe mai immaginare questo da un tipo come me, pazzo, elettrico. E che quindi rendo pubbliche adesso, ma fa niente. Quella volta ero entrato per qualche minuto e dentro c’era la Via Crucis. Ho deciso di star dentro due stazioni, poi avevo il compito di raccogliere delle firme. E così esci, scherzi, spieghi, poi qualcuno fa qualche battutina pessima che ti fa venire il voltastomaco. Molto garbatamente fai capire che non hai gradito e che, anzi, ti sei sentito offeso. Chiedere scusa? Neanche per sogno. Il dibattito è continuato, io ho tranquillamente detto che non m’immaginerei mai di offendere gli atei, anzi li rispetto come li ho sempre rispettati e mai ho cercato di convincerli a credere, come nessuno ha mai costretto me. Le battute continuavano, anzi c’era chi si gustava la scena ridendo di cotanto spettacolo. Mi sono sentito davvero preso per i fondelli in modo irrispettoso e immaturo, solo contro tutti. E le difese mica sono arrivate, anzi, poi è arrivata la frase che mi ha fatto girare le palle: “Lasciatelo parlare, lasciatelo parlare..”. Ah si? Mi sono alzato e me ne sono andato, lasciando gli altri nelle loro risate. Questo che ho raccontato è solo un esempio del malcostume esistente nel mondo d’oggi, sempre meno rispettoso e sempre più stupido e prepotente. La cosa più balorda è che se sei credente vieni insultato e deriso, se sei ateo io non ti prenderò mai in giro, ti rispetterò ugualmente e senza cercare di convincerti.

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo" 

 
 
 

Fanno male, però..

Post n°2296 pubblicato il 18 Aprile 2012 da fernandez1983

 

Il dolore è calmato un po’, ma non è andato via. Sono giorni che passo le pene dell’inferno, che prendo oki e che passo le giornate da perfetto rincoglionito. Ieri, per poter scrivere quei dodici-tredici articoli apparsi oggi sul giornale, le ho dovute riprendere, dopo pranzo: oggi rileggevo perplesso i miei articoli, tutto sommato per il dolore e visti i tempi di consegna ho fatto un mezzo miracolo. Ma stanotte mi son dovuto rialzare a prenderle, oggi non reggevo in piedi. Avevo una voglia pazza di scoppiare in lacrime, ma ho stretto i denti: “Sandro, non devi arrenderti”, mi dicevo. Ho aperto facebook senza contattare nessuno, ho preferito vedere degli sketch di Troisi e Frassica, stasera volevo uscire ma non ce l’ho fatta, ho riposato un po’. La stanchezza della cura, anche se non ho nulla di preoccupante, fa i suoi effetti. Le gambe mi tremano, gli occhi leggono a fatica e il morale è sotto i tacchi. Guardo avanti e abbasso la testa, stanco e senza forze. Per giunta non ne gira una in questo periodo, ma so che se ne voglio uscire devo farmi forza e combattere, piano piano tornerò quello di prima. Domani vedrò di riprendere a pieno ritmo, non sarà facile. Dovrò anche iniziare a prendere altre medicine, ma questo non mi preoccupa, tra qualche giorno sarà finito tutto. E’ frustante per uno come me trascinarmi se voglio fare due passi, mi veniva da salire i gradini a gattoni. Però in tutto questo una cosa bella c’è, e sapete qual è? La mia voglia di continuare a mettere a proprio agio le persone davanti, cercando di farle ridere e quindi tranquillizzandole. Prendo le oki, il dolore va aumentando e stanotte voglio dormire. Forse è meglio stia tornando adesso, almeno non mi devo alzare a mangiare qualcosa.

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo" 

 

 
 
 

Il prosciutto e gli idioti.

Post n°2295 pubblicato il 15 Aprile 2012 da fernandez1983
 

 

La lasciai andare. Non perché lo volli io, ma perché lo volle lei. Non sono uno che corre dietro, a me serve la ragazza sicura, e la ragazza sicura non ti manda via per vedere se torni. Così come sono io, non ho bisogno di dimostrare più volte il mio affetto. Se per voi il post è troppo lungo, non lo leggete e cambiate blog: scrivere scusandosi che non si legge mi dà fastidio, se si è disposti ad ascoltarmi o a leggermi ci si siede, sennò non vi ho visto, non c’è alcun problema. Ma il contenuto è per me importante. Me ne andai, chiusi la porta e me ne andai. Non tornai più indietro, tornò lei a distanza di mesi. Ma oramai me n’ero fatto una ragione della sua assenza, lei impegnata con un altro. Rimasi parecchio senza una compagna, non ne feci una malattia. Io, figlio dell’ “ognuno sa il fatto suo”, andai avanti per la mia strada, conoscendo altre ragazze. E’ tornata diverse volte, come sono tornate altre. E’ la seconda che torna indietro nel giro di due settimane, è andata bene ad entrambe, perché fossero tornate un mesetto fa la porta era chiusa. Poi il rifiuto della ragazza dagli occhietti da cerbiatta, l’unica capace di entrare dentro me in tutto e per tutto, per tutto questo tempo e credo per molto altro tempo ancora. Non ho un dvd disinstallante e, come per rimuovere un grande file dal pc serve parecchio tempo, per rimuovere il suo sorriso avrò bisogno di tanti altri giorni ancora. Mesi? Non lo so, ma so che sarà dura. C’è chi, a quanto pare, forse non ha mai dimenticato me: a distanza di sei anni è tornata, ha fatto chilometri per rivedermi pochi minuti. Mamma, moglie. Per nulla contenta. Avrebbe dovuto ascoltarmi tempo fa, quando le parlai facendole comunque capire che non ero egoista, ora si ritrova a non sapere più che fare. Ho cercato di darle consigli, spero non risultino vani. Mi ha fatto capire che non m’ha mai dimenticato, sul telefono un sms, “ti amo”. E’ il secondo “ti amo” che ricevo in pochi giorni, ma io non sento di provare nulla né verso la prima né verso la seconda. Entrambe ex, portano lo stesso nome. Ma sono state loro stesse a voler cancellato il loro nome dal mio destino: avevano lingua e mani da poter utilizzare a tempo dovuto, e un cervello col quale ragionare. Oramai è troppo tardi.. Ho fatto di tutto per farmi odiare, per rendermi antipatico una volta allontanato. Sapevo sarebbero tornate, ma sapevo m’avrebbe dato fastidio. E così via al piano B, farmi vedere come non ero, cercando di farle capire che si sbagliavano sul mio conto. Le ho provate tutte per farmi odiare, serve essere attori, bravi attori per recitare cosa non sei. Ma non c’è stato nulla da fare, son tornate lo stesso. Troppo tardi, e ancora con la mente impegnata. Amici? Mai, mai con una persona che hai amato. Sono situazioni dove si è dentro o si è fuori: il privilegio di essere state scelte, di avere l’esclusiva, è più grande di un privilegio di grande amicizia. Soprattutto quando hanno scelto loro, facendo la prova delle angurie. Ma siccome o restano nel buio o appaiono tutte in una volta, ecco la terza: da un amico ho saputo che, dopo avermi lasciato, si è incazzata perché non mi sono più fatto sentire. Questa qui non aveva capito proprio un cazzo di me: che mi dovevo fare sentire a fare? Per giunta io per primo? E perché? Perché avrei dovuto fare io il primo passo? Ragioniamo, è come andare al supermercato e guardare il prosciutto. Se lo vuoi lo prendi. Ma se lo vuoi e invece di prenderlo te ne vai pretendendo che il prosciutto si metta le gambe e t’insegua chiedendoti di comprarti, sei una perfetta idiota. Lo vuoi? Invece di lamentarti e farti complessi, manda a fanculo l’orgoglio, torna indietro e prendilo, prima che altri lo prendano al posto tuo.

 

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo"

 
 
 

Il treno

Post n°2294 pubblicato il 09 Aprile 2012 da fernandez1983
 

Mi avvertirono prima del via: “Vedi che questa è una tappa difficile, devi avere pazienza e dosare le forze”. Mi misi l’anima in pace, parlai tra me e me e mi chiesi se veramente volevo vincere la corsa. Occhi aperti sin dal via, su una bicicletta leggerissima ma che mi portava velocità elevate. Ho imparato a conoscere e ad apprezzare la corsa sin da subito, tenendo a bada la mia voglia esplosiva di andare subito in fuga. Andare in fuga dalle prime battute è un suicidio, lo sanno bene gli appassionati di ciclismo, e così aspettai. Aspettai, aspettai, non avevo fretta. Un primo gruppetto si staccò rispetto al nostro, era lì che iniziava davvero la corsa. La mia era davvero una bella squadra e, inaspettatamente, mi ritrovai compagni che lottavano per me. Mi tenevano in testa facendomi prendere poco vento, mi riparavano e mi accompagnavano in tratti importanti della fatica. Dopo diversi tratti difficili, la gara arrivava a metà: io e la mia squadra la superammo con tranquillità, ma la corsa oramai entrava nel vivo. Qualcuno era già stanco, altri m’incitavano in continuazione. Avevo la gamba giusta, avrei potuto fare davvero grandi cose, ma non in gruppo, dovevo scattare e ridurre il gruppetto. E così, a mano a mano che i chilometri passavano,nasceva in me l’esigenza di scattare, di partire in fuga, una fuga verso la vittoria. Mi voltai verso un compagno: “Vuoi partire con me?”, rispose di si, però mi fece capire non subito. Dopo diversi chilometri chiesi di nuovo: “Vuoi partire con me?”, rispose nuovamente si, ma era strano. “Cazzo”, pensai, “che significato ha? Vuole partire ma rimanda sempre”. “Partiamo adesso”, gli gridai, “Sà, forse è meglio di no, scusami”. “Vaff..”, risposi, e partì. Dovevo partire per giocarmi le mie possibilità, dovevo partire però non da solo. “Oh ma ce n’è gente strana”, pensai. Ero nero di rabbia, le gambe mi giravano come non mai, spinte da una voglia di liberarmi da quella condizione. Poi, durante la corsa, venni a sapere che quel compagno s’incazzò per il mio comportamento. Iniziai a ridere a crepapelle, mò esco pure che la colpa è mia. A me interessa avere persone a fianco che sappiano tenermi il ritmo, avere persone che sappiano reggere la mia velocità. So che non è facile, ma meglio non correre, lasciando la bici a riposo, che poi fare tutto da solo. Io so di essere un treno, un treno che una volta partito non si ferma. E quindi, se qualcuno perde la mia ruota, deve prima raggiungermi e poi può comunicare con me. Non ha senso che sto ad aspettare fino al traguardo, la corsa va vissuta momento per momento, ed è una sola.

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo" 

 
 
 

Cosa c'è dietro le dimissioni di Bossi?

Post n°2293 pubblicato il 05 Aprile 2012 da fernandez1983
 

Dalle intercettazioni delle telefonate tra il tesoriere e la segretaria emerge un meccanismo di illecita raccolta fondi. Nelle telefonate le pressioni per bloccare un'indagine su Bossi jr.

Negli atti dell'inchiesta sul tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito si parla "chiaramente del nero che Bossi dava tempo fa al partito". La circostanza emerge da una telefonata tra Belsito e la segretaria amministrativa del partito, Nadia Dagrada. Per gli inquirenti "ovviamente il significato del nero è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile".

Nell'intercettazione del 29 gennaio, si legge ancora negli atti, che "il denaro poi veniva elargito senza lasciare 'traccia' a Bossi ed ai suoi familiari ma anche all'ex ministro Roberto Calderoli". Mentre "d'ora in poi, a maggior ragione con le pressioni di Castelli (ex ministro della Giustizia) che vuole controllare le spese, Nadia dice che bisogna trovare altre soluzioni per poter continuare a fare ciò". Quindi, riassumono gli investigatori, "invita Belsito a parlare col 'capo', Bossi, per far allontanare Castelli dal comitato amministrativo di gestione ed evitare così i controlli sui conti e sulle 'uscite' fatte a favore di Bossi e dei suoi familiari... definendoli contabilmente: 'I costi della famiglia'". Tra l'altro emergono l'acquisto di un bar a Milano per conto di Bossi e un finanziamento da un milione di euro per le scuola Bosina della moglie del senatur.

E tra i documenti sequestrati a Roma nella cassaforte del tesoriere della Lega Francesco Belsito compare un carnet di assegni che reca la scritta 'Umberto Bossi'. Il carnet, che è relativo al conto corrente della banca sul quale vengono versati i contributi per il Carroccio, è ora all'esame dei pm di Napoli e di Milano. A quanto si è appreso, il carnet è stato rilasciato dalla sede genovese della banca Aletti dove sono versati i contributi elettorali della Lega. Gli inquirenti ritengono che dal conto, gestito dal tesoriere finito sotto inchiesta, provengano le somme destinate a spese personali di familiari di Bossi.

Sempre dagli atti dell'inchiesta, e dalle intercettazioni delle telefonate della segretaria di Belsito, emergerebbe il fatto che Renzo Bossi e la fidanzata si sarebbero recati in via Bellerio per portare via dagli uffici i faldoni probabilmente relativi alla ristrutturazione della casa di Gemonio. Una circostanza che il diretto interessato smentisce precisando di aver ritirato documenti relativi al suo conto corrente personale.

E sempre a proposito del figlio di Bossi, negli atti delle inchieste condotte a Milano, Napoli e Reggio Calabria sull'ex tesoriere della Lega emerge un episodio legato a un presunto fascicolo formatosi sul Trota che sarebbe stato 'affossato' da 'Silvio'. Al telefono con Francesco Belsito a parlare è sempre Nadia Dagrada. La donna parla di un fascicolo e chiede. "è vero che continuano a dire ai magistrati di mettere sotto il fascicolo?... ma prima o poi il fascicolo esce". La Dagrada spiega anche che se emergesse la vicenda del denaro passato al figlio di Bossi, quest'ultimo rischierebbe il carcere e aggiunge che per bloccare il fascicolo si sarebbero mossi anche alti esponenti del Pd. L'indaginne riguardava, secondo le intercettazioni, le "frequentazioni" del figlio di Bossi e del fatto che sulla macchina ha "paletta e lampeggiante

Ancora dalle telefonate intercettate emergono altri elementi di accusa nei confronti della gestione dei fondi della Lega. "Si evince - come annotano gli investigatori - che i revisori dei bilanci della Lega non si sono 'mai visti' e che i bilanci vengono redatti da Nadia Dagrada ma che non vengono affatto revisionati".

Un altro capitolo riguarda la consegna di 50 mila euro a Francesco Bruzzone, segretario regionale della Lega in Liguria, per far entrare l'ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, nel cda di Fincantieri di Genova, ruolo che effettivamente Belsito ha poi ricoperto.

Dal senatur soldi in nero alla Lega per coprire le spese della famiglia

 
 
 

L'AQUILA: la ricostruzione è ferma al 2009

Post n°2292 pubblicato il 04 Aprile 2012 da fernandez1983
 

La strada per far rinascere L'Aquila e i comuni vicini è ancora lunga. Poco più della metà degli abitanti sono tornati nelle loro case. Il Comune ha finalmente approvato il piano, obbligatorio per legge, che detta la via per il recupero degli edifici. Un documento che divide gli esperti, mentre in molti mettono in dubbio quanto fatto fino ad ora: "Già nel 2009 si poteva riparare immediatamente le case che avevano subito piccoli danni e far rientrare gli sfollati nelle loro abitazioni". Invece, si scelse la via delle 'New town' volute da Silvio Berlusconi. Oggi quartieri desolati, sganciati dal resto della città

I miliardi rimbalzano come palline in un box di plastica. E il tintinnio dovrebbe alleviare la tristezza di questo terzo anniversario del terremoto (6 aprile 2009: morirono 309 persone a L'Aquila e in una cinquantina di comuni abruzzesi). Dovrebbe, ma non è aria. Nella città di Collemaggio, delle Anime Sante, della Casa dello studente sbriciolata sui corpi di otto ragazzi, si fanno i conti. Sono 27 mila le persone, su 45 mila sfollati, che ancora non sono tornate nelle proprie case. Diecimila di queste vivono con un misero contributo mensile e si arrangiano da parenti e amici oppure pagano un affitto quasi da strozzo all'Aquila o altrove. Gran parte di quelle 27 mila persone abitavano nel centro storico, dove ha resistito il solo Raffaele Colapietra, lo storico ottantenne che non ha mai lasciato, con il suo piccolo esercito di gatti, la palazzina grigia sotto il Castello. "Adesso dovrò trasferirmi anch'io, qui cominciano dei lavori e vado in affitto", dice il professore. E i gatti? "Verranno con me". Un altro paio di famiglie, oltre ai gatti, fanno compagnia a Colapietra in tutto il centro storico. Per il resto c'era il deserto subito dopo il 6 aprile e tuttora c'è il deserto. C'erano le transenne e ci sono le transenne. C'era un silenzio cupo, rotto dallo scalpiccìo dei calcinacci sotto le scarpe. E c'è ancora.

Stanziati oltre dieci miliardi. Altri conti calano sugli aquilani. Le cifre fioccano: stando a una relazione stilata dal ministro Fabrizio Barca, che ora coordina gli interventi del governo, i soldi finora stanziati ammontano a 10,6 miliardi: 2,9 sono stati spesi per l'emergenza (833 milioni solo per i 4.500 appartamenti del progetto C. a. s. e., le cosiddette new town che ospitarono 15 mila persone, un terzo dei senzatetto aquilani); 7,7 miliardi, si legge sempre nella relazione, dovrebbero coprire i costi per la ricostruzione dell'Aquila e degli altri paesi colpiti.

I passi verso la ricostruzione. Ma basteranno? Il tintinnio dei miliardi diventa un tonfo sordo. La ricostruzione dei soli edifici privati nel centro storico dell'Aquila dovrebbe L'Aquila, la ricostruzione è ferma al 2009costare 3 miliardi e 800 milioni. Un altro miliardo e mezzo è necessario invece per i centri storici delle cinquanta frazioni disseminate nel vasto territorio comunale. Queste cifre sono contenute nel Piano di ricostruzione da poco approvato dal Comune. È un passo significativo, traccia il disegno futuro della città. Ma di esso si è parlato poco. Il documento urbanistico, realizzato da architetti comunali guidati da Chiara Santoro e da un gruppo di consulenti capeggiato da Daniele Iacovone, dovrebbe fissare le procedure perché il cuore dell'Aquila torni a battere come prima del terremoto. O addirittura meglio. Ma su quel documento, che ancora attende il parere definitivo del Commissario di governo, il presidente della Regione Gianni Chiodi, si addensano anche polemiche. Il criterio ispiratore è nella formula "dov'era, com'era". Una formula che prevede, però, di ridurre l'altezza di edifici costruiti dopo gli anni Cinquanta, edifici senza alcuna qualità e fra i più danneggiati dal sisma (ma i proprietari sembrano restii ad accogliere l'invito del Comune a spostarsi altrove). Alcune iniziative destano le proteste di Italia Nostra: almeno tre parcheggi interrati e multipiano, uno dei quali accanto alla scalinata che fronteggia la spettacolare facciata di San Bernardino.

Il Piano di ricostruzione è un obbligo di legge. Andava fatto. È stato imposto a tutti i comuni del cratere dal Commissario e dai suoi consulenti, la Struttura tecnica di missione, che però ha impiegato oltre un anno solo per elaborare le "linee guida". Ma nella faticosa gestazione del Piano si racchiude il paradosso tragico di una città che tre anni dopo il sisma ancora discute di come ricostruire il suo centro. Già il vecchio Piano regolatore della città, approvato nel 1975, conteneva infatti le norme che avrebbero consentito da subito di avviare restauri e ristrutturazioni. Ne è convinto lo stesso Iacovone: "L'80 per cento degli interventi che prevediamo ora sono conformi a quel piano di quasi quarant'anni fa".

Si è perso un mucchio di tempo. Si avvicinano le elezioni amministrative e chissà quanto se ne perderà ancora, andando indietro come i gamberi, mentre ogni giorno che trascorre infligge altre ferite ai preziosi edifici e rende asfittica la vita di una città senza più un centro. I finanziamenti coprono integralmente solo la prima casa, mentre nel centro storico ci sono molte seconde case che rischiano di restare abbandonate. Inoltre il contributo di 1.270 euro a metro quadro è uguale per edifici del 1960 e del XVIII secolo (un rimborso maggiorato è previsto solo per i palazzi vincolati).

I dubbi sul progetto voluto da Berlusconi. Su una cosa concordano architetti e urbanisti di diverso orientamento. È un altro paradosso, ma è così: il centro storico dell'Aquila, la città bellissima ora abitata da fantasmi, transennata, imbullonata nelle impalcature, non è stata rasa al suolo, è inabitata e inabitabile, ma non distrutta. "I crolli nella parte antica non superano il 2 per cento del totale", stima Iacovone. Le polemiche recano il suono delle cose dette tre anni fa. Quando l'urbanista Vezio De Lucia, il Comitatus Aquilanus e altri sostennero che invece del progetto C. a. s. e., occorreva sistemare provvisoriamente i senzatetto e avviare la riparazione di quel che si poteva riparare nel centro storico, che già a settembre del 2009 poteva accogliere i proprietari delle case che non avevano subito danni gravissimi: il 25 per cento degli edifici. Si scelse, invece, la strada dettata da Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso.

A tre anni dal terremoto siamo ancora ai preliminari. Nelle aree periferiche si lavora, anche disordinatamente e perfino ignorando prescrizioni antisismiche. "Ma è qui che ci vorrebbe una corretta pianificazione urbanistica, qui dove il territorio è stato sconvolto dalle new town. Eppure di questa pianificazione non c'è traccia", insiste De Lucia. "Non si capisce come questi desolati quartieri si legheranno fra loro e con il centro della città", aggiunge l'urbanista.

Lo studio Ocse. E invece per il centro storico si discute come se fossimo all'indomani del sisma. E si affollano documenti di varia natura. A metà marzo è stato presentato nei laboratori del Gran Sasso, uno studio realizzato dall'Ocse e dall'Università di Groningen, in Olanda. L'indagine, di cui ha scritto su Repubblica Riccardo Luna, sarà completata a dicembre (è stata finanziata dall'allora capo dipartimento dell'Economia, Fabrizio Barca, ora ministro, da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria). Compaiono indicazioni serissime sulla rinascita economica dell'Aquila e del cratere, sui settori che andranno sviluppati (la cultura, l'ambiente, le tecnologie). Ma ci sono alcuni passaggi che inquietano sia De Lucia che Iacovone: si auspica "un rinnovamento urbanistico" e la possibilità di modificare senza limiti l'interno degli edifici, salvaguardando, ma anche "migliorando", solo le facciate storiche. E per questo si suggerisce un concorso internazionale di architettura. Incalza Iacovone, preoccupato che si perda altro tempo: "Che cosa fare nel centro storico lo sappiamo bene, sono competenze che noi italiani abbiamo reinventato e insegnato al resto del mondo fin dagli anni Sessanta. Si devono fare progetti di restauro, di risanamento e di ripristino. Si può decidere che cosa salvare e che cosa no. Ma non si deve disegnare un tracciato urbano, quello c'è già da settecento anni. E poi questi palazzi settecenteschi sono costruiti intorno a dei vuoti, a dei pregiatissimi chiostri, non possiamo svuotarli ancora. E per farci che cosa? Dei falsi?".

FRANCESCO ERBANI

 
 
 

Truffa sui finanziamenti ai partiti, indagato il tesoriere della Lega Francesco Belsito

Post n°2291 pubblicato il 03 Aprile 2012 da fernandez1983
 

Operazione congiunta tra le procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria con un'inchiesta sui finanziamenti della Lega. Il tesoriere del partito di Bossi, Francesco Indagato Belsito (Lega)Belsito, è indagato per le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato, proprio in relazione ai finanziamenti pubblici che la Lega percepisce come rimborsi elettorali. Sono anche indagate alcune delle persone che hanno gestito le contestate operazioni finanziarie della Lega in Tanzania e a Cipro.

LE PERQUISIZIONI - I tre uffici giudiziari, coordinati dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini - con la Guardia di Finanza -, dai pm Henry John Woodcock e Piscitelli per Napoli - con i carabinieri del Noe - e dal pm Lombardo di Reggio Calabria - con i poliziotti della Dia -, hanno disposto una perquisizione, eseguita da militari della Guardia di Finanza e dai carabinieri, negli uffici di Belsito in via Bellerio, sede della Lega, per acquisire alcuni documenti. Belsito è da tempo sotto accusa per una serie di «stranezze» che lo riguardano, dal diploma taroccato a Napoli alle lauree fantasma, dal giro di assegni all'investimento in Tanzania. La procura di Napoli, spiegano fonti giudiziarie, procede per un filone d'indagine che riguarda il riciclaggio, poiché l'attività di Belsito si intreccerebbe con quella di un imprenditore veneto, soggetto principale dell'indagine napoletana.  

GLI ALTRI INDAGATI - Il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, confermando la notizia pubblicata martedì mattina in esclusiva da Corriere.it, ha specificato che con Belsito sono indagati anche Paolo Scala e Stefano Bonet, «con riferimento al denaro sottratto al partito politico Lega Nord». Per Belsito l'ipotesi di reato è truffa aggravata ai danni dello Stato «con riferimento alle somme ricevute a titolo di rimborso spese elettorali». Inoltre un'altra contestazione di truffa ai danni dello Stato riguarda Belsito e Bonet con riferimento alle erogazioni concesse dallo Stato sotto forma di credito d'imposta a favore della società Siram Spa, con sede a Milano. La Siram, che fa capo al gruppo francese Dalkia, è una grossa società che si occupa principalmente di energie rinnovabili e servizi ambientali, con sedi a Milano, Massa Martana (Perugia) e Roma. Anche la sede milanese della Siram è stata oggetto di perquisizioni martedì mattina. 

NOVITA' - E' la prima volta che una procura formula una costruzione giuridica che ritiene di contestare come truffa ai danni dello Stato l'indebita percezione dei rimborsi elettorali da parte di un partito politico. L'idea sottostante è che un partito possa certamente spendere come meglio ritiene i fondi che incassa dallo Stato come finanziamento pubblico, ma deve pur sempre darne un fedele resoconto ai revisori del Parlamento. E nel caso di specie, da quel che si intuisce, alla base della contestazione al tesoriere della Lega ci sarebbe proprio il fatto che il rendiconto delle spese, presentato dal partito ai revisori, del Parlamento sarebbe stato viziato da falsità o omissioni.

Luigi Ferrarella

 

 

 
 
 

La sconfitta

Post n°2290 pubblicato il 03 Aprile 2012 da fernandez1983

 

Ha avuto una gran fortuna. M’avesse cercato tre o quattro settimane fa sarebbe stato tutto diverso. Di certo da un mese a sta parte è cambiato tutto, e lei ha avuto una gran fortuna a beccare il periodo esatto. Non ha fatto i conti, però, con la mia bastardaggine e con la mia rabbia, di certo non l’ho presa bene quella notizia, anche se ero abbastanza preparato. Rapito da due occhietti furbi, cedetti alla sua decisione, accettandola tranquillamente, anche se la mandai a quel paese perché di bene gliene volevo. Poi si fece sentire due mesi più tardi, spiegandomi che col nuovo tizio non andava molto bene. Mi ha dimostrato spesso segni di debolezza, ho cercato anche con le cattive di tirare fuori il meglio di lei anche se la sera, prima di andare a dormire, non guardavo più le sue foto. Ah, che sacrifici per guardare silenzioso quello sguardo, uno sguardo a lei diverso, parecchio diverso. Data fondamentale 27 luglio, data spartiacque: se mentre la ricciolina chiudeva definitivamente la mia porta sfottendomi tra gli amici, io passavo una delle serate più belle della mia vita. La matita ricalcava il suo ritratto con la delicatezza di un artista, con la decisione di chi è sicuro di ciò che vuole, con una contentezza mai avuta: con quello sguardo avevamo finito di allenarci, era giunto il momento di scendere in campo. Fu una grande sorpresa per me, presi di sorpresa perfino la ricciolina, incredula davanti il mio tirare diritto, mentre lei era all’oscuro di tutto. Avrei preferito il gioco si svolgesse diversamente, il doppio nel tennis non si può giocare ad una mano sola: la responsabilità addossata su di me, mentre quello sguardo assisteva quasi passivamente. Non ho mai rimproverato questo comportamento, semplicemente andava accettato. Ma alla fine non si può pretendere di vincere la partita, ed io lo capì subito, perplesso del suo gioco. Andai avanti, non sapete quante volte ho buttato quella racchetta chiedendomi il perché dei suoi comportamenti. Ovviamente, il suo gioco ha condizionato il mio: non mi sono potuto esprimere al meglio, come quando invece ho giocato con lei. La sconfitta è arrivata inesorabile, sono andato via quasi come non fosse successo niente: non ho più guardato il suo sguardo, non ho sentito il peso della borsa sulle spalle, non ho sentito il peso della rottura, era una cosa normalissima dato il gioco espresso nel corso del match. Lei è tornata quando la partita è finita, ma ha sbagliato di grosso. Assurdo quanto lei mi ha detto, assurdo il modo, assurda la tempistica: lei è proprio fuori testa. Ho sbagliato con lei, ho sbagliato con la ricciolina, ho sbagliato a giocare quella partita. O forse no. Forse il mio sogno sarebbe quello di rigiocarla, ma col suo sguardo di lato al mio: per giocare bene ho bisogno di non giocare da solo, ho bisogno che il suo sguardo mi cerchi almeno la metà delle volte che lo cerco io. Ovviamente non alzerò il telefono per comunicarlo, quanto ho potuto fare è andato oltre le mie capacità. E quando quello sguardo mi ha cercato solo una volta a fronte delle cento mie, allora è logico che la partita finisce prima ancora di cominciare.

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo" 

 

 
 
 

"Hai visto quella ricciolina? Ammazza che tipa.."

Post n°2289 pubblicato il 27 Marzo 2012 da fernandez1983
 

 

Il treno è appena partito, ma è già lontano per chi è alla stazione. “Ho fatto bene a non partire? Non lo so, ho ancora il biglietto tra le mani, era tutto pronto. Forse mi potevo aggiustare una volta a bordo, di tempo ne avevo avoglia. E ora sto qui a guardare la coda di quel treno, che non tornerà più indietro. Di certo potrò conservare il biglietto. Non so se per ricordo o perché un domani proverò a riprenderlo, anche se la sua durata non è eterna, però una cosa è certa, mi serve per esperienza. Partite o non partire? Ho avuto paura a non partire? Ho fatto bene? Ho fatto male? Mi siedo, la panchina è vuota. Beh, certo, non partire e restare qui mi farà mangiare le mani qualche giorno, sono scelte stupide o ragionate, ma scelte mie, e se me la prendo col capotreno significa che, sotto sotto, il desiderio di partire c’era, di affrontare questo viaggio misterioso. Perché me la prendo col capotreno se è stato qui fino pochi istanti fa aspettandomi? Non lo so, la confusione impera nella mia testa”.

“Non so quando le Ferrovie mi rimanderanno qui, ma il ricordo di questa stazione coi suoi passeggeri resterà dentro me. La mia preoccupazione è che qui, forse, non ci tornerò più. Il viaggio poteva essere ben diverso, in questo breve periodo qui ho apprezzato tantissimo questa città coi suoi abitanti, e a qualcuno avevo chiesto se voleva partire, ho procurato io personalmente il biglietto. Vedo quel viso alla stazione, arriva fino al treno ma non sale. Come mai? Strano, a sto punto statti direttamente a casa, non venire proprio alla stazione. E allora come mai hai voluto il biglietto? Non so che ti passa per la testa, ma io indietro non posso tornare. Avrò sempre tempo per fare un viaggio, ma sarà breve, non so neanche se riuscirò ad incontrarti più. Ho aspettato che salissi, ho aspettato a lungo, poi al momento della partenza mi hai fatto cenno di andarmene. Beh, di certo non posso tornare indietro, quando mai si è visto un capotreno tornare indietro a chiedere se è sicuro di non salire al passeggero? Adesso toccherà a te sfruttare quel biglietto o farne un altro, oramai sono lontano. Il treno va, si allontana sempre più. Ehi, collega, hai visto quella ricciolina..? Ammazza che tipa..”

 

 
 
 

Tanti auguri papà =)

Post n°2288 pubblicato il 19 Marzo 2012 da fernandez1983

Gli ho detto: "Salgo un attimo su, ora torno", giusto il tempo di scrivere un pensiero. Che poi un pensiero non lo scriverò, anche perché al solo nominare la parola papà mi brillano gli occhi =) Ho passato tutta la serata sul cosa scrivere, ma i miei neuroni in seduta straordinaria hanno deciso che è meglio non piangere stasera, anche perché tengo davvero tanto al mio papà.. Gli voglio un bene dell'anima, anche se non gliel'ho detto mai.. A ventott'anni avere dei sentimenti da fanciullo, ma è così.. Ci capiamo al volo su qualsiasi cosa, stasera addirittura ho visto in lui ragionamenti che ho fatto io tempo fa, è stato stranissimo.. Stasera per la prima volta ho detto ai miei che il mio sogno è di fare una famiglia, anche se manca la materia prima attualmente (ahahahah). Effettivamente è un bel pò che manca la materia prima ahahah, però sicuramente se un domani avrò una famiglia darò ai miei figli la stessa educazione che lui ha dato a me, la stessa umiltà, la stessa semplicità, lo stesso amore, la stessa fiducia (ne ha avuta tanta, credetemi =( ), la stessa disponibilità, lo stesso tutto. Dovrei ringraziarlo per ogni secondo di questi ventotto anni passati insieme, vorrei ringraziarlo soprattutto per i tanti sacrifici che ha fatto per me. Ne ha fatti davvero tanti, credetemi. Beh, a questo punto s'interrompe la mia tranquillità nello scrivere, fermata dalle lacrime.. E' impossibile non scendano quando parlo di lui.. e allora grazie mille papà =) E che il giorno della festa del papà sia per noi due tutti i giorni dell'anno, non solo il 19 marzo, te lo meriti, con tutto il cuore.. Anche se non leggerai mai questo post perché ancora non ti ho insegnato come entrare nel mio blog.. 

TANTI AUGURI, PAPA'

Alessandro 

 
 
 

Un asteroide ha colpito il mio pianeta

Post n°2287 pubblicato il 15 Marzo 2012 da fernandez1983
 

 

Cosa succede quando iniziamo a scrivere un libro? Prima di tutto ci troviamo di fronte ad un insieme di pagine bianche, anche se non saranno le prime pagine che andremo a scrivere. Ognuno di noi possiede una libreria personale nella quale custodisce ogni libro che, fino al momento, ha scritto. Senza presunzione, ogni libro ha la sua dedica, ogni libro è sottolineato da colori diversi, colori diversi a seconda del periodo che hanno evidenziato quanto di buono scritto e quanto da ricordare nella stesura dei prossimi libri. Insegnamenti, attori principali o nomi di semplici ma tanto importanti Bisogna iniziare a scrivere un nuovo librocomparse, errori da non commettere o, semplicemente, piccoli episodi. Tutto questo da non dimenticare: c’è sempre qualcosa che dobbiamo portarci per sempre con noi. L’ultima volta che ho visto Nerina la sera tornavo da un pub: la gelosia quella sera mi stava quasi accecando. Per la quarta volta, tornando a casa, trovavo Nerina: a lei i racconti, le speranze, i dubbi, le paure, gli stati d’animo di una situazione che, da tempo, non stavo più vivendo bene. Pianta secca, senz’acqua avevo perso quella vivacità iniziale, e così ero pronto alla morte. Stasera mi è capitato di rivedere Nerina, al buio. Gatta nera, bene si nasconde nei colori della sera, ma è spuntata fuori con eleganza quando mi ha sentito arrivare: aveva sete, mamma Nerina. Tra qualche giorno sarà mamma nuovamente, è ingrassata ma è bella come ogni madre prima di dare nuova vita. “C'è uno zingaro felice dentro il cuore di ogni donna, quando la natura esplode e ti chiameranno mamma”, mi suona in mente questa frase della canzone di Britti, una lacrima mi scende ogni volta l’ascolto, è impossibile fermarla. Non c’è cosa più bella di una mamma, quella mamma che doveva diventare mamma una seconda, una terza volta, e il destino così non ha voluto, la mia, proprio il 15 marzo di 25 e 24 anni fa. Se c’è una giornata nera in una famiglia, questa data per noi è il 15 marzo. Non riesco a capacitarmi ancora, come un vortice che ti ha preso di forza, fatto star male fino a svenire e portato via lontano: ogni 15 marzo riapro gli occhi, ma resto stordito. Nerina invece sarà mamma, ma ha degli occhi che mi ricordano qualcuna: Shinarf mi guardava così, con quegli occhietti timidi, paurosi quasi vogliosi d’affetto. Aveva bisogno delle sgridate per capire, forse la sua scelta però è stata delle più giuste: proprio in quel momento avevo preso carta e penna, messo il braccio sulla scrivania e buttato tutto giù, avevo un’esigenza strana quanto soprannaturale di vederci chiaro. Adesso è tutto diverso. Ma non riesco a guardare Nerina, mi ricorda troppo Shinarf. Ma non riesco neanche a posare l’ultimo libro, forse il più bello scritto finora. Mai ho avuto una forza così, ho scoperto un nuovo io, mi sono misurato, seduto a ragionare, camminato mano in tasca mentre il vento soffiava sul mio viso in attesa di partorire un nuovo pensiero. Da quando un asteroide ha colpito il mio pianeta ho cambiato direzione, velocità e spostato asse: è giusto prendere un altro libro e iniziare a scrivere un nuovo racconto.

Alessandro Marcianò, autore del blog "Osteria... del vecchio pazzo"

 

 
 
 

Donne, grazie di esistere..

Parliamoci chiaro: il vero sole non è quello che oggi bacia quasi tutta l’Italia, il vero sole sono loro, le donne..

La donna è una creatura così bella che anche quando la creò il buon Dio restò stupito.. Così come lo siamo noi, così come lo sono io, dei loro pregi e dei loro difetti.. Ed è per questo che la vera festa della donna dev’essere tutti i giorni, non solo oggi..Festa delle donneIn molti si ricordano di portare un fiore solo l’otto marzo alla loro bella, festeggiando una data che in molti non sanno nemmeno quello che rappresenta. Ma va bene così, perché il ricordare una data non è detto che significhi rispetto verso la categoria festeggiata. Quante donne oggi ricevono mimose e gli altri giorni non ricevono neanche una telefonata o un qualche altro gesto d’affetto? Molte..

Il mio pensiero di oggi è rivolto a loro, a tutte quelle rose che rendono più bello il giardino nel quale viviamo, a tutti quei raggi di sole che illuminano il mondo di una luce che nessun altro astro celeste è capace di produrre. Ma chi mi conosce, sa che il mio pensiero è rivolto a loro ogni giorno, ogni ora, ogni momento della mia giornata.

E mandateli a fanculo quelli che si ricordano di voi solo oggi, politici e politicanti, che strumentalizzano questa data al fine di guadagnare qualche piccola o meno piccola percentuale di consensi, mandate a farsi strabenedire chi vi fa la bella faccia solo oggi, tirate un ceffone a chi preferisce spendere soldi per regali datati invece di regalarvi se stessi tutti i giorni della vostra esistenza.

La storia la sappiamo tutti, a me non piace fare il pappagallo narrando quello che è successo in passato in questa data perché anche il rispetto per un ricordo non lo si dimostra attraverso uno scritto che serve più ad una determinata concorrenza, cercando di scrivere le cose meglio dell’altro blogger di turno, ma lo si porta dentro, lo si coltiva, lo s’innaffia e lo si fa crescere.

E così oggi preferisco porgere il mio grazie attraverso un semplice ma spontaneo sorriso a tutte le donne, a quelle che oggi avranno un fiore ma soprattutto a chi no, a chi dedica la propria vita a favore degli altri, a chi fa sacrifici per vedere crescere i propri scriccioli. A chi litiga col marito, a chi possiede dei valori, a chi è costretta a fare la vita sul marciapiede, a quella signora che vedo tutti i giorni cercare un qualcosa tra i rifiuti. A quella “vecchina, una nonnina, che vive accanto a me, che ha lavorato per cinquant'anni e non ha niente per sé, neanche un marito che la consoli quando si sente fragile, vive da sola, parla da sola, e morirà così, sola..”, a quella bambina che sta nascendo adesso, a quella invece che in questo momento accudisce il proprio marito nei suoi ultimi istanti di vita.

A quella donna che adesso sta preparando qualcosa di buono, sentivo l’odore quando partivo da casa, a quella donna che ha passato le pene dell’inferno per mettermi al mondo, a quella donna che ogni mattina mi sveglia e mi porta il caffè, a quella donna che mi sopporta e alla quale forse potevo regalare più gioie di quanto finora non ho fatto, a quella donna che non mi fa mai mancare niente, a quella donna che in questo momento mi sta facendo emozionare pensando ad un suo abbraccio, a quella donna alla quale telefonerò appena scritto questo post, a mia madre..

A quella signora che non ha trovato marito, e a quella che ha divorziato da poco, a quella che si alza presto la mattina e torna tardi la sera, a quella donna che in questo momento è sull’autobus, piena di buste della spesa, a quella donna che viene derisa, alle pallavoliste che ho conosciuto quest’anno, a quella ragazza che viene offesa, a quella che viene sfruttata. Alle mie compagne di scuola, alle mie insegnanti, a quella ragazza che poco fa ha preso il caffè di lato a me e aveva il gesso al braccio, a quelle donne che adesso sono in ospedale, a quella donna che dona tanto affetto e amore a suo figlio in carrozzella e che vedo tutte le domeniche a messa, e che stimo tantissimo, ma che non le ho detto mai.

A quella che sarà la donna della mia vita, a quella ragazza che spero lo sarà, a chi adesso invece fa un esame, a quella cameriera, a quella bidella. A quelle che hanno i brufoli, a quelle che hanno gli occhiali, a quelle ragazze timide, riservate, a quelle ragazze sognatrici, a chi è una favola ed è convinta di no.

A quella ragazza con gli occhiettini dolci, a quella ragazza di cui non ho sentito ancora la voce, a quella ragazza garbata, a quella ragazza che vedo ogni tanto e che, fosse per lei, le case produttrici di trucchi fallirebbero a causa della sua bellezza. A quella ragazza semplice, a quella che rompo le scatole, a quella ragazza che è diventata la protagonista dei miei sogni, a quella ragazza che sorride e che s’incazza, a quella ragazza per la quale nessun’altra cosa vale più di un secondo vissuto accanto a lei o che valga un gesto suo o un suo movimento, a quella ragazza che addormenterei accarezzandole i capelli, a quella ragazza che guarderei volentieri mentre dorme, gustandomi tutta la sua dolcezza e tenerezza, a quella ragazza che rimprovererei volentieri per farle capire dove ha sbagliato, a quella ragazza con la quale vorrei crescere insieme, a quella ragazza che inviterei per un lento anche se non so ballare, solo per poterle stare un attimo vicino, a quella ragazza che fa le smorfie davanti la fotocamera, a quella ragazza dagli occhi disarmanti, che mi farebbe balbettare, a quella ragazza alla quale starei vicino nei momenti di crisi, che cercherei in tutti i modi di fare ridere se sta giù, a quella ragazza che, senza volerlo, ha inciso il suo nome sulla porta del mio cuore, a quella ragazza il cui sorriso guardo nelle foto tutte le sere prima di andare a dormire..

A tutte voi..

GRAZIE DI ESISTERE..

e che questa festa non sia solo l’otto marzo, ma ogni momento di ogni vostra singola giornata..

Alessandro Marcianò, autore del blog “Osteria… del vecchio pazzo”

 
 
 

L'evoluzione raccontata in un'immagine

Post n°2285 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da fernandez1983
 

l'evoluzione raccontata in un'immagine

Io sono senza parole.

E voi?

 
 
 

Il Santo passa una volta sola

Post n°2284 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da fernandez1983

 

Musica alle orecchie quella di M2O, puntata di Real Trust. Mentre torno a scrivere per quei 10’ tempo di un caffè, passa la musica che mi carica, che mi tiene sveglio, che riesco ad ascoltare senza annoiarmi. Continuano ad arrivarmi messaggi sul telefonino o altrove di persone che oramai sono scomparse dalla mia vita. Ma perché continuano Nerinaa scriverti se sono state loro a cestinarti? Non ne ho la più pallida idea, di certo voi donne siete na razza strana! =) Prendetela a ridere, non lo dico in modo offensivo, anche se molte persone bene non si sono comportate, ma non ho mai fatto di tutta l’erba un fascio. Si ricordano sempre troppo tardi, come avevo scritto altre volte fanno a prova, come si fa con le angurie. Che vuol dire, che provano prima un’anguria, poi la mettono in disparte per provarne un’altra. Poi magari tornano e prendono la prima. Con le angurie si può, con le persone no. O almeno, con me non si può. Tassativamente, io su certi temi sono carne o pesce, per me non esistono vie di mezzo quando le strade sono quelle importanti della vita. Che senso ha ciò che sto vedendo? Che senso ha tornare da me quando oramai si ha famiglia, quando quell’altra è fidanzata oramai da mesi? Che senso ha prendersela con me quando certe persone hanno sbagliato consapevolmente sapendo di sbagliare? Attenti, prendo la mia situazione per fare un discorso più generale, in quanti non hanno rispetto per le persone loro vicine? Il rispetto che è anche il sapersi comportare, faccio un altro tipo di esempio: mi piace na ragazza, inizio a contattarla, poi vedo che sono sempre io a contattare, la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta volta, poi dici basta e non ti fai più sentire. Poi arriva e fa: “Non ti sei più fatta sentire?” “Cazzi tuoi, se mi volevi sentire mi cercavi”, la mia risposta è sempre questa. Succede anche questo,  e quando mi sento dire che non mi sono più fatto sentire la prendo come un’offesa personale, dalla quale non torno più indietro. Non credo d’aver perso occasioni per questo, penso invece le occasioni le abbiano perse quelle di persone. E così come me, in maniera più generale la stessa cosa vale anche per voi, o no? Parliamoci chiaro, la gattina che viene ultimamente a trovarmi mi fa pensare: quando vuole, viene e si sta sotto ore ed ore prima di farsi coccolare, e come rientro dentro lei mi guarda fino a che non chiudo la porta. Ovvio che non bisogna comportarsi da animali, ma a volte basta davvero poco per non fare allontanare qualcuno dalla tua vita. In più ci vuole serietà, maturità nelle scelte. Non mi si può venire a dire che non si può fare una scelta perché si ha paura di quello che si viene a dire nella città, non mi si può venire a dire che stai con lui e penso a te, o che con te ci tornerei o robe del genere come sta succedendo ultimamente. E allora state sempre in guardia gente, il Santo passa una volta sola. E quando passa, non fate in modo che sia lui a fermare voi, siate voi a fermare lui.

 

 
 
 
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