Autore: Philip K. Dick
Titolo originale: Eye in the Sky
Titolo alternativo: With Opened Minded
Editore: Fanucci
Collana: Immaginario Dick
Pagine: 237
"Il deflettore di raggi protonici del bevatrone di Belmont tradì i suoi inventori alle quattro del pomeriggio del 2 ottobre 1959. I fatti si susseguirono a gran velocità. Non più adeguatamente deflesso, e quindi non più sotto controllo, il fascio da sei miliardo di volt si irradiò verso il soffitto della sala, riducendo in cenere al suo passaggio una piattaforma di osservazione che sovrastava il magnete a forma di ciambella. Su quella piattaforma, in quel momento, c’erano otto persone; un gruppo di visitatori con la loro guida. Senza più la piattaforma sotto i piedi, caddero tutti e otto sul pavimento della camera del bevatrone, dove giacquero feriti e in stato di shock fino a quando il campo magnetico fu disattivato e le radiazioni disattivate almeno in parte”. Con questo strepitoso incipit si apre Occhio nel cielo, quinta opera di Dick della quale ci occupiamo sulle pagine di questo blog, e ottavo romanzo di fantascienza nella sua carriera. Scritto lo stesso anno di Redenzione immorale, romanzo al quale abbiamo dedicato l’ultimo intervento, sarà pubblicato un anno dopo di quello. L’ambientazione una volta tanto non è proiettata nel futuro, ma si colloca precisamente nell’America del 1954. Siamo cioè negli anni della Guerra Fredda, della corsa agli armamenti, del terrore paranoico delle spie sovietiche infiltrate in tutto il territorio americano e dell’angosciosa attesa dello scoppio dell’apocalittica Terza Guerra Mondiale. Questo clima di fortissime paure e tensioni divenne terreno fertile per la nascita della caccia alle streghe comuniste, movimento noto come ‘maccartismo’ dal nome del suo principale fautore, il reazionarissimo senatore McCarthy. Liste nere, processi sommari. Ogni individuo tacciato di nutrire simpatie filocomuniste poteva virtualmente essere una spia russa in incognito, e con questa scusa centinaia di persone furono epurate dal sistema, cacciandoli dal Paese, o licenziandoli, rovinandoli economicamente, qualcuno anche condannandolo a morte. Viene quasi da dire: quando hai un humus di siffatta ricchezza distopica, a che ti serve creare mondi alternativi? Cornice del romanzo è la convocazione del tecnico elettronico Jack Hamilton dal suo superiore, il colonnello dell’esercito T.E. Edwards, per discutere delle presunte simpatie comuniste nutrite dalla moglie Marsha. Ad aver fatto rapporto sulla di lui consorte è il suo presunto amico Charley McFeyffe, agente della polizia governativa di origini irlandesi. A fronte dei sospetti sollevati dal poliziotto, T.E. Edwards mette Hamilton di fronte a un aut-aut: o lasci tua moglie, quella dannata spia sovietica, o dici addio alla tua carriera nelle strutture governative.
Ma ci troviamo pur sempre in un romanzo di fantascienza, non in un’opera mainstream. E infatti, l’incidente al bevatrone (che coinvolge, tra gli altri, anche Hamilton, Marsha e McFeyffe) diventa occasione, per Dick, per trasportarci in un mondo alternativo. A seguito del risveglio di Hamilton in un letto d’ospedale della base, sulla via di ritorno a casa sia lui che la moglie cominciano a realizzare qualcosa: la realtà è cambiata. Tanti piccoli cambiamenti, dapprima quasi inavvertibili, si fanno piano piano strada nella consapevolezza dei protagonisti fino a che il mondo nuovo non si trasforma in qualcosa di completamente diverso. Inizialmente, i personaggi scoprono una spiritualità che avevano perso (Hamilton si ritrova a pregare Dio per ottenere il suo perdono), si rendono conto che le bestemmie e le azioni immorali vengono punite, e che i talismani e tutti i meccanismi religiosi hanno preso a funzionare. Nel corso delle loro indagini, Hamilton si accorge che, pur essendo rimasta intatta (apparentemente) la struttura generale del mondo, un nuovo elemento si è inserito dall’esterno modificandone completamente il senso: Dio. Un Dio capriccioso e irascibile, che colpisce chi commette peccato e partecipa della propria grazia coloro che si comportano rettamente. Un Dio pieno di mancanze, che colpisce in modo casuale e approssimativo, e sembra non godere affatto di quegli attributi di onniscienza e altissimo intelletto che gli si attribuiscono. Un Dio, insomma, che nel suo essere tirannico e ottuso appare terribilmente umano. Questo elemento divino, chiamato Tetragrammaton dalle autorità spirituali del nuovo mondo, è un chiaro riferimento al dio della religione ebraica YHWH. In greco antico, infatti, tetragrammaton significa appunto ‘quattro lettere’, e con questo termine ai tempi si indicava il nome di Dio senza pronunciarlo (poiché farlo era considerato una grave blasfemia). In generale, questa religione ci fa pensare ad una versione estremizzata del credo giudaico-cattolico; appare perciò strano e fuori posto che in più punti del libro si faccia riferimento a questa religione come ad un culto di origine arabo-islamica. Sutin, il biografo ufficiale di Dick, scioglie il problema dicendo che la colpa sarebbe dell’editore: non volendo inimicarsi il mondo cristiano, molto forte in America, avrebbe traslato tutti i riferimenti in chiave musulmana, dato che negli anni ’50 il Medio Oriente islamico certo non rappresentava un problema come oggi.
Conformemente all’imporsi di questa entità sul mondo, la società si fonda sui principi di un culto religioso di ispirazione cristologia, detto del Secondo Bab, che ha pervaso tutti i settori dell’attività umana. In particolar modo la scienza, tesa al solo scopo di elaborare migliori sistemi di comunicazione tra la terra e il cielo (mentre le scienze descrittive come la fisica, la chimica e la biologia sono da tempo giunte al loro capolinea conoscitivo), di erigere nuovi e migliori templi all’Altissimo e a costruire grandi recipienti per raccogliere e diffondere tra la gente la grazia divina. La parola ‘nazisti’ diventa invece solo un termine gergale per definire un popolo di eretici non illuminati europei che osò sfidare l’autorità di Tetragrammaton e il Secondo Bab, scatenando la Seconda Guerra Mondiale. E non soltanto le società dell’uomo, ma la stessa realtà fisica si conforma al nuovo principio dell’immanenza divina: la Terra è il centro dell’universo, sotto di essa stanno le fiamme dell’inferno e in alto le porte del paradiso, e appesi ad un apposito ombrello-talismano ci si può sollevare da terra e volare fino all’Empireo. Il titolo del romanzo fa immediato riferimento al palesarsi di Dio a Hamilton e McFeyffe nella forma di un occhio sconfinato e terribile che guarda il mondo sotto di lui dall’alto del suo Paradiso. Di fronte all’incubo di questa realtà invadente e pervasiva, le otto malcapitate vittime dell’incidente cercheranno in tutti i modi di rimettersi in contatto tra loro per trovare una via d’uscita e un modo per tornare nel proprio mondo. E oltre ai tre protagonisti già menzionati, fra gli sfortunati c’è un bel campionario della razza umana: Edith Pritchet, ricca e grassa signora borghese con una visione del mondo degna da buona società vittoriana, e suo figlio; Joan Reiss, donna gelida e ambigua, afflitta da una grave psicosi paranoide; Bill Laws, un nero cinico e disilluso; infine, Arthur Silvester, militare in pensione, reazionario e fanatico religioso. Le loro reciproche interazioni, l’esigenza di collaborare pur nelle profonde differenze ideologiche costituiscono il nucleo del romanzo, e non l’elemento teologico, come molti credono a proposito di questo libro, e come anche la quarta di copertina del libro in edizione Fanucci si affanna a dire. Al contrario: Dio non è affatto l’oggetto del discorso (perché lo diventi bisognerà attendere le opere tarde di Dick), ma solamente un’altra incarnazione della società distopica e oppressiva realmente rappresentata dall’America di McCarthy. Tant’è vero che, alla figura di Tetragrammaton, il libro non dedica in sostanza più di un terzo delle pagine. In questo senso il titolo del romanzo, Eye in the sky, rischia di mandare fuori strada, dando un risalto estremo ad un elemento che, per quanto simbolicamente importante, non è il centro della narrazione. Ma si tratta del titolo scelto dall’editore.
Il titolo originariamente voluto da Dick, With opened minded, mette molto più a fuoco l’incrocio di tematiche che dominano il romanzo. In primo luogo l’atmosfera distopica, utilizzata per esprimere una feroce critica nei confronti di ogni forma di autoritarismo politico e di assolutismo ideologico, dal delirio teologico alla rivoluzione proletaria da operetta. Per certi versi, questo romanzo non è che una variazione sul tema già presentato in Redenzione immorale. E come in Redenzione immorale, anche qui Dick non trova risposta più forte, alla tirannia dell’assoluto, del jape, della risata. Più ancora che nel romanzo precedente, l’autore si fa beffe di quello che sta raccontando, e i suoi personaggi con lui. Non di rado Hamilton comincia a deridere apertamente, a metà tra il rifiuto rabbioso e l'incredulità esilarante, la realtà che sta osservando, per esempio quando, una volta scoperte le regole del mondo di Tetragrammaton, si accusa da solo di essere un rosso, un ateo e una spia sovietica, o quando più tardi sfotte un gruppo di camionisti-proletari militanti continuando a dire con enfasi di voler staccare la testa a tutti i porci capitalisti dalle mani lorde di sangue. In questo modo, una storia che doveva essere drammatica e angosciante – e che nasce come tale – si trasforma poco a poco in una parodia, in qualcosa che non è per niente serio. La tensione scompare, e le costruzioni e i drammatici personaggi che popolano queste realtà alternative vengono ridotte a delle macchiette, a delle prese per il culo di sé stesse; la risata umilia questi mondi e i loro tentativi di essere strutture reali. Il che ha, da una parte, una funzione semplicemente liberatoria: Dick stesso definirà questa sua opera 'un antidoto che disintossica' dal clima di paura e confusione generale dei primi anni ‘50, un invito ai suoi lettori americani a svegliarsi e a recuperare il senso di un'autentica normalità. Dall'altra, lo stile da lui adottato assume anche la funzione di dimostrare che le società rette da ideologie autoritarie ed assolutistiche non solo non sono bei mondi in cui vivere, ma neanche sistemi coerenti o attendibili della realtà. Certo, questo approccio potrebbe infastidire o lasciare indifferenti chi da romanzi come questi ricerchi proprio la dimensione drammatica.
Al contempo, Occhio nel cielo prosegue e approfondisce elementi e temi che avevano caratterizzato soprattutto le opere mainstream di Dick: le persone; la loro capacità di rapportarsi l’uno con il linguaggio dell’altra, di instaurare un rapporto solido, di provare fiducia o diffidenza. E ancora, la difficoltà delle relazioni coniugali, gli attriti e le diffidenze che nascono all’interno della coppia quando ci sono dei segreti, delle incomprensioni, dei sospetti. Certo, il fatto che queste istanze da romanzo psicologico siano inserite all’interno di un’opera di fantascienza, fa sì che Dick non possa approfondirle o curarle come nei suoi lavori mainstream. Non mancano infatti momenti che lasciano un po' perplessi, da passaggi troppo affrettati a figure psicologiche disegnate con troppa approssimazione (su tutti, il piccolo David Pritcher e il vecchio Silvester). I singoli tipi psicologici, anche se brillano per qualche momento, sembrano sempre farsi da parte nel momento in cui la trama ha da andare avanti. Anche quando gli sviluppi della trama dovrebbero portare a forti ostilità e squilibri all’interno del gruppo, i personaggi riescono quasi sempre a mantenere un atteggiamento calmo e pratico. E sebbene ciò porti al risultato, sicuramente positivo, di non frenare la storia o ripiegarla su sé stessa in lunghi e inconcludenti scontri, tutto appare un po' meno credibile, e l’elemento psicologico ne esce indebolito. Infine, il tema del viaggio nelle realtà alternative non è che un preludio al problema che, forse più di tutti, ossessionerà il Dick degli anni della maturità: che cos’è la realtà? C’è una sola realtà vera, di fronte alla quale tutte le altre sono imitazioni imperfette, oppure qualsiasi mondo immaginabile ha pari legittimità ad essere chiamato ‘realtà’? Cadere vittima della psicosi e dell’alienazione, significa negare la realtà, o semplicemente rifiutare di aderire a ciò che è convenzionalmente accettato e condiviso dalla maggioranza? Per tutta la sua vita, Dick continuerà a porsi queste domande – Occhio nel cielo è soltanto un primo tentativo di affrontare il problema e azzardare una risposta.
Questo romanzo è dunque il primo, forse ancora incerto passo dello scrittore verso una nuova fase del suo pensiero. Ed è anche crocevia fondamentale fra quelli che sono i modi e i temi del Dick anni '50, il Dick ancora scisso tra la fantascienza e il mainstream, e il Dick successivo dei grandi romanzi vincitori di premi Hugo e Nebula. Insomma: un libro essenziale per comprendere il modo completo il percorso artistico dell'autore, e al contempo un'opera molto diversa dalle altre e autonomamente molto valida. E Dick stesso ne riconobbe l’importanza, tanto da ritenere Eye in the sky l’unico, dei suoi romanzi pubblicati negli anni ’50, meritevole di sopravvivere ad un olocausto nucleare.
Voto: 7 ½
A chi può piacere:
- Agli indagatori dell'animo umano, specialmente se patologico.
- A chi disprezza gli autoritarismi in tutte le salse.
- A chi è in cerca di una surreale avventura di sopravvivenza in salsa distopica.
A chi può non piacere:
- Agli amanti delle grandi storie corali.
- A coloro che ricercano grandi affreschi psicologici.
- Agli adoratori del Secondo Bab.
Inviato da: lele.scorpion
il 27/01/2012 alle 00:30
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il 28/10/2011 alle 23:50
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