Autore: Stephenie Meyer
Titolo originale: The Host
Editore: Rizzoli
Pagine: 569
Ogni lettore accanito ha le sue patologie. Tapy ad esempio non sopporta di leggere un libro che sia rovinato anche di poco. Io non ho problemi del genere, anzi se un libro è vecchio, rovinato, con la copertina che cade a pezzi e qualche pagina incartapecorita dall'acqua mi piace, mi sembra un vecchio nonno gentile di quelli che raccontano le storie davanti al camino. Solo che io non ho autocontrollo. Se c'è un libro anche solo un po' appassionante, che sia scritto con uno stile non troppo complesso e con un intreccio con anche solo un po' di suspance, superato il primo terzo io parto. La chiamo overdose da libro, nel senso che come una drogata non riesco a smettere di leggere se non con un grande sforzo di volontà, e in questo intervallo in cui non leggo tutte le mie energie sono volte a risolvere il problema che mi impedisce di leggere per poter tornare a leggere, leggere leggere. Questo da una parte mina la mia vita sociale, dall'altra anche il mio fisico: l'ondata di adrenalina causata dal libro è tale che dopo le tre (quattro, cinque...) ore di lettura ininterrotta mi tremano le gambe, mi gira la testa e mi viene da vomitare. Se a questo si aggiunge il malessere che provo a interrompermi prima di aver finito il libro si può dire che il mio rapporto con la lettura sia abbastanza patologico. Ma non tutto il male viene per nuocere. Ad esempio io questo libro non lo volevo leggere. Sarà che dopo la fatica di recensire tutta la quadrilogia di Twilight mi ero leggermente stufata della Meyer, sarà che avevo sette esami da preparare per questo semestre, diciamo che ero un po' scoraggiata. Solo che ancora una volta il tirannico tapiro tanto ha detto e tanto ha fatto che mi sono trovata a iniziarlo senza sapere bene perché. E visto che non mi ha disgustata subito mi sono portata tranquillamente fino al primo terzo dove è scattata la solita molla che mi ha portato a finirlo nelle successive ventiquattro ore. Poi fortunatamente non sono drogata anche di blog e per la recensione ho aspettato di dare tutti gli esami, ma se non fossi stata drogata di libri probabilmente l'avrei lasciato a metà per poter dare i miei esami, e magari mai più ripreso. Quindi ritenetevi fortunati. Non che questo sia un brutto libro, anzi devo ammettere che i miglioramenti della Meyer sia per quanto riguarda lo stile, sia per quanto riguarda l'intreccio rispetto al primo Twilight sono considerevoli, senza dubbio al livello di Breaking Down.
Taratattarataaa! La Meyer è tornata, e stavolta ha abbandonato il suo genere di non horror per una storia nientemeno che di fantascienza. Un genere sicuramente più stimato, ma sarà all'altezza? La mia risposta è: nì. Il tema del libro è un topos del genere fantascientifico: qualche anno prima dell'inizio della storia la terra è stata completamente conquistata da degli alieni parassiti in grado di prendere possesso del corpo degli uomini (ma di molte altre specie aliene su altri pianeti che hanno già colonizzato prima della Terra e che colonizzeranno anche in futuro) e controllarli annientando la loro volontà e la loro personalità (insomma quella cosa che fa sì che tu sia tu e non solo uno zombie che cammina). Ora, io non ho letto molto di fantascienza, ma tutto questo mi ricorda incredibilmente un racconto di Fredric Brown (Gli strani suicidi di Bartlesville, The Mind Thing, 1961) che lessi qualche anno fa in cui popolazione aliena aveva esattamente le stesse caratteristiche. Comunque tra le due opere ci sono parecchie differenze, e la più grande di queste è la moralità. Gli alieni di Fredric Brown andavano in giro a colonizzare pianeti per puro imperialismo, non avevano alcun rimorso di coscienza. Non che gli alieni della Meyer ne abbiano, solo che, da inesperta quale sono, ho trovato il loro modo di ragionare alquanto interessante. Questi alieni (il termine della lingua umana che hanno scelto per autodefinirsi è anima) sono buoni. Nella loro società non ci sono crimini, violenza, o cose del genere. Nemmeno litigi. Non c'è nemmeno bisogno di soldi, perché ognuno svolge il proprio lavoro (che si è scelto da solo) e nessuno prende più del necessario. I pianeti conquistati dalle anime si trasformano in oasi di pace dove non ci sono soprusi e tutti si vogliono bene. É per questo che continuano a conquistarne, perché in questo modo rendono la galassia un posto migliore. Ovviamente i popoli che vengono conquistati la pensano in modo un pochino diverso, ma di solito fanno in modo che l'invasione sia il più pulita possibile e i focolai di ribellione isolati e contenuti.
La voce narrante è una di queste adorabili creaturine. Solo che ovviamente non è un'anima normale e quindi le viene affidato un corpo particolare: una ragazza ribelle, catturata da poco in una grande città. La missione della nostra amica anima è quindi scoprire come e perché è arrivata in un posto del genere. Non sembrerebbe così difficile, se non che la precedente abitante del corpo oppone resistenza, le impedisce di prendere completamente possesso della sua mente e fa cose carine tipo insultarla nella testa o impedirle di leggerle i ricordi più compromettenti. Tutto questo è molto strano, non era mai successo con tutte le altre specie assoggettate. Ma, in effetti gli umani sono speciali. Anche questo elemento appariva in The Mind Thing, sebbene in quel caso gli umani erano speciali in quanto dotate di un quoziente intellettivo e una manualità più elevati di tutte le altre razze. La Meyer non è così banale (il quoziente intellettivo e la manualità migliori ce li hanno degli enormi ragni a dieci zampe con le dita a tentacolo) su questo versante, ma francamente non mi sento di apprezzare la sua motivazione per la superiorità del genere umano sulle altre specie: i sentimenti. Gli umani sono diversi da tutte le altre specie perché sono in grado di provare sentimenti (positivi e negativi) di una tale forza da modificare il carattere dell'alieno occupante (a volte arrivano a litigare) e alcuni hanno una tale personalità da sopravvivere appunto al parassita, e ci sono casi in cui siano stati in grado di riassumere il controllo del loro corpo. Personalmente non amo molto quando gli scrittori innalzano il genere umano al di sopra di qualunque specie aliena che possa esistere nell'universo, specie per motivi così idealistici. Ma è solo una mia opinione, tutto sommato la parte di background, anche se non del tutto originale è gestita bene e ha molti punti di interesse: può sembrare strano ma la Meyer è riesce a comunicare bene non un solo punto di vista alieno, ma parecchie visioni del mondo diverse sia dal nostro sia tra loro (si dà il caso che la protagonista abbia girato diversi pianeti e vissuto in un sacco di specie diverse).
Solo che ovviamente a differenza di The Mind Thing che era puro background la Meyer non si distacca mai dal suo ideale di libro: tutto quello che ho raccontato prima non era che lo sfondo, il vero tema del libro è ancora una volta la piacevolezza. Lo si comprende facilmente dallo svolgersi della trama: il libro parte con una situazione che ti fa da una parte simpatizzare con l'anima ma che dall'altra ti fa provare grande dispiacere per la situazione del genere umano e soprattutto per la ragazza ospite. Poi, con il susseguirsi di colpi di scena strutturati in modo di far provare al lettore maggior piacere possibile, la situazione migliora gradualmente ad ogni scossone di trama fino ad un finale buonista come pochi. Non anticipo nulla, però sappiate che neanche in questo libro la Meyer è stata capace di trascurare la sua passione principale: le storie d'amore super-melense. Non sto dicendo che tutta questa piacevolezza sia un male, io dopo aver finito il libro ho continuato per due giorni a sorridere come una scema, ma sto dicendo che ancora una volta non c'è altro che questo. Anche questo libro più che essere un vero e proprio romanzo di fantascienza è una grande sega mentale. U.U
Voto: 7/8
Può piacere a:
- Chi è curioso di come pensa un alieno buono.
- Chi si sente umano e fiero di esserlo.
- Chi vuole sorridere come uno scemo per un paio di giorni.
Può non piacere a:
- Chi cerca fantascienza seria.
- Chi cerca fantascienza impegnata.
- Frederic Brown.
Inviato da: lele.scorpion
il 27/01/2012 alle 00:30
Inviato da: edoardo
il 28/10/2011 alle 23:50
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il 01/06/2011 alle 18:34
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il 23/05/2011 alle 16:15
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il 24/11/2010 alle 11:22