Autore: Philip K. Dick
Titolo originale: The Three Stigmata of Palmer Eldritch
Editore: Fanucci
Collana: Immaginario Dick
Pagine: 271
Nel 1963, nel freddo e nell'isolamento della sua baracca lontana da casa dove si era autonomamente segregato per scrivere, Philip K. Dick compone un racconto colmo di calore umano: I giorni di Perky Pat. La Terra è un cumulo di macerie, le città americane floride e ricche ormai un ricordo del passato. Ma i marziani, di indole pacifica, hanno deciso di sobbarcarsi il problema di far sopravvivere la popolazione terrestre; e così, pur senza mai entrare in contatto diretto, ogni giorno con le loro astronavi passano sopra tutti gli alloggi umani e scaricano tonnellate di merce, dal cibo a vecchi apparecchi elettrici. Gli uomini non hanno bisogno di preoccuparsi della loro sopravvivenza. E così, si limitano a preoccuparsi della loro felicità: con il materiale scaricato dagli alieni, a poco a poco ogni famiglia si costruisce il suo plastico di Perky Pat, una fedele riproduzione della città della loro infanzia quando esisteva ancora. Perky Pat è una bambola come la Barbie, e infatti proprio vedendo le sue figlie giocare con la Barbie Dick ebbe l'intuizione per il racconto. Perky Pat va a fare i giri in macchina, Perky Pat va a comprarsi una nuova pelliccia, Perky Pat va dall'analista, Perky Pat ha pure un fidanzato. I sopravvissuti non si limitano a migliorare i loro plastici e ad ammirare la loro bambola, ma si sfidano, competono fra di loro per aggiudicarsi ciascuno i pezzi dell'altro e rendere la propria riproduzione la migliore della zona. Perky Pat però è congelata nel tempo, in un'eterna adolescenza. La scoperta, da parte dei protagonisti, della possibile esistenza di un tempo interno anche all'interno del mondo delle bambole offrirà loro una possibilità di maturazione, e di uscita dal tunnel senza uscita della regressione all'infanzia. Nello stesso periodo in cui lavora a questo racconto, a Dick accadde qualcosa. "Un giorno mentre camminavo per la campagna verso la mia baracca, non vedendo l'ora di cominciare le mie otto ore filate di scrittura, in isolamento totale da tutti gli altri esseri umani, guardai in alto e vidi un volto. Non lo vidi veramente, ma il volto era lì, e non era un volto umano; era il grande volto del male assoluto. Mi rendo conto ora cosa fu a provocare quella visione: i mesi di isolamento, di privazione di ogni contatto umano, in effetti di vera e propria privazione sensoriale... a ogni modo il volto non si poteva negare. Era immenso; riempiva un quarto del cielo. Al posto degli occhi aveva delle vuote fessure - era metallico e crudele e, cosa peggiore di tutte, era Dio. [...] Il volto metallico nel cielo rimase. Ero costretto ogni giorno a camminare sotto il suo sguardo".
Era il volto di Palmer Eldritch. E solo trasformando quel volto nella materia di un romanzo, Dick riuscì ad esorcizzarlo e a farlo sparire dal cielo. Le tre stimmate di Palmer Eldritch, oggi riconosciuto come un capolavoro indiscusso - qualcuno addirittura lo considera uno dei pilastri della letteratura del Novecento - è un romanzo che nasce dalla disperazione, dal terrore e dal disperato bisogno di calore umano. È un romanzo di cui Dick ebbe sempre paura; lo considerava il suo 'romanzo più potente', e non ebbe mai il coraggio di rileggerne le bozze dopo averlo finito, né lo fece mai più. È un romanzo che quasi non lascia alcuno spazio all'ironia e al divertimento quasi parodico di lavori immediatamente precedenti quali Follia per sette clan e Illusione di potere. In una Terra sempre più surriscaldata, con i ghiacci del Polo Nord del tutto scomparsi e una temperatura a mezzogiorno che si aggira attorno agli ottanta gradi e può ucciderti nel giro di un minuto, muoversi all'aria aperta è sempre più difficile, e gli edifici si espandono verso il basso invece che verso l'alto. I ricchi vanno a passare l'estate nell'Antartide, unico luogo rimasto ospitale sulla Terra e opportunamente trasformato in un gigantesco villaggio vacanze. Ma i ricchi hanno anche altre ambizioni, per esempio accelerare l'evoluzione della propria razza. La clinica tedesca superspecializzata del dottor Denkmal, una strana commistione tra un nazista e uno scienziato pazzo pieno di pessimo umorismo, è l'unica nel mondo a praticare la Terapia E, ossia un'accelerazione nello sviluppo di quelle che Dick chiama le particelle addette all'evoluzione degli organismi. Coloro che si sottopongono alla terapia vedono, oltre ad un incremento delle loro capacità creative e intellettuali, il loro cranio crescere e ricoprirsi di un guscio chitinoso che dovrebbe proteggerli dalle altissime temperature terrestri - ragion per cui i profani li chiamano 'teste a bolla'. Il mondo comunque diviene sempre più inospitale; e a questo proposito sono nati i primi tentativi di colonizzare il sistema solare. Venere, Marte e svariate lune, tra cui l'immancabile Ganimede, sono state abitate da esseri umani. Ma le cose vanno male. L'ambiente roccioso, secco e alieno scoraggia gli uomini, riuscire a coltivare qualcosa e dunque a diventare autonomi sembra impossibile, i macchinari si rompono in continuazione e insomma non si riesce a fare niente.
Il governo terrestre ha dunque dovuto varare una misura estrema per non far fallire il progetto di colonizzazione: selezionare un certo campione di individui - così come si chiama sul fronte in tempo di guerra - e schiaffarli a vita nelle colonie, ad abitare e coltivare. E per far sì che i coloni non impazzissero nel clima inospitale e non cominciassero a farsi fuori a vicenda in stile Shining, cosa che era un rischio reale, il governo promosse un'iniziativa per incanalare tutti i loro desideri e le loro frustrazioni verso un'occupazione innocua: giocare con le bambole. Viene qui riproposta l'intuizione che sta alla base de I giorni di Perky Pat, con una importante differenza. Bambola e plastico non sono più un prodotto artigianale degli uomini, ma vengono prodotti su larga scala e commercializzati da una grande impresa che ha il completo monopolio del settore, la Plastici P.P. di New York. La guida Leo Bulero, un capitalista vecchio stile che si è fatto potenziare dalla terapia evolutiva del dottor Denkmal e si è costruito un satellite orbitante attorno alla Terra, e ironicamente battezzato Winnie-the-Pooh-Acres, dove se la spassa con le sue amanti. I pezzi del plastico di Perky Pat vengono progettati sulla Terra, sottoposti all'attenzione dei pre-mod - uno staff di precog il cui compito è quello di intuire se determinati pezzi avranno successo oppure no - quindi prodotti su larga scala e commercializzati nelle varie colonie, mentre dei satelliti orbitanti di proprietà della Plastici P.P. li pubblicizzano e li magnificano. Plastico e bambole da soli, tuttavia, non sono sufficienti ai coloni perché si compia il transfert. Ci vuole dell'altro: una droga allucinatoria, che assunta mentre si contempla il plastico, proietta i consumatori all'interno, e li fa identificare con Perky Pat se donne e con il suo fidanzato Walt se uomini. Per una certa durata di tempo i coloni non sono più nel loro orrendo tugurio, ma sono realmente nel plastico, nelle città fresche e ricche di una volta, nei corpi giovani e snelli delle due bambole, padroni di un regno fuori dal tempo, reso eterno. Questa droga è il Can-D (candy: caramella), ed è commercializzata da società fantasma che fanno capo alla Plastici P.P. di Leo Bulero. Ma è commercializzata segretamente, perché le Nazioni Unite l'hanno dichiarata illegale. In tutto questo il protagonista, Barney Mayerson, è il pre-mod più importante della sede principale della Plastici P.P., secondo soltanto a Bulero stesso. Naturalmente è un uomo frustrato, con un rapporto finito male alle spalle, che attualmente si sbatte la sua assistente, l'intraprendente e sfacciata Rondinella Fugate. La cosa interessante, però, è che le cause della rovina del precedente matrimonio sono del tutto ribaltate: è stato Barney a liberarsi di Emily, una moglie fedele e fondamentalmente buona, in un momento in cui lei rappresentava una minaccia per la sua carriera e per la sua posizione sociale. Perché Barney è un arrampicatore sociale, ambizioso e perennemente insoddisfatto dei risultati raggiunti. È un uomo che per salvare la vita e lo status sarebbe disposto a tutto - questo lui lo sa, e gli fa male, perché al contempo lui è anche un individuo pieno di rimorsi e di senso di colpa, tuttavia più che a cambiare il suo comportamento questo lo spinge alla semplice autocommiserazione. Adesso si pente della sua decisione, spesso pensa che vorrebbe tornare con Emily, che però ormai si è risposata e sembra aver trovato la felicità anche lontano da lui, e dunque si accontenta di umiliare quando può il suo nuovo marito.
Da poco è stato selezionato come candidato per il trasferimento su Marte; e poiché non ha nessuna intenzione di andarci, gira con la valigetta del Dottor Sorriso, uno psichiatra virtuale addetto a diminuire la sua sopportazione agli stress psicologici per renderlo non-idoneo al trasferimento. Ma il precario equilibrio della sua vita, e insieme di tutta la Plastici P.P. sembra destinato a crollare all'improvviso, alla notizia del ritorno nel sistema solare, dopo dieci anni trascorsi nel lontano sistema di Proxima Centauri, del capitalista Palmer Eldritch. Palmer Eldritch: qualcosa di alieno in un involucro umano. Un individuo che non si fa mai vedere, che manda avanti apparecchi elettronici, simulacri che riproducono le sue fattezze, ologrammi, e non si capisce se veramente sia vivo, o se qualcosa di incredibile gli sia accaduto nello spazio profondo. Un uomo disumano, che porta con sé dei segni che sembrano quasi i marchi della maledizione di Dio, le sue tre stimmate: i denti d'acciaio aperti in un ghigno freddo e terrificante, la mano artificiale e gli occhi Jensen, ossia occhi metallici a fessura e senza pupilla. Egli è tornato; e ha portato con sé un progetto grandioso: la nascita di una nuova compagnia, in concorrenza aperta con quella di Leo Bulero, e di un nuovo prodotto, una droga incredibilmente superiore al Can-D, il Chew-Z (choose: scegli). Laddove il Can-D permette di vivere un'esperienza allucinatoria e condivisa, ma solamente attraverso il ristretto universo del plastico di Perky Pat, il Chew-Z è del tutto autonomo, non necessita di alcun veicolo fisico, e promette a ciascuno di proiettarlo in un universo costruito a sua immagine e somiglianza nel quale egli potrà fare ciò che vuole. Inoltre, laddove il Can-D ha una durata limitata nel tempo, a causa del quale produce una sempre maggiore insoddisfazione nei suoi utenti, il Chew-Z genera allucinazioni che, se lo si vuole, possono durare per sempre, e tuttavia per quanto a lungo esse possano durare, sul piano della realtà il trip non è più lungo di un battito di ciglia. Ma, al contempo, l'assunzione di questa droga sembra conferire la capacità di muoversi avanti e indietro nel tempo, attraverso futuri alternativi che non si capisce se siano reali e oggettivi o semplicemente delle aspettative del singolo. Una droga, insomma, che si apre a tutte le infinite dimensioni possibili dell'animo umano - sulle quali grava tuttavia, perennemente, l'ombra metallica e inquietante di lui, Palmer Eldritch, il Dio malvagio. E quella che sembrava semplicemente una questione commerciale si trasfigura al contempo in un delirio teologico e, forse, in una colossale invasione delle menti.
Tutto questo promette Le tre stimmate di Palmer Eldritch, e in un certo senso lo mantiene. Dick trasla l'angoscia dettata dal suo senso di isolamento mentre scriveva nella sua baracca, nell'isolamento senza speranza dei coloni di Marte, e parimenti rende alla perfezione la sua oscillazione tra il desiderio di calore femminile, quello che, citando Goethe, chiama l'eterno femminino - da un lato Perky Pat, la donna perfettamente bella, perfettamente giovane, perfettamente ricca, congelata nell'attimo perfetto ed eterno, dall'altro la figura ossessivamente cercata, e mai trovata (perché irreale) nei personaggi della moglie Emily, troppo rozza e dimessa, troppo poco ambiziosa, nell'amante Roni Fugate, che non è all'altezza della ex, nella fanatica cristiana Anne Hawthorne, che si rivela fin troppo umana nel senso di disperazione lasciato dalla vita su Marte - e il terrore assoluto dell'invasione, all'interno dei nostri spazi più intimi e privati, di qualcosa di freddo e inumano, di un Dio-padre infinitamente severo e crudele che risvegliato dai nostri sensi di colpa e dai nostri rimpianti, ci punisce per i nostri peccati. Dio potrà anche essere semplicemente malvagio ed egoista - però in fondo noi non siamo dei santi, e quindi forse ce lo meritiamo. Soprattutto sente di meritarlo Barney Mayerson, il protagonista. Attraverso il tema dell'espiazione, che è al contempo una questione esistenziale e soteriologica, Dick riesce, con la bravura che gli è solita - e che sicuramente è uno dei maggiori meriti da ascrivere allo scrittore - a coniugare il dramma individuale con la crisi collettiva. Il bisogno di espiazione è forte in Barney, che in virtù di esso compirà drastiche decisioni circa la sua vita futura. Se la serie di vicende nelle quali volontariamente si lascerà coinvolgere nel corso del romanzo (ma non dirò quali) rappresentano per lui il purgatorio, un occasione per rimettersi in pace con sé stesso e vivere una vita che non lo faccia continuamente sentire una merda, l'esperienza del Chew-Z, nel suo essere una grande gabbia mentale fuori dal tempo, di certo è l'anticamera dell'inferno. Attraverso le esperienze del suo personaggio, Dick torna a parlarci del senso di responsabilità, del bisogno di prendere atto delle nostre vite e di darci una scrollata in merito; ma anche della necessità di comprendere l'immutabilità del passato, e quanto sia deleterio vivere nel rimorso e nel desiderio che le cose andassero diversamente.
La vera rivoluzione di questo romanzo è però realizzata dall'aspetto più propriamente teologico-metafisico, che per la prima volta erompe in maniera concettualmente complessa e compiuta, e non solo come intuizione, all'interno dell'opera dickiana. Il tema teologico ritornerà poi, ulteriormente indagato, in altri dei più grandi romanzi di Dick, in Ubik, in Guaritore galattico e soprattutto in Valis. Nelle Tre stimmate di Palmer Eldritch, esso è declinato in due direzioni: quella stilistica, e quella più propriamente concettuale. Dal punto di vista dello stile, ci troviamo sicuramente davanti a un capolavoro. Dick riesce a rendere alla perfezione da un lato la sensazione di essere proiettati fuori dal tempo, nella dimensione dell'eterno, e dall'altro l'onnipervasività della divinità, la sua potenziale presenza in ogni cosa (il che è abbastanza angosciante). La struttura del libro, e in particolare della seconda parte del libro, con i suoi balzi in avanti e indietro nei futuri alternativi, e la sua dilatazione nel tempo di singoli istanti, danno l'idea che il romanzo non finisca mai veramente - e non semplicemente perché il finale è aperto, e perché fatti che accadranno nel futuro sono già stati anticipati, ma perché il lettore prova sulla sua pelle il senso dell'infinito. E questa sensazione nessun romanzo era mai riuscita a regalarmela. E probabilmente è una cosa che non si può capire senza leggerlo. A ciò si aggiungono alcuni ulteriori trucchetti finalizzati ad accrescere progressivamente il senso di straniamento e di completa solitudine che pervade poco per volta il romanzo. Innanzitutto, il nome del protagonista viene continuamente sbagliato dalle persone con cui fa la conoscenza - Bayerson, Payerson - dà un'idea di progressiva spersonalizzazione, e così la radicale frattura tra la prima parte, più polifonica, più strutturata, e piantata coi piedi per terra, e la seconda, che invece si perde nelle regioni solipsistiche e psicotiche di pochissimi personaggi privilegiati, e nella quale si sfalda la struttura stessa del romanzo, getta il lettore stesso nell'alienazione più violenta e radicale. Molti hanno visto nello stacco tra la prima e la seconda parte un difetto architettonico del romanzo, anche perché diversi personaggi minori vengono lasciati indietro. In realtà questa critica è infondata, giacché proprio lo stacco è funzionale a descrivere il progressivo distacco dal loro mondo dei protagonisti, e quei personaggi poi accantonati facevano per l'appunto parte di quel mondo poi abbandonato (e in ogni caso esaurivano il loro scopo nella rappresentazione della situazione globale).
L'aspetto concettuale muove invece dal tema prettamente cristiano della transustanziazione, e dal perenne dilemma che la attornia ormai da un millennio buono di speculazione filosofica: durante la cerimonia eucaristica, il pane e il vino diventano realmente il corpo e il sangue di cristo (dunque, una trasfigurazione reale) o li simboleggiano soltanto, in modo allegorico e rappresentativo? L'argomento, che è presentato esplicitamente nel romanzo e in più punti, si riflette inizialmente sul potenziale del Can-D: quando tutti noi assumiamo la droga ed 'entriamo' nel plastico, ci stiamo realmente trasfigurando in Perky Pat e il suo fidanzato Walt, o è solo un'allucinazione collettiva? Lo stesso tema è poi destinato a raggiungere una nuova prospettiva con l'avvento del Chew-Z: i mondi alternativi nei quali precipitiamo sono una proiezione dei nostri desideri e delle nostre angosce, o hanno un'esistenza tangibile, sulla quale noi interveniamo? E Palmer Eldritch, è una allucinazione indotta dalla droga, o è reale? Ma la domanda peggiore, la domanda più delicata - destinata, dunque, a rimanere irrisolta, anche se con dei tentativi di risposta - è: cosa dobbiamo pensare di noi stessi? Noi tutti, noi esseri umani, siamo qualcosa di autonomo, di autentico, o siamo solamente delle trasfigurazioni di Dio - ossia, delle forme che Dio assume in un dato momento? Capite che la domanda non è oziosa. Dietro ci sta, e Dick lo afferma semplicemente nelle lunghe dispute teologiche tra Barney Mayerson e Anne Hawthorne, la divisione scolastica (mutuata da Aristotele) della realtà in sostanza e accidente, ossia in nocciolo reale ed essenziale delle cose, e loro aspetto esteriore, accidentalmente e temporaneamente assunto. Noi siamo accidenti di Dio così come il pane nell'eucarestia è una forma del corpo di Cristo?, e la realtà che vediamo è soltanto il velo con il quale Dio si nasconde a sé stesso? Domande del genere, la manifestazione di Dio - o quantomeno, di un presunto Dio - nel mondo non può fare a meno che sollevarle. Messa in questi termini, la questione può far storcere il naso a coloro che prediligono il pensiero moderno, e il modo moderno di concepire la realtà e le cose, ma per Dick questo era sicuramente il più importante dei problemi. Tuttavia il buon Philip è ancora lontano dal delirio mistico che lo coglierà negli ultimi anni della sua vita, ed egli non è ancora un fervido credente nell'esistenza della divinità che tutto vede e che a tutto provvede. La dimensione del Dio è ancora fondamentalmente legata all'uomo, e agli stessi personaggi del libro verrà da chiedersi se egli è poi tanto diverso da noi, se è veramente più bravo, più potente, più in gamba di noi. E Palmer Eldritch non è soltanto il 'Male assoluto', come molti tanto semplicemente lo schedano; forse è anche qualcosa di incredibilmente umano.
Le tre stimmate di Palmer Eldritch rappresenta però anche un'importante rivisitazione delle figure cardine della fantascienza. Forse più che in qualsiasi altro romanzo mai realizzato da Dick, trapela in questo la dimensione epica dello scontro per il destino del mondo, tra forze benigne e protettrici e forze malvagie e invasive. E tuttavia Dick getta un occhio alla realtà dei suoi tempi, al mondo post-industriale delle grandi imprese, ed ecco che tanto i paladini del Bene quanto quelli del Male sono dei grandi capitalisti anche un po' meschini, e che fondamentalmente tutelano i loro interessi commerciali, degli impiegati i loro tirapiedi, e gli ingenui acquirenti le loro vittime. Se a questo punto dovessi pensare di muovere una critica a questo romanzo, l'unica cosa che mi viene in mente è che troppo poco spazio viene dedicato ad un elemento che poi costituisce la base di tutta l'opera - sia dal punto di vista dell'intreccio che da quello dei concetti - e che era il fulcro del racconto originale, ossia la figura di Perky Pat e il rapporto intrattenuto con essa dai coloni. Dick lascia un po' ai margini questi personaggi e la loro realtà, cosa che depotenzia l'universo creativo che poi ci costruisce attorno. Forse l'ideale sarebbe leggersi prima I giorni di Perky Pat, e poi Le tre stimmate. Ma forse chiedo troppo. Mah.
Voto: 9 ½
A chi può piacere:
- Agli amanti dei deliri psichedelici e dei viaggi introspettivi.
- A chi si diletta di questioni metafisiche e/o gnoseologiche e/o religiose.
- A chi voglia assaporare il volto del terrore assoluto.
A chi può non piacere:
- A coloro che non sopportano le trame troppo cervellotiche.
- A chi sente la mancanza della donna cattiva made in Dick.
- Ai fan di Perky Pat.
Inviato da: lele.scorpion
il 27/01/2012 alle 00:30
Inviato da: edoardo
il 28/10/2011 alle 23:50
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il 01/06/2011 alle 18:34
Inviato da: chiaracarboni90
il 23/05/2011 alle 16:15
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il 24/11/2010 alle 11:22