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Il profumo è il profumo della vita. Un blog di recensioni letterarie e cinematografiche, riflessioni, e quando capita un po' d'autobiografismo.

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Mr. Lars, sognatore d'armi

Post n°70 pubblicato il 27 Maggio 2009 da Tapiroulant
 

Autore: Philip K. Dick
Titolo originale: The Zap Gun
Editore: Fanucci
Collana: Il Libro d'Oro della Fantascienza
Pagine: 257


Lars Powderdry è un disegnatore d’armi alla moda. In un mondo teso e perennemente in guerra, diviso equamente tra il Blocco Ovest e l’Est Spione, i disegnatori d’armi alla moda sono quanto di più prezioso si possa avere, e tutto ciò in cui i comuni mortali possono riporre le loro speranze di sopravvivenza: perché essi hanno il potere di cadere in uno stato di trance durante il quale accedono al mondo iperuranio, dal quale poi ritornano con in mente i prototipi di nuove, terribili e potentissime armi da usare nella guerra. Le nuove armi hanno due particolarità: la prima, di essere divenute sempre più sofisticate e precise, come la Pattumiera Esplosiva, una sorta di bomba a grappolo che produce in una vasta area una sorta di rutto continuo ad altissima intensità, che si protrae per giorni e impedisce di dormire; o il Distorcitore d’Informazione Civica, un missile terra-aria capace di alterare e rendere inintelligibili interi archivi di documenti top-secret; o la Bomba Superpuzza di Pecora, che vi lascio immaginare cosa faccia. La seconda – ed è questo che rende alla moda i disegnatori d’armi – il fatto che tutte queste armi siano camuffate da sciccosissimi oggetti d’arredamento come penne a sfera, vasi o gufi di ceramica e invadano le case di tutti i comuni cittadini. Quanto basta per rassicurare la popolazione e fare di Mr. Lars un eroe nazionale, amato da tutti. Anche perché di disegnatore d’armi, in ogni blocco politico, ce ne può essere solo uno alla volta. Lars lavora a New York, in un piccolo palazzo a un piano di sua proprietà dove uno staff di medici e sottoposti gli sta addosso per monitorare le sue condizioni e apprestarsi a registrare la sua attività mentale nel caso in cui sopravvenga la trance (non si può mica rischiare che le idee dei prototipi vadano perdute!). Perché andare in trance non è mica una roba da nulla: non soltanto è debilitante per l’organismo, ma spesso e volentieri costringe Lars ad assumere ingenti dose di droghe e psicofarmaci per stimolare le visioni e disegnare le armi con più chiarezza (che altrimenti quelli del reparto realizzazione, la gigantesca Lanferman Associated che si estende sottoterra da Los Angeles a San Francisco, si lamentano!). Oltretutto, il povero disegnatore d’armi deve pure far fronte ad una burocrazia irritante e molesta, ad una compagnia privata di spionaggio, la KACH (che suona come catch, acchiappare), che non sa fare il suo lavoro, e un vertice militare che sta al comando del Blocco Ovest e lo mette costantemente in angoscia. Decisamente lui non può dirsi un uomo felice (altrimenti che romanzo di Dick sarebbe?).
Due, principalmente, sono le cose che lo angustiano. Prima di tutto ha l’impressione che lo vogliano far fuori. E mica quelli dell’Est Spione: no, quelli che stanno dalla sua parte, e prima di tutto l’arrogante Generale Nitz, che la veci del Presidente. Lars è cosciente del fatto che gli psichiatri del Blocco Ovest hanno già selezionato dei nuovi potenziali disegnatori d’armi e li stanno addestrando, sicché in qualsiasi momento, se riuscisse molesto al regime occidentale, non ci metterebbero molto a toglierlo di mezzo e rimpiazzarlo. Lars si rende conto di non essere realmente importante ed essenziale come si dice – e il suo ego ne soffre. Il secondo motivo di sofferenza è anche più grave. Perché Lars, come l’elite al governo e come la cerchia ristretta di individui che gli sta intorno, è cosciente del fatto che lui non sta veramente producendo armi, ma solo una grandiosa truffa. Perché quegli oggetti che apparentemente sono soltanto una penna a sfera, un vaso da fiori e un gufo di ceramica ma in realtà dovrebbero essere armi megapotenti, sono in effetti nient’altro che una penna a sfera, un vaso da fiori e un gufo di ceramica. Lui nell’iperuranio ci va davvero, ma le armi sono finte! E lo stesso si può dire per l’Est Spione e i suoi disegnatori d’armi. Perché in realtà, senza dire niente alla popolazione, durante un incontro segreto a Fairfax, Islanda, i comandanti delle due superpotenze hanno firmato un accordo di reciproca non ostilità in cui si impegnavano a fingere di continuare la guerra, attraverso la produzione di armi illusorie. L’idea sarebbe che non c’è bisogno di fare una guerra vera, dolorosa e piena di morti e privazioni, per tranquillizzare la popolazione mondiale, quando puoi semplicemente ingannarli e convincerli che la guerra sia in corso. In un meccanismo che ricorda da vicino quello della Penultima verità, la società del mondo di The Zap Gun si divide in cons, i consapevoli, coloro che sono a conoscenza del reale stato delle cose e si fanno carico del grande inganno, e la gente comune, gli ignari, che vivono in relativa pace nella convinzione che le armi del proprio blocco siano ineguagliate e ineguagliabili. Ma come già in La penultima verità, anche qui il protagonista sente che il suo produrre solo cose finte lo rende insicuro, debole, privo di vere capacità (non sa pensare armi vere) e di uno scopo nella vita.
Le due cose confluiscono per lui in una costante sindrome di inadeguatezza, nello stress cronico e nel terrore dell’impotenza sessuale. Non a caso il suo desiderio più grande è di scoprire, con l’aiuto di chiunque – principalmente la KACH, ma nel caso sarebbe anche disposto a corrompere qualche ufficiale sovietico – se Lilo Topchev, la tipa che fa il disegnatore d’armi nell’Est Spione, è una bella gnocca o meno; per poter, nel caso, fuggire di nascosto nell’Est Spione e trombarsela (inconscio desiderio di dimostrare, attraverso la prestanza sessuale, la propria superiorità sulla sua principale avversaria, nonché il fatto che non è per nulla impotente?). Per il momento si accontenta di rombare la sua amante del momento, la brillante, sofisticata, aggressiva e indipendente Maren Faine, che gestisce la filiale di Parigi della Lars S.p.A. Una donna che, nel pieno della tradizione dickiana, rimarca costantemente la propria superiorità nei confronti del suo uomo e non ha problemi a farlo sentire una cacca. Comunque, forse in qualche modo è giustificata. La sua completa assenza di valori morali in cui credere e di persone in cui riporre fiducia, fanno di Lars un individuo amorale e sostanzialmente pericoloso, che non esiterebbe un secondo, se le cose si facessero pericolose, a tagliare la corda e a vendersi all’Est Spione in cambio di protezione dal Generale Nitz. Volubile, con grandi pretesi di indipendenza ma in fin dei conti insicuro e bisognoso di continue rassicurazioni, per non parlare della sue manie suicide, non stupisce che tutti lo definiscano una prima donna e i vertici militari stiano ponderando l’idea di rimuoverlo dall’esistenza. E la situazione è destinata a precipitare ulteriormente. Perché dopo averci introdotti al mondo di Lars e del grande inganno, succede qualcosa che il geniale accordo tra il Blocco Ovest e l’Est Spione non aveva previsto: dalle profondità dello spazio arriva una minaccia di guerra autentica. E mentre la popolazione è tranquilla perché sa quanto vasto sia l’arsenale bellico dei terrestri, i governi del mondo cominciano a cagarsi addosso, perché una società ormai fossilizzata sulla produzione di cose finte e di inganni è del tutto impreparata ad affrontare qualcosa di vero. Ed è forse possibile che in tale momento di estrema angoscia, dove finalmente è messa sul tavolo la profonda inutilità del ruolo e dell’esistenza di Mr. Lars, la salvezza esista e provenga proprio da un giocattolo?????? Questi i grandi enigmi posti da Mr. Lars, sognatore d’armi.
E mentre i disegnatori d’armi alla moda vivono le proprie paturnie e il mondo sta per essere distrutto, un uomo comune, un non-cons, del tutto ignaro della vicenda, progetta di conquistare il mondo per far capire a tutti di che pasta è fatto. Surley G. Febbs, appena nominato Commissario dal governo perché – così dice il depliant – ha dimostrato di essere un cittadino assolutamente tipico, ha deciso di piantarla con le umiliazioni e la vita da sfigato che è costretto a condurre per la SRLNER&PFC, la compagnia per cui lavora, e diventare veramente qualcuno. La sua conoscenza enciclopedica delle armi prodotte dal Blocco Ovest (sì, quelle armi), la sua saccenza estrema, la sua verbosità killer, la sua megalomania – è forse egli un pericolo per la sicurezza nazionale, o ci penserà il misterioso Uomo nel Labirinto a fermarlo????????? E che dire, intanto, dei misteriosi disegni dell’Uomo Blu Cefalopode di Titano, il fumetto tridimensionale di infima qualità prodotto nel Ghana e distribuito in tutta l’Africa Occidentale, in cui sembra che siano rappresentate le più supersegrete tra le armi immaginate da Lars e Lilo Topchev??????????? E chi è quel vecchio che tutti i giorni nel parco di Festung Washington, D.C. dichiara di essere reduce da una guerra che non è mai esistita???????????????????? Forse le risposte può darle solamente il Vecchio Orville, un soprammobile a forma di testa umana che sonda gli abissi della psiche umana citando Kafka e Wagner. Mr. Lars, sognatore d’armi è un’opera che si muove costantemente tra la farsa e il dramma, tra il serio e il faceto. E non soltanto per la ridicola bellezza e genialità dei suoi personaggi – Lawrence Sutin, il biografo ufficiale di Dick, ha segnalato Surley G. Febbs come il personaggio più divertente mai realizzato dall’autore – ma anche per il tono generale del romanzo, per l’estrema esuberanza in cui Dick si esprime. Un’esuberanza che, pur avendo già fatto capolino in altri grandi romanzi quali Occhio nel cielo e Follia per sette clan, qui esplode in una maniera che non sarà mai più eguagliata. A partire dal proemio, assolutamente senza senso: «Gratificarvi volendo d'un più che eccellente racconto de' travagli nonché di molte gratiose historie da lui esposte in piacevolissime tinte et aventi rinomantia d'esser state arricchite et etiandio abbellite anche da altri commendevoli gentilhuomini, di quel più che deplorabile disegnator d'armi alla moda Lars Powderdry, et etiandio di ciò che lui quasi divenne a causa di certe spaventevolissime influentie».
Attraverso il personaggio di Lars, individuo dalla mente tagliente capace di sparare giudizi su chiunque e in continuazione, Dick può esprimersi senza freni, in grandiose frasi esclamative, derisorie, denigratorie, assolutamente estranee al narrare pacato ed omogeneo che si addice alla letteratura di genere e al quale generalmente neanche lui si sottrae: «Guai ad ignorare il segnale di STOP nella strada dei padroni! Almeno in teoria, i cittadini comuni avrebbero potuto dar loro il cambio senza troppe difficoltà. La rimozione sarebbe discesa fulminea dal generale George McFarlane Nitz, comandante-in-capo del Consiglio della Sicurezza Nazionale. Nitz poteva rimuovere chiunque. Perfino sé stesso, se ne fosse sorta la necessità (o forse semplicemente l'opportunità) — immaginate la soddisfazione di disarmare la propria persona, di staccarsi dal cranio l'unità I.D. che trasmetteva la sua puzza fino ai guardiani automatici di Festung, Washington! E francamente, considerando quanto il generale Nitz fatalmente incarnasse dell'Inquisitore e del Giudice Supremo armato di Scure...». E naturalmente questo piglio non impedisce a Dick di approfondire le tematiche a lui care con la consueta profondità. Tutti gli elementi già presenti nel coevo La penultima verità, come ho già anticipato, ci sono anche qui, ma essi intraprendono in quest’opera direzioni nuove. Particolarmente feroce è la critica alla realtà del capitalismo, come mercato produttore (attraverso la pubblicità e i brand) di illusioni su larga scala, cose inutili di cui non avevi bisogno ma di cui ti convincono che hai bisogno. Il modo in cui vengono pubblicizzate e diffuse le armi di Mr. Lars è lo stesso in cui si vendono lavatrici e abiti di Louis Vuitton, in un mondo – quello degli anni ’60 – in cui il mercato pubblicitario era in rapida espansione. E in un mondo in cui la cosa importante è vendere più che stare attenti alla sostanza, le uniche cose vere, che servono davvero, sono quelle prodotte da piccolo imprenditori e inventori come Vincent Krug, destinati però a rimanere tagliati fuori dal mercato e al fallimento. L’indagine sul falso e sulla sua pubblicizzazione, è quindi agganciato da Dick al tema del bisogno psicologico di rassicurazione, tanto individuale (quello di Lars) quanto sociale (quello dei cittadini che si esaltano al sentire che la Lanferman ha prodotto una nuova arma). Le armi miniaturizzate, precise, iperintelligenti, sono il mezzo ideale della propaganda: ti fanno sentire al sicuro, perché sai che potranno colpire un solo tipo ben preciso di bersaglio, e quel bersaglio non sei tu.
Come si dice in un passaggio assolutamente memorabile del libro, l’arma ideale, perfetta, è quella progettata e realizzata apposta per colpire una precisa persona, in un dato punto in un dato momento dell’esistenza: la precisione totale. E in un altro passaggio si dice: «L'unico errore compiuto nel campo delle armi distruttive, fu l'arma universale, l'idiozia, l'inutile follia della metà del ventesimo secolo. La bomba che faceva saltare in aria tutti. Quello fu un autentico errore. Non avete nessun bersaglio, Mr. Lars quando sparate la grossa bomba che fa saltare tutto il mondo, anche se c'è dappertutto una bella quantità di bellissimo terrore. E poiché si era andati troppo oltre, fu necessario invertire la tendenza. Così, ci furono le armi tattiche. Sempre più specializzate... soprattutto le armi distruttive, cosicché non soltanto fu possibile scegliere il bersaglio, ma anche colpire la gente nelle sue emozioni». Intuizione mirabile, dato che poi effettivamente la tendenza generale ha intrapreso quella direzione (anche se non, naturalmente, ai livelli parossistici del romanzo). Accanto ai temi psicologico-esistenziali e a quelli sociologici, poi, in Mr. Lars si trova spazio anche per la dimensione metafisica, nel dubbio su che cosa sia, dove si trovi e che cosa significhi il mondo delle idee che i disegnatori d’armi alla moda visitano per concepire i loro progetti. E infine, nell’ultima parte del romanzo, è introdotto quasi surrettiziamente un tema che si collega a quella che diventerà la questione centrale di un altro grande capolavoro dickiano, Ma gli androidi sognano pecore elettriche? – vale a dire, l’empatia. Empatia, come capacità delle persone di identificarsi l’uno nell’altro, di condividere le gioie e il dolore dell’altro, di amarsi. È quella cosa che gli uomini come Lars nascondono, fingendosi cinici e menefreghisti, mentre quella cosa, l’empatia frustrata, assume la forma di un’ulcera, magari, o di disturbi alla digestione. E l’empatia diventerà, a sorpresa, proprio la chiave per salvare il mondo.
Insomma, per tirare un po’ le somme, Mr. Lars, sognatore d’armi non soltanto è un capolavoro di inventiva, ma è anche un concentrato di alcune tra le idee più geniali e profonde di Dick, e ancora, con ogni probabilità, il suo romanzo più divertente ed estroverso. Un romanzo che non ci sono proprio ragioni per non leggerlo – se non il fatto, ahimé, della sua difficile reperibilità. Come già ho detto alla fine del post su La penultima verità, a meno di rintracciare una vecchia edizione Urania l’unica chance è di scaricarselo come e-book, il che non è proprio il massimo della vita. Posso solo confidare che alla Fanucci si rendano conto della bellezza di quest’opera – strano che non l’abbiano ancora fatto – e che provvedano a mandarla in stampa. Per il momento, e nonostante la mia consueta (maledetta!) tendenza a scrivere post di gargantuesche dimensioni, spero di essere riuscito a farvi venir voglia di leggerlo. Quantomeno, s’è provato a farlo.

Voto: 9

A chi può piacere:

- A chi sia incuriosito dal mestiere di disegnatore d’armi alla moda.
- A chi voglia legger qualcosa che è esilarante senza essere stupido.
- A chi vuole conquistare il mondo.

A chi può non piacere:
- A coloro che non tollerano l’istrionismo in un romanzo ‘serio’.
- A chi collega Dick solo alle speculazioni filosofiche sulla realtà ultima.
- A chi non sopporta di fare i salti mortali per riuscire a leggere un libro.

 
 
 
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