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TOO MUCH LOVE WILL KILL YOU

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Christmas things and other oddities

Post n°276 pubblicato il 27 Dicembre 2011 da BubY790

 ✩ NY City - FAO Schwarz

Dovrei scrivere di amore e di stelle. Sarebbe più semplice.
Dovrei raccontare tutti i miei giorni trascorsi ad aspettare, quando mi aggiravo per stanze vuote senza sapere cosa aspettassi e perchè.
Forse aspettavo le risposte. Quelle che la vita mi deve da un po'.
Passano giorni, anni e quelle arrivano, diceva Ale.
Immagino lo abbiano fatto in realtà, anche se al momento qualcosa mi impedisce di riconoscerne i segnali, così continuo a fissare orologi malconci mentre accendo candele votive sul davanzale della mia finestra.
Che la loro luce mi conduca gli angeli.
Non c'è nulla di più triste, nella vita, che attendere qualcosa, qualcuno,  che -  lo sai - non arriverà. Non c'è nulla di peggio che veder allontanarsi la speranza. Affievolirsi la luce, smorzarsi i contorni, rendendo i suoni impercettibili, i volti irriconoscibili.
Questo alla fine è quello che succede alle stelle. Che se brillano più delle altre poi si esauriscono prima. Il loro destino è di spegnersi, semplicemente.
Gli ci vuole il silenzio dei giorni di festa, lo scintillio delle lucette degli abetini addobbati, i regali scartati sotto il rametto di vischio, con tutto il corredo delle piccole promesse rinnovate, perchè succeda.
E' nell'ordine delle cose. Se sei una stella, se sei solo quello, sai che ti esaurirai in fretta e il tuo bagliore non basterà che per illuminarti la via di casa. Figurarsi la vita. La vita tutta intera, con l'immensa mole dei giorni allineati in fila indiana da risolvere, il passato da accettare e un futuro da costruire.
Così, eccole, dalla mia moleskine, le parole che ho messo in fila con l'inchiostro arancione in queste settimane di vuoto a perdere:

Attento, non avvicinarti troppo, io so anche mordere.

Attento, io scappo via veloce come il vento, correndo senza gambe, spinta solo dall'emozione.

Perchè io non sono che una poco di buono. Letteralmente. E quel poco di buono che ho me lo tengo ben stretto per i momenti in cui mi manca il respiro. Quando il cuore prende a battere forte.

Salvarlo.

Eppure lo sapevo. Ma non mi importava.

Ci sono giorni in cui pensare al futuro è un po' come credere in Babbo Natale.

Era solo un gioco. E giocando, a volte, si perde.

Io voglio essere quel genere di persona che da valore alle cose che fa.

Io non sono che un po' di luce nel buio.

Too much love will kill you.

Ero lì con questi occhi smarriti e non capivo, perchè di contro, in realtà, capivo troppo.

Rispetto.

E allora nascondimi. Allontanami dal resto.
Rinchiudimi, spingendomi in una prigione piena di silenzi e getta via la chiave.
Urlami contro e proteggimi con le tue mani - strette sul cuore - ma non lasciarmi libera di andare, da sola, incontro al mio destino.
Perchè se mi perdi di vista per un secondo io divento come una quei bambini senza memoria, e mi infilo nei guai.
Attento. Non avvicinarti troppo, io so anche mordere.
E ho i denti affilati dalle delusioni. Dagli effetti allucinogeni delle illusioni rosicchiate a fondo e lentamente, in quelle notti lunghe dell'anima, quando bastava così poco perchè calassero le tenebre.
Attento. Ho le unghie di una abituata a scavare. In profondità e dentro se stessa, grattando via la pelle a strati, la carne a brandelli, la polvere calcinosa delle ossa.
Non ho mai trovato la pace interiore e questo fa di me una predtrice di anime, nonchè una facile vittima dei ricatti della mente.
Attento. Ho giocato così tanto a nascondermi che mi basta un battito di ciglia per essere altrove. Irraggiungibile.
Rinchiudimi, ti prego.  Ingoia la chiave. Come fosse il tuo peccato più perverso e leccati le labbra. O dammi fuoco a cominciare dai capelli, così che anche da lontano mi vedano come una bianca torcia umana e, fermandosi per un attimo, con il fiato corto e il cuore in gola, dicano "guarda come brilla"...

 
 
 

E' una notte come tutte le altre notti. Forse...

Post n°275 pubblicato il 08 Novembre 2011 da BubY790

Stasera, dopo quelle due ore massacranti in palestra, la testa sgombra e le gambe a pezzi, sono venuta quassù con una strana, inaspettata calma.
Volevo mettermi a scrivere, ma non avevo parole.
Ho provato ad ascoltare quella radio, ma non avevo pazienza.
Ho tentato, maldrestamente e senza convinzione, di razionare porzioni, sistemare i pezzi e raccattare i ritagli. Ma non avevo mani, non avevo mani abbastanza.
Per tutto quello che c'era da raccogliere.
Così ho preso a sfogliare l'album della mia vita, che tanto, per quello, basta soffiare sulle pagine: quelle prendono a sollevarsi senza peso, per svelare i ricordi sopiti, le immagini sbiadite, le scritte col dito sui vetri appannati degli autobus.
Mi ricordo che riempivo di parole strette pagine intere di quaderni a quadretti.
Sempre le stesse, giocando a rincorrermi. Mi ricordo che parlavo di amore, ma non ne conoscevo che i contorni, mi ricordo l'amicizia senza argini di noi tre.
Mi ricordo di quel giorno che abbiamo pianto insieme per la prima volta.
Per paura, dolore e tristezza.
Giravamo intorno allo stesso tipo e quel tipo girava solo intorno a me.
Mi ricordo che giocavo a nascondermi, per non essere la causa di niente.
Niente gioia, nessun dolore. E' facile, pensavo.
Ma non era vero.
Sono passati 17 anni e molte cose sono andate perdute.
Ma non quella. E poi chissà.

There is fiction in the space between
The lines on your page of memories
Write it down but it doesn't mean
You're not just telling stories

[Tracy Chapman]

 
 
 

Non esiste nessuna fine. Esiste solo un nuovo inzio.

Post n°274 pubblicato il 13 Ottobre 2011 da BubY790

Ho sognato la mamma di E. che veniva da me dicendo “aiutalo”.
E che spariva sorridendo.
Poi ho cominciato a ricordare.
C'è un momento preciso, dentro ogni esistenza, in cui ti accorgi di stare invecchiando.
Ma non per le rughette, a quelle ti ci abitui. E' quando i ricordi cominciano ad invaderti.
Precisi come un laser. Taglienti come un bisturi. Dolorosi e felici.
Quelli che prima sapevano di cielo e oggi sono come ondate di acqua gelida che arrivano e si ritraggono. Lasciandomi qui, nel mezzo di questa vita, spiazzata e fradicia, al pensiero di noi due adolescenti.
Io ed E. Quante cose non ci siamo detti.
Era come vivere la vita di qualcuno che non sono io, come se frammenti di esistenze si mescolassero alla mia e con il tempo generassero asimmetriche incongruenze, coincidenze e sbandameti, perdite momentanee di concentrazione e momenti di esaltante, magnificente lucidità.
La vita che uno sogna per se stesso non è mai quella giusta.
Ma questo lo capisci dopo. Quando hai realizzato i tuoi sogni e diventi infelice, quando hai avuto le risposte e non avresti voluto aver fatto le domande. Quando – finalmente – è solo un convenevole e mai, davvero, una soddisfazione. Quando – si stava meglio quando si stava peggio. E tuo padre era un uomo combattivo, che non si piegava davanti a niente.
La vita che sogni deve rimanere un sogno.
Perchè altrimenti sarebbe la vita e non un sogno.
Io credo in quelle teorie strampalate che ci vedono anime reincarnate in un corpo che qui devono compiere un percorso di purificazione emozionale ed evoluzione spirituale prima di potersi dire “pronte”. Io credo nella legge del karma e di come causa ed effetto siano concatenati ad un unico, irreprensibile giudice: se stessi.
Io credo nella metempsicosi. Immagino di incontrare e di attrarre in questa persone che mi sono state care in altre vite. Persone che ho perso e che oggi hanno sì altri occhi, ma non un altro sguardo. Io credo nel magnetismo dell'anima.
Io credo nelle domande che ci si pone da piccoli. Quando non suona assurdo chiedersi da dove veniamo, dov'è che stiamo andando e perchè. Io credo nelle risposte che arrivano alla fine del giorno, quando stai chiudendo gli occhi prima di addormentarti e sai che domattina non ricorderai nulla di quel barlume di verità che ti ha attraversato la mente.
Io credo nel Paradiso, nel Nirvana, nell'Eden, negli Svarga e anche ad Atlantide. Credo alle fate, agli gnomi e all'esistenza delle sirene. Credo nel potere della mente, nella legge di attrazione e nella scienza noetica. Credo ai miti della storia. Ai giganti di Lemuria, agli Annunaki di Nibiru, ai rettiliani di Alpha Draconis e a quei gran fighi dei pleiadiani. Credo anche a Babbo Natale.
Immagino l'universo e mi commuovo per la bellezza e lo stupore e l'emozione di saperlo “vivo”.
Piango guardando le stelle quasi ogni notte mentre ascolto da un lettore mp3 i canti degli indiani d'america mangiando pringles alla paprica.
Immagino il tempo come una matassa informe di gomma da modellare. Lo vedo che si plasma attraverso le mie dita, ma poi, elastico com'è torna sempre alla sua forma originale. Penso alle dimensioni, a quanto sia sottile il velo che ci separa da ciò che – ora – non possiamo vedere. Ma c'è.
E vorrei dirgli tutto questo domani. Vorrei dirgli che esiste altro.
Vorrei portarlo nella mia testa, per un po' e mostrargli cos'è, la meraviglia.
Che è tutto così strabiliante che non deve mai pensare alla fine, perchè non c'è mai, una fine. C'è solo un inizio. Da un'altra parte.

Gli angeli hanno sempre detto queste cose:
non preoccuparti, non temere, tutto andrà bene.
[da
Un dono d'ali - R.Bach]

 

 

 
 
 

Mi ricordo che gridavo. Mi ricordo che piangevo.

Post n°273 pubblicato il 09 Settembre 2011 da BubY790

"Mi sono fermato e ho ascoltato le grida e ho gridato anch'io.
Ho gridato quanto più forte potevo gridare. Nessuno mi ha sentito e nessuno mi ha risposto.
Ho gridato quanto più forte potevo gridare, ma nessuno mi ha sentito".

[James Frey - In un milione di piccoli pezzi]

 

Mi ricordo che alla fine ho sorriso.
Io sorrido sempre.
Ho sorriso e preso a strapparmi via i pensieri dalla testa con quel paio di tenaglie pesanti che tengo nel cassetto per le emergenze.
Ho chiuso gli occhi, perchè non mi tradissero e sorriso.
Poi è arrivata la musica. Quella che mi nasce nelle tempie per salvarmi.
Quella musica di pianoforte senza argini che sempre e per sempre mi condurrà lontana anni luce da dove non voglio essere.
Sai come va a volte, che ti senti l'anima rivoltata e uno strano dolore alla bocca dello stomaco, qualcosa che grida, scalcia e strepita punti interrogativi e se ne sta senza una risposta a frignare con le sue ridicole domande tatuate sulle braccia.
Quello che pesa più di tutto, alla fine, è il silenzio.
Ci sono persone che poi non ce la fanno.
Perchè hanno talmente tanto amore dentro e sono così fragili in certe sere che basta poco, un sorso di troppo, quell'ultima boccata, e il dolore prende il sopravvento e ti distrugge.
Basta poco. Basta essere così, come me.
Per resistere devi tenerti stretti i tuoi sogni e non sognare che bellezza, per tutti, e gioia, per ogni cosa, e valore, per le cose che fai, onore, anche negli sbagli, coraggio, per la vita. Anche quando si incasina, anche quando mente, anche quando poi, alla fine, si dimentica di te o comincia a prenderti in giro, come fa con me, giocando come fossi una marionetta del circo dei matti.
Mi costringe la vita. Mi mette alla prova, proprio quando ho l'anima consumata dal tempo e dagli inganni e poi si nasconde, lasciando intorno indizi fatti di fumo.
Stasera no, ti prego. Potrei non farcela.
E' che nel tempo ho ritrovato il mio orgoglio sottovuoto. Gli ho dato una spolverata e ricominciato ad usarlo, me lo stendo sul viso con un pennello piatto, come fanno certe donne col fondotinta.
Mi fa sentire, sai, come se avessi un peso nel disegno delle cose, come se davvero contasse essere quel genere di persona che ci tiene ad essere quella che fugge, perchè se fuggi hai vinto, come in amore.
Ma l'amore non c'entra. Non questa volta.
C'entra l'attesa. L'ambizione. La paura di non farcela.
Le domande, tutte insieme, che si riversano sui miei cuscini ogni volta che vado a dormire.
La musica stasera ha quel non so che di malinconia velata da sassofono triste. Se ne sta in alto sulla punta della luna e scende con una pioggerellina di note che filano come stelle di natale.
Non gli puoi dare un nome a serate così, quando il tempo sembra si trovi addosso delle crepe e prenda a ripararsi da solo e malamente, sovrappnendo gli strati, appuntando gli orli, creando inestetici spessori, cuciture grossolane.
Io ho fatto del mio meglio, credo di essermi impegnata come mai prima d'ora.
Sono scesa a compromessi, creduto a piccoli, subdoli ricatti, ingoiato rospi dalla pellaccia dura e ricoperta di pustole tossiche come fossero bonbon di zucchero e canditi. Mi sono bendata per non guardare e ho fatto finta che potesse essere abbastanza per una come me. Ma sbagliavo.

 
 
 

Se niente importa non c'è niente da salvare...

Post n°272 pubblicato il 05 Agosto 2011 da BubY790

Come possono le cose, una qualsiasi delle migliaia di cose che compongono la vita di una persona... finire? Come possono gli amici dirsi addio, le macchine rompersi, i tacchi delle scarpe spezzarsi, i sorrisi spegnersi, gli amori perdersi, le passioni smorzarsi, i computer infettarsi, i lavori incasinarsi, la stima, i gesti gentili, i fiori regalati, le occhiate allo specchio, il vento nei capelli, la musica di pianoforte, le scale fatte di corsa, l'impazienza e l'euforia finire?
Come possono i quadri cadere? Fran. Di colpo. Nel mezzo della notte, con le stelle dentro agli occhi e il vento caldo di agosto che entra da una finestra socchiusa e dice shhh, dormi. Non pensarci adesso, dormi e sogna e nel tuo sogno riprenditi ogni cosa. Ogni piccola speranza, tutti i tuoi desideri, l'ambizione, l'amicizia che hai perduto, le persone lontane, le canzoni d'amore, certe favole assurde e dolcissime scritte senza senno, davanti ad un caminetto acceso, con un bicchiere di vino rosso e una candela alla vaniglia, in quelle notti lontane, quando tutto, tutto, sembrava non dovesse mai... finire.
Qualche sera fa sono andata ad un concerto che ha risvegliato in me qualche scintilla salterina di aspirazione e smaniosità. C'era questo palco no? Un palco normale, mica cosa. Di ferro e feltro e plastica, pezzi di plexiglas e qualche gelatina colorata sulle luci. E poi c'era tutto il resto, una cosa che per comodità personale e perchè sia di facile comprensione per chiunque, chiameremo Magia..
Greg Howe, Stu Hamm e Dennis Chambers solo per noi. Come se fossere arrivati da lontano, con gli zaini in spalla e pezzi di canzoni per regalo, così: è per voi, niente di che, un pensierino.
E allora immagina questa [me] che per un attimo si perde e incontra la se stessa di una volta.
La vede vestita di luce e sorrisi e lacrime versate e parole dette, scritte e cantate.
Le dice Eccoti, ma non Ti cercavo.
La bacia sulla bocca e se ne innamora.
Si volta poi, verso il futuro e dice Tornerò.
E' stato allora. E' stato tutto e niente.
La consapevolezza di [me] finalmente, dopo tanto attendere.
In questa fiamma che si accendeva mi sono ripresa le cose finite, nascoste, spezzate.
Mi sono ripresa il rispetto. Di me. Tutti i sogni sepolti nel cassetto dei calzini, i girotondi emozionali, le bandierine dei cocktails, l'euforia e la gioia, testa contro testa, con le dita intrecciate e le parole dette piano, sfiorandosi le labbra. Ancora.
Tutto questo è quanto di meglio io abbia fatto alla mia vita.
In un giorno qualunque, decisa com'ero a ricostruire un nuovo mondo dal nulla, quando nulla del mio mondo importava e non stavo pensando a quello che sarebbe stato, di colpo... è diventato.


A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l'impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno [...] J.S.Foer

 
 
 

Come sei veramente

Post n°271 pubblicato il 04 Luglio 2011 da BubY790

Ogni sera, quando torno, dopo una giornata fatta di eccessi e mancanze, domande e offerte, proposte imbarazzanti e scale fatte di corsa - sempre più su fino all'ultimo piano - e telefonate e mail ricevute e riunioni e brainstorming e fughe improvvise e lettere di scuse e richieste di preventivi e donne incinte e caffè al ginseng e medici assonnati e segretarie piene di silicone, donne mature e piccoli uomini fatti di vento, bambini blu e ricevute fiscali, articoli scritti, riletti e comunque sbagliati, stampanti impazzite e webcam surriscaldate, mi chiudo una porta alle spalle, apro questa botola impolverata e libero i miei fantasmi.
Li lascio razzolare intorno per un po', beccarmi le gambe e osservarmi scrivere con lo sguardo acquoso di quelli che sanno durerà poco, la libertà.
Dentro, avanti, fate piano, domani torno a prendervi.
Torno, lo giuro. Io torno sempre.Sono pensieri segreti, volontà nascoste, desideri proibiti, rimpianti, rimorsi e stucchevoli conversazioni delle 2 di notte. Sono il passato di cui ho scordato il nome, il presente senza cintura e un futuro che gioca a nascondino.
Li tengo segregati qui perchè li preferisco ingabbiati piuttosto che dispersi.
A volte li sveglio, di notte, e prendo a cullarli. Canto la nenia triste con la quale mi addormentavo io, piena di malinconia. Ninna nanna mamma/tienimi con te/ nel tuo letto grande/solo per un po'... sette le scodelle sulla tavola del re/dentro cosa c'è/solo un chicco di caffè.
Implorano il silenzio talvolta e si rigirano in un modo strano, pieno di convulsioni esasperate e bellissime, la danza di un velo portato dal vento e musica di pianoforte.
Una musica lieve, fatta di piccole note. Nulla di che. Utile, a volte, per darsi una ragione, una qualunque, alla solitudine di certe sere. Alle pagine riempite di parole, con le scarpe buttate di lato e il trucco liquefatto dentro gli occhi, le unghie un po' più corte, la bocca tagliuzzata di perchè.
A volte spaccio le cose che scrivo per roba d'altri.
Perchè io, al solito, scrivere ho scritto tanto. Ma altrove.
Su fogli orfani e vetri appannati, sullo specchio del bagno con il rossetto di mia madre, sulla sabbia di certe spiagge deserte, dentro l'anima della gente, con frasi sconnesse piene di verità e pianto.
Ci sono persone invece che se ne stanno immobili tutta la vita, poi un giorno prendono una penna mezza mozzicata dal tempo e lasciano una scia dorata di domande senza risposte.

 

Nella solitudine di matite consumate,
io disegno voci di gabbiani che urlano
mentre invoco il tuo nome.
E mi lascio cadere.

E tutti a fare woooo. Perchè sì cavolo, l'ha scritto quella lì, Sylvia, prima di uccidersi.
Ma chi Sylvia, Plath? Sì, no, cioè, ti piace?
Wooooo, che intensità meravigliosamente dolorosa.
E sì eh, è morta suicida. Vuoi mettere?
Eh.
Come no.Sylvia. Proprio lei.Proprio io, cioè. Ma viva. Peccato.
Non sarò mai una scrittrice. Ma forse lo diventerò.

 
 
 

Sono un cielo nuovissimo a cui appendere le stelle stanotte...

Post n°270 pubblicato il 19 Giugno 2011 da BubY790

Ho scoperto che il potere delle illusioni è infido. Se ne sta annidato dentro ai secchi della biancheria sporca e medita con subdola accortezza sugli stratagemmi da elaborare per fotterti.
Gioca a scacchi sempre con il meno bravo e vince esultando.
Si imbelletta col cerone, il profumo da maschio italiano e un foulard rosso da garibaldino annodato al collo. Si mescola alla gente e poi scompare.
Lasciando tracce di saliva viscide e pastose come bava di lumaca si lascia trovare.
E tu stai lì tutto il tempo a scervellarti su come fare perchè continui – a fotterti – così spudoratamente, a regalarti sprazzi di entusiastica fiducia nelle tue possibilità, momenti di intelligibile ottimismo, giornate intere rivestite di speranza.
Anche se è una farsa e lo sai, pretendi che continui.
Io stanotte ho giocato a nascondino con il respiro.
Lo sapevo rintanato nelle cavità del petto, ma non riuscivo a trovarlo per fare tana. Tana, liberi tutti.
Tana, fuori dai piedi.
Tana, smettila di farmi male.
E poi quel vuoto, quel vuoto nero pieno di angoscia che si agitava urlando dal mio dentro più profondo. Un vuoto vorticoso come l'occhio di un ciclone, cattivo come il drago delle favole, gli indiani d'america e i Will il cojote.
Mi sentivo ripiegarmi dall'interno. Come un origami.
Piccoli pezzi di me che venivano strappati e riappiccicati, ricordi, sentimenti, emozioni, lacrime e progetti. Tutto mescolato, impastato con la colla liquida e spiattellato sui muri di casa.
Volevo il mondo. Tutto per me. Ma tutto, dentro, non ci stava.
Così oggi sono andata in quella casa di vacanze per anziani ed ero piena di dolore.
Li ho guardati giocare a carte e ricevere visite. Ho studiato i loro sguardi, il loro modo di raccontare la vita che avevano o non avevano più. E ci ho letto dentro la stessa illusione di cui mi ricopro io, in certi giorni di stanca, quel miele che mi cola dai pori e mi rende vischiosa e sfavillante, come una trappola per anguille.
Ho stretto mani, baciato guance, abbracciato e sorriso, ho parlato, chiesto e ascoltato, ho mangiato cose, bevuto caffè, girovagato per stanze e preso ascensori, ho fatto scale, guardato quadri, trovato un'immagine in bianco e nero, accanto al letto di una nonna piena di fervore. E pianto.
Per una foto portata da casa. Nella sua cornice di ottone lucente.
Di un marito morto e un'identità perduta.
Di una vita intera da rimpiangere.
E ho pensato che questo è il coraggio dei vecchi.
Il coraggio di difendere un passato che non torna e che è dignità, fierezza e rettitudine, orgoglio e ardimento, e mai, mai, incertezza.
Infine ho detto grazie. Grazie. Per ogni lezione che mi è stata data, per quegli sbagli perdonati, per il mio contegno da lucertola, per le canzoni stupide degli anni '90 che ti fanno la morale, per il gioco del destino che vira sempre da una parte. Grazie, perchè oggi è il primo giorno del resto della mia vita.

 

 
 
 

Volevo essere Dan Brown

Post n°269 pubblicato il 17 Giugno 2011 da BubY790

Riemergendo prendo fiato. Respiro forte, con la mano sul petto e guardo cos'è che ho lasciato in sospeso, una settimana fa, per affondare nel lavoro, sempre più giu, subissata dagli impegni, dalle responsabilità, dalle scadenze sempre troppo vicine, così incombenti... minacciose.
Prendo fiato e non faccio. Spengo monitor, luci al neon, macchinette fotografiche e memorycard, telefoni cellulari di troppo e quelle domande piene di punti interrogativi che mi ballonzolano nella testa.
Spengo il mondo e accendo una musica, questa.
Mi racconto allo specchio di questi ultimi sette giorni all'inferno. E rido. Di me.
Di me sempre in corsa per il primo premio.
Se mi guardo indietro vedo i chilometri della mia vita srotolarsi tra successi insperati e scivoloni ineleganti, sempre sul red carpet, mentre tutti guardano.
E' che sono stata un'enfant prodige e non lo sapevo.
Mi avrebbe aiutato, forse, a sciogliere quel velo indistruttibile di sfiducia che mi annodavo al collo. Ma anche no.
Se ci penso sento come una stanchezza polverosa, fatta di prove da superare sempre più grandi, come fossero fuori dalla mia portata, così che oggi mi sembra di aver faticato tanto per essere dove sono, ma dove sono non è abbastanza.
Abbastanza forse sarebbe finire un libro, spedirlo tutto bello impacchettato ad una casa editrice e vedermi arrivare un contratto da firmare. Ovvio.
Non sarebbe tanto, ma abbastanza, quel tanto per crederci.
Allora mi mi metto qui, buona buona, e aspetto che accada.
Senza particolare convinzione forse, ma fatta di una leggerezza bella, quella specie di piccola, luminosa festa che mi porto dentro da un po' ha come un alone di vittoria.
Di rivincita.
Una lucina intermittente senza nome e calore, quel qualcosa che dica “eccomi, guardatemi adesso”.

 
 
 

Please let me live here...

Post n°268 pubblicato il 23 Maggio 2011 da BubY790

[M&M's]

E dunque me lo impongo. Stasera mi metto qui, buona buona, e scrivo.
Me lo chiedo per favore. Mi racconto la vita che vivo solo per viverla davvero, io che perdo pezzi di me nel fracasso di giornate assurde nelle settimane vertiginose di questi mesi senza calendario.

E' servito del tempo, ma quella [me] ha ripreso il suo posto nel mondo e vinto alla lotteria dei biscotti. E' servito un po' dell'oro che tenevo nascosto, ma ora la mia fortuna è incommensurabile. Ci sono volute due risme di carta e una boccetta di inchiostro simpatico, ma tutti - intorno - hanno letto migliaia di parole inventate e sorriso senza capire. Idioti.

Da allora non faccio altro che correre e fermarmi, girare per strade trafficate, incontrare nomi, ruoli e posizioni, stringere mani, scrivere appunti, impugnare microfoni, mouse, pistole ad aria compressa e lucidi per scarpe. Indossare tacchi alti e ballerine (come se si potesse davvero), all star, anellini tribali e vescicole moleste con grinta e simpatica verve. Mi arrovello, instancabilmente, alla ricerca di Nemo, della felicità e di soluzioni definitive.

Penso al futuro, anche. E mi accanisco contro il destino, che non esiste.
Ma semmai dovesse, sarebbe nefasto. O almeno così mi è stato predetto.
E dunque, il mio oroscopo va che è una favola di questi tempi.
Così come la mia vita. Quindi ecco, se è me che cerchi, gira al largo per una volta e lasciami vivere così. In pace.

Lasciami stare nel mio angolo di mondo preferito, in mezzo ai sogni che vanno via via realizzandosi, in questo persempre che si materializza sotto le mie dita... e accetta il mio GRAZIE più profondo come anticipo onorario, poi si vedrà.

 
 
 

Too much love will kill you...

Post n°267 pubblicato il 23 Marzo 2011 da BubY790

Si muovono, le sento.
Avverto tutte le sensazioni che preludono il cambiamento, ascolto quella parte vergine, la più brutale, quella che presumo sia l'istinto, contorcersi e sospirare.
Mi fermo e aspetto, sempre davanti allo specchio, che questa specie di mutazione avvenga, se deve.
Ho una pace bianca piena di rumore dentro e non so decifrarla.
Mi sento, non so, come in attesa di un passaggio per l'altro mondo, alla stazione dei treni, prima del viaggio.
L'inquietudine di fondo è per l'incognita del futuro, che per me continua a non avere un volto, sebbene per molto tempo io mi sia illusa di potergliene dipingere uno addosso, lo spazio incolore che si staglia contro tutte le mie mattine la dice lunga. Sui miei abbagli.
Forse è perchè non riesco a terminare degnamente neanche un sogno, figurarsi la vita.
La vita tutta intera, tutta per me.
Così lunga, importante, con tutti quei pezzi di puzzle da mettere al posto giusto, senza per questo avere sempre, costantemente, il presentimento di veder crollare tutto irrimediabilmente, come fosse un castello di carte da gioco piegate.
Perchè oggi è così che mi sento, io che sono una precaria della vita, di quelle che oggi è ok, ma domani... chissà.
Non so di preciso cosa sto facendo per rendere onore a questa esistenza, perchè lo sapete, la vita va celebrata. Però mi chiedo - oggi - qual è il mio compito nel mondo e quale sia il mio ruolo tra la gente.
Come tutti, presumo, l'amore. L'unica costante io conosca.
Amo la gente e amo l'amore. Amo la musica di pianoforte e la luce del sole. Amo quando li vedo ridere, gli occhi delle persone, mi commuovo quando in un abbraccio riconosco appartenenza e mi incanto per strada, se vedo due che si baciano.
Amo le parole, quelle belle, che se ne vanno con il vento.
Le fiamme piccole delle candele e quei papà che perdono la ragione insieme alle figlie che iniziano a parlare, amo sapere che donne così piccole sanno conquistare il cuore dell'uomo della loro vita solo con un sorriso senza denti.
E quei film pieni di violenza guardati con mio fratello dal divano rosso di casa che profuma di nostra madre.
Amo vedere quei due corrermi incontro quando torno a casa, scodinzolare e sdraiarsi a terra per farsi accarezzare. Amo quanto questo mi faccia sentire amata.
Amo certi, piccolissimi, fiori bianchi che crescono nei campi e sembrano margherite.
Amo le nuvole e i colori del cielo. Sento che qualcosa mi chiama, da lì, come se sapessi di avere un paio di ali nascoste da qualche parte e che prima o poi sarà il momento di usarle.
Del resto, non siamo forse tutti angeli?
Amo questo. L'anima della gente, che si incazza e piange davanti alle ingiustizie, amo i piccoli grandi gensti che è in grado di fare, con leggerezza.
Amo la forza che hanno certi genitori. Di crescere dei figli e dare loro tutto l'amore e l'attenzione e la presenza e il sostegno e la gioia possibile.
E quindi grazie. Grazie.
Perchè se nel mondo ci sono persone speciali, è merito loro.
Amo Claudio. Lo amo per tutto quello che è, ma anche per tutto quello che - sono sicura - non sarà mai. Lo amo per quegli occhi grandi e le sue guance da bambino.
Lo amo perchè è un puro, in tutte le sue insicurezze.
E perchè mi stringe nel sonno, come se fossi il suo sostegno.
Amo sapere che tutto intorno ci sono persone buone, le immagino trascorrere del tempo con se stesse a volte, di sera e che con una candela alla vaniglia e un po' di musica, stiano lì a scrivere delle persone che amano.
In mezzo alle quali, magari c'è un po' di me, perchè come diceva quello, nasci sapendo che dovrai morire e vivi la tua vita regalando amore. Se ne avrai ricevuto, allora ne sarà valsa la pena.

 
 
 

Piangere non è roba da samurai...

Post n°266 pubblicato il 15 Marzo 2011 da BubY790

 
 
 

Studio analitico della pubblicità del Kinder Bueno

Post n°265 pubblicato il 09 Marzo 2011 da BubY790

Ma io dico, per me è inconcepibile che dei professionisti affermati, gente preparata che ha fatto l'Accademia dell'immagine, si riunisca davanti ad un tavolo da riunioni e proietti senza vergogna ad un cliente, la mia casa dolciaria italiana preferita per giunta, una serie di slide su un'accattona impertinente e nana che si infila in casa altrui iniziando ad elemosinare cibo al grido di “ho una leggera fame anch'io” e a rifiutare puntualmente qualsiasi gentile concessione perchè “forse un po' troppo”... e – con le gambe penzoloni dal tavolo della cucina (come se fosse d'abitudine andare da quasi estranei e arrampicarsi sui banconi) – sbranarsi l'ultimo Kinder Bueno rimasto nella credenza di Andrew Howe.
Che poi, come dice sempre Lab: ma chi caxxo è Andrew Howe?
Ma sul serio la gente lo riconosceva per strada prima di questo spot? Non ci credo.
Credo piuttosto che perfino oggi chi lo incontri in areoporto dica “guarda c'è quello della pubblicità del Kinder Bueno”!!! E non “toh, c'è quell'atleta di origine statunitense detentore del record italiano di salto in lungo”...
Che poi va detto, l'idea di usare l'immagine di sportivi di nicchia potrebbe anche essere vincente, ma addirittura farne un teleromanzo a puntate come se davvero ce ne fregasse qualcosa è troppo.

Analizziamo lo spot nelle sue fasi salienti:

  • lei, che identificheremo in piccolajena, entra in casa esclamando “adesso abito qui anch'io” regalando a tutti, neanche in maniera velata, l'impressione si tratti di una minaccia da pedinatrice psicopatica;

  • Andrew, che però chiameremo vittimadistalking per comodità, le offre come prima opzione un “piccolo toast”, dando ad intendere che potrebbe anche farne di grandi se volesse, così che ora vogliamo tutti conoscerlo per chiedergli quale marca di pane in cassetta usi. Che non abbia dimensioni regolamentari atte ad entrare nella fessura del tostapane di noi comuni mortali intendo;

  • piccolajena pretende qualcosa di più sfizioso, giocando forse su doppiosensi a sfondo sessuale e contando di certo su un copione che non prevede che qualcuno la sbatta fuori dall'appartamento a calci come invece succederebbe nella realtà;

  • vittimadistalking le propone una fetta di torta. E fin qui ok. Ma... la fetta sotto la campana è davvero una, sintomatico del fatto che questo ragazzino tutto casa, kinderbueno e olimpiadi, di nascosto si scofani le 15.000 calorie di una torta al cioccolato e poi venga pagato per pubblicizzare uno snack “leggero”;

  • piccolajena con una naturalezza che Carla Bruni je fa 'n baffo, incalza vittimadistalking a mostrarle il malloppo sapientemente e furbescamente nascosto dietro la schiena [pena il taglio del braccio], arraffarlo con una certa voracità animalesca, scartocciarlo sotto lo sguardo catatonico di lui che passivamente ne accetta una metà, da bravo vicino. Eccerto.

Orbene, e già dovreste rispettare la mia opinione per cotanto avverbio [?], da  autorevole consumatrice di crema alla nocciola rinchiusa in barrette di wafer ricoperte di cioccolato quale sono, mi sarei accontentata di un Andrew Hawe che dopo la rincorsa, invece di saltare, si fosse messo a ripensare a tutta una vita di sacrifici e rinunce, frenato con una certa voluttuosa esasperazione  e si appoggiandosi alle transenne si fosse dedicato interamente e con una certa voluttuà tutta  feromoni, a sgranocchiarsi beatamente la sua merendina preferita fregandosene  altamente del suo allenatore che strepita e smadonna dagli spalti. A cuor leggero appunto.
Come tutti sogniamo di essere almeno una volta nella vita.

Approfondisci questo interessantissimo argomento

 

 
 
 

E se una persona non la vedi tutti i giorni ti accorgi di come cambia... [?!?]

Post n°264 pubblicato il 07 Marzo 2011 da BubY790

 

( ´ ▽ ` )ノ タダイマァ

 
 
 

Mab, i libri proibiti e il lungo computo

Post n°263 pubblicato il 23 Febbraio 2011 da BubY790

 

Una volta conoscevo un tizio che imitava Freddie Mercury in una band.
Se gli chiedevi il perchè lui non rispondeva le solite menate su quanto i Queen rappresentassero per la sua formazione artistica, di quanto avessero influito nel suo percorso musicale e in che misura gli piacessero. Rispondeva che aveva dovuto cercare qualcuno di tanto gagliardo e fenomenale in cui ritrovarsi.
E aveva trovato Freddie, pace all'anima sua.
Per la mia spiritualità funziona pressappoco allo stesso modo.
Non trovo me stessa in Dio, ma Dio in me stessa.
Metto in fila ogni convinzione, ogni ipotesi, la più piccola riflessione e traccio linee improbabili tra la [me] razionale e quella sottile aura indaco che mi evapora dalle spalle, sprizzando determinismo.
Mi addentro, notte dopo notte, tra le pagine segrete di libercoli eterodossi entro i quali assumo le sembrianze astratte di un animale immaginario con le ali bruciate da falena, nella ricerca smaniosa di un'identità, una categoria e un gruppo in cui immedesimarmi.
Il giorno in cui ho “conosciuto” Madame Blavatsky qualcosa dentro di me si è mosso inaspettatamente e ha cominciato a crescere in maniera inarrestabile: la voglia di “sapere” non è più curiosità, ma piuttosto bramosia di conoscienza, lo studio delle religioni non rappresenta più un interesse antropologico, ma piuttosto un'indagine comparativa e di documentazione strumentale, la passione per l'egittologia e l'occultismo diventano improvvisamente due facce di una stessa medaglia che proietta riflessi di fibre ottiche extraterrestri.
E' la natura che crea un nuovo tassello e tenta di incastrarlo agli altri come in un puzzle in perenne evoluzione: il fatto che sia vegetariana da quando avevo 14 anni, che rifiuti con fermezza e non senza arroganza medicine, droghe e fibre sintetiche e che viva il più possibile in maniera ecocompatibile, mi fa assomigliare a quel genere di individui che ciarlano e ciarlano nei talk show, nei video di youtube e negli speaker corner di Hide Park. Ma non è così.
Perchè io non faccio nulla che sia per il mio pianeta, io faccio tutto solo per me stessa e per la mia evoluzione, così come mi ha insegnato Jim.
Ogni rivoluzione che si rispetti – diceva – deve iniziare a livello personale.
Solo dopo, dopo che la coscienza delle persone si sarà dilatata, come fosse una membrana che separa il noto dall'ignoto dico io, le cose miglioreranno.
E allora il pianeta e lo schifo dei combustibili tossici, la borsa e i reattori nucleari, l'armamentario missilistico, le guerre biologiche, le scarpe Armadillo, la politica più sfrontata e mercenaria, il conficker informatico, i bambini violentati e uccisi, i libri sul comunismo, l'egemonia televisiva, la prostituzione intellettuale, l'omertà assoggettata comprata con le minacce, gli anelli di rubini baciati sugli altari mentre intere città vengono spazzate via dal terremoto, gli animali vivisezionati e l'olio Johnson's baby smetteranno di esistere.
Come dire che non serve appellarsi a Dio, se è Dio che l'uomo offende.
E non basta che finiscano i calendari maya e slitti l'esse terrestre e si invertano i poli magnetici e si entri in una nuova era perchè le cose cambino, se ormai siamo abituati al telegiornale e non piangiamo più di fronte a tutto quello che siamo costretti a vedere.

Egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano.
[Richard Bach]

 

 
 
 

Forever trust in who we are

Post n°262 pubblicato il 17 Febbraio 2011 da BubY790

Prima mi piaceva ragionare sulle cose, soppesare ogni espressione, formulare domande e cercare le risposte girando intorno alle parole, inquadrare un argomento, anche, e mettere un punto bello intenso alla fine. Come una macchia d'inchiostro.
Come a dire - che si sappia – insomma - che ho concluso.
Oggi è diverso. Succede che mi metto qui seduta, davanti al camino acceso di quella che qui, nella casa del grandefratello© chiamiamo la [c]averna e mi lascio andare alle confidenze.
Non che ci siano cose urgenti da raccontare alla sensibilità dei miei 19.869 emeriti sconosciuti, ma come si dice, scrivere non è solo dire. A volte scrivere non è altro che capire. E forse imparare, magari sbagliando, quello che ad occhio nudo, mani sgombre e cuore in subbuglio, non avrei avuto modo di vedere.
Perchè io le cose tantoper me le tengo dentro e me le porto addosso e ci passo  attraverso trascinandole nella mia vita e subito fuori, negli interstisti del tempo.
Come se niente fosse.
Nei giorni scorsi ho avuto tempo.
Tempo per viaggiare e dormire fuori, tempo per svegliarmi tranquilla e girare per la città con quella noncuranza vigile dei finti turisti.
Soprattutto io, di questa Roma addobbata per San Valentino, ho guardato il cielo.
E fotografato i tetti.
E poi ho osservato la gente. E mangiato crostatine. E cercato libri. E contato angeli. E aspettato.
Sono corsa via, ad un certo punto, prima di potermi affezionare troppo, ad una strada in salita, certe scale sconnesse e quella tazza blu di Nescafè.
Perchè è così che ti frega la vita, lo dice sempre Ale. Con le emozioni, i suoni, gli odori di qualcosa che ti resta appiccicato addosso e poi, cavolo, non te lo scolli più.
A fare i conti con il presente sono buoni tutti. E anche con il passato, tanto che ci vuole, mettici un po' di malinconia da posa fotografica, senso di colpa retroattivo, bisogno di auto assolversi ed è fatta. Un desiderio di desideri andati in fumo.
Ma con il futuro, dico io, è tutta un'altra storia. Prima di tutto perchè non è scritto, come in quel film sulla vita di Joe Strummer e poi perchè se ci pensi è come guardare il girato delle cose che vorresti accadessero, senza contemplare l'idea che potrebbe non andare così, che il copione potrebbe subire variazioni e tu restare senza una parte.
Quando te ne accorgi è già troppo tardi.
Ci penso io sai, a certa roba.
Ci penso perchè ho il terrore di poche cose nella vita: i ragni, i nani e i cambiamenti, e per tutte ho una ragione, un episodio di riferimento e un'alternativa plausibile.
Non mettere radici lì mi permette di credere che la nostra vita sia la stessa di prima.
Lontani mai. Dove nient'altro ha importanza.
Come in quella canzone, la mia preferita di sempre.

So close no matter how far
Couldn't be much more from the heart
Forever trust in who we are
And nothing else matters
[Metallica ]

 
 
 
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Dove abiti Murray?
In una pensione. Ne sono talmente affascinato e intrigato.
Una splendida vecchia casa in rovina vicino al manicomio.
Sette o otto pensionanti, più o meno permanenti, tranne me.
Una donna depositaria di un segreto terribile.
Un uomo dall'aspetto ossessionato.
Un altro che non esce mai di camera.
Una donna che sta per ore davanti alla cassetta delle lettere, in attesa di qualcosa che sembra non arrivare mai.
Un uomo senza passato.
Una donna con troppo passato.
C'è un odore di vite infelici, da cinema, che mi fa sentire perfettamente a mio agio.

Don De Lillo - Rumore Bianco

 

Mr. Purple Pictures, Images and Photos

 

L'unica cosa che mi sembra sicura è che il corpo e la mente delle persone ricevono e trasmettono molte più informazioni di quanto le persone stesse non pensino. Questa colorazione misteriosa a volte mi spaventa, perché mi dà la sensazione di essere completamente esposta, a volte mi conforta e mi stringe il cuore. (da The Sound of Silence, in Il corpo sa tutto - Banana Yoshimoto)

 

purple crayon crayola Pictures, Images and Photos

 

Perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh! (da On the road - Jack Kerouac)

 

purple m and m Pictures, Images and Photos

 

D'altronde, l'isteria è possibile solo con un pubblico. [...] Vai a com'era la vita quando eri una bambina e potevi mangiare solo omogeneizzati. Cammini vacillando fino al tavolino da caffè. Sei sui tuoi piedi e devi barcollare su quelle gambe a salsicciotto oppure cadere giù. Poi arrivi al tavolo da caffè e sbatti la tua testolina soffice contro lo spigolo.
Sei per terra, e cavolo, o cavolo, fa male. Però non c'è niente di tragico fino a che non accorrono Mamma e Papà.
O povera coraggiosa piccolina.
È solo allora che piangi.
(da Invisible Monster - Chuck Palahniuk
)

 

Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.
Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.
Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.
Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.
Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere guerriero della luce.
Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.
Ogni guerriero della luce ha detto “sì” quando avrebbe dovuto dire “no”.
Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.
Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore.