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BubY790
   
 

Bushi ni nigon nashi

- non devi trattare le cose importanti troppo seriamente -

Creato da BubY790 il 24/02/2005

Com’è che un amore finisce? Finisce quando non ce n’è più, quando ce n’è troppo, quando in realtà non c’è mai stato. Un amore finisce perchè qualcosa si consuma: allora non bisogna usarlo, forse, l’amore. Ma finisce pure quando non si consuma niente e anzi: tutto rimane come il primo giorno. Così perfetto che pare finto. E allora almeno un po’ forse bisognerebbe usarlo, l’amore. E se poi finisce perché mentre lo usi ti cade per terra e si rompe? Anche quello può capitare. Così come che lo lanci in aria, per giocare, e quello però non ti torna più indietro: può capitare. O magari finisce perché te lo scordi da qualche parte, perché lo vuoi tenere sempre chiuso in tasca per non perderlo, ma così marcisce, va a male. Finisce perché andavi di fretta, finisce perché rimani indietro, finisce perché vuole finire, perché deve finire. Finisce perché non c’è cosa più impossibile da tenere a mente, quando un amore comincia, che potrebbe finire….
[Chiara Gamberale “Le luci nelle case degli altri”]

 

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TOO MUCH LOVE WILL KILL YOU

I'm just the pieces of the man I used to be 
Too many bitter tears are raining down on me 
I'm far away from home 
And I've been facing this alone
For much too long 
Oh, I feel like no-one ever told the truth to me 
About growing up and what a struggle it would be 
In my tangled state of mind 
I've been looking back to find 
Where I went wrong 

Too much love will kill you 
If you can't make up your mind 
Torn between the lover 
And the love you leave behind 
You're headed for disaster 
'Cos you never read the signs 
Too much love will kill you - every time 

I'm just the shadow of the man I used to be 
And it seems like there's no way out of this for me 
I used to bring you sunshine 
Now all I ever do is bring you down 
Ooh, how would it be if you were standing in my shoes 
Can't you see that it's impossible to choose 
No there's no making sense of it 
Every way I go I'm bound to lose 
Oh yes, 

Too much love will kill you 
Just as sure as none at all 
It'll drain the power that's in you 
Make you plead and scream and crawl 
And the pain will make you crazy 
You're the victim of your crime 
Too much love will kill you - every time 

Yes, too much love will kill you 
It'll make your life a lie 
Yes, too much love will kill you 
And you won't understand why
You'd give your life, you'd sell your soul 
But here it comes again 
Too much love will kill you 
In the end... In the end

 

 

Guardo le stelle... prendo coraggio. Sopravvivo.

Post n°304 pubblicato il 11 Aprile 2013 da BubY790

 

Stasera ho scritto una mail a Sham. Le ho raccontato ogni cosa, le sensazioni, i sentimenti, il senso del non senso, la disfatta, l’abbandono, le luci nella notte, i miei risvegli, le ho detto di tutte le volte che mi sforzo di fare qualcosa di importante mentre quello che vorrei è lasciarmi cadere nel vuoto. Ci sono cose, come questa musica di pianoforte, che sembrano parlino di me. Che raccontino il mio stato meglio di qualunque post o sms ed e-mail io decida di scrivere. Così ho deciso di non provarci per un po’ e di mettermi lì a leggere tweets in giro, regalare stelline di approvazione, copiare sui miei quaderni pezzi di libri che mi hanno accarezzato il cuore in questi giorni. Sembra di vivere dentro le citazioni.
Questi giorni che sono pieni di uno strano senso di primavera. Il dolore che sto incubando, il male profondo, lo stato di abbandono in cui versano le mie braccia, l’acqua dagli occhi, il sorriso spento stanno via via lasciando il posto ad una specie di rassegnazione. Il fiume di desolazione che straripava ad ogni tramonto ora scorre composto e lento nel suo letto di ciottoli e ghiaia, l’angoscia della prima sera è stata domata, adesso dorme accoccolata come un gatto selvatico sulla poltrona dove alle 3.40 di ogni notte la raggiungo. Aspetto l’alba accarezzandomi i ricordi come un vampiro affamato e poi torno a letto, dove riesco a dormire altre due ore. Poi è giorno. E con la luce del sole la vita è più sopportabile.
Poi tragitti, scale e ascensori. Telefoni, computer, persone, persone, persone e spremersi fino all’ultima goccia, fuorché… pensare.
Stasera sono tornata in quella chiesa. E non è stato per pregare. Sono entrata e mi sono seduta in un angolo. C’era come una musica d’organo che non faceva alcun suono. C’era quindi un silenzio d’organo. E c’ero io, che riuscivo ad esistere in un posto, immobile, senza impazzire.
Le chiese mi hanno sempre fatto piangere. E sempre mi sono chiesta il perché. Forse è per quell’uomo morto, appeso lì sulla croce. Forse è per l’esattezza di tutte le centinaia di candele accese da una speranza. Forse è per l’incanto straziante di quei vetri colorati, le colombe bianche, i fiori sempre freschi, la luce limpida che filtra dalle porte. Forse è per il principio della cassa armonica, che aumenta l’intensità del suono e ne caratterizza il timbro, sfruttando il fenomeno della risonanza, che mi sembra di sentire di più [me] quando ci sono dentro. 

"Abbi il coraggio di restare pur avendo fallito alla grande.
Fai che la gente si chieda perché sorridi ancora…

 

 
 
 

Mangia. Prega. Ma smettila di amare.

Post n°303 pubblicato il 04 Aprile 2013 da BubY790

 

“Tutti vogliamo che le cose restino uguali, accettiamo di vivere nell’infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere sé stesso, e mi sono sentita rassicurata.

Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è, e la sola vera trappola è restare attaccati a ogni cosa.

Le rovine sono un dono. La distruzione è la via per la trasformazione.

Anche in questa città eterna l’Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo essere sempre preparati ad ondate infinite di trasformazioni.”

 

 

 
 
 

Half a world away...

Post n°302 pubblicato il 24 Marzo 2013 da BubY790

 

Quando hai l’anima a brandelli non dovresti metterti a scrivere. Quando il tuo iTunes si ferma sulla discografia dei REM dovresti mettere in pausa il cervello, spegnere il computer e uscire di casa. Dovresti camminare finché hai fiato, arrivare dall’altra parte del mondo e perderti.
Quando il tempo diventa un ventilatore impazzito che spazza via i ricordi, quando la luce è solo l’artificio di una specie di calma irreale da fine del mondo, no, non dovresti fermarti. Dovresti attraversare l’oceano a nuoto.
Prendere un biglietto di sola andata per Tokyo. Restarci. Imparare il silenzio in un tempio buddista. Perdere gli occhi per l’incanto della fioritura dei ciliegi. Quando sei così stanca da non riuscire a concepire un pensiero che non sia di rassegnazione allora non dovresti pensare. Ma volare. Infilarti una tuta, allacciarti l’imbragatura del deltaplano e buttarti. Lanciarti da un aereo da turismo, catapultarti giù da una scarpata, rotolarti da una montagna innevata con una tavola da snowboard. Tutto, tranne pensare.
E invece ho passato questo w-e da sola. E non ho fatto altro. 
Ho pensato così tanto da farmi esplodere le tempie. Mi sono stretta così a lungo le ginocchia al petto che ora ho dei solchi profondi all’altezza del cuore. Ci raccolgo le lacrime come fossero acqua piovana. E poi le bevo.
Mi sento addosso queste parole. E ogni singola nota. E’ così. E’ così che mi sento. 
So solo che devo andare... e che non so come fare.

 

 

 
 
 

Monologo di Lee...

Post n°301 pubblicato il 21 Marzo 2013 da BubY790
 

Devo trovare un uomo. Si chiama Coccodrillo. Spaccia. O forse non è lui. Sai se Leone si bucava? Tu dici di no, ma spesso non si dice neanche a chi ti sta vicino. No, hai ragione tu, Leone non era il tipo. Però cosa faceva lì a Bessico? C'è quel tipo, Federico, un fascista ripulito, l'ho preso da parte, mi ha spiegato le virtù di quel palazzo. Ho imparato a imitarli sai, a volte cammino e parlo come loro, sento anche quello che pensano, non ci credi? Mi hanno portato via i miei libri, certi vanno bene altri no, dicono, proprio come in carcere, e anche sei punture di Zerol mi fanno e io mi alzo e corro via e loro ci restano di merda, il dottore ha detto, questo è come se c'avesse dentro un'altra chimica, ed è vero, non guardarmi così: è la scienza che lo dice, tutte le volte che guardi più profondamente una cosa, trovi nuovo disordine, nuove particelle, figure nella polvere e tutto quello che sapevi di quella cosa salterà in aria. Hai mai visto i matti guardare sempre nello stesso punto? Tu non sai cosa possono vedere e non sai perchè resto sveglio e non voglio salvarmi ad ogni costo, non guardarmi così. Una volta ci somigliavamo, eravamo tre note di un accordo, leone cina e zingara, ma poi c'è un punto in cui i fili si rompono e gli altri si allontanano. Ma i bastardi li vedo bene sì, quelli sono ancora ai loro posti pazzi di rabbia perchè per una volta li abbiamo smascherati, e non ce lo perdoneranno mai nei secoli dei secoli e allora è guerra, non farmi i tuoi discorsi miti, la mitezza è un privilegio grande ma il dolore la avvelena in un attimo, io esco da quella galera e la città è peggio che mai, la gente cade per terra, parla da sola, vomita e crepa e tutti passano e non hanno visto niente, e si affrettano a dare nuovi eleganti nomi alla loro corruzione, e ogni tanto parlano dell'uomo comune, ipocriti, l'uomo comune che vi piace è stupido e avido come voi, così lo vorreste, un vigliacco che può ammazzare per vigliaccheria, mentre loro ammazzano per necessità, per i loro divini soldi, Lucia, sono loro ora gli estremisti, violenti assassini estremisti dell'ideologia più ideologia del secolo, un'economia più sacra di una religione, più feroce di un esercito, ricordatelo bene con un brivido quando tutto salterà in aria, quando si oscurerà, malattia senza sintomi, caos di geroglifico incomprensibile e voi sempre più crudeli informati impotenti in mezzo alla strada, e chi raccoglierà i frammenti allora gli oggetti i rottami, magari ci fosse qualcuno, magari ci sarà davvero Lucia, questa è la speranza e intanto brucio e non c'è nessun patto da firmare nè col diavolo nè con la rassegnazione, Lucia, siamo un'altra cosa da sempre fortunatamente e non guardarmi così no, non ho finito, te lo dico io chi ha ucciso Leone, forse uno di questi che una volta facevano i compagni e hanno spacciato per anni e dicevano che erano i fascisti, col cazzo, vieni con me a vedere chi sono, oppure hai paura, scusami non venirci, son posti schifosi ci nuota il coatto si dice adesso, come suona bene, peccato che tutti i compagni non siano come te Lucia, vieni a vedere questo Coccodrillo spia della polizia, me l'ha venduta tante volte la roba e quando ho smesso me la lasciava gratis sul sedile della macchina, generoso, vero? Come quelli che ti lasciavano l'esplosivo in casa e dicevano ognuno deve fare la sua parte, eppure c'è chi mi ha salvato tante volte, parlato, anche tu Lucia, e ci sarà alla fine una verità Lucia e scopriremo la verità giù nell'acqua e su fino al più altissimo porco non ci credi? dimmi di sì, io brucio dentro questa storia e non ne vedrò la fine, ma scopriremo la verità, perchè se c'è solo un po' di verità c'è speranza e chi l'ha fatta brillare ha fatto abbastanza e non importa se poi non si salverà, salvarsi per avere cosa, questo mondo dove continuano a insultare chi è debole, Lucia, se penso a tutte le persone pulite che ho incontrato e continuano a offenderle Lucia, le uccidono, non ci sono parole per questo delitto, non si può sopportare tutto questo capisci Lucia quando sono nella mia stanza e qualcuno urla anche con gli occhi si può urlare Lucia, Lucia mi chiedo, che cosa è successo, perchè fingete di non vedere, vorrei capire qualche volta Lucia, ma sapessi che musica nella testa, negli oggetti consumati, e dopo quanto veleno ti senti addosso Lucia, e allora pensa se non fosse così, se non ci credessi più, se fossi perbene Lucia saremmo una coppia normale, io e te, al ritorno dal cinema andremmo a casa e non saremmo perduti in una città di notte, ma quelli perbene forse sono perduti lo stesso Lucia, ma se almeno ascoltassero, se capissero che l'altra metà di verità per quanto si può raccontare solo urlando è l'altra metà necessaria, non si può tagliare via non si può dimenticare, alla fine solo il dolore esiste come esisto io, un matto per strada, un matto è una persona che non sa dove andare, niente di più Lucia, tu puoi capire, tu che sei benedetta tra le donne, tu che mi hai visto felice, tu che sei coraggiosa tu che a volte mi hai lasciato solo come un cane tu che adesso per favore scendi non guardarmi ti dico, questo è un sentiero per comici spaventati guerrieri e io non voglio né vincere né perdere solo che tu mi ricordi e dopo che mi anneghino nello zero di quelle medicine e mi chiamino come vogliono e tornino a raccontare le loro storie, non sono vere, manca metà, tu lo capisci cara, almeno tu e allora scendi per favore.

Stefano Benni

 
 
 

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Post n°300 pubblicato il 18 Marzo 2013 da BubY790

Io credo nel karma.
Credo che si riceve ciò che si è dato...

 

 

 
 
 

Scrivere è straziante, perché straziante è il mutismo delle parole...

Post n°299 pubblicato il 13 Marzo 2013 da BubY790

Mica posso piangere e ridere in mezzo alla strada, la gente vuol parlare. E se nessuno ti parla, allora ti tocca pensare. E io non facevo altro, allora. Pensavo tanto che mi faceva male la gola, perché è lì che si fermano le tristezze. Che poi a pensare troppo è come se si formassero dei grumi nella testa, piccole matasse sfilacciate di aspettative tradite, riflessioni al capolinea, illusioni momentanee. Sono i calcoli della mente, aggregati solidi di pensieri cristallizzati.
Se non ne puoi più di pensare allora ti tocca scrivere. Però a scrivere in certe sere fai proprio una fatica boia. E fai fatica a dormire, fai fatica a ridere, fai fatica a muoverti, fai fatica a mangiare. Perché come diceva quella… quando soffri ti si stringe lo stomaco. 
Ti si stringe lo stomaco attorno al cuore. Perdi peso e centimetri, guadagni in angoscia, in circoli scuri sotto gli occhi, tagli sulle mani. 
Eppure io sono un’altra, sono una che cerca il sole
Se c’è una cosa che ho imparato, da tutta questa storia, è che il vero amore è dare finché fa male. E che non è quanto dai che è importante, ma quanto amore metti nel dare. Che i tacchi alti sono fondamentali. Che perdonare non vuol dire dimenticare, significa capire. E che alla fine tutto questo, comunque, non verrà compreso. 
Che non è come nelle favole. Sappilo.
L’amore non vince su tutto. Vince solo qualche volta. Le altre cose della vita prendono a calci l’amore. E lo finiscono a bastonate.

 

 

 
 
 

Lo scintillio di vita, raccolto in destini sbagliati. La nobiltà del male, a tratti.

Post n°298 pubblicato il 02 Marzo 2013 da BubY790

E’ vero, le uniche ferite di cui uno dovrebbe preoccuparsi sono quelle fatte agli altri. Le mie posso solo leccarmele in silenzio, rannicchiata al buio, ogni volta che arriva la sera. 

Riguardo alle persone che ho ferito in passato sarebbe patetico anche solo scusarsi per l’ennesima volta. Perché tanto davanti all’amore siamo tutti dei maledetti egoisti…
Capita che un giorno poi cresci all’improvviso. Tutto ti investe: ogni assenza ingiustificata, ogni partenza di soppiatto, ogni arrivo ostentato e ogni presenza ingombrante. Lo capisci dopo, quando sei dall’altra parte, che è crudele. Non prima, perché sei incosciente, né durante, perché sei drogato.
Solo dopo.
G. F. dice che anche le cose peggiori prima o poi finiscono, che il futuro della notte è un’alba. Però anche che un’alba inizia il giorno, ma può essere contemporaneamente la fine di qualcos’altro.
Non puoi farci nulla, è la vita. E la vita, si sa, fa un po’ come le pare. Strappa via pezzi di eternità, brucia istanti feroci, crepita, scalcia, si disfa senza preavviso. Puoi cercare di rallentare il tempo, anestetizzare il dolore, sciogliere i nodi di troppo strappando pezzi di ustioni, ma più ti agiti più tutto si ingarbuglia, più ti ribelli più ti ferisci.
Vorrei imparare dal silenzio. A diventare. Per essere. 
Certe parole sono come le scatole cinesi, guardi dentro e ce ne sono altre mille da aprire, sono i significati da interpretare. Io scrivo su questo blog da tanto tempo, anni. E mai, come questa volta mi sono sentita i polsi bloccati, le dita rattrappite, la vista appannata. Perché le parole che ho nella testa somigliano ai lacrimogeni e non puoi lanciarne uno senza versare un pianto.
E' che sto cercando il senso delle cose nel posto sbagliato, di sicuro. Io ho imparato da Ale che la ricerca del senso è una sorta di partita a scacchi, molto dura e solitaria, e che non la vinci alzandoti dalla scacchiera e andando di là a preparare la cena. È ovvio che occuparsi degli altri fa bene, ed è un gesto così dannatamente giusto, e anche inevitabile per me, necessario direi.
Però credo che non c’entri con la chiarezza. 
Temo che il senso di tutto sia estorcere la felicità a se stessi, senza preoccuparsi degli altri, il resto è una forma di lusso dell'animo, o di miseria, dipende dai casi. Ma magari mi sbaglio.

 

 

 
 
 

Divenire...

Post n°297 pubblicato il 19 Febbraio 2013 da BubY790

Sto cercando casa. In realtà una stanza. Luminosa e funzionale, che mi permetta di restare a finire quello che ho iniziato qui. Poi non so che succederà. Probabilmente andrò via… ché Roma non mi piace. Non mi è mai piaciuta e mai mi piacerà. Di questo almeno sono certa.
Di tutto il resto no. Perché è un periodo di assoluta immobilità eppure di profondo sconvolgimento.
Tutto quello che credevo vero si è invece rivelato falso e l’unica cattedrale io abbia mai innalzato è crollata sotto il peso degli eventi catastrofici cui è stata assoggettata. Impossibile ricostruirla, non ho gli strumenti e a dirla tutta neanche l’energia necessaria.
Qualcuno può comprarne le macerie per due lire, sono in saldo. In realtà c’è già la ressa davanti ai cancelli. Perspicaci investitori esteri stanno valutandone la solidità delle fondamenta, sebbene… Vecchi frequentatori tornano a dare un’occhiata, così, tanto per. Nostalgia, desiderio di partecipare alla ricostruzione, presenzialismo inopportuno e patetico opportunismo. Io mi guardo intorno spaventata e triste e stanca e disorientata. Mi osservo dallo specchio degli occhi che non ho più e non vedo che il fantasma di me stessa. L’ombra dei sogni che mi portavo nelle tasche, i desideri impacchettati con gli asciugamani nuovi, le aspettative tradite, le parole giuste, le parole sbagliate.
Il cambiamento mi ha sempre sconvolta. Me lo sono tatuata sul braccio per esorcizzarlo, ma non è bastato. Non è una questione di colpe. Non più almeno.
Adesso è una questione di responsabilità. Crescere. Andare nella giusta direzione, quella del se stessi. Una dimensione nuova. Il nulla.
Smetti di amare. Perdona. E dimenticherai. Non è facile, ma l’ordine è questo. Poi arriverà il nulla. L’atrofia dei sentimenti. Il freddo dell’anima. La mente altrove.
Non so come affrontare tutto questo, con quali energie. Ma so che devo. Portar via lo stretto necessario, cancellare le scritte sui muri, lavare via gli odori dai vestiti. Rialzarmi. 

 
 
 

Una piccola bestia ferita...

Post n°296 pubblicato il 11 Febbraio 2013 da BubY790

 

Mi sono imposta di star zitta. Un’intera giornata di silenzio a riflettere sulle parole dette, ascoltate, subite. Perché ecco, ci sono parole che bisogna sopportare come il freddo d’inverno, un male incurabile, il senso d’abbandono.
Te ne stai lì, di sera, e ascolti. Ascolti e sopporti. Immagazzini informazioni nel frattempo e dividi il tempo in scaglie. I discorsi in periodi. I periodi in frasi. Ti restano in mano un pugno delle parole peggiori, quelle che ti hanno regalato un sussulto di sgomento e agitazione, fitte lancinanti e quella bolla di vuoto… lì, nella testa. Sopra il cuore, a destra dell’anima.
E’ vero che scrivere banalità aiuta. Io sono il paradigma dei pensierini da quinta elementare e, guardatemi, scoppio di salute. In realtà ho iniziato a scrivere “questa storia” perché il vederla tutta impaginata per bene, nero su bianco e con la punteggiatura accurata (non da me quindi) mi aiutasse a realizzare l’accaduto. Somatizzare la perdita. Elaborare il lutto.
Vittoria dice che le fasi sono quattro.
La prima è detta della disperazione. In questa fase è presente un senso di stordimento e protesta. Vi può essere un immediato rifiuto per l’accaduto e la presenza di crisi di rabbia e di dolore. Questa fase può durare più giorni e può interessare la persona per tutta la durata del processo di lutto. 

La seconda è quella della ricerca. In questa fase può esser presente un intenso desiderio e ricerca della persona che ci ha lasciati; in alcuni momenti è come se questa fosse ancora cocn noi. A livello psicologico è caratterizzata da un senso di irrequietezza e da una preoccupazione eccessiva verso di essa. Questa fase può durare alcuni mesi. 

Nella terza fase si presenta un senso di disorganizzazione e di disperazione; la realtà della perdita comincia ad essere accettata, e la persona affranta sembra essere chiusa in se stessa, apatica e indifferente. Spesso si verificano insonnia, calo di peso e la sensazione che la vita abbia perso il suo significato. Il ricordo della persona scomparsa diviene costantemente presente, come anche un senso di delusione quando ci si rende conto che ciò che resta sono solo ricordi e che niente potrà cambiare ciò che è accaduto. 

Nella quarta e ultima fase avviene una riorganizzazione della propria vita. Gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e si comincia ad avvertire un ritorno alla normalità. La persona scomparsa viene ora ricordata con un senso di gioia, ma anche di tristezza, e la sua immagine viene vissuta internamente.
Io non so bene in quale fase mi trovo. Forse nella prima, con tutta questa disperazione a grappoli, lo stordimento da drogata. Magari ho già messo un piede nella seconda, perché non mi rassegno all’idea di averlo perso e continuo a desiderarlo accanto. Assurda pretesa. In definitiva potrei, considerato le circostanze, essere nella fase numero tre. Me ne accorgo dai chili persi, dal fatto che non mi importa più di niente (eppure tutto mi ferisce a morte) e dai ricordi che non so come archiviare. Sotto quale voce. 
Di certo sono ben lontana dalla fase conclusiva della mia elaborazione. Non so in che direzione guardare per riorganizzare la mia vita e passo il tempo a chiedermi se sarà mai possibile, per me, tornare alla normalità. Del resto la mia normalità è nell’ordine apparente, nell’impossibilità di lasciare le cose sparpagliate, di dare spazio alla rabbia che mi inonda il cervello, imprecare e spaccare oggetti (a parte l’iPod). Mi domando quindi che fase sia quella del lasciare ogni cosa al suo posto, anche se non lo è.

 

 
 
 

Ci sarà... una poesia anche per [me]

Post n°295 pubblicato il 09 Febbraio 2013 da BubY790

 

 
 
 

La sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso, il destino, quando, d'un tratto, esplode.

Post n°294 pubblicato il 04 Febbraio 2013 da BubY790

Scelgo il silenzio perché mi sembra che tutto sia già stato detto. Me ne sto rinchiusa in un mutismo vecchio ormai di mesi, fatto di brutte emozioni e spicciole deduzioni, roba intrisa di inchiostro simpatico e rumori molesti. Trascorro il mio tempo immersa nel liquido vischioso che mi esce dall’anima quando le ferite bruciano e il dolore si fa insostenibile.
Ho iniziato il lento percorso dell’elaborazione. Finalmente.
Ricostruisco momenti perlopiù. Metto in fila ogni azione, iniziativa sbagliata.
Trascrivo un elenco di bugie, le sottolineo con un pennarello che stinge e mi macchio le dita indelebilmente. Tracce ovunque.
Alla fine ti rendi conto che non è più neanche una questione di colpe. Ma di responsabilità.
Capisci che non è la rabbia che ti divora. E’ la delusione. E’ il fallimento. E’ il disgusto.
Per non impazzire, davvero, le sto tentando tutte. E tutte quelle che sto tentando hanno dentro un alone indefinito eppure oscenamente concreto.
E’ come se la vita mi avesse preso a pugni all’improvviso con un guantone borchiato.
Come se avesse deciso che è arrivato il mio turno per pagare.
Perché dovevo immaginarlo, il conto, alla fine, arriva sempre. Paghi ogni attimo di felicità avuto in regalo e quell’unica lacrima versata in tuo nome. E’ la dura legge del karma.
Giro intorno alle verità che ho paura di sapere, le brutte visioni delle notti trascorse da sola, in un letto troppo grande per un esserino come me, raggomitolata intorno al cuscino come un gatto infreddolito, piena di ombre.
Io non volevo far finta di nulla.
Io volevo salvarci. Noi due. Volevo credere. Farcela. Ecco, farcela.
Oggi ho parlato con Ale. Ale che ha sempre brutte parole nelle tasche. Me ne ha regalate un pugno da scagliare contro le persone sbagliate, incidendomele sui polsi e all’altezza delle caviglie con un bisturi d’argento così che io non le dimentichi. Ancora sanguino.
Mi domando se le ferite guariranno mai. Se i tagli che mi porto dentro cicatrizzeranno in qualche modo e le assurde pretese che mi si annidano nei polmoni troveranno la loro dimensione.
Questi ultimi due anni sono stati come un tuffo di pancia nell’acqua ghiacciata del mare della Groenlandia. Sentivo solo un tremore cieco.
Poi sono arrivate le sferzate, lancinanti, a flagellarmi.
Io non so se sia vero. Magari l’ho letto da qualche parte che il gelo uccide con lucida ferocia.
Il dolore ti lacera i nervi. Come centinaia di aghi che ti trafiggono, infilandosi tra le scapole, nella carne tenera dell’inguine, dentro agli occhi spalancati. Poi il silenzio.
Che è il rumore dell’anima.

 
 
 

Eravamo...

Post n°293 pubblicato il 31 Gennaio 2013 da BubY790

 

  • Eravamo nello stesso amore, in quel momento – non abbiamo fatto altro, per anni.
    La sua bellezza, i suoi pianti, la mia forza, i suoi passi, il mio pregare
    eravamo nello stesso amore. La sua musica, i miei libri, i miei ritardi,
    i suoi pomeriggi da solo - 
    eravamo nello stesso amore. 
    L'aria in faccia, il freddo nelle mani, le sue dimenticanze, le mie certezze
    eravamo nello stesso amore.
    [A. Baricco]

 

 
 
 

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa...

Post n°292 pubblicato il 29 Gennaio 2013 da BubY790

Provo a riavvolgere il filo. A tornare indietro, a quando non c’era nulla di cui aver paura. Ma non va, il nastro si incastra sulle parole sbagliate, le definizioni catastrofiche, le vagonate di fango buttate sulla realtà dei fatti, che certo, non è proprio una vita, non è proprio a colori, non è proprio come la volevo, ma è transitoria e quindi non degna di nota.
La cosa veramente difficile è il segreto che sono costretta a mantenere, l’anonimato, i sorrisi finti, il vatuttobene quando invece vatuttomale. Mia mamma oggi mi ha chiamata due volte perché ha sentito che qualcosa non va. Io fingo mal di pancia, emicrania e secchezza delle fauci. Mi faccio scappare un singhiozzo di commozione e riaggancio così che non mi scopra indifesa e tutta ammaccata come sono. La richiamo da calma e fingo il telefono scarico. Mi serve che qualcuno mi abbracci dicendo che non mi merito tutto questo dolore e che presto sarà tutto finito, mi serve l’amica che neanche oggi ha risposto al telefono, la confidente ormai irraggiungibile, forse stanca di me e dei miei vuoti a rendere. Mi lascio cadere sul letto e spengo il cervello per quei pochi secondi che servono alla memoria  di ricapitolare la matassa degli errori che forse ho commesso, forse no, chissà. Basta talmente poco per accorgersi di quanto becera è l’abitudinarietà. Quanto è sottile il filo che delimita la stabilità dal piattume.
Io sono il tipo di persona che non piange per le cose che non ha. Non si lamenta e non strepita, non impreca contro il sistema delle raccomandazioni, una di quelle che non perde tempo a piangersi addosso e lo adopera per rendere utile un periodo morto, un giorno perso, un’occasione mancata. Non mi accontento, perché si sappia, io il mio obiettivo ce l’ho stampato a fuoco nei circuiti neuronali, ma vado avanti come se niente fosse, evitando di incattivirmi con il mondo, le persone maledettamente più fortunate di me e le mille occasioni sprecate in nome di qualcosa che ora un nome non lo ha più. Aspetto il mio momento per così dire e so che arriverà presto. Questo mi incoraggia a non chiedere aiuto.
Anche questo è un pregio, no? Riuscire a farcela da sola. E allora perché non ci sono parole di elogio per me, ma solo dita puntate contro?
E trovare il coraggio per affrontare le brutte cose non è un difetto. E’ un pregio. Non è vero?
E allora perché mi sento così colpevole? E perché mi sento – ancora una volta – come se non fossi mai abbastanza qualcosa? 

 

 
 
 

Uomini che odiano le donne. E forse fanno bene...

Post n°291 pubblicato il 12 Gennaio 2013 da BubY790

 

Mestruazioni. E con questo spero di aver distolto l’attenzione del genere maschile da questo post. E’ risaputo, infatti, che l’uomo medio si dissuade automaticamente dal decifrare messaggi che contengono alcune semplici parole chiave, per loro assolutamente ripugnanti, quali flusso mestruale,  assorbenti, candida (anche se ci si riferisce solo ad una stoffa bianca), scarpe, borse, candele profumate, blush, ceretta, leonardodicaprio e, in alcuni casi, certo tra i più patologici, orecchini. Così, tanto per essere davvero sicura di far desistere anche il più temerario degli uomini, dal perseverare con la lettura, inserirò ad hoc una tra le suddette turpi espressioni. Questo post è per le donne. O contro. Ma che non si venga a sapere dall’altra parte.

Borse di Hermes. Non è che ho intenzione di impiegare parte della notte a scrivere di uomini eh. E poi non sono proprio brava a parlare d’amore, me lo dicono tutti. Meglio magari qualcosa del genere “rapporti tra esseri viventi fisiologicamente incompatibili”, al limite.

E’ importante a questo punto, a scanso di equivoci e malignità varie ed eventuali, dire che la mia opinione è strettamente personale e non necessariamente derivante da esperienze vissute in prima persona. Inoltre, l’eventuale somiglianza con fatti e persone reali è puramente casuale. Non è di voi che si parla qui, fatevene una ragione, il mondo ha anche altri cazzi a cui pensare, per fortuna. Ah dimenticavo, nessun uomo è stato maltrattato per la stesura di questo post. Ceretta a caldo. A freddo. Con rullo e strisce in tnt.
Intanto eccola lì: gli uomini non cambiano. Andava detto, cara la mia Mia. Non affannatevi quindi con patetici ed inutili tentativi di manipolazione comportamentale, loro sono esattamente come li avete scelti quando i vostri feromoni si sono attizzati a vicenda, quindi lontani anni luce dalle vostre idee di perfezionamento caratteriale, insensibile alle vostre ridicole richieste di attenzioni mentre sono lì davanti alla tv, tutti giustamente presi dalla partita, il dibattito politico, Belen che balla la salsa. Se quando li avete conosciuti tracannavano birra da un corno di vacca maremmana (e vi sono piaciuti lo stesso) non potete pretendere* caviale e champagne. Il problema siamo noi, che dobbiamo sempre star lì a smussare qualcosina del loro modo di essere. Però vogliamo che con noi si sentano liberi di essere se stessi. Suvvia. Scarpe Manolo Blahnic. Bisogna, da donne, considerare la condizione sociale del maschio: che gli frega a loro delle storie d'amore, del romanticismo da Dirty Dancing se poi hanno a che fare con una donna che per quanto poco limiti le liberta animali dell'uomo, è niente più ruttino dopo la birra, e non stapparla coi denti, e non alitare in macchina che poi mi si "impuzzano" i capelli di luppolo, e non fumare in macchina perché i vestiti mi si "impuzzano" di fumo, e mia madre poi che pensa? Che le serate me le passo a farmi le canne nei centri sociali?!?
Il punto è che noi donne vogliamo essere salvate. Da cosa di preciso non si sa: dal lupo, dalla strega, dal fuso, dal cattivo di turno, dalle giacche con le spalline. Noi abbiamo bisogno di essere salvate e gli uomini hanno la strana dote di sparire: arriviamo a casa con le borse della spesa, e loro? in palestra. Dobbiamo aprire il barattolo dei carciofini, e loro? a lavoro. Siamo ingrassate due kg e la zip del vestito non si chiude e chiediamo una mano, e loro? "Mettitene un altro, hai l'armadio pieno!". Il punto è che gli uomini sono in grado di non esserci anche quando ci sono. Il perchè lo capiremo nella prossima puntata. Un'unica anticipazione: secondo me va bene così, sennò sai che palle.

 

 
 
 

My angel...

Post n°290 pubblicato il 09 Gennaio 2013 da BubY790

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Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con cinquecento canali, il nome d’un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene… [da Fight Club - Chuck Palahniuk]

 

Ecco cosa ti spacciano per civiltà.
Gente che non si sognerebbe mai di usare pesticidi o insetticidi e poi infesta il quartiere con lo stereo sparando dischi di cornamuse scozzesi. Di lirica cinese. Di musica country e western.
Fuori, un uccellino che canta ci sta bene. Patsy Kline no.
Fuori c'è già il frastuono del traffico, che basta e avanza. Aggiungerci il concerto per piano in mi minore di Chopin non migliora la situazione.
Tu accendi la musica per coprire il rumore. Altri alzano la loro musica per coprire la tua. Tutti quanti si comprano uno stereo più potente. È la corsa agli armamenti del suono. E non è con le frequenze alte che vinci.
Non conta la qualità. Conta il volume.
Non conta la musica.
Conta vincere.
Per sbaragliare i concorrenti ti ci vogliono i bassi. Le finestre devono tremare. Nascondi la linea melodica con l'equalizzatore e ti metti a sbraitare le parole della canzone. Ci infili dentro delle volgarità e sottolinei bene ogni singola parolaccia.
È così che vinci. Perché alla fin fine è una faccenda di potere.

Chuck Palahniuk - da Ninna Nanna

 

Dove abiti Murray?
In una pensione. Ne sono talmente affascinato e intrigato.
Una splendida vecchia casa in rovina vicino al manicomio.
Sette o otto pensionanti, più o meno permanenti, tranne me.
Una donna depositaria di un segreto terribile.
Un uomo dall'aspetto ossessionato.
Un altro che non esce mai di camera.
Una donna che sta per ore davanti alla cassetta delle lettere, in attesa di qualcosa che sembra non arrivare mai.
Un uomo senza passato.
Una donna con troppo passato.
C'è un odore di vite infelici, da cinema, che mi fa sentire perfettamente a mio agio.

Don De Lillo - Rumore Bianco

 

L'unica cosa che mi sembra sicura è che il corpo e la mente delle persone ricevono e trasmettono molte più informazioni di quanto le persone stesse non pensino. Questa colorazione misteriosa a volte mi spaventa, perché mi dà la sensazione di essere completamente esposta, a volte mi conforta e mi stringe il cuore. (da The Sound of Silence, in Il corpo sa tutto - Banana Yoshimoto)

 

Perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh! (da On the road - Jack Kerouac)

 

D'altronde, l'isteria è possibile solo con un pubblico. [...] Vai a com'era la vita quando eri una bambina e potevi mangiare solo omogeneizzati. Cammini vacillando fino al tavolino da caffè. Sei sui tuoi piedi e devi barcollare su quelle gambe a salsicciotto oppure cadere giù. Poi arrivi al tavolo da caffè e sbatti la tua testolina soffice contro lo spigolo.
Sei per terra, e cavolo, o cavolo, fa male. Però non c'è niente di tragico fino a che non accorrono Mamma e Papà.
O povera coraggiosa piccolina.
È solo allora che piangi.
(da Invisible Monster - Chuck Palahniuk
)

 

Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.
Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.
Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.
Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.
Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere guerriero della luce.
Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.
Ogni guerriero della luce ha detto “sì” quando avrebbe dovuto dire “no”.
Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.
Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore.