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        <title>Funambola</title>
        <description>Il segreto per andare avanti è iniziare (S. Berger)</description>
        <link>http://blog.libero.it/Funambola/</link>
        <lastBuildDate>Tue, 29 Mar 2011 15:59:57 +0200</lastBuildDate>
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        <category>Di Tutto un pó</category>
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            <title>Auguri!</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/9656537.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Un forte abbraccio di auguri di &lt;strong&gt;Buon Natale&lt;/strong&gt; a tutti voi:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;che possiate godere di quanto di buono c'&amp;egrave; in questa festa&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;con le persone che amate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;em&gt;E ricordate che non sar&amp;agrave; mai troppo!...&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Gioia&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://1.bp.blogspot.com/_WxZNKg6LoDU/SpwarXl19RI/AAAAAAAAA4w/3_UB9vdZlBg/s400/mafalda+compleanno.png&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;339&quot; height=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;A presto!&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 22 Dec 2010 13:19:24 +0200</pubDate>
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            <title>Belzebook.</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/9376157.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://erinni.files.wordpress.com/2008/07/20318281.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;282&quot; height=&quot;312&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Ieri sera discussione col mio compagno. Il lavoro, sempre lui, ci costringe a vivere lontani e a comunicare tramite il telefono, skype, facebook, le mail, insomma tutto quel che c&amp;rsquo;&amp;egrave; per sentire meno la puzza della lontananza. E, proprio a causa di questi giocattoli che utilizziamo per sentirci pi&amp;ugrave; vicini a qualcuno (o anche a qualcosa che ci interessi), a volte si rischia di isolarsi e allontanarsi da tutto il resto.&lt;br /&gt;Non &amp;egrave; che arrivo io e dico una genialit&amp;agrave;, annunciando che ormai rischiamo di vivere pi&amp;ugrave; nel virtuale che nel reale (e infatti l'ha detta lui). &amp;Egrave; che penso che fino a qualche tempo fa dicevamo che era la televisione a rovinare le famiglie. Ma, almeno, la televisione non ci impediva (parlo al passato perch&amp;eacute; sembra, e ripeto sembra, che nessuno la guardi pi&amp;ugrave;) un utilizzo collettivo: si pu&amp;ograve; guardare un film, oppure seguire e commentare un dibattito o un documentario, anche insieme. Invece internet pretende un utilizzo totalmente esclusivo: tu, il pc e il mouse al posto del telecomando. E non ditemi che ho detto una genialit&amp;agrave;, perch&amp;eacute; lo so.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo (e mi sento gi&amp;agrave; vecchia, vecchissima, a dirlo) quando, da bambini e poi adolescenti, ci stringevamo la sera tutti vicini vicini sul divano, ognuno al suo posto fisso - ma fisso fisso, come con i posti a tavola &amp;ndash; oppure ci sdraiavamo sul tappeto davanti alla tv. Anche se eravamo concentrati sullo schermo, eravamo comunque uniti dal fare una cosa insieme. Vuoi mettere il brivido del casino che combinavamo a imitare tutti insieme Mazinga Zeta o Bia la sfida della magia, oppure le risate in comitiva con Jerry Lewis e Tot&amp;ograve;, con la calma piatta di questa roba in singolo con una tastiera? Il silenzio a volte &amp;egrave; assordante, a parte il ticchetticche del digitare compulsivo.&lt;br /&gt;Va bene, ok, oggi di televisore in casa ce n&amp;rsquo;&amp;egrave; praticamente uno per ogni componente della famiglia, ognuno se vuole si stravacca davanti al proprio senza tema di essere disturbato, per cui altro che film insieme e dibattito post-documentario. Resta il fatto che a me i social network &amp;ndash; e gi&amp;agrave; il suono di questa parola mi d&amp;agrave; prurito ai denti come tutti i termini inglesi d&amp;rsquo;importazione, ma sono un&amp;rsquo;anziana italianista e non posso farci nulla &amp;ndash; fanno sicuramente pi&amp;ugrave; paura del digitale terrestre. Intendiamoci, non sono contro la tecnologia e quant&amp;rsquo;altro il progresso abbia sfornato in questi ultimi decenni in materia: io stessa non posso farne a meno per tanti motivi, lavoro e fidanzato lontano in primis e perch&amp;eacute; mi piace pure, mica no; ma sono costernata dalla quantit&amp;agrave; di tempo che passiamo a volte anche interrottamente impantanati l&amp;igrave; (qui) dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendiamo facebook, per esempio: i sinceramente affezionati vi si piazzano finch&amp;eacute; la palpebra regge. Se c&amp;rsquo;&amp;egrave; un problema in casa o in famiglia bisogna mettere lo stato di allerta per farsi sentire. La cosa pi&amp;ugrave; triste &amp;egrave; che molto spesso diventa la tana per far finta di niente quando in coppia c&amp;rsquo;&amp;egrave; aria di crisi e ci si rifugia nella comoda cuccia di una comunicazione meno impegnativa ma assai &amp;ldquo;distrattiva&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;Non sto dicendo che stavamo meglio quando stavamo peggio, ma qui si sta peggiorando assai.&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt; Donde, le mie domande: posso io fare a meno di pensare che lo spazio riservato alla famiglia, alla coppia, diventi sempre pi&amp;ugrave; sfuggente, avendo tali occasioni di &amp;lsquo;incontro col mondo&amp;rsquo; direttamente a casa e a tutte le ore? E posso dire che mi spaventa pensare che ci aspetta un futuro in cui ci troveremo a non avere pi&amp;ugrave; nessuno vicino vicino con cui parlare davvero? E, cosa ancora peggiore, non sentirlo e toccarlo dal vivo, non viverlo? Mi spaventa, s&amp;igrave;. Perch&amp;eacute; sar&amp;ograve; pure vecchia, vecchissima, ma non fino a questo punto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 12 Oct 2010 13:17:56 +0200</pubDate>
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            <title>Conversatori.</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/9351858.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Non essendo una grande parlatrice, non amo a mia volta i grandi parlatori a ufo. Mi piace chiacchierare amabilmente, ma la conversazione deve avere un senso e un luogo e un momento. Per fare un esempio recente, non capisco chi, incontrandomi per caso per strada, mi trattiene mezz'ora buona a raccontarmi del parrucchiere che le ha sbagliato le meches se, prima di questo momento, io e lei ci siamo viste s&amp;igrave; e no due volte e tutte e due le volte ci siamo scambiate niente pi&amp;ugrave; che un saluto di convenienza. Ma andare per gradi (di conoscenza) no, eh?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non amo, poi, particolarmente, quelle situazioni conviviali in cui non conosco nessuno, epper&amp;ograve; sono costretta a parlare per forza, non importa (si fa per dire) quel che si dice, purch&amp;eacute; si faccia quel che il galateo consiglia: si conversi amabilmente del pi&amp;ugrave; e del meno. E si sorrida, sempre. Non sempre si &amp;egrave; dell'umore adatto, per&amp;ograve;. Quando ricevo un invito a un pranzo o a una cena che contempli un numero elevato di commensali perlopi&amp;ugrave; sconosciuti, certe volte scapperei volentieri a gambe levate. Per il semplice fatto che, uno, non sai mai chi ti capita a fianco e, due, nove volte su dieci si &amp;egrave; costretti a sorbirsi un polpettone farcito non compreso nel men&amp;ugrave;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi c'&amp;egrave; il caso eclatante in cui io e il mio compagno andiamo a cena fuori e pregustiamo una tranquilla cenetta a tu per tu: c'&amp;egrave; sempre qualcuno dai tavoli vicini che attacca bottone. Sempre. Lo abbiamo constatato, &lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;tutto sommato non troppo infastiditi, ma &lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;alquanto stupiti. Questo sabato sera eravamo a cena in un agriturismo: il gruppetto di cinque persone, entrato poco dopo di noi, doveva aver pensato che potevamo sentirci soli nella nostra solitudine di coppia (ma &amp;egrave; mai possibile?) e aver scambiato il nostro sorridente &quot;buonasera&quot; per un invito a scambiare (pi&amp;ugrave; di) due chiacchiere. Col risultato che la nostra cenetta a tu per tu se n'&amp;egrave; andata, ma non del tutto per fortuna, a farsi benedire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;D'altro canto resto largamente perplessa da quei tipi comunemente definiti di poche parole. Il mio collega &amp;egrave; cos&amp;igrave; e certe volte mi snerva, perch&amp;eacute; io ho bisogno di sapere tutto, ma proprio tutto, di quel che si &amp;egrave; detto a quella riunione o a quell'incontro a cui non ho potuto essere presente. Per me &amp;egrave; vitale, mi d&amp;agrave; lo sprone per caricarmi di entusiasmo o, nella peggiore delle ipotesi, di mollare tutto.&lt;br /&gt;- Allora, com'&amp;egrave; andata?&lt;br /&gt;- ... Bene.&lt;br /&gt;- Ok. Ma che hanno detto?&lt;br /&gt;- E' piaciuto.&lt;br /&gt;- Piaciuto come? Quanto? Erano entusiasti?&lt;br /&gt;- Eh, hanno detto che andava bene...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, poi, quando non ci si pu&amp;ograve; sentire a voce, i messaggi sul cellulare.&lt;br /&gt;Io: &quot;Tutto ok per quello che mi hai chiesto. Spero di rivederti presto, ti abbraccio forte.&quot;&lt;br /&gt;Risposta:&lt;br /&gt;&quot;Grazie mille.&quot;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 05 Oct 2010 22:44:38 +0200</pubDate>
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            <title>Ho il balcone differenziato.</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/9316349.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Ieri (e non &amp;egrave; mica la prima volta) ho comprato spazzolino da denti nuovo, dentifricio, crema per il viso e per il corpo, shampoo e bagnoschiuma. Nel giro di poco (tempo), ho prodotto un&amp;rsquo;incredibile quantit&amp;agrave; di immondizia, tra scatole di confezionamento, cellophane, foglietti illustrativi, strisce di protezione, scontrini e pubblicit&amp;agrave;. Senza contare i pezzi appena sostituiti, che sono andati a far compagnia a tutta l&amp;rsquo;immondizia &amp;ldquo;nuova&amp;rdquo;. Per smistare il tutto con attenzione, separando la plastica dalla carta e dal vetro (il barattolino di crema per il viso ha il contenitore in vetro e il tappo di plastica: un attimo di distrazione e si butta tutto il &amp;lsquo;pezzo unico&amp;rsquo; nello stesso sacchetto e amen), altro giro di un po&amp;rsquo; pi&amp;ugrave; di poco (tempo), e i sacchetti erano praticamente pieni. Dovevo uscire a &amp;ldquo;collocare&amp;rdquo; il tutto negli appositi cassonetti, compreso l&amp;rsquo;organico: dovevo aspettare le sette di sera. Qui l&amp;rsquo;immondizia si &amp;ldquo;butta&amp;rdquo; solo dalle sette di sera a mezzanotte, ante e post si becca una multa pari a mezzo stipendio di un operaio. Sono uscita molto prima delle sette e sono tornata dopo la mezzanotte. Come volevasi dimostrare (perch&amp;eacute; non &amp;egrave; mica la prima volta) oggi, domenica, a tutto ho pensato fuorch&amp;eacute; a loro e amen. I sacchetti, in fila ordinata sul balcone, pronti per essere espulsi, giacciono ancora l&amp;agrave;. I cassonetti sono a posto, ma il balcone di casa mia mi fa leggermente pena.&lt;br /&gt;Ad maiora.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 27 Sep 2010 01:34:47 +0200</pubDate>
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            <title>Template or not Template.</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/9299416.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Sto analizzando quel che vedo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Un pagina rosa. &lt;br /&gt; Gioiasole. &lt;br /&gt; Funambola.&lt;br /&gt; In piedi sull&amp;rsquo;arcobaleno. &lt;br /&gt; Io sono un clown e faccio collezione di attimi. &lt;br /&gt; Margheritine. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt; Mi discosto un attimo, per guardare la pagina da lontano.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Francamente, io &amp;ndash; la IO qua dietro, al di qua dello schermo &amp;ndash; che cavolo c&amp;rsquo;entro con TUTTO QUESTO?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 22 Sep 2010 23:31:26 +0200</pubDate>
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            <title>È successo anche questo (2).</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/9273321.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&quot;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;em&gt;Ci sono momenti in cui si ha qualcosa da dire a qualcuno, che ci farebbe piacere dire, che qualche volta addirittura sentiamo il bisogno di dire. E ci accorgiamo che non vuole ascoltare nessuno. Ma forse sto esagerando, no, non &amp;egrave; proprio che nessuno ha voglia d'ascoltare, semplicemente uno non ha tempo (ormai non si ha pi&amp;ugrave; tempo per niente) o ha ben altro per la testa o non &amp;egrave; il momento giusto o sta cercando anche lui qualcuno a cui dire qualcosa. Forse, in qualche caso, &amp;egrave; anche una questione di ritegno: alla fine incontri la persona che saprebbe ascoltarti, ma senti che, altro che qualcosa, gli dovresti dire tutto, e non t'arrischi e non gli dici niente. Oppure, credi d'aver trovato la persona, stai parlando, e ti rendi conto che quello ti sente, ma non ti ascolta. E non &amp;egrave; che faccia la commedia, &lt;strong&gt;ascoltare &amp;egrave; difficile, ascoltare &amp;egrave; sempre un po' diventare l'altro&lt;/strong&gt;, e uno si difende, d'istinto. O, anche, hai trovato uno che ti ascolta, bene, parli, parli, ma, come a tradimento, ti viene un pensiero velenoso: quanto dureranno i tuoi guai nei suoi pensieri? dopo tanto parlare, quanto durerai tu per lui? in lui? cinque, dieci minuti? un quarto d'ora? Forse &amp;egrave; anche una questione di pudore: si va a cena con amici, si mangia e si beve e si ride, si attacca un filetto ai funghi e si loda un indimenticabile brasato al barolo, si parla di viaggi, di persone, di politica, di amori, poi si saluta e ognuno torna a casa a ripensare alla solitudine e all'angoscia del vivere. In queste condizioni, le cose che abbiamo da dire non resta che dircele addosso&amp;hellip; a qualcuno che non c'&amp;egrave;, allo specchio, a vanvera. E si rischia di far ridere. Ma in fondo chi l'ha detto che dalla disperazione si pu&amp;ograve; solo piangere?&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&quot;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;(Raffaello Baldini, Zitti Tutti!)&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 16 Sep 2010 10:51:28 +0200</pubDate>
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            <title>E' successo anche questo.</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/9253592.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&amp;Egrave; successo che ho trascorso un mese intero nel buco grigio del blocco dell&amp;rsquo;architetto. Poi una notte mi sono svegliata di soprassalto e ho capito che cercare di progettare con la testa e le idee di qualcun altro, non pu&amp;ograve; essere MAI una buona idea. Il giorno dopo ho fatto un&amp;rsquo;abbondante colazione, mi sono lavata, vestita e truccata, mi sono seduta alla mia scrivania davanti al mac, ho preso il cellulare e ho chiamato quel qualcuno per dirgli di andarsene allegramente e definitivamente a quel paese.&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Ora s&amp;igrave; che mi riconosco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 10 Sep 2010 22:21:08 +0200</pubDate>
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            <title>9 giugno 2010</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/9078399.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Ogni parola che scrivo &amp;egrave; soltanto un altro modo per dire il tuo nome. &lt;br /&gt; Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo &lt;br /&gt; sempre e soltanto mamma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;T. Scarpa&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;, &quot;Stabat mater&quot;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 20 Jul 2010 22:05:55 +0200</pubDate>
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            <title>Ma un bel &amp;quot;ma che te ne frega&amp;quot;, no?</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/8665199.html</link>
            <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;strong&gt;&quot;...cerco solo di non dire niente di sbagliato. E allora va a finire che non parlo, e faccio la figura di quello che non ha niente da dire.&quot; Diego De Silva, &lt;em&gt;Non avevo capito niente&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Credo che le cose vadano dette senza tanti giri di parole; eppure &amp;egrave; un'arte che non ho ancora imparato. Pi&amp;ugrave; che l&amp;rsquo;assenza di parole, mi sorprende il fatto che, anche se la voglia di comunicare &amp;egrave; tanta, esse g&amp;igrave;rino a vuoto in un serbatoio pieno senza trovare la loro naturale via d&amp;rsquo;uscita. Ecco: naturale. Abbiamo qualcosa da dire? Diciamola. Invece no: siamo pieni di sovrastrutture, di schifosissimi limiti che il pi&amp;ugrave; delle volte ci siamo creati da soli e, anche, accidenti a loro, di paure. Paura di dire pure la cosa pi&amp;ugrave; giusta ma nel modo sbagliato, di essere fraintesi, di annoiare, di essere fuori luogo, di non essere accettati, in fin dei conti. La cosa pi&amp;ugrave; importante diventa il mostrarsi in un certo modo: naturalmente &amp;egrave; sempre un modo che pur ci piace, che ci attrae, ma che poi alla fine non ci fa affatto dire quello che volevamo dire. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Accadde una normalissima mattina, in un bar normalissimo di una normalissima cittadina di provincia: mi stavo gustando un meraviglioso cappuccino, di quelli densi e pannosi che ti fanno venire voglia di fare come i bambini e di spazzolare con la lingua bordo bordo per raccogliere tutta la panna adagiata nella tazza, quand&amp;rsquo;ecco che dalla radio sparano a tutto volume &amp;ldquo;Felicit&amp;agrave;&amp;rdquo; di Albano e Romina. Come mi sono goduta quel momento, non si pu&amp;ograve; raccontare. Non avevo compagnia, eravamo io e la mia tazzona accoccolata tra le mani, cantavo &amp;ldquo;un bicchiere di vino con un panino, la felicit&amp;agrave;&amp;rdquo; ed ero felice. Felice di non dover vedere nessuno snobbissimo paio d&amp;rsquo;occhi fuori dalle orbite per quella canzone che tutto &amp;egrave; considerata fuorch&amp;eacute; trendy, felice di non dovermi sorbire chiacchiere inutili, sorrisi inutili, smancerie inutili. Felice di non dovermi preoccupare della canzone giusta, del vestito giusto, del trucco giusto, delle parole giuste. Ero felice di essere felice di quella normalissima mattina. Ero felice. Punto. Ed &amp;egrave; bella, la felicit&amp;agrave;, quando puoi condiverla con qualcuno. Ma se avessi raccontato a qualcuno, che pur mi adora, quanto mi era piaciuto ascoltare Felicit&amp;agrave; di Albano e Romina, sarei stata presa per una povera quarantenne rincoglionita sul viale del tramonto. Perch&amp;eacute; &amp;egrave; ovvio che, poi, non ce l&amp;rsquo;ho fatta e l&amp;rsquo;ho raccontato e col &amp;ldquo;mi sa che un po&amp;rsquo; ti sei rincoglionita&amp;rdquo; si &amp;egrave; persa tutta la magia di quel momento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Ok, non ho detto praticamente nulla, eppure ho detto tutto quello che avevo da dire: ho un milione di cose belle, ridicole, divertenti, spensierate, ma anche tristi e deprimenti, perch&amp;eacute; ci stanno, da tirare fuori, ma non ci riesco. Finch&amp;eacute; Santa Sovrastruttura mi rester&amp;agrave; appollaiata sulla spalla come una scimmia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;P.S.: Per&amp;ograve; quando ci penso, a quella normalissima mattina, mi sbrilluccicano ancora gli occhi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormaltext-align: right;&quot; style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=6ypxl3FNfk8&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Le cose che non dici&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 07 Apr 2010 22:17:49 +0200</pubDate>
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            <title>Poi non lamentiamoci</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/7625991.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Ho assistito, nei giorni scorsi, a una scena imbarazzante. Ero in un negozio a provare un vestito: sono uscita dal camerino intenta a sistemarlo su un fianco e, quando ho alzato gli occhi, ho incontrato lo sguardo di un tizio che era in compagnia di una tipa. A parte il fastidio nel trovarmi inaspettatamente davanti un uomo, in un regno che &amp;ndash; secondo me - dovrebbe essere di sole donne (!), ho dovuto sorbirmi anche la scenata che la tipa ha fatto al suo uomo, colpevole di aver guardato un&amp;rsquo;altra donna per pi&amp;ugrave; di qualche secondo. Dopo aver sbottato con espressioni poco cristiane, il tizio &amp;egrave; uscito&amp;nbsp;dalla boutique&amp;nbsp;furibondo come un Orlando, mentre un silenzio di tomba calava su tutte le presenti (improvvisamente impegnatissime a guardare anche le grucce).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Anche non considerando il fatto che chiunque avrebbe spostato il proprio sguardo su un essere in movimento entrato nel proprio campo visivo, mi chiedo cosa abbiano nella testa certe donne.&amp;nbsp;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Il fatto &amp;egrave; che io comprendo molto poco quelle che si trascinano dietro i propri compagni in giro per negozi (per di pi&amp;ugrave; esclusivamente femminili!). A parte il fatto che anche le marmotte sanno che agli uomini rompe da morire andare in giro per negozi &amp;ndash; a meno che non si tratti di fanatici dello shopping, come qualcuno di mia conoscenza &amp;ndash; ho sempre pensato che certe cose vadano fatte con le amiche, le sorelle, la mamma o le zie o, meglio ancora, da sole. Ci sono donne che si ostinano a voler fare tutto con il loro compagno (marito o fidanzato che sia) e non trovano neanche il modo di andare a farsi una pizza con un&amp;rsquo;amica, &amp;ldquo;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;devo prima chiedere a lui&amp;rdquo;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Ma chiedere cosa? Vai l&amp;igrave; e glielo dici, che gioved&amp;igrave; vai farti una semplice e sana pizza con Giovanna e Maria, non timbri mica il cartellino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Francamente non capisco la difficolt&amp;agrave; nel lasciare che i nostri Homer si guardino in santa pace le partite tra uomini o ammuffiscano affondati tra le loro carte o, peggio ancora, inebetiscano davanti alla playstation (io con un playstationnaro non ci starei manco morta, ma non divaghiamo), mentre noi ci godiamo qualche ora di shopping tra donne, the e quel che segue.&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Ci sono altre e pi&amp;ugrave; interessanti cose da fare in coppia, se non sbaglio. A fare tutto insieme, prima o poi ci si annoia e ci si&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;eccetera&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;. Poi non lamentiamoci se il rapporto va a puzzette.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 06 Sep 2009 20:13:05 +0200</pubDate>
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            <title>Mi mancano le mie amiche.</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/6474822.html</link>
            <description>
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Siamo cresciute insieme fin da piccole; quando ci siamo conosciute avevamo pi&amp;ugrave; o meno sei-sette anni, magre come chiodi e i capelli cortissimi e lisci; solo T. aveva ricci ribelli e scuri e F. un biondo caschetto ondulato che la faceva pi&amp;ugrave; simile a una bambola. Ho una foto estiva che ritrae M.P. e me: in pantaloncini corti blu e maglietta bianca, alte uguali (quante discussioni su chi diventava pi&amp;ugrave; alta!) abbracciate e timidamente sorridenti all&amp;rsquo;obiettivo. M.P. &amp;egrave; stato il mio primo amore di amica, l&amp;rsquo;unica che io abbia sentito profondamente parte di me e con cui ancora oggi condivido una rara empatia, quel sentimento strano fatto di sensazioni che viaggiano senza bisogno di parole, di contatto fisico o visivo alcuno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Eravamo le Giovani Aquile: un club di sole ragazzine al di sotto dei dieci anni, con tanto di distintivo e tessera d&amp;rsquo;iscrizione; ogni giorno inventavamo giochi pericolosi che nulla avevano di femminile. E se per un niente osavamo lamentarci della pericolosit&amp;agrave; o difficolt&amp;agrave; di un gioco qualsiasi, la probabile esclusione era per tutte una cosa tremenda. Le bambole non erano sicuramente il nostro svago preferito: d&amp;rsquo;estate preferivamo arrampicarci sugli alberi e sulle pareti scoscese del bosco del castello, riportando graffi e sbucciature peggio dei maschietti, provavamo ad accendere fuochi con i rametti senza per&amp;ograve; riuscirci e correvamo in bilico sul bordo di una fontana circolare della villa comunale, sfidando la forza di gravit&amp;agrave; e ogni buon senso; d&amp;rsquo;inverno rubavamo di nascosto le bustone nere che le nostre madri usavano per raccogliere l&amp;rsquo;immondizia, per creare artificiosi bob con cui scivolare sulle pareti scoscese dello stesso bosco, coperte di neve. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;La nostra &amp;egrave; stata un&amp;rsquo;infanzia movimentata, ma divertentissima. Crescendo, abbiamo cominciato a divertirci un po&amp;rsquo; meno quando ci siamo accorte che attiravamo l&amp;rsquo;interesse dei maschietti del quartiere: orde di &amp;lsquo;bubboli&amp;rsquo; che ci inseguivano fino a farci morire di paura fin sotto al portone di casa. Meno scalmanate che da piccole, non riuscivamo per&amp;ograve; a fare un gioco tranquillo come la &amp;lsquo;campana&amp;rsquo; senza doverci guardare le spalle, pronte a fuggire al minimo accenno di attacco. A ripensarci, era meno pericoloso giocare alle Giovani Aquile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Alle medie ci sparpagliammo nelle varie scuole della citt&amp;agrave; (ma io e M.P. sempre insieme, guai a separarci), per poi riunirci alle superiori: le nuove amiche e i primi amori, la &amp;lsquo;comitiva&amp;rsquo;, le prime uscite di sera per andare al pub, le cenette a casa degli amici. E poi la patente, i primi giri in macchina e l&amp;rsquo;addio al &amp;lsquo;Ciao&amp;rsquo; con cui abbiamo pi&amp;ugrave; volte rischiato multe e beccato ammonizioni, i fidanzamenti. E qui avvenne l&amp;rsquo;irreparabile: a un certo punto, senza alcun preavviso, &amp;lsquo;lui&amp;rsquo; era diventato pi&amp;ugrave; importante di &amp;lsquo;noi&amp;rsquo;. Addio per sempre alle Giovani aquile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;Poi partimmo tutte per l&amp;rsquo;Universit&amp;agrave;: ci laureammo, trovammo lavoro altrove o in citt&amp;agrave;. Molte si sposarono presto, arrivarono i figli uno dopo l&amp;rsquo;altro; le amiche di sempre si erano trasformate in amiche occasionali: non c&amp;rsquo;era mai tempo per un caff&amp;eacute; o una pizza tutte insieme, il marito e i figli assorbivano tutte le energie. E poi la stanchezza, le delusioni premature, i dolori delle perdite che sempre accompagnano il diventare &amp;lsquo;grandi&amp;rsquo;. Ma sempre l&amp;igrave;, in prima linea, le amiche: quelle che restano quando tutto sembra scomparire. E quando tutto sembra diventare niente o troppo, avere voglia di tornare a casa: di averle l&amp;igrave;, intorno a te.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 08 Feb 2009 20:04:43 +0200</pubDate>
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            <title>Anna e i suoi fratelli</title>
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            <description>&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Mi raccontano che mia madre, mentre mi aspettava, ha rischiato di perdermi al sesto mese di gravidanza per l’apertura precoce dell’utero. Nacqui, invece, in perfetto tempismo: alle 9.30 del primo giorno dell’anno successivo, “bellissima, tutta bianca e rosa e con tanti capelli scuri”. Il mio primo nome fu, quindi, per ringraziamento alla protettrice delle partorienti, Sant’Anna.&lt;br /&gt;Mi raccontano che, quando mio fratello mi vide per la prima volta, attaccata al seno di nostra madre, le chiese: “Ma è tua?”. Aveva tre anni e la risposta “È nostra” non doveva averlo convinto molto: in seguito glielo chiese spesso, perlomeno quasi ogni volta che mamma mi teneva in braccio e lei era costretta ad accollarsi anche quel pesantone di mio fratello. &lt;br /&gt;Mi raccontano che, invece, mia sorella – la maggiore - si prodigò in un unico “Eccola!”. Per poi fregarsene completamente e tornare a trottare per casa sul triciclo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le premesse del nostro rapporto, negli anni a venire, erano già tutte lì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con mio fratello ho diviso latte e biscotti e pane e nutella, scatolette di tonno di cui eravamo ghiottissimi, miliardi di miloni di disegni di astronavi e giochi di ruolo ben definiti, in cui lui faceva il ‘soldato viso pallido’ e io il 'pellerossa’. I giochi finivano che io morivo ammazzata e non appena risuscitavo dovevo giocare con mia sorella.&lt;br /&gt;Io, onestamente, avrei preferito giocare da sola con le mie bambole e i miei disegni.&lt;br /&gt;Anche con mia sorella ho diviso latte e biscotti: ma in una strana pappetta che lei mi costringeva a ingurgitare quando giocavamo a ‘mamma e figlie’, anche se di ‘figlia’ ce n’era una sola. Lei stessa, mia sorella, mi ha raccontato che ero “buona buona, tanto buona che non piangevi mai, però non c’era gusto e allora ti dicevo che eri una bambina cattiva, così tu piangevi”.&lt;br /&gt;Quando ero impegnata a fare la figlia di mia sorella, ovviamente mio fratello non aveva nessuno con cui giocare con i suoi camion e i suoi fucili. Allora correva a lamentarsi da mamma: “E io chi uccido, adesso?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto mi sforzi, non ricordo di aver mai visto i miei fratelli giocare tra loro, anche se immagino che l’avranno pur fatto. Quanto a me, la mia natura, rivelatasi ben presto troppo accondiscendente, aveva fatto in modo che diventassi il loro giocattolo, più che una vera e propria compagna di giochi. Ricordo che, una volta, andai a piangere da mamma per le loro prepotenze. “Non devi piangere: devi essere più furba”. Questa frase è diventata il corollario su cui poi si è fondata la mia vita; non lo avevo capito, allora, ma in quel modo mia madre aveva fatto sì che, da quel momento in poi, risolvessi le mie beghe da sola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mia sorella, la primogenita, è sempre stata la ‘grande’ e ha fatto in modo che questo, noialtri due, lo capissimo sin da subito: ha sempre avuto atteggiamenti da caporale che non ha mai smentito, neanche in seguito. Sicura di sè, egocentrica e indipendente, era molto diversa da noi due. Quanto più lei era desiderosa di affrancarsi al più presto dalla famiglia, tanto noi eravamo invece molto più uniti e legati ai nostri genitori. Lei era come una mongolfiera: più si allontanava e si liberava dei legami familiari, più volava alto. E se penso a lei, penso a una donna libera che ha voluto a tutti i costi esserlo e ci è riuscita. Anche fisicamente, non c’è molto che faccia capire che siamo sorelle: se in lei si ravvisano le caratteristiche più forti della famiglia di mio padre, io ho la fisionomia di mia madre. Mentre io sono piccola e bruna, mia sorella è più alta e chiara di pelle e di capelli. Mio fratello è identico a papà quando era giovane: bruno e con una fila di denti bianchissimi. In molti ci hanno detto che dal sorriso si capisce che noi tre siamo fratelli. Dal sorriso e da certe espressioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mia sorella mi rimprovera spesso di dire “Mio fratello” o “Mia madre, mio padre” anche quando parlo con lei. Lo so, ma non lo faccio apposta. È un’abitudine inconsapevole che mi porto dietro da tempo. Ma lei sa che, nonostante le differenze di carattere e di temperamento, io le ho voluto e le voglio bene davvero. Sa che può contare su di me, qualunque cosa accada, come lo sa anche mio fratello. E sono sicura di non sbagliare, nell'affermare che la cosa è reciproca. Forse, dopotutto, non è un male che ora tutti e tre viviamo in luoghi diversi. Parlarci, ora, vuol dire riscoprirci, aver voglia davvero di sentire l’altro o l’altra anche solo per scambiare due chiacchiere. Come in molti rapporti d’amore, non è facile vivere insieme, soprattutto se non è per scelta. Anche se ci si vuole bene davvero.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 12 Nov 2008 17:21:22 +0200</pubDate>
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            <title>Vita quotidiana</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/5840042.html</link>
            <description>&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;L'altro sabato mattina: «Papà, per favore, prendimi anche: ‘Io, Donna’ del Corriere e ‘La Repubblica delle Donne’. Ah, e anche Vanity Fair, grazie!»&lt;br /&gt;Un paio d’ore più tardi, sulla mia scrivania ci sono solo le prime due riviste con i relativi quotidiani. «Papà! E &lt;a href=&quot;http://www.style.it/cont/vanity-fair/home-vanity-fair.asp&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Vanity Fair&lt;/a&gt;??» Lui mi sorride, scusandosi: “In profumeria ci vado nel pomeriggio…»&lt;br /&gt;Il lunedì mattina, andando al lavoro, racconto ridendo l’episodio alla mia collega: «Ho chiesto a papà di comprarmi Vanity Fair e…» ma lei mi interrompe, gli occhi luccicanti: «Davvero? &lt;a href=&quot;http://images.google.com/imgres?imgurl=http://www.designbeans.com/images/specials/salone%25202005/fuori/frau-3.jpg&amp;imgrefurl=http://www.designbeans.com/specials/salone05/milano05_poltronafrau.htm&amp;h=345&amp;w=470&amp;sz=41&amp;hl=it&amp;start=12&amp;um=1&amp;usg=__FbtNbaSUt7mHkyog2--xLRBqISo=&amp;tbnid=MSh4mYji0HYQJM:&amp;tbnh=95&amp;tbnw=129&amp;prev=/images%3Fq%3Dpoltrona%2Bfrau%2Bvanity%2Bfair%26um%3D1%26hl%3Dit%26client%3Dsafari%26rls%3Dit-it%26sa%3DN&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ti è costata tanto&lt;/a&gt;?»&lt;br /&gt;Una rivista che passa per un profumo e mi diventa una poltrona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A teatro, durante le prove del ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo. Siamo all’incipit de “O Dei Titani”. Il maestro: «’Dei’ è un sostantivo, va pronunciato con forza, raddoppiando la D: ‘O DDei Titani!’»&lt;br /&gt;Inizia Federica: «O Dei dei Titani…».&lt;br /&gt;Si raddoppia come si può.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traffico bloccato, arrivo in ritardo allo studio. Il mio capo sbotta con la segretaria: «Al suo posto io avrei preso un taxi!»&lt;br /&gt;Magari un elicottero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al bar, con la mia amica Paola. Arriva il cameriere con le nostre ordinazioni. «Ecco il caffettino, con il piattino, il bicchierino, il dolcettino e lo scontrino…»&lt;br /&gt;E’ un mondo piccolino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frase del giorno:&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;«La verità è che io non mi ero espresso bene con le parole; perché la bellezza di ciò che ho visto non è riuscita a venir fuori con la grazia con cui l'avevo vissuta.»&lt;br /&gt;Dal Film: &quot;La tigre e la neve&quot; di Roberto Benigni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description>
            <pubDate>Sat, 08 Nov 2008 16:15:05 +0200</pubDate>
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            <title>Senza titolo</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/5793922.html</link>
            <description>&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Il venerdì mattina, di solito, dopo aver sbrigato la posta elettronica, faccio sempre un salto su l’&lt;a href=&quot;http://www.internazionale.it/oroscopo/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Internazionale&lt;/a&gt;, per leggere l’oroscopo di Rob Brezsny. Sono nata sotto il segno del Capricorno: a quanto sembra il segno meno amato dello zodiaco (so’ belli gli altri). Per chi non lo sapesse, il 2008 è l’anno superfortunato per i nativi di questo segno, che ospita finalmente Giove, dopo ben dodici anni di assenza (perbacco). Se non lo avessi saputo, non avrebbe fatto nessuna differenza. Il bello è che, a dirlo, siamo ben sette Capricorno, amici e parenti vicini e lontani. Ci guardiamo intorno e ci chiediamo dove sia finito Giove: forse a pascolar nei boschi coi fauni e le ninfe? Però Rob Brezsny scrive cose carine e interessanti, e stavolta, sorvolando il mio, che pur ho letto, mi sono fermata su quello del Toro. Mi calza a pennello, devo dire. Quindi, amico del Toro, fammi posto, per favore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font class=&quot;ske02&quot;&gt;“Non devi essere quello che non vuoi essere, Toro. Per favore, leggi di nuovo questa frase, bevila come se fosse l'elisir che avresti voluto bere da quando avevi 13 anni. Ecco alcuni corollari: &lt;br /&gt; - non sentirti in dovere di essere all'altezza delle aspettative degli altri;&lt;br /&gt; - non ti sforzare di raggiungere un tipo di perfezione che non ti interessa;&lt;br /&gt; - non obbligarti a credere alle idee che ti intristiscono o ti infastidiscono, né a provare le emozioni che gli altri cercano di farti provare. Sentiti libero di essere esattamente come vuoi.&amp;quot;&lt;/font&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, comunque, anche riflettere con la Bilancia non sarebbe male:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font class=&quot;ske02&quot;&gt;&amp;quot;Se non commetti errori&amp;quot;, dice il premio Nobel per la fisica Frank Wilczek, &amp;quot;significa che non cerchi di risolvere problemi veramente difficili. E questo è un grave errore&amp;quot;. Tienilo ben a mente, Bilancia. Ecco alcuni interrogativi su cui riflettere nei prossimi giorni.&lt;br /&gt;1) Sto perdendo tempo dietro a problemi irrilevanti che non sono alla mia altezza?&lt;br /&gt;2) I miei dilemmi attuali sono degni della mia intelligenza?&lt;br /&gt;3) Dovrei preoccuparmi di questioni più interessanti?&lt;br /&gt;4) Non è il caso di rischiare di più?&amp;quot;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O forse è meglio che ascolti il mio e basta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font class=&quot;ske02&quot;&gt;“Grazie alla tua forte personalità potresti organizzare la festa più divertente del mondo”.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie per il suggerimento, Rob: lo prenderò in considerazione per la festa dei miei prossimi 40 anni. Ma spero non ti dispiaccia se al &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Boston_Tea_Party&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Tè di Boston&lt;/a&gt; preferirò di gran lunga un &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Le_avventure_di_Alice_nel_paese_delle_meraviglie&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Tè dei Matti&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Tanti baci. Alice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.: siete tutti invitati. Matti e non.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 02 Nov 2008 17:59:38 +0200</pubDate>
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            <title>Per una buona notte
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            <link>http://blog.libero.it/Funambola/5766666.html</link>
            <description>&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Ormai la mia casa si è trasformata in un insieme scomposto di libri. Ovunque ne spicca almeno un paio con un segnalibro orecchiuto e pendulo, mezzo ingoiato dalle pagine quasi intonse, in memoria. Libri lasciati a metà, infilzati in una quantità indefinita di altri, letti di malavoglia o divorati, e molti nuovissimi e allettanti, che non vedo l’ora di scoprire. Sarà per questo che li inizio e non li finisco, attaccandone subito un altro? E, magari, sarà per questo che ogni volta compro un segnalibro nuovo, rigido e perfetto? Quelli che ho accumulato nel tempo – i segnalibri - sembra che non mi bastino mai. E mi piacciono così tanto che quasi ogni volta che acquisto un libro me ne regalo uno. Alcuni li ho anche creati io stessa. Accade che ne scovi qualcuno dimenticato - un richiamo quasi rassegnato - tra le pagine de &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Il profumo&lt;/span&gt; di Suskind, interrotto nella lettura quasi con stizza, quando lui – il protagonista – ha appena ucciso una donna per rubarne l’odore; tra &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Grandi speranze&lt;/span&gt; e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;I Quattro libri delle piccole donne&lt;/span&gt;, con in mezzo, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Suo marito&lt;/span&gt;, di Pirandello, riletture dei momenti di nostalgia; ne &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;L’amore non basta mai&lt;/span&gt; di Jennifer Vandever, che non ricordo neanche cosa raccontasse ma neanche mi incuriosisce più, e in &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Lezioni di felicità&lt;/span&gt;, di Angela Vallvey, storia d’ordinario amore infedele, questo sì, me lo ricordo ancora. Non ha vinto neanche &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;L’abitudine di amare&lt;/span&gt; di Doris Lessing, piazzato sopra un malinconico &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Cronache di poveri amanti&lt;/span&gt; di Pratolini, entrambi con il loro bel trofeo cartonato a segnarne la pagina interrotta, sfidati da una pur amatissima Austen di &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Mansfield Park&lt;/span&gt;, e una sconosciuta Anna Gavalda che mi ha tentato con &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;L’età dei sogni&lt;/span&gt;. Sopra tutti, campeggia, con quella faccia occhialuta di Severgnini, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;L’italiano, lezioni semiserie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mamma già dorme, le lascio un bacio leggero per non svegliarla. Me ne vado a dormire stringendomi al petto le lezioni semiserie di Beppe. Per sorridere un po’. Così non penso a te. Perchè non c’è &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=cOxf8wKe7Fg&amp;feature=related&quot;&gt;niente da capire&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 29 Oct 2008 22:23:25 +0200</pubDate>
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            <title>Senza titolo</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/5636741.html</link>
            <description>&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Ho cambiato le tende alla mia Libero-casa... dall'arancione al rosa, mah. Vedrò di abituarmi anche a questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il resto, ho scovato una &lt;a href=&quot;http://atcasa.corriere.it/Le-case/Camera-con-vista/2008/09/16/casa_cannes.shtml#article-header&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;casa&lt;/a&gt; da sogno. Se volete, potete anche affittarla, dicono.&lt;br /&gt;Poi dicono che sia indimenticabile la vasca alle spalle del letto. Ma io mi accontenterei anche solo del panorama. Di &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/crisi-mutui-9/bauman/bauman.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;questi tempi&lt;/a&gt;, (ma non solo questi) la prudenza consiglia: 'guardare e non toccare'. Questo e altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi auguro una bellissima settimana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://digilander.libero.it/Gioiasole/100%20anni.png&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; style=&quot;margin: 2px auto; display: block; text-align: center;&quot; src=&quot;http://digilander.libero.it/Gioiasole/100%20anni.png&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://BenoitPaille.deviantart.com/art/100-ans-100521264&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;foto by DeviantArt&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 12 Oct 2008 20:27:11 +0200</pubDate>
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            <title>Perché non va</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/5530282.html</link>
            <description>&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;Come faccio di solito, quando del frullatore che si agita in testa non trovo l'interruttore, chiudo gli occhi e aspetto che si fermi da solo. Poi prendo gli ingredienti uno per uno e cerco di dargli un nome. Affinché non vivano di vita propria, ma abbiano un senso. Almeno per me.&lt;br /&gt;&lt;font class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=g1nrmqM0XWY&amp;feature=related&quot;&gt;«La pazienza è il sandalo che il saggio si lega al piede per non dover ricoprire di pelle tutta la strada». Adagio buddista&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;E così sia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi scrive una mia carissima amica d’infanzia. Una mail lunga, in cui non si nasconde l’affetto duraturo che è cresciuto con noi. Nonostante la distanza, le scelte diverse. Mi ritrovo a leggere centinaia di parole che non avrebbero trovato strada facilmente in una conversazione telefonica, ma che avrebbero avuto un suono acutamente familiare su un divano, davanti a un buon caffé. Rileggerle non basta a superare lo stupore, né a capire o a trovare le risposte. Mi piacerebbe dirle che suo marito l’ha tradita perché è un folle. Si tradisce per follia per una notte, due, ma per mesi? Che follia è? Diventa scelta, opzione preferita. Vuol dire che l’incanto si è trasferito altrove, o è morto e cerca di rinascere in (tra) altre vesti.&lt;br /&gt;Non ho mai creduto che le parole possano avere lo stesso potere di un silenzio condiviso in un abbraccio. Ma a volte, come queste volte, sono decisamente necessarie. Anche quando devono rivestirsi in risposte che non ho.&lt;br /&gt;E non ho risposte per niente che riguardi l’amore, come quando un’altra amica, single, mi chiede: &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;cosa c’è che non va? Perché non va?&lt;/span&gt; Non lo so, perché non va. &lt;br /&gt;Avrei voluto raccontarle di Tizio, fidanzato, che mi invita ripetutamente a cena o a bere qualcosa. O di Caio, che da mesi sta con un’altra donna, ma da mesi vuole una storia con me, senza lasciare l’altra, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;ovviamente&lt;/span&gt;. Avrei voluto cercare conforto in lei come ho sempre fatto, perché lei era quella che aveva fatto le scelte giuste, aveva trovato il fidanzato giusto, il marito giusto e aveva sempre le parole di conforto e di speranza giuste. Da amiche, abbiamo sempre condiviso lo stesso mondo, come donne un po’ meno. E ora siamo amiche e donne sullo stesso pianeta, il mio. Quando io avrei tanto voluto raggiungere il suo.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=doiwVoV4-hY&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;E ti perdi dentro a un cinema&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;a sognare di andar via&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 28 Sep 2008 16:07:19 +0200</pubDate>
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            <title>Scusate il ritardo.</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/5478706.html</link>
            <description>&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske04&quot;&gt;Ore 9:30.&lt;/font&gt; Mi sono svegliata con un forte mal di testa. Ieri sera ho fatto un tantino tardi e non ci sono più abituata. In più ho fatto un sogno stranissimo, in cui &lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/scriviamone/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Francesco&lt;/a&gt; mi rincorreva con degli striscioni da ultras tipo curva nord a Napoli e, al risveglio, ho capito subito che avevo ricevuto un messaggio subliminale che mi sono affrettata a cogliere. Ma non prima di aver bevuto con grande soddisfazione, nonostante il mal di testa, la mia doppia razione del primo caffè mattutino. Senza brioche, però.&lt;br /&gt;&lt;font class=&quot;ske04&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ore 10:00.&lt;/font&gt; Con la seconda tazza di caffè ben salda sul suo piattino, a lato del Mac Book, ho iniziato a fare il giro dei miei blog amici per salutarli e metterli al corrente dell’equivoco, e cioè che, in realtà, il mio ritorno era solo annunciato (diciamo estorso a tradimento) ma non ancora effettivo. Nel frattempo mi sono fatta una scorpacciata di post arretrati, ho scritto non so più quanti commenti opportunamente elaborati (che non erano, cioè, del tipo ‘Sono tornata’ e ciao). Invece di diminuire, il mal di testa è aumentato, ma nel contempo è aumentato anche il mio indice di gradimento nei confronti di quello che ho letto. Possibile che siate tutti così bravi e io mi debba risolvere invece in un semplice post qualsiasi? Ma ho tenuto a bada il crescente senso d’inferiorità e ho tenuto duro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font class=&quot;ske04&quot;&gt;Ore 13:19.&lt;/font&gt; Non ho ancora finito il giro ma l’ora (s)fatta mi dice che devo preparare il pranzo. Per fortuna a casa mia si mangia tardi, oggi orecchiette al ragù con ricotta ‘tosta’ grattugiata. Se ci penso, fare il giro dei blog in modo serio, stamattina, è durato quanto una mezza-mezza giornata di lavoro. Però è stata una bella mezza-mezza giornata. Scusate il ritardo, quindi: non me ne vogliate se ci ho messo così tanto a ritornare dal tempo degli Europei. Mi sono messa per un po' in panchina, ma recupererò in fretta.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 21 Sep 2008 13:58:46 +0200</pubDate>
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            <title>Ci manchi per davvero.</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/5447863.html</link>
            <description>&lt;font class=&quot;ske04&quot; style=&quot;color: rgb(51, 0, 204);&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/font&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=uKSuG1LOaYI&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske04&quot; style=&quot;color: rgb(51, 0, 204);&quot;&gt;Cara GioiaLù,&lt;br /&gt;tanti anni fa eravamo una banda di matti, e mi riferisco a me, te e qualche altra decina di loschi personaggi comparsi in fila indiana nel tuo ultimo post di ritorno.&lt;br /&gt;Sarei tentato di telefonare. Ma non lo farò, perché romperemmo l'incantesimo. Quello secondo cui noi tutti siamo creature dotate di una grande anima immateriale. E la voce, si sa, è una sequenza di onde sonore generate da un corpo vibrante.&lt;br /&gt;Essendo non dotati di corpo, in questo mondo, ecco dimostrato l'assioma (che per definizione sarebbe da prendere così com'è perché, pur sorgente di ogni dimostrazione  è, di per sé, non dimostrabile) che noi non siamo in grado di emettere suoni ma solo segni neri su schermo bianco (o tutte le possibili combinazioni di colori).&lt;br /&gt;A questo punto mi sorge il dubbio che GioiaLù sia stata l'invenzione delle nostre menti, desiderose di generare una gioiosa creatura con capacità soprannaturali, difficilmente compatibili con il nostro ambiente asfittico.&lt;br /&gt;Cosa le abbiamo fatto? Le abbiamo tolto il respiro? L'abbiamo avvelenata, ammorbata, schiacciata? E dove sono i suoi resti?&lt;br /&gt;Non è possibile che sia sublimata, trasformando il proprio corpo immateriale in un'idea di sé.&lt;br /&gt;Non posso credere che ci abbia cancellato con un colpo di cimosa dalla lavagna della sua vita.&lt;br /&gt;Le eravamo troppo vicini ed ora, puff, scomparsi dalla sua vita.&lt;br /&gt;Se fossi certo di non rompere l'incantesimo le telefonerei.&lt;br /&gt;Ma non ne sono certo.&lt;br /&gt;E allora attendo, con pazienza, il colpo di spugna.&lt;br /&gt;Se ne ha il coraggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;</description>
        <category>amicizia</category>
            <pubDate>Wed, 17 Sep 2008 01:25:34 +0200</pubDate>
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            <title>La mamma e gli Europei (di calcio)</title>
            <link>http://blog.libero.it/Funambola/4944339.html</link>
            <description>&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;La voglia di tornare c’era, lo stimolo a scrivere un po’ meno. Forse perché il tempo passato a fare altro (troppo altro) mi aveva messo un po’ d'indolenza rugginosa nelle dita, abituatissime, invece, negli ultimi tempi, solo a far scorrere velocemente il puntatore del mouse sulla videata del cad. Non ricordo di aver mai passato tanto tempo senza scrivere uno straccio di pensiero che non fosse strettamente tecnico o legato alle faccende domestiche (leggi: lista della spesa). Eppure è andata così e di questi mesi non resta traccia alcuna se non nei miei ricordi e in alcune foto. Chissà che, piano piano, non mi ritorni l’antica passione per la scrittura e non mi ritrovi, magari senza neanche accorgermene, a riportare, qua e là, qualche sprazzo di quanto mi è accaduto. Però è stato bello, perché ho tolto un po’ di pietre dal mio giardino. Mi sono divertita, ho riso e pianto tantissimo, mi sono fatta male fisicamente (e un po’ anche al cuore), mi sono tuffata a pieno titolo in un mondo che non conoscevo affatto, ma finora solo sfiorato da spettatrice, quello del teatro. Ho conosciuto tante persone e stretto amicizie bellissime. Mi sono anche innamorata. Un pochino, sì. Ma è stato tutto oltremodo divertente, coinvolgente e appagante. Ho rivestito persino i panni del mio primo amore, quello della danza. Insomma, mi sono messa in movimento parecchio e non solo fisicamente. Ora vi guardo, vi leggo (dico ‘ora’, ma in realtà non ho mai smesso di farlo) e vorrei tornare tra di voi. Piano piano, rinnovando, magari, un po’ di quell’incoscienza sana, adolescenziale quasi, che mi aveva fatto creare questo spazio. A proposito di incoscienza: sarà proprio questa, così allegramente ritrovata, che mi porterò addosso, di questi mesi, spero il più a lungo possibile. Con un po' di pazienza, però, devo togliere molta ruggine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché il titolo?&lt;br /&gt;Perché è stato bellissimo vedere una signora di settant’anni, provata dalla malattia e dalle terapie, scalmanarsi come un’autentica tifosa alle partite. Mai vista una cosa del genere, quella donna è un fenomeno. “Ma siete o non siete Italiani? E allora dovete guardare la partita!” Io, invece, a onta dei suoi rimproveri, ieri mi sono vista la seconda parte di Via col vento. Un po’ di romanticismo, inframmezzato, ma non guastato, dalle urla di mia madre che dava allegramente dei ‘mosci’ - “mosci, siete mosci” - ai nostri calciatori. E poi voleva spiegarmi come funzionano i rigori. A me!&lt;br /&gt;Oh, a proposito: ben ritrovati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;font class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=2X3chDF5_XA&quot;&gt;Replay&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 23 Jun 2008 12:56:38 +0200</pubDate>
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