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Furia, Icaro, Placido: storia di tre piccoli merli..e di una Fusa che "gli insegnò a volare"...;)

Post n°573 pubblicato il 18 Novembre 2010 da sono_fusa
 

Questa è una storia realmente accaduta qualche anno fa, che racconta di quanta intelligenza e amore possono essere dotati gli animali nel caso specifico dei semplici merli. Amore e intelligenza che spesso non si riscontrano neanche negli esseri umani.  Come disse Totò.."  Più conosco gli uomini più amo le bestie".

 La storia è un pò lunga..per chi avrà voglia di leggersela tutta..buona lettura. 

  http://www.avifaunafree.com/page%20art%20ornitologia/Merlo.jpg


Erano i primi giorni di maggio. Il cielo era limpido e il sole cominciava già a scaldare consentendo lunghe soste all’aperto.  Mentre
mi dilettavo in vari piccoli lavori di giardinaggio, notai un insolito via vai di merli in prossimità di una fitta siepe di vite americana. Osservai più attentamente e vidi che I merli, si soffermavano da prima sul tetto del garage, poi con “volo diretto” si infilavano proprio dove la vite era più fitta, per poi uscirne pochi minuti dopo. E così per innumerevoli volte.

Verso sera quando oramai "l’avanti e indietro" era terminato, (visto che all’imbrunire evidentemente anche i merli “vanno a dormire”) presi una scaletta e guardai in mezzo alla siepe scoprendo il perchè di questo “via vai” : stavano costruendo un nido.

Andarono avanti così per diversi giorni, fino a quando notai che la femmina (identificabile per il colore delle piume più chiaro rispetto al maschio e per il colore del becco, di un giallo meno intenso) si soffermava sempre più a lungo nel nido, a differenza del maschio che andava e veniva con il becco spesso pieno di cibo.

Intuii che evidentemente la femmina stava già “covando” nel nido e il maschio le portava da mangiare. Infatti in un momento in cui il nido era vuoto andai a curiosare e all interno vi erano tre piccole uova.

Intanto passavano i giorni e le notti, la femmina si tratteneva sempre più a lungo nel nido e il maschio continuava a portare il cibo.

L ’insolito "svolazzamento" però non passo inosservato neanche al gatto del vicino che notato le potenziali prede e soprattutto intuendo evidentemente il contenuto, penso bene di appostarsi sul tetto del garage con occhio vigile e già “leccandosi i baffi”...

Nel frattempo anche la femmina cominciò ad allontanarsi, ritornandovi con il becco pieno come il maschio e cogliendo il momento in cui il nido non vi erano nessuno dei due, mi avvicinai e notai che erano nati tre piccoli merletti.

Erano tenerissimi. Piccoli, spelacchiati cinguettavano debolmente e stavano col becco aperto in attesa della “pappa” che così amorevolmente il “papà e la mamma” gli portavano. http://www.parcapuane.it/gallery/concorso/2004/merli_1.JPG

Dovevo subito correre al riparo e metterli in sicurezza..soprattutto dai gatti. Costruii sopra la garage, una specie di barriera con delle cassette di legno, in modo tale che il gatto non potesse più avvicinarsi e nel frattempo tenevo sott’occhio il nido, in modo che quando i piccoli avessero deciso di uscirne, fossero al sicuro.

E infatti ciò avvenne in un pomeriggio domenicale. Una alla volta caddero da nido e la mamma cominciò disperata a chiamarli cinguettando quasi in modo stridulo.

La cosa ovviamente non sfuggì neanche ai gatti dei vicini che erano già in zona annusando le prede.

Mentre io cercavo di tenerli lontani, mio marito riuscì a prendere i piccoli uno alla volta e li collocammo all’interno di una gabbietta imprestata dalla vicina. Era già sera e lasciarli li fuori con i gatti in agguato, avrebbe significato per loro morte certa, anche perchè non erano assolutamente in grado di volare.

Per cui decidemmo di prenderli in casa.

Praticamente alla notte non dormii pensando ai piccoli e a come avrei potuto salvarli, visto che c’era anche il problema di come dargli da mangiare. Ero riuscita a dargli quache piccolo lombrico, prendendone uno alla volta in una mano, e con l’altra mimando quasi la madre (quando sono piccoli infatti, sono quasi ciechi e percepiscono solo con i suoni la presenza di cibo) ondeggiando lentamente il lombrico in modo tale che aprissero il becco e riuscissi ad infilarglielo in bocca) ma mica potevo farlo tutto il giorno!

Alla mattina, non appena cominciò ad albeggiare però la sorte mi venne in aiuto. In giardino c’era la mamma che sembrava quasi che li cercasse e gli chiamasse.

A quel punto mi venne un idea. Quella  di portare la gabbietta in garage, aprirla lasciandoli liberi, sperando che la mamma li potesse accudire da li. C’era però il problema dei gatti.. Costruii allora,  una specie di barricata con dei pannelli di legno davanti alla porta aperta del garage, in modo che i gatti non riuscissero a scavalcarla, ma che la mamma potesse entrare e uscire e che soprattutto i piccoli merli fossero riusciti a scavalcarla solo nel momento in cui avessero imparato a volare.

Così feci. Dovevo solo sperare che la mamma si fidasse ad entrare ne garage. Ma complice i richiami dei piccoli all’interno del garage e soprattutto l’istinto materno (decisamente più forte negli animali che in certi esseri umani) dopo un attimo di titubanza, entrò. E ne uscì per poi ritornarvi con il becco pieno.

C’ero riuscita!!

i merletti se ne stavano tranquilli in garage e la mamma e qualche volta anche il padre, entravano e uscivano indisturbati per portarli il cibo. Alla sera quando  diventava buio però, per sicurezza chiudevo la porta e alla mattina presto la aprivo. Spesso mi capitava di vedere la madre che era li in prossimità che sembrava, aspettarmi..

E così andò avanti per diverse settimane. Misi anche in garage una piccola bacinella piena d’acqua, perchè avevo letto su un libro che ai merli piace molto “strarnazzare” e infatti quando controllavo trovavo bagnato li vicino: evidentemente ogni tanto si facevano un bagnetto!

Era giunto il momento di dargli un nome a tutti e tre...e dietro suggerimento della mia "pampina", optammo in base alle loro caratteristiche... che avevamo dedotto, osservandoli dall'esterno del garage..

Uno lo chiamammo Icaro..perchè tentava goffi voli dal bordo della serranda del garage, per poi stramazzare ogni volta rovinosamente al suolo!!

Uno Placido perchè se ne stava sempre appollaiato sopra alla bicicletta, ad aspettare mamma per mangiare (e infatti era anche il più cicciotto) muovendo ogni tanto con molta calma le ali; ogni tanto tentava anche un rudimentale volo, ma sembrava non avere troppa fretta di imparare.

Furia per il colore nerissimo delle sue piume e per la sua velocità. Fu il primo a imparare a volare ed era quello decisamente più vispo.

Ogni giorno che passava i piccoli merli diventavano sempre più grandi e  autonomi, facendo voli sempre più alti da una parte all’altra del garage...ormai era questione di poco tempo...presto sarebbero stati in grado di superare la barriera e prendere il volo per la libertà nel vero senso della parola.

E infatti..il giorno arrivò. Una sera entrando nel garage notai che Furia (come si era pensato) non c’era più. Poi lo seguì il giorno dopo Icaro…. e per ultimo come da copione Placido.

L’impresa era riuscita! Li avevo salvati tutti e tre! E ora erano pronti a volare via verso la libertà.

Per alcuni giorni continuai a vederli li in giro insieme alla mamma merla e al papà che ancora gli inboccavano.

Io naturalmente cercavo di integrare con piccole briciole di pane che gli lasciavo in giardino.

Poi sparirono per "altri lidi". O perlomeno...ancora adesso vedo spesso merli in giardino...ho letto che tornano dove sono nati...chissà se sono loro. O forse saranno i loro figli?  (Anche adesso a distanza di tempo gli lascio da mangiare soprattutto d’inverno o quando nevica).

Non so. So però che non hanno per niente paura..gli passo vicino e loro se stanno li tranquilli lo stesso.

Chissà...forse mi riconoscono..?? in fondo, sono stata un po' anche io la loro mamma.

 

 
 
 
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