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sergioemmeuno
   

GIORNI STRANI

Vita di comunità: mai come ora dobbiamo fare appello a ogni nostra singola cellula. E' giunto il momento di imprimere una violenta accelerazione all'intelligenza della nostra specie, come una frustata di tramontana: l'occhio non sarà occhio e la mano non sarà più mano, negli anni venturi.

Creato da sergioemmeuno il 22/04/2011
 

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Ancora Carla ed Emanuele al Bar Gozzi (13)...

Post n°701 pubblicato il 04 Settembre 2012 da sergioemmeuno
 

 

  E’ come la sosta di un autobus, quel sandalo di lei sulla caviglia dell’uomo: una sosta non prevista, la fermata in una cella di periferia.

   Difficile accedere nei cunicoli cerebrali di Emanuele Brandi, in questo momento. Certo è che, se gradisce l’escalation della cinquantatreenne romana, lo dissimula e bene, indugiando asettico sulla figura color piombo di Giordano Bruno.

   Le situazioni, nel loro scorrere, si creano una propria strada, come l’acqua che s’infiltra nei luoghi più impensabili. E il rigolo di Carla, originato dall’amicizia consumata verso Sabrina, ora devia bruscamente per indirizzarsi nella vita di un uomo che è l’opposto del seduttore; l’opposto dell’antieroe; la faccia contraria dell’uomo vincente. Paradosso nel paradosso: inconsapevolmente attrae tutti, cani e porci, eccome se attrae.

   E ciò diviene assai palese quando l’uomo che serve ai tavoli, là fuori, inizia ad appiccicarsi al biologo, iniziando una lunga conversazione sul mare.

 

   L’autobus di Campo de’ Fiori ha ripreso la marcia. Da un bel pezzo.

   <<Lo sai che sono una folle appassionata di acquari?>> riprende Carla.

   <<A sì?>> Manu fa un impercettibile movimento, come per lasciar intendere che deve andar via. L'argomento inerente a Sabrina si è polverizzato.

   <<Purtroppo sono una frana! E ultimamente le cose non è che vadano bene. Per i miei pesci, s’intende.>>

   <<O mio Dio. Delicata la faccenda.>>

   <<Si sono create delle nuvole bianche nel mio grande acquario… poi>>, un accenno di risata soffocata, <<la cosa strana è che se le tiri fuori dall’acqua, perdono consistenza.>>

   <<Mucillagini, suppongo.>> Gli occhi neri di Emanuele s’incrociano brutalmente con gli occhi grandi di lei. Cosa inusuale, adesso il volto della donna è come un lenzuolo bagnato. Ansimante di essere steso con cura, e nient’altro.

   <<Se me lo dici tu, sarà così. Certo, non è il massimo stringere quelle sostanze appiccicose con la mano.>>  

   <<Già. Lo hai da molto?>>

   <<Sì, ce l’ho da almeno tre anni.>>

   <<Troppo cibo, Carla. Devi aspirarlo. E dai meno da mangiare ai tuoi pesci>>, le spiega gesticolando con quelle lunghe mani, con una grazia che non s’impara in nessuna scuola. E un sorriso che lascia intendere: ma che cavolo combini?

 

   <<Ascolta, abito qua vicino. Non è che potremmo farci un salto?>>

  <<Adesso?>> replica strabuzzando gli occhi Manu. <<Ho un appuntamento.>>

   <<Se non ti disturba, eh. Sono un disastro, in queste cose.>>

Sono un disastro, in queste cose.

 

 

>>>>>CONTINUA

Parte 12: http://blog.libero.it/GIORNISTRANI/11543035.html

 
 
 
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