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Creato da locurtogiovanni il 29/01/2009

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Il poema del terzo millennio

Post n°71 pubblicato il 21 Aprile 2011 da locurtogiovanni
 

Cari amici, sono stato assente per qualche tempo dal web e da questo sito.Dovete sapere che in tutto questo periodo, ho sospeso la mia produzione pittorica, volgendo tutta la mia attenzione ed il mio impegno a terminare un poema che è ancora privo di titolo, e che ho indicato genericamente e provvisoriamente "il poema del terzo millennio".Ho iniziato a comporlo circa tre anni fa, dedicandogli i ritagli di tempo.Mi , rendevo conto però che dovevo dare un abbrivio per portare a termine il mio poema che riguarda un immaginario viaggio nell'aldilà, utile per gli uomini di buona volontà. Ora, l'ho riposto nel cassetto e non so se farlo stagionare come un buon vino o darlo alle stampe.Ad ogni buon conto,qualunque sarà la mia decisione, propongo, ai lettori di questo sito, la presentazione del poema.Buona letturaUna storia va iniziata con un quando e un doveed esti van coniugati con un perchè e un come.Scrivendo, sovente, lo poeta si lascia trascinaree sua mente, libera da limiti la penna fa volare,ma può rimaner avvolto da ricordi già lontanie fantasia lo porta a postular dei nuovi arcani.In esto far, non sol l'inchiostro deve adoperare,ma anco lo bianco fra le righe ha da utilizzare,che intento dell'artista è porlo qual campanello,che al suonar, fa divenir simbiotico 'l cervelloe lo lettor entra nell'insolito modo d'osservare,lo bianco, nel contesto, quel che può significare.Con mano, vi porto alla primavera del quarantasei,in un quartier ad est di Roma, ove, i genitori miei,iniziaron, con gioia e amor a metter su famiglia;deinde, lo mio poetar trotterà a sciolta briglia,fra ricordi di bei tempi, trascorsi negli affanni,per gioia dello vivere e incurante di aver danni,chè altrui egoismi e indifferenze, m'han segnatoe mie spalle, lungamente lo peso han sopportato.Tre anni, per chiuder l'opera, mi sono occorsie in tal frangente molti pensier avea sommersi,ma ritornavan con forza a solleticar la mente,e quest'andirivieni m'ha spossato duramente. Alfin, su mia poltrona nel gustar un tepor garbato,le mie man stringean lo scritto ch'avea terminato;e come zucca vuota, che senz'acqua riman leggera,mio fumante e incanutito capo parea qual chimera.Oh! Notte di mezza estate; notte chiara e silente,avvolgimi per ritemprarmi nel cuor e nella mente,vinti dal cimento in cui l'ho pienamente immersi,scrivendo su incolpevoli fogli un'allegoria di versi.Vedea danzar goffe sembianze d'un orribil mostroma repente m'avvidi ch'era solamente inchiostroche, per comporre lo poema, a fiumi avea versatosu candidi fogli, che mia penna avea martirizzato.E presi, inver, a scriver di malefatte a tutto tondo,come uom ch'osserva da balcon che dà sul mondo.Allor, lo poetar, rapì mia mente, un pò per gioco,ma, pian piano, m'avvolse, tal qual cocente fuoco.Sentiami, sorbendo del caffè fumante, rigeneraree mia cervice di buona lena, riprese lo suo andare.Così, aprendo la finestra sul mio d'ier cammino,ho speme di palpar di mia futura vita lo destino.Tracciai, su tormentati fogli, gli ultimi trent'annie oltre con lo pensier presi a rimembrar gli affanni,di mia acerba vita, dovuti a sconfitte e sofferenze,che l'umana specie accresce, con sue malevolenze.Somatizzai sconfitte, maldicenze, paure e illusionie dei malgoverni, gl'intrighi e le malversazioni.Già da infante, avea lo gran desio di riscontrarenel conoscente, nel vicino e pur anco nel talare,l'amore verso lo mio prossimo e la riconoscenza,doni dei genitor, uniti a fede, carità e speranza;e come sul selciato, ruota di carro face rumore,così mio animo, delle pene, emettea lo stridore,tal qual lo mio simile, quando vien smembrato,dal reo potente avendolo dei ben, depauperato.Siffatto malagire avea stimolato lo mio cervello,imperocchè, far rifletter sul quia, mi parea bello.Miei versi, preser a scorrer in vernacolo romanopur vi frammisi talune poesie scritte in italiano;deinde, mi trovai a macerar interna contrizione,che rapisce le genti che desian ritornare buone,stracco di sprazzi di vita trascorsi quasi a caso,fra brame e intendimenti che m'aveano pervaso,a vagar nei mari tempestosi di Venere e di Bacco,finchè pacata riflessione, ha dato lor lo smacco.Adunque, perseguii con calor etico lo mio lavoroe lo restante tempo applicai a tirar su, beati loro,i cinque figli che lo buon Signor m'avea donato,sperando ch'elli, col mio far avrei ben meritato;Se lo sorbir ambrosia fa acquisir più conoscenza,esta non ha dimora, se al pasteggio non si pensa;D'ausilio fu mia penna, nello narrar gli eventi,ma se lo lettor ha capo chino e orbo negl'intenti,che non coltiva desii e non vuol ricercar lo vero,può limitarsi a legger le parol scritte sol in nero;mentre, la vera conoscenza in ello potrà entrare,quando fra rigo e rigo, lo bianco saprà spogliareper far come cuoco che, in cucina pregna d'odori,non sente necessità di gustarne avante li sapori,frammezzo lo scegliere e lo dosar nel preparare,chè tutta sua scienza, con arte pone nel cucinare.Fatte, dunque, su altalenanti azion le riflessioni,elle saranno spunto per dar serene indicazioni,sul meraviglioso mio viaggio, nell'altro regno;che ai miei lettor, io propongo, sebben indegno.Sapran allor cosa puotesi pensare, dire e fare,onde frenar lo mal interno e farlo sol guatare;e tal qual bimbo inizia i primi passi di sua vita,e poi procede sicuro nella maniera più spedita, lo mio lettor, rima su rima, potrà far assaggio,per entrare veramente, all'interno del viaggioe capir, pria del suo transitare a miglior vita,se l'alma have salvata o altrimenti, condannata.Spiegazione:Postular=presupporre per veri;cimento=impegno;apparir chimera=sembrare senza fondamento, senza appoggio;mia spenta testa=mia testa svuotata;repente=subito, rapidamente;riprese a macinare= cominciò a reagire;contrizione= ravvedimento dello spirito;imperocchè=in quanto che;Ambrosia=veniva indicata nell'antica Grecia come nettare degli dei; al pasteggio=a ben assaporare;ha capo chino=si ritiene sconfitto, perso;lo bianco saprà spogliare=metafora ad indicare voglia di aprirsi alla conoscenza;avante=prima; nell'altro regno= nel mondo dell'aldilà; e farlo sol guatare=renderlo inoffensivo;far assaggio=predisporsi;pria del suo transitare a miglior vita= prima del suo morire; locurtogiovanni

 
 
 

Roma capitale

Post n°69 pubblicato il 06 Aprile 2011 da locurtogiovanni
 

 


ROMA CAPITALE


Nun è er campanilismo a famme sentì romano

è er core mio che lo strilla anche si batte piano

ce sò nato, qui a Roma; e la cosa sa de strano,

da madre mia ch'è veneta e da padre sicijano.

M'hanno fatto fiorì artista, pittore e poi scultore,

e intanto come poeta, tu me cullavi drent'ar core.

Spadroneggeno ne li palazzi 'mbriachi de potere,

Li barbari, non più romani, lasciannoce ner dolore

Eterna Roma, sei stata der monno la padrona

e tanta gente dei continenti hai messo prona,

ma mò assomiji tanto a 'na vecchia brontolona;

mò, sarvognuno, t'additeno pè come 'na ladrona.

Dimme, Amor, quarcosa de mejo, nun potevi fà?

'Stì barbari nostrani, nun li potevi accurturà?

Mò come vipere, te mordeno che te vonno avvelenà,

mentre 'na muta de canacci te vorebbe sderenà..

'Stì coscritti, ce penzeno ar bene de la gente?

Mah! si er popolo soffre, nun je ne frega gnente!.

Aregala frizzi e frallazzi, sturbannoce la mente,

l'omo che in da st'Itaja se crede l'Onnipotente.

Seconno me, però, lui, de corpa ce n'ha poca

é la gente tua, Roma, che starnazza come n'oca.

E er cicisbèo che sur fatto der potere ce arioca

t'arintuzza sempre, senz'avecce le voce fioca:

-El popol re, me lo g'ha dà, me, non ho le borie,

parlemo sì noantri, ma anca femo; son minga storie-

Così le Romane genti s'embriacheno de vanaglorie

e de la democrazia nun arimangheno che scorie.

Aspetto un grande omo che nun è arisuscitato;

però me rendo conto ch'oramai se n'è annato

er tempo delli fasti e der Cesare 'ncoronato,

c'è solo un re ch'è travicello e puro scojonato.

Mia Roma; e abbasta! Te lo dico cò le bone

daje er senso der diritto a tutte queste jene!.

Er Tevere ha da strillà:- Boni! che viè la fine,

v'appozzo in quanti sète e ve darò le pene.-

Però, questo, tutti lo sanno, è solo un sogno,

'stà manfrina dura secoli e me ne vergogno.

E' ben artro, er destino che pè te agogno,

Devi arisorge; de te er monno, cià bisogno!.


Spiegazione di alcune parole:

Amor=invertibile di Roma; sderenà= sgretolare, frantumare

sti coscritti= rappresentanti al Parlamento;

aregala frizzi e frallazzi= regala questo e quell'altro mondo;

sturbannoce=stordendoci, facendoci trasognare;

canacci= uomini malvagi; cicisbèo=accompagnatore di dama, damerino;

ce arioca=c'insiste; t'arintuzza=ti controbatte;

v'appozzo in quanti sète sète= vi affogo tutti quelli che siete;

'sta manfrina=é il far finta di fare, con l'intento di far trascorrere il tempo;


locurtogiovanni

 
 
 

Nella seconda Repubblica tutti vonno esse presidenti

Post n°68 pubblicato il 15 Dicembre 2010 da locurtogiovanni
 

Col quattordici de dicembre vonno fà 'na gran rivoluzione,

pè volere de quarcheduno che credennose er Padreterno,

ha inteso dà 'n'antra svorta alla nostra Costituzione,

puntando sulla sfiducia che se poteva dà ar Governo.

 

Inzomma, tutti l'itajani cercaveno bene o male de capì,

stà crisi politica che da più de un anno ce stà a tormentà

si etiamDio, se sarebbe spenta come un cerino propio lì,

ner Parlamento, indove la democrazzia se deve cimentà.

 

Ma troppe le strateggie e li marchingegni de 'sto pre voto

che tanti padroni der vapore cianno ben vorzuto spiattellà,

pè impapocchiacce, sarvognuno, quello ch'è già noto?

'stò busillise, puro Brighella ce lo potrebbe ariccontà.

 

Si putacaso, ner Legislativo c'è stato del mercimonio,

Non er governo, se doveva sfiducià, ma er Parlamento

si nun volemo che se trasformi nella casa der demonio

e che la nostra democrazia esali in un urtimo lamento.

 

Annisconnenno stì fatti, volessero cojonà er Quirinale?

Eh!, la fiducia l''hanno imbertata e si c'è un boicottaggio,

quarsiasi tentativo de cambià er governo più non vale,

perchè a la peggio s'ha d'annà a votà tutti ner seggio.

 

Un sillogismo pè prenne decisioni che sò presidenziali,

ma questo ar cittadino benpenzante, nun je pare bello

che Napolitano nun se debba consurtà p'evità li mali.

Deciderà Lui che è il Presidente e non un re Travicello

locurtogiovanni

 
 
 

Debito: consumismo-scostumismo, privato, di stato e degli enti locali

Post n°67 pubblicato il 18 Novembre 2010 da locurtogiovanni

Ritornare con la mente ai tempi del boom economico (i fantastici anni sessanta), farebbe riflettere non solo gran parte della gente comune, ma anche molti dei nostri rappresentanti al Parlamento ed al Governo.
Da poco più di un decennio tentavamo di uscire dai disastri della seconda guerra mondiale ed il nostro paese si era ben avviato nella ricostruzione per superare i danni causati dalla guerra: possibilità economiche quasi nulle, ma avendo gran voglia di ricominciare  con senso del dovere e del sacrificio.
L'inventiva, caratteristica che l'italianità ha nel suo Dna, fa esplodere i commerci e le attività produttive inventando ed introducendo in tutti i settori economico-produttivi e di consumo, la CAMBIALE.
Ed è avvenuto che chiunque, pur non avendo capitali, ma avendo spirito di iniziativa, voglia di produrre, di fare approvvigionamenti o di dedicarsi ai consumi, poteva essere parte attiva di questo particolare sistema che ha fatto esplodere in Italia il boom economico.
Su tale via, quasi tutti gli stati occidentali, perdendo di mira la parità di bilancio statale, hanno incanalato i loro conti verso un indebitamento pubblico, che sebbene nel contingente poteva fornire risorse; di anno in anno avrebbe fatto crescere i debiti pubblici.
I debiti pubblici degli stati europei, ma anche di altri stati terzi, erano cresciuti a dismisura e in Europa, nei primi anni novanta, perchè gli stati membri potessero realizzare l'Unione europea si trovarono obbligati ad effettuare i rientri dei debiti pubblici che orq non dovevano superare il 103 % del Prodotto interno lordo.
Ovviamente per ottenere una repentina diminuzione di questi debiti, vari governi degli stati membri si son trovati ad aumentare le tasse, divenendo invisi all'elettorato, che subito ha riversato le sue preferenze, verso i partiti dell'opposizione.
Poichè l'unione europea però si doveva fare, il periodo a cavallo degli anni novanta e duemila, vede  un continuo avvicendamento al governo dei partiti di destra, di sinistra e di centro, nel dirigere le sorti degli stati europei. Questo è stato il costo che le varie comunità europee hanno pagato e stanno ancora pagando.
Così è avvenuto che nel periodo dei primi anni novanta, il debito italiano aveva fatto rilevare un debito pro-capite (comprendendo ovviamente anche i neonati) di 28 milioni di lire.
Oggi, in vigenza dell'Euro, il debito procapite ha raggiunto la somma di 48.000 euro.
Ma parliamo di debito soltanto statale! Perchè in quest'ambito non sono stati considerati i debiti contratti in questi quindici anni da comuni, regioni e provincie, per far fronte alle loro spese gestionali di mera sopravvivenza.
Un modo diverso e subdolo di nascondere un aumento delle tasse.
Alla faccia del federalismo fiscale e del (si fa per dire) mancato aumento delle tasse che gli attuali governanti dichiarano di non aver effettuato.
Ritengo sia doveroso, andare a COLPIRE COLORO CHE HANNO FATTO DEI CONTI PUBBLICI UNA FINANZA ALLEGRA.
I nostri amministratori pubblici, non debbono sottostare alla regola che vuole che sia osservata "la diligenza del buon padre di famiglia", che in fatto di conti può non avere dimestichezza, ma osservare "la diligenza (quantomeno) del funzionario medio" al quale debbgono essere imputate responsabilità più onerose , professionalmente e politicamente parlando.
E' dovere del governo, quale esso sia o sarà nell'anno 2011, parlare con chiarezza agli italiani, senza infingimenti, ed inserire nel suo programma un piano di rientro del debito, per una certezza esistenziale nostra e delle generazioni future.
Ma quel che più conta, dire la verità sui sacrifici che dovranno essere affrontati da tutti gli italiani nel breve o lungo periodo.
Non è di poco conto riflettere sul concetto del "rischio d'impresa" che i governi hanno quasi annullato, favorendo l'imprenditoria ( vuoi anche per creare una casta di capitalisti da contrapporre nei mercati mondiali a quella degli altri, con l'introduzione degli ammortizzatori sociali e delle agevolazioni alle imprese.
Questo è il momento che chi ha più avuto, più deve dare alla collettività e qui si gioca la partita politica ed economica per la sopravvivenza dell'Italia.

locurtogiovanni

 
 
 

L'Informazione, la politica, il popolo e l'etica.

Post n°66 pubblicato il 16 Novembre 2010 da locurtogiovanni

Questa mattina, ho inviato la seguente e-mail ad un team che ha chiesto la mia collaborazione

Alla cortese attenzione ......(omissis.....).

In questo momento di particolare difficoltà esistenziale della comunità sia italiana che

 mondiale, occorre fare delle scelte più che obbligate al fine di non far disperdere le

 energie necessarie per aiutare i popoli che soffrono.

E' vero che le società, ad ogni modo, continuano il loro percorso, ma non devo

e non posso essere qualunquista, (qual non sono,certamente riferendomi alla mia persona) e

 sottacere i grandi problemi che avvolgono l'uomo o appesantirli con i colori propri dello

 spettacolo, che offuscano la visione d'insieme.

Compito preminente di indicare le scelte che le comunità possono fare, spetta, oltre

 che ai politici, che però parlano un politichese ermetico (vien da dire: chissà perchè)

anche e preminentewmente ai mezzi di informazione.

Purtroppo, necessità di cassa e di audience, al fine della sopravvivenza delle strutture di

 informazione, (stampa, radiofoniche e televisive) fan sì che queste tematiche vengano

 rappresentate in una miscellanea con la cosiddetta cultura spettacolo, che vestendo in

 questo modo (spettacolare) i problemi che ci avviluppano, ne sminuiscono l'essenza.

Tenendo ferma la presunzione che l'intento è quello di dare "una sveglia" all'uomo

dormiente, all'egoista, al qualunquista, all'opportunista, tale merito diviene evanescente

ove si consideri che a volte, motivi di stanchezza mentale e fisica, non fanno ben

comprendere i messaggi con cui tempestiamo le nostre comunità e a ben vedere ed

osservare la maggior parte degli uomini di questa società ritiene di vivere (obtorto collo)

 in un gran guazzabbuglio in cui è impossibile seguire il filo di Arianna, non raccapezzandoci
 più nulla.  

Tutto ciò non appartiene al mio Dna, alla mia etica ed al mio vivere nel contesto sociale.

Su queste basi, offro, poichè richiesto, da te e dal tuo team, la mia disponibilità a collaborare .

Un fraterno abbraccio.

A voi, viaggiatori del web soggiungo:

Il mondo occidentale in questi cento anni ha vissuto, poichè i detentori del potere ci han voluto

 far credere, e a questo costume abbiamo chi più e chi meno, dato corda, che le risorse fossero

 inesauribili, ben sapendo, nella nostra intimità, che non era vero e che la nostra opulenza

traesse origine dalle sofferenze dei più indifesi e dei più deboli.

In passato abbgiamo avuto governanti di spessore che propugnavano la parità dei bilanci statali

aborrendo gli indebitamenti.

Perchè non son più venuti fuori quegli uomini? per colpa nostra, dico io, ma maggiormente per colpa

di quegli uomini che hanno voluto all'inverosimile arricchirsi sulle spalle dei più deboli, con

buona pace dell'etica.

In Italia, c'è gran fermento politico, che emerge più che negli altri stati del mondo occidentale.

E allora è tempo che emergano quei leader che sappiano tenere bene in mano le redini del governo

e dicano charamente quali e quanti sacrifici dobbiamo affrontare per non lasciare ai nostri figli

un futuro che così come si appalesa è senza speranze.

La speranza è il fondamento della nostra cultura cristiana,

     U O M I N I

abbiamo il dovere di riimpossessarcene, per miglirare e migliorarci con spirito collaborativo anche

 nella condivisione dei beni.

 locurtogiovanni

 
 
 
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