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Creato da giovannimaiolo il 31/08/2005

GIOVANNI MAIOLO

BLOG POLITICO - NOTIZIE DA caulonia, LOCRIDE E MONDO - DOV'è LA SINISTRA?

 

INTERVISTA AL SINDACO DI ROCCELLA

Post n°4097 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

Intervista a Certomà, sindaco di Roccella

“Bisogna tendere a riunificare il centro sinistra”

 

Incontriamo il sindaco di Roccella, Giuseppe Certomà, nel suo ufficio in Municipio. È indaffarato nel suo lavoro ma, nonostante lo scarso preavviso della richiesta di intervista, si presta a rispondere alle domande che gli rivolgiamo. Quello che vogliamo capire in particolare è il suo pensiero sulla crisi che ha investito gli organismi di rappresentanza della Locride ma cogliamo l’occasione anche per discutere di Roccella.

Quando sono stati eletti i vertici di Locride Ambiente lei era tra gli assenti, insieme a moltissimi sindaci di pesi importanti che hanno disertato. Vuole spiegare meglio questa assenza?

Non ho partecipato perché avevo qualche impegno.

Quindi non si trattava di una fronda interna?

Guardi, anche se non ho potuto partecipare a quella riunione, in precedenza c’era stato un altro incontro che ha registrato la mia presenza ed un mio intervento nel quale sostenevo che l’elezione delle cariche avrebbe dovuto essere preceduta da un dibattito politico. Questo non è avvenuto ma, a differenza di altri sindaci come quello di Locri che ha già messo in conto di ritirarsi dal Consorzio, la posizione del comune di Roccella non è quella di ritirarsi. Ora si va avanti discutendo sui problemi, non facciamo ritorsioni. Non abbiamo fatto battaglie per spartire posti, volevamo solo avviare una discussione. È la ripetizione del ragionamento iniziato con l’elezione di Crinò a presidente dell’assemblea dei sindaci.

Eppure, di fronte alle richieste vostre, di Locri, Siderno e di molti altri sindaci l’assemblea di Locride Ambiente ha deciso comunque di votare, facendo una forzatura e polemizzando duramente con tutti gli assenti. Tutto questo tra i sindaci ha provocato degli strappi. In che stato di salute si trova l’assemblea dei sindaci della Locride?

Non vi è dubbio che ci sono dei malumori. Anche l’immagine che i sindaci spesso danno è che vogliono solo occupare posti di potere.

Ma l’assemblea dei sindaci ha ancora senso di esistere?

Vive uno stato di difficoltà ma abbiamo solo due scelte: che ognuno si occupi solo del proprio comune oppure continuare ad avere un luogo di incontro dove confrontarsi, discutere e proporre. Con tutte le difficoltà del caso io opto comunque per la seconda soluzione. Non sono d’accordo col sindaco di Locri che ha affermato che si tratta di una “baracca”. È uno strumento che vive difficoltà che va tenuto in vita.

Parliamo di Roccella. Lei è sindaco da 6 mesi, di cosa è stato più soddisfatto in questo avvio di attività amministrativa?

Dall’andamento dell’estate roccellese. Non ho ricevuto nemmeno una lagnanza da parte dei cittadini e poi, soprattutto, abbiamo fatto delle manifestazioni molto qualificanti; Battiato, De Andrè, i comici di Zelig col Siulp, la Notte Bianca, il Festival Jazz… Senza dubbio abbiamo lavorato bene ed affrontato al meglio l’estate.

Parliamo di politica. Il Pd si è spaccato in due nella fase pre-elettorale e la spaccatura non è stata sanata. È di qualche giorno fa l’ennesima polemica sull’utilizzo del simbolo…

Nella maggioranza amministrativa ci sono 10 iscritti al Pd eppure qualcuno ritiene di avere “l’ufficialità” del partito. Qui c’è stata una divisione politica. Da dieci anni i Ds e poi il Pd hanno collaborato con l’amministrazione comunale ma ad un certo punto si è materializzata l’esigenza di prendere le distanze da Zito ed io in quella posizione non mi sono riconosciuto. Ripeto che c’è stata una frattura politica e non personale. Poi, a livello generale il Pd ha dei problemi. In Calabria i dirigenti spesso pensano ai propri interessi personali più che a quelli collettivi. Il Pd si porta dietro questa palla al piede, c’è uno scollamento tra i dirigenti e gli enti locali. Noi vogliamo un Pd forte che sia vera alternativa ai governi delle destre.

Ma a Roccella c’è l’intenzione di riunificare il centro sinistra, che per anni ha amministrato unito? E ce ne sarebbero le condizioni?

Ragionevolmente ci si dovrebbe ricompattare. Probabilmente ancora è presto, la campagna elettorale, che è stata civile, è ancora troppo vicina. Secondo me bisogna tuttavia tendere a recuperare il patrimonio del centro sinistra.

Giovanni Maiolo

 

 
 
 

ROCCELLA: INTERVISTA A GIUSEPPE MAZZAFERRO

Post n°4096 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

Intervista a Giuseppe Mazzaferro, capogruppo di “Roccella Democratica”

“È un mio diritto sedere nelle commissioni!”

 

 

Il sindaco di Roccella sembra essere alquanto infastidito per le sue continue astensioni in consiglio comunale. Pare voglia addirittura rivolgersi al Tar. Vuole spiegare il perché delle sue astensioni?

 

 

Io non credo che il sindaco di Roccella Jonica, voglia davvero rivolgersi al TAR, anche perché il ricorrente, nella querelle politica che sto sostenendo fin dal primo consiglio comunale dopo l’insediamento della giunta Certomà, dovrei essere io e non l’Amministrazione.

 Ma non è il caso di parlare di ricorsi al TAR, visto che la mia è una battaglia politica per la partecipazione e la democrazia. Adesso  vado a spiegare il perché delle mie astensioni su tutte le delibere portate per l’approvazione del consiglio comunale e discusse prima dalle commissioni. Premesso che il regolamento comunale prevede che la composizione delle commissioni consiliari sia costituita da un minimo di tre a un massimo di cinque consiglieri, durante lo svolgimento del primo consiglio comunale, cui sono stato assente a causa di un grave lutto in famiglia, la maggioranza propone e sostiene, dopo un dibattito con l’opposizione, la costituzione delle commissioni formate da tre consiglieri, agevolando di fatto l’esclusione del gruppo di minoranza con meno consiglieri, infatti, in nessuna commissione i rappresentanti della lista “Roccella Democratica”, che ha ottenuto il 25% dei consensi alle scorse elezioni, sono presenti.

 

Se non entrerà a fare parte delle commissioni proseguirà sulla strada dell’astensione?

 

 

Io spero che, passato il rancore del dopo elezioni, ci si renda conto che l’assenza di una parte consistente della rappresentanza  politica nelle commissioni non incentiva di certo la partecipazione dei cittadini alla soluzione dei problemi della nostra comunità. Continuo a fare questa battaglia per la partecipazione anche perché si è rivelato un argomento attuale di discussione politica: in un articolo sul giornale Italia Oggi si riporta un quesito posto da un comune della Repubblica Italiana circa il funzionamento delle commissioni consiliari a cui risponde il Dipartimento affari interni e territoriali del Ministero dell’interno.  Già nel titolo, “Commissioni senza esclusi - l’unico consigliere di un gruppo deve sedere  in tutte”, abbiamo la risposta al problema che anch’io ho legittimamente posto, nel testo poi si legge “le commissioni consiliari previste dall’art. 38 comma 6 del dlgs. 267/2000 sono disciplinate dall’apposito regolamento comunale con l’unico limite posto dal legislatore riguardante il rispetto del criterio proporzionale nella composizione”, e più avanti: “il legislatore non precisa come debba essere applicato il su riferito principio. […] Secondo  l’indirizzo giurisprudenziale e dottrinario formatosi, il criterio proporzionale può dirsi rispettato solo ove sia assicurata la presenza in ogni commissione  di ciascun gruppo presente in consiglio, in modo che, se una lista è legittimamente rappresentata anche da un solo consigliere questi deve essere presente in tutte le commissioni costituite”. A conclusione dell’articolo si legge “pertanto non pare esservi dubbio che anche il gruppo di minoranza meno numeroso, proprio per la richiamata esigenza della partecipazione proporzionale, non possa non essere rappresentato in tutte le commissioni consiliari”.

 

Come procede il lavoro dell’amministrazione comunale?

 

 

Credo che proceda piuttosto lentamente, rispetto all’urgenza con cui certi argomenti andrebbero affrontati.  Un esempio su tutti è quello del Piano Strutturale Comunale, di cui non si parla affatto, mentre mancano pochi mesi della scadenza perentoria del mese di giugno 2010, che, se non rispettata, porterà al commissariamento dell’attività urbanistica del Comune di Roccella Jonica. A me sembra fondamentale accelerare i tempi, soprattutto per effettuare tutti i passi necessari al coinvolgimento delle parti sociali, delle associazioni cittadine e dei gruppi politici, per  ragionare insieme circa il futuro sviluppo ecosostenibile e la crescita economica e sociale del nostro territorio. Non si può aspettare l’ultimo momento per mettere a conoscenza tutti gli operatori interessati sulle decisioni che, molto a rilento, l’Amministrazione sta prendendo per la realizzazione del Piano Strutturale Associato.

 

Ci sono margini per giungere, in futuro, ad una riunificazione del centro sinistra roccellese?

 

In politica vale ancora il detto “mai dire mai”: come dimenticare, infatti, le complesse vicende che hanno caratterizzato le passate elezioni amministrative, quando, dopo dieci anni di governo del paese, tutto si è dissolto nel giro di una sera?

D’altra parte, bisogna ragionare con saggezza e non dimenticare neanche le posizioni che caratterizzano la politica nazionale, dove la separazione tra le coalizioni è netta, per il semplice fatto che si perseguono obiettivi completamente differenti. Al contrario, a Roccella abbiamo una parte del Centrosinistra che ha stretto alleanze non condivisibili. Se si tornasse, quindi, alla coerenza delle idee e delle scelte politiche si dimostrerebbe maggiore credibilità e si aumenterebbe la fiducia dei cittadini in quei  partiti di cui si vanta l’appartenenza,  visto che verrebbero finalmente messe in primo piano non le alleanze strategiche ma le soluzioni programmatiche da portare avanti per risolvere i problemi della comunità.

Giovanni Maiolo

 

 
 
 

IN EDICOLA IL LIBRO DI CHIARA SASSO CON INTERVENTI DI GIOVANNI MAIOLO E LA PREFAZIONE DI TONINO PERNA

Post n°4095 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

Trasite, prego

Comunità della Locride in accoglienza

 Libro di Chiara Sasso con interventi di Giovanni Maiolo

 

Si intitola «Trasite, favorite» il libro di Chiara Sasso che Carta e Intra Moenia pubblicheranno all’inizio di dicembre: 160 pagine di racconto dell’esperienza di Riace e degli altri comuni della Locride che hanno accolto migranti e rifugiati, facendo di questo un modello. Ma Riace, Caulonia e Stignano sono, a modo loro, crocevia di questioni molto più grandi, della memoria delle lotte contadine e della potenza transnazionale della ‘ndrangheta, dei flussi migratori mediterranei e dell’emigrazione calabrese verso nord. Dunque, grandi storie di piccoli paesi.«Favorite», era ed è un modo per invitare lo sconosciuto a varcare la soglia di casa. In Calabria l’ospitalità è sempre stata sacra. “Non abbiamo fatto niente di speciale”, ripete Domenico Lucano, sindaco di Riace e anima di Città Futura, l’associazione dalla quale è partito il progetto di riqualificazione del borgo e accoglienza per gli immigrati. Domenico dice di sé che «aderisce al partito che non c’è, quello di Peppino Impastato».

Il libro racconta la storia del borgo di Riace, il coinvolgimento di Stignano e Caulonia, le difficoltà e i risultati raggiunti. Il testo, scritto da Chiara Sasso, si avvale di interventi di Giovanni Maiolo, giovane operatore di Caulonia, e grazie a Giovanni si tiene lo sguardo alla storia (la Repubblica rossa di Caulonia) e al presente. “Siamo avvelenati - scrive Giovanni - Navi cariche di fusti radioattivi affondate dalla ‘ndrangheta, fabbriche assassine, materiali pericolosi per costruire le scuole. Eppure la Calabria è altra cosa. Ha altre storie da raccontare”.

Riace è un piccolo comune, famoso per i Bronzi, ha 1.800 abitanti, destinato come molti comuni calabresi allo spopolamento, se non avesse improvvisamente invertito la rotta proprio grazie ai progetti di accoglienza degli immigrati. Così, vengono salvati molti servizi, compresa la scuola che ospita più bambini immigrati che riacesi. Forse non è casuale: i santi di Riace sono Cosma e Damiano, venuti dal mare e protettori degli zingari.

Riace aderisce allo Sprar, il Sistema di protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

E l’esperimento va così bene, che alla fine la Regione Calabria promuove una legge sui rifugiati, la prima in Italia, partendo proprio dal sistema Riace, che offre ai comuni la possibilità di riqualificare i borghi accogliendo immigrati. 

Tutto questo avviene in un contesto molto difficile, la Locride, una delle zone più inquinate d’Italia per la presenza della ‘ndrangheta. I cui boss vengono arrestati in paesi a pochi chilometri da Riace. Ed è da San Luca che parte l’ordine per la strage di Duisburg. E’ da quella terra che inizia la ramificazione delle cosche in grado di infiltrarsi nel nord Italia e all’estero, ovunque ci siano grandi opere: “movimento terra”, come documenta fra gli altri il magistrato Nicola Gratteri.

Domenico Lucano in questi anni ha sempre lavorato per rendere “visibile” il progetto, ha saputo fare rete. “L’esperienza non è più sconosciuta, Riace non è più isolata dal resto al mondo. Sempre più spesso transitano persone, turisti, giornalisti di testate nazionali. Sono comparse anche televisioni. Perfino una troupe televisiva cinese. La reazione è sempre la stessa: stupore”. A Riace sono stati promossi decine di incontri, assemblee, convegni. Riace fa parte della Rete dei Comuni Solidali e grazie a questa rete ha potuto moltiplicare le relazioni. E il regista tedesco Wim Wenders ha voluto girare a Riace il suo ultimo cortometraggio, "Il volo", prendendo come riferimento la storia di questa comunità. 

 

 

 
 
 

LUCANO PRESIDENTE DELLA CALABRIA!!!

Post n°4094 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

Sinistra, Ecologia e Libertà lancia Lucano a Presidente della Regione

 

Secondo Spanò il sindaco di Riace potrebbe unire tutto il centro sinistra

 

 

Rocco Spanò vive a Monasterace e fa parte del coordinamento provinciale di Sinistra, Ecologia e Libertà, il partito che ha stravinto le primarie del centro sinistra in Puglia grazie alla candidatura del Presidente uscente della regione e segretario del partito, Nichi Vendola.

Giuseppe Lavorato invece è stato per molti anni sindaco di Rosarno, un buon sindaco. Quello che è accaduto nelle settimane scorse nel paese della Piana di Gioia Tauro probabilmente non sarebbe accaduto se ad amministrare la cosa pubblica anche negli ultimi anni ci fosse stata una persona con la sua sensibilità umana, sociale e politica.

Cos’hanno in comune Spanò e Lavorato? Un’idea su chi debba essere il prossimo presidente della giunta regionale. Loiero, Bova, Callipo? Ma neanche per sogno. Loro di nome ne hanno un altro e molto significativo: Domenico Lucano, sindaco di Riace, paese dell’accoglienza. Uno senza peli sulla lingua, Mimmo, uno che non parla in politichese, che ha ancora la forza di indignarsi e di cercare, continuare a cercare, quell’alternativa di sviluppo a cui ormai credono in pochi. Secondo Spanò una figura come quella di Lucano, universalmente riconosciuto (tranne che dalla minoranza di Riace, ovvio) come uno dei migliori sindaci calabresi (probabilmente il migliore, senza temere smentite) metterebbe d’accordo tutta la coalizione ed eviterebbe ulteriori strappi. “Fare tutti un passo indietro è utile e doveroso – afferma Spanò – se si vuole, come credo, evitare di consegnare le sorti della Calabria alla destra: Mimmo Lucano può mettere tutti d’accordo e farci uscire dal tunnel. Il Presidente Loiero conosce bene le qualità di Mimmo Lucano, egli è stato il primo politico calabrese ad essersi reso conto delle straordinarie capacità amministrative oltre che politiche ed umane di questo sindaco di periferia affermandolo più volte, ed indicandolo come una risorsa importante per la Calabria da prendere sempre ad esempio”.

E secondo Spanò dev’essere proprio Loiero ad indicare come proprio successore Domenico Lucano. “Abbiamo ancora presente – dice ancora il politico monasteracese di lungo corso –  il disastro della giunta Chiaravalloti e ne paghiamo tuttora le conseguenze e l’immane sforzo operato dalla sua giunta per venirne fuori e questo, Presidente, le va riconosciuto e la ringraziamo di cuore. Ora, Presidente, tocca ancora una volta a lei indicarci come uscire da questo pantano e come arrivare alla vittoria e far continuare la primavera da lei iniziata nel 2005”.

Un appello che difficilmente verrà raccolto. Per quanto sia condivisibile una proposta del genere è troppo pretendere che le oligarchie partitiche coi loro giochi di potere e i loro interessi possano accettare di buon occhio una figura come quella del sindaco di Riace, che non si è mai sporcato le mani con un certo modo di fare politica. Vedremo comunque se il tentativo di Spanò e Lavorato riuscirà almeno a suscitare un dibattito.

 

Giovanni Maiolo

 

 
 
 

CIE. CHIUDIAMOLI

Post n°4093 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

Cie. Centri di identificazione ed espulsione. Prima Cpt. Centri di permanenza temporanea. Permanenza che il pacchetto sicurezza ha prolungato fino a sei mesi. Sei mesi dietro le sbarre possono essere una vita se vieni recluso senza avere commesso alcun reato. Eppure, nell’Italia berlusconiana, anche la clandestinità è diventata reato. Per legge. I Cie, come il reato di clandestinità, sono mostruosità giuridiche e morali.

Grazie ai reportage di Fortress Europe, che pubblichiamo in questo numero di Migrazioni, abbiamo la possibilità di conoscere meglio il Cie di Crotone. E Calabria Radicale informa invece su quello di Lamezia. Due strutture che fanno da contraltare alla Calabria dell’accoglienza, quella di Lucano che spinge Wim Wenders a tornare. I Cie, piccole Guantanamo sul territorio italiano, sono una vergogna.

E mentre in Calabria si continua a discutere di migrazioni, mentre Recosol porta anche amministratori della locride a incontrare il popolo saharawi, mentre altri profughi palestinesi sono arrivati e arriveranno a Caulonia e Riace non possiamo che tornare a chiedere la chiusura dei lager per migranti.

Giovanni Maiolo

 

 
 
 

LE PALLE DI FACEBOOK

Post n°4092 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

Notifiche, post in bacheca, link, amicizie, eventi, gruppi, suggerimenti, condivisioni, ecc. ecc. No, non è un delirio di illogiche parole snocciolate casualmente, ma il gergo che in questo momento accomuna milioni di utenti che, giornalmente, frequentano le pagini virtuali di facebook.

Nato come social network, utilizzato dai più per ritrovare vecchie amicizie e da molti per crearne delle nuove, questa sterminata piazza virtuale è diventata oramai un fenomeno complesso e articolato. Per certi versi inquietante. Che a volte genera assuefazione. Dipendenza. Ma che sempre più spesso rappresenta un efficace strumento di rilevamento degli umori generalizzati dell’italica nazione.

Una sorta di “misuratore” sociale, che trasmuta in parole, frasi e commenti gli stati d’animo, le sensazioni, le emozioni che milioni di persone vivono in seguito agli avvenimenti socio-politici del nostro paese.

Uno congegno dalle potenzialità illimitate, che ovviamente la politica non ha tardato a notare. Ad usare, abusare e strumentalizzare.

L’evento di domenica in quel di Milano, che ha visto protagonisti dell’inquietante vicenda il super-premier con le palle Berlusconi, un folle “tartagliante” schizofrenico e una riproduzione del Duomo, ha scatenato i frequentatori di “faccia-libro”.

Da quella sera sono iniziati a proliferare gruppi di sostegno e ammirazione all’aggredito e all’aggressore. Una guerra virtuale combattuta a suon di slogan e battute. Di accuse e recriminazioni. Di critiche e insinuazioni.

Ma qualcosa non torna. Già dalla mattina successiva all’oscuro avvenimento, il Tg2 dava la notizia di un gruppo su facebook con oltre 300 mila iscritti a difesa del Presidente del Consiglio. Il giorno prima non esisteva.

Com’è possibile? Come può essere minimamente immaginabile che in una sola notte 300 mila persone si siano registrate in un gruppo?

Difatti non è possibile. E difatti non è successo. C’è il trucco. O meglio la truffa. Reali manipolatori delle dinamiche virtuali hanno avuto la geniale intuizione di cambiare il nome a vecchi e numerosi gruppi già esistenti. Centinaia di migliaia di ignari utenti, da lunedì mattina, si sono accorti di essere membri di gruppi a sostegno del Cavaliere a cui non hanno mai aderito.

Parallelamente i media hanno iniziato ad evidenziare la nascita di sparuti insiemi che inneggiano a quel coglione di Tartaglia. Poche decine di iscritti che, secondo il Pdl, “fomentano odio e violenza”.

Un’alterazione dell’autenticità virtuale che segue e completa la contraffazione della verità reale. Perché quell’oggetto contun-dente, dopo aver colpito il liftato volto di Berlusconi, è stato trasformato in una pericolosissima arma di distrazione di massa.

Puntualmente e coralmente tutto il centrodestra ha scatenato una campagna di annientamento nei confronti dei “non allineati”. Di Pietro e Bindi, rei di aver osato dire che il clima di violenza è stato generato anche dal comportamento del Pdl, sono stati identificati come gli archetipi del male. Santoro e Travaglio, colpevoli di aver letto le sentenze di condanna dei processi Mills e Mondadori, sono stati definiti da Cicchitto, tessera P2 n.° 2232, “terroristi mediatici”.

Un attacco imponente e sistematico. Che capovolge la realtà dei fatti e rinchiude nell’oblio del dimenticatoio i tempi in cui Silvio definiva “coglioni” la metà degli italiani che non votano per lui. Che offusca gravemente quei periodi durante i quali il Premier accusava i magistrati di essere “matti antropologicamente diversi dal resto della razza umana”, definiva “golpisti” gli ultimi tre Presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” i giudici costituzionali e i pm di Milano e Palermo. Che annebbia intensamente i momenti in cui Brunetta sosteneva che questa “sinistra di merda” deve “morire ammazzata” e Bossi annunciava di “oliare i kalashnikov” mentre La Russa diceva ai giudici europei anti-crocifisso: “dovete morire” . Che ottenebra gli editoriali di Feltri, Bel Pietro e Sallusti che hanno massacrato Boffo, accusato Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo e Fini di essere un traditore al soldo dei comunisti.

Eppure trattasi di cronaca recentissima… 

Giuseppe Trimarchi

 

 
 
 

INTERVISTA A MARCO FERRANDO, SEGRETARIO DEL PCL

Post n°4091 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

Ferrando, Segratario del Partito Comunista dei Lavoratori, attacca Loiero

 

“E’ stato la continuità del centrodestra”

 

 

Qual'è il suo giudizio sulla Giunta Regionale Calabrese guidata da Agazio Loiero?

Sulla giunta Loiero il nostro giudizio è drasticamente negativo. Sotto mutate spoglie rappresenta la continuità di fondo della precedente amministrazione di centrodestra: tagli alla sanità pubblica, chiusura di scuole, esternalizzazione e privatizzazione di servizi pubblici, gestione speculativa del territorio, lottizzazioni selvagge. E’ la migliore esemplificazione della legge del pendolo dell’alternanza: cambiano le orchestre, ma la musica resta la stessa. Al servizio degli stessi poteri forti, locali e nazionali. E contro le stesse vittime:  lavoratori, precari, disoccupati.

 

 

Ci sono, secondo lei, collusioni dello Stato nella vicenda dello smaltimento dei rifiuti radioattivi in mare e nel territorio calabrese?

Le collusioni sono evidenti, e non riguardano solamente l’attuale amministrazione. Riguardano tutti i governi regionali che si sono succeduti negli ultimi decenni e i corrispondenti governi nazionali, di centrosinistra e centrodestra. Uno smaltimento di rifiuti di quelle proporzioni, e in un così lungo arco di tempo, sarebbe stato impossibile senza collusioni profonde a tutti i livelli all’interno dell’apparato dello stato. Proprio per questo la vicenda rifiuti in Calabria è la cartina di tornasole del cinismo spregiudicato del profitto capitalistico e della sua dittatura sulla maggioranza della società, indipendentemente dal diverso colore dei governi, locali e nazionali: tutti comitati d’affari dei poteri dominanti e delle loro articolazioni criminali. Non vi sarà liberazione della Calabria, senza il rovesciamento di quei poteri.

 

Che posizione assumerà il Partito Comunista dei Lavoratori alle prossime elezioni regionali?

Il PCL si presenterà alle elezioni regionali per quello che è: l’unico partito della sinistra calabrese che non si è compromesso nella giunta Loiero, in piena coerenza con l’orientamento e le scelte di carattere nazionale che abbiamo fatto. Le altre sinistre hanno sostenuto le politiche dominanti in cambio di assessori, in quella stessa logica di mercimonio che ha distrutto, sul piano nazionale, il grosso della sinistra italiana. Noi siamo quel partito che è nato contro questa logica trasformista. Per il PCL le ragioni dei lavoratori, dei giovani, delle masse povere del meridione non sono merce di scambio da svendere al miglior offerente. Sono la trincea della nostra battaglia quotidiana e la leva possibile di un’alternativa anticapitalista. Che è l’unica vera alternativa, in Calabria e in Italia. Va da sé che il PCL sarà dunque presente alle elezioni in piena autonomia come unica forza alternativa.

 

Quali sono le difficoltà di fare politica in Calabria?

Fare politica nell’interesse dei poteri forti  non presenta  grandi  difficoltà né in Calabria, né sul piano più generale: quella politica si riduce alla gestione dell’esistente, alla costruzione di carriere, all’incasso di prebende, allo scambio di favori, alla coltivazione di clientele. Fare politica dal versante degli oppressi e degli sfruttati è sempre invece molto difficile: perché significa marciare controcorrente, sfidare rapporti di forza impari, costruire ogni giorno nel vivo di ogni lotta il rapporto tra le rivendicazioni immediate (sociali, ambientaliste, democratiche) e la prospettiva di una rivoluzione sociale. E questa politica è tanto più difficile nel meridione e in Calabria, dove deve scontrarsi più direttamente che altrove con un capitalismo criminale, con tradizioni clientelari molto radicate, e spesso oggi con un senso diffuso di sfiducia e rassegnazione all’interno di masse popolari più volte tradite nelle loro esigenze e aspettative. Ma al PCL non manca il coraggio e la determinazione a combattere. La sinistra “che non tradisce” o è questo o non è.

 

Giovanni Maiolo

 
 
 

cie di crotone: CRONACA DI UN FALLIMENTO

Post n°4090 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

Cie di Crotone: analisi di un fallimento

  

Sulla porta verde di una stanza c`è scritto “Chambre al-maut”. Un misto di francese e arabo che significa “camera della morte”. Siamo nel CIE di Crotone, 100 posti di capienza. Restano le tracce delle rivolte, i ricordi delle fughe. E` stato utilizzato dopo l`ultima emergenza Lampedusa. Oggi l`emergenza è finita, ma il centro è ancora aperto. Solo il 10% dei reclusi è stato rimpatriato. I trasferimenti richiedono costi non sostenibili. Insomma, un mezzo fallimento.

 

 

CROTONE - L’hanno riaperto il 28 febbraio 2009 per l’emergenza Lampedusa. Ma il centro di identificazione e espulsione (Cie) di Crotone - situato all’interno dell’area del centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), presso l’ex base aeronautica di Sant’Anna, di fronte all’aeroporto – era già stato in funzione dall’agosto del 2003 all’aprile del 2007. Così quando il 18 febbraio 2009 il Cie di Lampedusa andò a fuoco in seguito alla rivolta degli 800 immigrati che vi erano detenuti da oltre due mesi, Crotone fu una delle prime località dove furono smistati i tunisini detenuti sull’isola per diminuire le tensioni. Ne arrivarono 98, un marocchino e 97 tunisini. L’emergenza Lampedusa è finita, il centro di Crotone però è ancora aperto. Non solo. La Misericordia – che già gestisce il Cara di Crotone - ha vinto la gara d’appalto per la gestione del Cie, con un contratto valido fino al 2012. Il che fa del Cie di Crotone una struttura stabile, e il secondo Cie in Calabria, dopo quello di Lamezia Terme. Ma il Centro presenta notevoli problemi: solo il 10% dei reclusi è stato rimpatriato. E la sua posizione richiede, per i semplici trasferimenti, costi non sostenibili. Insomma, un mezzo fallimento.

La struttura consiste in due vecchie palazzine verdi, dove alloggiavano in passato i militari della base dell’aeronautica. Tutto intorno si trova una doppia recinzione. La prima è una grata di metallo alta quattro metri. La seconda è un muro di cinta di quattro metri sormontato da una rete metallica piegata verso l’interno per evitare le fughe. La capienza è di 100 posti, ricavati al primo e secondo piano delle due palazzine. 25 persone per piano. C’è anche una mensa, in un terzo edificio. Che però non viene più utilizzata per motivi di sicurezza. Il dirigente dell’ufficio immigrazione, ispettore Maria Antonia Spartà, cita episodi di evasioni avvenute proprio durante i trasferimenti dalle camerate alla mensa. “Succedeva che un gruppo creava disordine impegnando le forze dell’ordine in un punto, mentre un altro gruppetto saliva sul tetto della mensa e scavalcava il muro di cinta per poi scappare attraverso i campi”. Più tardi assisto personalmente alla distribuzione dei piatti al cancello della prima palazzina.

All’interno della palazzina si sale attraverso una scala buia. La lampada al neon non funziona. Al primo piano sulla porta verde di una stanza c’è scritto “Chambre al-maut”. Un misto di francese e arabo che significa “camera della morte”. I muri sono schizzati di sangue. Tracce della quotidiana guerra con le zanzare. Questa è una zona molto umida, nelle vicinanze c’è un lago. E anche a mezzogiorno il soffitto delle camerate è ricoperto di decine e decine di insetti. In una stanza i calcinacci si staccano dal muro e cadono a pezzi sul letto dove un ragazzo dorme ancora, probabilmente sotto gli effetti degli psicofarmaci, che qui come in altri Cie sono spesso richiesti dai detenuti e altrettanto spesso somministrati con leggerezza (e senza nessuna visita specialistica) da parte degli enti gestori. Quella che era la sala comune è diventata una moschea. Nella parete c’è un buco dove era incastonata la televisione prima che qualcuno lo rompesse durante una recente rivolta. Al posto dei tavoli, per terra ci sono le coperte stese a mo’ di tappeto per la preghiera. E un corano verde appoggiato nella direzione di Mecca. Nella stanza a fianco c’è un buco nel muro di un metro per due. L’hanno sfondato durante una rivolta subito dopo la riapertura a fine febbraio. L’ispettore Spartà nega che ci siano state rivolte quest’anno. Ma non ha difficoltà a parlare del passato.

“Prima del 2007 – dice - abbiamo avuto fughe, rivolte, gente che saliva sui tetti. Prima era più difficile perché avevamo gruppi omogenei. Quando per esempio organizzavamo con l’Egitto dei voli charter da Crotone o da Lamezia, tenevamo dentro gruppi di 50 o 60 egiziani, che si davano manforte. Hanno sradicato termosifoni dai muri, tavoli, panchine, televisori, tutto quello che si poteva tirare addosso alla polizia, hanno distrutto le pareti e ci hanno lanciato mattoni e calcinacci”

 
 
 

MONASTERACE: NECROPOLI E CIMITERO

Post n°4089 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

ARTICOLO PUBBLICATO SU "LA RIVIERA" ALCUNE SETTIMANE FA

 

A Monasterace interrotti i lavori di allargamento del cimitero per un’importante scoperta archeologica

Necropoli e cimitero

A Monasterace urge ampliare il cimitero, che è però circondato da un’area importantissima dal punto di vista archeologico. Unico sbocco individuato un’area agricola a nord. Ma mentre si scava si arriva al paradosso, perché dal sottosuolo vengono fuori alcune tombe del sesto secolo A.C. . Curioso che il cimitero nel 2009 sorga nello stesso punto in cui sorgeva oltre 2.000 anni fa. La scoperta impone lo stop ai lavori, ma l’ampliamento è una necessità, come sottolinea il sindaco, Maria Carmela Lanzetta: “Abbiamo dovuto variare il quadro economico per pagare l’archeologo e gli operai che ovviamente devono scavare a mano. Ci troviamo con molti soldi utilizzati, non sprecati, ma a noi serve il cimitero anche se allo stesso tempo è importantissimo quello che stiamo scoprendo”. Pare infatti che la necropoli che sta venendo alla luce abbia un eccezionale valore perché contraddice tutti gli studi precedenti secondo i quali Kaulon era una città piccola e povera. Stando a quanto emerge dalla necropoli era invece una città di grande importanza. “Probabilmente questa città era autoctona – dice ancora il sindaco – Si era pensato che fosse una colonia secondaria costruita da Crotone contro Locri invece gli scavi degli ultimi anni e soprattutto la scoperta di questa importante necropoli avvalorano l’idea, dicono gli archeologici, che era una città creata direttamente dai greci”. Nella necropoli è stato trovato molto vasellame, alcuni gioielli, di cui uno bellissimo a forma di gallo, manici di specchi ed una statuina che raffigura una tartaruga con un omino sopra, a testimonianza che in quel luogo venivano sepolte persone di una certa importanza visto il corredo funebre. “La necropoli è a strati e per noi è molto oneroso proseguire gli scavi”, confessa Lanzetta. Ma perché gli scavi li deve pagare il comune? Di fronte a scoperte del genere non dovrebbe essere la Sovrintendenza a finanziare il prosieguo delle ricerche? “Non ha fondi”, è la risposta lapidaria, per restare in tema, del primo cittadino. “Ed io non ho fondi in bilancio, con quelli che ho devo scegliere: o ci faccio gli scavi o amplio il cimitero”. Cimitero che ormai dovrebbe essere allargato in un’altra direzione, ma non è così semplice. “Sono in un vicolo cieco, i soldi finiscono, non posso pagare altri espropri, i muri di cinta del cimitero vanno fatti prima che le piogge rovinino tutto… qualcuno deve aiutarci”. Il riferimento è agli enti superiori. “Si tratta di pochi soldi, con 50mila euro finiremmo i lavori e completeremmo anche lo scavo. Tra l’altro tutti i ritrovamenti vanno al nostro museo che si sta arricchendo ulteriormente”. Museo per il quale, nonostante le promesse dell’assessore Damiano Guagliardi, tutto tace. Come sempre.

Giovanni Maiolo

 
 
 

CIE DI LAMEZIA IN CONDIZIONI INACCETTABILI

Post n°4088 pubblicato il 03 Febbraio 2010 da giovannimaiolo

“A Lamezia il Cie versa in condizioni inaccettabili”

Calabria Radicale scrive al sindaco di Lamezia sullo stato del Centro di identificazione ed espulsione

Il centro per l’identificazione ed espulsione di Lamezia Terme versa in condizioni inaccettabili: dalle precarie condizioni igieniche alla manutenzione ordinaria e straordinaria carente, dalle lenzuola (di carta monouso) cambiate ogni 6-7 giorni al presidio sanitario solo dei giorni feriali e per sole otto ore durante la giornata. Marco Marchese, Segretario di Calabria Radicale, scrive una lettera – appello al Sindaco della città di Lamezia Terme, Giovanni Speranza, affinché intervenga “con i servizi sociali del Comune e con quanto possa rendere la vita del centro vivibile perché al suo interno sono in condizioni di reclusioni vere e proprie 55 migranti a cui non è offerta alcuna possibilità di attività di scuola o alfabetizzazione, di formazione professionale o sportivo – ricreative; gli ospiti (ma il termine ospite in questo caso non è per niente corretto) trascorrono la giornata abbandonati a loro stessi in attesa che venga definita la posizione di ognuno e potendo trascorrere fino a sei mesi all’interno del centro; da questa condizione ne scaturiscono i cinque casi di autolesionismo verificatesi dall’inizio del 2009”. Il CIE di Lamezia Terme è stato visitato il 6 dicembre scorso dall’On. Doris Lo Moro (PD) e dall’On. Matteo Mecacci (Radicali – PD) e nei prossimi giorni sarà presentata un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Roberto Maroni per chiedere chiarimenti a seguito della visita ispettiva inserita nell’iniziativa nazionale promossa dai Radicali “Ponte dell’Immacolata nei centri per immigrati”, che ha lo scopo di visitare in Italia tutti i centri per immigrati e verificarne le condizioni. Il Ministro Maroni sarà interrogato, sulla circostanza riferita durante la visita che ha visto esporre ai Parlamentari il grave problema finanziario in cui versa la cooperativa che gestisce il centro, la quale, secondo quanto riferito dal direttore, non percepisce i compensi da aprile, sopperendo alle necessità primarie del centro stornando fondi da altre attività e senza che i lavoratori percepiscano lo stipendio da mesi. Al Ministro sarà anche chiesto, fra l’altro, come intenderà determinarsi circa la manutenzione delle strutture, il potenziamento del presidio sanitario, l’assistenza sociale e quella psicologica.

I numeri del CIE di Lamezia Terme (dati raccolti in occasione della visita dell’On. Mecacci e Lo Moro il 6 dicembre 2009)

Centro di

LAMEZIA TERME

CIE

Ente gestore MALGRADOTUTTO

Data stipula della convenzione 30.04.2009

Data scadenza della convenzione 30.04.2012

Cifra giornaliera corrisposta per ospite €

42,52

iva inclusa

Valore annuo della convenzione €

1.241.413

iva inclusa

L’assistenza legale degli ospiti è prevista nella convenzione?

SI

 

Capienza regolamentare del Centro (n. posti)

80

Numero di immigrati ospitati

 

n. Uomini:

54

Nazionalità

 

n. Ospiti dal Marocco

13

n. Ospiti dalla Tunisia

19

n. Ospiti dall’Algeria

2

n. Ospiti dall’Egitto

1

n. Ospiti dal Senegal

6

n. Ospiti altri Stati centroafricani

1

n. Ospiti dell’Est Europeo (non comunitari)

5

n. eventuali Ospiti Comunitari europei

1

n. Ospiti da PAKISTAN

2

n. Ospiti da INDIA

1

n. Ospiti da SRI LANKA

2

n. Ospiti da PERU’

1

n. Ospiti nei CIE provenienti dal Carcere

2

n. ospiti nei CIE solo perché privi di permesso di soggiorno

55

n. Rimpatri effettuati anno 2008

165

n. Rimpatri effettuati anno 2009

230

n. Ospiti rilasciati per scadenza termini anno 2008

271

n. Ospiti rilasciati per scadenza termini anno 2009

155

(dei 40, recuperati:7) Evasioni 2009

40

(per i CIE) n. Tentativi di Evasione 2009

17

n. atti di autolesionismo anno 2009

5

   

 

 
 
 
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