GIOVANNI MAIOLO
DOV'è LA SINISTRA? ORMAI SOLO IN AMERICA LATINA. UN OCCHIO SUL CONTINENTE SUDAMERICANO E SUL MONDO
ELISEWIN - IL LIBRO DI GIOVANNI MAIOLO

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ELISEWIN
Dalla Locride all’America latina. Un viaggio interiore alla scoperta di sentimenti profondi e un viaggio fisico verso un continente “Altro”, alla ricerca della gioia che l’ignoto può dare a chi sta bene solo in movimento. Un racconto autobiografico che mescola giocosa ironia e pura disperazione, senso di perdita e un continuo peregrinare, da Rieti a Caracas, dall’adrenalina degli sport estremi alla tranquillità delle montagne dell’Aspromonte, dalle Madonie fino ad un salto che porta direttamente alle Ande peruviane. Riflessioni in movimento, spunti, pagine di diario, momenti fissati su carta e circondati dagli splendidi testi delle canzoni di Gianluca Bernardo in un mix sperimentale estremamente dinamico e interessante. Lo sconcerto di chi si trova per la prima volta sopraffatto dall’amore e il bisogno di fuga da se stessi e da una realtà opprimente. Il mondo rinchiuso nel cuore di un uomo che esplode e libera energie. E la strada, sempre la strada, che porta in un altrove lontano e allo stesso tempo fin troppo vicino.
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NO DAL MOLIN!
Post n°3667 pubblicato il 28 Giugno 2009 da giovannimaiolo
Scriviamo una pagina d'indipendenza Scendere in piazza contro la costruzione di una nuova base militare significa guardare alla propria città e al globo; intersecare la necessità di fermare la guerra con la voglia di partecipare alle scelte che riguardano la nostra quotidianità; rifiutare una colata di cemento e costruire strumenti di valorizzazione e difesa dei beni comuni. NoDalMolin significa un altro mondo possibile. Significa dire basta al massacro della guerra rifiutandosi di ospitare nel proprio giardino strumenti di morte e distruzione; rivendicare la propria dignità di uomini e donne che non accettano di far decidere ad altri il proprio futuro e che respingono con la propria determinazione l'arroganza di chi vuol governare con l'imposizione; costruire nuove forme di convivenza comunitaria dove a determinare le relazioni non sono gli indici di borsa, ma la cooperazione e la condivisione; guardare i prati e i corsi d'acqua, le strade e i quartieri con la consapevolezza che questo territorio, fragile e limitato, ci è stato dato in prestito dalle generazioni che verranno dopo di noi. All'Aquila si riuniranno ancora una volta coloro che si sono proclamati i grandi della terra. «Laddove fanno il deserto - scriveva Tacito - lo chiamano pace»; parole drammaticamente reali anche nel XXI secolo, a cui bisogna aggiungere, quantomeno, che laddove fanno un disastro ambientale, lo chiamano sviluppo. E lo fanno riempendosi la bocca di un concetto nobile quanto calpestato, quello di democrazia. Tornare in strada contro la realizzazione del progetto militare statunitense significa dichiarare la propria indipendenza rispetto a tutto questo: non vogliamo più essere legati alle catene del dominio e della guerra, non vogliamo più accettare i mattoni e il cemento che arricchiscono pochi, non vogliamo più essere sudditi di chi crede di governarci col comando e l'imposizione. Vogliamo scrivere di nostro pugno la quotidianità. Il nostro linguaggio è la partecipazione; si articola in forme dialettali che variano dalla Val di Susa all'Abruzzo, dalla Selva Lacandona alla foresta peruviana; ma è, anche, un idioma internazionale, con il quale una moltitudine di comunità scrive, giorno dopo giorno, la fiaba delle donne e degli uomini che non si arrendono, non accettano, si ribellano. E che, come ogni fiaba che si rispetti, non potrà che avere, prima o dopo, un lieto fine. Il 4 luglio, dunque, scriviamo una pagina d'indipendenza. Indipendenti dalle basi di guerra per essere indipendenti di costruire il nostro futuro, insieme: è per questo che vogliamo liberare la nostra terra. |


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BUTTATO E LASCIATO PER TERRA
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