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Creato da giovannimaiolo il 31/08/2005

GIOVANNI MAIOLO

BLOG POLITICO - NOTIZIE DA caulonia, LOCRIDE E MONDO - DOV'è LA SINISTRA?

 

INTERVISTA AL SINDACO DI BIVONGI ERNESTO RIGGIO

Post n°4012 pubblicato il 21 Novembre 2009 da giovannimaiolo

Ernesto Riggio: “Bivongi produrrà energia pulita”

“Vogliamo dare in gestione la cascata” (titolo temporaneo)

 

Ernesto Riggio è al suo secondo mandato. Lo incontriamo di ritorno dalle cascate nel suo ufficio in un municipio chiuso, ma lui è al lavoro. La prima cosa che gli chiediamo è come mai la strada sia in quelle pessime condizioni. Risponde che il comune non ha i fondi per rimetterla in sesto. Al sindaco di Bivongi sta quasi bene che le cascate non siano visitate da molti, che restino nascoste, perché non sono in grado di gestire un grande numero di visitatori.

“Se venissero tante persone diventerebbe un problema per il paese” – dice.

Perché un problema? L’afflusso di visitatori non sarebbe piuttosto un’opportunità?

Solo se il flusso viene disciplinato. Il nostro obiettivo per questo è dare le cascate in gestione ad un’associazione di ambientalisti, non al mero scopo di fare guadagno ma salvaguardando l’ambiente. Quella situazione va governata e noi non siamo in grado di farlo.

E che succede con l’idroelettrico? A Bivongi si produrrà energia pulita?

Abbiamo firmato con l’azienda concessionaria un protocollo d’intesa, stanno preparando il progetto per la linea elettrica e quello esecutivo delle linee delle condotte dell’acqua e alla fine presenteranno il progetto esecutivo per la ristrutturazione dello stabile. Penso che nel giro di un anno potranno cominciare i lavori.

Per alimentare la centrale si dovrà prendere l’acqua dal torrente che alimenta la cascata. Esiste il rischio di riduzione del flusso?

L’autorità di bacino sostiene di no ed ha autorizzato dicendo che il flusso minimo vitale è garantito. Era anche una preoccupazione nostra che abbiamo evidenziato nel protocollo d’intesa, dove è specificato tra le altre cose che venga utilizzata una tecnologia innovativa. In precedenza le turbine funzionavano con mille litri al secondo, noi abbiamo preteso il massimo della tecnologia e le nuove turbine funzioneranno con 800 litri al secondo come massima produzione ma possono anche funzionare con 30 litri al secondo. Inoltre ci siamo riservati l’apertura delle cascate da Pasqua a settembre.

Che significa l’apertura? Negli altri periodi saranno chiuse?

No, intendo la piena disponibilità. In quel periodo dell’anno le cascate saranno a pieno regime. Tutte le aperture e chiusure dei flussi d’acqua saranno governate col telefono. Quando arriveranno dei visitatori basterà avvisare i gestori telefonicamente e verrà data, in qualunque periodo dell’anno, la massima apertura alle cascate.

Insomma, questa azienda di Faenza utilizzerà l’acqua di Bivongi, produrrà energia elettrica, la venderà ed otterrà profitto. E il comune cosa ci guadagna?

Otto posti di lavoro, per cominciare, che per un paese piccolo come il nostro non sono pochi. In più l’azienda paga un tot a megawatt prodotto.

Che introito otterrete?

Dipenderà dalla quantità di elettricità prodotta. In caso di stagione piovosa potremmo anche incassare 80mila euro all’anno.

Giovanni Maiolo

 

 
 
 

LA CALABRIA RIBELLE

Post n°4011 pubblicato il 21 Novembre 2009 da giovannimaiolo

BASTA BUGIE! BASTA PRESE IN GIRO!
AVVIO IMMEDIATO DELLE BONIFICHE E MESSA IN 
SICUREZZA DEI TERRITORI!
La Calabria si trova, oggi più che mai, vittima di 
operazioni e interventi devastanti che rischiano di compromettere 
definitivamente ogni equilibrio ecologico e sociale, rendendo invivibili le 
condizioni delle comunità calabresi. 
Dal Pollino allo Stretto, la lista delle 
lagnanze di questa terra martoriata si fa infatti sempre più lunga, quanto 
tragica, e la "scoperta" delle navi a perdere è solo la punta di un enorme 
sommerso iceberg.
Non può certo bastare l´ennesimo tentativo di affossamento e 
depistaggio messo in piedi dal Governo nazionale: le oltre 30mila persone che 
hanno partecipato alla manifestazione del 24 ottobre ad Amantea, testimoniano 
come i calabresi abbiano acquisito la consapevolezza di vivere su terreni 
avvelenati. Così nella vallata del Fiume Oliva, a Crotone, a Praia, nella 
sibaritide come nell´aspromontano: le nostre montagne e i nostri mari per anni 
hanno svolto il compito di enormi discariche per rifiuti "ingombranti".

Purtroppo il saccheggio dei territori si manifesta anche attraverso la svendita 
delle nostre risorse a favore degli appetiti del grande capitalismo 
internazionale. Così ci ritroviamo la più importante multinazionale al mondo 
nella gestione dei servizi ambientali, la francese Veolia, a farla da padrona 
su settori vitali come la gestione di acqua e rifiuti. Così assistiamo all´
imposizione di inquinanti impianti di produzione energetica in una regione che 
da decenni ne esporta grandi quantità.
Scelte dissennate, incuria e avidità, 
sono tra le principali cause del dissesto idrogeologico che caratterizza i 
nostri territori: la tragedia che ha colpito il messinese poteva essere 
assolutamente evitata se si fosse messo davanti a tutto la sicurezza della 
popolazione. Le tremende alluvioni che hanno causato frane e morti e le 
mareggiate che hanno devastato le nostre coste lo scorso inverno, avrebbero già 
dovuto mettere in guardia chi di competenza: poco o nulla è stato fatto per 
rimediare ai tanti disastri, sicuramente niente per la messa in sicurezza.
A 
fronte di tutto questo, siamo costretti a subire l´ennesima provocazione: l´
annuncio della prima pietra del ponte sullo Stretto, una farsa che dura ormai 
da quarant´anni, che è già costata oltre 520 milioni di euro senza riuscire 
neanche ad arrivare all´approvazione del progetto definitivo.
Come cittadini 
calabresi siamo stanchi di essere umiliati da istituzioni e affaristi, di 
vedere la nostra terra svenduta per i loro interessi.
Basta con le false 
promesse! Noi vogliamo che i soldi destinati al Ponte vengano impiegati da 
subito per le opere di messa in sicurezza e di bonifica dei nostri territori; 
vogliamo che la Regione Calabria dia una segnale forte che vada in questa 
direzione uscendo dalla Stretto di Messina SpA; vogliamo che il Governo dia 
risposte concrete alle emergenze concrete!
Come associazioni ambientaliste, 
movimenti, comitati calabresi ci incontreremo il 6 dicembre, a Lamezia Terme, 
per coordinare meglio le nostre forze e risorse sparse in tutto il territorio e 
unificare i nostri sforzi nella difesa di questa terra.
Per rispondere alla 
beffa natalizia saremo il 19 dicembre a Villa San Giovanni, per dire No al 
Ponte sullo Stretto.
IL 23 NOVEMBRE 2009 FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE AL 
GOVERNO ED ALLE ISTITUZIONI SEMPRE PIU´ LONTANE DALLE POPOLAZIONI
SIT-IN ORE 
10, DAVANTI LE PREFETTURE DI COSENZA, CATANZARO,CROTONE, VIBO VALENTIA, REGGIO 
CALABRIA. 

Tanti luoghi una sola voce!

ORGANIZZATO DAL MOVIMENTO 24 OTTOBRE

(COMPOSTO DA : Altra Lamezia / ARCI Crotone / Ass. Confronti / Ass. Paolab / 
Associazione Universitaria "Udu Cosenza" / Beni Comuni Cosenza / c.s.o.a. "A.
Cartella" / Casa della legalità- Lamezia / CGIL Amantea / Cib Unicobas / 
Collettivo Universitario "P2 - Occupata / Collettivo Universitario Socio-
Politico-Culturale "Filol.8 - Azioni Manifeste" / Comitato Civico Natale De 
Grazia / Comitato Civico Valle Oliva Terre a Perdere / Coordinamento Calabrese 
Acqua Pubblica "Bruno Arcuri" / FORA di Cosenza / Forum Ambientalista / Ass. 
Ambientalista il "riccio" - Castrovillari/ Movimento "Terra, Aria, Acqua e 
Libertà" Crotone / Movimento Ambientalista del Tirreno / Progetto Universitario 
Unical - "Ateneo Controverso" / Rete No Ponte / Rosso Cetraro / Rua Sao Joao - 
Lamezia Terme / TerritoRioT)
__________________________________

 
 
 

HO BISOGNO DI SINISTRA

Post n°4010 pubblicato il 21 Novembre 2009 da giovannimaiolo

Ho bisogno di sinistra

 Firme varie,   20 novembre 2009, 16:04

Ho bisogno di sinistraL'iniziativa     Vogliamo costruire un nuovo soggetto politico a sinistra. Lo vogliamo aperto, non gerarchico, plurale, innovativo. Capace di radicalità nella critica, nelle idee e nella cultura. Che scelga di cimentarsi con la sfida di proporre un'idea alternativa di governo e su questo di sfidare la componente più moderata del centrosinistra a costruire un'alternativa di governo alla destra.

La situazione politica, sociale e culturale del nostro paese è sempre più grave, segnata dall'offensiva populista e autoritaria della destra al governo, dalla crescita dell'intolleranza e della violenza, dal'aggravarsi degli effetti della crisi economica sulle condizioni materiali di vita di migliaia di persone, dalla messa in discussione delle garanzie a fondamento del nostro modello costituzionale.
Di fronte a tutto questo sentiamo tutti e tutte l'esigenza di un luogo per tornare a discutere insieme e capire e decidere, di uno strumento per non restare isolati a commentare gli eventi ma costruire un impegno collettivo.

Per questo vogliamo costruire un nuovo soggetto politico a sinistra.
Lo vogliamo aperto, non gerarchico, plurale, innovativo. Capace di radicalità nella critica, nelle idee e nella cultura. Che scelga di cimentarsi con la sfida di proporre un'idea alternativa di governo e su questo di sfidare la componente più moderata del centrosinistra a costruire un'alternativa di governo alla destra.
Oggi in Italia sono in campo molte esperienze di base impegnate su questo obiettivo che non riescono però ad aggregare un punto di riferimento comune. Le due liste alla sinistra del PD hanno raccolto due milioni di voti ma non sono riuscite ad avere una rappresentanza parlamentare, sono attraversate da scossoni interni e stentano a prefigurare un riferimento capace di unificare. Soprattutto mostrano ancora un grave limite nei loro linguaggi, nei modelli di organizzazione e partecipazione, nell'incapacità ad innovare culture e valorizzare le differenze.

Noi abbiamo scelto di impegnarci in Sinistra e Libertà. 
Lo facciamo consapevoli di tutti i suoi limiti e delle difficoltà che incontra. 
Sinistra e Libertà non può essere la semplice somma di piccole forze politiche, non può considerarsi autosufficiente, non può vivere senza una piena partecipazione democratica di chi, individualmente, voglia contribuire a ricostruire e reinventare una sinistra.
Ma è anche importante che Sinistra e Libertà abbia scelto di restare in campo per dire che una sinistra aperta, plurale, innovativa è possibile, è utile.

Oggi si apre un percorso per un congresso fondativo di un nuovo soggetto politico a sinistra. Non è l'ultimo atto, non può essere un processo che si limiti a chi già c'è, non può essere un percorso in conflitto cieco con le altre esperienze a sinistra, deve basarsi su processi pienamente democratici, senza deleghe e gruppi dirigenti di organizzazione, superando la triste rappresentanza monosessuata. Indicare l'obiettivo di un congresso fondativo non vuol dire "serrare i ranghi" e rinchiudersi in un'appartenenza ma rispondere all'urgenza che ci sia in campo un soggetto in grado di costruire un'iniziativa politica e di offrire a tutti e tutte luoghi certi e democratici per discutere e per decidere.

La costruzione di questo soggetto, nelle regole, nei contenuti, nelle relazioni con altre esperienze e culture politiche deve rappresentare una grande occasione di confronto e riflessione: sull'urgenza delle cose da fare, sui limiti politici e culturali della sinistra sulle innovazione che sentiamo necessarie nel linguaggio, nelle forme di organizzazione e partecipazione, nei riferimenti teorici della sinistra.

Vogliamo aprire una discussione con chi senza steccati e pregiudiziali, riconosce la necessità di riaprire una nuova stagione a sinistra. Vi invitiamo a un confronto il giorno 
27 novembre ore 17.00
Associazione Culturale Centofiori
Via Goito,35/B 00185 Roma Tel

Abbiamo invitato a discuterne:
Bia Sarasini - Elettra Deiana - Enzo Scandurra - Franco Russo - Gennaro Lopez - Giorgio Mele - Maurizio Zammataro - Pasqualina Napoletano - Piero Di Siena - Rete@ Sinistra - Roberto Musacchio - Salvatore Bonadonna - Silvana Pisa
Introduce: Stefano Ciccone
Coordina: Patrizia Sentinelli

 
 
 

LA SINISTRA E LA RIPARTENZA DEL 5 DICEMBRE

Post n°4009 pubblicato il 21 Novembre 2009 da giovannimaiolo

Andrea Scarchilli

La sinistra e la ripartenza del 5 dicembre    Nel giorno della manifestazione contro Berlusconi nascerà la "Federazione della sinistra", di cui faranno parte Rifondazione, Pdci, Lavoro e solidarietà e Socialismo 2000. Claudio Grassi la descrive come un passo in avanti rispetto all'Arcobaleno, "un'aggregrazione con un programma politico comune". Via al tesseramento, congresso alla fine del 2010, ma per ora è vietato parlare di partito unico. Sinistra e libertà aderisce al "No Berlusconi day" e decide di sostenere la battaglia del Forum dei movimenti per l'acqua

Attorno alla manifestazione del 5 dicembre prossimo, il "No Berlusconi day" promosso dal popolo della rete, passa il destino della sinistra italiana, quella uscita malconcia dalle elezioni dell'anno scorso in cui non è riuscita a conquistare la rappresentanza parlamentare. L'adesione dei partiti dell'allora "Sinistra arcobaleno" c'è, oggi è arrivato l'annuncio anche dal coordinamento nazionale di "sinistra e libertà". In più, a partire da quella data, Rifondazione comunista e Pdci guideranno l'avvio di un processo di avvicinamento reciproco, la "Federazione della sinistra".

Assieme al Prc e al Pdci parteciperanno alla Federazione anche "Socialismo 2000" e "Lavoro e solidarietà". Il battesimo sarà a Roma, al teatro Brancaccio, a partire dalla nove e mezzo. Poi nel pomeriggio, ha detto il numero due di Rifondazione Claudio Grassi, "tutti in piazza per manifestare contro Berlusconi". La Federazione è pensata in una prospettiva diversa rispetto all'Arcobaleno - il cui fallimento elettorale fu la causa principale del cambio di maggioranza all'interno di Rifondazione e della conseguente scissione avviata dalla componente guidata da Nichi Vendola - e i promotori la ritengono "un passo avanti" rispetto a quell'esperienza. Perché, ha spiegato Grassi, i "cartelli elettorali di fronte alle difficoltà politiche si sciolgono come neve al sole" mentre la Federazione della Sinistra sarà "un'aggregazione con un programma politico comune". Un programma netto per "il superamento del capitalismo e del patriarcato" e una formazione pienamente indipendente, politicamente e culturalmente dal centrosinistra e, quindi, dal Pd.

"La Federazione - ha spiegato Grassi - non si colloca su una posizione genericamente di sinistra e di alternanza, ma su quella della trasformazione, del conflitto e della alternativa di società. Questo significa che con il centrosinistra si possono fare degli accordi su base programmatica, ma senza nessuna subalternita' e senza nessun automatismo". Sarà aperta ad associazioni, soggetti politici, comitati, movimenti locali e nazionali, "un processo aperto ma non indistinto".

Il 5 dicembre verranno costituiti un consiglio politico nazionale, un coordinamento politico ristretto e verrà nominato un portavoce nazionale, che per il primo anno sarà a rotazione tra le forze politiche promotrici. Partirà anche il tesseramento, il primo congresso è fissato per la fine del 2010. "Se non vogliamo costruire un cartello elettorale e un accordo statico tra quattro soggetti politici organizzati - ha rilevato Grassi - è necessario attivare la più ampia partecipazione. Questa non può che partire dal coinvolgimento di tutti gli iscritti in un processo democratico che parta dal basso e dal concetto una testa un voto".

La Federazione, ha concluso Grassi, dovrà cogliere due necessità, dopo "i colpi durissimi" subiti in questi anni dalla sinistra in Italia: "Dare un segnale di unità alla nostra gente, marcando una inversione di tendenza rispetto alle continue scissioni e divisioni e poi non dovrà fare pasticci, né nella direzione di un nuovo Arcobaleno né nella forzatura di un partito unico, per il quale le condizioni non sono ancora mature. Rifondazione comunista, quindi, resta con la sua piena autonomia, ma dal 5 dicembre sarà impegnata in un importante progetto di unità e di rilancio della sinistra comunista di alternativa nel paese".

Movimento anche sull'altro fronte della sinistra "extraparlamentare". A tre giorni dall'esortazione dell'assessore alla Cultura della Regione Lazio Giulia Rodano, anche Sinistra e Libertà ha ufficializzato l'adesione alla manifestazione del cinque dicembre. Lo ha deciso il coordinamento nazionale del movimento, che si è riunito appositamente oggi. Questa la nota diffusa dopo la riunione: "Sinistra, Ecologia e Libertà parteciperà alla manifestazione con la convinzione che sia uno dei momenti della mobilitazione contro il governo Berlusconi, incapace ancora una volta di affrontare serenamente il rapporto con la magistratura e la giustizia e che attraverso la riproposizione di leggi ad-personam come la prescrizione breve intende sottrarsi ai più elementari principi di legalità e democrazia". Sinistra e Libertà inoltre è "convinta che l'opposizione a Berlusconi deve essere innanzitutto opposizione sociale alle scelte economiche e ambientali che questo governo ha fatto". Il coordinamento di Sel incontrerà prima della manifestazione il comitato promotore.

La riunione di oggi segue l'incontro di ieri con il Forum dei Movimenti dell'acqua, nel quale il coordinamento di SeL ha deciso di "sostenere attivamente la campagna lanciata dal Forum dei Movimenti per l'acqua con la quale si chiede alle assemblee elettive di modificare gli Statuti comunali inserendo l'acqua come bene comune non a rilevanza economica. Nelle prossime settimane si svolgerà a Roma un'assemblea nazionale tematica degli eletti di SeL sulla questione specifica della ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo sarà uno dei punti di piattaforma politica per la redazione dei programmi delle prossime elezioni regionali, seguendo anche l'esperienza positiva della Regione Puglia". Sinistra e libertà ha annunciato inoltre di stare valutando, assieme ai rappresentanti del Forum dei movimenti per l'acqua, l'opportunità di lanciare un referendum abrogativo.

L'auspicio della dirigenza è che le iniziative possano rilanciare il percorso di Sinistra e libertà, che in poche settimane ha subito la defezione dei Verdi a seguito del congresso (è rimasta nel movimento solo la minoranza dell'associazione ecologisti) e del Partito socialista. Con il Ps la divergenza durava già da qualche mese, vista la riluttanza del segretario Riccardo Nencini a fare passi avanti nel processo federativo. Due giorni fa la segreteria dei socialisti ha praticamente dato il via libera alla scissione, inaugurando il percorso autonomo in vista delle elezioni regionali. Nella stessa giornata Nencini ha incontrato il leader del Pd Pierluigi Bersani. Nel mezzo c'è stato l'oscuramento del portale internet (e il conseguente cambio di indirizzo) del movimento a seguito della pubblicazione di un documento che i socialisti non condividevano.

 
 
 

FACCIAMO IL MUSEO DELLE MIGRAZIONI?

Post n°4008 pubblicato il 20 Novembre 2009 da giovannimaiolo

A volte basta un disegno, uno schizzo, non solo per comunicare un’idea, ma anche per suscitare una degna reazione, risvegliare qualche senso di repulsione, qualche moto di ribellione interiore, rompere uno schema mentale imposto. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di lanciare questa campagna con una nuova provocazione contro il razzismo governativo, contro le nuove leggi razziali, contro i respingimenti orditi dalla Lega, ma voluti dall’intero sistema politico-mafioso, sotto la cui mannaia finiscono migliaia di uomini, donne e bambini, costretti con la violenza a tornare verso le carceri e le torture libiche o abbandonati a loro stessi nelle acque del mediterraneo, per andare incontro ad una sicura morte. Dietro simili vergognosi e disumani provvedimenti si nascondono i soliti interessi, le solite facce, le solite speculazioni mafiose, le mani in pasta di chi si organizza per sfruttare nuovi schiavi, senza diritti e sotto ricatto, dopo l’approvazione del reato di clandestinità. Ma non basta. Ad essere respinta è anche la memoria storica, il ricordo, il nome di chi ha lottato, di chi ha perso la vita perché si è ribellato, di chi aveva scoperto, come Peppino, che troppo spesso la bramosia di potere e di denaro dei potenti e della criminalità organizzata coincidono. Tutti respinti, quindi, con il plauso di chi già pensa a riempirsi le tasche, con l’indifferenza o l’accettazione di quanti, ormai plagiati, diventano così, senza esserne coscienti, complici di un sistema criminale e la determinazione di chi non abbassa la testa e continua a resistere, resistere nella volontà di accogliere e non di respingere”.

Associazione Peppino Impastato – Casa Memoria

 

Facciamo il museo?

Qui sopra abbiamo pubblicato il comunicato e l’immagine che ci ha inviato per la diffusione la Casa Memoria Peppino Impastato. Peppino e la memoria delle lotte per un mondo diverso respinti dall’inciviltà italo-padana. Ma questa settimana vorremmo lanciare anche un’altra provocazione. Su queste pagine abbiamo già parlato del cantautore Giacomo Sferlazzo e del suo impegno col circolo Arci “Askavusa”, abbiamo raccontato del LampedusainFestival e della reazione di questi giovani lampedusani agli avvenimenti accaduti sull’isola negli ultimi tempi. Adesso Giacomo è venuto nella Locride, ad incontrare Lucano, a conoscere meglio Riace e Caulonia, a salutare Ammendolia che ha già conosciuto, a riportarsi sull’isola un’esperienza calabrese da esportare. Perché forse, grazie alla rete creata da persone che nutrono la stessa sensibilità verso il tema delle migrazioni e i drammi vissuti da uomini e donne con la pelle di altri, bellissimi, colori, anche Lampedusa, nonostante la sua pessima amministrazione comunale, potrebbe entrare nel circuito dell’accoglienza. Non solo Centri di prima accoglienza e di identificazione ed espulsione, ma anche accoglienza vera e propria. È tutto in divenire, e noi presteremo attenzione a quello che accadrà, perché a volte anche la Calabria, anche la provincia di Reggio Calabria, anche la Locride, come dimostra l’ormai imminente arrivo dei palestinesi sottratti agli stenti di uno dei peggiori campi profughi del mondo, quando la smette di piangersi addosso può produrre ed esportare esperienze significative.

Pubblichiamo la proposta di Giacomo di creare il museo delle migrazioni a Lampedusa. E non possiamo che rilanciare questa proposta nella nostra provincia. Anche noi siamo terra di sbarchi, non si contano le carrette del mare approdate sulle nostre coste nel corso degli ultimi anni. Carrette che raccontano storie, cariche di oggetti, di pezzi di vita. Qualche anno fa, dalle pagine di un giornalino autoprodotto dal nome “Il Portavoce” fu lanciata l’idea di portare le scolaresche a visitare i barconi arenati sulla spiaggia, come esperienza educativa. Se non erro a proporlo fu Enzo Niutta, l’attuale segretario del circolo di Rifondazione di Caulonia. Una provocazione positiva. Da rilanciare approfittando dello spunto che ci fornisce Giacomo. La speranza è che qualche politico o amministratore accolga questa proposta e si impegni a renderla concreta. Noi, al solito, lanciamo idee. Qualcuno ci ascolterà?

Giovanni Maiolo

 

 
 
 

COYOTE

Post n°4007 pubblicato il 20 Novembre 2009 da giovannimaiolo

Ecco l’apparecchio che ti evita le multe. Se fosse stato diffuso prima molti sfortunati automobilisti passati da Camini non sarebbero stati tratti in inganno. Si tratta  del mini-Coyote, un aggeggio da applicare al cruscotto o al parabrezza, ricaricabile con l’accendisigari e del costo di 200 euro. Il Coyote avvisa l’automobilista, sia con segnali acustici che luminosi, di tutti i punti della rete stradale dove sono installate posizioni fisse o mobili di rilevamento della velocità. È la Magneti Marelli ha distribuire il prodotto. G.M.

 

 
 
 

MUSEO DELLE MIGRAZIONI A LAMPEDUSA

Post n°4006 pubblicato il 19 Novembre 2009 da giovannimaiolo

La proposta del cantautore e presidente del circolo Arci “Askavusa” (Scalzi) di Lampedusa, in questi giorni a Riace, Giacomo Sferlazzi

Facciamo il museo delle migrazioni

 

Premessa.

 

Credo sia inevitabile, la costruzione di un museo sul’immigrazione a Lampedusa, anzi sulle migrazioni, sui passaggi, visto che quest’isola si trova da tempo ad essere luogo di speranza, di riposo, di transito, non solo per gli uomini, ma per tante specie animali. Geograficamente predisposta ad essere una  fondamentale tappa del viaggio dall’Africa all’Europa, storicamente ricca di significativi episodi che ci parlano di una Lampedusa sempre pronta a ricevere, a dare speranza, a dare sollievo. Da ricordare soprattutto la storia del santuario della Madonna di Porto Salvo, luogo in cui nell’antichità una lampada ad olio posta sotto i piedi della statua della Madonna di Porto Salvo rimaneva sempre accesa, alimentata sia da Cristiani che da Musulmani, i quali si trovavano a pregare nello stesso luogo (una grotta) con lo stesso sacerdote/imam, il quale officiava entrambi i riti. Quasi sempre chi passava dal santuario lasciava vestiti, cibo, acqua, utensili, per coloro che sarebbero passati dopo di loro, e chi era in difficoltà usava questi lasciti.

La storia recente ci parla di una Lampedusa profondamente mutata, soprattutto dal profilo sociale/economico. L’isola che aveva vissuto di pesca fino alla fine degli anni ottanta si trova ad acquisire una fulminea notorietà dopo il lancio di due missili (1986) da parte del dittatore Libico Gheddafi, molti turisti cominciano ad arrivare sull’isola, grazie anche all’aeroporto (1968) voluto dal ministro dell’interno Taviani. Da allora Lampedusa conosce uno sviluppo economico e turistico veloce e travolgente, il quale non è trainato da uno  sviluppo culturale e formativo. Sull’isola non vi è un museo, una biblioteca, un cinema, una sala congressi, una pinacoteca e la situazione scolastica è precaria, avendo edifici vecchissimi che rischiano anche alcuni cedimenti strutturali.

Agli inizi degli anni novanta, cominciano i primi sbarchi sull’isola, i primi immigrati vengono soccorsi e aiutati dalla popolazione locale, molto spesso chi arriva è convinto di arrivare in Sicilia, tant’è che qualcuno domanda della stazione ferroviaria. Ma tutto si svolge con tranquillità, senza clamore, naturalmente.

Con l’aumento degli sbarchi si decide di costruire il primo centro per immigrati a Lampedusa, un posto dove gli immigrati restano nei casi estremi, una decina di giorni, un posto che qualcuno ha definito albergo e altri lager, da ricordare l’inchiesta di Fabrizio Gatti che si finse immigrato e restò  all’interno del centro per otto giorni, da sottolineare che era l’unico modo per entrare nel cpt, visto che a nessuno era dato il permesso di visitare il centro. Cominciano i primi malumori dei lampedusani nei confronti soprattutto della stampa e dei media che parlano ancora di sbarchi, che in realtà sono finiti, e non di soccorsi  in mare, che quotidianamente accendono su Lampedusa i riflettori dipingendola come un’isola invasa, un’isola quasi pericolosa da visitare. Gli stessi media non si interessano dei gravi problemi che l’isola si trascina da anni, e delle sue meraviglie naturali. Dopo qualche anno si inaugura il nuovo centro in via Imbriacola, con le proteste di molti Lampedusani, che vedono un ulteriore danno per l’isola. Neanche in questo centro ci sarà l’opportunità di incontrare chi arriva dall’Africa, intanto Lampedusa continua nella sua crescita economica/turistica ed ha ormai ridotto notevolmente la sue attività legate alla pesca, cresce il disagio nei confronti del fenomeno immigrazione, e di come questo viene affrontato, i continui voli di stato usati per trasferire in altri centri gli immigrati, il continuo costruire caserme e cpt, l’uso continuo di vedette che ormai occupano una intera parte del porto, viene confrontato dai lampedusani con la mancanza di strutture scolastiche, con la precarietà del sistema sanitario, con la precarietà dei trasporti, con i carburanti più cari d’Italia ed altre mille emergenze che l’isola vive. Così si arriva agli ultimi fatti, alla decisione di costruire su Lampedusa un CIE (centro di identificazione ed espulsione) dove gli immigrati dovranno restare per più di sei mesi, con una militarizzazione ancora più massiccia, ma la popolazione si oppone a questa costruzione, dopo molti scioperi e proteste, la situazione attuale è il blocco momentaneo dei lavori e la decisione di una politica dei respingimenti. Questi fatti hanno portato una parte dei Lampedusani a prendere coscienza sulla centralità di Lampedusa nei processi migratori, non tanto per una questione di quantità, visto che gli immigrati che passano da Lampedusa sono una piccolissima percentuale del totale, ma quanto per risonanza mediatica e per posizione geografica e per la potenzialità di scambi (culturali, materiali, politici) che Lampedusa può avere nel mediterraneo, e la rilevanza che questa può ottenere sul piano dei rapporti euro mediterranei e nella discussione sul diritto internazionale.

Il museo delle migrazioni sarebbe un primo tassello per portare lo sviluppo dell’isola di Lampedusa su un percorso voluto e non casuale, su un percorso che può essere un esempio per il mondo intero, su un percorso che vede nell’integrazione una risorsa non solo giusta ma inevitabile, visto il  processo multiculturale che l’Italia sta vivendo e che io credo si risolverà nell’arco di un trentennio, avremo allora i figli, i nipoti, i fratelli e le sorelle di chi oggi è ritenuto clandestino a pieno titolo cittadini italiani, europei. Abbiamo il dovere di conservare le testimonianze di questi movimenti migratori, che altrimenti rischiano di cadere nel dimenticatoio, abbiamo il dovere di salvare almeno le barche, i corani e le bibbie, i vestiti, le scarpe, i documenti e gli altri piccoli oggetti che il mare ci ha restituito e che parlano e parleranno ai posteri di queste tragedie, di queste speranze, di questi sogni che spesso soffocano nei fondali del mediterraneo.

                                                       

Una base filosofica

La base filosofica da cui partire è che l’oggetto non è asettico, non è insensibile, direi non è privo di vita, anzi,trattiene e rilascia energia, oltre che essere testimonianza visiva e soprattutto testimonianza energetica. L’idea è quella di consegnare ad artisti di fama internazionale il materiale che dovrà essere raccolto nella discarica di Lampedusa, materiale che andrebbe al macero e che verrà utilizzato dagli artisti per comporre opere d’arte, di qualsiasi tipo, installazioni o foto o quadri materici. Dunque trasformare un fatto di morte tramite l’atto artistico, in vita nuova, pulsante, che racconta, testimonianza del grande dolore e della grande ingiustizia che il mondo vive quotidianamente, ma anche bellezza cruda, immagine liberatoria, segno indelebile della NOSTRA storia.

 Inoltre

dedicare altre sezioni del museo ai passaggi di esseri viventi che migrano facendo scalo a Lampedusa, dagli uccelli alle balene, alle tartarughe.

Dimostrando che per sua natura Lampedusa è un posto di riposo e recupero di energie per chi è in viaggio (di qualsiasi tipo).

 

Giacomo Sferlazzo

Circolo Arci Askavusa

 

 

 
 
 

UNA NOTTE AL PRONTO SOCCORSO DI LOCRI

Post n°4005 pubblicato il 19 Novembre 2009 da giovannimaiolo

Una notte al Pronto Soccorso di Locri

Lumache e influenza A

Capita di ritrovarsi a mangiare le lumache, “i vovalaci”, per finire senza fiato. Ma non per la loro bontà, discutibile, quanto perché scopri che ti stanno provocando una “reazione allergica”, come recita il referto del Pronto Soccorso dell’ospedale di Locri. E mentre la tua ragazza si preoccupa per le tue condizioni di salute  e tu, tra iniezioni nel sedere di cortisone e flebo su flebo nel braccio, ritrovi le parole per scambiare qualche battuta con gli infermieri, ecco arrivare il panico. Perché l’incubo si materializza. Arriva una paziente, ha la febbre. Influenza A, dice l’infermiere. Tutto il personale indossa la mascherina che copre bocca e naso, tutti attrezzati. Tu no, con la chiappa che ti brucia per la puntura, il respiro che esce fischiando dalla bocca, legato a quella dannata quarta flebo che non vuole finire…

“Così impari a mangiare le lumache – scherza il dottore – Vieni al Pronto Soccorso per una cavolata e ti fermi in ospedale con l’influenza A!”.

“Ehm… quanto manca alla fine di sta cacchio di flebo? La devo fare tutta? È già la quarta!!!”

“Bhè, dobbiamo aspettare che i farmaci facciano effetto, che ti si liberi il petto e il naso, che la respirazione torni normale…”

“Amore, aiutami và che ce ne andiamo, mi sento già benissimo, potrei scalare il Terminillo. Davvero, dottore, mai stato meglio! Anzi, anche se sono le due di notte vado a fare un po’ di jogging, Respiro benissimo. Buon lavoro e grazie!”

Giovanni Maiolo

 

 
 
 

CHI ERA CHARLES DARWIN?

Post n°4004 pubblicato il 18 Novembre 2009 da giovannimaiolo

Ecco chi era Charles Darwin

 

Charles Robert Darwin nacque a Shrewsbury (Inghilterra) il 12 febbraio 1809 e mostrò fin da bambino uno spiccato interesse per la storia naturale e le passeggiate solitarie all’area aperta. Negli studi superiori fu un disastro e il padre temendo che sarebbe diventato «una disgrazia per sé e per la sua famiglia» lo spedì precocemente, prima, ad Edimburgo per studiare medicina e poi a Cambridge teologia. Tuttavia, invece di interessarsi alle materie accademiche egli passo gran parte del proprio tempo a raccogliere insetti e cacciare animali, la svolta però arrivò con lo studio della geologia e la partenza come naturalista, a soli ventidue anni, in un viaggio intorno al mondo che durerà ben 5 anni. A bordo del Beagle visitò Capo Verde, le Isole Falkland, la costa del Sud America, le Isole Galápagos e l'Australia, raccogliendo una mole imponente di osservazioni, di reperti, piante e specie animali di ogni tipo. Dal suo ritorno, nel 1936, e per il resto della sua vita attinse incessantemente da quel viaggio straordinario, pubblicando numerosissimi libri e riflessioni nati proprio dalle osservazioni raccolte da quel suo peregrinare in terre incontaminate e lussureggianti. Tra i suoi libri più significativi, anche se poco conosciuti, occorre ricordare: Viaggio di un naturalista intorno al mondo, Osservazioni geologiche sull’America meridionale, Le piante insettivore, Gli effetti della fecondazione incrociata e dell’autofecondazione nel regno vegetale, Le forme diverse dei fiori in piante della stessa specie, insomma Darwin, come affermava il biologo Ernst Mayr, «sarebbe ricordato come uno scienziato eminente anche se non avesse scritto una sola parola sull’evoluzione». Sebbene nell’Autobiografia asserisse, con un atto di infinita modestia, di sorprendersi «che con doti così modeste io sia stato capace d’influire in modo tanto notevole sulle opinioni degli scienziati su alcuni importanti problemi», allo stesso tempo, egli possedeva un grande «amore per la scienza, un’infinita pazienza nel riflettere lungamente su ogni argomento, gran diligenza nell’osservare e raccogliere dati di fatto, e una certa dose d’immaginazione e di buon senso».

Così, grazie al viaggio sul Beagle e alle sue dote di osservatore eccezionale, egli fece diverse scoperte: intuì che il plancton stava alla base della catena alimentare oceanica e consente la vita dei pesci lontani da terra, rivelò il modo con il quale si formavano le barriere coralline, ecc., fino a comprendere, nelle isole Galapagos, i tratti fondamentali della Teoria dell’evoluzione delle specie.

Un’altra importante (e curiosa) scoperta di Darwin è la coevoluzione (descritta nel libro La fecondazione delle orchidee da parte degli insetti) che gli fece prevedere, osservando un’orchidea che profuma solo di notte e ha uno sperone lungo fino a 30 centimetri, l’esistenza di una specie ancora sconosciuta di falena con una proboscide altrettanto lunga, la quale fu individuata soltanto nel 1903 e chiamata, in suo onore, predicta.

Le isole Galapagos (tartarughe in spagnolo) al largo del centro America, relativamente isolate e dotate di un’ampia varietà di climi e di habitat, dovuta alle correnti marine, è il luogo che più di tutti permise a Darwin di osservare dei fenomeni evolutivi marcati e assai significativi per le sue future teorie, a partire da quella dell’evoluzione. Nelle Note ornitologiche, nelle quali traspaiono le prime intuizioni,  egli afferma: «Quando vedo che queste isole in vista l’una dell’altra sono abitate da una sparuta popolazione di animali, frequentate da questi uccelli che differiscono fra loro solo leggermente e che occupano lo stesso posto nella natura, devo sospettare che si tratti solo di variazioni» e si convince che «la zoologia di questi arcipelaghi merita un esame approfondito, perché questi fatti potrebbero smentire la stabilità delle specie», quest’ultima era infatti la teoria dominante fino ad allora.

Nel 1839, si sposò con la cugina Emma e nel 1842 si trasferì con lei in una casa di campagna a Down. Ben presto, però, il dinamico e giramondo naturalista si trasformò in un ipocondriaco che soffriva costantemente di nausea, vertigini, insonnia e debolezza, e che aveva attacchi di tremore e vomito ogni volta che riceveva ospiti. Come tutti i grandi personaggi anche lo scienziato inglese ebbe una personalità controversa ed originale, ma negli anni, con lo studio e le scoperte realizzate, le sue idee si svilupparono passando da quelle di uno studente di teologia, che citava continuamente passi della Bibbia, a quelle di un uomo che aveva dedicato tutta la propria vita alla scienza, il quale si definiva semplicemente un agnostico. Il rapporto con l’idea dell’esistenza di Dio, infatti, subì numerosi cambiamenti dettati dalle circostanze che la vita gli pose davanti. La scomparsa della figlia Annie, nel 1851, convinse Darwin a non andare più in chiesa e fino alla stesura de L’origine delle specie (1859) egli si autodefiniva ancora un «teista». Per capire l’evoluzione del pensiero di Darwin, però, occorrerebbe sempre far riferimento all’Autobiografia, sebbene alcuni brani della prima edizione furono espunti per volere della moglie bigotta, «per non dare un dolore ai suoi amici religiosi», fra i quali è illuminante leggere: «L’incredulità si insinuò nel mio spirito, e finì per diventare totale. Il suo sviluppo fu tanto lento che non ne soffersi, e da allora non ho mai più avuto alcun dubbio sull’esattezza della mia conclusione. In realtà non posso capire perché ci dovremmo augurare che le promesse del cristianesimo si avverino: perché in tal caso, secondo le parole del Vangelo, gli uomini senza fede come mio padre, mio fratello e quasi tutti i miei amici più cari sarebbero puniti per l’eternità. E questa è un’odiosa dottrina». Insomma, sebbene si strumentalizzi ancora la sua figura e le sue idee, Charles Darwin fu un uomo estremamente curioso e rigoroso che osservando quello che vide nel suo illuminante viaggio, spiegò razionalmente i meccanismi della natura. Leggendo le sue parole, infatti, egli non ebbe mai la pretesa di possedere la Verità o di mettere una parola definitiva sulle sue scoperte, ma tentò soltanto di formulare una Teoria dell’evoluzione plausibile e coerente. La storia e la scienza gli hanno dato ragione.

 

nicola.candido@libero.it

 
 
 

LA SINISTRA ITALIANA COME I LEMMING

Post n°4003 pubblicato il 18 Novembre 2009 da giovannimaiolo

La sinistra italiana e la sindrome dei lemming

 Felice Besostri,   16 novembre 2009, 12:37

La sinistra italiana e la sindrome dei lemming Dibattito     I lemming sono dei piccoli roditori scandinavi, che, di tanto in tanto, dopo una folle corsa si buttano in mare e vi annegano in massa. Apparentemente niente è più lontano dai paesaggi nordici dell'Italia bagnata dal Mediterraneo, ma i lemming allignano anche qui e per colmo di sfortuna sono tutti orientati a sinistra. Una differenza, tuttavia, risalta: all'appuntamento suicida si presentano sempre in meno, mentre i lemming originali si moltiplicano tra un suicidio di massa e l'altro

La spinta irrazionale in una direzione mortale è fortissima, come testimoniano le difficoltà di Sinistra e Libertà, stretta tra l'incudine dei frenatori e il martello degli acceleratori.
Tra l'altro si discute di un nome e di un simbolo, che è incerto si possa utilizzare alle prossime regionali dopo l'uscita della Federazione dei Verdi, ma tant'è l'ottimismo della volontà è più forte del pessimismo della ragione ( giuridica ). Non è con la furbata di aggiungere in grande ed in verde la parola ECOLOGIA, al posto dei tre simbolini dei partitini, che si evitano i problemi.

Se si doveva cambiare nome e simbolo non capisco perché non si sia abbandonato il termine SINISTRA per un più evocativo SOCIALISMO. Il termine "sinistra" indica una collocazione nello spazio politico e non una direzione di marcia o un obiettivo: non si può andare sempre più a sinistra.
Nel momento della più grave crisi del capitalismo si dovrebbe indicare, se non un modello alternativo di società, quantomeno una speranza di società diversa nei suoi valori fondanti. " Un altro mondo è possibile" era lo slogan del Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre. Pare che in Italia la parola socialismo non sia più utilizzabile, per responsabilità dei ricordi che suscitano i socialisti, solo a sentirli nominare. In questo modo si si taglia fuori dalla più grande forza di sinistra in Europa, quella del PSE. In un certo senso è comprensibile il dramma di coloro, che nati comunisti, son prima diventati democratici di sinistra e poi soltanto democratici e di quelli che avendo rifiutato il cambiamento sono rimasti comunisti. Se gli uni per trasformarsi e gli altri per unificarsi hanno dovuto rinunciare a chiamarsi comunisti, non possono sopportare il richiamo al socialismo, come se fosse una vittoria postuma di quelli che Tangentopoli avrebbe dovuto cancellare, für ewig.

La sinistra italiana è ridotta ai minimi termini e i socialisti con essa. Sinistra e Libertà era un tentativo, già meglio riuscito di Sinistra Arcobaleno, ma per consolidarsi aveva bisogno di tempo. La defezione dei Verdi e le elezioni regionali alle porte hanno spinto SD e lo MPS di Vendola ad accelerare i tempi della costruzione del solito partito, come casa rifugio di antiche certezze, come se l'esistenza di un Segretario Generale, di un Comitato Centrale e di un Ufficio Politico fossero la panacea. Sono stati preparati regolamenti e procedure costitutive in assenza di programmi, basi ideologiche e affiliazioni internazionali certe. 
Vendola deve continuare a guidare la Puglia, ma se per caso, o bravura dei suoi avvocati, Sinistra e Libertà dovesse vincere i ricorsi per le elezioni europee e Vendola fosse costretto ad accettare un posto nell'Europarlamento, a quale gruppo si iscriverebbe? Non si deve nascondere che tra i socialisti ci siano riserve mentali, cresciute con la fuoriuscita dei Verdi e, anche, calcoli personali di suoi dirigenti, ma le resistenze sarebbero state vinte dalla bontà della proposta di rinnovamento. Le accelerazioni, in difformità dei patti sottoscritti, hanno, invece, rafforzato gli oppositori. I casi sono due Fava e Vendola non sono stati capaci di prevedere le reazioni ovvero erano state previste. Nel primo caso c'è da dubitare, che siano idonei a far rinascere una sinistra in Italia. Nel secondo caso sono inaffidabili come partner di un progetto di rinnovamento e di di ricostruzione della sinistra italiana ovvero non hanno capito il contesto europeo della lotta politica. Quando ci sono partiti competitori a sinistra della socialdemocrazia, nei casi di maggior successo, come in Olanda o in Norvegia, si chiamano socialisti ovvero, come in Germania hanno un forte e chiara componente socialdemocratica.

SeL o fa una scelta chiaramente socialista, con ( è meglio )o senza il PSI, ovvero ha maggior senso, secondo le inclinazioni, entrare a far parte come componente,della Federazione della Sinistra Alternativa ovvero aderire individualmente al PD. SeL senza una componente socialista non ha senso e la presenza socialista non è risolta da adesioni di socialisti delusi dalla propria dirigenza.
Se si potesse ridurre tutto ad una battuta, si potrebbe ripetere con i francesi che "dans la gauche il y a toujours quelque chose de sinistre", come la coazione a ripetere o l'assenza di realismo, pensando che l'estremismo possa sostituire la radicalità perduta di pensare una società altra di quella esistente.

Il 5 dicembre la manifestazione contro Berlusconi, avrà successo, come quella del 24 ottobre 2008. Mia nonna lo ripeteva spesso, che chi non ha testa ha gambe. Il successo della prossima manifestazione non toglierà la sinistra dalla crisi attuale, al limite servirà a convincere che l'Italia dei Valori sia l'unica opposizione o che il PD non è poi così tanto male. In fin dei conti quando un suo esponente come Nicola Latorre dice che il PD non conoscerà una deriva socialdemocratica, può rassicurare i nostalgici del PCI, anche se non si spiega la candidatura di Massimo D'Alema da parte del PSE, senza un approdo socialdemocratico. Tutto non è perduto, ma soltanto se ci si libera dai giochi dei vertici romani e del loro modo di far politica. Nei territori è ancora possibile proporre liste unitarie per le prossime elezioni regionali, con base nelle formazioni politiche, già integrate in SeL, ma richiede doti di autonomia di pensiero e di azione, cui da lungo tempo i militanti sono stati disabituati.

 
 
 
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