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Sulle elezioni in Egitto

Post n°553 pubblicato il 24 Maggio 2012 da giuristando
 

Fascia oro

http://gpindex.org/2012/05/23/egyptian-elections-a-country-at-the-crossroads/

Thanks to Baoluo

Usa il traduttore: http://translate.google.it/#en|it|

Ascolta poi l'audizione del Prof. Esposito della Georgetown University, che fa una sventagliata di inquadramenti di politica internazionale, soprattutto a proposito della cosiddetta Primavera Meditarranea, cioè il risveglio dei popoli dell'Africa del Nord che hanno sollevato le dittature e adesso si trovano a dover affrontere il futuro, ma l'ombra del ritorno a regimi repressivi rimane sempre in agguato:

 http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Commissioni/Dettaglio?IdEvento=5030 

I punti salienti dell’intervento del Prof. John L. Esposito:

 

 

·       La crisi rappresenta un collante economico tra i paesi arabi protagonisti della Primavera araba

·       Questa rivoluzione è un successo islamico

·       Si pone il problema della compatibilità dell’islam e della cultura araba con la democrazia

·       E’ necessario un nuovo approccio dell’occidente a questo tema, una nuova letteratura, una nuova prospettiva

·       La primavera araba catalizza le aspirazioni dei paesi emergenti del nord Africa, della zona mediorientale fino al sud-est asiatico

·       Sul punto vi sono due scuole di pensiero in occidente: da una parte vi è chi criminalizza tali movimenti come violenti, dall’altra vi è chi opera delle distinzioni

·       L’effetto negativo di questa rivoluzione riguarda soprattutto la maggiore chiusura dei paesi del golfo, dove i regimi temono di perdere il controllo e il benessere legato al petrolio, dunque dialogano solo con l’Iran per ragioni geografiche e geopolitiche ma non si lasciano prendere dalle istanze dei paesi protagonisti della primavera araba (http://it.wikipedia.org/wiki/Medio_Oriente)

 

·       I Paesi a forma di governo dittatoriale e monarchica non vogliono aprirsi a forme di monarchia costituzionale

·       “Nessun governo autoritario crea una società civile forte”. E’ dunque necessario che l’occidente dialoghi e sostenga la società civile e non i governi autoritari per questioni di comodo o strategia.         

·       Non c’è una posizione compatta dell’Europa su questo tema, anche perché non c’è realmente un’Europa compatta, cosa che molto spesso gli americani sono portati a credere.

·       Anche gli USA sono divisi al loro interno su molti aspetti

·       Lo stesso può dirsi per i paesi arabi: un marocchino capisce a stento la lingua di un egiziano.

·       In Turchia si è affermato un modello di islam più moderato e laico, e la parola laico non vuol dire semanticamente l’opposto di religioso, come invece è ancora nella cultura egiziana.

·       I movimenti di ribellione tunisini sono stati costretti ad emigrare dal precedente regime, ora sollevato. Ciò li ha resi più cosmopoliti e culturalmente aperti e dialoganti con l’occidente, mentre i movimenti egiziani (per lo più riconducentesi alla fratellanza mussulmana) sono rimasti in patria e sono vissuti nell’ombra per evitare la persecuzione del regime di MubaraK, ora destituito. Questo ne ha favorito una maggiore chiusura e intransigenza e anche una organizzazione più rigida e piramidale.

·       UE e USA dovrebbero fare le cose che dicono di creder giuste, dunque non preferire i regimi autoritari e non pilotare le elezioni negli stati dell’area.

·       Il 63% degli egiziani non crede che i paesi occidentali lasceranno che l’Egitto segua il suo percorso politico

·       Vi è la percezione di una doppia morale: da una parte l’affermazione della pregiudiziale democratica contro questi stati arabi, dall’altra, l’appoggio ai dittatori dei medesimi

·       Bisogna guardare agli interessi strategici comuni con questi stati. Questi ultimi mettono in primo piano la sicurezza fisica ed economica  

·       UE e USA sono chiamati ad uno sforzo di creatività nel sostegno a questi popoli, per carenza di fondi

·       I paesi del Golfo si stanno chiudendo a causa della sicurezza e non vogliono sostenere lo sviluppo nei paesi emergenti, che vorrebbero invece che i capitali privati vi fossero investiti

Domanda dell’on. Franco  Frattini

·       Approccio della UE ai paesi arabi attraverso le clausole di condizionalità negli accordi di cooperazione: cioè vi aiutiamo se voi fate dei passi avanti in alcuni settori, come la difesa dei diritti umani, questioni di genere, ecc.

·       E’ necessario promuovere una condizionalità intelligente per progressi successivi

·       In Turchia vi sono ancora resistenze alla visione dell’islam laico del premier mussulmano Erdogan e del suo partito AFP, quanti paesi seguiranno la strada turca e quanti invece seguiranno un loro diverso percorso?   

Risposta del Prof. John L. Esposito

·       Le precondizioni al dialogo fanno parte della vecchia politica

·       Sulla affermazione e difesa dei diritti umani sono d’accordo tutti i movimenti della primavera araba, in quanto reagiscono alla oppressione del tiranni

·       Sulle questioni di genere il discorso è un po’ più complicato e ci vuole più tempo

·       L’idea della laicità non è stata ancora recepita dagli egiziani, ma questo non prova che l’islam sia incompatibile con la democrazia occidentale

·       Anche negli USA vi era una dura contrapposizione tra cattolici e protestati. Ora invece essi sono uniti nella destra religiosa conservatrice, il che è molto peggio di allora. Gettando uno sguardo alle statistiche di oggi, il 46% degli americani pensa ancora che la legge debba essere fondata sulla Bibbia, il 50% pensa che i leaders religiosi debbano avere un ruolo anche nella politica   

 
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Il 24 maggio

Post n°552 pubblicato il 24 Maggio 2012 da giuristando

da Wikipedia:

24 maggio 1915

- L'Italia dichiara guerra all'Austria ed entra così nella Prima guerra mondiale

http://it.wikipedia.org/wiki/24_maggio

La canzone dedl Pave:

https://www.youtube.com/watch?v=KS2omJCMpuk

 
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Convegno sull'importanza della cosmesi naturale

Post n°551 pubblicato il 24 Maggio 2012 da giuristando

Fascia oro

Il 14 maggio 2012 nella Sala Restagno del Comune di Cassino si è tenuto convegno sulla cosmetologia pulita, alla presenza di rappresentanti qualificati di nota impresa del settore biologico, della cosmetologia, delle istituzioni. Ecco i punti affrontati nell’incontro:

·     Oggi ci laviamo di più di ieri e anche per questo i prodotti sono diversi

 

·      E’ necessario promuovere le sostanze amiche del corpo ed evitare i derivati del petrolio nella detersione e cosmesi, purtroppo presenti massicciamente in quasi tutti i prodotti in commercio

 

·      Le sostanze del petrolio, pur latamente naturali, contengono molti allergeni.

 

·       Nella cosmesi, si contrastano due visioni della vita: da una parte ci si orienta all’apparire, e dunque al “trattare” il corpo con prodotti che procurano un effetto momentaneo e superficiale (e che sono però dannosi per la salute), dall’altra si afferma la necessità di “curare” le parti del corpo con prodotti che producano nel tempo un miglioramento reale delle condizioni della pelle.    

 

·       Prodotti organici e sostanze naturali dannose per il corpo (petrolio)

 

·       Vantaggi dei prodotti biologici per lo smaltimento dei rifiuti e l’inquinamento

 

·       Si registra un aumento delle allergie e delle anomalie del cuoio capelluto

 

·       Promozione di uno stile di vita green e sostenibile

 

·       La green economy come branca della new economy

·       Il peso e l’incidenza delle spese di pubblicità sulla qualità dei prodotti di cosmesi.  

 

·       L’importanza degli organismi certificatori dei prodotti naturali, come Ecocert e Icea

 

·       Dare la caccia alle etichette dei prodotti per verificare che negli ingredienti non siano contenute sostanze pericolose, come i propileni e la formaldeide, ecc. (sostanze di solito indicate come propylene glicol, imidazolidinyl urea, ecc.). 

 
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Famiglia, fattore per la crescita (Convegno)

Post n°550 pubblicato il 24 Maggio 2012 da giuristando
 

Fascia oro

Il tema della famiglia è stato variamente dibattuto a Montecitorio, “In occasione dell’incontro Mondiale della Famiglia”, su iniziativa dell’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà nel Convegno “Famiglia, fattore per la crescita”. Ha aperto l’iniziativa il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini. Sono intervenuti Sua Eminenza Cardinale Tarcisio Bertone, Maurizio Lupi, Vannino Chiti, Rocco Buttiglione, Luigi Campiglio.

Guarda il convegno:

http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Eventi/Dettaglio?IdEvento=5021

Riepilogo dei punti affrontati nel Convegno:

http://www.scribd.com/doc/94611438/Covegno-Famiglia-Fattore-Per-La-Crescita-Abstract

 
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Intervista a Baoluo

Post n°547 pubblicato il 21 Maggio 2012 da giuristando
 

Fascia oro

Intervista a Baoluo (nickname) – Consulente ed esperto di politica internazionale, blogger di http://policyindex.wordpress.com/ e http://www.baoluo.blogspot.it

 

Giuristando: Ciao Baoluo, nel tuo caso Consulente vuol dire anche esperto di politica internazionale, non sto qui a dipanare i tuoi skills, perché si farebbe notte, considerata la tua ricchissima esperienza e la tua veneranda età (anche se quanto a quella interiore sei certamente “giovanissimo”). Vorrei avere però da te, che hai vissuto tanto in Italia e in Europa e vai in giro per il mondo non proprio come turista, delle brevi impressioni sulla situazione italiana e globale della crisi economica.

Baoluo: La situazione italiana è una situazione globale, che riguarda soprattutto il debito e il deficit dello Stato, eccezion fatta però per la Cina, dove le cose stanno in modo diverso.      

Giuristando: Cosa mi dici invece del tuo paese, gli Statuti Uniti?  

Baoluo: Qui in America la situazione è ancora peggiore: gli americani, sia il popolo che il governo, sono abituati a vivere con la carta di credito. Io prevedo un collasso del sistema economico americano. 

Giuristando: Un altro? Ma quanto conta l’immagine e il peso politico dell’America nel mondo per una ripresa interna?

Baoluo: Gli americani non riconoscono il fatto che l’America non è più un hyperpower, in nessun senso. Io ho vissuto in undici paesi negli ultimi cinquantadue anni e non ho mai incontrato un popolo così disinteressato agli eventi internazionali, così noncurante degli altri paesi e delle loro diverse culture come gli americani, e questa grettezza è il principale responsabile degli errori commessi dai governi in politica estera. In questo, l’Europa è di tutt’altra pasta.

Giuristando: Sai, l’impressione che gli americani siano sempre convinti del fatto che gli altri siano destinati a restare indietro, rispetto alla loro cultura, idee politiche e non, insomma rispetto al progresso che essi incarnano per divina investitura, ce l’ho avuta sempre anch’io, pur dovendo riconoscere il loro profondo rispetto per la libertà di ognuno di seguire la propria way of life. Certo il punto critico si tocca quando gli interessi entrano in conflitto. Ricordo un amico tanto caro di Boston, mio coetaneo, con cui scambiavo spesso durante il lavoro, giù al YMCA di Siderno, che quando insidiò la mia fidanzata si rammaricò del fatto che io non gli dessi campo libero. Comunque, tu sai che sono un po’ americano anch’io, in quanto figlio di cittadino. E allora God bless America. 

Baoluo: Vedi, Io non sono convinto che la libertà e la democrazia americana siano un sistema politico valido per tutto il mondo. Nella maggior parte dei paesi sviluppati, la democrazia è una finzione. Il popolo ha il diritto di votare per chiunque esso scelga, ma gli eletti raramente seguono i “desiderata” del popolo né mantengono le promesse fatte in campagna elettorale. Circa il 70% degli americani, per esempio, sono contrari alla continuazione della guerra in Afghanistan,  e vogliono l’immediato ritiro, tuttavia il Congresso, questa settimana, ha stanziato altri 85 milioni di dollari di budget a sostegno della guerra, una guerra peraltro già persa.

Giuristando: Mi viene da pensare alle teorie di Buchanan e alla scuola delle scelte pubbliche, una forma di teorizzazione economica e scientifica della impossibilità della politica di corrispondere realmente e fino in fondo alla volontà collettiva del popolo, soprattutto per le smanie individuali di carriera, successo e potere. Sono deformazioni dei sistemi democratici di cui tuttavia è possibile calcolare parzialmente la deriva nelle risoluzioni finali. In Italia si potrebbe per esempio applicare alle decisioni politiche, ex post, un coefficiente corruzione, un coefficiente “criminalità e privilegi della casta”, un coefficiente “clientelarismo”, e soprattutto un coefficiente “burocrazia”.    

Baoluo: Purtroppo, questa è una costante della maggior parte delle democrazie, con la possibile eccezione della Svizzera, che è una democrazia diretta, forse l’unica.

Giuristando: Mi sembra interessante questo tuo richiamo alla Svizzera, anche perché, stando alla lezione di Zeno Zencovich (http://www.uninettuno.tv/Video.aspx?v=308), il codice italiano del ’42 riprende da quello svizzero più che da quelli francese e tedesco. Insomma, il vicino di casa è quello che ci ha sempre l’erba più verde. A parte la forma di governo direttoriale, che consente maggiore stabilità politica, sarebbe interessante approfondire, magari in un successivo dialogo, questo aspetto che hai richiamato. Questo raffronto in negativo vale anche per l’America, quindi.

Baoluo: Certo. Sebbene il mondo sia ormai interdipendente e interconnesso più che in qualsiasi altro momento storico, l’America si comporta come se fosse un’isola a sé stante. Per esempio dimostra di non comprendere che quello che avviene in Cina, in India, in Europa la influenza direttamente. Gli americani sono “anti-intellettuali”, così eleggono rappresentanti mediocri e, per l’appunto, anti-intelletuali.

Giuristando: Insomma, almeno in questo, il meccanismo democratico funziona bene.

Baoluo: Il livello delle conoscenze del popolo americano è ormai sceso ad un tasso inferiore a quello di paesi in via di sviluppo come il Messico. Basta dare uno sguardo a questo documento per farsi un’idea: http://broadeducation.org/about/crisis_stats.html:

American students rank 25th in math and 21st in science compared to students in 30

industrialised countries. By the end of 8th grade, U.S. students are two years behind in the

 math being studied by peers in other countries. Each year, the U.S. spends $9,644 per

student compared to $22,600 per prison inmate.

Giuristando: Qualcosa di simile accade anche in Italia, dove si fa un gran parlare degli obiettivi e dei livelli di apprendimento, ma non si riesce a mettere a punto sistemi adeguati di rilevazione, sia per gli studenti che per gli insegnanti. Basti considerare il limitato e criptico apporto dei test Invalsi in questo senso. Comunque lo stato italiano spende per studente (fino alle superiori) 86.097 Euro, che pure mi sembrerebbe un dato significativo rispetto a quello americano da te evidenziato (http://www.garamond.it/index.php?pagina=751). Credo però che le famiglie americane spendano molto di più di tasca loro per la formazione dei loro pargoli, in Italia mediamente non si va molto sopra i 500 Euro. Quanto all’ignoranza siamo nella media europea  http://www.garamond.it/index.php?pagina=765, ma guarda però che distacco dai paesi nordeuropei. Siamo ben piazzati come media di diplomati (http://www.garamond.it/index.php?pagina=773), ma bisognerebbe vedere però che valore hanno questi diplomi. Comunque il discorso è molto complesso, me ne rendo conto.

Baoluo: Un altro fattore che gioca un importante ruolo nella selezione della classe dirigente americana è la religione. Gli americani sono ossessionati dalla religione e intolleranti verso gli atei come me. Non eleggerebbero mai un ateo come presidente, a differenza del Regno Unito, dove la cosa è avvenuta già più volte e l’attuale leader del Labour Party, Ed Milliband, è ateo per l’appunto.

L’America è, dal punto di vista etnico, un paese a composizione mista, ma è anche un paese in cui il pregiudizio raziale e la frammentazione culturale hanno ancora un peso. Ad ogni modo, l’elettorato americano è molto poco informato su ognuno dei paesi in cui io ho vissuto. Il mito della superiorità sociale e politica degli Stati Uniti è ritenersi definitivamente concluso.     

Giuristando: Staremo allora a vedere cosa ci riserverà il futuro, con un occhio puntato soprattutto a quelle aree dalle quali arrivano e potranno arrivare sempre di più le novità, come la Cina, l’India, ma direi anche l’Africa e il Medioriente e, in questi giorni, l’Europa, che è un po’ tutta da rifare. Ti ringrazio per questo scambio, che tornerà certamente utile nell’attività delle classi e ci aggiorniamo ai prossimi articoli dei nostri blogs

 
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Dall'Iraq di Saddam all'Europa della Merkel, passando per il concetto di stato e nazione

Post n°546 pubblicato il 18 Maggio 2012 da giuristando
 

Fascia rossa:

In questo articolo (http://baoluo.blogspot.it/2011/12/iraq-looking-ahead-from-past.html), il mio amico Baoluo, analizza la situazione irachena alla luce delle sue pessimistiche previsioni sugli esiti della guerra, esposte in tempi non sospetti.

Mi sembra di potere associare, per certi aspetti e mutati mutandis, le presente analisi anche al fenomeno europeo, specialmente nel contesto attuale di crisi economica, nel quale gli egoismi nazionali e i particolarismi interni agli stati inducono ad una seria riflessione (o meglio sarebbe dire) rimeditazione o riformulazione del concetto di stato e di Unione europea.

In fondo, non sappiamo ancora quale sia la forma geopolitica dell’Ue: non è uno stato, non è una nazione (né un insieme coeso o dialogante di nazioni), non è un'unica origine, tradizione e lingua, e forse anche la comunanza degli interessi va oggi scollandosi sempre di più da quello che fu il patto fondativo di Roma del 1957, con cui si cementavano le istanze di rinascita e autonomia dell'Europa con il cemento della paura che la guerra potesse ricominciare per gli opposti orgogli e sciovinismi o per la contrapposizione dei blocchi sovietico e atlantico.

Lo scenario attuale non è certo dei più rassicuranti, con la storia e l’identità europea (rappresentata dalla Grecia) che cede il passo agli egoismi contabili (rappresentati dalla Germania della Merkel), con un po’ fi fumo, per usare un eufemismo, intorno (la scia si Sarkozy).   

 
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Il futuro è dimagrire!

Post n°545 pubblicato il 17 Maggio 2012 da giuristando
 

E' legittimo pensare alla prossima legilsatura come "medicamentosa", una enorme cura dimagrante e di riforma del Paese (costituzione) e degli stii di vita (consumismo scellerato e inquinante):

  • "non c'è bisogno di esportare e importare su gomma i biscotti, scambiamoci le ricette", sempre se sono meglio di quelle della nonna;
  • "lo stato è solo un grande server per il cittadino non il padrone"
  • "non tanto "abolire i privilegi" quanto piuttosto dimezzare le istituzioni pubbliche (solo cinque regioni con numero massimo di deputati, una sola camera di cento deputati, abolizione delle proivince ed altri enti territoriali dannosi, eliminazione del finanziamento pubblico alla politica"      
  • non più tre "i" ma quattro "i": informazione, inglese, internet, incensurati.

Il nomòscopo sembra intravedere uno spiraglio di futuro nel "MAGRA"

Maroni-Grillo-Alfano

(sommessamente silentemente pacatamente)

 
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Sul risarcimento a seguito del reato di furto di identità informatica (simulazione n. 5/2011 in Giuristudiando)

Post n°540 pubblicato il 15 Maggio 2012 da giuristando
 

Fascia grigia:

Primo Parere per Forum dei diritti Tesi a confronto

dell'Avv. Biagio Lecce

nel caso simulato in materia di

Risarcimento a seguito di furto di identità informatica

Aldo Fregatucci (tesi Ufficioal)/Dominions Spa (tesi Avv.P)

 

Rif. Post di Giuristudiando n°33

pubblicato il 22 Aprile 2012 da biagiolecce

Tag: F) Forum dei diritti n. 5/2011

 

A) La fattispecie

La questione che si pone riguarda la malefatta di un hacker che si impadronisce dell’email (id) di Aldo Fregatucci e mette quest’ultimo, con raggiro e truffa, in comunicazione con un sito osè al fine di far richiedere a nome del malcapitato servizi di particolare natura, diciamo di dubbia condivisibilità etica, concernente prestazioni sessuali. Avvedutosi della macchinazione a suo danno e preoccupato per le richieste economiche che gli sono avanzate da questo sito e per le ritorsioni sulla sua reputazione in ambito sociale e nel suo ambiente di vita, il Fregatucci si rivolge all’autorità di pubblica sicurezza per denunciare il fatto e ritiene di poter inoltre accampare il diritto al risarcimento del danno economico e morale direttamente verso il server di cui è cliente, Dominions spa.

B) Valutazioni in fatto

Vi è da notare che la condotta criminosa viene posta in essere con artifici informatici consistenti nel kee logging e nello screen grabbing, grosso modo simili per il fatto di consentire all’hacker di carpire i dati del Fregatucci (dal server cui è connesso) attraverso applicativi esterni che entrano in funzione nel momento in cui il cliente (Fregatucci) si collega al server medesimo (in questo caso; potrebbe anche trattarsi una banca, nelle pagine di home banking per esempio); in che modo? nel primo caso registrando i tasti che il Fregatucci digita sulla tastiera (presumibilmente la password) e nel secondo “scattando una foto” della videata contenente i dati del Fregatucci, sempre al momento della connessione al suo server.

Difficile stabilire se in quel momento la condotta sia esterna o interna alla sfera del server. In ogni caso l’evento produttivo del danno è posto in essere da un terzo, l’hacker. Pare condivisibile, inoltre, che la possibilità di escludere la pre-esistente acquisizione dei dati del Fregatucci da parte dell’hacker, magari avendo avuto accesso per altra porta al di lui computer, non si dia per certa. Né è pacifico che il server possa controllare gli accessi all’id del cliente Fregatucci, un po’ per motivi tecnici, un po’ per motivi legali di tutela della riservatezza dei suoi clienti.

I clienti sono destinatari dei servizi del server, che non necessariamente comprendono l’installazione di applicativi di sicurezza sul pc del cliente (antivirus, antispyware, programmi contro il phishing e quant’altro), che semmai potrebbe farne autonoma e separata richiesta, con pagamento a parte. Cosa che il Fregatucci non si è premurato di fare.

Il Fregatucci, come molti di noi, ha avuto accesso e fruito dei servizi del server riservando scarsa attenzione alle precauzioni necessarie, a prescindere da quello che siano il suo stile di vita o le sue conoscenze informatiche. E’ vero forse che da questo punto di vista siamo tutti non sufficientemente edotti su una tecnologia che cambia ogni giorno, per cui un’alea di rischio vi è comunque (rientrante nel cosiddetto caso fortuito), così come vi è anche a frequentare i sicurissimi Jumbo Jet.

Dunque il Fregatucci è un fruitore dei servizi del server, non un suo dipendente o datore di lavoro o committente. Il rapporto, pur connesso a prestazione continuativa, non implica un vincolo di qualsiasi genere tra i due soggetti, una volta liberato il servizio (l’accesso al server appunto). Ciò che conta è la continuità e efficienza dell’erogazione non la protezione dei dati, che è affare di chi tali dati eventualmente produce (in questo caso il Fregatucci).

La questione è stata posta in diverse sentenze della Corte di Giustizia europea anche con riguardo alla tutela del copyright, da un lato, e della riservatezza dei dati personali e degli id dei clienti del server, dall’altra. Se il server fosse sempre chiamato ad attivarsi preventivamente, per il controllo degli accesi e dei contenuti, non potrebbe più essere assicurata quella essenziale riservatezza dei fruitori dei servizi del server stesso, con grave lesione dei diritti fondamentali della personalità e di libertà.                         

C) Valutazioni in diritto

Prescindendo dagli aspetti procedurali, che non pertengono al tipo di analisi svolta da Forum dei diritti Tesi a confronto, almeno in questa fase, la richiesta del Fregatucci non pare condivisibile, innanzitutto per un primo ed assorbente motivo, che l’evento produttivo del danno è posto in essere da un terzo soggetto (rispetto al server Dominions spa) e il server non era tenuto né poteva evidentemente evitare la di lui azione criminosa, a meno di violare il principio di neutralità degli intermediari in questo genere di servizi internet (FAI) affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, terza sezione, nelle sentenze del 24 novembre 2011, nel procedimento C70/10 e 19 aprile 2012, nella causa C461/10 (cfr. note e commenti a tali sentenze in Laleggepertutti.it), pronunce suffragate dalle Corti nazionali (in mancanza di normative interne di potenziamento degli obblighi dei server in tal senso), in particolare dalla Cassazione penale.

Le figure di reato che si richiamano, pur in concorso formale stante la duplicità della offesa che si concretizza con questa condotta e punisce con due distinti reati, con rispettivo riguardo alla fede pubblica e al patrimonio privato, sono quelle di cui all’art. 494 c.p. (sostituzione di persona), per cui è punito chiunque induca i terzi in errore sulla propria identità per ottenere vantaggi per sé o per altri, dove il dolo è generico e il reato si consuma con l’induzione in errore, a prescindere dal fatto che il vantaggio effettivamente si concretizzi (come chiarito dalla sentenza, paradigmatica in argomento, della Cassazione penale n. 46674 del 2007), e dell’art. 640ter (frode informatica), per cui è punito chiunque interagisca con sistemi informatici di altri per carpire dati, programmi e informazioni e li utilizzi effettivamente procurando danni a terzi e vantaggi per sé od altri, dove il dolo è specifico richiedendo anche l’eventus damni e l’ingiusto profitto (reato strumentale anche rispetto al distinto reato di insider trading).

Nel caso in esame il problema della prova dell’effettività del danno non si pone (immaginiamo per assurdo che il Fregatucci in realtà sia un impenitente frequentatore di “bordelli clandestini” e locali a luci rosse) in quanto in ogni caso la figura di cui all’art. 494 c.p. consente di punire anche la sola induzione in errore di terzi, dei fruitori della rete in genere, e non dei servizi dello specifico server Dominions spa. Semmai il problema si porrebbe sul computo della pena, valendo il criterio della pena stabilita per il  reato più grave aumentata sino al triplo (art. 81 c.p.).

Questa ultima considerazione si pone con efficacia, invece, per i risvolti civilistici, con particolare riguardo al danno morale evocato dal Fregatucci, dato che per il profilo economico egli non dovrebbe aver problemi a dimostrare il danno patito consistente nelle documentabili richieste di pagamento avanzate dal server ed eventualmente adempiute dal medesimo. Anche se la presenza, in ogni caso, di un reato dovrebbe rendere automatica anche la liquidazione del danno morale, rimanendo l’argomentazione sopra addotta, però, per il quantum di tale risarcimento.  

Come si diceva sopra, dunque la Cassazione penale ha suffragato la tesi della impermeabilità del server a tali contestazioni in numerose pronunce, come in Massima segnalata in newsletter Cassazione.it del 3 aprile 2012, dove si legge che “va condannato ex art. 494 chi si attribuisce false generalità per partecipare ad aste on line senza pagare”, oppure in Massima della medesima corte, medesima fonte del 2 maggio 2012, ove si legge che “è reato entrare nel server con password e pc del collega. Irrilevante la duplicazione di dati”, con i necessari (e contraddittori) temperamenti come riportati in Massima (medesima fonte) del 19 aprile 2012, ove si chiarisce che “non commette accesso abusivo al sistema informatico l’impiegato che usa la password di servizio per finalità estranee al lavoro”, essendo il titolare della chiave il pilastro della normativa e non la tipologia di uso che del mezzo si faccia.

La normativa e la giurisprudenza comunitaria dunque contengono il principio della neutralità del server, lasciando libertà agli stati membri di porre motivate eccezioni al principio stesso con fonti interne. In Italia ciò non avviene, salvo che con riguardo all’art. 169 del codice in materia di protezione dei dati personali (d.lgs. n. 196/2003), che da la possibilità al governo di prescrivere e revisionare annualmente gli obblighi di sicurezza e prevenzione posti a carico dei server, solo se espressamente tenuti a certe misure di sicurezza (letteralmente, “chiunque, essendovi tenuto, omette di adottare le misure minime” stabilite dal governo va incontro a grave sanzione).

L’impianto valoriale della inviolabilità dei diritti della persona, di cui parla l’art. 2 della Costituzione, si dipana ulteriormente negli articoli del codice civile a tutela del diritto al nome e all’immagine (art. 7, con riguardo in questo caso alla tutela della fede privata, mentre quella pubblica è tutelata dai reati penali), e in quelli che sanzionano la responsabilità civile (art. 2043) di chiunque cagioni ad altri un danno ingiusto con colpa o dolo (dolo nel caso in esame) e finisca, se pone in essere anche un reato, con il procurare un danno morale sempre risarcibile (art. 2059).         

Per tutti i detti motivi, sussistono tutte le ragioni per il Fregatucci a far valere ed invocare la pena per i reati penali che gli hanno recato offesa e a richiedere il risarcimento dei danni economici e morali sofferti in conseguenza della condotta lesiva dell’hacker, ma ciò potrà fare solo agendo contro quest’ultimo soggetto e, strumentalmente, potendo ottenere dall’autorità giudiziaria un provvedimento specifico che, a norma delle citate sentenze della Corte di Giustizia europea,  costringa il server a disvelare, ove in suo potere, l’id del soggetto reo di tali condotte al fine di poter avere soddisfazione delle proprie ragioni.     

D) Conclusioni

In conclusione, la pretesa del Fregatucci, così come avanzata nei confronti della Dominions spa, non può essere condivisa da questo parerista, in quanto la condotta lesiva è posta in essere da altro soggetto, né si configura la responsabilità oggettiva del medesimo server Dominions spa per inapplicabilità al presente caso, neanche in via estensiva o analogica, di nessuno dei seguenti articoli del codice civile concernenti per l’appunto tale tipo di responsabilità: 2048 (Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte); 2049 (Responsabilità dei padroni e committenti); 2050 (Responsabilità per l’esercizio di attività pericolose); 2051 (Danno cagionato da cose in custodia).

 

 
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Sul risarcimento a seguito di furto di identità informatica (simulazione n. 5/2011 in Giuristudiando)

Post n°539 pubblicato il 15 Maggio 2012 da giuristando
 

Fascia grigia: 

 

 

REPLICHE ALLE NOTE DELLA DIFESA FREGATUCCI

DELLA DIFESA DOMINIONS SPA (AVV.P)

nel caso simulato in materia di

Risarcimento a seguito di furto di identità informatica

Aldo Fregatucci (tesi Ufficioal)/Dominions Spa (tesi Avv.P)

 

Rif. Post di Giuristudiando n°33

pubblicato il 22 Aprile 2012 da biagiolecce

Tag: F) Forum dei diritti n. 5/2011

1)   Irrilevanza giuridica dello stile di vita del Fregatucci

     Il Fregatucci lamenta di aver ricevuto richieste di pagamento per l’iscrizione, tra l’altro, ad alcuni siti osé.

     E questa è cosa ben diversa dalla richiesta di pagamenti per incontri particolari.

     In ogni caso, dal punto di vista penale, non rilevano né gli stili di vita del Fregatucci né quelli dell’hacker né tanto meno quelli di altri iscritti a tali siti.

     Tanto ciò è vero che la mera iscrizione a siti osé (perché di ciò si tratta) non costituisce reato né tanto meno illecito civile.

 

2)   Sui pretesi e generici obblighi legislativi incombenti sulla Dominions S.p.A.

     Destituita di qualsiasi fondamento è la citazione di pretesi obblighi legislativi non meglio specificati.

     Se così non fosse, invece che rimanere generica, l’avversa difesa avrebbe certamente indicato le norme presuntamente violate.

 

3)   Erronea equiparazione della Dominions ad enti tenuti a vigilare su propri dipendenti

Tale analogia è del tutto infondata.

Soprattutto nell’ambito penalistico.

Inoltre essa si riferisce ad enti che dovrebbero vigilare sull’operato dei propri dipendenti.

Invece i fatti accennano ad una condotta illecita/criminosa da parte di terzi estranei che, come del resto il Fregatucci, non hanno alcun vincolo di subordinazione o dipendenza dalla Dominions S.p.A.

 

4)   Sulla pretesa responsabilità oggettiva

     Ribadito che la responsabilità penale è personale va anche rammentato che la responsabilità oggettiva, proprio in base a quanto evidenziato al punto 3, non risulta applicabile alla nostra fattispecie.

     Infatti il ‘furto’ è verosimilmente avvenuto al di fuori della sfera del server.

     Inoltre, si ripete, il Fregatucci non ha alcun rapporto di dipendenza con il server.

     Pertanto tale responsabilità oggettiva non sussiste.

 
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Per un diritto meno ipocrita

Post n°538 pubblicato il 15 Maggio 2012 da giuristando
 

http://www.voki.com/pickup.php?scid=6031939&height=267&width=200

Immagine di copertina dell'album I titoli professionali di Biagio LeccePrendendo per serie le affermazioni di Giuristippo, potremmo svolgere alcune osservazioni de iure condendo.

Innanzitutto, proviamo ad immaginare che i diritti esistano solo quando una persona possa realmente e all’istante ottenere soddisfazione ad un suo interesse.

Quindi, per esempio, stando al diritto civile, il creditore diventerebbe titolare di un diritto solo nel momento preciso in cui sia effettivamente nelle condizioni di ottenere il pagamento dal suo debitore, passando al penale, la persona offesa sia nelle condizioni effettive di ottenere il ristoro del danno sofferto a causa di un reato o quanto meno di vedere giustamente puniti i colpevoli, transitando per il diritto amministrativo, il cittadino veda effettivamente rilasciata un’autorizzazione o, in genere, un provvedimento che lo riguardi e gli competa.

In questo modo si userebbe la parola diritto o per qualcosa che già avviene (ad esempio, sono proprietario di casa mia ed in effetti ci vivo dentro) o per qualcosa che dovrebbe avvenire ma non avviene per colpa o responsabilità di qualcuno (lo stato, un’altra persona, ecc.: facendo un altro esempio, se gli squatter si impadroniscono di casa tua, magari una seconda casa, tu non puoi passarvi i tuoi fine-settimana).

Fatta questa premessa, qualcuno potrebbe obiettare, ma se i diritti esistono solo quando vengono realizzati o sono concretamente realizzabili come beni della vita, cosa c’è prima di questo momento, il vuoto giuridico e normativo?

La mia risposta è nella necessità tutta attuale e tipica della instant society (che Giuristippo immagina come la società dell’istante che si coniuga solo con il diritto all’istante, cioè un diritto rapido, efficace, immediatamente realizzabile) di arricchire e risistemare il quadro semantico del linguaggio tecnico-giuridico in funzione dei tempi che viviamo e delle nuove esigenze di giustizia che il cittadino sente, a dispetto della ipocrita retorica della contestazione sterile della macchinosità di un diritto che fatica a introiettare le avanzatissime e umanissime istanze etiche e sociali contenute nelle nostre numerose leggi e codici. Insomma la società va avanti, anche nel bene, per fortuna, ed è capace di coniare sempre nuove situazioni giuridiche ove si riconoscano diritti alle persone o agli enti. Il problema è che la realtà giuridica, non solo del nostro paese, non tiene il passo, e di conseguenza i diritti rimangono spesso una astrazione, una utopia frustrante per il cittadino che si trova quotidianamente a vivere e vedere questa dicotomia tra il paese reale e il paese legale, tra il paese che dovrebbe essere e il paese che non c’è.

A prescindere dal vuoto politico che i nostri giorni evidenziano, si può però immaginare una dottrina giuridica, fatta di professori, all’opera su questa strada di verità, al fine di suggerire nuove prospettive al legislatore.

Tanto per non perdere il filo del discorso, e risultare evasivo rispetto alla domanda formulata sopra, vorrei dire che tutto ciò che avviene prima di un diritto soggettivo così concepito potrebbe prendere semplicemente il nome di “obiettivo” o di “programma” (proprio perché innovazione non debba voler dire necessariamente neologismi internettari, ma semmai significati più fedeli alla nuova realtà, colti attraverso la nostra lingua così ricca di sfumature e ben comprensibile ormai da tutti gli italiani). Poi si potrà discutere se si tratti di obiettivi individuali o collettivi, o forse anche misti, ma ciò che conta è che un diritto non realizzabile all’istante sia responsabilmente inquadrato nella sfera della fattispecie in formazione progressiva, e non nella sfera (a questo punto) astratta del diritto soggettivo.

Corredando il mio assunto di una cornice un po’ più “tecnica”, immaginiamo la situazione di chi, dopo avere sottoscritto un rogito dal notaio, possa ben dirsi proprietario di un immobile, stante il principio consensualistico a caratterizzare il nostro diritto civile, in forza del quale il diritto di proprietà passa quando è espresso dalle parti (il venditore e il compratore) il consenso alla vendita nelle forme di legge (se si tratta di un bene immobile, è necessaria la forma scritta).

Allora, sei lì che esci dall’ufficio del notaio e vai a prendere possesso della nuova casa, ma ti accorgi che hanno cambiato la serratura, le chiavi che hai non sono quelle giuste, provi a contattare il venditore ma non vi è più traccia di lui, contatti il notaio che ti dice che è tutto a posto ma il resto è affar tuo e comunque esula dalle sue competenze, vai da tuo avvocato di fiducia che ti dice che la legge protegge il possessore di quell’immobile finché non avrai vinto una causa (petitoria) con cui verrà accertato il tuo diritto di proprietà (sempre all’esito di tre round giudiziari della durata di qualche anno), intanto non puoi fare affidamento sul reddito da affitto di quella casa, Monti ti ci mette sopra anche l’IMU, l’avvocato ti fa il preventivo della parcella, nel mentre ti comunica che la causa serve ad entrare in possesso del bene, ma per avere ristoro di tutti i danni economici e morali subiti dovrai intentare un’altra causa con altre lungaggini, e la lista di sfighe e amarezze potrebbe allungarsi all’infinito.

Secondo la legge, però tu hai un diritto di proprietà su quell’appartamento, che poi l’acquisto del diritto soggettivo assoluto reale pieno di proprietà ti abbia condotto sull’orlo del suicidio fisico, morale ed economico, senza avere alcun apparente vantaggio collaterale, questo non conta per la legge, anche lei come il notaio e il presidente del consiglio.

E no, così non va bene, questo non è diritto ma è barbarie e rivendico, a questo punto, la mia origine calabrese (e dunque magno-greca, scorrendo a ritroso la storia) per epitetare di barbarico chiunque sostenga ancora che questo sia diritto così come i magnogreci (i miei antenati) chiamavano a ragione e buon merito barbari tutti quelli che provenivano da paesi siti a nord del Garigliano (romani compresi).

Le orde “barbariche” di professoroni universitari italiani potrebbero, dico sommessamente, adoperarsi per saldare e sanare questa dicotomia, per disancorarsi dalle vacue retoriche imbellettate di formalismi dei loro seriosi studi e articoli per cominciare a parlare come “magnano”, ma non nel senso che mi auspico che parlino molto, ma che usino la loro intelligenza (inequivocabilmente presente se ha fruttato loro il dominio incontrastato  erga omnes, almeno fino ad oggi) per dare una nuova visione sistemica e semantica al diritto italiano (e del mondo civile) che sia in sincrono con la realtà e non con le ideologie o le utopie pelose di qualche frustrato o i sotterranei appetiti di molti furboni appostati al guado.

Un altro esempio, che forse può aiutare ad inquadrare questa mia dissertazione, è quello degli articoli 1 e 4 della costituzione, dove il diritto al lavoro è celebrato come forse neanche Giove capitolino dai codificatori romani. Però a guardarci dentro, il diritto al lavoro non vuol dire tecnicamente diritto ad essere sempre coinvolti (e retribuiti) nelle attività di progresso materiale e spirituale della nazione, ognuno secondo le proprie capacità ed inclinazioni, oltre che in ragione del proprio consenso e delle possibilità oggettive offerte dal mercato del lavoro in un certo momento storico, niente di tutto questo; ma vuol dire semplicemente che lo stato deve comportarsi in modo che tutto questo possa in ipotesi avvenire, insomma che con le politiche economiche giuste ponga le basi e le condizioni giuridiche ed economiche perché tutti i cittadini possano…..bla bla bla, come detto sopra.

Insomma, si ragiona sulla possibilità della possibilità. Follia pura. Proviamo a poggiare i piedi per terra e a riformulare quanto meno il lessico e la semantica giuridica in modo che rispetti un po’ meno truffaldinamente la realtà giuridica ed economica del paese?

Allora un diritto al lavoro siffatto non è un diritto soggettivo, ma, come giustamente osserva la dottrina più avvertita, è un diritto programmatico. Io direi semplicemente un obiettivo, un programma.

Concludendo, io sarei per eliminare la parola diritto da tutti i testi giuridici ogni qualvolta essa non si coniughi con una situazione che possa, individualmente e concretamente, dare soddisfazione al cittadino in maniera immediata e completa (anche e soprattutto grazie alle moderne tecnologie) e denominare tali situazioni e fattispecie come obiettivi e programmi, individuali o collettivi. Sarebbe una prima sterzata per fare rotta verso una società più normale e meno ipocrita. Altro che la Merkel.                                                  

 
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