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Post n°406 pubblicato il 15 Aprile 2012 da giovanedestra_lecco
MARE NOSTRO VARATA LA II° FREGATA DELLA MARINA MILITARE
E' stata varata questa mattina, nello stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso, la fregata della Marina Militare italiana intitolata a "Virginio Fasan", Capo meccanico morto in guerra Medaglia d' Argento al valore, imbarcato a bordo del cacciatorpediniere "Vivaldi" inabissatosi nelle acque dell'Asinara il 9 settembre 1943. Madrina del varo è stata la Signora Gina Fasan, figlia del sottoufficiale Virginio. Alla cerimonia sono intervenuti, fra gli altri, Gianluigi Magri, Sottosegretario di Stato alla Difesa, l'Amm. Sq Luigi Binelli Mantelli, Capo di Stato Maggiore della Marina, Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri e Corrado Antonini, presidente di Fincantieri. L'unità, che sarà consegnata intorno alla metà del 2013, sarà caratterizzata da un'elevata flessibilità d'impiego e avrà la capacità di operare in tutte le situazioni tattiche. Ha una lunghezza di 139 metri, una larghezza di 19,7 metri e un dislocamento a pieno carico di circa 5.900 tonnellate. Può raggiungere una velocità superiore ai 27 nodi e ospitare un equipaggio di 145 membri. |
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Post n°405 pubblicato il 25 Marzo 2012 da giovanedestra_lecco
UNA SOLA AL COMANDO INTERVISTA A MARINE LE PEN (FRONT NATIONAL) .
. Manca poco più di un mese alle presidenziali francesi e la paladina nera è riuscita per il rotto della cuffia a raccogliere le 500 firme di sindaci necessarie per poter partecipare alla competizione. Fondamentale in tal senso è stata la mobilitazione dell'altra grande donna della destra transalpina, Brigitte Bardot, che con i suoi pubblici appelli è riuscita a trovare le firme mancanti. Ora i sondaggi danno la Le Pen al 15% distaccata di 12 punti dal Premier Uscente, tuttavia gli ultimi eventi di cronaca nera e la non brillante conduzione degli interni sposteranno a destra molti elettori. -Pensa che la gravidanza di Carla Bruni possa portare voti a Sarkozy? Dubito. La gravidanza è stata accolta con grande indifferenza come tutto quello che riguarda il presidente e la premiere dame. Carlà rappresenta l'essenza di Nicolas. Pura Apparenza. I francesi la guardano come se fosse un avatar. Più ti avvicini e più hai l'impressione di poterla attraversare. E'un ectoplasma. -La avvantaggia l'esclusione di Strauss Kann? peccato non averlo alle elezioni. Con lui avrei dato il meglio. Non esiste altro come lui, che in politica come in economia incarna tutto ciò che più detesto: l'oligarchia, il potere della finanza, l'arroganza del denaro. E' l'alfiere della globalizzazione, il potere di un ideologia che da tutto il potere ai mercati. -Lo detesta anche come donna? Che abbia aggredito una cameriera o una giovane giornalista di lui si sapeva già tutto. Trovo però insopportabile il suo senso d'impunità totale, la certezza di poter fare tutto senza mai rispondere di nulla. -Come si affronta il problema immigrazione? Francia e Italia dovrebbero schierare le rispettive marine militari. La Ue vuole più immigrati per costringere al ribasso i salari e guadagnare in competitivita a spese dei ceti meno abbienti. -Marine lei è una donna difficile? Posso sembrarlo perchè in politica i colpi si danno e si prendono e io non mi tiro indietro. Nella vita privata sono un altra: sono calma e gioiosae ottimista. Stare accanto a me è più facile di quanto si possa immaginare. -Ha un hobby? Il tiro con il revolver. Sparare mi distende. E mi insegna calma e concentrazione. |
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Post n°404 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da giovanedestra_lecco
IL '68, SUBDOLA UTOPIA LE IDEE CHE APRIRONO IL VARCO AL MATERIALISMO .
. A distanza di anni è possibile esprimere un giudizio storico obiettivo su quello che fù il '68, in particolare nella sua forma più autentica, ovvero il movimento nato e cresciuto in Usa, nell'università di Berkley e poi diffusosi nell'Europa occidentale. Scavando nell'oggi, per ritrovare i possibili lasciti , le tracce culturali del movimento si trova ben poco: forse solo la presenza di un nero alla casa bianca può essere ascritta a conquista ideale del '68...Ma il resto è nulla, visto che l'America e il mondo si sono sviluppati lungo altre direttrici. Sono invece i protagonisti del '68 a lasciarci stupiti, per come nel giro di pochi anni seppero abbandonare la loro tensione utopica e riconvertirsi al nuovo mondo che involontariamente contribuirono a creare. Qualche maligno potrebbe pensare che quella tensione ideale fosse tuttaltro che autentica, nascondendo in realtà solo una richiesta umana, troppo umana: una più equa soddisfazione di bisogni materiali negati. E ciò spiegherebbe tanta facilità di adattamento dei giovani rivoluzionari al nuovo mondo globalizzato: il consumismo è materialismo realizzato, giacchè il capitalismo assicura la soddisfazione dei bisogni. Ma è anche una sorta di moderno egualitarismo: io sono ciò che consumo, e tutti consumando possono essere qualcuno. Non importa ai giovani del '68 se questo comporta una ri-animalizzazione dell'uomo, una caduta dei confini tra uomo e animale, perchè l'uomo divenuto "consumatore" pone fine alla sua evoluzione dialettica per opposizioni e contraddizioni. Finisce con ciò il suo slancio per la libertà e la lotta contro la natura che lo caratterizzava in passato; scompare l'individuo libero, storico, protagonista delle guerre e delle rivoluzioni e delle lotte per il lavoro. Il fatto è lì da vedere: dopo le rivolte del '68 le masse si sono convertite al consumismo. Da quel momento la fine della storia coincide con la fine dell'emancipazione dell'uomo e con l'americanizzazione del mondo.
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Post n°402 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da giovanedestra_lecco
DACCI DENTRO ITALIA EXPORT ED ESPANSIONE, UNICA VIA CONTRO LA CRISI .
. E' indubbio che la manovra economica di Monti determinerà una crisi dei consumi e della domanda interna senza precedenti. L'unica via per uscire da una spirale recessiva è quindi quella di mobilitare l'intera filiera produttiva rimasta (che è pur sempre una delle maggiori al mondo) verso la conquista dei mercati esteri. Due Dati: l'alimentare si salva grazie all'export in aumento del 10% e così anche la nautica con un 75% di fatturato estero. L'altro dato consiste nel crescente importo degli investimenti delle multinazionali italiane all'estero: non più diretto verso paesi dell'unione europea (ormai saturi di prodotti tricolori), ma verso India, Stati Uniti, Sud America (la Cina resta stazionaria). Basti pensare che Luxottica ha appena fatto la sua ultima acquisizione in Brasile, di fatto realizzando ormai solo il 20% del fatturato in UE. Purtroppo le multinazionali italiane sono poche e non sono in grado di trascinare tutto il paese: bisogna quindi obbligare le medie imprese italiane a fare il grande salto internazionale: ora o mai più, pena la loro scomparsa entro un decennio. Dal canto suo lo stato deve fare sistema e sostenere le esportazioni delle medie imprese; questo il compito ormai non più rimandabile. |
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Post n°401 pubblicato il 13 Novembre 2011 da giovanedestra_lecco
SOLI CONTRO TUTTI IL RESTO DEL MONDO CI VUOLE IN GINOCCHIO .
. In questi momenti drammatici è meglio mettere da parte l'atavico frazionismo che da sempre contraddistingue il costume Nazionale. Serve coesione, unità d'intenti, coordinazione delle forze verso un unico scopo. Come già detto su questo blog circa due mesi or sono (leggasi "attacco all'Italia") individuammo chiaramente il progetto sovversivo che si celava dietro l'ondata speculativa nei confronti del Belpaese. I mandanti erano e sono oltreoceano, dietro le società di rating si cela in primis l'amministrazione americana, e dietro di essa le grandi lobbies del potere economico finanziario. Il progetto è chiaro: far cadere l'Euro. L'Italia, essendo il punto debole di quel sistema monetario, è stata scelta quale agnello sacrificale: distruggerla, piegarla economicamente, per scatenare un effetto domino su tutta l'area Il contrattacco deve quindi essere immediato: va reso pubblico un piano di rientro del debito: con date, scadenze e fonti di riduzione certe e documentate. Solo tagliando l'erba sotto i piedi della speculazione, sarà quindi possibile riconqistare la nostra indipendenza economica e politica. |
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Post n°400 pubblicato il 06 Novembre 2011 da giovanedestra_lecco
UNA STORIA ITALIANA IN MOSTRA 60 ANNI DI ARCHIVI DELL' ANSA .
. Si intitola "Fotografandoci" la mostra allestita al complesso del vittoriano di Roma dalla prima agenzia di notizie nazionale, l'ANSA. L'ingresso è libero fino al 11 dicembre. La mostra racconta 60 anni di vita nazionale attraverso gli occhi dei fotografi dell'Ansa. In particolare risultano esposte una parte rilevante delle immagini trasmesse dal 1945 a oggi per documentare il vorticoso cambiamento degli abitanti della Penisola. (Ad esempio nello scatto di cui sopra, operai intenti nella costruzione del supetransatlantico REX). Le fotografie, si tratti di singoli volti o di manifestazioni di massa, di tragedie o di avvenimenti sportivi sono particolarmente rappresentative per via della loro bellezza dell'evolversi della storia del nostro popolo. |
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Post n°399 pubblicato il 22 Ottobre 2011 da giovanedestra_lecco
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Post n°398 pubblicato il 16 Ottobre 2011 da giovanedestra_lecco
FORZA DEL DESTINO PER LA 6°VOLTA LA VEZZALI E'LA MIGLIORE AL MONDO .
. L'italia si dimostra ancora una volta imbattibile nello sport più antico e più nobile. La trentasettene jesina ha conquistato la medaglio d'oro al fioretto ai mondiali di Catania. Per la invincibile azzurra si tratta del sesto titolo mondiale, impresa mai riuscita a nessuno nella storia. |
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Post n°396 pubblicato il 06 Ottobre 2011 da giovanedestra_lecco
MINACCIA DA ORIENTE NEL PAESE IN CRISI CRESCONO SOLO LE IMPRESE CINESI
. Le uniche a non conoscere la crisi sembrano essere le imprese cinesi in Italia che continuano ad aumentare parallelamente alla crescita degli asiatici nella nostra Nazione. Ormai le imprese guidate da Cinesi nel periodo 2002-2010 sono cresciute del 150%. Nella stragrande maggioranza dei casi tale crescita è dovuta all'elusione degli obblighi in materia fiscale e contributiva e in tema di sicurezza. Una forma di concorrenza sleale che ha messo fuori gioco intere filiere produttive e commerciali di casa nostra. Secondo i dati diffusi dalla CGIa di mestr alla fine del 2010 le imprese cinesi hanno superato le 54.000 unità con una crescita del 8,5 sul 2009. Numeri in controtendenza per le imprese italiane che sono diminuite dello 0,4. La maggiore presenza cinese si trova in Lombardia poi toscana e Veneto. Queste imprese operano soprattutto nel comercio, nella ristorazione e nel manifatturiero in particolare tessile. Ma la minaccia cinese non si esaurisce qui: resta il problema dell'enorme flusso di ricchezza che ogni anno viene drenato dalla Nazione a favore del celeste impero: 1,7 miliardi di euro è solo l'ammontare legale delle rimesse fatte dai cinesi residenti in Italia a favore della madrepatria nel 2010. Non meno distruttivo è l'effetto della merce contraffatta proveniente dalla cina a discapito dell'industria di pregio Italiana: si stimano in 3 miliardi di euro le perdite per le Imprese italiane a causa della contraffazione. Stesso effetto negativo hanno anche le merci cinesi legalmente introdotte nel territorio nazionale: tipico esempio sono le colture di pomodori del Sud italia gravemente danneggiate dall'import cinese. Secondo i dati snocciolati dalla Coldiretti, infatti, la prima voce delle importazioni agroalimentari dalla Cina sono proprio i pomodori conservati. Solo nel 2009 il quantitativo approdato nei porti italiani è stato di ben 82 milioni di chili, ovviamente spacciato come prodotto della nostra terra. Visto che la produzione nazionale di prodotto fresco nel 2009 è stata pari a 5,73 miliardi di chili, il succo dei vegetali asiatici è pari al 10% della produzione nazionale. Ultimo, ma non meno inquietante è il progressivo acquisto di imprese e marchi Italiani da parte di multinazionali cinesi, se non direttamente dai fondi sovrani gestiti dai Ministeri della repubblica Popolare. Caso eclatante è stato quello di alcuni ex gioielli del made in Italy, dalla società di motociclette Benelli a quella d'abbigliamento sportivo Sergio Tacchini, recentemente acquisite rispettivamente da Qiangjiang e da Hembly International Holding. La società Zoomlion per 500 milioni ha comprato la Cifa, regina delle betoniere italiane, dando vita al leader mondiale del settore e a un colosso globale dei macchinari per l'edilizia. Quale sarà la prossima preda del Dragone Cinese? In alcuni ambienti si vocifera che con la sola liquidità detenuta in cassa China Mobile potrebbe comprarsi dall'oggi al domani Telecom italia. |
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Post n°395 pubblicato il 18 Settembre 2011 da giovanedestra_lecco
ESERCITO, SCUOLA DELLA NAZIONE LE SCUOLE MILITARI, FUCINE DI CLASSE DIRIGENTE .
. Le scuole militari Nunziatella, Teuliè, Morosini e Douhet sono Vere e proprie istituzioni del nostro Paese che svolgono un ruolo significativo nella formazione di quelli che saranno i cittadini di domani, ai quali offrono un valore aggiunto: la conoscenza e l’interazione con il mondo delle Forze Armate, le sue strutture, la vita della caserma. Indubbiamente quando si pensa alle scuole militare può venire alla mente un sistema di rigide norme regolamentari. Quella “disciplina militare” che non sembra conciliarsi con la “vita borghese”. Un sistema di regole che a dire il vero deriva da esigenze civili, da quella buona educazione che troppo spesso latita. È anche vero che “scuola” e “militare” sono termini che separatamente indicano due mondi diversi: il primo è sinonimo di formazione e istruzione e riguarda tutti i settori della società, mentre il secondo descrive un particolare tipo di attività, un percorso di vita. In realtà sono due mondi che si completano, anche se occorre fare una distinzione sui vari livelli di formazione. Infatti, se le accademie militari o le scuole di specializzazione e di formazione della “vita con le stellette” sono interne all’istituzione militare e pertanto sono orientate verso i relativi fabbisogni cognitivi, diverso è lo status delle scuole militari della prima età dove i programmi di studi sono gli stessi ai quali devono attenersi tutti i licei nazionali. I giovanissimi ragazzi (dall’anno scolastico 2009/2010 anche ragazze) che decidono di completare la loro preparazione scolastica superiore all’interno di una scuola militare, allo studio delle materie previste dai programmi scolastici ministeriali affiancano l’attività sportiva e quell’addestramento necessario per acquisire le nozioni tecnico militari di base. Nelle due scuole dell’Esercito (Nunziatella di Napoli e Teuliè di Milano), in quella della Marina Militare (Freancesco Morosini di Venezia) e in quella dell’Aeronautica Militare (Giulio Douhet di Firenze) si entra sedicenni per completare gli studi già intrapresi nei Licei Classico, Scientifico o Scientifico Europeo (quest’ultimo solo per la Teuliè). A differenza di quanto si potrebbe pensare, non tutti i ragazzi che escono da queste scuole intraprendono la carriera militare. Anzi, a ben guardare, le percentuali sono molto basse e non superano la quota del 10-15%. Solo una parte ridotta degli ex allievi decide infatti di continuare la vita militare. In sintesi, quindi, l’esistenza di posti riservati nelle Accademie non rappresenta l’unico motivo per il quale un adolescente decide di concorrere per un posto negli istituti militari. Nonostante siano nate per avviare i nostri ragazzi prevalentemente alla carriera delle armi, alle scuole militari va riconosciuto il ruolo di centri di eccellenza per tutti quei giovani destinati a ricoprire incarichi di rilievo nell’amministrazione statale, nelle università, nella libera professione e nelle imprese. Lo stesso presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, Edmondo Cirielli, è un ex “nunziatello”. L’elenco dei “celebri” ex allievi contemporanei del Rosso Maniero (così viene chiamata amichevolmente la sede di Pizzofalcone a Napoli) è lungo e va dai vertici della magistratura, fra tutti Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale (scomparso nel 2001), all’ex ministro della Difesa Arturo Parisi, per giungere al generale Michele Franzè neo vicecomandante dell’Arma dei Carabinieri. Sempre la Nunziatella annovera nomi importanti, entrati nelle storia del nostro Paese, anche tra i suoi docenti. Su tutti basti citare Carlo Lauberg, definito da Benedetto Croce come il “primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano”, e Francesco De Sanctis, ancora oggi riferimento indiscusso della cultura italiana. Una storia lunga e gloriosa quella della Nunziatella, il cui motto è “preparo alla vita ed alle armi”. Scuola di antichissime tradizioni, trae origine dall’accademia costituita nel 1787 da Ferdinando IV di Borbone per preparare gli ufficiali da impiegare presso i reggimenti dell’Esercito borbonico fino al 1798. La sede prescelta fu l’ex convento di Monte Echia a Pizzofalcone (dove i gesuiti facevano il loro noviziato) comunemente indicato come Nunziatella per via della chiesa dedicata all’Annunziata ad esso annessa. Secolare anche la storia della Teuliè, l’altra scuola dell’Esercito che ha sede a Milano. Nonostante sia stata istituita nel marzo del 1996, vanta infatti una lunga tradizione. Il 15 gennaio 1802 il generale napoleonico e ministro della guerra della Repubblica Cisalpina, Pietro Teuliè, fondò il Collegio degli orfani: il primo e unico ente di istruzione militare rivolto ad adolescenti a Milano. Alterne vicende determinarono la sua chiusura in più occasioni, fino al 1935 quando venne istituita la Scuola Militare di Milano, chiusa nel 1943 per poi essere riaperta 53 anni dopo, nel 1996 appunto, quale sede distaccata della Nunziatella. Dal 1998 è diventata scuola autonoma. L’isola di Sant’Elena, a Venezia, ospita invece dal 1961 il collegio navale intitolato all’ammiraglio Francesco Morosini, stratega della Repubblica Veneta che si distinse nel ’600 nella guerra di Candia contro l’Impero Ottomano. Solo nel 1998 il collegio ha assunto lo status di Scuola Militare. Con il nuovo ordinamento istituzionale gli Allievi portano anche loro le stellette e sono equiparati, a livello economico, ai marinai comuni di seconda classe. Ultima nata la scuola dell’Aeronautica che prende il nome dal generale Giulio Douhet (uno dei più importanti teorici dell’impiego militare dell’aeronautica). È stata istituita nel 2006 a Firenze ed è ospitata nel complesso dell’ex scuola di guerra. Alla formazione prevista per il triennio conclusivo del Liceo Classico e Scientifico, la scuola affianca attività sportive ed istruzione a carattere aeronautico, che include anche la familiarizzazione al volo. Studio, attività fisica e disciplina accompagnano per tre anni questi giovanissimi ragazzi che con tanto orgoglio indossano il kepì e portano al fianco lo “spadino”. Quest’ultimo è un vero e proprio emblema degli allievi delle scuole militari che lo ricevono nel corso di una solenne cerimonia dai colleghi “anziani”: Lo spadino, che ogni “cappellone” deve custodire gelosamente, è un simbolo della tradizione e segna ufficialmente l’ingresso nella compagine della scuola. Usanze che si tramandano da tantissimi anni e che testimoniano l’importanza che tutt’ora riveste il passato in queste scuole che, comunque, non dimenticano di guardare al futuro. Un futuro per il quale già si pensa a iter formativi concepiti su modello europeo ed identici per tutti e quattro gli istituiti. Le scuole militari, quindi, pur operando nel solco di tradizioni militari centenarie costituiscono oggi un vero e proprio centro di eccellenza per avviare i nostri giovani sul difficile ma splendido cammino che è la vita. |
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Post n°394 pubblicato il 11 Settembre 2011 da giovanedestra_lecco
ITALICA CENTOCINQUANTA DA VETTA D'ITALIA A CAPO PASSERO 2100 KM IN CAMMINO . . Va reso il giusto merito agli organizzatori di questa splendida iniziativa presa in occasione del centocinquantesimo anno dell’Unità nazionale. Quale modo migliore per percepire il senso della Nazione, conoscerne lo spirito e le atmosfere se non quello di compiere a piedi un viaggio dall’Alto Adige alla Sicilia? .
. Il Percorso di oltre 2100 chilometri è stato suddiviso in 90 tappe nella buona stagione del 2011: i coraggiosi patrioti sono partiti dalle pendici innevate della Vetta d’Italia, nell’alta valle Aurina, il 7 aprile, per arrivare a Capo Passero, in provincia di Siracusa, in un torrido pomeriggio di metà luglio .
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Post n°393 pubblicato il 06 Settembre 2011 da giovanedestra_lecco
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Post n°392 pubblicato il 06 Settembre 2011 da giovanedestra_lecco
GRANDI NAVI ITALIANE FINCANTIERI VERSO LA SFIDA DECISIVA .
. Tra le proposte dell'ultima manovra correttiva, come da un cilindro è stato tirato fuori il nome di Fincantieri. Quest'ultima potrebbere essero oggetto di privatizzazione come altri pochi gioielli rimasti di proprietà dello stato. Tuttavia, la faccenda è molto delicata ed è bene che i nostri politici ben poco illuminati si muovano con attenzione. Fincantieri rappresenta un caso a sè, visto che l'aleatorietà delle commesse rende la gestione ordinaria spesso in crisi, con conseguenti risvolti a livello occupazionale, che in linea teorica ne sconsiglierebbero la privatizzazione. In tal senso porterebbero anche considerazioni di ordine strategico: Fincantieri non produce solo navi commerciali, ma tra le poche in Europa è in grado di produrre da sola navi miitari d'avanguardia, come Portaerei, sottomarini, e le recenti fregate classe fremm. Una soluzione allora realistica sarebbe quella di farne collocare solo un 60% sul mercato borsisitico lasciando al tesoro o alla CDP una maggioranza qualificata del 33% per cento con relativa golden share, così come avvenuto già per Enel ed ENI. l'obiettivo sarebbe quello di creare un nuovo campione nazionale, questa volta operativo nel campo della cantieristica, che scrollatosi di dosso il controllo politico inizierebbe a operare secondo criteri di efficenza e di mercato. .
. L'ultimo ordine arrivato da Costa crociere per la costruzione di una nuova nave passeggeri da 5000 ospiti (la più grande nave italiana) è stata una boccata d'ossigeno, ma per un colosso come Fincantieri serve una proiezione internazionale che solo un managment immune da logiche politiche potrebbe perseguire. .
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Infine, un'ulteriore considerazione spingerebbe verso la tutela della più grande compagnia armatoriale del mediterraneo, oltre a considerazioni economiche e militari. E' una questione di geopolica: in un mondo dove i rapporti di forza tra gli stati si vanno ridefinendo proprio in merito alla predominanza dei mari: rotte commerciali, principali porti commerciali, ecc.. In tal senso detenere una grande impresa nella campo della costruzione navale, eviterebbe all'italia e in generale al sistema paese la completa emarginazione dal futuro commercio mondiale: (la cina detiene ormai i primi 8 su 10 porti nel globo). Eccco perchè è necessario intervenire al più presto su Fincantieri, patrimonio necessario della Nazione, nata dall’IRI nel lontano 1937 come società finanziaria di stato per la cantieristica sul modello della Finmare, finanziaria per la flotta mercantile attraverso cui lo stato assumeva il controllo di tutti i grandi gruppi cantieristici dell'epoca (CNR, CRDA, OTO e Ansaldo).
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Post n°390 pubblicato il 14 Agosto 2011 da giovanedestra_lecco
VITE DA PATRIOTI: ENRICO TOTI ITALIA, CAUSA DELL'ANIMA .
. Nato a Roma, nell'agosto del 1882, giovanissimo (1897) si imbarcò come mozzo sulla nave Ettore Fieramosca, poi sulla corazzata Emanuele Filiberto ed in seguito sull’incrociatore Coatit (navi classificate come esploratori). Nel 1905 venne assunto come fuochista nelle Ferrovie dello Stato e nel 1908 mentre stava lubrificando una locomotiva a Colleferro, che doveva anche agganciarsi ad una doppia locomotiva, proprio a causa dello spostamento delle locomotive stesse, Toti perse l’equilibrio e la sua gamba sinistra venne incastrata e stritolata dagli ingranaggi in movimento. L’arto purtroppo dovette essere amputato fino al bacino. Sorretto da una grande forza di volontà nel 1911, pedalando in bicicletta con una gamba sola, raggiunse varie località: Parigi, il Belgio, l’Olanda, la Danimarca, fino a raggiungere la lontana Finlandia e la Lapponia e proseguì ancora verso la Russia e la Polonia, il suo rientro in Italia avvenne nel giugno del 1912. Ma la sua impresa non era terminata l’anno successivo partì nuovamente in bicicletta: da Alessandria d’Egitto raggiunse il confine con il Sudan, ma le autorità inglesi, giudicando pericoloso il percorso, lo obbligarono a porre termine al viaggio e lo rimandarono al Cairo da dove fece ritorno in Italia. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Italia, che precedentemente si era dichiarata neutrale, dichiarò guerra all’Austria-Ungheria il 24 maggio del 1915 e alla Germania quindici mesi più tardi; Enrico Toti volle arruolarsi, ma tutte le sue domande furono respinte, decise quindi di raggiungere ugualmente il fronte in bicicletta arrivando nella località di Cervignano del Friuli, dove venne accettato come volontario civile e destinato ai “servizi non attivi”: ma fermato dai carabinieri di Monfalcone fu costretto da questi a tornare alla vita usuale. Solo nel 1916, in seguito all’interessamento del Duca d’Aosta, venne destinato al Comando Tappa di Cervignano del Friuli come volontario civile nella brigata “Acqui”, riuscì ad ottenere il trasferimento nei bersaglieri ciclisti dove ottenne l’elmetto da bersagliere e le stellette. Giunto al Fronte, nella battaglia dell’Isonzo che decise la presa di Gorizia, mentre stava svolgendo un attacco ad est di Monfalcone con il suo reparto, venne colpito dal nemico ed egli eroicamente scagliò la propria gruccia verso l’avversario. Venne poi decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare il 4 dicembre del 1916 con la seguente motivazione: “Volontario, quantunque privo della gamba sinistra, dopo aver reso importanti servizi nei fatti d’arme dell’aprile a quota 70 (est di Selz), il 6 agosto, nel combattimento che condusse all’occupazione di quota 85 (est di Monfalcone). Lanciavasi arditamente sulla trincea nemica, continuando a combattere con ardore, quantunque già due volte ferito. Colpito a morte da un terzo proiettile, con esaltazione eroica lanciava al nemico la gruccia e spirava baciando il piumetto, con stoicismo degno di quell’anima altamente italiana. Monfalcone,6 agosto 1916.” |
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Post n°389 pubblicato il 06 Agosto 2011 da giovanedestra_lecco
ATTACCO ALL'ITALIA COMPLOTTO GLOBALE CONTRO L'EURO E IL BELPAESE .
. In queste ore la portata della posta in gioco si è fatta molto alta. E lo stanno iniziando a capire in molti, sebbene con troppo ritardo. Finalmente il presidente della BCE sta spingendo affinchè i capi politici dei paesi europei diano il via libera alla Banca Centrale di comprare titoli di stato italiani e tagliare così le gambe così alla speculazione. (Verrebbe da chiedersi il perchè di tanto ritardo nel compiere una mossa di carattere preventivo che avrebbe dovuto essere fatta già mesi prima). Anche la classe politica nordeuropea ha realizzato che dietro all'attacco all'italia si nasconda oltre a un disegno speculativo, anche la volontà politica di far saltare l'Euro. Perchè qualora saltasse l'Italia, come in una reazione a catena salterebbero tutte le economie del continente , Francia e Germania incluse. Basti pensare che ogni aumento di 1% sullo spread dei titoli italiani comporta un aggravio per il contribuente del Belpaese di 20 miliardi di euro. In una spirale di questo tipo lo stato italiano non potrebbe più onorare gli impegni assunti, dovendo dichiarare bancarotta. Conseguentemente si aprirebbe una crisi economica gravissima a livello europeo, visto chel'Italia è la terza economia del continente e terza finanziatrice dell'unione. Nessuno si salverebbe anche uscendo dall'Euro visto che la Germania deve la sua crescita sia alle forniture che alle esportazioni nel sud europa, Italia in testa. Proprio ieri è divenuto palese il motivo politico dell'attacco all'Italia e all'Euro: l'abbassamento del giudizio sul debito pubblico americano, mai avvenuto nella storia degli ultimi due secoli. In uno scenario d'indebolimento del ruolo americano nel mondo, il dollaro rischia di perdere la sua funzione di moneta di riferimento, ormai già messa in discussione apertamente dai cinesi (che dopo il declassamento del suo debito, e i recenti dati di un'economia stagnante ne chiedono la sostituzione con la creazione di un paniere di valute internazionali, euro, dollaro, yen, uan). Ecco allora che oltreoceano non resta che auspicare la fine prematura dell'euro , per depotenziare da subito il piano cinese. Perchè la battaglia per la moneta non è solo una questione di prestigio: qualora il dollaro dovesse perdere il suo ruolo centrale negli scambi internazionali, si aprirebbe un declino socioeconomico inimmaginabile per il traballante impero americano.
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Post n°386 pubblicato il 09 Luglio 2011 da giovanedestra_lecco
NUOVA SINISTRA E ABISSO MORALE LA LIBERTA' COME NEGAZIONE DI TUTTO .
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Pochi uomini attenti si sono chiesti dove abbia portato l'umanità l'affermazione del pensiero della nuova sinistra e i conseguenti misfatti compiuti in nome dell'uomo democratico. In altre parole dove ci abbia portato la sinistra postmarxista e post sessantottina, una volta che conscia del fallimento del comunismo, ha diretto se stessa e tutti noi verso l'abisso del relativismo culturale, del pensiero debole, del politicamente corretto. La cosa non è di poco conto visto che la supponenza del catechismo progressista non ha mai lasciato spazio a questa domanda, e tantomeno a qualsiasi critica, pena l'isolamento e la quarentena, o peggio la bollatura come prezzolato neofascista. Eppure a ben vedere la retorica egualitaria e multiculturalista che ammorba le università di mezzo mondo, già di per sè dovrebbe far nascere il dubbio che anch'essa si tratti di un sistema di pensiero relativo, fallace, di parte. La finta apertura della mente progressita è invece la più impermeabile chiusura nei confronti della ragione, perchè in quelle menti, annebbiate dalla moda culturale del momento, "la relatività della verità" non è una percezione teorica ma un postulato morale. Nella retorica relativista, il desiderio razionale di essere comunque nel giusto, pur in assenza di verità assolute, la porta a negare di stabilire che qualcosa sia migliore o peggiore di un altra. E se qualcosa alla fine ci deve essere di migliore, questo non può che avere le forme della massima libertà possibile, ciòè la libertà di negare tutto. Ecco allora che di fronte a una domanda fatta apposta per confutare l'uomo della nuova sinistra e farlo pensare, del tipo se tu fossi stato un amministratore inglese in India avresti permesso agli indigeni sotto la tua giurisdizione di bruciare la vedova al funerale di un uomo che era morto? Ecco che il progressista tace oppure risponde che in primo luogo gli inglesi non avrebbero dovuto trovarsi lì. Sarà il massimo dell'apertura relativista nei confronti dell'Altro ma il nuovo conformista non sa rispondere alle domandi fondamentali. La sua è una nuova religiosità superstiziosa, apparentemente aperta a tutte le specie di uomini e a tutte le specie di stili di vita, a tutte le ideologie. Che non ha nemici se non l'uomo che non è aperto tutto: ma in questo modo il massimo dell'apertura , il massimo del relativismo si stravolge nel suo contrario: nel massimo della chiusura, nel massimo dell'intolleranza per chi non si inchina ai dogmi del relativsimo. E proprio nel sistema universitario, che in una società governata dall'opinione pubblica avrebbe dovuto essere un'oasi di libertà intelletuale, si evince questa chiusura mentale del progressismo: gli atenei sono fulcro dell'asservimento delle giovani generazioni all'opinione dominante. O meglio l'opinione della non opinione. |
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Post n°385 pubblicato il 02 Luglio 2011 da giovanedestra_lecco
SQUARCI D'ITALIA: TORINO TRATTO DA "LETTERA A H. KOSELITZ" DI F. NIETZSCHE .
. " Che posto serio e solenne! I più bei caffè ch'io abbia mai visto. Questi portici, con un tempo così mutevole sono indispensabili: sono spaziosi, non opprimono. La sera sul ponte del Po: magnifico! Al di là del bene e del male!" |
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Post n°384 pubblicato il 26 Giugno 2011 da giovanedestra_lecco
DOLCE RIVINCITA L'ITALIA E' IL PRIMO PRODUTTORE AL MONDO DI VINO . . L'Italia nel 2010 ha superato la Francia, lo ha annunciato con giusto orgoglio e malcelata soddisfazione la Coldiretti, commentando i dati definitivi forniti dalla commissione Europea. I dati sono inequivocabili: 49,6 milioni di ettolitri contro i 46, 2 della Francia nella vendemmia 2010. I dati di febbraio 2011 confermano un' ulteriore avanzata: più 31 % sul mercato USA, sempre a scapito dei vini francesi. Quest'ultimi continuano a mantenere il primato nella fascia di altissima gamma e in particolore nelle bollicine. Ma anche qui la rincorsa del Prosecco è partita, è solo questione di tempo, di sole, e di paziente lavoro nelle sterminate vigne d'Italia. |
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Post n°383 pubblicato il 19 Giugno 2011 da giovanedestra_lecco
TRAMONTO DI UN'EGEMONIA FINE DEL SECOLO AMERICANO E ASCESA DEGLI EMERGENTI .
" L'America è la versione originale della modernità e per questo noi Europei ne siamo la versione doppiata, sottotitolata. L'America esorcizza la questione dell'origine, non ha il culto dell'origine, ne il mito dell'autenticità; non ha un passato, ne una verità fondatrice. Non avendo conosciuto l'accumulazione lenta e secolare del principio di verità; l'America vive nella simulazione perpetua, nella perenne attualità dei segni. Essa non ha un territorio ancestrale, quello degli indiani è oggi circoscritto entro i limiti delle riserve ,ridotte a meri simulacri al pari dei nostri musei" . Quando il filosofo francese Jean Baudrillard scrisse questo passaggio illimunante sugli U.S.A erano gli anni 90, ovvero il culmine della potenza americana. Ma alla fine anche il paese simbolo della modernità ha iniziato a scricchiolare sotto il peso della sua stessa forza: è emerso qualcosa più moderno di lui. Oggi nella post-modernità si evidenziano ormai ovunque i segni del cedimento del primato americano. In Economia la Cina dopo aver superato il giappone in termini di PIL, si avvicina all'America ben prima dei fatidici anni venti. Per intanto il superamento degli USA come prima potenza manifatturiera è già previsto per l'anno prossimo. Sempre in ambito economico le multinazionali americane arrancano di fronte a quelle dei paesi emergenti, dotate di cassa e liquidità in maniera enorme e ben più aggressive nei nuovi mercati: Africa in Testa. In ambito militare sempre la stessa Cina si è dotata di un missile balistico di 3000 km di gittata, di fatto neutralizzando la supremazia delle portaerei americane nel Pacifico che durava da quasi due secoli. Sempre in ambito militare il debito pubblico ormai alle stelle non consente agli USA di condurre più di due guerre regionali contemporanemante. Ciò significa che se la Corea del Nord decidesse di attaccare per terra il Sud, l'America non avrebbe i mezzi e il consenso dell'opinione pubblica per intervenire. Conseguente al declino della supremazia militare è anche quello diplomatico e di politica estera: l'Africa come nuova area d'influenza cinese, un'europa sempre più fredda al patto transatlantico, una Russia ancora aggressiva nel caucaso, Israele che conduce una politica autonoma in Medio-Oriente. La decisione della principali Banche Centrali di alleggerire le loro riserve in dollari e il conseguente deprezzamento del biglietto verde ne è la manifestazione simbolica. Infine, la perdita di supremazia culturale. L'america non è più il modello, il mito, l'esempio da seguire. Non è più 'L'Amerrega" tanto idolatrata negli anni 50. Hollywood, le Band Musicali, le mode non oltrepassano più gli oceani, mentre si diffondo centri di cultura autonoma :vedi Aljazeera in medio oriente, Bollywood in India, per citare i più eclatanti. |
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Post n°382 pubblicato il 12 Giugno 2011 da giovanedestra_lecco
RIFLESSI D'IMPERIUM NERONE RIVIVE IN MOSTRA AL CENTRO DI ROMA . . La mostra, che continuerà fino al 18 settembre 2011, si articola attraverso un suggestivo percorso che inizia dalla Curia Iulia con i ritratti dell’imperatore e della famiglia Claudia. Si prosegue nel tempio di Romolo con una proiezione a muro dell'antologia cinematografica che ha come protagonista Nerone nelle celebri interpretazioni, solo per citarne alcune, di Petrolini, Peter Ustinov e Alberto Sordi. Nel Criptoportico neroniano si affronta il tema del lusso nei palazzi neroniani e la propaganda attraverso iscrizioni e rilievi che ne raccontano le gesta. Nel Museo Palatino è illustrata la fastosità della Domus Transitoria, il palazzo costruito da Nerone prima dell’incendio, non solo attraverso reperti di fastosi marmi e affreschi, ma anche, e per la prima volta, con un video che ne ipotizza una ricostruzione in 3D. La mostra si chiude - ma può essere anche all’inizio della visita - al II ordine del Colosseo con la storia del grande incendio del 64 d.C. e la costruzione della Domus Aurea. |
LA MILITANZA COME ARTE
LE MIGLIORI MOSTRE FUTURISTE DI SEMPRE
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1) Futurismo 100- Astrazioni.
Venezia, Museo Correr dal 5 giugno al 4 ottobre 09.
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2) Futurismo 1909-2009 Dimamismo+ Arte+ Azione
Milano, Palazzo Reale dal 5 febbraio al 7 giugno
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3) Futurismo 100 simultaneità
Milano, palazzo Reale, dall' 15 ottobre al 25 gennaio 2010
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AREA PERSONALE
DIVINITA' DELL'ITALIA
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" O PATRIA
OGNI TUA ETA'
S'E' DESTA
NEL MIO SANGUE"
(Ungaretti)
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ULTIMI COMMENTI
SEMPRE PIU' IN ALTO

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"ECCO LA BANDIERA, IL TRICOLORE
SI SPIEGA AL SOFFIO DELL'ONORE
SI STENDE AL VENTO DELLA FEDE,
SI ILLUMINA NELLA PROMESSA DEL FUTURO.
CONSACRALA ANCHE TU,
ESSA TE LO DOMANDA"
(G. D'ANNUNZIO)
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GRANDITALIA
"IL BELPAESE
LA' DOVE 'L
SI' SUONA"
(Dante, Divina Commedia)
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"IL BELPAESE
CH'APPENNIN PARTE
E 'L MAR CIRCONDA
ET L'ALPE"
(Petrarca, Il Canzoniere)
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" L'IDEA NAZIONALE
NON E' UN DATO CULTURALE,
UN SENTIMENTO SPONTANEO
DI APPARTENENZA,
E' CIO' CHE UNO SA
DI DOVER ESSERE.
ITALIANI SI NASCE,
NON SI DIVENTA"
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SPRAZZI DI LUCE


NEL RICORDO
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" NON C'E' PATRIA
SE NON C'E' AMORE
CHE L'ATTRAVERSA:
OGNI GESTO
DI UN PATRIOTA
E' UN ATTO D'AMORE "
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