Creato da hunkapi_genova il 10/11/2007

HUNKAPI

Associazione culturale per la divulgazione delle tradizioni degli indiani d'america - Email:hunkapi.genova@gmail.com

 

 

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Nulla da festeggiare

      11 ottobre 1492, ultimo giorno di libertà per milioni di persone. 12 ottobre 1492 inizio della conquista e del più grande genocidio della storia. Non c'è nulla da festeggiare, 518 anni fastano e dobbiamo cambiare rotta parafrasando una terminologia marinara cara ai celebranti della grandiosità navigatrice di cosiddetto ammiraglio di una flotta e vicerè di un impero spagnoli.

     In ambito di grande scoperta tanta bravura proprio è indiscutibilmente fuori luogo, molti arrivarono sui  lidi cosidetti americani prima di tal avventuroso. Gli intenti, probabilmente, non erano diversi ma non riuscirono ad iniziare la conquista.

     Il navigante per eccellenza riuscì, in un contesto storico particolare, a mettere insieme le motivazioni dei predecessori: carpire terre, razziare tesori, evangelizzare in qualsiasi modo i proprietari degli stessi; sicuramente arrivati prima perchè c'erano. Gli stessi americani, quelli autentici, hanno stigmatizzato l'arrivo che potremmo definire sbarco, per far felici i celebratori, in quanto da una nave scendi o ti buttano giù per andare a terra.

    Le malelingue dicono addirittura che iniziò a carpire già con la ciurma che probabilmente  qualche merito l'avrà avuto se due navi su tre sono riuscite ad arrivare in quel lugo che tanto Cipango poi non fu ed a chiedere agli spaventosi selvaggi l'autorizzazione di approdo. Si narra, appuunto, che non fu proprio lui il primo a vedere la terra. Fortunatamente non c'eravamo. 

    I nativi americani hanno le idee molto chiare in merito; "Si era perso, i nostri antenati li hanno accolti e li hanno aiutati a sopravvivere in un ambiente sconosciuto". Bobby Castillo appartenente alla nazione apache disse cosa pensava delle celebrazioni  e del loro ispiratore: "La mia opinione è che Cristoforo Colombo sia stato un ladro ed un assassino. E' inciampato per caso nelle Americhe, non era, perciò, neanche un grande navigatore. Fare le celebrazioni colombiane significa celebrare l'inizio del genocidio della mia gente. Voi non festeggiate l'uccisione di milioni di ebrei durante il periodo nazista, così non potete festeggiare l'uccisione di milioni di indiani ed il furto delle loro terre. Molti di noi sono morti, hanno perso i loro territori; molti hanno perso la loro culturua, molti la loro fede e la loro spiritualità, Non c' è nulla da celebrare. Ciò che gli Europei stanno per celebrare è la loro ricchezza, ma è una ricchezza che hanno ottenuto, che viene dall'oro e dai tesori minerari che poi hanno prodotto il vostro sviluppo industriale; e tutte queste ricchezze sono venute e sono state prese dalla nostra terra. Celebrare tutto questo è un grosso errore. Dovreste invece guardare nel profondo del vostro cuore e riflettere su questa spesa di miliardi di dollari per celebrare "questo Cristoforo Colombo".

      Innumerevoli le opinioni di altri nativi americani a volte più dure, anche di personaggi molto noti. ma il giudizio impietosso  di Castillo altro non è se non "...guardare nel profondo del vostro cuore...".  Perchè celebrare? Qual'è il motivo reale? La storia delle nazioni native americane è segnata dal marchio del genocidio, da stragi spacciate per battaglie, da appropriazioni materiali e culturali frutto di impegno millenario, dalla cancellazione di intere nazioni e dalla memoria cancellata per i sopravvissuti.

      Leslie Marmon Silko della nazione Pueblo ce lo ricorda:"Senza la memoria e le storie, chi siamo? Senza le storie, che ci raccontano le nostre identità, gli idiomi dei nostri padri, i loro credi e i loro sogni, non siamo niente, non possediamo nulla, neppure noi stessi".

      Chiediamo scusa davvero, non c'è nulla da celebrare. Guardiamo il nostro cuore. Non facciamo come con gli Armeni che ci sono voluti decenni per iniziare a parlare di genoocidio. Chi curerà le ferite dei sopravvissuti e dei parenti dei bambini nativi scomparsi nelle scuole dell'uomo bianco?

      Celebriamo Paganini che ha cambiato il modo suonare il violino. Facciamo in modo che si rinvigorisca la campagna per il riconoscimento della giornata nazionale dei popoli indigeni che appunto si chiama "11 ottobre", l'ultimo giorno di libertà degli autentici americani. 

 

 

 
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