Creato da: Rosecestlavie il 21/03/2009
L'ultimo nastro di Rose

Ultime visite al Blog

Nues.sRoberta_dgl8mia.euridiceseveral1ruffinomarioje_est_un_autreVenere_o8chrnglalessandra_carolloninokenya1T_interessaIgnavaborotRePRONTALFREDO
 
Citazioni nei Blog Amici: 17
 

Ultimi commenti

 

 

 

 

 

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.

 

 

.

 

 

LALEGGELALEGGELALEGGELA

 

          

 

 

.

 

 

IL FARO DI ROSE

 

    

 

 

.

 

 

                 

 

 
 

 

 

Cartoline da Rose

Post n°226 pubblicato il 12 Maggio 2010 da Rosecestlavie

 

Le frecce indicano l'esatta posizione di Rose il 12 maggio, alle ore 23.43 del meridiano di Greenwich.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Jamaican dream

Post n°225 pubblicato il 11 Maggio 2010 da Rosecestlavie

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Ogni nastro si spezza...

Post n°224 pubblicato il 10 Maggio 2010 da Rosecestlavie

 



"L'ultimo nastro di rose" è disponibile ormai solo nelle migliori liberire dei sogni.
Philadelphi edizioni. La casa editrice vi deve 14 euro per ogni libro acquistato.
Adieux en forme de poire.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Stanotte ho sognato che...

Post n°222 pubblicato il 06 Maggio 2010 da Rosecestlavie

Stanotte ho sognato che portavo Sid Vicious in pizzeria.
Ho scelto appositamente un localaccio molto pop. Mi ha chiesto di ordinargli una pizza al gorgonzola e si è fatto pure portare il ketchup. Mentre si sbafava quell’intruglio repellente non ha staccato gli occhi dal televisore acceso sopra le nostre teste. Era sintonizzato su canale 5.
Alla fine, dopo aver trangugiato d’un fiato tutta la sua birra è sbiancato.
Ha ruttato sonoramente e ha tentato di alzarsi, ma tutto quello che è riuscito a fare è stato di vomitare nel passeggino dei nostri vicini di tavola.
Una scena disgustosa e imbarazzante.
-“Cazzo Sid, non potevi mangiare più lentamente?...”
- “No, fuck you man…” ha sussurrato lui.
-“
Sarà stato il formaggio. Forse era avariato…” dico io, asciugandogli la fronte.
Lui ha scosso la testa e, indicando il televisore, ha gridato:
- “MY WHOLE LIFE, I’VE NEVER SEEN SUCH A MESS!!! (non ho mai visto una tale porcheria, in tutta la mia vita!)”.

Certo che Sid, nonostante il suo aspetto e i suoi modi, è davvero un’anima ipersensibile… 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Stanotte ho sognato che...

Post n°221 pubblicato il 05 Maggio 2010 da Rosecestlavie

Stanotte ho sognato che andavo a trovare il maestro Leonardo da Vinci nel suo studiolo, sito in Firenze vicino a Piazza della Signoria. Veramente lui è un nomade (oggi qui, domani là) ma in questo maggio 1503 ha da fare nella magnifica città dei Medici.
Lo trovo intento a dipingere il volto serio e malinconico della sua nuova modella. Una certa Lisa del Giocondo. Di giocondo questa qui ha solo il nome: una faccia da funerale…
Anche Leo mi sembra giù di tono, e così penso bene di mettere un po’ di allegria in un simile mortorio.
Posso raccontarvi una freddura, ragazzi ?”
Leonardo mi guarda in tralice e non risponde.
Insisto.
-“Posso raccontare, maestro?”
-“Certo Rose, basta che non sia troppo sconcia…” dice esasperato, lanciando una furtiva occhiata alla triste signora in posa “e che non mi fai sbavare mentre ripasso la bocca con il pennello”.
-“Ok. Vado. All'alba un gobbo cammina costeggiando un muro. Un ragazzaccio gli urla: - O gobbo o che tu hai la gobba pure sulla fava? E il gobbo voltandosi: - La tu' mamma l'è na chiacchierona!!!

Nessuna reazione.

Però, mi pare che la malinconica modella abbia leggermente cambiato espressione.
Sono pronto a giurare che, in cuor suo, se la sta ridendo sotto ai baffi

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Stanotte ho sognato che...

Post n°220 pubblicato il 04 Maggio 2010 da Rosecestlavie

Stanotte ho sognato che scrivevo a macchina uno dei miei infuocati articoli contro la deriva dittatoriale che sta prendendo il governo. Accanto a me, la mia deliziosa moglie legge tranquilla un libro. Circondati dagli oggetti cari che riempiono la nostra bella casa, siamo immersi in quella concentrazione che sola permette il silenzio notturno di una dimora di campagna.
Improvvisamente, suonano alla porta.
Din din din doong.
Din din din doong.
-“Chissà chi può essere?” dico sorpreso, guardando la mia compagna.
Din din din doong.
-“Vado a vedere” risponde lei sollecita.
Din din din doong.
Din din din doong.
-“Sìì, chi è?” la sento dire dalla mia stanza.
Mmm mmm mmm mm
Mia moglie deve aver socchiuso la porta perché riesco a percepire una voce maschile, allarmata.
…amico… pozza… sangue… telefonare… ambulanza
-“Mi dispiace, noi non abbiamo il telefono. Dovrete andare da un’altra parte”.
Ma Signora… è questione di vita o di morte.
-“Chi è, cara?” chiedo intrigato.
-“Un giovanotto. Dice che c’è stato un incidente, vorrebbe telefonare” mi risponde lei.
-“Beh, forse è meglio farlo entrare
-“Bene, un minuto le dispiace?” la sento dire allo sconosciuto un po’ a malincuore mentre toglie il catenaccio, e poi di seguito “mi scusi, ma in genere non apriamo ad estranei nel pieno...”
... 

Al mio risveglio, pioveva.
C’era un tizio che canticchiava sotto alle mie finestre… tre piani più in basso.
Ho spostato con il gomito il vaso di gerani che gli è precipitato dritto sulla testa.
C’è stato un rumore sordo e, quando mi sono riaffacciato, una sagoma scomposta sul marciapiedi giaceva di sbieco, il volto sepolto in un mucchio di terra e sangue impastati.
Non so perché l’ho fatto. Non capisco…
Comunque, detesto chi canta sotto la pioggia…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Stanotte ho sognato che...

Post n°219 pubblicato il 29 Aprile 2010 da Rosecestlavie

Stanotte ho sognato che ero al roxy bar con Janis Joplin.
Io, già eccitato dalla situazione, alla terza birra ho la testa che gira. Lei si scola whiskey come fosse acqua.
Discutiamo di blues, di Big Mama Thornton, della sua infanzia e delle mie menate.
-“Rose, è proprio fico parlare con te… cosa prendi? Offro io” dice accennando al mio bicchiere vuoto.
-“Oh Janis, più nulla grazie. Sono già un po’ brillo”.
Lei scuote la testa, sghignazzando.
Un dubbio però mi tormenta e, reso un po’ audace dalla bevanda spiritosa, alla fine non resisto:
-“Sai Janis…” le dico esitando ”mi avevano raccontato un mare di frottole su di te…
-“Ah sì? Per esempio?” dice lei incuriosita, accendendosi una sigaretta.
-“Beh, che eri una specie di mangia uomini, una sorta di ninfomane, insomma. Ma è chiaramente falso… con me, tanto per dire, non ci hai mai minimamente provato…
Lei mi guarda, sorpresa.
-“Quello che ti hanno raccontato non è mica falso. Solo che tu non sei il mio tipo” risponde laconica.
-“Ah…” riesco a dire, con una luce triste negli occhi.
C’è un breve silenzio in cui lei mi guarda con un sorriso beffardo. Devo avere l’aspetto di un gatto sorpreso da un acquazzone.
Poi Janis scoppia in una risata, mi tocca la mano e aggiunge con un tono dolce e quasi materno:
-“Dai, non prendertela Rose. Non mi attirano gli uomini che non reggono l’alcol. Ecco tutto…”

Appena sveglio ho aperto una birra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel video che segue: una delle maggiori influenze sulla maniera di cantare di Janis l'ha avuta la grandissima e tristemente impopolare Big Mama Thornton (qui, nel 1971, assai dimagrita). Rendiamo giustizia.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Dreamdelirium

Post n°218 pubblicato il 28 Aprile 2010 da Rosecestlavie

 

Non ho nessun pregiudizio ideologico nei riguardi delle “raccolte”.
Ce ne sono di stupide, di inutili, di mal fatte, di impossibili, di furbe… ma alcune possono essere davvero provvidenziali per avere una rapida panoramica di un artista che non si conosce, o per sintetizzare il lavoro di una carriera troppo lunga e ridondante.
Infine, ci sono le “raccolte perfette”: quelle che condensano l’integralità di ciò che è stato prodotto da un artista o da un gruppo fondamentale, in un certo periodo (generalmente il primo), per pochi spiccioli. A questa definizione corrisponde il cofanetto in questione.
Difficile misurare l’influenza dei Tangerine Dream (nome che mi è particolarmente caro, come potete immaginare) su tutta la musica leggera e non, in questi ultimi 40 anni… ma una cosa è certa: il loro passaggio non ha lasciato nulla come prima. Questi berlinesi hanno rivoluzionato il concetto stesso di brano musicale nella popular music, espandendolo verso l’infinito con l’ausilio dei primi sintetizzatori e si può davvero dire che loro sono partiti da lì dove i Pink Floyd di Saucerful Of Secrets erano arrivati.
Il loro geniale estremismo, la loro pionieristica determinazione, li ha lasciati andare in una sorta di vuoto cosmico, di solitudine da periplo negli oceani alla ricerca delle colonne d’Ercole.
Lascerei la parola a Edgar Froese, il fondatore del gruppo.

In quei giorni, la gente non era molto educata nei confronti di ciò che stavamo facendo. In un’intervista nel Melody Maker nel 1973 o 1974, io dissi, ‘Tra circa dieci anni, tutti suoneranno i sintetizzatori’. Il tipo che mi intervistava spense il registratore, disse, ‘Lei è un idiota’, ed uscì. Pensavano che fossimo alieni, che li prendessimo in giro.

Questo per ricordare che i geni non sono solo incompresi.
La maggior parte del tempo vengono anche insultati.

 

 

Tangerine Dream, Nebulous Dawn, Sanctuary 2006, 3 CD 

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Stanotte ho sognato che...

Post n°217 pubblicato il 28 Aprile 2010 da Rosecestlavie

Stanotte ho sognato che accompagnavo Bruno Walter dalla sua casa a Beverly Hills sino all’edificio dove fra poche ore dirigerà la Columbia Symphony Orcherstra.
E’ davvero triste rinchiudersi in una sala da concerto quando questa magnifica primavera del 1959 invita a passeggiare nei grandi viali fioriti, proprio nei quartieri dove sorgono le case dei divi del cinema. E poi… si può sempre fare qualche incontro mitico… che so io? Trovarsi faccia a faccia con la Monroe… (sospiro)
Ma io per nulla al mondo potrei mancare la splendido spettacolo musicale che si prepara. Bruno è uno dei più grandi direttori di tutti i tempi ed è stato persino amico di Gustav Mahler. Lui sa capire lo spirito e dirigere la musica del genio austriaco come nessun altro al mondo. Oggi però, in programma, c’è Beethoven.
Di solito alle prove nessuno è ammesso ma naturalmente faccio eccezione. Assisto quasi da solo e in prima fila ad una sorta di parto meraviglioso. Qualche ora dopo la sala è gremita e la musica della settima sinfonia inizia a scorrere, divina.
Il concerto è memorabile.
Alla fine dello spettacolo, entusiasta, raggiungo Bruno in camerino e gli stringo estasiato le mani:
- “Herr Professor, come ha diretto splendidamente, questa sera”.

Lui mi guarda spalancando i grossi occhi da civetta e risponde:
-“Io? Io ho diretto? Ma se mi sono completamente dimenticato di dirigere! Io guardavo...”

 

 

Al mio direttore preferito.

width=

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Post Scriptum. Questo episodio è realmente accaduto e la mia fonte è Margarita Wallmann: ballerina, coreografa e regista d'opera austriaca.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Stanotte ho sognato che...

Post n°216 pubblicato il 26 Aprile 2010 da Rosecestlavie

Stanotte ho sognato che mi recavo a trovare il grande compositore Dmitri Shostakovich, nel suo appartamentino alla periferia di Mosca.
Per tutto il tragitto, vengo seguito a distanza da due grigi individui.
-“Ciao Dmitri, come stai?” gli dico sorridendo, quando apre la porta.
-“Hum, hum” risponde lui enigmatico come al solito, e poi aggiunge: “Ti hanno seguito quelli della NKVD?”
- “Gli uomini della polizia segreta? Certo che mi hanno seguito. Dmitri, io non capisco come tu possa sopportare questa cappa di piombo e quel mostro di Stalin con la sua cricca…
-“Basta stare tranquilli e dire sempre signor sì” risponde lui, calmo.
-“Se tu non fossi un genio…” dico, controllando la rabbia “per una risposta del genere ti sarei già saltato alla gola”.
C’è un lungo silenzio, carico di tensione da parte mia. Poi lui dice, come se nulla fosse:
-“Ho appena finito un pezzo commissionato dal Partito. Dai un’occhiata”.
Osservo la partitura e sono esterrefatto.
-“Ma Dmitri, la musica che hai scritto è meravigliosa… però qui queste trombe e lì questo passaggio con i timpani… è una farsa vera e propria, un carnevale malato, una beffa grottesca! Quelli del partito si offenderanno a morte”.
“Ah sì?” sbotta lui, strappandomi la partitura dalle mani e scribacchiandoci qualcosa sopra. Me la riconsegna e ci leggo a caratteri cubitali:
DEDICATO AL NOSTRO LUMINOSO PARTITO NEL SUO CAMMINO GLORIOSO VERSO LA VERITA’ SOCIALISTA.
-“Ma sei impazzito Dmitri?” urlo quasi “Così è peggio che peggio!”
Lui sorride con gli occhi, dietro le spesse lenti. Si avvicina a me e risponde dolce:
-“Caro Rose, quelli lì sono dei cani da caccia, e ti trovano in questo immenso paese o altrove anche se vai a rintanarti nel più remoto, fottuto buco del mondo. Vedi il povero Trotsky. Ma lascia che ti spieghi una cosa:
quelli lì, l’ironia… non sanno neppure dove sta di casa”.
Sono rimasto senza parole.

 

 

 

Al mio compositore favorito

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Classic delirium

Post n°215 pubblicato il 22 Aprile 2010 da Rosecestlavie

 

Franz Schubert, Sinfonia numero 9 in do maggiore, direttore Josef Krips, London Symphony Orchestra, Decca Historic n. 425 957-2

 

Sì, questa.
Proprio questa meravigliosa sinfonia e proprio lui: quel preciso direttore, quella precisa orchestra, quella divina registrazione.
Se penso che abbiamo rischiato di perdere un tesoro incommensurabile…
Composta a Vienna nel 1825, rifiutata da un’orchestra locale che la reputava troppo difficile da eseguire (sic!), smarrita alla morte di Schubert tre anni dopo (che non ne udì quindi neppure una nota!) e ritrovata da Robert Schumann (benedetto sia quel pazzo e grandioso genio, prematuramente scomparso) in mezzo a mucchi spaventosi di scartoffie a casa del fratello casinista, la partitura è giunta finalmente all’umanità tutta, trasformata in musica per la prima volta nel 1839 nientemeno che da Mendelssohn in persona, a Lipsia.
In questa registrazione è inclusa anche la quarta sinfonia del suddetto genio Schumann ma, dopo aver ascoltato la profonda meditazione del viandante, l’indicibile tramonto di una vita espresso con motivi indimenticabili e modulato con suoni che cancellano ogni immagine poiché sono ruscelli di beatitudine ed atmosfere purissime per l’anima assetata, non vi si può accostare null'altro senza rischiare che appaia subito sbiadito al confronto.
Viene voglia di piangere, gridare, sospirare, danzare quando si è immersi in questa Grande (si chiama proprio così:
La Grande!) Opera Perfetta dello Spirito Romantico.
E’ vero che “a Beethoven e Sinatra preferisco, ogni tanto, l’insalata”… ma a Schubert : no! Mai!
Considero Josef Krips (insieme a Bruno Walter) il più fico mozartiano di tutti i tempi, e quindi di conseguenza uno dei miei direttori d’orchestra preferiti, ma questa sua nona schubertiana (coadiuvato dalla magistrale London Symphony) non è mai stata sorpassata e mai lo sarà, ne sono assolutamente certo.
La registrazione ha più di cinquant’anni, ma è un capolavoro anche  tecnico della DECCA.
C’è da restare sbigottiti: sembra incisa ieri.
Benefica e rinvigorente, crea una certa dipendenza.
Tuttavia, prenderne ogni giorno, tutto il santo giorno, potrebbe portare a qualche spiacevole effetto collaterale (verificate inoltre di non presentare un’allergia a dosi elevate di C-Dur).  

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Il mio budino preferito

Post n°214 pubblicato il 22 Aprile 2010 da Rosecestlavie

Che colpa ne ho io se mi piacciono le stranezze, le anomalie, le aberrazioni?
Oh! certo, tutta la critica planetaria ha incensato il mitico terzo album dei Soft Machine… sì, sì, d’accordo: nulla da dire.
Però, una tale dose di dissacrante dadaismo, di sbrigliato humour britannico, di geniale inventiva e fanciullesca  (ma non ingenua) sperimentazione musicale, dopo il loro fulminante esordio e i primi due album, i Soft non l’hanno più avuta.
Dev’essere stato il “miusicche-businesse” (al quale loro erano interessati come può esserlo un panda ad un piatto di profiterol ma che, fatalmente, è sempre una realtà con cui fare i conti), dicevo, sarà stato il rutilante business musicale che li ha rattristati.
Ogni business è triste, d’altronde.
Almeno, così la penso io… ma ognuno ha le sue belle perversioni.
Vedo che, come al solito, mi allontano mollemente ma inesorabilmente dal mio argomento. Eppure questa musica anarco/intellettuale (senza mai essere velleitario/pretenziosa) meriterebbe più di una digressione, poiché sembra fatta apposta per sollecitare tutti i miei “poveri” mezzi e tutta la vostra notoria comprensione (questa figura retorica è conosciuta con il nome di: captatio benevolentiae, sappiatelo).
Jazz, psichedelia, rock e vaudeville li troverete mescolati qui con una sapienza irreperibile altrove; e non posso che fare mio l’auspicio di  Brian Hopper : Hope for (your) happiness.
E’ semplice: basta trovare questa fiabesca registrazione, accendere l’amplificatore o girare la rotella se avete quello ad energia manuale, alzare il volume e non tapparsi le orecchie.
Si può danzare a piedi nudi.
Se disponete anche di un ombrello e di una macchina da cucire da disporre ordinatamente su un tavolo operatorio… allora la vostra felicità sarà perfetta.
Op-plà!.

 

Soft Machine, Volume one & two, Big Beat 1968/69

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Stanotte ho sognato che...

Post n°213 pubblicato il 21 Aprile 2010 da Rosecestlavie

Stanotte ho sognato che ricevevo la solita telefonata da Karl.
In questo periodo è particolarmente molesto… è convinto che la crisi economica dell’anno scorso sia la prova inconfutabile che l’edificio del capitalismo sta crollando.
Ma Karl, amico mio” gli dico con la massima calma possibile “sono centosessant’anni che ripeti la stessa manfrina. E non rispondi mai quando ti faccio notare che la soppressione dello Stato e la rigida pianificazione economica sono una contraddizione in termini. Insomma, la tua teoria economica e la tua teoria politica fanno a pugni. Non parliamo poi di tutte le stronzate che i tuoi seguaci sono stati capaci di dire e di fare con la pretesa, più o meno fasulla, che tu eri d’accordo. Sicuro, tu hai fatto tutto con le migliori intenzioni, ma sai che ti dico? Visti i risultati potevi anche tenertele. E non darmi dell’alienato, con me non attacca… io ho patologie mentali ben più dignitose e complesse. Continui a blaterare di una fine necessaria, di una verità scientifica e Storica dell’estinzione capitalista, ma anche i dinosauri si sono estinti, alla fine… basta aspettare… tutto si estingue prima o poi, no?”
“Tutto a parte il tuo debito…” mi risponde lui, velenoso “forse tu non ti ricordi… ma le nostre ultime sbronze le ho pagate io (in effetti abbiamo anche preso una multa per schiamazzi notturni che ho evaso). Rose, mi secca dirtelo ma ti ho prestato un sacco di soldi e ritieniti fortunato che ti applico un tasso d’interesse ragionevole”.
Ecco, non sopporto quando fa così. Appena il “signor Marx” si trova in difficoltà durante una discussione il “signor Marx” la mette sul personale.
La nostra è quasi un’incompatibilità biologica.
La prova?
Karl ha letto tutto Hegel durante una convalescenza, mentre io… appena ho iniziato a leggerlo mi sono ammalato.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

This composer refuses to die

Post n°212 pubblicato il 20 Aprile 2010 da Rosecestlavie

 

“I’m A Composer More Than Anything Else” Steve Vai.

Ascoltare questo disco è un po’ come avere la testa infilata in un bidone d’acido mentre un tipo, per metà robusto e per metà bolso, tutto vestito di pelle e con una maschera di cuoio, ti solletica la nuda pianta dei piedi avvalendosi magistralmente di una piuma d’oca. Un barboncino ringhiante osserva l’intera scena.
“E questo lo chiami consigliare un disco?” sbotterete voi, orripilati. Ma qui, vedete, risiede il vostro errore: io non consiglio mai i dischi di cui parlo e questo addirittura, facendo un’eccezione, ve lo sconsiglio. A meno che non abbiate un alto grado di perversione musicofila, come il sottoscritto.
Già il fatto che il primo pezzo s’intitoli: “
Fottiti” dovrebbe darvi il polso della situazione. Il testo è tale da far apparire il più sguaiato dei rapper (si dice così?) un chierichetto, al confronto. Ma, e la differenza non è da poco, qui c’è l’ironia in più.
Segue una sorta di delirio femminile idiota sul tema della felicità coatta con sfondo di piagnisteo e pizzicato. Esilarante. Fino alle lacrime.
Già, perché lo strabiliante chitarrista (siamo sicuri che sia terrestre?) che ha composto questa parodia musicale possiede dosi galattiche di umorismo. Ma cosa aspettarsi da uno dei più ferventi ammiratori, dotati allievi ed insigni musicisti del gigante Zappa? Il pezzo numero tre, anzi, è a tal punto intriso di concettualismo zappiano che ho il sospetto vi sia la mano del maestro.
Sarete trasportati (con modica spesa, sì) in gentili meditazioni zen, nel voyeurismo becero della cronaca nera televisiva, in sperimentazioni sonore ben troppo spinte per il “comune senso del pudore”.
Se volete spaventare a morte la vostra “fidanzatina” piazzate questo mostro sonoro nella stessa stanza in cui lei si aggira, aggiustando i fiori e canticchiando con vocina soave l’ultima nenia d’amore che cavalca umidiccia le frequenze di radio 105.
Se, a questa mossa, la fanciulla minaccia di mollarvi potete risponderle che Steve Vai, anche se suonasse con il pisello e cantasse ruttando, è decisamente meno osceno di Baglioni. Se, a questa risposta, lei esce definitivamente dalla vostra vita dopo avervi guardato come riconoscesse in voi il cannibale di Düsseldorf… beh, non dite che non vi avevo avvertito.
E poi, è sicuramente meglio così.
Cosa ci facevate con una gattamorta del genere?

 

 

Steve Vai, Flex-able leftovers, Sony 1984

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

stanotte ho sognato che...

Post n°211 pubblicato il 20 Aprile 2010 da Rosecestlavie

Stanotte ho sognato che io e mio cugino Isacco riposavamo sotto un grande albero di mele nel nostro giardino a Woolsthorpe Manor, nel Lincolnshire, un bel pomeriggio del 1726.
Improvvisamente, un grosso frutto si è staccato dal ramo e mi è piombato dritto sulla testa.
Mio cugino ha aperto gli occhi e mi ha guardato pensieroso, mormorando: “Sai perché è successo?”
- “Perché ho la sfiga…” dico, seccamente.
- “Ma no, rifletti” ha insistito lui mettendosi a sedere di scatto, con gli occhi luccicanti.
- “Perché ho peccato e vengo punito?”
- “No…”
- “Perché sto antipatico all’albero?”
- “Ma noo, Rose…”
- “Per uno stramaledetto caso?... Ma insomma Isacco Newton” urlo esasperato “mi vuoi dire che hai in testa?”
- “Ti è successo perché tutti gli oggetti cadono perpendicolarmente tendendo verso il centro della terra, Rose”
- “E perché diamine dovrebbero farlo?” chiedo sbigottito.
- “Perché sono sottoposti ad una forza di attrazione delle masse che chiamerò la gravità universale”.

C’è stato un silenzio imbarazzato.

Senti Isacco” ho ripreso ad un tratto io “ma perché il buon Dio avrebbe creato questa forza di gravità, come la chiami tu?”
- “Beh, Rose… io non lo so… suppongo che l’abbia creata per far restare le cose appiccicate al suolo e che non volassero via al primo refolo di vento…” ha risposto lui, esitando.
Ho guardato Isacco, a lungo.
In quel preciso momento ho capito di avere un cugino completamente deficiente.
Ed ha anche il coraggio di farsi passare per uno scienziato!.
Le cose tenderanno forse al centro della terra… ma noi certamente, con gente come lui, non andremo mai da nessuna parte.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Before the blues

Post n°210 pubblicato il 19 Aprile 2010 da Rosecestlavie


Mentre ho un’intolleranza alimentare al metallo ed affini, sorprendentemente adoro l’hard rock: in modo speciale se è composto da una miscela di talento, tecnica prodigiosa ed ispirazione. Difficile non trovare le suddette qualità nei dischi di Gary Moore. Questo, ad esempio, è bello duro… sì davvero, e risveglierebbe persino San Patrizio.
La magica Led clones, ad esempio, con la sua scala orientaleggiante e l’uso grandioso in crescendo degli archi è fonte di felicità continua per il vostro melomane (essendo inoltre magnificamente cantata da un certo Ozzy Osbourne, di cui spero sappiate tutto).
E che dire del pezzo successivo in cui la perizia chitarristica di Moore fa scivolare le note dietro e davanti agli altri musicisti con agilità ed eleganza, quasi fossero delfini in corsa nella scia spumosa lasciata da una barca? O Blood of emeralds dove le radici folk irlandesi precipitano dritte su un cavo elettrico ad alta tensione?
Ma un capitolo si chiude, come spesso succede all’eclettico, talentuoso mancino. Dietro all’angolo c’è il torbido blues che aspetta di attanagliare l’anima di Moore all’inizio del decennio successivo, e che gli farà sputare un capolavoro della stazza di “Still got the blues”.
Tanto peggio per lui, ma tanto meglio per noi.

 

 

Gary Moore, After the war, Virgin 1989

 

 

Post Scriptum. Vorrei ricordare a chi non lo sapesse che Gary Moore è uno dei più grandi chitarristi viventi. Ecco un piccolo saggio dimostrativo: 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Soli e belli

Post n°209 pubblicato il 18 Aprile 2010 da Rosecestlavie

 

Chi ama la musica ama, più di ogni cosa, il silenzio.
Questo perché il silenzio protegge la musica, ne prepara il sacro avvento, la nutre nel suo accadere, la richiude preziosa custodia quando svanisce, simile ad un’invisibile Fenice.
Ma la nostra epoca è perversa: c’è gente che è convinta di amare la musica perché la tiene costantemente come “sottofondo nella sua vita”… sarebbe come dire che amo una donna e la valorizzo violentandola meccanicamente tutti i santi giorni, voltandole la schiena mentre parla e pigliandola distrattamente a sberle.
Bene, le “Sequenzas” di Luciano Berio (in questa superlativa registrazione integrale, triplo generoso cofanetto, magnificamente eseguita, curata e offerta al (microscopico) pubblico per una manciata di euro [la Naxos nel rapporto qualità/prezzo per la cosiddetta classica non ha rivali, a parte la Brilliant records]) dicevo, “Sequenzas” di Berio NON è una musica che rischierete di incontrare al supermercato mentre vi aggirate con la bocca di ferro famelica e spalancata del vostro carrello; non la incontrerete in nessun locale per quanto perverso che abbiate frequentato, che frequenterete o di cui non sapete neppure l’esistenza; non la troverete in aeroporto, in stazione, al salone del mobile, sulla nave da crociera, in un carcere turco o in un postribolo ungherese; non entrerà con voi impudica nell’ascensore per incollarsi alla vostra prosaica salita; né vi accompagnerà in cucina mentre vi fate soffriggere i “sofficini”; non la programmerete come colonna sonora del vostro party cazzuto prima o dopo il solito pezzo dei Clash per gli amici alterati dall’alcol o da “altro”; non la inviterete in macchina con il rumore di fondo dell’autostrada o i gemiti della vostra ultima camporella; non ve la porterete a spasso mentre fate il vostro jogging come fosse un cagnolino ubbidiente e tanto di compagnia; non verrà suadente a distrarvi nella sala d’aspetto del dentista o in sala operatoria mentre vi trapiantano (da svegli) l’encefalo e un rene in una sola volta per limitare i costi; non la metteranno come jingle per vendervi l’ultima porcheria di cui non sentivate alcun bisogno; non la fischietteranno i neoeletti nel parla-mento(mentirò e ho mentito); non la presenteranno come invitata speciale alla venticinquesima edizione del premio “la notuzza d’oro” del festival di Afragola; non ve la piazzeranno in metropolitana tra una comunicazione di servizio e una reclame per un biglietto scontato alla fiera del pannolino tecnologico…
No!… No!… No!
Con le “Sequenzas I - XIV” di Luciano Berio non ci potete fare assolutamente nulla. Una beneamata minchia.
Una cosa soltanto, difficile e sempre più rara, potete fare:
A. S. C. O. L. T. A. R. E.

In silenzio.

 

 

Luciano Berio, Sequenzas (I - XIV), Naxos 2006, 3 CD   

   

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Uno scherzo fatale

Post n°208 pubblicato il 17 Aprile 2010 da Rosecestlavie

A volte, un banalissimo scherzo può avere conseguenze tragiche.
Mi ricorderò sempre, per tutta la vita, quel 17 settembre 1970 a Londra.
Il mio amico Jimi (sì, proprio lui Hendrix) mi telefona e mi dice : “Rose
darling, non potresti portarmi qualcuno dei tuoi magnifici dischi in anteprima da ascoltare questa notte?”
Dovete sapere che io sono all’avanguardia nelle conoscenze musicali. Quando ho fatto scoprire a Jimi l’ultima svolta stilistica di Miles Davis, quella strabiliante fusione tra jazz e rock, lui è letteralmente impazzito.
Penso che questa mia piccola intromissione avrà delle conseguenze sulla sua musica futura e, modestamente, ne vado fiero. Così ho preso l’abitudine di fargli ascoltare quello che reputo interessante non solo oggi, ma anche per i prossimi... diciamo... quarant’anni.
Solo che mi dà un po’ fastidio dovergli mollare le mie perle e non ricevere neppure un invito a cena. Così ho deciso di fargli un piccolo scherzo. Tra i vinili che gli lascio ho pensato di metterci anche quello della “polifonia sarda”, ad esempio. Chissà che faccia farà il povero Hendrix ascoltando quella roba. Ma poi ho cambiato idea: gli mollerò a tradimento qualcosa di ancora più sorprendente, di più… come dire…
hard, di più duro insomma.

Il giorno dopo, la morte di Jimi era su tutti i giornali.

Il referto medico diceva (testuali parole): “Soffocamento da vomito”.
Lo hanno trovato prono, sulla moquette, il braccio spasmodicamente teso verso il giradischi.
Io sono l’unico a sapere il perché, ed ora anche voi condividerete il peso di questo segreto… era, ovviamente, nel vano tentativo di fermare quell’incubo sonoro. Sul piatto c’era ancora l’arma dell’involontario crimine che nessuno ha mai sospettato.
Il mio disco sorpresa-scherzetto, che avevo lasciato in una copertina tutta nera, anonima.
I Cugini di Campagna cantano i Beatles”.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Italian style alla boia dun giuda

Post n°207 pubblicato il 16 Aprile 2010 da Rosecestlavie

Quando accendo la metà italiana della mia mente allora, lo dico senza alcun timore, penso che Guccini non ha rivali, che Guccini è il migliore.
Certo, io sono goloso di suoni come altri lo sono di gelato o di mostarda, ma se uno mi stimola così l’encefalo è difficile che non attiri la mia attenzione. Questo tipo d’orso dell’Appennino tosco-emiliano è un grande solleticatore delle facoltà psichiche avanzate (nel senso che se non le hai… non te le crea mica) ed ho scelto, tra i tanti, questo disco per motivi strettamente personali (che quindi non renderò pubblici), ma anche perché la prosa del Guccio è qui più ispirata che mai, anche se ho sempre avuto qualche riserva sugli arrangiamenti.
In breve, ho qui un disco di cui non posso parlare.
E’ un paradosso.
D’altronde, e i pochissimi che mi leggiucchiano lo sanno, io non faccio (e non farò mai) il critico musicale, perché sulla faccenda la penso come il geniale Zappa: “I critici musicali sono persone che non sanno scrivere che intervistano persone che non sanno parlare per un pubblico che non sa leggere”.
Anche Francesco ha la sua opinione ben chiara in merito. Vero, Bertoncelli? 
Perciò, dedico questo disco alla luce folgorante dei miei poveri occhi, alla regina invincibile del mio cuore di picche che, il Guccini, lo avrebbe seguito volentieri fin sotto le lenzuola. Ma chi se la prenderebbe per questo? Averceli rivali di tale calibro, anzi di tal “peso”.
Mi accorgo che non faccio che girare intorno al disco, evitando accuratamente di parlarne. Roba da psicoanalisi selvaggia.
Mah, e figurati un po’ se i miei post “me li recensisse Roland Barthes”. E’ crepato da tanto di quel tempo che le probabilità sono tutte a mio favore.
A te invece Guccio… qualunque Troll abbia preso il posto di Dio ti conservi a lungo in salute, e ti tenga lontano i rompicoglioni.
A
-m sun catê in d'na furèsta buia, c'l'a-s s'éra pèrsa la strèda drétta e vo ciapèr la bâla. Tîn a bòta. Stàm só d'adòs!

 

 

Francesco Guccini, Stanze di vita quotidiana, EMI 1974

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Stanotte ho sognato che...

Post n°206 pubblicato il 15 Aprile 2010 da Rosecestlavie

Questa notte ho sognato che facevo ordine nel mio appartamentino di rue Beautreillis 17, a Parigi.
L’affitto è caro così mi sono trovato questo tipo, questo Americano, con cui condividere le spese. Jim non è malaccio… pare che sia un cantante famoso, il suo gruppo rock si chiamava: “The doors”… Le “porte della percezione” ripete sempre a tutti con aria complice, come se tutti conoscessero per forza Aldous Huxley. O il suo cazzo di gruppo.
Ora lui, Mr. Morrison, è diventato brutto, grasso, impotente e rissoso… così non lo vuole più nessuno, nemmeno i suoi vecchi compagni d’arte (ma, si sa, mai fidarsi dei musicisti…).
Jim non fa nulla tutto il santo giorno, striscia ciabattando per casa con la bottiglia in mano, oppure resta immobile e sognante come un grosso rettile, scribacchiando poemi troppo lunghi che mi recita enfatico alle ore e nei posti più impensati. Questa è l’unica cosa che non sopporto di lui… insieme alle sue mutande sporche e ai calzini che molla in giro ovunque… per non parlare del dentifricio lasciato sempre a vomitare sul bordo del lavandino ed altre piccole amenità.
Per il resto è OK.
Non rompe, e si fa i cavoli suoi. Prima o poi lo troverò tra i barboni della
Gare de Lyon. Vabbé.
Oggi, anche se c’è un caldo boia in questo inizio di luglio, lui è ovviamente nella vasca da bagno, con la sua compagna preferita dal nome piuttosto maschile di Jack Daniel’s che sorseggia voluttuosamente in mezzo al vapore stringendo gli occhi come un gattone soddisfatto, canticchiando strane melopee.

- “Scusa Jim, posso dirti che…” urlo, fuori dalla porta.

- “Ma entra Babyrose” (Puà, non sopporto quando mi chiama così) “sono nudo ma non devi impressionarti. Il mio uccello l’ha visto tutto il mondo, ormai…”

- “Ehm, grazie Jim, volevo solo dirti che il nostro nuovo tostapane non funziona…

- “Ma no, Babyrosetto mio” dice lui, godendo della mia irritazione che proprio non riesco a nascondere “è la presa della cucina che non funziona. Attaccalo un po’ qui e vedrai, qui sopra la vasca… Tà, tà, tà… it’s all ooover… pà, pà, pà… the dream is ooover… bravo, bravo babyrosino…”

- “Hum. Avevi ragione Jim, ora funziona una meraviglia… solo ti dispiace non chiamarmi bab… Hem, questo aggeggio funziona anche troppo… cazzo, scotta… ahia… Ops… NOO!”

Splash!

La luce è saltata subito. Apparentemente nell’intero stabile perché ho sentito il vicino che tirava giù tutti i santi. Siamo rimasti a fissarci nella penombra. Ho ripescato con la desolazione nel cuore il tostapane pieno di schiuma, ormai da buttare. Jim, cosa strana, non ha reagito. Continuava a guardarmi in silenzio.

Sì, Mister Morrison, so cosa pensi. Sono un idiota. Hai ragione. Questa volta hai perfettamente ragione. Mi è scivolato… ma ti giuro che mi bruciava la mano… c’è un difetto di fabbricazione, non trovi?... Ti prego, non fare quella faccia Jim… ti sento ostile… ne ricompriamo un altro, dai non è mica un dramma… ma perché non dici nulla? Perché mi guardi in quel modo, eh?... Jim, ti prego non fare così… stai versando il whiskey nell’acqua, te ne sei accorto? Su, dimmi qualcosa… Jim… Jim?... Jim?… JIIIM?!!!

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »