HammametNovità teatrale su Bettino Craxi |
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Post n°7 pubblicato il 04 Aprile 2011 da hammamet.spettacolo
scritto e diretto da Massimiliano Perrotta *** consulenza storica Mattia Feltri *** con Roberto Pensa *** e con Benedetto Cantarella *** danze ideate ed eseguite da Barbara De Blasio *** musiche originali Emanuele Senzacqua *** voce Simona Braida *** collaborazione artistica Sara Nussberger *** produzione Associazione Color Teatro Associazione Corrado Spadaro *** Alle date di Roma - Teatro Tordinona, Milano, Mineo e Allumiere ha partecipato nel ruolo dell'io narrante Emanuele Carboni
Alla data di Roma - Teatro Vittoria ha partecipato nel ruolo dell'io narrante Lorenzo Mercante
Alle date di Palermo e Catania ha partecipato nel ruolo dell'io narrante Benedetto Cantarella *** La tragedia, edita da Sikeliana, ha vinto il Premio Giacomo Matteotti della Presidenza del Consiglio dei Ministri |
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Post n°6 pubblicato il 04 Aprile 2011 da hammamet.spettacolo
Dobbiamo constatare con terrore che spesso, opponendoci ai genitori in quanto rappresentanti del mondo, fummo già – senza saperlo – i portavoce di un mondo ancora peggiore.
Theodor W. Adorno – Minima moralia
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Il giorno che morì Bettino Craxi mi trovavo in un ufficio della sinistra radicale romana. Appena la radio ebbe annunciato la notizia entrò un giovane occhialuto. Rivolgendosi a un impiegato disse: «Craxi è morto, andiamo a brindare». I due si avviarono verso l’uscita. Sette anni dopo la sua “caduta” quei due compagni non concedevano a Craxi nemmeno l’onore delle armi della pietà. Ripensai con disagio al 30 aprile 1993. Il telegiornale mostrava le immagini di Craxi che, uscito dal suo albergo, subiva inerme il linciaggio della piazza. Insulti, cori di scherno, monetine. «Se l’è cercata» mi dissi. In quell’aprile vivevo a Mineo, un piccolo paese siciliano. Con gli amici animavo un movimento culturale e appassionate dispute nei bar. Avevo diciotto anni. Sono da sempre un “socialdemocratico massimalista” e all’epoca simpatizzavo per il Partito della Rifondazione Comunista. Avversavo la Democrazia Cristiana perché, ai miei occhi, rappresentava la chiave di volta del sistema di potere clientelare che da cinquant’anni soffocava la società italiana. Il giudizio su Craxi era più articolato: da un lato guardavo con interesse alla prospettiva di un governo di sinistra a guida craxiana, dall’altro ritenevo il suo socialismo troppo liberale e troppo “contaminato” dall’esperienza di governo con la Democrazia Cristiana.
Desta inquietudine il ricordo di quegli anni. Nel 1992 e nel 1993 il paese fu attraversato da un’ondata di ferocia collettiva. Noi italiani ci convincemmo che la classe politica di governo fosse un’accolita di corrotti e avvertimmo imperiosa l’esigenza di sbarazzarcene. Decine di procure si misero a indagare contemporaneamente, centinaia di persone furono incarcerate. I politici indagati per finanziamento illecito ai partiti venivano trattati dall’opinione pubblica alla stregua di pericolosi criminali. Era come se la presunzione d’innocenza fosse temporaneamente sospesa: le procure istruivano le indagini, le condanne venivano decretate sui giornali, sugli autobus, nei bar. Pazienza se qualche innocente fosse finito nel mucchio, le “rivoluzioni” hanno il loro prezzo. Comune ai più era l’impressione di vivere anni “rivoluzionari”, come se quei politici democraticamente eletti fossero tiranni da abbattere. Le immagini televisive evocavano proprio quelle del 1989, quelle della caduta delle tirannie comuniste: palazzi assediati, slogan violenti, piazze in festa… La figura su cui principalmente si riversò l’odio collettivo fu quella di Bettino Craxi: perché di quella classe politica era il più autorevole rappresentante, perché fu l’unico a contrapporre al nostro furore un tentativo di difesa delle proprie ragioni. Stretta tra l’incisiva azione della magistratura e l’unanime biasimo popolare, la cosiddetta prima repubblica crollò rovinosamente.
L’Italia di quegli anni era un paese guasto: dilagavano la corruzione, il nepotismo, l’amoralità. Il nostro scontento era decisamente legittimo, ma peccammo d’impazienza. Fu ingiusto mescolare battaglia politica e canea giustizialista. Meglio sarebbe stato sostituire il personale politico per via elettorale. Meglio aspettare serenamente l’accertamento delle eventuali responsabilità penali. Meglio separare gli errori dei singoli dai meriti storici che dopotutto quella classe politica aveva: aver ricostruito il paese dalle macerie della seconda guerra mondiale e averci difesi dal regime comunista dell’Unione Sovietica. Io non saprei dire se taluni magistrati commisero abusi (certe dichiarazioni, a rileggerle oggi, sconcertano), sono però certo che il nostro comportamento fu ignobile.
Una delle infamie di quegli anni fu trasformare la parola socialista in un insulto. Erano invece tante le buone ragioni per essere socialisti nel nostro paese: perché lo “strappo” dall’Unione Sovietica Pietro Nenni lo fece nel 1956, in segno di protesta contro l’occupazione militare dell’Ungheria in rivolta, i comunisti dopo, molto dopo; perché c’era «un partigiano come presidente», Sandro Pertini; perché l’Italia, schiacciata tra la chiesa cattolica e quella comunista, aveva bisogno di essere un po’ modernizzata…
Noi di sinistra su quegli anni abbiamo molto da rimproverarci. Fu un errore cavalcare l’ondata giustizialista. Fu un errore favorire il vuoto di potere che portò al governo Silvio Berlusconi (e poteva andare anche peggio). Berlusconi non è un cavaliere nero venuto dal pianeta del male per rovinare il belpaese. Lo schianto della prima repubblica aveva creato un vuoto di rappresentanza politica nell’elettorato moderato: Berlusconi, colmando quel vuoto, salvaguradò di fatto la democrazia destabilizzata. E fu un errore il trattamento che riservammo a Craxi. Indubbiamente il leader comunista Enrico Berlinguer era «una brava persona», ma su molte cose era il socialista Craxi che aveva ragione. Purtroppo ancora oggi c’è chi pensa che tanto meglio avere torto con Berlinguer che ragione con Craxi. Poveri noi!
Dopo secoli di apologie sovente prezzolate, da un po’ di tempo in qua potenti e potere godono di pessima stampa. Il potere politico, oramai, è considerato da tanti una sorta di male in sé. Certo, ogni società è autoaffermativa e il potere politico rappresenta il suo principale strumento per perpetuarsi, ma c’è una bella differenza tra il potere battezzato dalle urne elettorali e tutti gli altri. Al di fuori delle democrazie, per quanto imperfette possano essere quelle contemporanee, c’è la pura sopraffazione del protervo sul più debole. Tanti, invece, si compiacciono di denigrare la democrazia come favola per allocchi. Tanti, pur di colpire l’avversario politico, non si fanno scrupolo di screditare l’istituzione che questi rappresenta. Tanti, purtroppo, propagandano la retorica antipolitica. Si profila così una generazione di “anarchici di massa” aizzati contro “lorsignori” da legioni di intellettuali immancabilmente “scomodi”. Un tempo l’anarchia era una cosa seria, oggi – troppo spesso – una comoda via di fuga per eludere i nodi problematici del reale.
Questa cattiva ideologia viene invero da lontano ma è negli anni 1992 e 1993 che diventa popolare. Questa cattiva ideologia, bisogna ammetterlo, è figlia anche di una certa cultura di sinistra, di tante belle canzoni “impegnate” e del loro qualunquismo foderato d’intellettualismo. Questa cattiva ideologia, purtroppo, è figlia anche del Pasolini polemista corsaro. O meglio: della trasformazione in dogmi delle sue provocazioni. Gli articoli di Pasolini erano stimolanti ma discutibili: il suo mettere nello stesso calderone - in nome di un Partito Comunista Italiano ingenuamente idealizzato – la Democrazia Cristiana, i servizi segreti deviati, i neofascisti e i signori dell’industria era alquanto semplicistico. Destano però inquietudine le analogie tra il “Processo” alla Democrazia Cristiana da lui auspicato e quanto davvero accadde nel 1992 e nel 1993. Di matrice pasoliniana è poi la dilagante cultura dell’«io so». I suoi «io so», brillanti provocazioni di un intellettuale antagonista, hanno aperto la porta a complottismi e dietrologie di ogni sorta, a veementi j’accuse senza l’onere della prova. Leonardo Sciascia diceva di essere d’accordo con Pasolini anche quando aveva torto: mi permetto di dissentire. Del resto, alla passione e all’ideologia di Pasolini mi sembrano preferibili la ragione e la lezione garantista di Sciascia. Pier Paolo Pasolini, che si voleva “cattivo maestro”, ha subito la ventura di essere innalzato agli altari. E quando un “cattivo maestro” viene eletto come maestro dai più, finisce per partorire una cattiva generazione.
A conti fatti quegli anni “rivoluzionari” crearono più problemi di quanti ne risolsero. L’economia ha continuato a declinare e troppe promesse non sono state mantenute: le lobby imperano incontrastate, malaffare e nepotismo dilagano più che mai… Quindici anni di seconda repubblica hanno purtroppo mostrato che i mali imputati alla classe dirigente della prima sono in realtà i nostri mali nazionali. I capi d’accusa erano sbagliati: il “Processo” dovrebbe considerarsi annullato.
Non si può dire che l’Italia fu con Craxi «vergin di servo encomio e di codardo oltraggio». Certo, la scelta di sottrarsi – pur nel clima avvelenato di quegli anni - ai processi e poi alle condanne giudiziarie resta opinabile. Certo, c’era chi approfittava del finanziamento illecito della politica per arricchirsi personalmente e c’è chi continua a nutrire dubbi sulla condotta di Craxi. Il tempo aiuterà a fare chiarezza. Ma quand’anche l’uso privato dei finanziamenti politici fosse un giorno provato incontestabilmente, resterebbe doveroso concedergli un giudizio storico a tutto tondo. Abbiamo tutti diritto a un giudizio equo, a un giudizio giusto. Nessuno può essere ridotto ai suoi errori.
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Presentazione dell'autore per il programma di sala Pubblicata sulla rivista "Mondoperaio" (numero 4 - giugno 2009) |
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Post n°4 pubblicato il 04 Aprile 2011 da hammamet.spettacolo
COMUNICATO STAMPA DELLA COLOR TEATRO - 25 MARZO 2011
Nel novembre 2008 debuttava al Teatro Tordinona di Roma “Hammamet”: uno spettacolo di Massimiliano Perrotta, scritto con la consulenza storica di Mattia Feltri e interpretato da Roberto Pensa. La tragedia racconta una delle ultime notti di Bettino Craxi ad Hammamet: il leader socialista prova a ribadire le proprie ragioni e lascia una sorta di testamento postumo agli italiani. Dell'evento e delle repliche successive in diversi teatri italiani (tra cui CRT – Teatro dell'Arte di Milano, Teatro Vittoria di Roma, Teatro Politeama di Palermo nell'aprile 2011) parlano l'Ansa e molte delle principali testate giornalistiche e radiotelevisive nazionali. La tragedia viene pubblicata nel 2010 da Sikeliana con introduzione di Gianni Pennacchi, esce anche in edicola con il Giornale di Sicilia ed è presentata in diverse città (tra cui Roma, Firenze, Catania) con la partecipazione di prestigiosi nomi della cultura, della politica e del giornalismo.
Dopo un'anteprima a Padova nell'agosto 2009, debutta in questi giorni al Teatro Franco Parenti di Milano “Una notte in Tunisia”: uno spettacolo di Vitaliano Trevisan, diretto da Andrée Ruth Shammàh e interpretato da Alessandro Haber. La tragicommedia racconta le ultime giornate di Bettino Craxi ad Hammamet: il leader socialista prova a ribadire le proprie ragioni e lascia una sorta di testamento postumo agli italiani. La tragicommedia viene pubblicata nel 2011 da Einaudi ed è stata ispirata all'autore dal libro “Route El Fawara, Hammamet” di Bobo Craxi e Gianni Pennacchi (Sellerio, 2003).
Può capitare che autori diversi decidano più o meno simultaneamente di affrontare la stessa figura storica, può capitare che scelgano di fotografare il personaggio nel medesimo segmento della sua vita (gli ultimi giorni ad Hammamet), può capitare che entrambi decidano d'inserire nel titolo un riferimento geografico alla Tunisia... Può capitare. Ma che i protagonisti dello spettacolo che debutta per secondo si presentino alla stampa come “pionieri” che osano affrontare un tema “scottante”... questo sarebbe più bello se non capitasse. |
VIDEO
riprese
Luca Corretti
Alessio Liguori
montaggio
Alessio Liguori
produzione Filmmaker 25FPS
REPLICHE
Martedì 25 novembre 2008
Ore 21
Roma - Teatro Tordinona
Via degli Acquasparta, 16
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Martedì 24 febbraio 2009
Ore 20.45
Milano - CRT Teatro dell'Arte
Via Alemagna, 6
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Martedì 25 agosto 2009
Ore 21
Mineo - Piazza Buglio
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Domenica 7 febbraio 2010
Ore 18
Allumiere - Auditorium Comunale
Piazza della Repubblica, 1
Mercoledì 30 giugno 2010
Ore 21
Roma - Teatro Vittoria
Piazza Santa Maria Liberatrice, 10
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Mercoledì 27 aprile 2011 Ore 20.30 Palermo - Teatro Politeama Garibaldi Via Emerico Amari
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Giovedì 28 aprile 2011
Ore 21
Catania - Zo Centro Culture Contemporanee
Piazzale Asia, 6
INCONTRI
Martedì 25 agosto 2009
Ore 18
Mineo - Aula Consiliare
Piazza Buglio
Incontro con l'autore
e dibattito sul tema
LA CADUTA DI CRAXI
E IL TRIONFO
DELL'ANTIPOLITICA
intervengono Giuseppe Biazzo, Emanuele Carboni, Giuseppe Castania, Riccardo Favara, Livio Giordano, Antonio Lo Presti, Fortunato Parisi, Roberto Pensa, Giuseppe Ragusa
moderatore Giovanni Iozzia
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Venerdì 29 aprile 2011 Ore 14 Università di Catania - Facoltà di Scienze Politiche Aula A/1 - Via Gravina, 12 - Catania Lezione-dibattito sul tema LA COMUNICAZIONE POLITICA DI CRAXI DALL'ASCESA AD HAMMAMET
intervengono Roberto Pensa, Massimiliano Perrotta, Rossana Sampugnaro
AUDIODRAMMA
Massimiliano Perrotta
HAMMAMET
Con Roberto Pensa,
Lorenzo Mercante, Simona Braida
Musiche originali di Emanuele Senzacqua
Consulenza storica di Mattia Feltri
Sikeliana / Color Teatro - 2010
LIBRO
Massimiliano Perrotta
HAMMAMET
Consulenza storica di Mattia Feltri
Introduzione di Gianni Pennacchi
Sikeliana - 2010
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Anche in edicola con il
Giornale di Sicilia
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Anche in formato e-book
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Premio Giacomo Matteotti della Presidenza del Consiglio dei Ministri
PRESENTAZIONI
Martedì 27 aprile 2010
Ore 17.30
Catania - Palazzo della Cultura
Via Museo Biscari, 11
Presentazione del libro
HAMMAMET
intervengono Salvo Andò, Giuseppe Barone, Fabio Fatuzzo, Fernando Gioviale, Giovanni Iozzia, Nello Musumeci, Massimiliano Perrotta
moderatore Carlo Lo Re
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Mercoledì 28 aprile 2010
Ore 17
Mineo - Palazzo Capuana / Sala Conferenze
Via Romano, 1
Presentazione del libro
HAMMAMET
intervengono Giuseppe Biazzo, Florinda Perrotta, Massimiliano Perrotta
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Mercoledì 12 maggio 2010
Ore 18
Roma - Libreria Odradek
Via dei Banchi Vecchi, 57
Presentazione del libro
HAMMAMET
intervengono Luigi Covatta, Bobo Craxi, Mattia Feltri, Luca Josi, Lorenzo Mercante, Ilaria Mulè, Roberto Pensa, Massimiliano Perrotta, Angelo G. Sabatini
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Lunedì 14 giugno 2010
Ore 17.30
Firenze - Consiglio Regionale della Toscana / Palazzo Bastogi / Sala delle Collezioni
Via Cavour, 18
Presentazione del libro
HAMMAMET
intervengono Pieraldo Ciucchi, Riccardo Nencini, Roberto Pensa, Massimiliano Perrotta
---------------- Martedì 15 marzo 2011 Ore 17 Mazzarino - Sala Conferenze / Ex Chiesa di Sant'Ignazio Presentazione del libro HAMMAMET
intervengono Damiano Arena, Angelo Cardalana, Vincenzo D’Asaro, Saverio Ficarra, Giuseppe Iannì, Piero Lo Nigro, Giovanni Palillo, Massimiliano Perrotta
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Mercoledì 16 marzo 2011
Ore 19
Giarre - Palazzo Municipale / Salone degli Specchi
Via Callipoli, 81
Presentazione del libro
HAMMAMET
intervengono Nicolò Mineo, Isidoro Nucifora, Massimiliano Perrotta, Teresa Sodano, Josè Sorbello
