Creato da fading_of_the_day il 17/11/2010

Fading of the day

....as night takes over

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Affairs Of The Heart (pt. VI)

Post n°225 pubblicato il 17 Luglio 2015 da fading_of_the_day
 


Fui preso dal panico e dalla coincitazione. La prospettiva che si fossero concluse per sempre le trasmissioni tra noi fu insopportabile.

Le mandai un messaggio di getto, senza pensare troppo alle parole, facendomi guidare, per una volta, dall'istinto. Le dissi che avevo sbagliato, chiedendole scusa per non averle dato fiducia e non aver creduto pienamente in quello che mi diceva. Le dissi che mi mancava e che questa era la prova più importante del fatto che l'amassi. Si, scrissi proprio così e me ne sorpresi quando rilessi il messaggio. Quel "ti amo" era uscito in modo talmente naturale dalle mie dita che non poteva essere frutto del caso.

Di botto avvertii cosa provavo davvero per Eva: era un qualcosa uscito fuori dalle tubature del mio incoscio in modo inaspettato, come sospinto da da un geyser di una potenza ed una furia incontrollate. Amavo Eva e mi mancava: fu incredibile come la sua assenza e quel crescente senso di impotenza che si era impadronito di me avessero fatto esplodere sentimenti che avevo inconsciamente represso. Conclusi il messaggio in modo molto forte, ma si trattava di qualcosa che sentivo di doverle dire:  le promisi che, se fosse tornata da me, sarei stato disposto a sposarla la mattina seguente, ovunque avesse voluto.

Inviai e mi sedetti chiudendo gli occhi per riprendere fiato e possesso del mio corpo.

Poi mi guardai le mani con la netta sensazione che non mi fosse rimasto nulla.

L'aria ferma sotto le ali della mia vita non faceva altro che acuire il mio senso di solitudine. Nel breve volgere di un battito di ciglia si erano smaterializzata prima Alessia e poi Eva. Mi venne spontanea l'amara considerazione che il tempo non aveva pietà, non lasciava scampo agli errori dei poveri esseri umani, con il risultato che mi ritrovavo da solo, solitario attore di un teatro spento, in cui si era dissolto anche l'eco dell'ultimo applauso. Il mio passato era evaporato, il mio presente era una ruota che girava a vuoto, priva di alcun ingranaggio su cui fare leva. 

Alessia ed Eva. Eva ed Alessia.
Così diverse eppure così simili.

Alessia aveva rappresentato la relazione perfetta, forse troppo. Mai una litigata, mai corna, mai disaccordi sulla meta delle ferie estive, mai uno che preferisse mangiare carne e l'altro pesce. Vivevamo in un globo di vetro da cui guardavamo attoniti e sgomenti il mondo, pensando che tutto all'esterno fosse sbagliato. Vedevamo solo ciò che avevamo davanti al naso. Geometrie perfette, angoli a novanta gradi, rette perpendicolari. Quell'Eden, ad un certo punto e senza preavviso, si era trasformato in una gabbia troppo stretta per accogliere due uccelli. Dovevamo fuggire da lì. E così fu.

La bolla di sapone che scoppiava e lasciava delusione sul volto, l'arcobaleno spazzato via da un nuovo acquazzone.

Poi ci fu Eva. Lei era tutto ciò che non avevo mai avuto. Gioco, seduzione, vestiti corti e tacchi alti, rossetti dalle mille promesse, occhi chiari da guardarci dentro e scoprire, a poco a poco, un poliedro colorato come un iride.

Eva era quello e molto altro, perchè conoscendola, avevo apprezzato di lei anche tutta una serie di qualità che esulavano l'aspetto fisico. Eva era una ragazza che aveva conosciuto la povertà e la sofferenza, si era rimboccata le maniche ed aveva cambiato paese per guadagnarsi il pane. Forse non aveva intrapreso il lavoro più onorevole sulla faccia della Terra, ma dietro al sipario si celavano buoni propositi. Il ristorante ed il progetto di una vita in cui lei era l'unica imprenditrice di sè stessa.

Mi resi conto che giudicare le persone dalle apparenze era il modo più stupido e banale per cadere negli stessi cliché da cui la morale comune voleva prendere le distanze. Dietro al mascara ed al rossetto c'erano mille storie, molte tristi e poche che avevano un lieto fine. La quasi totalità di quelle ragazze veniva qui per sfuggire ai demoni nel loro paese, con il risultato che ne trovavano altri qui, forse ancor più malvagi. C'era da chiedersi chi fossero davvero le prostitute: loro o chi le guardava con sprezzo, dopo esserci andato a letto la notte prima?


-Sai che una promessa è una promessa?

Una voce dietro di me mi risucchiò lo stomaco. Fu come se qualcosa mi avesse tolto l'aria da dentro e mi sentissi incapace di respirare e muovermi. Percepivo la pelle tutt'uno con le ossa, a cui aderiva perfettamente come se fosse cellophane.

-Che c'è? Ci hai già ripensato?

Dopo alcuni interminabili secondi, riconquistai il battito del cuore, sentii di nuovo le pulsazioni regolari, le funzioni vitali riprendere e mi girai lentamente.

Dietro di me Eva, con gli occhi lucidi ed un borsone a tracolla che era più grande di lei.

Fui incapace di emettere qualsiasi suono, ma se anche avessi voluto lei me lo avrebbe impedito. Fece cadere il borsone a terra e con lui la rugiada dai suoi occhi. Mi prese il viso tra le mani e mi baciò. Sentii di nuovo il sapore delle sue lacrime e sperai, in cuor mio, che fosse l'ultima volta. Non lo avrei sopportato di nuovo.

-Eva, ma tu...
-Sshhh, ti prego non dire niente...

Rimanemmo abbracciati ed in silenzio per diversi minuti, baciandoci e guardandoci negli occhi.

E, in quel momento, non avrei potuto desiderare nulla di diverso.

 
 
 
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