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Creato da fading_of_the_day il 17/11/2010

Fading of the day

....as night takes over

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28.

Post n°192 pubblicato il 01 Agosto 2014 da fading_of_the_day
 

Liquidai Mr.Stanford con la promessa che avrei ragionato sulla sua offerta. Lui, raggiante, non se lo fece ripetere due volte: mi inviò subito via email la bozza che il suo team di ghost-writer aveva sviluppato come concept del romanzo.

-Questo tizio era il mio corteggiatore - fece Sinead indicando atterrita la foto di Paredes
-...Nonchè il mio esperto di urbanistica... - aggiunsi io- Non c'è che dire: ha doti trasformistiche non comuni... O meglio aveva...

Dedicammo entrambi uno sguardo desolato alla sua foto. Era un ragazzo davvero giovane, forse sotto i trent'anni. Aveva svolto un "mestiere" complesso e rischioso ed aveva finito per pagare con la vita. Nonostante fosse, in definitiva, un criminale, avevo sempre pensato che morire a quell'età era, per chiunque, un'ingiustizia che portava in sè una tristezza infinita.

-Cos'hai intenzione di fare adesso?
-Vorrei capirci di più: insomma, se Paredes era un trafficante di opere d'arte ed è venuto a casa mia, vuol dire che qui c'è qualcosa di valore che gli interessava...
-Mi pare logico... Ma dando un'occhiata in giro, non mi pare che ci siano pezzi di alto valore...

Sinead spaziò con gli occhi in lungo e largo: in effetti, pur essendo lontani dal capire qualcosa in materia di antiquariato, era difficile riconoscere nella sgangherata pendola o nel mobilio rosicchiato dai tarli, elementi che potessero far scomodare uno dalla bocca buona come Paredes.

Osservai di nuovo la sua foto. Diamine se era giovane: ero così convinto che dimotrasse molto meno della sua età anagrafica, così tanto, che mi venne spontaneo assimilarlo ad uno studente di liceo. Viso dai lineamenti dolci ma espressione furba, da tipetto più scafato della media. L'avrei associato ad uno di quei ragazzi che marinavano la scuola e che preferivano andare a fumare al parco per sbirciare le giovani mamme con i passeggini. Eh si, perchè era esattamente così che avevo inquadrato Gaston Paredes. Uno di quelli che si vedevano nei retrobottega dei luna park, con il loro bagaglio di silenzi ed occhietti vispi; uno di quelli che sorrideva in automatico, con l'aria di chi la sapeva lunga, forte di quella consapevolezza ostentata da gestore di locali equivoci

-Io credo che la risposta sia da qualche altra parte...

Sinead strinse gli occhi, come nel tentativo di individuare con esattezza il punto in cui il cielo ed il mare facevano l'amore al calar del buio. Lasciò quelle parole lì, ad aleggiare come particelle di polvere sospese nella luce che proveniva dalla grande finestra del salone. Fuori, il cielo era biancastro, con qualche venatura grigia, come un velo di fumo simile alla pelle di muta di un immenso drago.

Poi si portò l'indice sul labbro inferiore. Era un gesto che faceva sempre quando rifletteva e che riconoscevo come postura esattamente a metà strada tra ragione ed istinto, tra materia e spirito, tra religione e ricorrenza pagana.

Quella sera Sinead, non che non lo avessi notato sin da quando era arrivata, aveva i capelli più lucenti del solito. Erano sempre rossi, ma di un rosso vivo, screziato da venature dorate, come l'oro del sole o dei tramonti africani. Fui indeciso se quella Sinead fosse più vicina ad una pin-up anni cinquanta con quanche taglia in meno, o ad una delle muse del Botticelli.

-'More ma ti sei imbambolato?
-No no... Assolutamente no... Pensavo solo... pensavo a cosa poteva aver interessato Paredes - mentii.

Sinead sorrise indulgente.

-Non mi inganni. Ormai ti conosco: so che stai pensando ad altro.. Come al solito sei stato risucchiato dal tuo mondo...

La vidi sorridere, mentre inclinava la testa di qualche centimetro ed osservai i suoi occhi verdi, di un verde esagerato, fiabesco. Occhi rotondi e perfetti come smeraldi.

-Ed è per questo che ti amo. Perchè sei un po' così... In fondo sei un sognatore...

Si avvicinò e mi baciò a labbra dischiuse. Allungò le braccia dietro la mia testa, cingendomi il collo ed il suo corpo respirò, ritrovando il suo assetto ed allineandosi di nuovo alla verticale terrestre.

Appoggiammo le nostre fronti e fu lì, attraverso i suoi occhi, che la vidi, la vidi passeggiare per una di quelle strade immaginarie, che esistevano solo nella mia mente. In una di quelle strade del passato o del futuro: era proprio lì, che attraversava un incrocio, vestita diversamente, con una maglia attillata a manica lunga, da cui spuntavano le dita livide dal freddo ed un paio di fuseaux scuri, incastrati in stivali a punta fine e tacco alto. I suoi capelli erano sempre rossi ed inondati dal vapore del suo respiro, che sbuffava nell'aria passo dopo passo. Mentre avvertivo il sangue sciogliersi e scorrere in senso inverso, fui colto dal desiderio gravitazionale di allungare le mani e toccarle i fianchi. Ma Sinead anticipò ogni mio possibile gesto e non lo fece con un movimento fisico, ma, bensì, con gli occhi e con le labbra.

Si vestì di quell'espressione sfuggente da sottobosco, da fruscio di steli d'erba, da fronde di alberi appena mossi dal vento. E percepii di nuovo quelle fusa, quei gemiti interiori. Riconobbi che era tornata quella Sinead, quel felino maculato che traeva piacere dall'odore di ciò che desiderava.

 
 
 
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LOVING ELISA BROWN 2/2

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