Creato da fading_of_the_day il 17/11/2010

Fading of the day

....as night takes over

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Affairs Of The Heart (pt. III)

Post n°222 pubblicato il 02 Luglio 2015 da fading_of_the_day
 

Il sole filtrò attraverso la finestra in un modo gentile, quasi rispettoso, solleticandomi le palpebre. Pigramente aprii un occhio e quel piccolo squarcio sul mondo mi rivelò che non tutte le mattine iniziavano con il piede sbagliato.

Vidi Eva che camminava, scalza e soffice come una gatta, elegante come una nobildonna inglese. Aveva ancora indosso il completo in pizzo che portava la notte precedente e apprezzai come le donasse anche alla luce del giorno. Si avvicinò lentamente a me, facendosi strada tra le lenzuola sfatte e trasportando il profumo di fiori che le avvolgeva i capelli. Si morse il labbro inferiore come una bimba complice di una marachella, sorridendomi con un brillio degli occhi che amplificò il senso di pace in cui era immersa tutta la stanza.

Osservandola, mi cullai nella dolce prospettiva di rivedere quella scena ogni giorno: convenii che poteva rappresentare un ottimo pretesto per rivedere certe posizioni riguardo al mio status di single. Allungai la mano per accarezzarle il viso, ma non feci in tempo.

Il cellulare squillò.

Era Alessia: la mia ex mi inondò di parole come un rapper afroamericano. Nella concitazione capii che sarebbe dovuta passare a casa a ritirare le ultime cose che aveva inscatolato. Si informò su dove fossi e le dissi una bugia, facendo comunque presente che non sarei stato a casa prima di lunedì. Eva si accigliò intuendo il tenore della telefonata.

-Fammi indovinare: forse alla tua ex dà fastidio se ti vedi con qualcuna?

Fece con un sorriso amaro non appena chiusi la comunicazione.

Colsi una punta di delusione che, forse, non mi aspettavo. Fu una sensazione strana, ma allo steso tempo piacevole, che riassaporai dopo un lasso di tempo lunghissimo. Non ricordavo neanche più l'ultima volta che avevo provato qualcosa di simile: avevo dimenticato il tepore della gelosia. Si trattava di un contatto che avevo avuto poche volte nella mia vita e mai in epoca recente: Alessia aveva un carattere freddo e non mostrava mai questo tipo di comportamento. In tutti quegli anni passati insieme non ero mai riuscito a capire se fosse per disinteresse o eccessiva fiducia.

-Guarda che l'ho fatto solo perchè non mi andava di stare lì a spiegare tutto e poi...

-Ok. Stop: non mi devi alcuna spiegazione. Del resto io non sono nessuno per te. E noi non siamo niente. Proprio niente.

L'incantesimo era durato meno di ventiquattro ore.

Eva mi voltò le spalle senza aggiungere altro ed io provai a recuperare la situazione.

-Non capisco qual è il problema scusa... Alessia deve soltanto...

-Per te sono solo una puttana, non è vero? 

Ci fissammo per un tempo indefinito, immobili ed incapaci di dire qualsiasi cosa, anche la più banale, come se quella parola avesse aperto un frattura nello spazio che ci divideva. Aria solida, cubi di vetro che ci mostravano l'un l'altro come pesci muti. Eravamo increduli ed impotenti, scioccati come se avessimo scoperto che ci mettevamo le corna a vicenda. Quel tempo sospeso mi catapultò di nuovo nella realtà. Il risveglio fu quello dopo una secchiata d'acqua ghiacciata.

Eva Dosza, di anni venticinque e nata a Budapest, non era la mia fidanzata.

Dopo aver rotto con Alessia, come succedeva a molti uomini in crisi di identità e di compagnia femminile, avevo girovagato per night. In uno di essi avevo incontrato lei. Inizialmente l'avevo approcciata dicendo cose banali, del tipo che era bellissima e lei mi aveva risposto che potevo fare di meglio. Vinto ma non domo, la sera dopo mi presentai verso le sette al locale, con cinquanta rose rosse e un invito a cena in un posto eslcusivo. Eva parlò in una lingua a me ignota con i gestori del posto, indossò abiti "borghesi" e venne con me.

Dopo quel primo contatto ci furono molte altre serate insieme, durante le quali ci conoscemmo a fondo. Le chiesi del suo lavoro e lei mi disse che era un modo come un altro per finanziare la gestione di un ristorante, che qualche tempo prima aveva rilevato in società con altre due amiche. Io le dissi, per battuta, che se fossero state carine la metà di lei, sarei stato loro cliente tutti i sabato sera. Lei mi rispose, ridendo, che le conoscevo bene, perchè lavoravano al club. Io associai i nomi ad i volti, fissai l'immagine delle due sirene, deglutii e mi feci dare l'indirizzo ed il telefono per prenotare. Non volevo correre il rischio che fosse tutto pieno...

Poi Eva, molto seriamente, mi spiegò che i venticinque anni passavano presto e, quando arrivavi ai trenta, c'erano file di ragazze più giovani e più belle di te in grado di rubarti il posto, ancor prima che potessi accorgertene. Era fondamentale, perciò, investire in modo oculato i soldi in un'attività duratura. Apprezzai la maturità ed il buon senso.

-Eva, credo di non averti mai trattato come tale. E se lo pensi mi ferisci davvero...

Ruppi il silenzio non nascondendo il mio risentimento. Eva si girò verso di me, braccia conserte e mascella serrata. Mi impressionò la velocità con cui aveva cambiato espressione nel giro di una manciata di secondi

-Ed io credo di non essermi mai comportata da prostituta con te. Non ho mai voluto nulla in cambio. Ma tu questo, questo...

Si bloccò e con la mano fece un gesto orizzontale e secco, come a voler chiudere la questione, senza che ci fosse bisogno di terminare la frase.

-Nessuna ragazza giù al night si sognerebbe di fare quello che ho fatto io senza un tornaconto personale. Se io l'ho fatto è perchè... perchè...

Scoppiò a piangere ed io non riuscii a far altro se non rimanere immobile, guardandole gli occhi che si riempivano di lacrime. Poi l'abbracciai.

-Perchè tu mi piaci

Mi sussurrò con un filo di voce all'orecchio.

La baciai e, oltre al sapore delle sue labbra, sentii quello salato del pianto.

-Voi uomini non capite proprio un cazzo. Pensate solo a quello che abbiamo in mezzo alle gambe... Poi per il resto zero assoluto...

Le accarezzai i capelli e non potei far altro che darle ragione.

 
 
 
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