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"Ci giunge notizia che, dopo 17 anni di attesa,

l'Inter F.C. ha conquistato il suo quattordicesimo scudetto,

 il primo in assoluto assegnato a tavolino alla terza classificata

del campionato 05/06.

 A Massimo Moratti, a Roberto Mancini

e al Commissario Federale Guido Rossi, i più vivi

rallegramenti per la STRAORDINARIA IMPRESA SPORTIVA".

(G.Padovan - Tuttosport del 27/7/06)

 

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Magia Juve

Post n°334 pubblicato il 25 Febbraio 2009 da SunJuve

Andiamo a prenderci la storia!
Editoriale di M. VIGHI del 25/02/2009 7.45.10
 
La Champions League per uno juventino non sarà mai un appuntamento come gli altri, sarebbe inutile nasconderlo.
Ero molto giovane quando si giocò quella stregata partita di Atene. Eppure ricordo perfettamente il volto tirato di mio padre, quello di mio cugino, e degli amici di mio padre. Persino mia madre me la ricordo affranta. Ho ancora il ricordo di quel goal improbabile, poi solo quel senso di pietrificazione che sembrava avvolgere tutti, dai giocatori ai tifosi alla gente a casa.
Ricordo meglio la tragica serata dell’Heysel. Rigore di Platini a parte, nulla mi riporta al rettangolo di gioco. Fui spedito in camera mia, ma leggevo l’orrore negli occhi dei miei genitori, era chiaro che non stava accadendo qualcosa di normale.
Per chi come noi la juventinità ce l’ha nel sangue, ogni immagine del passato delle serate di coppa riportano con sé inevitabilmente le stesse sensazioni provate in quel momento.
Quella serata al Camp Nou con l’ultima Juve di Trapattoni e Platini, fort apache che resisteva per molto. Poi quella maledetta punizione di Julio Alberto. Arrivava il ritorno, e ricordo un impossibile colpo di testa di Archibald. Infine quella prodezza di Platini, e tutti quei goal divorati da Pacione…
Poi per molti anni fu silenzio. Un silenzio che sarebbe stato interrotto da urla che avrebbero scosso le pareti di casa, tappi di spumante che saltavano, schiuma e baci e un’euforia inimmaginabile. Di quelle serate ricordo ogni magia, Torricelli che pareva essere il terzino più forte del mondo, Peruzzi che ero certo avrebbe parato i rigori, Pessotto con la sua calma, Ravanelli con la sua grinta, Deschamps padrone del centrocampo.
Bastava guardare quei leoni e guardarli negli occhi: nessun dubbio che avremmo vinto noi!
Una corse folle, e tutti in piazza. Io, proprio io che nella vita ho sempre cercato di ostentare un equilibrio fin eccessivo. Ma ero pazzo di gioia, ricordo i trattori decorati con le bandiere, i dementi che rovesciarono un autobus, e soprattutto quelle urla pazze, pazze di gioia.
Ma il nostro cammino in champions era destinato a ripiombare nuovamente nei binari più spesso seguiti nella nostra straordinaria storia calcistica. Spesso, addirittura quasi sempre, i più forti. Eppure, proprio in prossimità dell’ambito traguardo, pronti a scivolare sulla classica buccia di banana.
Della serata con il Borussia ricordo un senso di ineffabilità. Dominammo. Subendo tre tiri e tre goal. E se sul terzo Peruzzi poteva avere la testa alla nascita della sua primogenita, sui primi due Riedle incornò con l’efficacia che nel nostro campionato mai aveva avuto.
La solita storia.
Nella finale persa con il Real resta il rammarico di quel goal in fuorigioco di Mijatovic. Ma non consola. Non ci trinceriamo dietro agli errori come certi piangina di nostra conoscenza. Eravamo più forti, e avremmo potuto e dovuto dimostrarlo sul campo.
Ma come Atene, così non fu.
Quanto alla notte di Manchester, per la gioia dei milanisti ogni volta che lo ammetto, resta il momento più doloroso della mia vita di juventino (parlo naturalmente di quanto avviene sul campo, non delle richieste di ammissione in serie B per quattro illeciti a fronte di nemmeno uno…!).
Una ingiustizia. Come altro si può definire la notte di Manchester? Naturalmente per il cammino che aveva portato le due quadre in finale. Perché diciamocelo, nella partita secca non fummo grandi come eravamo stati in quelle precedenti (ma se ci fosse stato Nedved….ce lo chiederemo per sempre…anzi sappiamo pure la risposta!).
Urlai così forte quando Buffon parò il rigore di Seedorf da ripiombare sul divano senza forze, rischiando lo svenimento.
In quel momento risi: che diamine, va bene l’amore per la juve, ma in fondo, pensai, è un gioco.
Da lì a poco, amaramente, avrei scoperto che non è così scontato…
Restano le magie di quelle serate.
E lo sport, metafora della vita, con le sue vittorie e le sue sconfitte.
E tutte quelle impagabili sensazioni che ti fanno sentire vivo: gioia, dolore, amicizia, amore, comunità, rabbia, frustrazione, esaltazione.
La fortuna è in debito con la Juventus.
La champions è in debito con la Juventus, per tutto quello che la Juventus le ha dato.
La Juventus è in credito con i suoi tifosi, perché meritano di ostentare più coppe nel palmares.
E i signori dell’italietta antijuventina sono in credito con noi per aver regalato loro quegli scampoli di gioia vigliacca, l’unica a cui potevano attaccarsi, in quei momenti in cui sul campo la loro inferiorità era dannatamente manifesta.
I muri delle città ancora schiumano la vergogna delle scritte infami, da quelle fessacchiotte “grazie Amburgo” a quelle inaccettabili e inumane per quella tragica notte che mai dimenticheremo.
Anche loro sono in credito con noi.
La storia del calcio tutta è in credito con noi.
Cosa sarebbe il calcio senza Juventus?
La squadra più amata, che ha regalato più gioie di tutte le altre ai suoi tifosi.
La più odiata, capace di regalare le gioie vigliacche a chi non poteva permettersi altro nelle nostre serate di champions.
La squadra più chiacchierata, per la potenza alle sue spalle della famiglia Agnelli.
Infine l’unica squadra capace di andare in serie B senza aver commesso illeciti sportivi.
E il ritorno alla massima seria, e l’epopea dei suoi tifosi divisi tra colpevolisti e garantisti, rancorosi e non, e via discorrendo.
Persino le procure d’Italia sono in debito con noi…per quanto inutile lavoro hanno dovuto svolgere per grattare fino in fondo al barile pur di cercare qualcosa che potesse infangarci, anche se la storia racconta poi che almeno noi dai giudizi emersi ad oggi siamo puliti (dico almeno noi perché non risulta che eguali indagini siano state compiute anche relativamente alle nostre avversarie).
E allora andiamo a Londra con animo sereno e la nostra proverbiale grinta.
Forse non siamo i più forti, come altre volte siamo stati.
Ma prima o poi, sono certo che quei crediti li riscuoteremo.
Forza ragazzi, è il vostro momento. Credeteci fino in fondo. Guardate quella maglia che indossate e sentitela vostra. Sentitela sulla pelle. Sentitela dentro. Sentitela incollata al petto, al vostro cuore. Ci sono 111 anni di storia, comprese quelle notti di champions. E anche se vi chiamare Molinaro e non Cabrini o Cuccureddu, quando indossate quelle strisce rappresentate tutti noi. E come tali, avete il diritto di pretendere a nostro nome di riscuotere il credito che abbiamo.

Forza Juventus, la storia fugge come fuggono certi debitori.
Andiamo a prendercela!

 
 
 
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