Post N° 31

Post n°31 pubblicato il 21 Febbraio 2006 da lacrymaxUltimo
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Il giallo che non è mai stato un giallo, una storia che nessuno ha voluto ascoltare, un epilogo pressoché scontato, che vede il Capitano Ultimo l'unica persona processata quattro volte per aver svolto il proprio lavoro nonostante abbiano fatto di tutto per impedirglielo.

Il primo processo: dall'arma dei carabinieri

Ultimo ha subìto il suo primo processo dalla sua famiglia, l'arma dei Carabinieri che ha servito con la massima professionalità, lealtà e a rischio della propria vita.

Subito dopo l'arresto di Riina il suo gruppo fu sciolto e furono abbassate le sue note caratteristiche da persona "eccellente" a "superiore alla media". Dopo una serie di richieste che Ultimo fatte all'arma per poter lavorare con il massimo rendimento, vedendo che l'unica cosa che otteneva era precariatà e mancanza di strutture e di personale, il "capitano" chiede un trasferimento ad un altro reparto. In risposta ad Ultimo, un comunicato all'ansa dell'ex comandante del Ros Sabato Palazzo, replica di aver dato la massima disponibilità a Sergio De Caprio. Il nome di Ultimo fino ad allora era sconosciuto per ovvi motivi di sicurezza.

A distanza di qualche anno, a seguito di un blitz anticamorra a Pozzuoli, Sabato Palazzo è chiamato a rispondere per reati quali corruzione, falso, favoreggiamento aggravato e abuso di ufficio.

Il secondo processo: giudiziario

Qui possiamo cominciare dalla fine: dopo un anno di processo e di tentativi di incriminare chi ha - di fatto - trovato e catturato il capo di Cosa Nostra, siamo tornati al punto di partenza. Il 19 febbraio 2005, esattamente un anno fa, i PM dichiararono "per noi sarebbe difficile andare a rappresentare un'accusa alla quale non crediamo".

I PM avevano chiesto già due volte l'archiviazione, il non luogo a procedere, perchè "il fatto non costituisce reato, o, in subordine, il proscioglimento", ma il Gip, l'arguta e scaltra Vincenzina Massa, espertissima di antimafia, evidentemente, impose ai pubblici ministeri l'incriminazione coatta con l'ipotesi di favoreggiamento aggravato nei confronti di Cosa Nostra, reato che non prevede prescrizione, stilando un rapporto in cui spiegava la assoluta necessità di incriminare i due ufficiali. Nell'ordinanza di imputazione coatta si fece riferimento allo «svuotamento» del covo.

Una cosa ci sfugge: se, come dice Ingroia, "favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra non c'è stato" nei confronti di chi c'è stato? Addirittura il pm Prestipino apre la requisitoria con elogi nei confronti degli imputati: «Quello che oggi si conclude è un processo particolare, sia per i due imputati rappresentanti delle istituzioni, le cui qualità professionali non sono mai state messe in discussione, sia per le note vicende procedimentali che lo hanno caratterizzato».

Il gip fa riferimento al «verbale di sopralluogo» e alla «documentazione fotografica» che dimostrano l'esatto contrario di quel che sostiene nel provvedimento. In queste 35 pagine di motivazioni, la Gip si chiedeva che fine aveva fatto la cassaforte asportata dal muro, per esempio. Peccato però che la cassaforte non è mai stata asportata, nè tantomeno è stata trovata aperta dai carabinieri quando il 2 febbraio poterono finalmente eseguire la perquisizione. Fu usata infatti la fiamma ossidrica per aprire la cassaforte dal retro.

Oggi, a un anno dal processo, i PM devono aver dimenticato il motivo del processo, perchè il reato di cui vengono accusati gli imputati è quello di favoreggiamento a Cosa Nostra. Un solo reato, per cui però vengono fatte due richieste: una di assoluzione perchè il fatto non sussiste, e l'altra di prescrizione perchè il favoreggiamento potrebbe essere semplice, e non aggravato, citando anche la discussa legge cirielli in realtà inapplicabile per questo processo.

Una cosa ci sfugge: se, come dice Ingroia, "favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra non c'è stato" nei confronti di chi c'è stato? Addirittura il pm Prestipino apre la requisitoria con elogi nei confronti degli imputati: «Quello che oggi si conclude è un processo particolare, sia per i due imputati rappresentanti delle istituzioni, le cui qualità professionali non sono mai state messe in discussione, sia per le note vicende procedimentali che lo hanno caratterizzato».

Se Ultimo non ha favoreggiato Cosa Nostra e nel caso del Covo di Riina ci sono delle ombre, chi sono i responsabili? Nel diario degli appuntamenti del sostituto procuratore Aliquò si legge in data 27 gennaio che nel corso di una riunione con i vertici del Ros, seppur la procura sollecitasse l´effettuazione di una perquisizione nella villa di via Bernini, l´allora colonnello Mori "sembra non avere urgenza e dice che l´osservazione del complesso di via Bernini stava creando tensione e stress al personale operante, accennando alla sua sospensione".
Peccato però che quel giorno il colonnello Mori stava interrogando Vito Ciancimino nell'aula bunker di Rebibbia, in compagnia proprio della sua pubblica accusa Antonio Ingroia (che tra le altre cose aveva lodato la "scrupolosa e minuziosa cronaca del dottor Aliquò in presa diretta").
Diverse inesattezze sono riportate nel famoso e scrupoloso diario, compreso l'avvenuto arresto della Bagarella. Ma non era un errore di data. La famosa riunione con Mori non c'è mai stata, ed a documentare il tutto sono i registri con le autorizzazioni dell'arma sui vari spostamenti di tutti.

Aliquò ha quindi prodotto documenti falsi? Purtroppo per lui questa non è un'opinione, ma un fatto inconfutabile provabile dai verbali degli interrogatori con Ciancimino. E che sarebbe giusto approfondire.

La storia, quella vera, quella che nessuno ha potuto smontare per l'ovvietà dell'andamento logico dei fatti, e per i documenti presentati in questo processo, è che via Bernini, dopo l'arresto di Riina, doveva essere il punto di partenza di Ultimo per riuscire a catturare anche tutta l'imprenditoria che i fratelli Sansone stavano tenendo in piedi. Per continuare a tenere osservata via Bernini e a controllare le 8 utenze telefoniche riconducibili ai Sansone trovate in quel comprensorio, bisognava trovare un modo per depistare chi ci abitava dentro, per far credere che nessuno sapesse che quel covo era in una situazione di pericolo. Fu quindi deciso di fuorviare la stampa, di non dire che il covo di Riina era in via Bernini, e furono mandati inizialmente tutti i giornalisti altrove, mettendo così Ultimo e il suo gruppo in condizioni di poter fare i lavori di polizia giudiziaria per effettuare i dovuti accertamenti bancari, intercettazioni telefoniche, pedinamenti ecc. Malauguratamente all'interno dell'arma ci furono delle inopportune fughe di notizie che portarono giornalisti come Bolzoni e altri, a piantonare via Bernini, 54 per fare lo scoop, favoreggiando così Cosa Nostra. Chi viveva in quel comprensorio, ovviamente, avrà avuto modo di fiutare il pericolo vedendo giornalisti curiosi nei dintorni a fare domande su Riina, bruciando così tutta la copertura. (Interrogatorio del 2003 durante le indagini preliminari: "[...]il Maggiore RIPOLLINO aveva avvisato i giornalisti di quale era l'abitazione di RIINA, mentre in Procura era stato deciso di non rivelarlo, infatti era stata fatta l'attività su Fondo Gelsomino per non svelare che invece sapevamo dove stava RIINA e quindi una farsa totale, cioè se noi decidiamo di non dirlo, quello invece lo dice, mi dice che senso ha, comunque l'esigenza nostra era quella di sparire, lasciarli quanto più possibile tranquilli e di riprenderli nel momento in cui loro, che sicuramente si saranno verificati cinquantamila volte, si ritenevano tranquilli, riprendevano la loro normale attività di Cosa Nostra e noi allora saremmo dovuti essere lì e avremmo fatto la stessa attività che avevamo fatto sui GANCI. Questo è quello in cui credo e su questo mi ci sono giocato la mia vita, la mia professionalità".)

Un'altra domanda lecita è: se Ultimo non avesse insistito per tenere d'occhio via Bernini invece di Fondo Gelsomino, come richiesto dal procuratore aggiunto Aliquò e dal colonnello Cagnazzo, Riina sarebbe dietro le sbarre adesso?

Ci sono altri tasselli, oltre a tutto questo, meritevoli di attenzione. Un muratore, Angelo Parisi, ha raccontato che tra il 20 e il 22 gennaio gli venne confermato l'incarico dal padrone della casa di via Bernini, Giuseppe Montalbano, di svolgere di lavori di ristrutturazione «del bagno, coloritura, togliere carta da parati, eliminare umidità dalle pareti». Per fare ciò «spostammo i mobili che abbiamo coperto per non impolverarli», «lavorammo due o tre giorni», dopodiché «una mattina andammo in via Bernini 54 e trovammo un sacco di carabinieri». La perquisizione è del 2 febbraio. Tutto torna.

Per quanto riguarda invece l'altro giallo, quello della mancanza di osservazione con le telecamere in via Bernini, il punto è che il metodo che Ultimo ha usato (e sempre con successo) non è quello di tutti, e cioè per tenere sotto controllo un'abitazione, non solo non è necessario tenere puntate le telecamere 24 ore su 24, ma è un modo di fare vivamente sconsigliato. Un'attività consecutiva con il furgone per troppi giorni porta solo ad insospettire la "preda", quindi per tenere sotto controllo costante la zona, bisognava pedinare, fare richerche bancarie (infatti il 26 fu trasmessa alla procura tutta la situazione patrimoniale dei Sansone che era stata richiesta) ascoltare le telefonate, seguire, all'occasione usare le telecamere, ma non in maniera troppo presente e ossessiva, perchè se l'osservazione doveva essere costante nel tempo non potevano permettersi di farsi beccare in maniera idiota, magari montando un carrello elevatore sul palo della luce per montare una telecamera all'interno del comprensorio. Questo si, sarebbe stato deleterio, oltre che stupido. Ma queste cose non sono informazioni che si sanno adesso, perchè c'è il processo. Sono tutti fatti che in fase istruttoria hanno convinto i PM alla non colpevolezza dei due ufficiali. Gli stessi fatti, poi, che hanno convinto i PM delle loro colpevolezza, e poi ancora della loro innocenza e "indiscussa capacità".

Il fine di Ultimo insomma, non era la cattura di Riina e basta, ma seguire i Sansone, e ricostituiremo i circuiti politico imprenditoriali. Un'operazione questa che in Sicilia deve essere o bloccata. I metodi sono stati quelli che vediamo adesso. Teniamo anche conto che questo processo ha giovato a Cosa Nostra perchè adesso sanno come il gruppo di Ultimo opera (operava, è meglio), sanno anche i nomi e i cognomi di
tutti gli appartenenti all'operazione dell'arresto di Riina.

Il terzo processo: da Cosa Nostra

"Numerosi collaboratori di giustizia dal 1993 al 1997 riferiscono dell'esistenza di un progetto "aperto" di Cosa Nostra (Bernardo Provenzano e eoluca Bagarella), finalizzato all'uccisione di Ultimo. Secondo Gioacchino La Barbera, Leoluca Bagarella avrebbe offerto ad un carabiniere (mai indentificato) un miliardo di lire per ottenere notizie utili all'individuazione dell'ufficiale (fonte: L'azione - tecniche di lotta anticrimine)".

Ora però, dalle ultime testimonianze dei pentiti, Ultimo non doveva essere ucciso, doveva essere solo sequestrato. Per fare una partitina a carte, magari. A tressette col morto, forse. Pare che ad ogni modo, a quanto risulta dai pentiti, l'ufficiale è stato individuato, e il progetto di "sequestro" fosse avallato anche dallo stesso Provenzano.

Brusca però di cose ne dice tante. Ha riferito che molti pensavano che Provenzano fosse un confidente dei Carabinieri. Ad ogni modo, chiedendo allo stesso Ultimo cosa pensasse delle esternazioni di Brusca su presunte collaborazioni di Provenzano, Ultimo risponde: "in Cosa Nostra non esiste il sospetto, se uno è sospettato di essere collaboratore, muore. Non si fa salotto, lì, quella è una guerra. Si ammazzano tra familiari consanguinei stretti, solo per il sospetto che ci sia collaborazione con i Carabinieri. Ad ogni modo, se Provenzano, il capo di Cosa Nostra, fosse un nostro collaboratore, non ci sarebbe neanche la lotta alla mafia, non ci sarebbe la mafia. Ma poi, come mai Provenzano collabora con i carabinieri e Brusca lo cattura la Polizia, Bagarella la Dia, ecc ecc?"

E come Brusca, Giusy Vitale è stata una delle protagoniste di questo spettacolo, di cui vorrò farmi restituire il biglietto, perchè è stato uno spettacolo niente affatto divertente, niente affatto giusto, a prescindere dalle decisioni del giudice.

Il quarto processo: mediatico

"I carabinieri del Ros che arrestarono Totò Riina abbandonarono la postazione nascondendo al procuratore Caselli che se n´erano andati, che avevano lasciato libera una squadretta di mafiosi di infilarsi là dentro e svuotare il covo del boss dei boss. Questa è una vicenda molto italiana, Leonardo Sciascia l´avrebbe chiamata una "storia semplice". Questo è un pezzo di articolo di Bolzoni preso da antimafiaduemila. Ma dove le abbiamo sentite queste parole? Ah, si, da Ingroia, nella requisitoria. (La mancata perquisizione del covo del boss mafioso Toto' Riina subito dopo il suo arresto e la cessazione dell'attivita' di osservazione decisi dal Ros senza avvertire la Procura ''altro non e' che 'Una storia semplice''). Si farà forse preparare i testi da Bolzoni? Scherzi a parte, Bolzoni non ha fatto altro che parlare di Ultimo come "l'uomo famoso grazie alla fiction", l'uomo che senza una soffiata non avrebbe mai preso Riina, affermando il falso con la storia dei mafiosetti entrati a svaligiare casa, ha solo buttato fango, mettendo a caratteri cubitali le colpe additate ai due ufficiali, perchè "così dicono i pentiti". Questo perchè? Perchè ha scritto un libro che avalla la tesi della trattativa tra Stato e Mafia. Su queste dichiarazioni non ha mai voluto rilasciare nessuna fonte avvalendosi della facoltà di non rispondere tutelata dal segreto professionale. Un po' come se si dicesse che Ferrara è un pedofilo senza poter mai provare nulla. Intanto il dubbio rimane, il libro vende, guadagna, ma la persona rimane infangata agli occhi di chi non ha fonti alternative ai giornali "enbedded", gli autorizzati a parlare di questi argomeni. Durante le udienze, tra bolzoni e Lodato c'era la gara tra i "non so, non ricordo". Addirittura Bolzoni non ha potuto confermare quanto scritto in un suo libro perchè non l'aveva riletto!!! (leggi verbale)

Il processo mediatico non finisce con i giornali "Repubblica" o "L'unità", che titola l'articolo della requisitoria "Mori salvato dalla Cirielli" sapendo benissimo che la Cirielli non è neanche applicabile nè a questo processo nè per questo tipo di reato.

Il processo mediatico va oltre.

Il giorno che è iniziato il processo, anticipando il palinsesto di una settimana, viene mandato in onda il film "L'uomo sbagliato", la storia di Daniele Barillà, condannato per errore giudiziario in una operazione portata avanti con l'aiuto dello stesso capitano Ultimo. Una cosa strana è che il regista del film è lo stesso che ha diretto la fiction "Ultimo", la prima serie, poi scalcato da Michele Soavi. Dopo essere stato scalzato da un altro regista, stranamente, fa un film che narra le gesta sbagliate del capitano di cui ha raccontato l'arresto di Riina.

Rivalsa?

Non si sa. Una cosa che si dovrebbe sapere, però è che l'avvocato del Barillà martire assolto in appello, è stato denunciato dalla procura della repubblica per aver prodotto documenti falsi per tutelare e "aggiustare" la situazione del suo assistito. E che l'appello è stato vinto perchè il quantitativo di cocaina di cui fu trovato in possesso, non era di 50 kg ma di qualcosa in meno.

On line da oggi la denuncia della procura da domani la sentenza di condanna in primo grado. Se vuole dire la sua gli diamo anche spazio per parlare. Ci faremo spiegare che lavoro faceva, quanto tempo sono andate avanti le indagini, quali erano le persone che frequentava. Magari potrà smentire che la sua cricca era fatta di assassini, spacciatori, ecc ecc.

Girava voce che anche su Giusy Vitale stanno preparando un film (non sappiamo quanto sia vera la notizia, l'abbiamo scoperta con una notifica di google. Il giorno in cui il Newsweek parlava della Vitale come l'aspirante boss di Cosa Nostra che ambirebbe alla Cupola, su repubblica on line si leggeva la notizia che la storia della pentita sarà un film).

Ripreso da (censurati)

LA VITTORIA ERA SCONTATA DALL'INIZIO MA...12 ANNI DI SOPRUSI E MAFIA PER  INFANGARLO...ORA VEDREMO CHI PAGHERA'...VOI CHE DITE?

W IL CAPITANO W  L'ITALIA

 
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Altra udienza..18/11/05.. parla Brusca e pentiti..

Post n°30 pubblicato il 19 Novembre 2005 da lacrymaxUltimo
Foto di lacrymaxUltimo

Oggi il processo è stato uno spasso
giuro, divertentissimo, anche l'avvocato del nostro capitano ha convenuto
che era meglio di uno spettacolo al cinema, e senza neanche pagare il
biglietto

vi scrivo un po' di passi salienti

brusca esordisce con alcune elucubrazioni sul fatto che c'era una spaccatura
all'interno di cosa nostra, tra la filosofia di provenzano che puntava su
una guerra sottile senza spargimenti di sangue
quindi c'è stata una frattura a livello di gestione e pare che una fazione
non si fidasse dell'altra

Dice che molti della scuola di Riina pensavano che Provenzano fosse un
confidente dei CC

ora vi dico che cosa disse ultimo non molte settimane fa a proposito del
sospetto dentro cosa nostra

"in cosa nostra non esiste il sospetto, se uno è sospettato di essere
collaboratore, muore. Non si fa salotto, quella è una guerra. Si ammazzano
tra familiari consanguinei stretti, solo per il sospetto che ci sia
collaborazione con i Carabinieri. Ad ogni modo, se provenzano, il capo di
cosa nostra, è un nostro collaboratore, non ci sarebbe neanche la lotta alla
mafia, non ci sarebbe la mafia. Ma poi, come mai provenzano collabora con i
carabinieri e brusca lo cattura la polizia, bagarella la Dia, ecc ecc?
i giornalisti di un certo tipo hanno sparso queste voci, ma non hanno senso"

Ora.. le parole esatte non le ricordo, ma il margine di errore è nella
forma, perchè in sostanza disse questo

tornando a brusca, invece: ha detto che il sospetto che Di Maggio aveva
fatto in modo di far arrestare Riina, lo ebbero da alcuni articoli dei
giornali (NB, da articoli di giornali!!!!)

qui perfino ingroia stava perdendo le staffe, le accuse gli stanno sfuggendo
di mano.

seguita poi brusca: come si usava fare in cosa nostra, dopo l'arresto
cercarono eliminare tutto. Sui documenti che erano in cassaforte non sapeva
dire di che si trattasse. Fu portata via solo l'argenteria e qualche quadro,
non uscì nulla da via bernini

le risate grasse (mie e della difesa) sono arrivate quando il PM ha chiesto
come mai lui, brusca, diceva che riina teneva i documenti in cassaforte.
Risposta: perchè c'erano stati piu di una volta i ladri, e aveva paura che
potessero tornare

eggià, non ci si può fidare piu di nessuno, eh? :) cmq ammazza che ladri
coraggiosi, aho

altra cosa interessante, ha dichiarato brusca che qualcuno gli disse "è
successa una disgrazia, ci hanno arrestato lo zio"
ora mi chiedo: ma non era stato consegnato a seguito di una trattativa, lo
zio? e allora dovevano essere preparati a quella disgrazia, no? e mi sa che
non si sono coordinati bene, questi qua :)

sempre brusca disse che non conosceva via bernini e non sa come fosse la
casa, però lui conosceva le altre abitazioni, e nel 1991 per es., Riina
nascondeva tutte le cose importanti in un fustone da 200 litri sottoterra
vicino a un torrente fuori dalla casa abitata. In via bernini, però aveva
tutto in cassaforte.

Alla domanda dell'avvocato se risultasse a brusca che riina era terrorizato,
aveva paura e non dormiva piu a casa sua, brusca risponde di si
mi chiedo allora: ma come, quando era tranquillo nascondeva i documenti
fuori casa sotto terra vicino a un torrente, e quando era terrorizzato e non
dormiva piu a casa li metteva in cassaforte?

secondo voi c'è coerenza?

e adesso veniamo al pentito la barbera

non ha fatto altro che dire quanto era soddisfatta l'aria di bagarella
quando raccontava che erano riusciti a asportare la cassaforte lì e
rimettere tutto in ordine senza che nessuno perquisisse (per la cronaca, la
cassaforte è ancora in via bernini, mai stata scardinata o asportata, come
testimoniano le foto dei CC quando sono entrati in via bernini e come è
facile controllare andando di persona OGGI in via bernini)

per il resto, una cosa esilarante anche per lui (par condicio)

parlava sempre di un certo sansone, di cui non ricordava il nome di
battesimo. Sansone di qua, sansone di là, faceva tutto sansone, io eseguivo
gli ordini...

l'avvocato di ultimo chiede: le risulta forse che si chiamasse giovanni
sansone?

e lui: "ah, si, si, giovanni, si, e infatti lo chiamavo sempre per nome, lo
chiamavo giovanni"

questo era il secondo pentito. Ha anche detto che avevano bruciato la
biancheria del corredo di ninetta bagarella

il giornalista che mi stava davanti, si gira e fa "tra tante cose che poteva
bruciare proprio la biancheria?"

vabbè, andiamo avanti

giusy vitale, la stronza (concedetemi i termini) riferisce: "io dissi a mio
fratello vito, che era con me durante la latitanza 'Ma è vera questa cosa
che non è stata perquisita la casa di Riina?'
Vito rispose "le vie del signore sono infinite, meglio così, perchè se
perquisivano trovavano documenti molto gravi, in cui si trovava compromessa
molta gente. Documenti di un valore molto piu alto di tutti i beni fisici,
perchè compromettenti

L'avvocato Milio, chiude in bellezza chiedendo "ma non ha chiesto a suo
fratello di che documenti si trattasse, visto che erano così gravi? se non
per curiosità femminile per curiosità mafiosa!
e lei secca: no, non gliel'ho chiesto

questo è quanto

domani riprende il tutto

Aggiornamento da Trinity, gruppo capitano ultimo

 
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Altra udienza Proc. al Capitano 14/11/05

Post n°29 pubblicato il 14 Novembre 2005 da lacrymaxUltimo
Foto di lacrymaxUltimo

Cari amici,
oggi dovevano essere sentiti il Col. Ripollino (colui il quale giorno 16 rivelò ai giornalisti via Bernini) e il maggiore Iacono (Comandante compagnia di Corleone che segnalò l’arrivo della maoglie e dei figli di Riina giorno 16 pomeriggio..)
Il primo non è potuto venire perché malato..c’era il secondo..Il quale ha detto che loro tenevano sotto controllo i telefoni della casa dei parenti di Riina a corleone dal 91 e quel pm notarono trambusto..poi l’arrivo della signora e dei figli. Si recarono alla casa e la invitarono il giorno dopo a presentarsi in caserma per l’identificazione..
Di tutto questo egli fece segnalazione alla scala gerarchica e alla procura..e, UDITE UDITE, telefonò personalmente il 16 sera (23.30) e il 17 mattina (9.00) ad Aliquò per chiedere se dovevano in qualche modo attivarsi..
Mi domando: com’è che Aliquò nei suoi “appunti” non menziona l’arrivo della moglie e figli a Corleone e non ricorda questi particolari..che credo non siano di poco conto???Boh…

Aggiornamento dal Gruppo Capitano ultimo

 
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processo a "ultimo"... 7-11-05

Post n°28 pubblicato il 09 Novembre 2005 da lacrymaxUltimo
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Salve a tutti...
Oggi hanno sentito Caselli..(sapete tutti chi è)...e vi deluerò perchè il mio aggiornamneto sarà brevissimo...:-((
Infatti lui non ha fatto altro che leggere un nota scritta al Ros e al comandante della Regione CC Sicilia nella quale enucleava i fatti (cioè l'arresto, il fatto che erano pronti a fare la perquisizione, il fatto che Ultimo e il Gen Mori chiesero di soprassedere, il fatto che tutti i magistrati e gli altri cc rimasero convinti dalle spiegazioni fornite da Ultimo e Mori sulle ragioni del rinvio, il fatto che però loro credevano - non sapendo delle condizioni che impedivano di fare le riprese senza essere scoperti - che vi fosse la osservazione di via Bernini ed il fatto che quando il 30.01 si scoprì da parte loro che l'osservazione non c'era + dal 15 PM lui fece questa nota con la quale chiedeva spiegazioni)...Poi i CC risposero dicendo che la osservazione era cessata perchè c'era il rischio di essere scoperti, e che le indagini erano di lungo periodo per sgretolare il sistema economico finanziario e operativo facente capo a Riina...cioè indagini complesse..Caselli riocrda che a seguito dell'arresto i CC chiesero + di 300 provvedimenti di diversa natura investigativa..
A tali risposte Caselli rispose dicendo che quindi sull'osservazione vi era stato un equivoco e auspicando per il futuro maggior coordinamento...e lodando nella nota i cc...

Il resto dell'udienza è stato un incensamento del Gen Mori e di Ultimo..delle loro capacità, pofessionalita, stima riconoscenza e quant'altro..tutto il tempo...

Altra cosa impotante: ricordate che venne fuori di colloqui con Ciancimino..tra il gen Mori e ciancimino??? Niente di losco o poco chiaro...Si stava sondando una possibilile collaborazione di Ciancimino con i cc e i magistrati..Caselli ne era informato perchè Mori lo informò subito di tali contatti e infatti a seguito di questi vi furono interrogatori di Ciancimino condotti sapete da chi?? Prestipino e Ingroia (tra gli altri)e a detta di Caselli..che sembrano oggi aver rimosso tutti..poveirini..

Non si comprende perchè il processo ancora non sia finito...

Rinvio al 14 a Palermo...

A presto

Ps aggiornamento dal gruppo di Capitano Ultimo

 
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Post N° 27

Post n°27 pubblicato il 01 Novembre 2005 da lacrymaxUltimo
Foto di lacrymaxUltimo

La lettera di  "ultimo" inviata  al Sindaco  Lorenzo Carandino

che ha conferito al capitano ultimo la cittadinanza onoraria del comune di Villabate (PA)

 

 

 

<<  La vostra è una terra che non si dimentica,

 

io l’ ho conosciuta e la porto nel cuore, come qualcosa di prezioso che deve essere difeso.

 

 

Sono con voi, e soprattutto con i  ragazzi di Villabate,  perché  i vostri sguardi  sono stati e saranno sempre la mia bandiera,

una bandiera colorata che non si stanca mai di  rivendicare  dignità, libertà, solidarietà e uguaglianza.

 

 

No, non ci abitueremo a convivere con l’ arroganza del potere mafioso, con quelli che   calpestano i sogni e le speranze della gente, con il loro mercato truccato e con la loro violenza . 

 

 

uniti, stretti nella nostra umanità,  nei nostri sguardi,  sapremo sempre trovare la forza ed il coraggio per dire NO, per ribellarsi, per combattere e far vincere la legalità,

quella legalità che non può essere un dono o una concessione del principe, ma che è una conquista faticosa ed esaltante che ciascuno di noi ha il diritto ed il dovere di realizzare nelle piccole cose quotidiane,  nella vita di tutti i giorni ,  senza delegare ad altri , senza nascondersi nel qualunquismo, nell’ indifferenza, nell’ egoismo, consapevoli che questa battaglia si perde solo se non si fa.

 

 

 

 

 

 ultimo

 
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