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LA STORIA VIENE A GALLA
Gentile sen pres. Monti,
Mi permetta (avrei voluto scrivere consenta ma avrei evocato specchi del passato prossimo ancora in grado di scuotere le coscienze provate dal malcostume ed attivarle verso un Mondo a dimensione più cristiana, ed è meglio che ciò non avvenga per i Molti che ci governano). Dicevo, dunque, che mi permetta di considerare la sua battuta sul lavoro a tempo indeterminato inteso come un fatto noioso. Credo che Lei abbia come riferimento un mondo che per gli Italiani è irreale, semplicemente non esiste. Un solo esempio e che non Le dovrei fare è per la concessione del classico mutuo bancario per accedere alla comproprietà (perché di questo si tratta) di una casa almeno per trent’anni con una delle Banche di cui Lei è fedele osservatore e studioso attento. Pensarci è sicura pazzia. Nel caso di affittare un appartamentino ( quindi negando la possibilità di accedere, pur se nel tempo ad una casa dove investire una vita di lavoro) la questione si pone lo stesso: pochissimi fitterebbero le loro case a meridionali, neri, precari o comunque a persone non rigidamente inquadrate nella scala sociale. Pensi poi! chi guadagna circa mille euro al mese con un lavoro a tempo indeterminato se ha il tempo di annoiarsi! con tasse (lei ha fatto in modo da farci annoiare molto di meno magari facendoci trovare il tempo di bestemmiare per dare a Lei il modo la domenica di pregare per tutti noi) dicevo con le tasse, le bollette, il cibo, il costo della casa, i figli, il costo della scuola, le medicine, il condominio, le spese non previste, equi italia…Le basta? E questo quando si è fortunati…se si è sfortunati allora due sono le soluzioni: o suicidarsi o suicidarsi . Le persone come Lei non hanno di questi problemi…riescono a non sorridere nonostante siano ricche mentre a noi fanno crepare dal ridere…
Gentile senatore, io non conosco in quale mondo Lei vive ( ne ci tengo a conoscerlo) ma la invito a venire a casa mia, dove la ospiterò, gratis, per il tempo in cui lei potrà rendersi conto di come viva un ‘ ex famiglia che fino a qualche tempo fa viveva in modo molto dignitoso. La porterò a fare un giro per Napoli e dintorni, magari a casa di qualche persona a cui nonostante i nostri disagi offriamo l’aiuto che possiamo permetterci. Forse proverebbe vergogna e penserebbe di più prima di dire cose inesatte. Un’ultima cosa: cosa c’entra l’art. 18 con l’economia? Spero non voglia intendere quello che da pessimo e cattivo soggetto io penso: che più ricattabilità significhi più instabilità e più instabilità va a braccetto con più ricchezza per chi sfrutta i poveri cristi
Forse ho detto sciocchezze: non me ne voglia. Da un cristiano come Lei Gesù dovrebbe prendere lezioni di vita e forse piangere come ha fatto la Signora Ministro.
Suo.
Antimo Ceparano
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LETTERA DA TORINO di Antimo Ceparano
Questa notte sulle Alpi non c’era il mare…
Ma la montagna era da amare!
Da lontano la Luna sostava sicura
e dichiarava al mio cuore parole d’amore…
Mio padre mi diceva che il fratello del nonno
aveva sparato e gridato alle ombre…
erano figli della Puglia e Lucania…
erano soldati napoletani!
Mio padre ricordava
che al ritorno dello zio soldato
il nonno vide un uomo cambiato
aveva nell’occhio stampato il dolore
dei contadini morti per fare la Storia…
Quel grido funesto: Avanti Savoia!
Laggiù nell’Italia portava via il cuore.
Il fratello del nonno aveva vent’anni
e il tempo migliore per non essere stanco,,,
Torino…Milano…sono terre vicine
oggi che il treno porta il mattino
L’Italia ora è fatta ma manca un solo sangue:
quello che Cialdini tolse ai Briganti
Che faccio? Che dico? Non è mio il destino
se un re sabaudo viveva a Torino
Posso però amare Briganti e Borbone
E insieme a loro continuare la Storia.
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IL BAMBINO MALTRATTATO Libro di alice Miller
Considerazioni e consiglio per gli acquisti di Antimo Ceparano
Alice Miller ha scritto, tra le tante cose, un bellissimo libro dal titolo significativo: Il Bambino Maltrattato. Consiglio a tutti voi di leggerlo perché rappresenta una chiave importante per rendere comprensibile il perché viene generato l’uomo assassino o pedofilo oppure semplicemente egoista.
Se vogliamo possiamo risalire alla ragione prima del perché qualcuno decida, ad un certo momento di ammazzare un proprio simile oppure di suicidarsi.
In genere noi consideriamo il bambino come un contenitore in cui gettare ogni sorte di immondizia. Urliamo, picchiamo, spesso, al sicuro delle mura domestiche succede qualcosa che è un indescrivibile orrore. Vi sono bambini che assistono alle liti quotidiane dei propri genitori o che vengono privati del loro diritto ad essere amati. Premetto che uso il “noi” non perché io sia solidale con quanti usano sistemi educativi considerati da pedagogia nera ma come indicativo che questo modo di agire è presente in una percentuale notevole nella nostra società, che pure si dice civile.
Il Bambino maltrattato comincia così a vivere un lutto che rende cupa la propria infanzia e quando questo lutto non viene elaborato e superato nella propria personalità favorisce l’esplodere di pulsioni emotive che spesso sfociano nei drammi sociali quali l’assassinio o l’assuefazione alle droghe o nella pedofilia. Voglio premettere che qui non intendo classificare delle analisi psicologiche che determinano la diversificazione delle pulsioni irrazionali in categorie ben precise di patologie ma solo evidenziare che il bambino maltrattato genera l’adulto maltrattato che trasferisce sulla potenziale vittima il suo malessere, le proprie ferite per esorcizzarle e quindi vivere il lutto che è in lui per poi superarlo.
Il Bambino vive il rapporto con i propri genitori come qualcosa di unico. Egli tende sempre ad idealizzare il proprio genitore. Dal proprio padre o dalla propria madre il bambino aspetterà sempre un modello da imitare una volta che diventerà adulto. Io non conosco quanti bambini maltrattati sono diventati degli adulti maltrattati che proiettano il loro malessere su altre vittime ma di sicuro il Mondo sarebbe migliore senza il dramma dei bambini maltrattati.
Veramente importante, specie per i genitori, leggere il libro di Alice Miller. Ve lo consiglio
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"Dio è apparso. Come bambino"
"Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può, per così dire, toccare Dio e accarezzarlo". L'omelia del papa nella notte di Natale
di Benedetto XVI
Cari fratelli e sorelle,
la lettura tratta dalla Lettera di san Paolo Apostolo a Tito, che abbiamo appena ascoltato, inizia solennemente con la parola "apparuit", che ritorna poi di nuovo anche nella lettura della Messa dell’aurora: "apparuit" – è apparso. È questa una parola programmatica con cui la Chiesa, in modo riassuntivo, vuole esprimere l’essenza del Natale.
Prima, gli uomini avevano parlato e creato immagini umane di Dio in molteplici modi. Dio stesso aveva parlato in diversi modi agli uomini (cfr Eb 1,1: lettura nella Messa del giorno). Ma ora è avvenuto qualcosa di più: Egli è apparso. Si è mostrato. È uscito dalla luce inaccessibile in cui dimora. Egli stesso è venuto in mezzo a noi. Questa era per la Chiesa antica la grande gioia del Natale: Dio è apparso. Non è più soltanto un’idea, non soltanto qualcosa da intuire a partire dalle parole. Egli è "apparso".
Ma ora ci domandiamo: Come è apparso? Chi è Lui veramente? La lettura della Messa dell’aurora dice al riguardo: "Apparvero la bontà di Dio… e il suo amore per gli uomini" (Tt 3,4). Per gli uomini del tempo precristiano, che di fronte agli orrori e alle contraddizioni del mondo temevano che anche Dio non fosse del tutto buono, ma potesse senz’altro essere anche crudele ed arbitrario, questa era una vera "epifania", la grande luce che ci è apparsa: Dio è pura bontà. Anche oggi, persone che non riescono più a riconoscere Dio nella fede si domandano se l’ultima potenza che fonda e sorregge il mondo sia veramente buona, o se il male non sia altrettanto potente ed originario quanto il bene e il bello, che in attimi luminosi incontriamo nel nostro cosmo. "Apparvero la bontà di Dio… e il suo amore per gli uomini": questa è una nuova e consolante certezza che ci viene donata a Natale.
In tutte e tre le Messe del Natale la liturgia cita un brano tratto dal Libro del Profeta Isaia, che descrive ancora più concretamente l’epifania avvenuta a Natale: "Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine" (Is 9,5s).
Non sappiamo se il profeta con questa parola abbia pensato a un qualche bambino nato nel suo periodo storico. Sembra però impossibile. Questo è l’unico testo nell’Antico Testamento in cui di un bambino, di un essere umano si dice: il suo nome sarà Dio potente, Padre per sempre. Siamo di fronte ad una visione che va di gran lunga al di là del momento storico verso ciò che è misterioso, collocato nel futuro. Un bambino, in tutta la sua debolezza, è Dio potente. Un bambino, in tutta la sua indigenza e dipendenza, è Padre per sempre. "E la pace non avrà fine". Il profeta ne aveva prima parlato come di "una grande luce" e a proposito della pace proveniente da Lui aveva affermato che il bastone dell’aguzzino, ogni calzatura di soldato che marcia rimbombando, ogni mantello intriso di sangue sarebbero stati bruciati (cfr Is 9,1.3-4).
Dio è apparso – come bambino. Proprio così Egli si contrappone ad ogni violenza e porta un messaggio che è pace. In questo momento, in cui il mondo è continuamente minacciato dalla violenza in molti luoghi e in molteplici modi; in cui ci sono sempre di nuovo bastoni dell’aguzzino e mantelli intrisi di sangue, gridiamo al Signore: Tu, il Dio potente, sei apparso come bambino e ti sei mostrato a noi come Colui che ci ama e mediante il quale l’amore vincerà. E ci hai fatto capire che, insieme con Te, dobbiamo essere operatori di pace. Amiamo il Tuo essere bambino, la Tua non violenza, ma soffriamo per il fatto che la violenza perdura nel mondo, e così Ti preghiamo anche: dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo.
Natale è epifania – il manifestarsi di Dio e della sua grande luce in un bambino che è nato per noi. Nato nella stalla di Betlemme, non nei palazzi dei re. Quando, nel 1223, Francesco di Assisi celebrò a Greccio il Natale con un bue e un asino e una mangiatoia piena di fieno, si rese visibile una nuova dimensione del mistero del Natale. Francesco di Assisi ha chiamato il Natale "la festa delle feste" – più di tutte le altre solennità – e l’ha celebrato con "ineffabile premura" (2 Celano, 199: Fonti Francescane, 787). Baciava con grande devozione le immagini del bambinello e balbettava parole di dolcezza alla maniera dei bambini, ci racconta Tommaso da Celano (ivi).
Per la Chiesa antica, la festa delle feste era la Pasqua: nella risurrezione, Cristo aveva sfondato le porte della morte e così aveva radicalmente cambiato il mondo: aveva creato per l’uomo un posto in Dio stesso. Ebbene, Francesco non ha cambiato, non ha voluto cambiare questa gerarchia oggettiva delle feste, l’interna struttura della fede con il suo centro nel mistero pasquale. Tuttavia, attraverso di lui e mediante il suo modo di credere è accaduto qualcosa di nuovo: Francesco ha scoperto in una profondità tutta nuova l’umanità di Gesù.
Questo essere uomo da parte di Dio gli si rese evidente al massimo nel momento in cui il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, fu avvolto in fasce e venne posto in una mangiatoia. La risurrezione presuppone l’incarnazione. Il Figlio di Dio come bambino, come vero figlio di uomo – questo toccò profondamente il cuore del Santo di Assisi, trasformando la fede in amore. "Apparvero la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini": questa frase di san Paolo acquistava così una profondità tutta nuova. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può, per così dire, toccare Dio e accarezzarlo. Così l’anno liturgico ha ricevuto un secondo centro in una festa che è, anzitutto, una festa del cuore.
Tutto ciò non ha niente di sentimentalismo. Proprio nella nuova esperienza della realtà dell’umanità di Gesù si rivela il grande mistero della fede. Francesco amava Gesù, il bambino, perché in questo essere bambino gli si rese chiara l’umiltà di Dio. Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino Gesù, Dio si è fatto dipendente, bisognoso dell’amore di persone umane, in condizione di chiedere il loro – il nostro – amore. Oggi il Natale è diventato una festa dei negozi, il cui luccichio abbagliante nasconde il mistero dell’umiltà di Dio, la quale ci invita all’umiltà e alla semplicità. Preghiamo il Signore di aiutarci ad attraversare con lo sguardo le facciate luccicanti di questo tempo fino a trovare dietro di esse il bambino nella stalla di Betlemme, per scoprire così la vera gioia e la vera luce.
Sulla mangiatoia, che stava tra il bue e l’asino, Francesco faceva celebrare la santissima Eucaristia (cfr 1 Celano, 85: Fonti, 469). Successivamente, sopra questa mangiatoia venne costruito un altare, affinché là dove un tempo gli animali avevano mangiato il fieno, ora gli uomini potessero ricevere, per la salvezza dell’anima e del corpo, la carne dell’Agnello immacolato Gesù Cristo, come racconta il Celano (cfr 1 Celano, 87: Fonti, 471). Nella Notte santa di Greccio, Francesco, quale diacono, aveva personalmente cantato con voce sonora il Vangelo del Natale. Grazie agli splendidi canti natalizi dei frati, la celebrazione sembrava tutta un sussulto di gioia (cfr 1 Celano, 85 e 86: Fonti, 469 e 470). Proprio l’incontro con l’umiltà di Dio si trasformava in gioia: la sua bontà crea la vera festa.
Chi oggi vuole entrare nella chiesa della Natività di Gesù a Betlemme, scopre che il portale, che un tempo era alto cinque metri e mezzo e attraverso il quale gli imperatori e i califfi entravano nell’edificio, è stato in gran parte murato. È rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. L’intenzione era probabilmente di proteggere meglio la chiesa contro eventuali assalti, ma soprattutto di evitare che si entrasse a cavallo nella casa di Dio. Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi.
Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questa Notte santa: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione "illuminata". Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere. Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato.
Celebriamo così la liturgia di questa Notte santa e rinunciamo a fissarci su ciò che è materiale, misurabile e toccabile. Lasciamoci rendere semplici da quel Dio che si manifesta al cuore diventato semplice. E preghiamo in quest’ora anzitutto anche per tutti coloro che devono vivere il Natale in povertà, nel dolore, nella condizione di migranti, affinché appaia loro un raggio della bontà di Dio; affinché tocchi loro e noi quella bontà che Dio, con la nascita del suo Figlio nella stalla, ha voluto portare nel mondo. Amen.
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> Messaggio "urbi et orbi", Natale 2010
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Nell'illustrazione: Giotto, Presepe di Greccio, dalle Storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi, 1290-1295.
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Gli ultimi tre precedenti servizi di www.chiesa:
23.12.2011
> Ecumene in musica. Il luterano Bach sulla tv dei vescovi
Tra Natale e Capodanno, TV 2000 farà ascoltare tutte le Cantate composte da Bach per le messe del periodo natalizio. Con il teologo e musicologo PierAngelo Sequeri che le svelerà nella loro vera essenza. Una lezione anche per le liturgie cattoliche
22.12.2011
> La tentazione della moglie di Lot
Che guardando indietro divenne una statua di sale. Nel discorso prenatalizio alla curia romana, Benedetto XVI lancia l'allarme contro "la stanchezza dell'essere cristiani, ripiegati sul proprio benessere". E porta ad esempi di viva fede l'Africa e i giovani di Madrid
21.12.2011
> Dentro la crisi. Con la Compagnia di Gesù
L'analisi del dissesto finanziario europeo scritta da "La Civiltà Cattolica" con l'approvazione della segreteria di Stato vaticana. Osservate speciali: Italia e Germania
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Per altre notizie e commenti vedi il blog che Sandro Magister cura per i lettori di lingua italiana:
> SETTIMO CIELO
Ultimi tre titoli:
Nella partita della pace vanno in meta i gesuiti
"Parlano in modo feroce anche contro il papa, e tuttavia andiamo avanti..."
Lo scoop del "Corriere": il nuovo partito "federato" dal ministro Riccardi
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