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PANORAMA POLITICO

 

LA STORIA VIENE A GALLA

 

 

A SALERNO INNAMORATO.

Post n°337 pubblicato il 01 Aprile 2013 da crocco57
Foto di crocco57

A SALERNO INNAMORATO (alla città per eccellenza che insieme alla mia Napoli amo) 

 

Ho visto dei canali che ti modellavano la pelle

 

su quelle pieghe l’età nostra ha solcato il mare del tempo…

 

abbiamo buttato i nostri cuori oltre la spiaggia quieta del vivere

per osare quello che non era la possibile attesa degli eventi

 

siamo stati noi due a nutrire l’amore ogni giorno

per farne un fuoco gagliardo che ha bruciato il dubbio

 

giorno dopo giorno con la bocca di lattanti

dove io ero  tua madre e tu il nostro latte

 

abbiamo amato le  nostre cose imperfette per stringere

il bello che in noi era un dono perché il rancore non ci apparteneva

 

ed ora hai l’odore della primavera che si rinnova

 

che mi carezza il viso con il tuo vento di donna

 

non è passato l’ieri esso si avvolge del presente

prolungandoti in quelle sensazioni che mi piovono nell’anima

 

nella dolce pioggerella degli innamorati.

 

 

antimo ceparano

 
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LETTERA IN FORMA DI POESIA AL PRESIDENTE di Antimo Ceparano

Post n°336 pubblicato il 19 Settembre 2012 da crocco57

LETTERA IN FORMA DI POESIA AL PRESIDENTE di Antimo Ceparano

 

Presidente, la mia Patria geme

Come nel 1945 quand’era distrutta

Dalle innocenti bombe

Ree loro malgrado

Perché gettate dalla scura ombra del male…

 

Oggi, nella fredda indifferenza

Di questo 2012 quando muore sotto bombe

Di ben altra natura

L’animo umano e nella pancia delle metropoli

Vi sono aborti di civiltà

Si rinnova il 1945 e la mia Patria

Di nuovo è una corolla di dolore

 

Presidente, l’ombra del saccheggio infuria

Maschera di orrenda attesa entrano nel capezzale

Di quella che fu la casa degli Italiani

E indifferenti al dramma dei giovani

Al dolore dei vecchi al sangue che scorre invisibile

Sui luoghi di lavoro predano ciò

Che dovrebbero cullare per dovere se non per amore

 

Presidente, io non odo la sua voce

Che dovrebbe infuriare come quella d’un padre

E spazzare questo vento terribile

Che ci tortura che ci vieta la speranza

E ci condanna alla lenta agonia

Dei vecchi continenti

Io non ho la speranza dei nonni miei

E del nonno dei padri dei nostri figli

Quando da macerie di cruda materia

Trassero lo Spirito di un tempo nuovo

 

Ora  i ladri sono baldanzosi e gli assassini delle camorre

Si dicono giustizieri e lei?

Lei affonda nel silenzio cercando

Di parlare con la lingua del solo denaro

E  su tutto ciò si eleva il desiderio

Di stracciare l’ultimo seme del diritto

E di fare del Lavoro il luogo dove sacrificare

L’Uomo per farne concime del padrone

 

Per questo le dico: Io ricomincio a ricostruire

Il giardino che mi circonda e la consegno

Al tribunale terribile della Storia.

 

Altro non dico … altro non ho.

 
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SULLA POESIA

Post n°335 pubblicato il 03 Giugno 2012 da crocco57
Foto di crocco57

“Soltanto la perdita di una comunità politica esclude l’individuo dalla umanità” scrisse Hanna Arendt in Le origini del totalitarismo.  Nell’epoca attuale, che pare aver condotto ai loro estremi effetti i fenomeni che l’autrice di Vita activa e de La banalità del male avvertì quali tendenze o prodromi, la poesia, giacché parola che vuole lasciarsi intendere al di fuori e al di là di ogni criterio ideologico (l’ideologia della finanza globale, della società dello spettacolo, delle nuove dominazioni di vecchi o decrepiti imperialismi), è la realtà che ancora può dar vita a luoghi di autentica democrazia e libertà, che ancora può offrire cittadinanza a tutti coloro che non hanno desistito dal proposito di “cambiare la vita” e “trasformare il mondo”.

 

 
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poesia

Post n°334 pubblicato il 01 Maggio 2012 da crocco57
Foto di crocco57

 
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L’AMORE PESANTE di Antimo Ceparano

Post n°333 pubblicato il 14 Aprile 2012 da crocco57
Foto di crocco57

L’AMORE PESANTE di Antimo Ceparano

 

Vi è un ritorno nelle falde generose della mia acqua

perché io nacqui con il sudore rosso dei Padri

 

ho marciato insieme alla mia Idea nelle pieghe dei cortei

e ho suonato una chitarra nella mia notte

in via degli zingari dove la strada era la gitana che amavo

 

ho mischiato i miei sogni con i dolori dei giovani

che come me cercavano la strada per vivere

 

non ho tradito…non ho rinnegato…non ho lasciato

che il tempo imbiancasse insieme ai capelli la mia anima

perché la neve ho sciolto prima che il freddo

penetrasse nelle mie vene di figlio di antichi campesinos 

 

erano i ciottoli gli amici della notte e non ho mai guardato

il giorno privandolo della speranza

 

ho amato chiunque  versasse un pianto nel mio cuore

e ho pregato con il sole d’aprile  quando è d’argento

il balcone e finisce la sera … è pesante  l’Amore!

 
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